Discorso 30 – Perché Gesù dovette morire sulla croce?




Perché Gesù dovette morire sulla croce? / Script di conferenza J. Pucher 00, 2001-03-25

Come mai Gesù poté sconfiggere Satana solo attraverso la sua morte e la sua Risurrezione? / Anonimo 00, 2004-04-166

Come Anselm Grün comprende la Risurrezione e la morte di Gesù Cristo. / Ulrich Skambraks - TOPIC Luglio 2009 / Ulrich Skambraks - TOPIC Juli 2009



(I testi in cornice nera sono citazioni fatte da visitatori di questo sito o da altri autori!)

(Perché Gesù dovette morire sulla croce? / Script di conferenza J. Pucher 00, 2001-03-25)

Cosa abbiamo ancora imparato nel catechismo sulla questione: Perché Gesù dovette patire la morte sulla croce? Nel quarto dei sei fondamentali articoli di fede si dice – cito alla lettera dal catechismo: - La seconda persona divina è diventata uomo, per redimerci attraverso la sua morte e renderci eternamente beati.

Ciò fu interpretato nel senso che egli dovette soffrire sulla croce per redimerci. Solo attraverso la sua morte sulla croce siamo stati redenti dai nostri peccati e salvati per l’eterna beatitudine. (…)

Quale tipo di immagine di Dio sta dietro a tutto questo? Un Dio "giusto" nel senso di soddisfazione, che chiede il sangue del proprio Figlio versato sulla croce per potere perdonare. Nel nostro attuale modo di sentire, è piuttosto un Dio della vendetta. La soddisfazione-giustizia è la cosa più importante per lui, e per questa egli sacrifica addirittura il proprio Figlio. Questa è la teologia medioevale, che oggi non viene più vista né annunciata, ma nel modo di sentire di molti, in particolare nelle persone più anziane, essa esercita ancora assolutamente la sua influenza. Con sicurezza essa non è biblica, non ha nulla a che fare con il messaggio di Gesù. (6'(…)

La morte di Gesù sulla croce non rivela un Dio affamato di espiazione, ma evidentemente un Dio che ama infinitamente e incondizionatamente. Gesù non è divenuto uomo ed è morto sulla croce per riconciliarci con Dio. Dio non doveva essere riconciliato. Egli non ha mai smesso di amarci. Gesù è diventato uomo per ricondurci a Dio dopo che noi eravamo sfuggiti a lui, per essere un segnale indicatore a Dio.

"Io sono la via, la verità e la vita" (Giov 14,6)

dice di se stesso.

Poiché gli esseri umani non vollero percorrere questa via, e s s i l’hanno inchiodato sulla croce.

(L’estratto è tratto dallo script della conferenza "Perché Gesù dovette morire sulla croce?" del parroco cattolico J. Pucher, parrocchia di San Nicola, Vienna.)



Qui abbiamo un caso piuttosto raro – un sacerdote cattolico che vuole confutare il catechismo cattolico. E questo proprio in relazione con uno di quei punti nei quali le dichiarazioni del catechismo corrispondono abbastanza precisamente con quelle della Bibbia. Così allora anche la dichiarazione dell’autore, che la verità del sacrificio del riscatto di nostro Signore Gesù Cristo non è biblica e non avrebbe nulla a che fare con il messaggio di Gesù, può essere confutata in modo chiaro e relativamente facile, sulla base dei seguenti passi biblici.

Poiché al Padre piacque di riconciliare tutte le cose per mezzo di Cristo mediante il sangue della sua croce.

Col 1,15 Egli è l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; 1,16 poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 1,17 Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. 1,18 Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato. 1,19 Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza 1,20 e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli. 1,21 E voi, che un tempo eravate estranei e nemici a causa dei vostri pensieri e delle vostre opere malvagie, 1,22 ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, senza difetto e irreprensibili, 1,23 se appunto perseverate nella fede, fondati e saldi e senza lasciarvi smuovere dalla speranza del vangelo che avete ascoltato, il quale è stato predicato a ogni creatura sotto il cielo e di cui io, Paolo, sono diventato servitore. Col 1,15-23;

Che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture.

1Cor 15,1 Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, 15,2 mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l'ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano.


115,3 Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l'ho ricevuto anch'io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; 15,4 che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture; 15,5 che apparve a Cefa, poi ai dodici. 1Cor 15, 1- 5;

Gesù Cristo, che ha dato se stesso per i nostri peccati. 

Gal 1,1 Paolo, apostolo non da parte di uomini né per mezzo di un uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti, 1,2 e tutti i fratelli che sono con me, alle chiese della Galazia;

1,3 grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo, 1,4 che ha dato se stesso per i nostri peccati, per sottrarci al presente secolo malvagio, secondo la volontà del nostro Dio e Padre, 1,5 al quale sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen. Gal 1, 1- 5;


E poi l’autore ci informa del fatto che:

"Gesù non è divenuto uomo ed è morto sulla croce per riconciliarci con Dio".


Poiché anche qui la stessa dichiarazione si applica in questo caso, ossia che la visione opposta non è biblica e non ha nulla a che fare con il messaggio di Gesù, vogliamo qui dare un’occhiata ai relativi passi biblici:

Gesù Cristo è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.

1Gio 2,1 Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. 2,2 Egli è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. 1Gio 2, 1- 2;

Dio ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.

1Gio 4,9 In questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo. 4,10 In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati. 1Gio 4, 9-10;

Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo:

2Cor 5,18 E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione. 5,19 Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione. 5,20 Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. 5,21 Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui. 2Cor 5,18-21;

Cristo Gesù ha riconciliarlo tutti e due con Dio in un corpo unico mediante la sua croce.

Efes 2,11 Perciò, ricordatevi che un tempo voi, stranieri di nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi, perché tali sono nella carne per mano d'uomo, voi, dico, 2,12 ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. 2,13 Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo. 2,14 Lui, infatti, è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa dell'inimicizia, 2,15 la legge fatta di comandamenti in forma di precetti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo facendo la pace; 2,16 e per riconciliarli tutti e due con Dio in un corpo unico mediante la sua croce, sulla quale fece morire la loro inimicizia. Efes 2,11-16;


Probabilmente nella Scrittura vi sono solo poche dichiarazioni per le quali è fornita una così convincente testimonianza come il fatto che il Figlio di Dio è morto per i nostri peccati sulla croce e dunque ha offerto il sacrificio del riscatto per il Dio giusto.

L’amore infinito e incondizionato di Dio.

Se l’amore di Dio fosse infinito e incondizionato, questo Dio dovrebbe rimettere a tutti gli esseri umani di tutti i tempi (all’infinito!!) tutti i loro peccati senza rimorso né conversione (incondizionatamente!!). Allora, non sarebbe più necessario alcun sacrificio espiatorio – e Gesù Cristo non avrebbe dovuto morire sulla croce.

Allora tutti i delinquenti, tutti i pluriomicidi, tutti gli atei, tutti i tiranni e tutto il resto della peggior feccia, dal principio del mondo fino alla sua fine (all’infinito!!), senza rimorso né conversione (incondizionatamente!!), entrerebbero nella vita eterna insieme a tutti i cristiani biblici.

Perciò, chi parla di un amore "infinito" e "incondizionato" di Dio, dimostra di non avere alcuna idea del perché Dio abbia lasciato morire suo Figlio sulla croce. Simili persone non hanno ancora assolutamente compreso il fondamento della fede cristiana e sono dunque totalmente inadatte ad esprimere dichiarazioni in merito ad una qualunque caratteristica di Dio.


 

Ora, ha ragione l’autore quando nel passo qui sopra argomenta che l’amore di Dio è grandissimo. Tuttavia esso non è certo "incondizionato" come ritiene l’autore. Il nostro Dio è un Dio della giustizia. Un Dio che ama "incondizionatamente" sarebbe tuttavia l’ingiustizia in persona. Ogni essere umano potrebbe vivere e agire proprio come più gli aggrada, perché Dio lo ama "incondizionatamente" e gli perdonerà tutto. Egli non deve aspettarsi alcuna conseguenza e perciò non deve nemmeno rendere i conti per il suo comportamento. Ciò ricorda fortemente l’educazione antiautoritaria degli anni Settanta, i cui figli necessitarono spesso di decenni per arrivare dalla "mentalità del tutto è permesso" ad un atteggiamento consapevole delle responsabilità, con il quale poi furono anche accettati dalla società.


Dio è un Dio dell’amore ma contemporaneamente anche un Dio della giustizia. Ogni essere umano con il suo fare e il suo lasciare non fatto sta al banco di prova davanti a Dio. E un Dio assolutamente giusto deve punire i peccati, altrimenti – come già detto – non vi sarebbe alcuna ragione per evitarli.

Ora, però, dall’altro lato, non è così che tra noi vi sia qualcuno che è senza peccato. Già Paolo ci scrive nella lettera ai Romani: "…abbiamo già dimostrato che tutti (…) sono sottoposti al peccato, com’è scritto: ‘Non c’è nessun giusto, neppure uno’" (Rom 3,9-10).

Qui riconosciamo ora anche il contesto per la croce di Cristo: la giustizia di Dio deve punire i peccatori, l’amore di Dio vorrebbe tuttavia salvarli. Così, per soddisfare questa giustizia, l’amore di Dio ha inviato il proprio Figlio per offrire un sacrificio espiatorio a tutti quegli esseri umani che sono pronti ad accettare questo sacrificio del riscatto per i loro peccati.

E a chi non vuole accettare questo sacrificio del riscatto, i suoi peccati rimangono semplicemente inalterati. Egli non può mandarli via discutendo, non può "estinguerli" attraverso una qualunque prestazione. In tutto l’universo non vi è alcuna altra possibilità di soddisfare la giustizia di Dio, se non l’accettazione di questo sacrificio del riscatto. E questa è la condizione fondamentale per la salvezza di ogni singolo essere umano. Nessuna preghiera di contrizione detta meccanicamente, nessuna genuflessione o donazione di carità. Si dovrebbe credere che questo sarebbe un problema piuttosto semplice.

Tuttavia, per comprendere giustamente il punto di vista del parroco Pucher, si deve prendere in considerazione la sua dichiarazione:

"Gesù è diventato uomo per ricondurci a Dio dopo che noi eravamo sfuggiti a lui, per essere un segnale indicatore a Dio"


Se il sacrificio del riscatto non è più la causa per la morte di Gesù sulla croce, deve esserci un’altra ragione. E come vediamo, qui si tenta di rappresentare la morte del Signore come semplice dimostrazione di un ideale, come "segnale indicatore" per noi esseri umani.

E qui l’autore si rifa al dogmatico cattolico J. Ratzinger, che nel suo libro "Introduzione al cristianesimo" cita il filosofo greco Platone, che era giunto alla conoscenza che

"la giustizia di un essere umano è perfetta e valida solo se egli assume su di sé l’apparenza dell’ingiustizia. (…) Essi diranno poi che secondo queste circostanze il giusto verrà flagellato, torturato, legato, che i suoi occhi verranno consumati dal fuoco, e che alla fine dopo tutti i maltrattamenti verrà crocifisso…". (p. 275)


Secondo questa concezione, dunque, la morte di Gesù Cristo non fu null’altro se non una dimostrazione. Fu dimostrato come Dio è giusto e come ingiusti sono gli esseri umani. Questa opinione viene poi espressa anche del tutto concretamente, quando J. Pucher scrive:

"La morte sulla croce di Gesù non ha nulla a che fare con una sanguinosa richiesta di soddisfazione di un Dio giuridicamente ‘giusto’, al contrario! La croce mostra come è l’essere umano e come è Dio".


Una simile dimostrazione, che Dio è giusto e l’essere umano ingiusto, è sicuramente importante e necessaria. Tuttavia la morte del Figlio di Dio sulla croce non fu necessaria per illuminare gli esseri umani sulle implicazioni di ciò. Questo fu rivelato già più di mille anni fa, quando i Dieci Comandamenti furono dati agli israeliti. Da quel tempo – e fino ad oggi – non un singolo essere umano è stato capace di adempiere perfettamente a questi giusti comandamenti di Dio. Come dice Paolo nella lettera ai Romani già citata più sopra: "Non c’è nessun giusto, neppure uno".

Nella stessa lettera ai Romani Paolo scrive anche che questi comandamenti – la "legge" – sono dati per provare che tutto il mondo è soggetto al giudizio di Dio, poiché esso non può adempiere a questi giusti comandamenti di Dio.

Affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio.

Rom 3,19 Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio; 3,20 perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato. Rom 3,19-20;


Nel versetto Rom 3,20, qui sopra, Paolo chiarisce poi perché Dio ha dato agli esseri umani i comandamenti – la legge –, ossia perché solo attraverso questa legge si è palesata la conoscenza del peccato presso gli esseri umani. Di questo poi Paolo arriva a parlare anche nel capitolo 7 della sua lettera ai Romani, quando egli anticipa un argomento critico, che potrebbe volere dire che perciò il peccato è giunto agli esseri umani per mezzo della legge.

Io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge.

Rom 7,7 Che cosa diremo dunque? La legge è peccato? No di certo! Anzi, io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge; poiché non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire». 7,8 Ma il peccato, còlta l'occasione, per mezzo del comandamento, produsse in me ogni concupiscenza; perché senza la legge il peccato è morto. 7,9 Un tempo io vivevo senza legge; ma, venuto il comandamento, il peccato prese vita e io morii; 7,10 e il comandamento che avrebbe dovuto darmi vita, risultò che mi condannava a morte. 7,11 Perché il peccato, còlta l'occasione per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno e, per mezzo di esso, mi uccise. 7,12 Così la legge è santa, e il comandamento è santo, giusto e buono. Rom 7, 7-12;


Questa è una conclusione perfettamente logica: dove non vi è nessuna legge, non è vi nessuna conoscenza del peccato. Quindi ci fu data la legge affinché comprendiamo cos’è il peccato e quanto siamo peccatori. Per dirlo con le parole del parroco Pucher: "Come è Dio e come è l’essere umano"..

E Paolo prosegue nella sua argomentazione, sviscerando sul tema che l’essere umano carnale è incapace di adempiere ai comandamenti spirituali di Dio.

Non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio.

Rom 7,13 Ciò che è buono, diventò dunque per me morte? No di certo! È invece il peccato che mi è diventato morte, perché si rivelasse come peccato, causandomi la morte mediante ciò che è buono; affinché, per mezzo del comandamento, il peccato diventasse estremamente peccante. 7,14 Sappiamo infatti che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato. 7,15 Poiché, ciò che faccio, io non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio. 7,16 Ora, se faccio quello che non voglio, ammetto che la legge è buona; Rom 7,13-16;


Con la sua domanda: "Ciò che è buono, diventò dunque per me morte?" Paolo mira tra l’altro anche a quell’argomentazione che tenta di rendere Dio responsabile del peccato dell’essere umano. Questo viene confutato benissimo da Giacomo in Gia 1,13-16::

Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno.

Gia 1,13 Nessuno, quand'è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno; 1,14 invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. 1,15 Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte. 1,16 Non v'ingannate, fratelli miei carissimi; Gia 1,13-16;


Tuttavia si esprime dunque chiaramente che questi comandamenti sono dati da Dio per la conoscenza del peccato e non per la salvezza dell’essere umano. Perciò, essi non possono salvarci, perché noi non possiamo adempiere ad essi perfettamente. Ogni legge – anche una legge mondana – può considerarsi adempiuta solo quando essa non viene infranta. Poiché però l’essere umano carnale non è in grado di adempiere a questa legge nella sua totalità, egli l’ha infranta nella sua interezza. Egli è colpevole.

Ora, poiché però la giustizia davanti a Dio è il presupposto per la nostra accettazione attraverso Dio, per la nostra salvezza, si pone qui la domanda: se l’essere umano non può essere giustificato davanti a Dio e dunque salvato attraverso la legge – i comandamenti –, per mezzo di cosa dovrebbe allora essere salvato?

La possibilità che la legge sia stata cambiata, "smussata", non è permessa dalla giustizia di Dio. Da un lato questi Dieci Comandamenti formano un’unità nella loro somma. Se uno venisse cambiato, tutti i restanti nove sarebbero implicati in tale cambiamento. Dall’altro, vi sarebbero poi diverse condizioni per i fedeli: per quelli prima del cambiamento e per quelli dopo il cambiamento. Ciò significa però, che non si può derogare dai comandamenti né dalla condizione che l’essere umano deve adempiere ad essi.

Ora è certamente vero che a nessun essere umano è riuscito di adempiere a tutti i comandamenti, ma con un’eccezione: nostro Signore, Gesù Cristo, fu Dio, ma anche essere umano. E in quanto essere umano egli fu tentato esattamente come tutti gli altri esseri umani. Ciò viene confermato anche dall’autore della lettera agli Ebrei:

Gesù, il Figlio di Dio, è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato.

Ebr 4,14 Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo. 4,15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. 4,16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno. Ebr 4,14-16;


Gesù Cristo, questo giusto, che era senza peccato, poté ora adempiere a tutte queste condizioni:

-  egli era essere umano,

-  egli è stato tentato come tutti gli esseri umani,

-  egli ha resistito a tutte le tentazioni ed è rimasto senza peccato.


Tuttavia, su questa base egli avrebbe messo alla prova solo la propria giustizia e noi esseri umani avremmo potuto nella migliore delle ipotesi ammirarlo, ma ciò non avrebbe contribuito alla nostra salvezza davanti a Dio.

Perché Gesù è andato sulla croce.

E qui finalmente si mostra perché Gesù dovette veramente morire sulla croce. Egli ha rinunciato alla sua giustizia a nostro favore. In quanto perfetto giusto, egli si è fatto carico del peccato di tutto il mondo, come un peccatore si è fatto inchiodare e uccidere sulla croce e con ciò ha dunque riconciliato questo mondo con il suo Dio.

Qui, per quanto concerne la crocifissione, non si tratta dunque di una dimostrazione, di un’indicazione per gli esseri umani, che questi ultimi avrebbero poi dovuto imitare. Nostro Signore Gesù Cristo è andato sulla croce solo ed unicamente perché non vi sarebbe stata altrimenti altra via per soddisfare l’amore ma anche la giustizia del Padre.

Per questo modo di procedere non vi è parabola più appropriata della storia del principe Schamyl dal Caucaso raccontata dall’economista politico Roscher::

"Al fine di mantenere l'unità e la disciplina nella sua tribù, il principe aveva emesso ordini severi che nessuno poteva mettere le mani sul bottino, che apparteneva alla tribù nel suo complesso. Chiunque viola quest'ordine è punito con 100 bastonate.

La prima violazione di questa legge avviene - proprio per mano dell'anziana madre del principe. Cosa succederà adesso? Se la sanzione non viene applicata, la giustizia del principe è contestata e la serietà dei suoi comandi è sminuita per tutti i tempi.

Roscher racconta che il principe si era rinchiuso nella sua tenda per un giorno. Poi emerse con la direttiva: la pena è da applicare.

Come però il primo colpo fu battuto sul dorso della madre, si strappò il mantello, si gettò davanti a sua madre e gridò ai soldati: continuate a battere e non un colpo di meno!

Aveva trovato la soluzione! La madre fu salvata e allo stesso tempo dimostrava la schiena lacerata e sanguinante del principe, quanto severamente erano da applicare i suoi ordini e come si doveva attenere la legge e la giustizia nella tribù."

(tratto da Werner de Boor: La Lettera ai Romani, WStB, R. Brockhaus Verlag)

E così anche il sangue e la morte di nostro Signore Gesù Cristo sulla croce mostrano come Dio sia spietato nella sua giustizia contro il peccato e contemporaneamente quanto grande sia il suo amore per noi esseri umani.


La conseguenza del peccato e della salvezza per grazia

Il peccato è ogni atto che va contro i comandamenti di Dio (Es 20:3-17; Mat 5:21-48). La conseguenza di ognuno di questi atti è la morte del colpevole - e non solo la prima, la morte fisica, ma la seconda morte (Apoc 21:8), al quale la persona peccatrice sarà condannato al Giudizio Universale, dopo la risurrezione dai morti con il suo corpo nuovo ed esistente eternamente. Proprio come la prima morte è solo un periodo di transizione fino alla Risurrezione, così anche la seconda morte non è una estinzione della persona umana, ma piuttosto una esistenza eternamente, lontano da Dio nelle tenebre della dannazione.

Al fine di soddisfare la domanda giusta di Dio che i suoi comandamenti essere adempiuti, mentre allo stesso tempo offre quegli esseri umani che violano loro la possibilità di essere salvato da questa dannazione eterna, il Figlio di Dio è morto sulla croce sostituto per ogni singolo individuo umano ( 1Cor 15:3-5). Così tutti coloro che accettano nella fede il sacrificio redentore del Figlio di Dio in espiazione per i propri peccati possono essere salvati, e come peccatori che sono stati giustificati per la grazia può entrare nella vita eterna con Dio (Rom 5:9-11).


 


(I testi in cornice nera sono citazioni fatte da visitatori di questo sito o da altri autori!)

(Come mai Gesù poté sconfiggere Satana solo attraverso la sua morte e la sua Risurrezione? / Anonimo 00, 2004-04-16)

Come mai Gesù poté sconfiggere Satana solo attraverso la sua morte e la sua Risurrezione? Sarebbe stato facile annientarlo immediatamente, poiché egli è più forte!

Jesus had dominion over demons before He came to earth as a man. Why, then, did He need to defeat the enemy on the cross. 

[Prima che Gesù venisse sulla terra come essere umano, aveva il dominio sui demoni. Perché egli dovette poi sconfiggere il nemico sulla croce?]

(Domande al motore di ricerca non identificabili rispettivamente dalla Germania e dagli Stati Uniti)



Con le domande qui sopra entrambi i visitatori furono linkati dai motori di ricerca al discorso 30: "Perché Gesù dovette morire sulla croce?" sul sito di Immunuel.at. E anche se ora alla domanda fondamentale della morte sulla croce del Signore nella parte sopraccitata di questo discorso viene data chiaramente risposta, quest’ultima non ha esplicitamente a che fare con questa specifica questione della vittoria riportata su Satana. Perciò qui in seguito si dovrebbe fare luce anche su questo aspetto.

Innanzitutto la fonte biblica di questa dichiarazione, secondo la quale Satana fu sconfitto da Gesù Cristo sulla croce:

Con la sua morte, egli ha distrutto colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo.

Ebr 2,14 Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli (Dio in Gesù Cristo) pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, la forza di colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, 2,15 e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita. Ebr 2,14-15;


Prima di osare avanzare un’interpretazione, ascoltiamo cos’hanno da dire altri commentatori su questo.

Lutero qui per esempio commenta:

"…Cristo ci ha redenti dal diavolo: non nel senso che egli non esiste più, ma nel senso che non è più qualcosa di cui avere paura; e così anche della morte: non nel senso che essa non esiste più, ma nel senso che non è più qualcosa di cui avere paura".


Queste spiegazioni sono essenzialmente le dichiarazioni del testo della Scrittura citato più sopra e non rispondono a nessuna delle domande poste in questo contesto.

Un altro commento dice:

"Il diavolo acquisisce potere sulla morte non nel senso che è lasciato all’arbitrio del diavolo punire le persone con la morte come e quando gli piace, ma piuttosto perché l’autorità che detiene è connessa con la morte. Perché egli è il creatore della morte, coloro che muoiono e coloro che sono morti sono soggetti alla sua autorità in virtù del loro morire" (E. Riggenbach, citato da F. Laubach, WStb, Der Brief an die Hebräer [La lettera agli Ebrei]).


Anche qui l’autore descrive – con parole un po‘ diverse – proprio ciò che possiamo anche leggere nel testo originale della lettera agli Ebrei. Apprendiamo, cioè, che la morte non è lasciata all’arbitrio del diavolo, ma cerchiamo invano una risposta alle domande cui si è fatto riferimento più sopra. Ora, però, il modo in cui l’autorità sulla morte è stata presa dal diavolo, è spiegato in maniera dettagliata sul sito di Immanuel.at, nell’excursus 08.

(Vedi anche excursus 08: “La prima e la seconda morte.”)


Qui vogliamo però dedicarci alla domanda: "Come mai Gesù poté sconfiggere Satana solo attraverso la sua morte e la sua Risurrezione? Sarebbe stato facile annientarlo immediatamente, poiché egli è più forte!". Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima di tutto esaminare il ruolo di Satana, che gli è destinato da Dio nella creazione. Cominciamo con la storia che forse è nota anche a quegli esseri umani che non hanno ancora mai tenuto una Bibbia tra le mani: la storia di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden (sempre falsamente definito "paradiso").

(Vedi anche excursus 09: “Il paradiso.” [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Troviamo qui il primo incontro dell’essere umano con Satana. Quando Dio creò l’essere umano e lo mise nel giardino dell’Eden, gli diede un comandamento:

Dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare.

Gen 2,16 Dio il SIGNORE ordinò all'uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, 2,17 ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai». Gen 2,16-17;


Ora, non vogliamo soffermarci qui sui dettagli, ma solo constatare che qui si trattava di un comandamento di Dio. E poi venne Satana ed ha tentato entrambi gli esseri umani – Adamo per la via traversa di Eva – e sono entrambi caduti in tentazione. Anche questa è una storia sufficientemente familiare, così non dobbiamo approfondire ulteriormente. Tuttavia, vogliamo andare dietro questo "orizzonte dell’evento" ed esaminare il contesto di questi avvenimenti.

Quando si studia la Bibbia, si riconoscono le intenzioni di Dio con gli esseri umani. Nell’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro della Bibbia, Dio ha rivelato la meta ultima del suo piano con l’essere umano. Alla luce di questo

o iè la volontà di Dio che gli esseri umani vivano con lui nell’eternità (Apoc 21:22).

o Poiché l’eternità non può mai essere interrotta, Dio ha bisogno di esseri umani che gli siano assolutamente leali (amore per Dio) e che non cambino mai la loro opinione.

o Di conseguenza, questa lealtà non può essere né comprata né estorta, ma essa deve scaturire da una decisione assolutamente libera dell’essere umano. Se fosse una decisione non completamente volontaria – persino in un caso in cui degli esseri umani suppongono di essere stati "scelti" da Dio senza alcuna azione da parte loro (predestinazione / Calvinisti) – questi esseri umani presto non si sentirebbero più in obbligo e perciò non resisterebbero all’eternità.

o Perciò questa lealtà deve essere sottoposta ad una prova per valutare se l’essere umano è pronto a reggere questa decisione per libera volontà.

o A tale scopo Dio ha emanato dei comandamenti – qui in questo esempio di Adamo ed Eva, il comandamento di non mangiare dall’albero della conoscenza.

o Ed ora entra in gioco Satana. Il compito attribuito a lui da Dio è di testare gli esseri umani, per vedere se manterranno la loro decisione o se cadranno di nuovo. Dunque di tentarli.


In questa storia della caduta nel peccato comprendiamo ora tra l’altro del tutto chiaramente il compito di Satana: egli è il tentatore fin dall’inizio. Lo scopo della sua esistenza è tentare gli esseri umani e così separare il grano dalla pula. E questo, cominciando dai primi esseri umani, fino alla fine del mondo.

(Vedi anche discorso 104: “Cos’è il senso della vita?”)


Perciò la situazione nel nostro tempo non si differenzia in linea di principio da quella in cui si sono trovati Adamo ed Eva. Similmente come allora, l’essere umano ha fondamentalmente rivedicato la vita eterna, se si attiene ai comandamenti di Dio. Se egli infrange i comandamenti di Dio, commette peccato ed è caduto nella dannazione eterna. Questa eterna dannazione nella Scrittura viene chiamata anche "la seconda morte".

Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco.

Apoc 20,14 Poi la morte e l'Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. Apoc 20,14;


Il peccato conduce dunque automaticamente alla (seconda) morte.

Perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna.

Rom 6,20 Perché quando eravate schiavi del peccato, eravate liberi riguardo alla giustizia. 6,21 Quale frutto dunque avevate allora? Di queste cose ora vi vergognate, poiché la loro fine è la morte. 6,22 Ma ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna; 6,23 perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. Rom 6,20-23;


Ed ora il diavolo ha potere su questa seconda morte. E ciò dunque perché egli invoglia gli esseri umani al peccato, cosicché questi ultimi si pongono dunque contro Dio e dunque sono caduti nella (seconda) morte, nell’eterna dannazione. È quindi una situazione apparentemente senza via d’uscita. Perciò nell’Antico Testamento Dio ha concesso agli israeliti un animale sacrificale – per esempio una pecora o un toro –, al quale i peccati della persona che lo portava erano imposti in sua rappresentanza e venivano espiati con la morte di questo animale. Questo doveva però essere ripetuto quotidianamente, perché gli israeliti peccavano continuamente. Poiché però nell’Nuovo Testamento la salvezza veniva offerta anche alle altre nazioni, le pecore e i tori di questo mondo non sarebbero bastati, per espiare i peccati di così tanti esseri umani. .

Tuttavia, ciononostante, l’assoluta giustizia di Dio richiede la morte di tutti gli esseri umani che hanno infranto i suoi comandamenti. E qui, ora, Dio, nel suo amore per gli esseri umani, ha fatto diventare uomo il proprio Figlio e lo ha mandato nel mondo, affinché egli apporti sulla croce questo sacrificio globale per i peccati di tutto il mondo – nel passato e nel futuro. .

Un sommo sacerdote, il quale non ha ogni giorno bisogno di offrire sacrifici, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo.

Ebr 7,26 Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli; 7,27 il quale non ha ogni giorno bisogno di offrire sacrifici, come gli altri sommi sacerdoti, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; poiché egli ha fatto questo una volta per sempre quando ha offerto se stesso. Ebr 7,26-27;

In virtù di questa «volontà» noi siamo stati santificati, mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre.

Ebr 10,3 Invece in quei sacrifici viene rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; 10,4 perché è impossibile che il sangue di tori e di capri tolga i peccati. 10,5 Ecco perché Cristo, entrando nel mondo, disse: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta ma mi hai preparato un corpo; 10,6 non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. 10,7 Allora ho detto: "Ecco, vengo" (nel rotolo del libro è scritto di me) "per fare, o Dio, la tua volontà"».

10,8 Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici, né offerte, né olocausti, né sacrifici per il peccato» (che sono offerti secondo la legge), 10,9 aggiunge poi: «Ecco, vengo per fare la tua volontà». Così, egli abolisce il primo per stabilire il secondo.

10,10 In virtù di questa «volontà» noi siamo stati santificati, mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. 11 Mentre ogni sacerdote sta in piedi ogni giorno a svolgere il suo servizio e offrire ripetutamente gli stessi sacrifici che non possono mai togliere i peccati, 10,12 Gesù, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio, 10,13 e aspetta soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi. 10,14 Infatti con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati. Ebr 10, 3-14;


Da questo momento vi è per ogni essere umano la possibilità di ricevere il perdono per i suoi peccati davanti a Dio e di ottenere il diritto alla vita eterna:

Ad ogni essere umano che giunge alla fede in Gesù Cristo e accetta questo sacrificio sulla croce fornito dal Figlio di Dio per i propri peccati, questi ultimi gli sono perdonati davanti a Dio.



E qui abbiamo ora la risposta alla domanda posta più sopra: mentre fino al tempo della morte di Gesù Cristo sulla croce l’umanità era alla mercé di Satana, che la tentava al peccato così essa era perduta, da allora vi è un’uscita da questo circolo vizioso del diavolo: l’accettazione del sacrificio del riscatto di Gesù per i nostri peccati. Il diavolo induce in tentazione ora come prima, ma attraverso la fede nel sacrificio di Gesù sulla croce per i nostri peccati il suo potere assoluto sulla seconda morte è infranto e gli esseri umani, che ci credono, possono sfuggire a Satana ed essere salvati dalla dannazione eterna.



(I testi in cornice nera sono citazioni fatte da visitatori di questo sito o da altri autori!)

(Come Anselm Grün comprende la Risurrezione e la morte di Gesù Cristo. / Ulrich Skambraks - TOPIC Luglio 2009*)

Il monaco benedettino Anselm Grün appartiene agli autori presumibimente cristiani più letti del presente. E poiché è così, le sue pubblicazioni vengono offerte e richieste anche nei circoli evangelici. In tal modo egli fu conosciuto anche sulla scena evangelica. (…)

Da qualche tempo Anselm Grün pubblica la "Lettera della vita semplice", nella quale dispensa consigli per una vita semplice secondo le regole cristiane. Nell’edizione 3/2008 egli descrive in un articolo intitolato "Esperire la redenzione", come comprende la morte e la Risurrezione di Gesù Cristo.

Per Grün Gesù non è morto per cancellare la colpa totalmente personale e il peccato di ogni essere umano, per creare dunque il presupposto per la penitenza e la salvazione. Egli scrive:

"Il nocciolo del messaggio biblico è: Dio ci perdona la colpa, perché egli è Dio, perché egli è misericordioso e indulgente. E non perché Gesù è morto sulla croce. ”

Nel prosieguo dell’articolo, Grün spiega che è stato importante che Gesù sia morto, perché "il fatto che Gesù dovette morire sulla croce, ha a che fare con la viltà, il potere, la brutalità e infine la colpa. Sulla croce, il peccato del mondo, con i suoi intrighi e giochi di potere, divenne evidente". Da ultimo, egli dice che la morte di Gesù è uno specchio per ciò che rende l’essere umano cattivo un essere umano cattivo. Ma Dio è amore, dice Grün, e ci dona la forza di accettarci così come siamo. Grün scrive: "Noi, che ci esperiamo come inaccettabili, veniamo abilitati dal guardare alla croce e alla Risurrezione di Gesù ad accettare noi stessi (…)". "

Quale sia la chiara posizione di Grün verso l’autentico Gesù Cristo, il padre la descrive anche nel suo libro "Erlösung. Ihre Bedeutung in unserem Leben" ["Redenzione. Il suo significato nella nostra vita"]. In esso si dice: "Gesù non può essere compreso come il grande salvatore… In alcune menti frulla sempre l’idea che Dio fa morire suo Figlio per perdonare i nostri peccati. Ma che Dio è questo che ha bisogno della morte di suo Figlio per poterci perdonare?"

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*Citato da TOPIC Nr. 7 - Luglio 2009 di Ulrich Skambraks / TOPIC, Casella postale [PO box] 101544, D-57206 Kreuztal (Gestione abbonamenti: RZS, Walbergraben 1, D-35614 Asslar. Telefono: 06441/804326, Telefax: 06441/804501)



Nei suoi alquanto eccellenti commenti nell’ultima edizione dell’opuscolo informativo "TOPIC", , Ulrich Skambraks ci offre un breve articolo sul monaco benedettino Anselm Grün e sulla sua comprensione del Vangelo di Gesù Cristo.

Il padre cattolico, che ha venduto già 15 milioni di libri e ha fatto un giro d’affari di più di 100 milioni di euro, viene citato là con la dichiarazione "Il nocciolo del messaggio biblico è: Dio ci perdona la colpa, perché egli è Dio, perché egli è misericordioso e indulgente. E non perché Gesù è morto sulla croce". Ma, di conseguenza, Anselm Grün afferma che la morte di Gesù Cristo sarebbe solo un esempio illustrativo per "il peccato del mondo". Sarebbero dunque gli intrighi e i giochi di potere del Sinedrio ebraico del tempo e la brutalità degli occupanti romani, che nella morte sulla croce del Signore dovrebbero essere mostrati come esempio per la cattiveria degli esseri umani. Ma la Bibbia ci dice qualcosa di totalmente diverso:

 Che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture.

1Cor 15,1 Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, 15,2 mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l'ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano. 15,3 Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l'ho ricevuto anch'io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; 15,4 che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture; 15,5 che apparve a Cefa, poi ai dodici. 1Cor 15, 1- 5;

Gesù Cristo, che ha dato se stesso per i nostri peccati.

Gal 1,1 Paolo, apostolo non da parte di uomini né per mezzo di un uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti, 1,2 e tutti i fratelli che sono con me, alle chiese della Galazia; 1,3 grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo, 1,4 che ha dato se stesso per i nostri peccati, per sottrarci al presente secolo malvagio, secondo la volontà del nostro Dio e Padre, 1,5 al quale sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen. Gal 1, 1- 5;

Dio ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.

1Gio 4,9 In questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo. 4,10 In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati. 1Gio 4, 9-10;


Qui, non sono dunque i peccati degli altri che dovrebbero essere dimostrati, ma sono i nostri propri peccati – di ogni singolo essere umano –, che ci separano da Dio, che provocano la nostra morte spirituale e che attraverso il sacrificio vicario di Gesù Cristo sulla croce furono espiati e con ciò noi siamo stati salvati.

Tuttavia, con la sua particolare interpretazione, A. Grün documenta – similmente al parroco cattolico J. Pucher all’inizio di questo discorso – la sua eclatante carenza di conoscenza biblica. La cattiveria dell’essere umano non fu manifesta solo sulla croce, ma è già provata dalla consegna dei Dieci Comandamenti da Dio a Mosè.

Poiché, fino alla legge il peccato non è imputato.

Rom 5,12 Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato.. 5,13 Poiché, fino alla legge, il peccato era nel mondo, ma il peccato non è imputato quando non c'è legge. Rom 5,12-13;


Fino alla legge – i comandamenti di Dio – il peccato non fu imputato. Solo quando i comandamenti sono giunti nel mondo, il peccato poté essere riconosciuto dagli esseri umani. .

Perché il peccato, còlta l'occasione per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno e, per mezzo di esso, mi uccise.

Rom 7,11 Perché il peccato, còlta l'occasione per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno e, per mezzo di esso, mi uccise. Rom 7,11;


Questi comandamenti di Dio e la palese incapacità di ogni singolo essere umano di soddisfarli perfettamente, sono la prova di "ciò che rende l’essere umano cattivo un essere umano cattivo". Così la vede anche Paolo nella lettera ai Romani: 

Non c'è nessun giusto, neppure uno, non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio.

Rom 3,9 Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? No affatto! Perché abbiamo già dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sottoposti al peccato, 3,10 com'è scritto: «Non c'è nessun giusto, neppure uno. 3,11 Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. 3,12 Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno». Rom 3, 9-12;


Laddove non vi è alcuna legge (nessun comandamento), non può esservi peccato (nessuna trasgressione), "infatti la legge (comandamenti) dà soltanto la conoscenza del peccato" (Rom 3,20) e: "io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge" (Rom 7,7). Quando però la legge venne nel mondo attraverso i comandamenti, venne anche la conoscenza del peccato e della cattiveria dell’essere umano. Quello fu il momento in cui l’umanità poté vedere "come è l’essere umano e come è Dio", come formula il parroco Pucher.

A quanto pare, però, non nella chiesa cattolica. Là ci fu bisogno solo della morte di Cristo sulla croce, non per salvare gli esseri umani dalla punizione per i loro peccati, ma per documentare "come è l’essere umano e come è Dio". Come il parroco Pucher scrive più avanti, egli ha tratto queste conoscenze non bibliche della morte sulla croce del Signore ("Gesù non è divenuto uomo ed è morto sulla croce per riconciliarci con Dio"), dal libro "Introduzione al cristianesimo" (sic!) del dogmatico e ex cardinale Josef Ratzinger ora Papa Benedetto XVI.

Là Ratzinger cita il filosofo greco Platone (427-347 a. C.) con la dichiarazione che la giustizia di un essere umano è perfetta e valida solo se egli assume su di sé l’apparenza dell’ingiustizia. E Platone deduce poi da ciò:

"Essi diranno poi che secondo queste circostanze il giusto verrà flagellato, torturato, legato, che i suoi occhi verranno consumati dal fuoco, e che alla fine dopo tutti i maltrattamenti verrà crocifisso…" (p. 275).


Ratzinger utilizza nuovamente questa citazione tratta dall’opera di Platone sullo stato ("Politeia") come prova indiretta del fatto che Gesù Cristo non è morto sulla croce per riconciliarci con Dio, ma – in quanto perfettamente giusto – per mostrarci "chi è Dio e chi è l’essere umano" e quale via del dolore dobbiamo percorrere anche noi "con lui e nella partecipazione alla sua via" in quanto giusti. Come si vede, viene con ciò completamente negato il contesto biblico del sacrificio sulla croce di Cristo come espiazione per i peccati dell’essere umano e da qui viene costruito un modello per una "giustizia del dolore".

E qui comprendiamo ora la visione cattolica della morte sulla croce di Gesù Cristo: non sono i nostri peccati, per i quali il Signore è andato sulla croce, ma egli era solo un modello per noi esseri umani. L’essere umano stesso deve sopportare il dolore per essere giusto davanti a Dio. Secondo la dottrina cattolica Gesù Cristo ci ha mostrato questo e noi dobbiamo seguirlo su questa via del dolore per essere salvati.

E conseguentemente il Papa osserva anche nel suo libro più recente "Gesù di Nazareth":

"I dolori di Giobbe servono alla giustificazione dell’essere umano. Con la sua fede, comprovata nel dolore, egli ristabilisce l’onore dell’essere umano. Così i dolori di Giobbe sono anticipatamente dolori in comunione con Cristo, che ristabilisce l’onore di tutti noi davanti a Dio e ci mostra la via per non perdere anche nel buio più profondo la fede in Dio" (p. 197). 

(Vedi anche discorso 89: “Benedetto XVI. - La visione ebraica e cattolica di Gesù di Nazareth.” [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Non solo qui Ratzinger di nuovo basa la sua particolare dottrina non sulla Bibbia, ma sulla dichiarazione di un filosofo greco antico, che non aveva assolutamente alcuna idea del cristianesimo, ma spalanca anche la porta al settarismo e all’illusione che è impossibile salvarsi. Sempre più giovani vanno nelle missioni all’estero, non principalmente per convertire gli infedeli, ma per morire la morte di un martire – "per essere salvati" come essi professano. E questo non solo nelle missioni cattoliche, ma anche nelle organizzazioni missionarie cristiane.

Tempo fa, Tilman Geske, un missionario protestante tedesco a Malatya, in Turchia, nonostante le molteplici minacce dei suoi futuri assassini, non ha abbandonato questo paese con sua moglie e i suoi tre figli (!), ma ha provocato questi uomini nemici dei cristiani, finché essi l’hanno assassinato con 160 coltellate. A Kabul, la capitale dell’Afganistan, una missionaria dal Sudafrica, che prima era stata osservata e seguita a lungo dai talebani, non ha rispettato questa indicazione qui sottodi nostro Signore ed è rimasta. Fu fucilata sulla strada aperta. 

Ma in qualunque città entriate, se non vi ricevono, uscite.

Luc 10,10 Ma in qualunque città entriate, se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite: 10,11 "Perfino la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scotiamo contro di voi; sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio si è avvicinato a voi".  10,12 Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città. Luc 10,10-12;

(Vedi anche discorso 753: “I cristiani devono amare i propri nemici? - 3. parte: la missione cristiana all’estero.” [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Ed anche le due studentesse tedesche evangeliche della Bibbia, che nel giugno di quest’anno furono assassinate nello Yemen, valgono come martiri messe in mostra, delle quali i loro amici scrivono che esse "invidiano i morti, perché hanno mostrato il loro impegno per il Regno di Dio, sono morte con onore ed ora possono rimanere presso Gesù"."

(Vedi anche discorso 56: “I cristiani morti sono già in cielo?” [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Tuttavia, negli ultimi tempi, si legge sempre anche dai circoli cattolici di missionari e missionarie cattolici, che con la loro dedizione all’estero sono stati rapiti e uccisi. Il capo delle organizzazioni missionarie papali (Missio) in Austria, Monsignore Leo Maasburg, conferma infatti anche: "alcune sorelle pregano per la morte da martire. Questo è per loro la testimonianza suprema". Secondo la sua opinione, la morte da martire è "il dono della propria vita per gli esseri umani. Senza violenza e senza che altri saltino in aria". Tuttavia, egli poi sottolinea: "Io non posso obbligare nessuno all’eroismo o al martirio" e con ciò si differenzia ancora dagli insegnanti islamici del Corano, che mandano i loro allievi come attentatori suicidi in tutto il mondo.

Tuttavia, ciò che Monsignore Maasburg non riconosce, è il fatto cha da un lato la morte di questi missionari non ha alcuna utilità né per altri esseri umani né per Dio – e nemmeno per se stessi. Missionari, che pregano la loro morte, non vanno perciò nella missione per condurre degli esseri umani a Dio, ma cercano primariamente nel loro egoismo situazioni appropriate e paesi per raggiungere questo scopo. Perciò essi non sono nemmeno martiri, ma potenziali suicidi. Essi evadono la responsabilità e rubano a Dio la loro vita, quando avrebbero potuto forse essere in grado di condurre alla fede ancora molti esseri umani tra i quasi 4 milioni di musulmani nel territorio di lingua tedesca (in una sorta di "missione all’estero a casa"), o quando avrebbero potuto convertire del tutto semplicemente persone delle loro famiglie o del loro paese. Nel territorio di lingua tedesca circa l’80% della popolazione non è cristiana (inclusi i cattolici). Ma convertire queste persone sarebbe completamente privo di pericoli e dunque non si potrebbe diventare "martire".

Missionari cristiani in zone pericolose del mondo
• Più del 50% musulmani nella popolazione Numero dei missionari per paese

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Dall’altro lato, queste persone – e le organizzazioni missionarie che le mandano – commettono il più grosso errore, quando credono, di apportare con la loro morte una speciale prestazione, una speciale testimonianza, con la quale essi potrebbero essere salvati. Non dobbiamo fornire nessun sacrificio – tanto meno un sacrificio umano. Gesù Cristo ha già offerto la sua vita per tutti noi, affinché siamo salvati. Chiunque crede di dovere essere salvato morendo una morte da martire, rende nullo il sacrificio di nostro Signore, vuole salvarsi da solo e ha dunque una falsa fede. Tuttavia, purtroppo, questa dottrina della salvazione attraverso proprie prestazioni – evidentemente anche attraverso il suicidio – è propagata nella chiesa cattolica dalle più alte posizioni e diffusa dal clero.

Proprio nei paesi islamici, però, i missionari cristiani non possono aspettarsi alcuna tolleranza. Infatti anche cristiani biblici non possono esercitare alcuna tolleranza nei confronti di persone che, nonostante l’evangelizzazione, rifiutano di credere in Dio o credono in un Dio diverso dal Dio giudeo-cristiano della Bibbia. A differenza dell’islam, però, i cristiani biblici – seguendo il comandamento del Signore citato più sopra in Luc 10,10-12 – interrompono solo il contatto diretto con queste persone.

Tuttavia, alcuni "teologi" aberranti credono sia possibile, sotto il pretesto di un’ipocrita "tolleranza", introdurre questo tipo di politeismo nel cristianesimo in ciò che è in verità un’ecumene atea. Per confronto, qualunque moglie che ama suo marito con tutto il cuore e che riceve un invito a darsi ad altri uomini sarebbe pienamente giustificata a rifiutare questa richiesta con tutta la durezza possibile. Ma i rappresentanti di un’"ecumene interreligiosa" praticano questa fornicazione spirituale esercitando la loro funzione in quanto ambasciatori delle loro religioni.

Nel "Dialog der Religionen" ["Dialogo delle religioni"] tenuto nell’International Waldzell Meeting 2007 presso il monastero benedettino di Melk, in Austria, al quale presero parte rappresentanti di tutte le maggiori religioni del mondo (ebraismo, cattolicesimo, ortodossia cristiana, islam, buddismo), il rappresentante della chiesa cattolica, padre David Steindl-Rast, un benedettino austro-americano, annunciò che

"la nostra religione, come qualunque altra, è una porta, attraverso la quale andiamo alla fine".

E ciò, nonostante il Signore Gesù in Giov 14,6 dica: 

Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Giov 14,6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Giov 14, 6:


Ed anche il rabbino David Rosen, presidente del Comitato Ebraico Internazionale per le Consultazioni Interreligiose, confermò:

"Non credo che vi sia solo una via. Se Dio ci parla in una simile diversità, devono esservi vie diverse".

E ciò, nonostante il Signore, il loro Dio, dica agli ebrei nella Torah (Deut 6,4):

Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l'unico SIGNORE.

Deut 6,4 Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l'unico SIGNORE. Deut 6, 4;


Perciò è vergognoso – per cristiani ed ebrei – che solo il rappresentante dell’islam, Ahmed Mohammad El-Tayyib, rettore dell’università Al-Azhar a Il Cairo, il più significativo ente culturale islamico, abbia trovato il coraggio di fare la seguente constatazione:

"Da questa diversità (delle religioni / nota FH) ne consegue per gli esseri umani che essi si differenziano nelle religioni e nei principi di fede e continueranno a differenziarsi fino al Giorno del Giudizio".

Egli è stato dunque l’unico a distanziarsi dai reciproci tentativi di entrare in confidenza delle altre religioni.

(Vedi anche discorso 91: “L’ecumene interreligiosa: le religioni sono solo cammini diversi alla salvezza?” [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


In questo contesto è da vedere anche il tentativo di alcuni teologi e predicatori cristiani di spiegare come identico il Dio dell’islam al Dio della Bibbia, perché "Allah" è la parola araba per dire Dio. Questa visione testimonia di una completa ignoranza delle relative dichiarazioni della Bibbia ed è all’incirca convincente come l’affermazione che Giacomo Casanova, l’avventuriero italiano famoso per le sue arti di seduzione il cui nome è diventato un proverbio, è identico al Dr. Birger Neuhaus, ricercatore scientifico e curatore di "specie animali simili ai vermi" presso il Museo di Storia Naturale di Berlino, perché "Casanova" è la parola italiana per tradurre la parola tedesca "Neuhaus".

Ora, per quanto concerne le sopraccitate dichiarazioni del parroco Johann Pucher e di Padre Anselm Grün, esse in realtà sono quasi però identiche alla lettera e perciò si può dedurre con una certa sicurezza che anche Grün – come Pucher – abbia derivato le sue saggezze dal libro di Ratzinger sull’"Introduzione al cristianesimo". E poiché il perdono di Dio nelle dichiarazioni della Bibbia non può essere ignorato, Anselm Grün arriva poi alla seguente affermazione:

"Il nocciolo del messaggio biblico è: Dio ci perdona la colpa, perché egli è Dio, perché egli è misericordioso e indulgente. E non perché Gesù è morto sulla croce"

e

"Gesù non può essere compreso come il grande salvatore… In alcune menti frulla sempre l’idea che Dio fa morire suo Figlio per perdonare i nostri peccati. Ma che Dio è questo che ha bisogno della morte di suo Figlio per poterci perdonare?"


Per rispondere innazitutto alla domanda qui sopra: è un Dio assolutamente giusto (si veda anche più sopra: Perché Gesù è andato sulla croce). Ma su questo diremo di più in seguito. Anche questa dichiarazione qui sopra di A. Grün coincide con quella di J. Pucher all’inizio del discorso, dove quest’ultimo scrive:

"La morte di Gesù sulla croce non rivela un Dio affamato di espiazione, ma evidentemente un Dio che ama infinitamente e incondizionatamente. Gesù non è divenuto uomo ed è morto sulla croce per riconciliarci con Dio".


"Dio è un Dio che ama infinitamente e incondizionatamente" e "Gesù non è morto sulla croce per riconciliarci con Dio". Questa è dunque la "dottrina di Benedetto", che viene diligentemente diffusa dai membri del clero cattolico.

Ora non possiamo negare che vi è una certa logica in questa concezione. Se Dio fosse davvero un Dio che ama infinitamente e incondizionatamente, non vi sarebbe alcuna ragione per dubitare che Dio ha perdonato e sempre perdonerà a tutti gli esseri umani i loro peccati senza alcuna condizione (incondizionatamente) e senza alcuna limitazione (infinitamente). E se questo fosse il caso, si porrebbe in realtà naturalmente la domanda perché allora il Figlio di Dio dovette morire sulla croce.

Come si può vedere, diventa dunque di nuovo attuale proprio quella domanda che già il clero ebraico si è posto nel Sinedrio sotto il sommo sacerdote Caifa quasi duemila anni fa: a quale scopo Dio dovrebbe inviare un Figlio sulla terra? E questo prepara quindi una via ampia e fatale nei cuori e nelle menti degli esseri umani, che l’Anticristo successivamente un giorno sfrutterà. Egli affermerà che il Sinedrio ebraico e il suo sommo sacerdote Caifa allora avevano perfettamente ragione con il loro dubbio sulla figliolanza divina di Gesù di Nazareth. Egli dichiarerà che questo Gesù è stato un falso Cristo ed egli, l’Anticristo (greco: antichristos = "al posto di Cristo o Controcristo"), sarebbe ora venuto come il "vero ed autentico Messia e Figlio di Dio".
 

Chi è l'anticristo se non colui che nega che Gesù è il Cristo?

1Gio 2,22 Chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? Egli è l'anticristo, che nega il Padre e il Figlio. 1Gio 2,22;

Quello è l'anticristo il quale non riconosco pubblicamente che Gesù Cristo è venuto in carne.

2Gio 1,7 Poiché molti seduttori sono usciti per il mondo, i quali non riconoscono pubblicamente che Gesù Cristo è venuto in carne. Quello è il seduttore e l'anticristo. 1,8 Badate a voi stessi affinché non perdiate il frutto delle opere compiute, ma riceviate piena ricompensa. 1,9 Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. 1,10 Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo. 1,11 Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie. 2Gio 1, 7-11;


Dall’assunto che l’Anticristo apparirà come il "vero Messia", si deve anche concludere che egli all’inizio non troverà assolutamente la maggiore approvazione presso gli atei e gli infedeli, ma piuttosto presso coloro che – come scrive più sopra Giovanni – superano la dottrina. Accanto a quelle denominazioni cristiane, che insegnano che il Rapimento deve avere luogo prima della Grande Tribolazione, e perciò aspettano il Ritorno di Cristo come "il successivo maggiore evento della storia del mondo per i fedeli", è assai probabile che gli ebrei di fede mosaica – che fino ad oggi rifiutano Gesù in quanto il Cristo e dunque aspettano ancora sempre il Messia – vedranno l’Anticristo come il Messia e – diversamente dai tempi di Gesù – acclameranno in delirante entusiasmo il tanto desiderato "unto di Dio", come ha profetizzato loro anche il Signore Gesù.

Se un altro verrà nel suo proprio nome, quello lo riceverete.

Giov 5,41 Io non prendo gloria dagli uomini;  5,42 ma so che non avete l'amore di Dio in voi.  5,43 Io sono venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete; se un altro verrà nel suo proprio nome, quello lo riceverete. Giov 5,41-43;

(Vedi anche discorso 71: “Il prossimo grande evento nella storia del mondo per i credenti sarà Il Rapimento?” [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Nella valutazione della chiesa cattolica, si deve ora tuttavia tenere in considerazione il fatto che gli ecclesiastici cattolici – dal parroco fino al papa – in quanto risultato delle loro notoriamente impoverite conoscenza e comprensione bibliche – sono difficilmente in condizione di riconoscere e di classificare le conseguenze di questi nessi. Perciò, non si può definire globalmente la chiesa cattolica come "organizzazione anticipata dell’Anticristo", come fanno alcuni predicatori dal campo evangelico.

In realtà, nella chiesa cattolica l’enfasi principale di queste dichiarazioni dovrebbe essere piuttosto il desiderio di minimizzare l’unicità e l’imprescindibilità della morte sulla croce di Gesù Cristo, per lasciare rilucere più luminosamente l’importanza del loro idolo, della "mediatrice Maria". – "Non sanno quello che fanno" (Luc 23,34), come già il Signore Gesù aveva detto, parlando tuttavia dei romani, che lo hanno crocifisso.

Ma com’è da noi, nel campo evangelico? Anche qui vi sono molti predicatori che durante manifestazioni e alla televisione parlano dell’amore "infinito" e "incondizionato" di Dio, senza avere la benché minima idea di ciò che essi qui esprimono e ciò che queste parole in realtà significano. Poiché da un lato si deve partire dal presupposto che queste persone hanno padronanza della lingua tedesca, e dall’altro saremmo riluttanti a suggerire che conducono intenzionalmente i fratelli e le sorelle sulla falsa via, l’unica plausibile alternativa rimasta è l’uso irresponsabile di frasi populiste con la minima inibizione possibile, al fine di attirare quante più persone possibile e persuaderle ad una "conversione".

A questi predicatori – ed anche agli ecclesiastici di buona volontà nella chiesa cattolica – deve essere detto che l’amore di Dio secondo la Bibbia non è né incondizionato né infinito! Infatti, se l’amore di Dio fosse incondizionato, questo Dio dovrebbe consentire a tutti i criminali, pluriomicidi, atei, tiranni e a tutte le altre categorie che ancora ci sono nella peggior gentaglia, dall’inizio del mondo fino alla fine (infinitamente!!), di avere accesso alla vita eterna senza pentimento e conversione (incondizionatamente!!). Questo naturalmente non ha senso, ma poiché molti predicatori ed evangelisti proclamano ciò sempre e continuamente, la gente alla fine ci crede e non realizza che in un amore infinito e incondizionato, Dio dovrebbe perdonare tutti i loro peccati senza pentimento e conversione e allora non sarebbe più necessario alcun sacrificio per il peccato – Gesù Cristo non avrebbe dovuto morire sulla croce.

La ragione per la quale quindi l’amore di Dio non è incondizionato e infinito – anzi non può essere tale – è l’assoluta giustizia di Dio. Se un Dio che ama infinitamente e incondizionatamente nel momento del Giudizio Universale lasciasse accedere alla vita eterna tutti gli assassinati innocenti di questo mondo insieme ai loro assassini assolti da ogni colpa, questo non sarebbe un Dio giusto, ma l’ingiustizia in persona. Ogni essere umano potrebbe vivere e agire come vuole, poiché Dio lo ama "incondizionatamente" e gli perdonerà tutto. Egli non avrebbe da temere nessuna conseguenza e non dovrebbe nemmeno rendere conto del suo comportamento.

E qui riconosciamo anche quale impressione ricevono quegli esseri umani che a causa della promessa di un amore infinito e incondizionato di Dio abbracciano la decisione di diventare cristiani. Attraverso una simile "evangelizzazione" questi esseri umani non giungeranno mai alla fede cristiana, ma nella migliore delle ipotesi rimangono persone che seguono la corrente nelle comunità e nelle chiese e cristiani di nome come J. Pucher e Anselm Grün.

Perciò è straordinariamente importante mostrare agli esseri umani che l’amore del nostro Dio non è incondizionato. Un amore incondizionato starebbe in contrasto con la giustizia di Dio, poiché la giustizia esclude l’assenza di condizioni. E smettiamo finalmente di raccontare favole alle persone, ma mettiamole a confronto con la verità del Vangelo: il nostro Dio è un Dio giusto, che punisce il peccato con la morte. E poiché siamo tutti peccatori, dovremmo di conseguenza morire tutti, se Dio nel suo amore – non incondizionato! – non avesse mandato suo Figlio, cosicché egli muoia sulla croce, come sacrificio vicario per tutti gli esseri umani per il perdono dei loro peccati.

Ora, a chi accetta questa offerta di Dio nel sacrificio del riscatto di suo Figlio come espiazione anche per i propri peccati, i suoi peccati sono perdonati. Egli è salvato e trascorrerà la sua vita eterna presso Dio. Chi non vuole questo, può lasciare stare. Dio non costringe nessuno ad una conversione. Tuttavia, questo essere umano non dovrebbe allora nel Giudizio finale mendicare la grazia, quando egli verrà condannato all’eterna dannazione nelle tenebre lontano da Dio. Giacché egli per tutta la sua vita ha disprezzato e deriso la grazia e la misericordia di Dio nel sacrificio del riscatto di suo Figlio. Perciò alla fine gli rimane ancora solo l’assoluta giustizia di Dio. E questa non conosce né la grazia né la misericordia, ma solo la scelta tra la salvezza e la dannazione.

Io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo.

Giov 12,44 Ma Gesù ad alta voce esclamò: «Chi crede in me, crede non in me, ma in colui che mi ha mandato; 12,45 e chi vede me, vede colui che mi ha mandato. 12,46 Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. 12,47 Se uno ode le mie parole e non le osserva, io non lo giudico; perché io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo. 12,48 Chi mi respinge e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunciata è quella che lo giudicherà nell'ultimo giorno. Giov 12,44-48;


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