Discorso 85 – Vera e falsa rinascita.




Gli adulteri, i fornicatori, gli omosessuali, gli imbroglioni sono davvero rinati? / Libro J. F. MacArthur, pagina 16ss

Questa è la promessa anticotestamentaria della rinascita mediante acqua e spirito. / Libro J. F. MacArthur, pagina 35ss

La rinascita.

La rigenerazione.

La sicurezza della salvezza.

La predestinazione.

L’attaccamento alla fede.

Parlare senza agire: il peccato delle parole vuote. / Libro J. F. MacArthur, pagina 187ss

Nessun bambino di questo mondo poté decidere se voleva vivere oppure no. / Commento B. Bollmeyer 00, 2006-09-10

La rinascita è un’"elezione"? / Commento TK 00, 2014-03-02

L’esistenza eterna di ogni essere umano.



(I testi in cornice nera sono citazioni fatte da visitatori di questo sito o da altri autori!)

(Gli adulteri, i fornicatori, gli omosessuali, gli imbroglioni sono davvero rinati? / Libro J. F. MacArthur, pagina 16ss)

Vediamo ora come la chiesa del presente viene scossa da una serie dei più ripugnanti scandali, nei quali viene portata alla luce l’esibizione delle più deplorevoli scelleratezze nella vita di alcuni evangelisti della televisione celebri in tutto il mondo. È molto triste e doloroso che la maggior parte degli estranei considerino queste persone come membri cristiani e non come lupi e falsi pastori, che si sono insinuati nel gregge (si veda Mat 7,15). Perché dovremmo credere che persone che non hanno rotto con l’adulterio, la fornicazione, l’omosessualità, l’inganno e tutte le possibili forme di dissolutezza, siano davvero rinate?

Tuttavia, ai cristiani dei giorni nostri fu insegnato ad ammettere proprio questo. Fu detto loro che l’unico criterio per la salvezza era conoscere e credere in alcuni dei concetti cristiani fondamentali. Essi ascoltano fin dall’inizio che l’ubbidienza è volontaria. A ciò segue logicamente il fatto che per la valutazione dell’essere cristiano di un essere umano la professione di fede una volta espressa vale di più della continua testimonianza della sua condotta di vita. I rapporti nella chiesa visibile rivelano le ignobili conseguenze di questa teologia. In quanto pastore, ho battezzato di nuovo innumerevoli esseri umani che una volta «hanno abbracciato una scelta» e che in seguito a ciò furono battezzati, ma che non avevano esperito nessun cambiamento. Essi giunsero successivamente ad una vera conversione e chiesero il battesimo come espressione della vera salvezza.

(Questo estratto fu tratto dal libro "Lampade senza olio" ["The Gospel According to Jesus"], pubblicato da Verlag CLV – Christliche Literatur‒Verbreitung e.V. [Casa editrice CLV – Diffusione della letteratura cristiana], Bielefeld)



La prefazione a questo libro di J. F. MacArthur è del reverendo Dr. James I. Packer, professore di teologia (Board of Governors’ Professor of Theology) presso il Regent College a Vancouver, in Canada. Egli è anche direttore del "Regent College’s Anglican Studies Program" ["Programma di Studi Anglicani del Regent College"], coeditore della rivista "Christianity Today" ["La cristianità oggi"] e rappresentante della dottrina di una predestinazione, e dunque della scelta degli esseri umani attraverso Dio prima del principio della creazione, gli uni alla vita eterna, gli altri all’eterna dannazione. Questo riferimento è perciò necessario, perché dagli estratti qui citati tratti dal libro di J. F. MacArthur non viene espresso così chiaramente che anche lui è un sostenitore di questa dottrina erronea.

(Vedi anche discorso 69: "La sovranità di Dio è in pericolo? / Libro James I. Packer" [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


La dichiarazione di J. F. MacArthur sulla "l’esibizione delle più deplorevoli scelleratezze nella vita di alcuni evangelisti della televisione celebri in tutto il mondo" si riferisce naturalmente agli attuali rapporti americani. Da noi in Europa non ci dovrebbero essere simili aberrazioni. Tuttavia, comunque ciò possa essere – e non importa in quale ambito – esiste sempre il pericolo, che lo stato di cose americano entro pochi anni giunga anche da noi. Prima erano 10 anni, oggi sono solo 2 – 3 anni. Vi sono segni di ciò già nel campo carismatico europeo. Se però si considera un po’ più da vicino la scena evangelica negli Stati Uniti e la si paragona per esempio con quella nello spazio europeo di lingua tedesca, si può riconoscere che da noi vi è un modo fondamentalmente diverso di accedere alla fede e alla dottrina.

Poiché qui questo sito web, Immanuel.at, è stato tradotto anche in lingua inglese, ma tuttavia l’atteso accesso da parte dei visitatori americani si svolge in modo esitante, attraverso una registrazione nei "Top 100 Christian Sites" (I 1000 migliori siti web cristiani), ho tentato di aumentare un po’ la sua popolarità negli Stati Uniti. E in questa occasione ho dato un’occhiata a quel sito web che si colloca in cima a questa lista dei 1000. La valutazione là avviene secondo il numero dei visitatori o degli accessi e fornisce un’eccellente immagine delle aree principali di interesse spirituale tra i cristiani americani evangelici.

Questo sito numero uno ha quotidianamente tra i 5.000 e i 20.000 accessi alle sue pagine (a confronto: Immanuel.at – benché bilingue – ha solo tra i 100 e i 500 accessi alle sue pagine). E poiché questo sito web americano cristiano si chiama "Garden of Praise" (Giardino della lode), ci si dovrebbe aspettare di potere, entrando in quel sito, leggere lì parole di lode su nostro Signore Gesù Cristo e sul nostro Dio. Ma in realtà in "About us" (Su di noi) ci viene presentata una fotografia a colori dell’editore con sua moglie. Poi, alla voce "Family" (Famiglia), un curriculum della madre (!) dell’editore con l’invito a visitare la sua galleria delle immagini. Il punto successivo è "Our children" (I nostri figli), naturalmente di nuovo con un’immagine e poi addirittura una pagina sul "Gardening" (Giardinaggio). Accanto ad ulteriori autobiografie e ricette di cucina (!) della famiglia, vi è infine ancora una pagina con tutte le onorificenze e tutti i premi, che furono conferiti all’editore di questo sito web cristiano per il suo "fruttuoso" lavoro. Come si vede, non è nostro Signore, che in questo sito web viene lodato ed elogiato, ma l’autore del sito web e la sua famiglia.

(Vedi anche: "Garden of Praise".)


Se si vede questa sorta di "evangelizzazione" e l’immenso afflusso che essa ottiene, non è per nulla sorprendente che predicatori come Benny Hinn, Garry e Lilo Keller negli Stati Uniti, ma anche Walter Heidenreich e Christoph Häselbarth da noi – per menzionarne solo alcuni – attirino un pubblico di massa e lo impressionino e seducano con spettacolari dimostrazioni.

(Vedi anche video Toronto Blessing Unmasked [La benedizione di Toronto smascherata])


Sebbene ora anche nelle zone di lingua tedesca troviamo alcuni siti web "cristiani" con esternazioni di autopromozione di questo tipo, da noi l’orientamento alla Bibbia è stato essenzialmente conservato e la discussione si volge piuttosto verso la corretta interpretazione della Scrittura. Tuttavia, quando MacArthur nel suo libro poi affronta e parla della dottrina nelle congregazioni, e là si comunica che: "l’unico criterio per la salvezza è conoscere e credere in alcuni dei concetti cristiani fondamentali", allora questa è una diagnosi completamente accurata della situazione che prevale anche nelle nostre congregazioni. E le righe che seguono sono – come del resto tutto il suo libro – una valutazione eccellente e realistica delle condizioni in molte delle nostre riunioni cristiane di oggi. Da un lato, egli mostra i contesti del perché nelle congregazioni la fede è diventata così tiepida e, dall’altro, allude alle necessità che potrebbero rendere possibile una correzione di questo falso cammino.

I cristiani seri nelle congregazioni diventano sempre più consci del fatto che in molti luoghi nelle evangelizzazioni e nelle riunioni viene attribuito valore alla quantità invece che alla qualità. E così viene predicato un Vangelo "lite", e sempre più campagne vengono istituite per indurre il maggior numero di persone possibile ad entrare in una congregazione, senza chiarire loro le conseguenze che un simile passo sulla base della Scrittura deve provocare. E così vi sono allora membri della congregazione che nel loro comportamento non si differenziano in nulla dalla popolazione non credente mondana. E qui ci si chiede ora in quanto cristiano credente nella Bibbia insieme a MacArthur, se allora tutte queste persone sono davvero rinate.

E poi MacArthur nel 2° capitolo del suo libro tenta di dimostrare la necessità di una rinascita spirituale sulla scorta del discorso del Signore con Nicodemo tratto da Giov 3,1-12. Qui appunto questo testo della Bibbia come orientamento:

Se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio.

Giov 3,1 C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. 3,2 Egli venne di notte da Gesù, e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui». 3,3 Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». 3,4 Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» 3,5 Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 3,6 Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. 3,7 Non ti meravigliare se ti ho detto: "Bisogna che nasciate di nuovo". 3,8 Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito». 3,9 Nicodemo replicò e gli disse: «Come possono avvenire queste cose?» 3,10 Gesù gli rispose: «Tu sei maestro d'Israele e non sai queste cose? 3,11 In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo di ciò che abbiamo visto; ma voi non ricevete la nostra testimonianza. 3,12 Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti? Giov 3, 1-12;


Ora MacArthur commenta questo come segue:

(I testi in cornice nera sono citazioni fatte da visitatori di questo sito o da altri autori!)

(Questa è la promessa anticotestamentaria della rinascita mediante acqua e spirito. / Libro J. F. MacArthur, pagina 35ss)

L’acqua, della quale parlava Gesù, era intesa solo simbolicamente, così come essa venne impiegata nell’Antico Testamento per la purificazione. Nicodemo avrebbe potuto comprendere questa allusione all’Antico Testamento, perché l’acqua della purificazione, nella maggior parte delle cerimonie, veniva spruzzata sull’altare e sulle offerte. In quanto erudito, egli si ricordava senza dubbio della promessa della Nuova Alleanza in Ezechiele 36,25;: «vi aspergerò d’acqua pura». Due versetti più avanti la promessa dice: «Metterò dentro di voi il mio Spirito» (versetto 27). Queste due dichiarazioni associano le idee dell’acqua e dello Spirito e fanno da cornice ad un’ulteriore promessa: «Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne» (versetto 26). Questa è la promessa anticotestamentaria della rinascita attraverso l’acqua e lo Spirito. L’unico battesimo del quale si parla qui, è il battesimo nello Spirito Santo. Giovanni il Battista disse: «Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare in acqua, mi ha detto: "Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo"» (Giov 1,33).

Il battesimo spirituale ha luogo durante la conversione, quando il Signore fa del credente una parte del corpo di Cristo attraverso l’azione dello Spirito Santo (1Cor 12,13) e lo purifica attraverso l’acqua della Parola (Efes 5,26; si veda anche Giov 15,3). Paolo denomina questo «il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo» (Tit 3,5), usando qui quasi le stesse parole utilizzate dal Signore Gesù in Giovanni 3,5;: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio». Gesù disse dunque a Nicodemo: «Tu hai bisogno della purificazione spirituale e della rinascita spirituale». Si tratta del fatto che la legge e il rituale religioso – compreso il battesimo – non possono dare nessuna vita eterna. Poiché questo messaggio gli suonò tanto stridente nelle orecchie, possiamo dedurne che egli lo aveva compreso.

(Questo estratto fu tratto dal libro "Lampade senza olio" ["The Gospel According to Jesus"], pubblicato da Verlag CLV – Christliche Literatur‒Verbreitung e.V. [Casa editrice CLV – Diffusione della letteratura cristiana], Bielefeld)



Qui si deve assolutamente concordare con MacArthur, quando dice che la legge e il rituale – incluso il battesimo!! – non possono dare alcuna vita eterna. Tuttavia, poi, nelle altrimenti chiarissime dichiarazioni viene purtroppo confuso qualcosa. Da un lato, con la citazione tratta da Eze 36,25-27, viene sollevata l’impressione che qui si tratti della "promessa della Nuova Alleanza" per la congregazione e della "promessa anticotestamentaria della rinascita". Come accade così spesso nell’esegesi, anche qui purtroppo alcuni versetti vengono presi senza verificare il contesto e senza citare il corrispondente passo dal quale sono tratti. Vogliamo perciò considerare il contesto in modo più preciso prima e dopo questo punto.

Abiterete nel paese che io diedi ai vostri padri.

Eze 36,22 Perciò, di' alla casa d'Israele: Così parla il Signore, DIO: "Io agisco così, non a causa di voi, o casa d'Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete profanato fra le nazioni dove siete andati. 36,23 Io santificherò il mio gran nome che è stato profanato fra le nazioni, in mezzo alle quali voi l'avete profanato; e le nazioni conosceranno che io sono il SIGNORE", dice il Signore, DIO, "quando io mi santificherò in voi, sotto i loro occhi. 36,24 Io vi farò uscire dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro paese;

36,25 vi aspergerò d'acqua pura e sarete puri; io vi purificherò di tutte le vostre impurità e di tutti i vostri idoli. 36,26 Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. 36,27 Metterò dentro di voi il mio Spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni.

36,28 Abiterete nel paese che io diedi ai vostri padri, sarete il mio popolo, e io sarò il vostro Dio. Eze 36,22-28;


E qui riconosciamo molto chiaramente che queste parole di Dio non sono rivolte alla congregazione, ma ad Israele. Questo è dimostrato inconfutabilmente dalle dichiarazioni nel versetto 22:

  "Perciò, di’alla casa d'Israele: Così parla il Signore, DIO: "Io agisco così, non a causa di voi, o casa d'Israele"

Ma anche le speciali promesse nei versetti 24 e 28 dimostrano che queste parole sono indirizzate ad Israele:

  "Io vi farò uscire dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro paese"

  "Abiterete nel paese che io diedi ai vostri padri, sarete il mio popolo, e io sarò il vostro Dio."


Queste due frasi sono profezie del tutto tipiche della salvezza, della raccolta e del ritorno degli israeliti nel proprio paese per mano del loro Dio negli Ultimi Tempi, dopo il Ritorno del nostro Signore, il loro Messia. E nessun conoscitore della Bibbia riferirebbe questo alla congregazione cristiana. La congregazione non viene "raccolta dalle nazioni" e certamente non abiterà in un paese che fu "dato ai loro padri". Questo si riferisce evidentemente esclusivamente ad Israele. Perciò, le promesse citate da MacArthur:

"«Vi aspergerò d’acqua pura». Due versetti più avanti la promessa dice: «Metterò dentro di voi il mio Spirito» (versetto 27). Queste due dichiarazioni associano le idee dell’acqua e dello Spirito e fanno da cornice ad un’ulteriore promessa: «Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne» (versetto 26).

Questa è la promessa anticotestamentaria della rinascita attraverso l’acqua e lo Spirito".


si riferivano esclusivamente al ritorno e alla salvezza del popolo di Israele negli Ultimi Tempi e in nessunissimo modo alla congregazione cristiana e alla rinascita.

Ma qui riconosciamo uno dei più gravi errori nell’interpretazione della Scrittura – ossia il suo abuso per scopi "estrattivi". Si salta il contesto, si prende un versetto qua e un versetto là e ci si costruisce così il proprio personale edificio di fede. A tale proposito è un metodo prediletto per riferire tutte le dichiarazioni che riguardano Israele alla congregazione. Così come accade qui, questo è il caso specialmente delle promesse per Israele nell’Antico Testamento, che sono reinterpretate esentasse riferendole alla congregazione in quanto la "nuova Israele".



La rinascita.

Dall’altro lato, però, qui abbiamo a che fare anche con un’interpretazione errata del discorso di Nicodemo più sopra  in Giov 3,1-6. Secondo la conclusione di MacArthur più sopra: Il battesimo spirituale (rinascita spirituale) ha luogo durante la conversione, quando il Signore fa del credente una parte del corpo di Cristo attraverso l’azione dello Spirito Santo, la "rinascita" è l’atto di conversione di un essere umano alla fede cristiana. Solo se egli ha accettato Gesù, può definirsi un credente – secondo questo punto di vista – "rinato". E MacArthur pensa di trovare questa concezione confermata attraverso le dichiarazioni del Signore nel discorso di Nicodemo. Ora, per verificare la validità di questa affermazione, consideriamo nel dettaglio anche questo testo:

Giov 3,1 C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. 3,2 Egli venne di notte da Gesù, e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lu. Giov 3, 1- 2;


Questa è proprio l’introduzione al discorso e presenta Nicodemo come uno scriba (fariseo) e capo degli ebrei, che segretamente durante la notte venne dal Signore per interrogarlo.

Giov 3,3 Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». 3,4 Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» 3,5 Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 3,6 Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito.». Giov 3, 3- 6;


Qui abbiamo ora la prima parte delle dichiarazioni rilevanti per il nostro tema. Nel versetto 3 il Signore dice: "se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio" e da questo MacArthur conclude come segue: "Gesù disse dunque a Nicodemo: «Tu hai bisogno della purificazione spirituale e della rinascita spirituale». Tuttavia qui non vi è nulla né della "purificazione", né di una "rinascita spirituale".

Nicodemo conosceva solo la nascita biologica, corporea e qui perciò chiedeva al Signore, se dovremmo ritornare nel grembo di nostra madre, per essere nati di nuovo. E il Signore gli spiegò che necessitiamo di entrambe: della nostra nascita biologica – quella dall’acqua (liquido amniotico) - e della nostra rinascita, ossia quella dallo Spirito durante la Risurrezione, per raggiungere il regno di Dio. Chi non fu nato biologicamente – dall’acqua –, non è in vita e perciò di conseguenza non può essere rinato dallo Spirito.

E poi Nicodemo chiede con stupore se allora un essere umano può andare nel corpo di sua madre ed essere nato per la seconda volta? Egli, dunque, non aveva alcuna idea di cosa parlasse il Signore e riferiva le sue dichiarazioni alla nascita biologica, corporea. E la risposta del Signore fu ora sia una risposta a questa domanda dello scriba, sia anche la ripresa del tema toccato della rinascita. Egli disse: "se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio". In altre parole, egli disse che necessitiamo di entrambe: della nostra nascita biologica, carnale – quella dall’acqua (liquido amniotico) – e della nostra rinascita, ossia quella dallo Spirito, per raggiungere il regno di Dio.

Perciò queste parole del Signore non sono da comprendere simbolicamente, come MacArthur suppone: "L’acqua, della quale parlava Gesù, era intesa solo simbolicamente, così come essa venne impiegata nell’Antico Testamento per la purificazione", ma sono la spiegazione letterale di un processo del tutto reale: nessuno può effettivamente avere accesso all’eternità, se non è sia nato fisicamente e poi anche spiritualmente rinato.

Similmente come più sopra, nel suo Vangelo, Giovanni anche nella sua prima lettera ha utilizzato la definizione "venuto con acqua" per la nascita – questa volta quella del Signore Gesù. Qui si tratta per lui di dimostrare che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, nacque come essere umano (nella carne).

Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, cioè Gesù Cristo.

1Gio 5,5 Chi è che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figlio di Dio? 5,6 Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, cioè Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che ne rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. 5,7 Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: 5,8 lo Spirito, l'acqua e il sangue, e i tre sono concordi. 1Gio 5, 5- 8;

1Gio 4,2 Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; 4,3 e ogni spirito che non riconosce pubblicamente Gesù, non è da Dio, ma è lo spirito dell'anticristo. Voi avete sentito che deve venire; e ora è già nel mondo. 1Gio 4, 2- 3;


Anche qui la nascita, l’"essere venuto nella carne" (1Gio 4,2), viene spiegata in 1Gio 5,6 con "venuto con acqua". E come mostra la successiva frase in questo versetto, in entrambi i testi è anche lo Spirito che attesta che Gesù Cristo nacque come essere umano. Questa è la dichiarazione chiave di questi due capitoli, che Gesù Cristo – sebbene Figlio di Dio – eppure, nacque nella carne come essere umano.

E questa è dunque la "testimonianza", cui ci si riferisce in 1Gio 5,8:

L’acqua è la nascita nella carne e la testimonianza che il Figlio di Dio è divenuto essere umano.
Il sangue è la morte nella carne (Giov 1,29) e la testimonianza della Nuova Alleanza (Luca 22,20).
E lo Spirito è ciò che testimonia questo. Ma non solo la nascita e la morte del Signore, ma anche la sua Risurrezione come primizia (1Cor 15,20-21) di quelli che sono nati dallo Spirito (Giov 3,8).


Alcuni esegeti ritengono ora in entrambi i casi, sia nel Vangelo di Giovanni, che anche nella prima lettera di Giovanni, di dovere interpretare l’"acqua" – e dunque il liquido amniotico, dal quale deve essere nata ogni creatura umana, e che è la prova della sua origine terrena – come il battesimo cristiano. A prescindere dal fatto che Nicodemo si sia probabilmente a malapena confrontato con il battesimo cristiano e perciò non abbia nemmeno compreso questo riferimento, la dichiarazione del Signore in Giov 3,6: "Quello che è nato dalla carne, è carne" dà una chiara conferma della concezione che qui si sta parlando della nascita biologica, carnale dall’acqua. Ed anche in 1Gio 4,2 e 5,6 con la definizione "venuto nella carne" e "venuto con acqua" è intesa senza ombra di dubbio la nascita e non un battesimo.

L’"acqua" nella dichiarazione del Signore in Giov 3,5 "se uno non è nato d'acqua e di Spirito" si riferisce dunque alla nostra nascita biologica, carnale. Quindi, di conseguenza, lo "Spirito" deve riferirsi alla nascita spirituale, alla rinascita. Tuttavia, in queste dichiarazioni del Signore non vi è una spiegazione del contesto né un riferimento al momento di questa rinascita dallo Spirito. Eppure altrove abbiamo un riferimento del tutto concreto del Signore stesso, su cosa sia questo evento e quando esso sia da fissare dal punto di vista temporale.

Nella nuova nascita, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria.

Mat 19,28 E Gesù disse loro: «Io vi dico in verità che nella rinascita, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi, che mi avete seguito, sarete seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. Mat 19,28;

Mat 25,31 «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso. 25,32 E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; Mat 25,31-32;


Qui il Signore Gesù stesso fa delle dichiarazioni sulla rinascita. Tuttavia, questa – sulla base dei riferimenti nel contesto – è una rinascita, che evidentemente si trova ancora nel futuro. Questo è quel momento in cui il Signore siederà sul trono della sua gloria e giudicherà il mondo. Anche gli Apostoli siederanno allora su troni e giudicheranno le dodici tribù di Israele. Questo dunque è il tempo del Giudizio Universale. E l’avvenimento che precede immediatamente il Giudizio Universale è la Risurrezione Universale. Tutti gli esseri umani di tutti i popoli risusciteranno dai morti per andare al cospetto del giudizio di Dio. E questa risurrezione, nella quale i morti attraverso lo Spirito vengono rimessi in vita e fatti nascere di nuovo, il Signore la chiama ora la vera rinascita.

Sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione.

Luc 20,34 Gesù disse loro: «I figli di questo mondo sposano e sono sposati; 20,35 ma quelli che saranno ritenuti degni di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti, non prendono né danno moglie; 20,36 neanche possono più morire perché sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione. Luc 20,34-36;


(Vedi anche tabella 13: "Il giudizio sui popoli risorti.)".)


Poiché i farisei – a differenza dei sadducei – credevano alla risurrezione, si può desumere da questo che Nicodemo, in quanto fariseo, avesse compreso questo riferimento. I seguenti versetti del discorso di Nicodemo confermano allora anche questa visione delle cose:

Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito.

Giov 3,7 Non ti meravigliare se ti ho detto: "Bisogna che nasciate di nuovo". 3,8 Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito». 3,9 Nicodemo replicò e gli disse: «Come possono avvenire queste cose?» 3,10 Gesù gli rispose: «Tu sei maestro d'Israele e non sai queste cose? 3,11 In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo di ciò che abbiamo visto; ma voi non ricevete la nostra testimonianza.3, 12 Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti? Giov 3, 7-12;


La parola greca che qui sopra in Giov 3,7 (ed anche prima in Giov 3,3) sta per "di nuovo", ossia anothen, significa come avverbio "dall’alto, dall’altezza in giù" (così anche nella traduzione interlineare Nestle-Aland di Dietzfelbinger) e in Giov 3,31 e 19,11 viene tradotto anche da tutte le traduzioni con "dall’alto". Poiché tuttavia anche i traduttori non hanno compreso il reale significato di questa frase, in Giov 3,3.7 essi non hanno scelto la variante spaziale "dall’alto", ma la variante temporale "di nuovo" e dunque hanno impedito la corretta interpretazione di questa dichiarazione del Signore sulle generazioni.

Non è dunque sorprendente, che esseri umani che non sono ancora morti e risorti e dunque che non furono nati dall’alto, non possano ciò che il Signore in Giov 3,8 attribuisce ai rinati. Con questa caratterizzazione dello spiritualmente rinato, i rappresentanti di una "rinascita" spirituale dell’essere umano quando ancora in vita, ossia nella la sua conversione, hanno un problema di spiegazione. Se più sopra si dice che ogni rinato dallo Spirito è paragonabile al vento che "soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va", allora queste persone dovrebbero potere applicare queste qualità anche a se stessi in quanto "rinati". Essi dovrebbero allora mostrare quelle abilità che aveva anche il Signore, quando dopo la sua risurrezione dai morti era rinato e passava attraverso muri e porte e i discepoli non sapevano da dove venisse e dove andasse.

Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro.

Giov 20,26 Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 20,27 Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». 20,28 Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!» Giov 20,26-28;


Questo, ora, è il segno distintivo sicuro di un rinato spiritualmente, e tra i cristiani "rinati" non se ne troverà nemmeno uno che voglia affermare di potere mostrare simili qualità già durante la vita e dunque in questo senso di essere rinato. Vi saranno simili rinati effettivamente per la prima volta nel Millennio, dopo la Prima Risurrezione. Gli esseri umani viventi sulla terra allora potranno fare simili esperienze con i martiri risorti, che in quanto sacerdoti di Dio e di Cristo risorgeranno e regneranno con il Signore sulla terra (Apoc 20,4-6).

(Vedi anche capitolo 12: "La Risurrezione.")



La rigenerazione.

Ora, nella Scrittura abbiamo ancora qualche altra menzione di "rinato".

Ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo.

1Piet 1,3 Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, 1,4 per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi, 1,5 che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi. 1Piet 1, 3- 5;


Anche Pietro qui in 1Piet 1,3-5 parla del fatto che siamo rinati. Egli dice: Dio ci ha fatto rinascere. E cioè rinati ad una speranza vivente. Speranza di cosa? Speranza di un’eredità imperitura, immacolata e immutabile. Attraverso cosa? Attraverso la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.

La nostra rinascita secondo Pietro è dunque una speranza. Questa speranza ha come base la risurrezione del Signore. Poiché nostro Signore è risorto dai morti, anche noi abbiamo la speranza di risorgere e di essere spiritualmente rinati. Lo scopo di questa risurrezione e dunque anche di questa speranza, è un’eredità imperitura, e dunque immortale, eterna, in breve: la vita eterna. Questa vita eterna ora per noi è custodita in cielo, come dice Pietro.

Ora, questa dichiarazione del Signore, più avanti sopra in Giov 3,5, "se uno non è nato d'acqua e di Spirito", conferma la necessità di queste due nascite per il cristiano salvato, ma permette anche di riconoscere le circostanze del tutto simili di questi due avvenimenti – della prima nascita corporea e della rinascita spirituale. La meta finale della prima è la vita terrena, della rinascita la vita eterna. Il tempo della "buona speranza" in senso biologico dura nove mesi dalla procreazione fino alla nascita, e poi il bambino vede la luce del mondo. La speranza dei credenti dura fino alla risurrezione dei morti e alla loro rinascita. E anche loro poi vedono la luce di un altro mondo, di un mondo nuovo. Ossia la luce e il mondo di Dio e dell’Agnello. Ed essi allora, dopo la rinascita, sono "figli della risurrezione", come il Signore ci dice qui sotto.

Sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione.

Luc 20,34 Gesù disse loro: «I figli di questo mondo sposano e sono sposati; 20,35 ma quelli che saranno ritenuti degni di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti, non prendono né danno moglie; 20,36 neanche possono più morire perché sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione. Luc 20,34-36;


(Vedi anche capitolo 13: "Il Giudizio Universale.")

Ora però Pietro più avanti sopra, in 1Piet 1,3, parla del fatto che "nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza vivente". Ciò significa però che Dio ci ha posto in questa posizione affinché possiamo avere questa speranza. Da ciò ne consegue che, dalla prospettiva temporale, fummo "rigenerati" all’inizio di questa speranza. Perciò questo non si può riferire alla rinascita alla fine del mondo, dove ogni speranza sarà già esaudita. È quindi evidente che questa dichiarazione di Pietro e il verbo "rinato" si riferiscono all’inizio di questa speranza, all’inizio della nostra vita di fede sulla terra. Analogamente al decorso biologico, quindi, l’adeguata definizione a tale proposito è "rigenerazione".

Fecondati da seme incorruttibile.

Ma consideriamo obiettivamente anche il secondo punto in questo capitolo in cui Pietro utilizza il termine "rigenerato".

Siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, cioè mediante la parola vivente e permanente di Dio.

1Piet 1,23 perché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, cioè mediante la parola vivente e permanente di Dio.

1,24 Infatti, «ogni carne è come l'erba, e ogni sua gloria come il fiore dell'erba. L'erba diventa secca e il fiore cade; 1,25 ma la parola del Signore rimane in eterno» (Isa 40,6-8). E questa è la parola della Buona Notizia che vi è stata annunciata. 1Piet 1,23-25;


Questa rinascita che Pietro intende qui, avviene dunque da un seme incorruttibile. Come vediamo, fa un paragone qui con la nascita biologica o per lo meno con la riproduzione naturale, alludendo al fatto che questa – a differenza della rinascita spirituale – avviene da un seme corruttibile. Anche qui però abbiamo un riferimento al fatto che Pietro intende propriamente la procreazione e la fecondazione. La fecondazione con un seme corruttibile o incorruttibile e non già una nascita. Ed egli ci dice anche attraverso cosa avviene questa fecondazione spirituale, questa rigenerazione: attraverso Parola viva di Dio. È dunque nostro Signore Gesù Cristo, che è questa Parola viva di Dio (Giov 1,1; Apoc 19,13), che ha fecondato il nostro spirito.

E se consideriamo ancora una volta l’idea menzionata all’inizio della "rinascita" quando il credente è ancora in vita nella sua conversione, riconosciamo che questa definizione è falsa. Così come alla nascita biologica deve precedere un atto della procreazione biologica, la rinascita spirituale necessita di una precedente procreazione spirituale. Con la nostra conversione, dunque, non siamo rinati, ma siamo prima di tutto fecondati spiritualmente e dunque rigenerati.

Ciò che effettivamente ha avuto luogo con la nostra conversione, è dunque la fecondazione spirituale attraverso la Parola viva di Dio. Dunque la rigenerazione e non ancora la rinascita. Il nostro spirito è fecondato – se così si vuole in "altre circostanze" – siamo in una "buona speranza" di una rinascita. Mentre perciò il Signore in Mat 19,28 utilizza per "rinascita" la definizione greca paliggenesia, nel testo originale greco in 1Piet 1,3.23 e Giov 1,13; 1Gio 2,29; 3,9; 4,7; 5,1.4.18 il participio greco anagegennemenoi per "rinato" e gegennetai, l’infinito, per "nato". Entrambi i verbi possono essere tradotti sia come "(ri)generato" che anche come "(ri)nato". E poiché i traduttori non conoscevano il più profondo background della dichiarazione del Signore in Giov 3,7-8, essi invece che con "rigenerato" e "generato" hanno tradotto con i più comuni "rinato" e "nato" (si veda Nestle-Aland e le note alla Bibbia di Elberfelder).

II Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere.

1Piet 1,3 Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti. 1Piet 1, 3;

Siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile.

1Piet 1,23 perché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, cioè mediante la parola vivente e permanente di Dio.1Piet 1,23;


L’identità della vera, giusta rinascita con la risurrezione dai morti la riconosciamo anche nell’Apocalisse di Giovanni, dove il Signore Gesù viene definito in relazione con la sua risurrezione come il "primogenito dei morti".

Gesù Cristo,  il primogenito dei morti.

Apoc 1,4 Giovanni, alle sette chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che sono davanti al suo trono 1,5 e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, 1,6 che ha fatto di noi un regno e dei sacerdoti del Dio e Padre suo, a lui sia la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. Apoc 1, 4- 6;


Ora si potrebbe obiettare che comunque non è così importante se con la nostra conversione siamo spiritualmente rinati o spiritualmente rigenerati. L’intero sfoggio vale appena la candela, la cosa essenziale è che siamo convertiti. Ma qui risulta vero il noto detto: "Nel momento in cui pensiamo in termini differenti, pensiamo anche in altre direzioni". E se ci confrontiamo con i background e le circostanze dettagliate del caso, riconosciamo che proprio questa posizione superficiale ha condotto ad una situazione della quale MacArthur nel suo libro a ragione si lamenta e che concretizza con la domanda:

"Perché dovremmo credere che persone che non hanno rotto con l’adulterio, la fornicazione, l’omosessualità, l’inganno e tutte le possibili forme di dissolutezza, siano davvero rinate?"


Le cause di questa contraddizione si possono riconoscere dalle caratteristiche comuni dello sviluppo biologico e spirituale dalla procreazione fino alla nascita. La nostra conversione è la fecondazione spirituale, la rigenerazione. La rinascita spirituale è la risurrezione (Prima Risurrezione o Risurrezione Universale), e corrisponde alla nascita corporea sul piano biologico. In entrambi i casi veniamo dal "buio" e vediamo la luce di un nuovo mondo. Ma il tempo dalla procreazione fino alla nascita è sia qui che là non senza pericolo. Tutto ciò che tra la procreazione biologica e la nascita biologica può pregiudicare o addirittura terminare lo sviluppo del bambino, può – in senso figurato, spirituale – anche impedire lo sviluppo del cristiano. Un’evidente rappresentazione allegorica di questi pericoli la troviamo del resto nel libro "Pilgrim’s Progress" (Il viaggio del pellegrino) di John Bunyan.

E così come purtroppo non tutti i bambini procreati biologicamente nascono, nemmeno tutti i cristiani rigenerati spiritualmente rinascono. Molti finiscono come "nati morti" spirituali e rinnegano la fede. Ora, chi ha affermato che con la nostra conversione "rinasciamo", e per giunta che i "rinati" non possono andare perduti, ha dunque naturalmente le sue difficoltà di spiegazione. E qui vengono allora addotti i più incredibili argomenti per spiegare questo. In questo caso, però, già la concezione di base è falsa: ad eccezione del Signore, sulla terra non è ancora rinato nessuno.

E per tornare al libro di John F. MacArthur: dopo l’analisi compiuta qui sopra, diviene chiaro che proprio quei problemi nelle congregazioni che MacArthur descrive e a ragione critica, evidentemente sono una conseguenza della falsa interpretazione di questa parola del Signore. Mentre "rinato" insinua uno stato compiuto, concluso – che è poi la base per la logica dichiarazione secondo la quale un rinato non può andare perduto – , siamo effettivamente stati solo rigenerati e abbiamo ancora l’intera "gravidanza" spirituale (la nostra ulteriore vita di fede fino alla nostra morte e alla risurrezione, che poi è la vera rinascita) con tutti i possibili problemi e difficoltà ancora davanti a noi.

Se perciò si sa che noi in quanto cristiani convertiti non siamo ancora rinati, ma solo rigenerati, diviene chiaro che non possiamo dormire sugli allori. Dobbiamo giorno per giorno verificare il nostro pensiero e il nostro agire, per potere riconoscere tempestivamente gli errori e correggerli. Diviene poi anche comprensibile che vi sono sempre fratelli e sorelle che si allontanano dalla retta via o soprattutto che rinnegano la fede. E per questo non abbiamo più alcun problema di spiegazione: è un processo triste, ma non inspiegabile. Infine, le poco affettuose insinuazioni diventano superflue, come per esempio l’osservazione: "Dato questo comportamento, non può essere un cristiano rinato". No! Egli non lo è! Ma nemmeno noi lo siamo! Nessuno di noi è rinato! Siamo solo rigenerati e quindi non abbiamo ancora un "posto fisso" riservato in cielo!

Questo nesso si può ricostruire anche in altre parabole del Signore. Come più sopra ci dice Pietro, in 1Piet 1,23 (in traduzione corretta), siamo "rigenerati da un seme incorruttibile". Tuttavia, questo seme necessita di un buona terra, deve costruire radici e crescere dentro di noi e resistere ai diversi influssi mondani dell’ambiente. E proprio questo conferma il Signore nella parabola del seminatore:

Ma quello che ha ricevuto il seme in terra buona, è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto.

Mat 13,18 «Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore! 13,19 Tutte le volte che uno ode la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quello che è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada.

3,20 Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, 13,21 però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato.

13,22 Quello che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ode la parola; poi gli impegni mondani e l'inganno delle ricchezze soffocano la parola che rimane infruttuosa. 13,23 Ma quello che ha ricevuto il seme in terra buona è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l'uno rende il cento, l'altro il sessanta e l'altro il trenta». Mat 13,18-23;


Nel testo qui sopra dell’interpretazione del Signore della parabola del seminatore, in Mat 13,18-23, si parla del seme. È il seme di grano, che il seminatore semina nel campo. Nella spiegazione, comprendiamo che questo seme – così come più sopra il "seme incorruttibile" in 1Piet 1,23 – è la Parola di Dio.

Comprendiamo inoltre che tutte le quattro "qualità della terra" furono per così dire seminate con semi. Ciò significa – e questa informazione è molto importante – che la Parola di Dio fu annunciata a tutti i quattro gruppi di esseri umani. E per di più: a parte il primo gruppo, il seme è germogliato anche in tutti i gruppi, essi hanno dunque accolto positivamente la Parola di Dio, il Signore Gesù – essi furono spiritualmente fecondati, e dunque rigenerati.

Ma cosa accade alla fine? Così duro come il cammino sul quale il seme fu seminato, è anche il cuore del primo gruppo. Il seme, la Parola di Dio, non trova alcun appoggio per mettere radici. Di questa sua durezza di cuore, però, questo essere umano non è senza colpa. Come il cammino che centinaia di esseri umani dovettero percorrere, per renderlo così duro come esso è, anche questa prima persona in passato dovette chiudere e indurire il suo cuore centinaia di volte, per diventare così duro da non potere più alla fine accogliere la Parola di Dio. Questo è l’unico che non fu fecondato e rigenerato spiritualmente.

Nel secondo gruppo le cose si presentano un po’ diversamente. È quel tipo di essere umano che ci dimostra il più chiaramente possibile in quale pericolo ci mettiamo con una superficialità acritica. Egli ha una buona terra, un buon cuore. Ma solo molto superficiale. Sotto il sottile buono strato superiore del terreno, egli ha una roccia dura. La sua conversione e la sua fede non sono mai penetrate in profondità. Egli fu fecondato ed ha mostrato un certo interesse, ma poi si è presto rivolto di nuovo a cose più piacevoli.

La conseguenza di questo è che il seme trova una buona terra e mette radici. Sulla base della poca profondità e del sottosuolo roccioso, che riflette il calore, la terra ora si riscalda anche molto più velocemente di un terreno coltivabile profondo. Il seme si sviluppa molto velocemente e germoglia con piena forza. La Parola fu dunque accolta con pieno entusiasmo. Vi fu una vera conversione. E tutti i fratelli e le sorelle sono pieni di gioia e orgogliosi di questa prova di forza della Parola di Dio – come essi suppongono.

Tuttavia, presto – troppo presto – il sottosuolo roccioso è raggiunto. Il seme di grano vuole piantare radici più profonde, ma le rocce sotto la terra glielo impediscono. In termini puramente esteriori, nulla è cambiato in questo essere umano. Egli è ancora proprio così come era nel momento della sua conversione. E proprio così come allora si è rivolto pieno di entusiasmo alla Parola di Dio, ora egli si volge – di nuovo pieno di entusiasmo – ad un qualunque altro obiettivo. Era per lui un po’ troppo faticoso essere all’altezza di ciò che le persone si aspettavano da lui. I suoi amici l’hanno anche già preso in giro. E inoltre diventava a poco a poco monotono. Egli preferisce la varietà.

Ora, del terzo gruppo si può affermare a buon diritto che esso era un essere umano credente, un rigenerato. Egli ha accolto la Parola, nel suo cuore ha anche "terreno coltivabile" sufficientemente profondo per far mettere radici alla Parola. Tuttavia qui vi sono le "spine". O egli è povero e non sa da dove prendere il denaro per il prossimo pasto per sé e per la sua famiglia, o è ricco e non sa come dovrebbe investire al meglio il suo denaro affinché esso non vada perduto con la crisi, l’inflazione e la svalutazione.

Entrambi hanno dunque delle preoccupazioni. Di natura fondamentalmente diversa, ma in entrambi i casi sono preoccupazioni. E queste preoccupazioni nascondono loro la luce. Il seme di grano non può crescere bene nel migliore terreno senza luce. E l’essere umano più credente non può a lungo andare rimanere credente senza le amorevoli attenzioni del suo Dio. Tuttavia a questa terza persona le sue preoccupazioni rubano sia il tempo sia anche lo spazio nel suo cuore per il suo Dio. Così come il seme di grano, anche la fede di questo essere umano viene soffocata e muore e non reca alcun frutto. Similmente come nel caso della riproduzione naturale – non importa se pianta o animale – dove anche in quel caso non tutte le fecondazioni hanno successo, ora, anche i primi tre gruppi in questa parabola furono rigenerati attraverso lo Spirito di Dio, ma hanno ucciso il seme – per così dire un "procurato aborto" spirituale.

Diverso è nel caso del quarto e ultimo gruppo di questa serie. Propriamente non è uno, ma sono tre. Tutti e tre hanno gli stessi presupposti. Terriccio morbido, profondo, nessun intrico di spine, che nasconde la luce. La loro fede cresce bene, Dio li benedice e tutti e tre recano il frutto. La differenza in loro non sta nella qualità, ma soltanto nella quantità della loro fecondità. Il primo cento volte, il secondo sessanta volte, e il terzo trenta volte. La ragione di questa diversa fecondità non ci viene menzionata. Tuttavia dovremmo domandare meno perché uno reca meno dell’altro che non piuttosto perché l’altro reca più di un frutto.

Tra questi tre possono esservi allo stesso modo esseri umani ricchi o poveri come in quel gruppo "tra le spine". Non sono le circostanze esterne che presentano un ostacolo alla fede, ma è l’importanza che attribuiamo a tali circostanze. Dipende da noi se diventano spine che mettono in ombra le nostre vite completamente o semplicemente problemi che devono essere risolti di giorno in giorno – problemi importanti sicuramente, ma che in nessun modo minacciano la vita.

In questa parabola del Signore del seminatore riconosciamo dunque del tutto chiaramente che il seme fu seminato in molti, ma che non in tutti esso può crescere bene. Sul piano umano, questo è paragonabile sia allo sviluppo fisico che allo sviluppo spirituale dell’essere umano: la semina, e dunque la fecondazione e la rigenerazione hanno avuto luogo, e poi segue il periodo di crescita, dunque la gravidanza o la vita di fede e solo alla fine allora il raccolto, e dunque la nascita e la rinascita (risurrezione).

E così poco come il seme, quando esso fu seminato nel terreno, diventa subito spiga, poiché esso è prima di tutto solo un seme e deve ancora crescere e crescere bene e a tale proposito resistere ad alcune avversità, così anche una cellula uovo subito dopo la sua fecondazione non è naturalmente ancora un bambino completamente cresciuto, ma necessita dello sviluppo e della crescita nel grembo materno e anche durante questo periodo può essere confrontato con problemi di salute e di altra natura. E così anche un cristiano subito dopo la sua conversione non è ancora rinato, ma solo rigenerato, e nella sua vita di fede deve dare buona prova di sé, finché egli dopo la sua morte e la sua risurrezione – dunque dopo l’effettiva rinascita – vede la sua nuova vita.

Ora, se si applicasse la prassi in molte congregazioni cristiane, che definiscono "rinati" i fratelli e le sorelle convertiti, alla parabola qui sopra del Signore del seminatore, il seme appunto seminato dovrebbe immediatamente essere di nuovo dissotterrato e venduto come frumento. E questo è del tutto assurdo, come se una madre in dolce attesa volesse allattare la sua cellula uovo fecondata. La qualità – e la responsabilità!! – che si attribuisce ai fratelli e alle sorelle nuovamente convertiti, definendoli e considerandoli rinati, conduce spesso allora nella successiva vita di fede a grossi problemi. Non ultimo poiché questi fratelli e sorelle riconoscono istintivamente da sé che non possono proprio assolutamente essere all’altezza nella loro vita di queste pretese.

Così come la chiesa cattolica in un modo totalmente lontano dalla realtà prescrive ai suoi sacerdoti un celibato che così non ha alcuna base nella Scrittura e che ha condotto a tristi aberrazioni, come l’omosessualità e l’abuso dei bambini nel clero cattolico di tutto il mondo, nelle congregazioni evangeliche si assegna ai fratelli e alle sorelle in una totale sopravvalutazione delle loro capacità e del loro effettivo stato di fede, il predicato "rinati", senza essere consapevoli delle conseguenze che provoca una simile procedura.



 

La sicurezza della salvezza.

Ora, di recente, mi scrisse una cara sorella nel Signore e frequentatrice del sito Immanuel.at, la signora Brunhilde Bollmeyer, come reazione alle mie simili argomentazioni nel discorso 69 ("La predestinazione e gli eletti").

"In Es 33,19, Dio dice: farò grazia a chi vorrò fare grazia e avrò pietà di chi vorrò avere pietà. Questa dichiarazione la riprende Paolo in Rom 9,15. Anche Giov 6,44.65; 15,16.19; 17,2.6.9.24 parlano piuttosto di un’azione di Dio o qui tralascio qualcosa? I suoi riferimenti alla possibilità della cancellazione dal libro della vita sollevano in me domande sulla sicurezza della salvezza".


Tenendo conto del background in molte congregazioni della dottrina che i fratelli e e le sorelle convertiti sono già rinati – invece di essere solo rigenerati -, con cui poi viene affermata la "ineluttabilità dell’eterna salvezza del cristiano rinato", questo argomento è naturalmente del tutto giusto ed è la logica conseguenza di simili insegnamenti. Mentre i passi biblici citati più sopra dalla signora Bollmeyer furono trattati tutti nel discorso 69, qui dovrebbe essere considerato quel testo della Scrittura che fa le più forti dichiarazioni sul tema di una sicurezza della salvezza ed al quale si riferiscono costantemente in questo contesto anche i rappresentanti di questa visione:

 Io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano.

Giov 10,27 Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; 10,28 e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. 10,29 Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. 10,30 Io e il Padre siamo uno». Giov 10,27-30;

Se questo testo viene citato nelle congregazioni e viene annunciata ai fratelli e alle sorelle la loro sicurezza della salvezza, ora, non è sorprendente se la maggior parte accoglie con gioia questa notizia e la trasmette ad altri nella sua vita. Essi sono allora anche piuttosto scioccati quando sentono o leggono che questo non è ancora la completa verità e che una simile sicurezza della salvezza nella Scrittura non c’è. Per giunta, se – come in alcune denominazioni cristiane – questa visione viene disseminata in un modo tale, che il cristiano perciò non può andare perduto, perché egli fu scelto personalmente da Dio (predestinazione) e perciò già sulla terra ha per così dire un passaporto per l’eternità. Quindi per fornire la prova della correttezza della concezione rappresentata qui, vogliamo proprio considerare un’ulteriore parabola del Signore, che tratta allo stesso modo di pecore:

Così il Padre vostro che è nei cieli vuole che neppure uno di questi piccoli perisca.

Mat 18,12 Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e una di queste si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti per andare in cerca di quella smarrita? 18,13 E se gli riesce di ritrovarla, in verità vi dico che egli si rallegra più per questa che per le novantanove che non si erano smarrite. 18,14 Così il Padre vostro che è nei cieli vuole che neppure uno di questi piccoli perisca. Mat 18,12-14;


Come possiamo desumere dall’ulteriore contesto, qui il Signore parla dei bambini e ad una prima occhiata, ora, anche questo testo sembra confermare la concezione di una sicurezza della salvezza. Se tuttavia si considerano queste dichiarazioni più precisamente, si riconosce la differenza rispetto alla parabola qui sopra. Mentre là il Signore parla del fatto che le sue pecore nell’eternità non vanno perdute, qui si dice che esse possono smarrirsi. E la dichiarazione "E se gli riesce di ritrovarla" ci pone davanti agli occhi il fatto che non è nemmeno sicuro se la pecora smarrita possa essere effettivamente ritrovata. E dunque vogliamo considerare ora ulteriori dichiarazioni della Scrittura, dove questo nesso – lo smarrirsi di una pecora e cioè l’apostasia di un credente cristiano ("rinato") – viene menzionato:

Infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che manteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio.

Ebr 3,12 Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente; 3,13 ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si può dire: «Oggi», perché nessuno di voi s'indurisca per la seduzione del peccato. 3,14 Infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che manteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio. Ebr 3,12-14;


Qui l’autore della lettera agli Ebrei mette in guardia i fratelli e le sorelle dal fatto di rinnegare il Dio vivente. Se ogni cristiano credente avesse automaticamente una "sicurezza della salvezza", se dunque l’"ineluttabilità dell’eterna salvezza del cristiano rinato" fosse effettivamente biblica, questo probabilmente non sarebbe stato necessario. E nel versetto Ebr 3,14 viene concretizzato che solo dopo siamo diventati partecipanti di Cristo, se teniamo a mente con fermezza fino alla fine l’iniziale fiducia – la nostra fede nel momento della conversione e il primo amore per Dio. Il fatto che questo non riesca assolutamente a tutti i fratelli e le sorelle "rinati", si mostra nel testo seguente:

Infatti quelli che sono stati partecipi dello Spirito Santo e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento.

Ebr 6,4 Infatti quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo 6,5 e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo futuro, 6,6 e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia. Ebr 6, 4- 6;


La dichiarazione qui sopra, in Ebr 6,4: "quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo" conferma una volta per tutte per la seria esegesi biblica che qui si tratta di credenti – e cioè del tutto chiaramente di credenti "rinati". Qui non serve nemmeno alcun tentativo costruito di argomentazione. Colui che ha gustato il dono celeste e ha ricevuto lo Spirito Santo, non può essere né non credente né cristiano di nome, ma deve essere indubbiamente un cristiano "rinato" – più correttamente rigenerato. E di questo si dice poi in Ebr 6,6 che egli ha rinnegato la fede ed è andato perduto. Anche Paolo conferma in 1Cor 15,2 che in quanto cristiani si può rinnegare la fede e che dunque si è giunti alla fede invano.

Il vangelo mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l'ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano.

1Cor 15,1 Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, 15,2 mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l'ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano. 1Cor 15, 1- 2;



La predestinazione.

Specialmente per i rappresentanti di una predestinazione (= la preselezione arbitraria degli esseri umani per mano di Dio, gli uni alla vita eterna e gli altri all’eterna dannazione), come per esempio è insegnato dagli anglicani, che sono dell’opinione che Dio abbia già suddiviso tutti gli esseri umani in "buoni" e "cattivi", cosicché, perciò, i primi devono solo aspettare la risurrezione per avere accesso al regno dei cieli, mentre gli ultimi possono fare ciò che vogliono senza avere nemmeno una possibilità di essere salvati, l’ammonimento di Paolo nella sua lettera ai Romani è degno di attenzione:

Purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso.

Rom 11,19 Allora tu dirai: «Sono stati troncati i rami perché fossi innestato io». 11,20 Bene: essi sono stati troncati per la loro incredulità e tu rimani stabile per la fede; non insuperbirti, ma temi. 11,21 Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmierà neppure te. 11,22 Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bontà di Dio, purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso. Rom 11,19-22;


Per il resto è estremamente sorprendente che questa falsa dottrina di una predestinazione, ossia dunque di una preselezione arbitraria degli esseri umani per mano di Dio, possa avere preso piede nelle congregazioni cristiane. È una prova della totale ignoranza delle dichiarazioni della Scrittura sulla giustizia di Dio. Dio è la giustizia in persona e tutte le altre sue qualità egli le ha subordinate a questo criterio. Così è anche l’amore di Dio, che sempre di nuovo viene definito "infinito", mentre è grandissimo e eppure limitato. Esso finisce là dove la grazia e la misericordia di Dio si sono esaurite e dove comincia la sua giustizia. L’onnipotenza di Dio non potrebbe esistere se essa non fosse guidata dalla sua assoluta giustizia. E fu anche questa assoluta giustizia di Dio che ha reso necessario che il Figlio di Dio abbia dovuto portare sulla croce il sacrificio del riscatto per i peccati del mondo e la salvezza degli esseri umani.

Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.

2Cor 5,21 Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.. 2Cor 5,21;

Tu sei giusto, SIGNORE, e retti sono i tuoi giudizi.

Salmi 119,137 Tu sei giusto, SIGNORE, e retti sono i tuoi giudizi. 119,138 Tu hai prescritto le tue testimonianze con giustizia e con grande fedeltà. Salmi 119,137-138;

La tua giustizia è una giustizia eterna.

Salmi 119,1142 La tua giustizia è una giustizia eterna e la tua legge è verità. 119,143 Affanno e tribolazione m'hanno còlto, ma i tuoi comandamenti sono la mia gioia. 119,144 Le tue testimonianze sono giuste in eterno; dammi intelligenza e io vivrò. Salmi 119,142-144;

Il giudizio di Dio su quelli che fanno tali cose è conforme a verità.

Röm 2,2 Ora noi sappiamo che il giudizio di Dio su quelli che fanno tali cose è conforme a verità. Röm 2,2;

Perché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria.

Rom 10,3 Perché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio; Rom 10, 3;

Giuste e veritiere sono le tue vie, o Re delle nazioni.

Apoc 15,3 e cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell'Agnello, dicendo: «Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore, Dio onnipotente; giuste e veritiere sono le tue vie, o Re delle nazioni. Apoc 15, 3;


E ora, malgrado ciò, alcuni fratelli e sorelle pensano che Dio li promuova come "eletti" senza alcuna azione da parte loro e rifiuti altri. Questa "sovranità" di Dio, così come essi definiscono sfacciatamente un simile modo di procedere, è in verità la mentalità umana di corruzione e nepotismo, che principalmente si concentra sui propri vantaggi e non sull’agire di un Dio assolutamente giusto. E perciò anche la predestinazione è da far risalire ad una falsa interpretazione della Scrittura, nella quale non fu realizzato che Dio all’inizio della storia del mondo nella sua onniscienza aveva preconosciuto tutti quegli esseri umani di tutti i tempi, che nella loro vita abbracceranno una scelta per Dio, e aveva poi scelto questi e li aveva inseriti nel cosiddetto "libro della vita" (1Piet 1,1-2; Rom 8,29). La prima parte di questa storia è stata saltata e allora si è insegnata solo una preselezione elitaria.

E con questa dottrina si postula poi che gli esseri umani non dovrebbero assolutamente più decidersi a favore di Dio. Gli "eletti" da Dio senza alcuna azione da parte loro hanno già una vita eterna e gli altri non la otterranno mai. Ma proprio questo si opporrebbe totalmente alla giustizia di Dio. In Dio domina l’assoluta libertà e nessuno viene costretto alla fede. Del vero background riceviamo spiegazione sia da Pietro sia anche da Paolo.

Pietro, agli forestieri eletti secondo la prescienza di Dio Padre.

1Piet 1,1 Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell'Asia e nella Bitinia, 1,2 eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e a essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate. 1Piet 1, 1- 2;

Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo.

Rom 8,28 Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. 8,29 Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; Rom 8,28-29;


Il Padre nella sua prescienza (onniscienza) ha dunque riconosciuto e scelto o predestinato prima quelli che durante la loro vita si sono decisi in suo favore. Dio li conosce tutti fin dai tempi più remoti per nome e come leggiamo in Giov 10,29, egli ne ha fatto dono di tutti a suo Figlio. Queste sono le pecore che ascolteranno la voce del buon pastore. Essi hanno già la vita eterna prima ancora di essere nati. Ma non sulla base di una preselezione arbitraria per mano di Dio, ma sulla base della loro decisione durante la vita, di accogliere Dio come loro Padre e Gesù Cristo come loro Salvatore.

Poiché, tuttavia, noi esseri umani non possediamo alcuna onniscienza, non abbiamo una simile prescienza, ma riconosciamo sempre solo dopo se un essere umano è salvato, quando egli giunge alla fede, egli fu rigenerato attraverso la Parola viva di Dio e rimane fissato alla fede fino alla sua fine. Chiunque pensi di potersi risparmiare questo sviluppo prescritto da Dio – per esempio attraverso una predestinazione o attraverso una rinascita falsamente interpretata – e possedere subito la vita eterna, commette un errore fatale.

Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio.

2Gio 1,8 Badate a voi stessi affinché non perdiate il frutto delle opere compiute, ma riceviate piena ricompensa. 1,9 Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. 1,10 Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo. 1,11 Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie. 2Gio 1, 8-11


E qui ritorniamo ora anche alle dichiarazioni del Signore in Giov 10,27-30, dove si dice che le sue pecore ascoltano la sua voce ed egli chiamerà le proprie pecore per nome ed esse lo seguiranno.

Io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano.

Giov 10,27 Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; 10,28 e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. 10,29 Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. 10,30 Io e il Padre siamo uno». Giov 10,27-30;


Quando qui i rappresentanti di una predestinazione riferiscono questo passo a se stessi e pensano di essere stati "scelti" da Dio tra tutti gli esseri umani senza alcuna azione da parte loro in un atto di arbitrio, sono invece effettivamente quegli esseri umani dei quali il Padre all’inizio della creazione ha riconosciuto nella sua onniscienza, che durante la loro vita essi si sono decisi a favore di Dio. Sono quelli dei quali il Signore Gesù in Giov 10,29 dice che il Padre li ha dati a lui. Egli li conosce tutti e li chiama con i loro nomi ed essi lo seguono. E a loro egli dà la vita eterna ed essi non vanno perduti nell’eternità. Non perché essi furono predestinati da Dio secondo il principio della casualità, ma perché essi stessi avevano la libera scelta e si sono decisi a favore di questo Dio e di suo Figlio Gesù Cristo.



L’attaccamento alla fede.

Ma, naturalmente, il testo da Rom 11,19-22 citato più sopra ha una rilevante importanza anche per il nostro tema. Stiamo soli attraverso la fede – e non attraverso una preselezione divina elitaria e arbitraria. Se rimaniamo nella bontà di Dio, questo ci spetterà. Se non rimaniamo nella bontà di Dio, cadremo dalla bontà e dalla fede. Questo ce lo dicono tutti questi passi della Scrittura citati qui sopra e in linea di principio l’intero Nuovo Testamento. Tutte le dichiarazioni che promettono la vita eterna, contengono sempre quanto meno una condizione, come per esempio qui la dichiarazione del Signore in Giov 3,36:

Chi crede nel Figlio ha vita eterna.

Giov 3,36 Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui». Giov 3,36;


Dunque, a chi non ubbidisce al Figlio, rimane l’ira di Dio ed è perduto. A tale proposito è totalmente irrilevante se questo essere umano a causa della sua disobbedienza non è mai assolutamente giunto alla fede o se divenne credente e poi ha rinnegato la fede. Proprio questa situazione, che un credente deve essere escluso dalla congregazione dei credenti a causa della disobbedienza, ci viene descritta dal Signore in Mat 18.15-17:

Se tuo fratello ha peccato contro di te, e se rifiuta d'ascoltare, sia per te come il pagano e il pubblicano.

Mat 18,15 «Se tuo fratello ha peccato contro di te, va' e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello; 18,16 ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. 18,17 Se rifiuta d'ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d'ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano. Mat 18,15-17;


Ma, ora, come avviene che il Signore da un lato promette ai credenti: "e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano" (Giov 10,28) e dall’altro qui sopra, in Mat 18,17 ordina che il fratello disobbediente debba essere escluso dalla congregazione e trattato come un pagano e pubblicano? Esattamente qui abbiamo la soluzione del problema e la spiegazione della falsa comprensione di questo nesso.

Come si può riconoscere nella falsa dottrina della predestinazione, nella congregazione siamo sempre molto generosi quando si tratta di attribuire a noi stessi onore e importanza. Ciò vale anche per quelle denominazioni che si vedono come il "nuovo Israele" e vogliono negare al popolo di Dio di Israele qualunque aspettativa di salvezza. Tutte le profezie che furono date ad Israele, vengono quindi riformulate per riferirsi alla congregazione. Tuttavia soltanto quelle positive. Tutti i giudizi e le punizioni che Israele ha ancora da aspettarsi negli Ultimi Tempi, vengono lasciate da parte da questa dottrina in modo finemente accurato.

E altrettanto i 144.000 sigillati (Apoc 7), dei quali la Scrittura dice che sono 12.000 da ciascuna delle 12 tribù di Israele – dunque chiaramente israeliti – , sono reinterpretati e applicati alla congregazione esentasse, con l’affermazione che questi sono "il numero intero di coloro che sono giunti alla fede". Anche la donna sul cielo (Apoc 12), con la corona di 12 stelle, che sta allo stesso modo per il popolo di Dio di Israele con le sue 12 tribù, viene reinterpretata come "la congregazione di tutti i tempi".

(Vedi anche discorso 06: "I 144.000 sigillati: Israeliti o la Chiesa degli Ultimi Tempi?" [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])

(Vewdi anche excursus 10: "La donna sul cielo.")

E così questo accade anche con alcune altre dichiarazioni della Scrittura non riguardanti la congregazione, come i 24 anziani di Apoc 4,10 ss., la sposa dell’Agnello di Apoc 21 (si veda a tale proposito anche la promessa di Dio a Israele in Osea 2,19-20), o i martiri della Prima Risurrezione (Apoc 20,4), dei quali la Scrittura dice che a causa della loro fede furono decapitati – e dunque uccisi. Poiché però di questi martiri si dice anche che essi regneranno come sacerdoti e re nel Regno Millenario con Cristo, questo ha – umiltà cristiana o no – destato in alcune denominazioni la sete di potere ed essi stessi si vedono come futuri "sacerdoti e re", sebbene nessuno di loro mai nella sua vita sia stato anche soltanto minimamente ostacolato a causa della sua fede, tanto meno ucciso. E si credete anche di non potere pretendere dalla congregazione le afflizioni della Grande Tribolazione e perciò si è spostato il Rapimento – contrariamente alle chiare dichiarazioni della Scrittura – prima della Grande Tribolazione.

(Vedi anche discorso 72: "Chi sono i 24 Anciani nel Apocalisse di Giovanni?")

(Vedi anche discorso 15: "Chi è la "sposa dell’Agnello"")

(Vedi anche discorso: 07 "Rapimento e Prima Risurrezione: un unico evento?" [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])

(Vedi anche discorso 65: "Perché il Rapimento deve essere posizionato dopo la Grande Tribolazione." [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


E così anche nel caso della rinascita del cristiano non si era gretti. Una differenza tra rigenerato e rinato, non è questa forse una questione pignola? Questo confonderebbe solo i fratelli e le sorelle e forse da alcuni di loro sarebbe sentita addirittura come indecente, poiché qui si parla di "generare". Dunque, allora, chiamiamo questo rinascita. Ciò suona decisamente meglio. E in riferimento alla sicurezza della salvezza, abbiamo bisogno di qualcosa da tenere stretto. Parlando idealmente, vogliamo la vita eterna immediatamente. E a questo, naturalmente, non si adatta niente di meglio che una "preselezione" per mano di Dio. Qui vi sono poi chiari rapporti: gli uni sono i buoni e gli altri i cattivi. E si può anche determinare da soli se si appartiene ai buoni.

Ciò che a tale proposito venne e viene tralasciato, è la giustizia e l’onniscienza di Dio. Dio non ci libera dalla responsabilità prendendo per noi la decisione. Ogni essere umano nella sua vita deve prendere da solo la decisione, se accettare o rifiutare l’offerta di Dio per la salvezza attraverso il sacrificio del riscatto di suo Figlio. E non importa come va ora questa decisione, essa – in tutta libertà – può essere anche ritirata! Nessun altro è autorizzato davanti a Dio a cambiare questa scelta dell’essere umano – se è una questione di forzare un credente a strapparlo dalla fede, o a costringere un non credente alla fede. Solo questo essere umano stesso ha la libertà di rivedere anche di nuovo la propria scelta. Se tuttavia un cristiano convertito decide poi di nuovo di rinunciare al suo Dio, non ha più alcuna possibilità di tornare indietro. Chi fu fecondato spiritualmente dalla Parola di Dio – e dunque dallo Spirito Santo – e poi di nuovo dissotterra il seme e lo getta come nutrimento agli uccelli, ha privato se stesso della vita eterna. Da questo momento il suo nome è cancellato dal libro della vita.

Ora, il fatto che Dio già dall’inizio della creazione, grazie alla sua onniscienza, conosca la decisione finale di ogni singolo essere umano che ha vissuto e che vivrà, è un fatto biblico, che però per noi esseri umani non è in alcun modo rilevante. Noi vediamo ciò che abbiamo davanti agli occhi, ma già ciò che accadrà nel momento successivo, rimane per noi celato. Perciò non possiamo nemmeno giudicare il definitivo cammino di fede di altri esseri umani. Possiamo e dobbiamo verificare solo il nostro proprio cammino davanti a Dio e in caso di necessità sempre correggerlo di nuovo. E dobbiamo insistere, ossia rimanere fermi nella fede a nostro Signore.

Nessuno può dunque strapparci dalla mano del Signore, nessuno può separarci da Gesù Cristo, il Figlio di Dio – a parte noi stessi. Abbiamo deciso per la fede in Gesù Cristo stesso e possiamo anche di nuovo annullare questa decisione. Dio nella sua giustizia ci lascia la totale libertà. E così come quella pecora nella parabola, che si era smarrita, poiché aveva intrapreso un diverso cammino e si era separata dal gregge, anche noi cristiani stiamo costantemente nel pericolo di lasciare andare per determinate ragioni la mano del Signore. E così come ci mostra il Signore in Mat 18,15-17, egli poi naturalmente ci cercherà anche. Attraverso il discorso con i fratelli e le sorelle o con l’intera congregazione. Ma come anche dai testi della Scrittura più sopra possiamo desumere, vi sono sempre continuamente fratelli e sorelle che non vogliono assolutamente più tornare. Perché essi appunto – come noi tutti – non sono ancora rinati, ma solo rigenerati e non hanno alcuna garanzia per l’eternità.

Infatti quelli che sono stati partecipi dello Spirito Santo e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento.

Ebr 6,4 Infatti quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo 6,5 e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo futuro, 6,6 e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia. Ebr 6, 4- 6;

(Vedi anche discorso 83: "L’onniscienza di Dio è un controsenso alla libera volontà dell’uomo?" [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


E proprio questo viene spesso sottaciuto dai predicatori con la citazione da Giov 10,27-30 e passi similari. Non per malevolenza, ma perché spesso essi si concentrano solo su ciò che "aumenta le quote", su ciò, dunque, che il pubblico vuole sentire. Si insegna ciò che gli ascoltatori vogliono che sia loro raccontato, ma tralasciano il punto più significativo di tutto. E da questo risultano poi simili dottrine come là la predestinazione e qui la rinascita quando si è ancora in vita e la sicurezza della salvezza per sempre e in eterno. Proprio così bene si potrebbe esporre a una madre immediatamente dopo il concepimento una garanzia che suo figlio nascerà assolutamente sano e senza complicazioni. Un’assurdità totale, dunque.

Perciò, secondo la Scrittura non vi è né una rinascita mentre si è ancora in vita né una sicurezza della salvezza così come spesso predicato ai fratelli e alle sorelle. Siamo sicuri della nostra salvezza soltanto quando siamo morti, e siamo rinati solo quando risuscitiamo dai morti.

Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.

Mat 10,22Sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato. Mat 10,22;

Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.

Mat 24,12 Poiché l'iniquità aumenterà, l'amore dei più si raffredderà. 24,13 Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato. Mat 24,12-13;

Se manteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e la speranza di cui ci vantiamo.

Ebr 3,6 ma Cristo lo è come Figlio, sopra la sua casa; e la sua casa siamo noi se manteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e la speranza di cui ci vantiamo. Ebr 3, 6;

Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda.

Apooc 2,11 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda". Apoc 2,11;


E con ciò si risolve anche la contraddizione tra molti dei cosiddetti cristiani "rinati" e il loro comportamento. Essi non sono rinati, ma solo rigenerati e si trovano fino alla fine della loro vita in uno stadio di sviluppo spirituale. E perciò nella loro vita possono sempre continuamente presentarsi dei problemi di fede, fino addirittura all’apostasia della fede.

Tuttavia, poiché questa dottrina di una rinascita quando si è ancora in vita non viene messa in discussione e non viene in tal modo riconosciuto il fatto che si tratta solo di una rigenerazione – con tutti i relativi pericoli e le insufficienze, questi fratelli e sorelle vengono allora subito classificati e emarginati come ipocriti, cristiani superficiali solo di nome, etc., invece di condurre con loro un discorso serio e – con tutto l’amore – ammonirli e indurli alla conversione.

Se ciò non serve a nulla, due o tre fratelli e sorelle dovrebbero ripetere questi ammonimenti e infine l’intera congregazione dovrebbe emettere un giudizio a tale proposito. Solo quando non si viene dato ascolto a tutto questo, questo essere umano dovrebbe essere escluso dalla congregazione.

Ora, poiché per i cristiani rigenerati non possono essere applicati quegli standard che varranno per gli esseri umani effettivamente rinati solo dopo la loro risurrezione, necessitiamo di una base di orientamento biblicamente fondata, per verificare il nostro comportamento e la direzione del nostro cammino di fede e in caso di bisogno poterlo correggere. E qui le argomentazioni di MacArthur nel suo libro – anche se egli si volge ai cristiani "rinati" – sono estremamente utili e testimoniamo di una profonda conoscenza della situazione attuale nelle congregazioni, così si può desumere dal seguente estratto.



(I testi in cornice nera sono citazioni fatte da visitatori di questo sito o da altri autori!)

(Parlare senza agire: il peccato delle parole vuote. / Libro J. F. MacArthur, pagina 187ss)

L’autoesame oggi è importante come sempre. Se le statistiche ci dicono che vi sarebbero nel mondo più di un miliardo di cristiani, allora ci si deve chiedere chi ha stabilito i criteri per questo. In ogni caso, questi numeri non si adattano a ciò che Gesù ha detto sul largo cammino e su quello stretto. Se si figura in un’indagine statistica in quanto cristiani rinati, questa non è ancora una garanzia per l’eterna destinazione.

Nella congregazione vi sono più categorie di esseri umani traviati. Ovviamente vi sono qui gli ipocriti, che appaiono solo pii. Altri sono i cristiani superficiali solo di nome, che si chiamano così soltanto perché a partire dai giorni dell’infanzia sono andati alla scuola domenicale e hanno abbracciato una "decisione per Cristo", ma non si interessano assolutamente di ciò che propriamente la fede rappresenta. Altri ancora si impegnano così fortemente nelle funzioni della chiesa; essi conoscono i fatti del Vangelo, ma non obbediscono alla Parola di Dio. Forse frequentano le messe, perché vorrebbero sentirsi bene, oppure perché sperano di ricevere una benedizione e vogliono esperire guarigioni, miracoli e doni soprannaturali. Forse essi si sono anche dedicati alla confessione, alla congregazione, all’organizzazione, ma non alla Parola di Dio. Alcuni si occupano anche di teologia, ma solo per interesse accademico. Ma quali che possano essere le ragioni, molti (Mat 7,22-23) che si sono identificati con Cristo e il cristianesimo, vengono respinti al momento del giudizio.

A tale proposito dobbiamo tenere conto del fatto che le prediche, le profezie, gli esorcismi e gli effetti miracolosi – anche sotto il mantello dell’ortodossia – non sono prova di autentica salvezza. Dio può agire attraverso esseri umani non convertiti, ed Egli lo fa anche spesso. Egli si servì del non rinato Bileam (Num 23,5) – e persino della sua asina! Kaifa, il sommo sacerdote impuro, profetizzò la morte di Cristo per l’intero popolo (Giov 11,51-52). Attraverso la forza di Satana, le potenti azioni possono essere compiute o simulate. I maghi egiziani poterono effettivamente imitare i miracoli compiuti da Mosè. I malvagi figli di Sceva negli Atti degli Apostoli 19 scacciarono i demoni. Matteo 24,24 ci profetizza di falsi cristiani e di falsi profeti, che verranno con segni e miracoli. Satana può fare alcune cose sorprendenti, e farà di tutto per fare credere a una persona di essere salvata.

Miracoli, profezie e azioni potenti non sono lo stesso di una vita santa; e senza santificazione nessuno guarderà il Signore (Ebr 12,14). Dio vuole che diventiamo un riflesso della Sua essenza: «ma come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Siate santi, perché io sono santo» (1Piet 1,15-16). «Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mat 5,48). Poiché Dio è santo, anche coloro nei quali Egli è attivo, diventeranno sempre più santi. Poiché Dio è perfetto, anche coloro nei quali Egli alberga, si muoveranno sempre di più nella direzione della sua perfezione. Se si è giunti ad un arresto o se ci si è allontanati, allora è giusto esaminare se stessi.


(Questo estratto fu tratto dal libro "Lampade senza olio" ["The Gospel According to Jesus"], pubblicato da Verlag CLV - Christliche Literatur-Verbreitung e.V. [Casa editrice CLV – Diffusione della letteratura cristiana], Bielefeld)



La descrizione qui sopra di cristiani traviati nelle congregazioni è assolutamente giusta e corrisponde a quella situazione che i fratelli e le sorelle fedeli alla Bibbia sempre continuamente lamentano. Uno dei motivi è lo scarso interesse per la Parola di Dio. La generazione più vecchia è spesso spiritualmente troppo pigra e non veramente interessata alle vere dichiarazioni della Scrittura. E perciò essi non sono nemmeno pronti a verificare i nessi e a trapiantare le loro nuove conoscenze nella loro vita di fede. Essi si sono comodamente e all’apparenza sicuramente sistemati nelle loro comuni concezioni e non vogliono più essere disturbati.

I giovani di nuovo – come di consueto – vogliono abbandonare i triti binari dei vecchi, ma tuttavia spesso il loro viaggio va nella direzione sbagliata. Essi non vogliono lo studio della Bibbia, la preghiera e le nuove conoscenze acquisite, ma vogliono senza troppo lavoro intellettuale fare festa, cantare e divertirsi. E così anche simili eventi del facile nutrimento dello spirito come "Festeggiate Gesù", "Christival" e "Le marce di Gesù" hanno un grosso seguito. Questa inclinazione al falso azionismo viene allora utilizzata in alcune congregazioni per "liberare combattendo" quartieri, addirittura intere città dai cattivi spiriti. Essi ancora sempre non hanno riconosciuto che il vero nemico non agisce fuori e attorno a noi, ma dentro di noi, nella nostra anima e nel nostro spirito e si rallegra ed ha spazio libero per agire se noi ci occupiamo di dettagli esteriori.

Ma questo deve forse essere così, perché allora il vero cristianesimo – il corpo di Cristo e il tempio di Dio – dovrebbe improvvisamente diventare un movimento di massa e una tendenza dominante, dove però nostro Signore ci dice:

Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano.

Mat 7,13 Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. 7,14 Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano. Mat 7,13-14;

Sforzatevi di entrare per la porta stretta.

Luc 13,24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno. Luc 13,24;


Anche il riferimento di MacArthur al fatto che le prediche, le profezie e le azioni miracolose non sono una prova della vera salvezza, può – soprattutto anche sulla base degli esempi addotti – essere assolutamente confermato. C’è tutto questo nelle congregazioni. Quello che però là non esiste, sono i cristiani rinati. Come ci dice il Signore in Mat 19,28 (Greco:palingenesia=rinascita e non "nuova creazione"!!), la rinascita ha luogo solo con la risurrezione degli esseri umani dai morti e non già quando essi sono ancora in vita.

E questo, ora, cambia tutto il quadro. Con la rinascita spirituale si presuppone – a ragione – dal momento della sua occorrenza, un completo cambiamento della personalità di tipo sia corporeo che spirituale. Colui che è nato dallo Spirito, è come il vento, viene e va come vuole, senza che sappiamo da dove viene e dove va (Giov 3,8). Secondo la Scrittura, abbiamo però tramandato un simile comportamento solo da nostro Signore Gesù Cristo dopo la sua risurrezione. Tra i fratelli e le sorelle viventi perciò non vi è ancora stato alcun rinato e dunque tra di loro non vi può essere nemmeno alcun cristiano con un comportamento privo di errori.

Del tutto al contrario: ogni cristiano – e ciò significa assolutamente ognuno – ha un qualche "sbandamento". Sia ora il denaro, con avarizia e avidità, la disonestà, con menzogne, con truffe, con la maldicenza, l’alcool o altre sostanze che danno assuefazione, come le droghe o il fumo, poi il sesso, con tra l’altro l’omosessualità o addirittura la pedofilia, la superbia, lo spiccato egoismo, la sfrenata ambizione, la tendenza allo spiritismo e all’idolatria, etc. etc. Ma tutto questo lo possiamo esporre nella preghiera al Signore, domandargli perdono e aiuto a farci tornare sui nostri passi e la futura protezione da queste tentazioni. Il Signore forse in alcuni casi non ci libererà completamente da queste nostre tendenze, affinché conserviamo il ricordo che non siamo stati noi stessi che le abbiamo sconfitte. Ma egli ci darà la forza per resistere ad esse e a mantenerle entro i limiti.

Noi siamo rigenerati da un seme incorruttibile, attraverso la Parola viva di Dio (1Piet 1,23). Perciò uno dei primissimi segni caratteristici di un cristiano rigenerato, è il fatto che egli accoglie in sé ogni giorno questo seme incorruttibile, la Parola di Dio, la studia e la conosce. Chi prende in mano la Bibbia solo la domenica – come molti cattolici – , pratica lo sciopero spirituale della fame, che alla fine termina per così dire con la morte spirituale, come il peccato consapevole e non perdonato. E qui non basta nemmeno concentrarsi sui dettagli esteriori e imparare a memoria alcuni untuosi versetti della Bibbia. È il contenuto delle dichiarazioni bibliche, che noi studiamo e dobbiamo comprendere. E cioè non singoli versetti, ma l’intero contesto includendo i passi paralleli. Solo una simile visione d’insieme ci permette di comprendere le dichiarazioni nel loro contesto e successivamente di giungere ad una conoscenza fondata della Bibbia. Se dunque si vuole già una caratteristica di individuazione per la quale riconoscere i veri cristiani, allora soprattutto la conoscenza e la comprensione della Bibbia sono i tratti distintivi dei cristiani rigenerati. Come già afferma un detto: "O questo libro ci tiene lontani dal diavolo o il diavolo ci tiene lontani da questo libro".

Ma allo stesso modo, come nella procreazione biologica non si può dare una garanzia per uno sviluppo sano del bambino, non vi è nemmeno attraverso la rigenerazione spirituale alcuna sicurezza per l’eterna salvezza. In tutti i passi della Scrittura, nei quali ci viene promessa la vita eterna, troviamo – in modo esplicito o implicito – per lo meno una condizione preliminare: fede nel Signore Gesù. Ciò significa da un lato la fede nella divinità del Signore. Ma allora anche che egli fu mandato dal Padre e che egli e il Padre sono una cosa sola. Più avanti questo include la fede nel sacrificio vicario del Signore per i nostri peccati, nella sua risurrezione e nel suo Ritorno. Tutto questo e molto di più significa questa condizione: fede nel Signore Gesù.

Non è dunque liquidato con un semplice "dì sì a Gesù". Noi dobbiamo trapiantare tutto questo nella nostra vita, al fine di addurre la prova che la nostra fede è autentica. Questo non ci riuscirà sempre e al primo tentativo, ma dobbiamo lavorare a ciò quotidianamente. E così come una madre in dolce attesa più o meno ragionevole smette di fumare di bere alcool e si nutre in modo tale che il suo bambino non ancora nato trovi i migliori presupposti per il suo sviluppo, così anche noi, in quanto cristiani rigenerati, dovremmo evitare tutto ciò che ci porta su falsi cammini e che potrebbe influenzare negativamente lo sviluppo della nostra vita di fede.

E quando in Giov 10,28 il Signore ci dice:

Io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano.

Giov 10,27 Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; 10,28 e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. 10,29 Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. 10,30 Io e il Padre siamo uno». Giov 10,27-30;


allora non dobbiamo – si veda più sopra – immediatamente comprendere questo come garanzia per la vita eterna. Prima di fare nostra questa promessa, c’è necessità proprio qui di un serio autoesame:

o  Apparteniamo realmente alle pecore del Signore?
Abbiamo accolto Gesù Cristo come nostro Signore e Dio?
Sottomettiamo a lui i nostri desideri e le nostre azioni?
Parliamo con lui nella preghiera con richieste e gratitudine?

o  Sentiamo veramente (ascoltiamo) la sua voce?
Studiamo quotidianamente la sua Parola – la Bibbia?
Lasciamo agire in noi lo Spirito Santo e lo ascoltiamo?
Trasmettiamo ad altri la nostra conoscenza e proclamiamo il Vangelo?

o  Seguiamo il Signore?
Aspiriamo a rimanere sulla retta via?
Verifichiamo continuamente il nostro comportamento e lo correggiamo, quando riconosciamo degli errori?
Domandiamo al Signore perdono per le nostre strade sbagliate?


Ed anche se dovremmo soddisfare tutti questi presupposti, dobbiamo essere consapevoli del fatto che questa promessa vale solo poi se abbiamo mantenuto tutto questo fino alla fine della nostra vita e siamo rimasti saldamente ancorati alla fede. È appunto come nel caso di un bambino: solo se la gravidanza e la nascita sono trascorse senza complicazioni, la madre può rallegrarsi del suo bambino neonato sano.


Riassunto:

Se un essere umano è nato, nella sua vita può avere tutti i problemi immaginabili – fino alla sua morte prematura. Ma non importa se egli muore immediatamente dopo la nascita o solo a 90 anni e più, una cosa nessuno può più portargliela via: egli fu un essere umano.

E simili sembrano essere le riflessioni in alcune parti della congregazione cristiana. Essi pensano, una volta che si sono convertiti e che dunque sono "rinati", che tutti i peccati possibili non possano cancellare il loro essere figli di Dio, che essi hanno acquisito con la loro "rinascita". Su questo si fonda poi anche una "sicurezza della salvezza", che afferma che un rinato non può andare perduto.

Come ha mostrato l’analisi in questo discorso, questa conclusione basata su un paragone sarebbe allora giusta, se qui si trattasse della vera rinascita nel momento della risurrezione dei morti. Là gli esseri umani riceveranno un corpo immortale di risurrezione, che effettivamente non peccherà né morirà più. Attraverso il fatto che però qui è intesa una "rinascita" del cristiano nel momento della sua conversone quando egli è ancora in vita, la base sulla quale fu tratta questa conclusione è falsa. Noi cristiani non siamo ancora rinati, ma solo rigenerati. E così come non si può ancora definire – e trattare! – un feto, che cresce nel grembo materno, come un bambino neonato, nemmeno di un cristiano rigenerato spiritualmente si può ancora affermare che egli sia rinato.

Poiché questo tuttavia accade in ampi circoli della congregazione, alcuni fratelli e sorelle si sentono costretti a conformarsi in un modo esteriore alle aspettative che sono poste in loro, e così fingono assumendo una maschera di ipocrita santità nelle riunioni dei fedeli. E quando poi nell’uno o nell’altro caso la verità viene però alla luce attraverso una qualche circostanza, si emarginano subito questi esseri umani e si afferma che essi non sono rinati, senza essere consapevoli del fatto che nessuno di noi è rinato e che tutti siamo esposti alle tentazioni. Alcuni possono resistere alle tentazioni meglio di altri, in molti però le loro trasgressioni rimangono del tutto semplicemente celate e non vengono conosciute.

Perciò dovremmo riconoscere che questo impulso all’ipocrisia risulta dal fatto che nella congregazione ci siamo arrogati di nuovo delle qualità che la Scrittura non pretende e che non possiamo nemmeno soddisfare. Dunque, ciò di cui abbiamo bisogno non sono giudici, che hanno essi stessi una trave nell’occhio, ma fratelli e sorelle che stanno saldamente ancorati alla fede e hanno fatto essi stessi nella loro vita queste esperienze e le hanno superate. Questi dovrebbero nell’amore e con quattro, meglio sei occhi condurre un discorso con le persone implicate e mettere a loro disposizione consigli e aiuti, per potere riportare qui la vittoria. Ci si dovrebbe tuttavia guardare dal darsi delle arie e poi pregare insieme nella congregazione per questo "povero fratello". La pregiera è bene, ma – per lo meno in questo momento – solo nella camera silenziosa e con esclusione del pubblico. Solo se numerosi di questi tentativi non si vengono a sapere, questo peccatore dovrebbe, invece di insultarlo per anni alle spalle come "non rinato", essere escluso davanti a tutti dalla congregazione.

Nella rinascita, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria.

Mat 19,28 E Gesù disse loro: «Io vi dico in verità che nella rinascita, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi, che mi avete seguito, sarete seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. Mat 19,28;


Questa è la vera, unica e sola rinascita spirituale: la risurrezione dai morti.


Il cristiano ha una sicurezza della salvezza solo con la sua morte e la rinascita egli la esperisce nella risurrezione.








(I testi in cornice nera sono citazioni fatte da visitatori di questo sito o da altri autori!)

(Nessun bambino di questo mondo poté decidere se voleva vivere oppure no. / Commento B. Bollmeyer 00, 2006-09-10)

Poi ho letto con interesse il suo ultimo discorso. Mi meraviglio sempre continuamente delle sue ampie argomentazioni. Esse sono per me costantemente occasione per riesaminare di nuovo le diverse questioni, per correggere opinioni o anche per trovare conferma dei miei pensieri. Con questo discorso giungo anch’io all’opinione che si dovrebbe parlare in modo più appropriato di una rigenerazione più che di una rinascita. Ma con ciò emergono per me in quanto madre alcune domande del tutto pratiche. Nessuno dei nostri bambini (e nessun essere umano del mondo) ha contribuito con qualcosa alla sua procreazione o poté decidere se voleva vivere oppure no. Nessuno di noi poté occuparsi di se stesso nel suo stato prenatale. Ciascuno era dipendente dalla cura di sua madre o da fattori esterni. Ora torna di nuovo la mia logica femminile, della quale sicuramente lei sorriderà, ma io penso che noi dipendiamo totalmente e completamente dalla pietà del nostro Dio. Negli ultimi tempi, mi è sembrato di imbattermi in passi nella Bibbia nei quali Dio in ultima istanza è colui che agisce. Noi (o io) spesso sopravvalutiamo le nostre capacità e possibilità in relazione a Dio. Se egli non avesse pietà, io non avrei alcuna possibilità. Da questa informazione deriva per me una grandissima gratitudine. Tuttavia sono solidamente convinta che è solo il Signore che certamente mi fa giungere alla meta.

Brunhilde Bollmeyer brunhilde.bollmeyer@gmx.de



L’ultima dichiarazione qui sopra: "Tuttavia sono solidamente convinta che è solo il Signore che certamente mi fa giungere alla meta" testimonia di un’ammirevole fiducia in Dio. Ma anche con l’indicazione: "Se egli non avesse pietà, io non avrei alcuna possibilità" ogni cristiano biblico concorderà pienamente e totalmente. Purtroppo però in simili dichiarazioni e confessioni di fede spesso i background vengono nascosti. Le domande cominciano soltanto quando analizziamo le basi di una simile convinzione.

Dal punto di vista di una "predestinazione" – dunque di una preselezione arbitraria degli esseri umani attraverso Dio alla vita eterna o all’eterna dannazione – , che sta alla base di questo commento, è infatti il motivo per il quale Dio "fa giungere certamente alla meta" alcuni esseri umani, la condizione elitaria di questi fratelli e sorelle come "eletti" di Dio. Essi pensano di essere stati scelti da Dio prima dell’inizio della creazione da tutti gli esseri umani per la vita eterna in modo completamente arbitrario e senza alcuna azione da parte di loro, mentre il resto dell’umanità – e della cristianità! – sarebbe stato condannato pure in modo completamente infondato all’eterna dannazione. Questo essi lo vedono anche come la pietà di Dio verso di loro.

(Vedi anche discorso 69: „La predestinazione e gli eletti.” [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


E così appartiene anche alla convinzione dei rappresentanti di questa predestinazione il fatto che essi non dovrebbero contribuire in nulla alla loro salvezza, poiché essi, a causa dell’elezione per mano di Dio, avrebbero già ricevuto tutti i presupposti per la vita eterna. Ma anche se la logica di questa deduzione in sé è assolutamente giusta, il fondamento sul quale essa si basa, non è affatto plauibile.

Così, da questa dottrina si conclude ulteriormente che l’essere umano nella sua vita non deve scegliere a favore di Dio, che egli non può assolutamente decidere, poiché Dio ha già scelto prima di lui. Secondo questa concezione vi sono da un lato quegli esseri umani che Dio ha scelto e che sono predestinati alla vita eterna, e poi ancora il resto dell’umanità, che non fu scelto da Dio e perciò è destinato all’eterna dannazione. Ed entrambi i gruppi non hanno più alcuna possibilità di modificare nella loro vita qualcosa di questa situazione. "Il frumento rimane frumento e le erbacce rimangono erbacce", come ha scritto di recente in questo forum di discussione un rappresentante di questo orientamento di fede con riferimento a Mat 13,29.

E questa idea, che non è l’essere umano che deve decidersi nella sua vita a favore o contro Dio, ma che Dio ha scelto prima dell’inizio della creazione senza alcuna ragione e senza una qualche azione da parte di questi esseri umani per determinati esseri umani, conduce poi naturalmente alla convinzione – dunque vista come corretta: "ma io penso che dipendiamo totalmente e completamente dalla pietà del nostro Dio".

Questa dichiarazione allude al fatto pienamente giusto che dipendiamo totalmente e completamente dalla pietà di nostro Dio, ma essa non dice perché e come il nostro Dio ha pietà di noi. Dal punto di vista di una predestinazione ciò vuole dire infatti che Dio prima dell’inizio della creazione in un atto arbitrario ha pietà dei suoi "eletti" e li ha predestinati – similmente a marionette – alla vita eterna. Effettivamente però la pietà di Dio ci è stata portata una volta per tutte nella morte sulla croce di suo Figlio per i nostri peccati quasi duemila anni fa. E noi dobbiamo nelle nostre preghiere richiarmarci a questo e pregare ogni giorno la pietà e il perdono di Dio per i nostri peccati. Secondo la Scrittura questa pietà di Dio vale per tutti gli esseri umani che sono pronti a decidere a favore di Cristo e ad accettare questo sacrificio del riscatto per i loro peccati.

L'idea dei rappresentanti di una predestinazione, che considera come salvati soltanto determinati esseri umani eletti e dice che gli "eletti" non dovrebbero contribuire in nulla alla loro salvezza, poiché è sempre e solo Dio colui che agisce, sta in netto contrasto con le dichiarazioni della Bibbia. La Scrittura non esclude alcun singolo essere umano dalla possibilità della salvezza, ma lascia ad ogni essere umano la libera scelta se accettare o rifiutare questa offerta di Dio.

Dio, nostro Salvatore, quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità.

1Tim 2,3 Questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore, 2,4 il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità. 2,5 Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, 2,6 che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti; questa è la testimonianza resa a suo tempo, 1Tim 2, 3- 6;

Così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini.

Rom 5,18 Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini. Rom 5,18;


E così poi anche la prima parte della replica qui sopra di Brunhilde Bollmeyer si concentra sulla seguente constatatazione: "Nessuno dei nostri bambini (e nessun essere umano del mondo) ha contribuito con qualcosa alla sua procreazione o poté decidere se voleva vivere oppure no" e allude dunque implicitamente al postulato della predestinazione, che anche l’essere umano non può decidersi a favore o contro Dio, ma unicamente la preselezione per mano di Dio porta la salvezza. Questa argomentazione in riferimento al paragone della procreazione spirituale con la procreazione biologica/fisica, in questo discorso più sopra, è in sé assolutamente adeguata e logicamente fondata: se effettivamente vi è un parallelismo certo, allora esso deve essere in armonia non soltanto fino alla fine, ma naturalmente anche fino all’inizio.

E qui devo, con mio rincrescimento, constatare che ho trattato questo aspetto apparentemente troppo poco dettagliatamente, poiché la mia relativa interpretazione evidentemente non è più rimasta in memoria. Gli scrupoli che avrei sorriso di questa logica femminile, sono però proprio nel caso di questo tema totalmente infondati. Del tutto al contrario: di recente una visitatrice del sito Immanuel.at mi ha scritto in riferimento al discorso in oggetto, che "simili interpretazioni sbagliate della Scrittura ("nascita" dall’acqua = battesimo invece che nascita fisica / nota FH) vengono semplicemente perché in tutti i secoli solo uomini hanno intepretato la Bibbia e un uomo non ha ancora messo al mondo un bambino" (si veda anche più sopra). Ora, però, per riparare a questa mancanza, vorrei ripetere qui le mie dichiarazioni e illustrare qualcosa in modo più approfondito.

Sono partito dal fatto che attraverso la nostra conversione siamo rigenerati (e non rinati) e la nostra vita di fede fino alla nostra morte è da vedere come "gravidanza" spirituale ed ho constatato:

"(… ) effettivamente siamo solo rigenerati e abbiamo ancora l’intera ’gravidanza’ spirituale – la nostra ulteriore vita di fede fino alla nostra morte e alla risurrezione, che poi è l’effettiva rinascita – con tutti i possibili problemi e difficoltà ancora davanti a noi".


Con la sua conversione – la fecondazione spirituale attraverso la Parola di Dio – perciò l’essere umano è paragonabile ad una madre nel momento della procreazione fisica. Così come la madre dopo la fecondazione fisica porta suo figlio dentro il suo corpo, l’essere umano fecondato spiritualmente attraverso la Parola di Dio porta il "seme" spirituale nel suo spirito.

Ma quello che ha ricevuto il seme in terra buona, è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto.

Mat 13,18 «Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore! 13,19 Tutte le volte che uno ode la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quello che è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada. 13,20 Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, 13,21 però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato. 13,22 Quello che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ode la parola; poi gli impegni mondani e l'inganno delle ricchezze soffocano la parola che rimane infruttuosa. 13,23 Ma quello che ha ricevuto il seme in terra buona è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l'uno rende il cento, l'altro il sessanta e l'altro il trenta». Mat 13,18-23;


Questo seme spirituale è il germoglio di quel corpo spirituale con il quale questo essere umano con la sua risurrezione – e dunque con la vera rinascita – sarà nato spiritualmente. Come è già stato menzionato più sopra, perciò, durante la nostra intera vita di fede, ci troviamo in una "gravidanza spirituale" e siamo responsabili della protezione del frutto spirituale dentro di noi. Questo frutto spirituale nel nostro spirito è ciò che con la conversione fu rigenerato. Legato ad esso e una sua caratteristica è il portare il frutto, la diffusione del seme, e dunque del Vangelo, e la conversione di altri esseri umani alla fede in Gesù Cristo: trenta, sessanta, o cento volte

È seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale.

1Cor 15,42 Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; 15,43 è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; 15,44 è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale. 1Cor 15,42-44;


La decisione alla fecondazione, però, l’abbiamo presa come esseri umani esistenti dal punto di vista corporeo, come anche una madre potenziale abbraccia la decisione di farsi fecondare. Esseri umani che senza il loro proprio consenso venissero fecondati spiritualmente – così come viene postulato nella predestinazione – sarebbero da paragonare a madri che senza la loro volontà venissero ingravidate – e dunque violentate. Ora, anche se tra gli esseri umani purtroppo ciò è sempre continuamente da deplorare, possiamo dedurne che Dio non fa alcun tipo di violenza all’essere umano, ma gli lascia la totale libertà di decidere da solo se volersi o meno dichiarare a favore di questo Dio.



(I testi in cornice nera sono citazioni fatte da visitatori di questo sito o da altri autori!)

(La rinascita è un’"elezione"? / Commento TK 00, 2014-03-02)

Oggi ho letto il suo articolo qui sopra (Discorso 85 / Nota FH) con alcuni momenti di illuminazione. Lei conferma la mia concezione che ho avuto finora di una procreazione precedente la rinascita attraverso il dono dello Spirito Santo e lo scetticismo nei confronti del crescente inflazionamento e dell’idea acritica dell’essere rinato (ciascuno degli ultimi presidenti americani, per esempio, affermò questo di se stesso). Conseguentemente, dopo la procreazione, la crescita spirituale del frutto procreato appare all’interno del convertito, ma tuttavia non il suo spostamento della rinascita dopo la morte.

(…) L’errore dei calvinisti sta nella loro concezione della rinascita, i cui criteri proprio come anche in tutti gli altri che avanzano una pretesa su di essa per se stessi, per quanto posso vedere, non corrispondono a quelli del Nuovo Testamento, cosicché troppo presto e senza i relativi presupposti (lotta della fede, etc.), si pensa di essere rinati.

Ma anche dopo il raggiungimento del regno di Dio, stando agli Apostoli, vi è necessità della perfetta santificazione per partecipare alla chiamata celeste (risveglio dai morti/raccolta nei cieli). Solo allora si può essere annoverati tra gli eletti, cosa che però, lo ripetiamo, significa che per se e oggi, senza gli Apostoli, nessuno può sapere esattamente di nessuno dei nostri simili se sarà dannato. Questo dobbiamo, il più opportunamente possibile, lasciarlo completamente alla decisione e al giudizio di Dio! (…)

TK



Grazie per la sua visita al sito di Immanuel.at e per il suo commento.

Sì, lei vede questo del tutto giustamente: l’errore dei calvinisti sta fra l’altro nella loro concezione della rinascita. Tuttavia, essenzialmente fu la falsa traduzione di Lutero di Rom 8,29 che, ringraziando, fu adottata da Calvino e che aveva condotto alla dottrina della "elezione" degli esseri umani – gli uni alla vita eterna e gli altri all’eterna dannazione – attraverso un puro atto arbitrario di Dio senza alcuna azione da parte di un singolo essere umano.

Rom 8,29 dice giustamente (Elberfelder):

Rom 8,29 Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; Rom 8,29;


Ma Lutero tradusse:

Rom 8,29 Perché quelli che ha scelti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; Rom 8,29;



Il testo originale dice che Dio ha "conosciuto prima" nell’eternità. Se dunque Dio ha "riconosciuto" nell’eternità, egli doveva avere cercato. Per cercare però vi era necessità di un criterio di ricerca che doveva stare in relazione con gli esseri umani. E perciò questo non poteva essere una scelta puramente arbitraria per mano di Dio, ma doveva fondarsi sull’azione di ogni singolo essere umano durante la sua vita.

La semplice risposta è che Dio nella sua onniscienza ha cercato e riconosciuto prima della fondazione del mondo tutti quegli esseri umani che nella loro vita si decideranno per lui e per suo Figlio Gesù Cristo. I nomi di questi esseri umani Dio li ha inseriti nel "libro della vita" (Apoc 3,5;13,8; 21,27), dal quale, tuttavia, secondo la Scrittura possono anche essere di nuovo cancellati (Sal 69,29).

(Vedi anche discorso 100: "Giovanni Calvino: la vera e la falsa predestinazione." [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Questo quanto sulla predestinazione di Giovanni Calvino. Ora, però, se considero la sua visione della rinascita, nella quale lei scrive dei fratelli e delle sorelle nelle congregazioni cristiane che

"troppo presto e senza i relativi presupposti (lotta della fede, etc.), si pensa di essere rinati. Ma anche dopo il raggiungimento del regno di Dio, stando agli Apostoli, vi è necessità della perfetta santificazone per partecipare alla chiamata celeste (risveglio dai morti/raccolta nei cieli)".


riconosco qui un’altra specie contraria della falsa interpretazione di cui sopra, nella quale si dogmatizza la rinascita come una "prestazione" del fedele, che questo deve "prima" fornire, per poi essere "eletto".

Tuttavia, come ci dice la Bibbia (si veda la tabella qui sotto), la rinascita spirituale ha a che fare altrettanto poco con un rendimento individuale umano, come la prima, la nascita biologica. Come più sotto, in Mat 19,28, ci dice il Signore, la rinascita è la risurrezione di tutti gli esseri umani alla fine del mondo. È dunque un avvenimento immanente al sistema nell’eterna esistenza dell’essere umano – di ogni essere umano. La valutazione del rendimento della vita avviene solo dopo, con il Giudizio Universale, quando il Signore siederà sul suo trono di gloria.


La rinascita biblica.

Giov 3,7 Non ti meravigliare se ti ho detto: "Bisogna che nasciate di nuovo". 8 Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito. Giov 3,7-8;

La parola greca che nella maggior parte delle Bibbie viene tradotta con “rinato" è anagegennemenoi (1Piet 1:3, 23) o gegennetai (Giov 1:13;  1Gio 2:29; 3:9; 4:7; 4:18: 5:1) per dire “nato da Dio". Ma, considerando che il greco antico non fa distinzione tra “nato" e “generato", la traduzione “rigenerato" o “generato da Dio" è parimenti corretta.

Perciò talune Bibbie di fatto traducono con “rigenerato" o “generato da Dio" (“begotten" lo si incontra per esempio nelle versioni inglesi della Bibbia di King James e di Darby) o quanto meno fanno riferimento a questa lezione nelle note (Elberfelder). E qui vediamo già che alcuni traduttori erano effettivamente a conoscenza del giusto contesto e della traduzione corretta.

Abbiamo, infatti, affermazioni concrete del Signore che ci consentono di fare chiarezza. In Mat 19:28, il Signore parla della rinascita ("palingenesia", e non di nuova creazione Apoc 21:1!) e con ciò allude al momento in cui tale rinascita avrà luogo – ossia il momento in cui egli siederà sul trono della propria gloria. E in Mat 25:31-32 egli menziona ancora una volta questo evento ed asserisce che esso avverrà nel momento del giudizio di tutte le nazioni.

Tale giudizio, quindi, è il Giudizio Finale alla Fine del Mondo e queste nazioni sono gli esseri umani di tutti i tempi che sono risorti dai morti. Di conseguenza, è questa Risurrezione alla Fine del Mondo per il Giudizio Universale che il Signore in Mat 19,28 definisce la “Rinascita".

Il modo in cui questa rinascita avverrà nella risurrezione, il Signore li spiega a Nicodemo in Giov 3:3-6. Al versetto 5, egli fa riferimento a due nascite (e quindi anche a due morti!) dell’essere umano: la prima (carnale) nascita dall’acqua (liquido amniotico) e la seconda nascita dallo spirito nella risurrezione (1Piet 3:18-19).

La rinascita è dunque – tanto quanto la nascita carnale – un evento immanente al sistema nell’esistenza eterna dell’essere umano – di ogni essere umano. Come poi il Signore dice al versetto 6: “Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito"

Dunque, una “rinascita" quando l’essere umano è ancora in vita (nella carne), così come essa viene insegnata da alcuni predicatori, è assolutamente esclusa! Attraverso la Parola (Bibbia, predica), veniamo fecondati, spiritualmente rigenerati e approdiamo così alla fede. La rinascita spirituale, invece, avverrà solo nella Risurrezione. Ciò viene confermato anche dalla descrizione che il Signore, nel successivo versetto Giov 3:7-8, fa di un essere umano che è rinato.

E così come, purtroppo, possono sorgere alcuni problemi dalla procreazione biologica fino alla nascita del bambino, anche dalla procreazione spirituale fino alla nascita dallo spirito può accadere molto – e si può arrivare persino all’“aborto" (Ebr 6:4-6).




Ora, sebbene in questo discorso qui sopra ho tentato di spiegare dettagliatamente questi nessi e di dimostrarli sulla base della Bibbia, a quanto pare non mi è riuscito di convincere l’uno o l’altro critico della giustezza di questa interpretazione. Perciò, qui tento ancora una volta – questa volta in modo breve e pregnante – di riassumere questi fatti biblici e le loro plausibili conclusioni.
 
Forse è solo il vasto materiale di lettura che qualche lettore vorrebbe risparmiarsi e poi adduce come pretesto un "problema di comprensione". Questa fra l’altro è anche la ragione del perché così tante persone non "possono" presumibilmente comprendere la Bibbia: sono semplicemente troppo pigre per leggere attentamente l’intera Bibbia "con cuore e cervello".



L’esistenza eterna di ogni essere umano.


L’esistenza eterna di ogni essere umano.

Ogni essere umano, che con la sua nascita corporale abbandona, vivo, il sacco amniotico della madre, e che, dunque è "nato d’acqua" (liquido amniotico, fluidità amniotica) (Giov 3:5), riceve da Dio (Giov 4:24) uno spirito umano (1Cor 2:11) con l’esistenza eterna (Mat 25:46). Nella prima parte temporale e terrena di questa esistenza – nella sua vita, l’essere umano ha la possibilità di scegliere in assoluta libertà e senza alcuna costrizione con lo spirito datogli da Dio se donare a questo Dio, il creatore di tutta la vita, la sua completa fiducia e tutto il suo amore.

Dopo la sua morte, il corpo dell’essere umano ridiventa polvere, dalla quale esso era stato creato (Gen 2:7), mentre il suo spirito si incamminerà verso il regno dei morti (Dan 12:2; 1Piet 3:18-19; 1Cor 15:23-24), dove esso trascorrerà il tempo fino alla sua risurrezione in uno stato simile al sonno (1Tess 4:15-16).

Nel momento della Risurrezione (Rom 6:4-5), la "rinascita dallo spirito" (Mat 19:28; 1Piet 1:18; Giov 3:7), l’essere umano riceve nuovamente un corpo  (1Cor 15:43-44; Mat 22:30; Giov 3:8; Rom 8:10-11), simile a quello del figlio di Dio dopo la sua risurrezione (Giov 20:26-27).

Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale.

1Cor 15,42 Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; 15,43 è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; 15,44 è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale. 15,45 Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente» (Gen 2,7); l’ultimo Adamo è spirito vivificante. 15,46 Però, ciò che è spirituale non viene prima; ma prima, ciò che è naturale, poi viene ciò che è spirituale. 15,47 Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo è dal cielo. 15,48 Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. 15,49 E come abbiamo portato l’immagine del terrestre, così porteremo anche l’immagine del celeste. 1Cor 15,42-49;


Con questo corpo, l’essere umano starà poi durante il Giudizio Universale al cospetto del Figlio di Dio, che, per incarico di Dio (Giov 5:22, 26-27), giudicherà ciascun essere umano secondo le azioni terrene e in base alla scelta da lui compiuta in vita a favore o contro Dio (Rom 2:16).

Ogni essere umano, che durante la sua vita ha scelto a favore di Dio e di abbracciare la fede in suo figlio Gesù Cristo (Giov 17:3), ha la possibilità, davanti a questo tribunale, di ricorrere alla morte espiante del Figlio di Dio, che rappresenta l’espiazione per i peccati di tutti gli uomini, anche per la cancellazione dei propri peccati – ossia le trasgressioni dei comandamenti di Dio (Giov 3:16) – ed egli così sarà salvato (Giov 5:24). A quegli esseri umani che non hanno accettato questa fede, non verrà concessa la remissione dei loro peccati ed essi saranno perciò condannati (Giov 3:36).

Dopo il Giudizio Universale, questi esseri umani condannato trascorreranno la loro esistenza eterna nelle tenebre (Mat 22:13) della dannazione del fuoco eterno (Mat 18:8), con pianti e stridore di denti (Mat 13:49-50), poiché essi in vita hanno rifiutato di accostarsi alla fede, e con la consapevolezza definitiva che non potranno mai più riparare e che la loro condizione non potrà mai più essere cambiata.

Coloro che sono stati salvati, al contrario, trascorreranno la loro vita eterna (Mat 25:46) nella Nuova Creazione alla luce di Dio su una terra nuova (Apoc 20:11) e sotto un nuovo cielo, che Dio ha creato (Apoc 21:1-5).

Il Filio di Dio ha detto:

"Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore, perché stia con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi." Giov 14,15-17;

Gesù disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai.» Giov 11,25-26;


Da questo punto di vista si è già espresso il noto evangelista e predicatore Wilhelm Busch con i suoi ascoltatori: “Non c’è bisogno che accettiate il messaggio che io vi rivolgo. Potete lasciare stare di convertirvi a Gesù. Ma sappiate bene che così facendo scegliete l’inferno! Avete piena libertà!" ( Persone che non sono capaci di credere.)

(Vedi anche discorso 22: “Esiste l’immortalità dell’anima?")



Per tutti coloro che vorrebbero averlo breve e moderno:
Lo spirito dell’uomo è il "software" – il sistema operativo – che fa funzionare "l’hardware" – il corpo. Alla scadenza dell’hardware, il software viene archiviato nel cloud. Alla fine del mondo, il software ottiene un nuovo hardware con runtime illimitato.





La Trinità biblica.

C’è solamente l’unico e solo Dio nelle sue tre istanze: Dio Padre come organo legislativo, paragonabile alla legislatura nella società umana, lo Spirito di Dio come istanza esecutiva, al pari del potere esecutivo umano e il figlio di Dio come organo giudiziario, simile alla magistratura. Dio ha dato all’uomo la legge (i comandamenti) (Es 24:12), lo Spirito Santo ne registra l’attenersi delle persone, ma interviene solo se le azioni umane potrebbero influenzare il piano di Dio (2Tess 2:7) e il Figlio di Dio giudicherà nel Giudizio Universale ogni singola persona (Giov 5:22).

La personalità spirituale autonoma di Padre, Figlio e Spirito Santo e la sua contemporanea presenza (Giov 14:10-11) nello Spirito di un unico e solo Dio (Giov 4:24), nell’epoca della correlazione quantistica – della “spettrale azione a distanza", come la chiamava Einstein – e dei molti esempi nella Bibbia di manifestazioni nello Spirito degli esseri umani (Mar 1:23-25; 5:6-8; Luca 11:24; ma anche Giov 14:23; 17:26!), può costituire oggetto di domanda soltanto per i contemporanei totalmente disinformati.

Il metodo di volere spiegare simili connessioni con le antiche saggezze dei Padri della Chiesa (Concilio di Nicea, etc.), era già un errore con la loro affermazione che la terra sarebbe il centro dell’universo (La Creazione) ed oggi corrisponderebbe al tentativo di spiegare la meccanica quantistica con le leggi della fisica classica.

Il vero motivo per il quale gli Unitariani negano la trinità (Non c’è salvazione al di fuori della trinità. / CH. Spurgeon), è da un lato il fatto che ci si rifiuta di accettare la divinità del Figlio di Dio, nostro Signore Gesù Cristo. Gesù Cristo in quanto Dio (Sal 45:7-8; Giov 20:28; Fili 2:5-8; 2Piet 1:1; 1Gio 5:20) e sia la sua pre-esistenza (Gen 1:26; 11:7) che anche la sua post-esistenza presso Dio (Giov 14:23; 17:26!), metterebbero in discussione l’intero edificio di fede di “uomo Gesù" in quanto “combattente della fede", “compagno" o “modello di sofferenza" e ne dimostrerebbe tutta l’assurdità. 

Dall’altro lato, da secoli, la trinità fu interpretata dalla Chiesa cattolica secondo l’arbitrio e il “sentimento" dei vecchi Padri della Chiesa (Concilio di Nicea, etc., e non secondo le dichiarazioni contenute nella Bibbia. Perciò, per i rappresentanti della “fede nell’unicità di Dio" – gli Unitariani – fu facilmente possibile mettere in discussione questa interpretazione sulla base della Bibbia.   

Purtroppo, però, in questo caso non si è sfruttata l’occasione di studiare la Bibbia a fondo e di accertare le reali dichiarazioni sull’essenza di Dio, di suo Figlio e dello Spirito Santo, ma ci si è limitati ad utilizzare le argomentazioni superficiali per contestare questo dogma – peraltro falso – della trinità della Chiesa Cattolica.

(Vedi anche discorso 1072: “È la Trinità solo una azione di Dio in tre persone?" [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


 


(Vedi anche capitolo 13: "Il Giudizio Universale"")


In conclusione una piccola storia sul nostro tema: due gemelli furono procreati e crebbero nel ventre della loro madre. Un gemello dice all’altro: mi rallegro della nostra nascita, poiché vedremo il mondo. L’altro gemello dice: sei totalmente in errore. Noi siamo già nati da molto tempo e ciò che vedi qui intorno è il nostro mondo.