Discorso 99 - Natale: Chi sono "questi miei minimi fratelli" in Mat 25:40?




Il periodo natalizio

Predica durante la messa in occasione dell’apertura del sinodo regionale della Westfalia / Jürgen Tiemann 00, 2004-11-14

Lettera pastorale in occasione del giorno svizzero del ringraziamento, della penitenza e della preghiera / Vescovi svizzeri, 2006

L'esistenza eterna di ogni essere umano

Ciclo di prediche della parrocchia di Sempach / Marco Mona, avvocato, Zurigo 00, 2005-10-30

"In quanto l'avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli…" / Articolo Roberto J. De Lapuente 00, 2009-04-15

Commenti a "Ciò che avete fatto a uno solo di questi miei minimi fratelli…"/ Post vari



Il periodo natalizio

È ancora una volta Natale. E, come mostrano i sondaggi, nell’Occidente cristiano, il senso biblico autentico e il contesto spirituale di questa festa cristiana sono stati dimenticati e misconosciuti dalla maggioranza dei bambini e dei giovani – e purtroppo non solo da loro! Se qualcuno si dà da fare per cercare di comprendere il contesto spirituale di questa festa, associa il Natale a Babbo Natale, a "Santa Claus" con il barbone, la sua veste rossa e la slitta trainata dalle renne. – Ho, ho, ho! E naturalmente non dimentichiamo i tanti doni che, in una famiglia che tiene alla propria persona – più o meno grave sia la crisi economica – devono necessariamente fare bella mostra sotto l’abete addobbato.

A questo rituale appartengono ovviamente anche le tante parole di "raccoglimento" e "meditazione", che per un breve istante strappano all’autocompiacimento chi ascolta, vede e legge, facendoli sentire in vena di rispondere ai vari appelli di raccolta fondi e di donare un po’ di denaro. Quantomeno, in questa occasione non può mancare un riferimento alla Bibbia. Esso sottolinea l’integrità dell’autore e consente alle sue dichiarazioni di venire alla luce nella maniera più autentica.

E allora si è portati a citare spesso e volentieri un passo di Gesù Cristo contenuto nei Vangeli, che si riferisce al Giudizio Universale su tutti i popoli della terra dopo la resurrezione alla fine del mondo, ma che risulta essere particolarmente efficace proprio per il Natale.

Tutte le volte che l'avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me.

Mat 25,31 «Ora, quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i santi angeli, allora si siederà sul trono della sua gloria. 25,32 E tutte le genti saranno radunate davanti a lui; ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri. 25,33 E metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 25,34 Allora il Re dirà a coloro che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio; ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo. 25,35 Poiché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere; fui forestiero e mi accoglieste, 25,36 fui ignudo e mi rivestiste, fui infermo e mi visitaste, fui in prigione e veniste a trovarmi".

25,37 Allora i giusti gli risponderanno, dicendo: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? 25,38 E quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato? O ignudo e ti abbiamo rivestito? 25,39 E quando ti abbiamo visto infermo, o in prigione e siamo venuti a visitarti?". 25,40 E il Re, rispondendo, dirà loro: "In verità vi dico: tutte le volte che l'avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me". Mat 25,31-40;


In questa sede, le diverse possibili chiavi di accesso a questo testo verranno illustrate attraverso alcune citazioni tratte sia dall’ambito ecclesiastico che da quello laicale e messe a confronto con lo sfondo biblico più vero ed autentico.

Innanzitutto, un brano tratto dalla predica del Sovrintendente Jürgen Tiemann, tenuta durante la messa in occasione dell’apertura del sinodo regionale della Westfalia il giorno 14.11.2006 a Bielefeld-Bethel su questo argomento:


(I testi in cornice nera sono citazioni fatte da visitatori di questo sito o da altri autori!)

(In quanto l'avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli / Jürgen Tiemann 00 2006-11-14)

Grazia a voi, da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. Amen.
Dal Vangelo della Domenica seguente di Matteo 25,40 Gesù dice: "tutte le volte che l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me".

Cari sorelle e fratelli!
Nel tempo in cui le monarchie dominavano le nazioni, era un’idea allettante per i poeti e i pensatori (come per esempio William Shakespeare), che il sovrano, sotto le spoglie di un semplice monaco o di un uomo della strada potesse ascoltare quello che la gente diceva nel suo regno. Il fatto di venire in possesso di conoscenze e informazioni che, rimanendo chiuso nel suo palazzo gli sarebbero rimaste inaccessibili, rappresentava un grande vantaggio sia per il sovrano stesso che per i suoi sudditi.

L’idea dello scambio dei ruoli e del cambiamento di prospettiva contiene, non solo dal punto di vista di un poeta senza poteri, una raccomandazione di critica sociale. Se il signore del castello vive nelle stesse difficili e penose condizioni in cui il servo deve lavorare, allora in futuro egli parlerà e deciderà in modo diverso. Se la gente percepisce che i loro padroni conoscono la situazione, la comprendono e cercano di volgerla al meglio, allora sarà assai più probabile che essa li riconosca e abbia fiducia in loro, oppure che tenda persino più facilmente a prestare loro aiuto. Un cambiamento della prospettiva, considerato in modo sistemico, può trasformare positivamente una struttura sociale rigida, orientandola verso un’auto-organizzazione flessibile e vitale.

Nella parola di Gesù, quando egli si identifica con i minimi fratelli, il riferimento è proprio a questa forza trasformante del cambiamento di prospettiva.

1. Riconoscendomi nell’altro, vedo me stesso e il mio compito da assolvere con occhi nuovi e così sarò liberato dai vincoli mentali e dall’egocentrismo. Nella situazione attuale, impostazioni chiare dei compiti da assolvere ci fanno bene come una chiesa evangelica, soprattutto quando esse ci indicano manifestamente le persone che hanno bisogno del nostro aiuto.
(…)
2. Ma laddove Gesù dice che si identifica con i fratelli minimi e ci invita al cambiamento di prospettiva, si può intendere anche una trasformazione del nostro atteggiamento interiore. Il raggiungimento di uno standard politicamente ed eticamente corretto è sicuramente un successo, ma rimane però freddo dal punto di vista delle emozioni e dei sentimenti. Gli interessati, eventualmente, sentono troppo poco la dignità e l’amore dei quali avrebbero bisogno. Se io mi pongo nella situazione dell’altro, mi accorgo che vorrei essere riconosciuto solamente per gli ideali politici o cristiani.
(…)
3. A Gesù importa delle azioni di misericordia per i fratelli minimi e delle loro conseguenze. L’annuncio del giudizio, nel cui nesso in Matteo è presente la parola dei fratelli minimi, porta a pensare, quasi con l’indice alzato in segno di ammonimento, quanto le azioni e le opere siano importanti. Noi protestanti abbiamo un problema da questo punto di vista. Teologicamente si è avuto molto da obiettare contro l’idea del giudicare. Si abusa spesso e volentieri di tale idea per i propri scopi e per delle condanne apparentemente obiettive. Nel corso della storia in molti sono caduti in tentazione di giocare il ruolo di giudici del mondo.
(…)


Sovrintendente Jürgen Tiemann, predica tenuta durante la messa in occasione del sinodo regionale della Westfalia il 14-11-2006 a Bielefeld-Bethel.



Come si può vedere, queste parole del Signore in Mat 25.40 ben si prestano ad essere abusate per gli scopi personali del predicatore. Egli interpreta questa asserzione come un’esortazione ad un "cambiamento di prospettiva". Proprio perché egli vorrebbe raggiungere e formulare una più chiara impostazione dei compiti da assolvere "nella situazione attuale della chiesa evangelica".

Eppure Gesù qui non vuole invitarci ad un cambiamento di prospettiva! Non dobbiamo attribuire un significato diverso a nessuna delle sue parole! Il Signore intende dire esattamente quello che ha detto: "in quanto lo avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me". Cristo è realmente in ogni cristiano biblico. E ciò che noi abbiamo fatto ad uno dei fratelli minimi di questi cristiani, lo abbiamo quindi fatto anche al Signore. Ciò è dimostrato dalle seguenti parole del Signore:

In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e che voi siete in me ed io in voi.

Giov 14,19 Ancora un po' di tempo e il mondo non mi vedrà più, ma voi mi vedrete; poiché io vivo, anche voi vivrete. 14,20 In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e che voi siete in me ed io in voi. Giov 14,19-20;


Jürgen Tiemann ha assolutamente ragione laddove dice: "A Gesù importa delle azioni di misericordia per i fratelli minimi" ma distorce e falsa – consapevolmente o inconsapevolmente – l’oggetto di questa frase. Non si sta parlando dei minimi in generale, ma dei minimi dei suoi (Gesù) fratelli (gr.: adelphos), dei quali il Signore sta parlando qui. I primi uomini, che il Signore chiamò i suoi fratelli, furono gli Apostoli. Ciò può essere dimostrato anche da numerose asserzioni del Signore:

Non temete, andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea

Mat 28,8 Esse dunque si allontanarono in fretta dal sepolcro con spavento e con grande gioia; e corsero a darne la notizia ai suoi discepoli. 28,9 E mentre andavano per dirlo ai discepoli, ecco Gesù venne loro incontro e disse: «Salve!». Allora esse, accostatesi, gli strinsero i piedi e lo adorarono. 28,10 Quindi Gesù disse loro: «Non temete, andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e che là mi vedranno». Mat 28, 8-10;

Ma va' dai miei fratelli e di' loro che io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro.

Giov 20,17 Gesù le disse: «Non toccarmi, perché non sono ancora salito al Padre mio; ma va' dai miei fratelli e di' loro che io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro». Giov 20,17;

Poiché chiunque fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello.

Mat 12,49 E, distesa la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli. 12,50 Poiché chiunque fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello, sorella e madre». Mat 12,49-50;


Coloro che compiono il volere del Padre, che sta nei Cieli, sono i fratelli del Signore. All'inizio vi erano i 12 discepoli, in seguito la schiera allargata dei discepoli e da quel tempo ad oggi sono rimasti uguali tutti i cristiani biblici, che credono nel Padre in Cielo e compiono il loro volere.

Affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli.

Rom 8,29 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del suo Figlio, affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. Rom 8,29;

Infatti colui che santifica e quelli che sono santificati provengono tutti da uno; per questo motivo egli non si vergogna di chiamarli fratelli.

Ebr 2,11 Infatti colui che santifica e quelli che sono santificati provengono tutti da uno; per questo motivo egli non si vergogna di chiamarli fratelli, 2,12 dicendo: «Farò conoscere il tuo nome ai miei fratelli, io ti celebrerò in mezzo all'assemblea». Ebr 2,11-12;


E parlando così, pare che il sovrintendente della chiesa evangelica non abbia ancora letto – o non compreso – ciò che è l'essenziale in questa parabola. Il Signore qui parla dei minimi dei suoi fratelli. Il fatto che il mondo ateo attribuisca un significato diverso a queste parole – secondo il testo dell’inno europeo "Tutti gli uomini saranno fratelli" – può anche essere giusto. Ma questo non cambia nulla nel contenuto e nella forza espressiva di queste parole. I fratelli di Gesù Cristo sono i credenti cristiani e non uomini qualunque, che nel corso di tutta la loro vita non si sono mai curati di Dio, e che ora, improvvisamente, dovrebbero diventare "Fratelli" del Signore (e di noi cristiani!) solo perché ben si addice all’atmosfera natalizia del periodo.

Se gli autori citati in questo documento, che dichiarano apertamente che tutti gli uomini sono fratelli di Gesù, volessero avere una grossa eredità, e se qualcuno di colpo arrivasse ed affermasse di essere loro fratello, così da pretendere di avere la sua parte, essi forse non interpreterebbero questa "fratellanza" così tanto liberamente. Eppure, quando si tratta di nominare i fratelli di Gesù Cristo, essi definiscono gratuitamente il mondo intero come fratelli del Signore. Anche se sono "Fratelli" anche coloro che perseguitano, opprimono ed emarginano i 250 milioni di cristiani in tutto il mondo.

E così anche nelle seguenti citazioni non troviamo da nessuna parte un autore che voglia occuparsi di questo nocciolo della questione, di questa verità della parabola. Tutti si scagliano contro i "fratelli", ma sottacciono volutamente l’evidente rapporto di parentela con essi. Ma non sarebbe forse imbarazzante se dovessimo dire a questi "reietti della società" oggetto di compassione, "omosessuali discriminati" e altri "fratelli e sorelle" di questo tipo, di approdare alla fede in Gesù Cristo loro salvatore per potere poi essere annoverati tra i fratelli del Signore?

E se rifiuta anche di ascoltare l'assemblea, sia per te come il pagano e il pubblicano.

Mat 18,15 «Ora, se il tuo fratello ha peccato contro di te, va' e riprendilo fra te e lui solo; se ti ascolta, tu hai guadagnato il tuo fratello; 18,16 ma se non ti ascolta, prendi con te ancora uno o due persone, affinché ogni parola sia confermata per la bocca di due o tre testimoni. 18,17 Se poi rifiuta di ascoltarli, dillo all'assemblea; e se rifiuta anche di ascoltare l'assemblea, sia per te come il pagano e il pubblicano. Mat 18,15-17;

Tocca forse a me giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro?

1Cor 5,11 Ma ora vi ho scritto di non mescolarvi con chi, facendosi chiamare fratello, sia un fornicatore, o un avaro o un idolatra, o un oltraggiatore, o un ubriacone, o un ladro; con un tale non dovete neppure mangiare. 5,12 Tocca forse a me giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? 5,13 Ora è Dio che giudica quelli di fuori. Perciò togliete il malvagio di mezzo a voi. 1Cor 5:11-13;


(I testi in cornice nera sono citazioni fatte da visitatori di questo sito o da altri autori!)

(In quanto lo avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me / Lettera pastorale dei vescovi svizzeri 2006

Cari fratelli e sorelle!
Nella lettura di oggi abbiamo ascoltato il serio ammonimento di San Giacomo, che deve continuamente stimolare noi tutti ad accettare sfide sempre nuove: "Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere?… Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?" (Giac  2,14-16). La stessa cosa ci dice Gesù con la sua parabola del Giudizio Universale, che tutti conosciamo (Mat  25,31-46). Il Figlio di Dio fatto uomo viene nella sua gloria e riunisce tutte le genti della terra al suo cospetto. Le separa l’una dall’altra, come il pastore separa le sue pecore dai capri. Agli uni dice: "Venite, benedetti del Padre mio…" mentre agli altri: "Via, lontano da me, maledetti…". I presenti domandano da cosa dipenda questo giudizio, e i benedetti così come i maledetti rimangono sorpresi della risposta. L’unico criterio del giudizio è il nostro comportamento nei confronti degli affamati e degli assetati, nei confronti dei forestieri e dei senzatetto, nei confronti di chi è nudo, malato e in carcere. Gesù si identifica con il minimo de suoi fratelli. Si ritrova in chi è debole e smarrito, in chi è affamato e povero.
(…)

Lettera pastorale dei vescovi svizzeri in occasione del giorno svizzero del ringraziamento, della penitenza e della preghiera 2006.



Sebbene qui i vescovi cattolici della Svizzera all’inizio della loro lettera pastorale parlino di fratello e sorella, ai quali bisogna prestare aiuto, e dunque restituiscano in modo corretto e grammaticalmente perfetto le parole del Signore, nella successiva interpretazione essi si discostano poi dal testo biblico tanto quanto tutti gli altri esegeti citati qui. Essi scrivono degli "affamati e degli assetati, dei forestieri e dei senzatetto, di chi è nudo, malato e in carcere" e così danno l’impressione (forse auspicata?) che i fratelli del Signore debbano essere identificati con tutti i non credenti, gli atei e i delinquenti di tutto il mondo.

Ma ancora più importante è l’osservazione dei vescovi svizzeri, secondo la quale il nostro comportamento nei confronti di questi "affamati e assetati, etc…" dovrebbe essere l’unico criterio per la nostra valutazione durante il giudizio finale. Se leggiamo nella Bibbia i suddetti testi da cima a fondo, approderemo ad un esito completamente diverso. In Apoc 20,12-15 abbiamo una descrizione relativamente dettagliata di questo giudizio:

E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavano ritti davanti a Dio, e i libri furono aperti.

Apoc 20,12 E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavano ritti davanti a Dio, e i libri furono aperti; e fu aperto un altro libro, che è il libro della vita; e i morti furono giudicati in base alle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. 20,13 E il mare restituì i morti che erano in esso, la morte e l'Ades restituirono i morti che erano in loro, ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. 20,14 Poi la morte e l'Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda. 20,15 E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco. Apoc 20,12-15;


Qui sopra, in Apoc 20,12-15, viene descritto il Giudizio Finale citato dai vescovi svizzeri e in Apoc 20,12 comprendiamo che per il raggiungimento di tale giudizio vengono utilizzati diversi libri. Prima i libri delle opere, nei quali si trovano le opere e le azioni che gli uomini hanno compiuto durante la loro vita e in base alle quali essi vengono inizialmente giudicati. Anche il punto di vista di alcuni circoli cristiani (inclusa la chiesa cattolica) si basa precisamente su questo testo biblico: l’uomo potrebbe essere salvato attraverso la rettitudine delle azioni. Ma, come leggiamo più avanti nel passo citato qui sopra, i libri delle opere costituiscono solo la prima fase del giudizio. In seguito, infatti, viene aperto il libro della vita: chiunque, il cui nome non compaia in esso – a prescindere da quali siano state le sue opere ed in totale contrasto con la dichiarazione dei vescovi svizzeri riportata qui sopra, è perduto e condannato per l’eternità. Paolo, nella sua Lettera ai Corinzi, ci spiega cosa sta alla base di questa osservazione contenuta nel libro della vita:

Nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo.

1Cor 3,11 perché nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo. 3,12 Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia, 3,13 l'opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà; poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. 3,14 Se l'opera che uno ha edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa. 1Cor 3,11-14;

(Vedi anche capitolo 13: "Il Giudizio Universale."


Si noti bene: qui, nella prima parte del giudizio, non si sta parlando solamente di singole opere. In realtà, il riferimento è al comportamento dell’essere umano durante l’intero corso della sua vita. Ciò che egli ha pensato, creduto, desiderato, condannato, sperato, voluto, amato e maledetto. Tutti questi habitus mentali immateriali verranno esaminati durante il Giudizio Universale con gli aspetti "materializzati", ossia trasformati e concretizzati in azioni.

E ci saranno sicuramente uomini che hanno da mostrare montagne di opere. In vita sono stati altruisti e hanno aiutato e sostenuto gli altri con tutte le loro forze. Sono stati di indole socievole e si sono fatti un nome come benefattori. Probabilmente hanno davvero sacrificato tutto il loro patrimonio e hanno speso tutta la vita ad aiutare i poveri e i bisognosi, come per esempio il "Dottore della foresta vergine" Albert Schweitzer. Tuttavia, come quest’ultimo ammise una volta in un’intervista, non poteva accettare Gesù Cristo come Figlio di Dio. Gli è mancato il fondamento, il "fondamento" del quale Paolo parla qui sopra in 1Cor 3:11. E sempre che egli non si sia convertito prima di morire, tutte le azioni da lui compiute – per quanto numerose esse siano state – finiranno bruciate come paglia nel fuoco.

Il nome di questi esseri umani che rifiutano l’amore di Dio, e che durante la loro vita non hanno mai preso una decisione per Dio e per suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, non compare in questo libro della vita fin dalla fondazione del mondo:

I cui nomi non sono scritti nel libro della vita.

Apoc 13,8 E l'adoreranno tutti gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita dell'Agnello, che è stato ucciso fin dalla fondazione del mondo. Apoc 13, 8;

I cui nomi non sono scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo.

Apoc 17,8 La bestia che tu hai visto era e non è più e salirà dall'abisso e andrà in perdizione; e gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la bestia che era, e non è, quantunque essa sia. Apoc 17, 8;


I cui nomi non sono scritti nel libro della vita.

Apoc 20,15 i cui nomi non sono scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo. Apoc 20,15;

(Vedi anche discorso 62: "Quando saranno iscritti i nomi dei giusti nel Libro della Vita?." [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Ma così come possiamo evincere dai successivi passi biblici riportati qui sotto, vi sono anche degli esseri umani (che compaiono nel libro della vita), che una volta hanno scelto Dio, ma che in determinate circostanze possono anche essere nuovamente cancellati.

Siano cancellati dal libro della vita.

Sal 69,28 Siano cancellati dal libro della vita e non siano iscritti fra i giusti. Sal 69,28;

E io non cancellerò il suo nome dal libro della vita.

Apoc 3,5 Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio, e davanti ai suoi angeli. Apoc 3, 5;

Se no deh, cancellami dal tuo libro che hai scritto!

Es 32,31 Mosè dunque ritornò dall'Eterno e disse: «Ahimè, questo popolo ha commesso un grande peccato e si è fatto un dio d'oro. 32,32 Ciò nonostante ora, ti prego, perdona il loro peccato; se no deh, cancellami dal tuo libro che hai scritto!». 32,33 Ma l'Eterno rispose a Mosè: «Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro! 32,34 Ora va', conduci il popolo dove ti ho detto. Ecco, il mio Angelo andrà davanti a te, ma nel giorno che verrò a punire, io li punirò del loro peccato». 32,35 Così l'Eterno percosse il popolo, perché aveva fatto il vitello che Aaronne aveva modellato. Es 32,31-35;


È quindi il libro della vita che, durante il Giudizio Finale, è determinante per la positività o la negatività del giudizio su un essere umano. Se in esso è contenuto il suo nome, allora egli sarà salvato e avrà la vita eterna. Se poi ha anche compiuto delle buone azioni, egli verrà ricompensato. Ma se egli non ha altro che le sue azioni e il suo nome non è scritto nel libro della vita, allora tutto brucerà per sempre ed egli sarà perduto in eterno.

(Vedi anche discorso 100: "Giovanni Calvino: la vera e la falsa predestinazione." [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Da ciò comprendiamo tuttavia che la via mostrata dai vescovi svizzeri nella loro lettera pastorale: "L’unico criterio del Giudizio Universale è il nostro comportamento nei confronti degli affamati e degli assetati, nei confronti dei forestieri e dei senzatetto, nei confronti di chi è nudo, malato e in carcere" – questa via è del tutto sbagliata e conduce direttamente alla dannazione. È proprio l’esatto contrario: l’unico criterio è la fede nei sacrificio di redenzione di nostro Signore Gesù Cristo sulla croce per i nostri peccati. È proprio questo che fa di noi peccatori degli uomini giusti al cospetto di Dio. E non un’azione qualunque! Per un cristiano biblico, gli atti di misericordia sono una cosa ovvia e scontata. Ma essi non rappresentano il criterio per la sua salvazione.


L’esistenza eterna di ogni essere umano.


L’esistenza eterna di ogni essere umano.

Ogni essere umano, che con la sua nascita corporale abbandona, vivo, il sacco amniotico della madre, e che, dunque è "nato d’acqua" (liquido amniotico, fluidità amniotica) (Giov 3:5), riceve da Dio (Giov 4:24) uno spirito umano (1Cor 2:11) con l’esistenza eterna (Mat 25:46). Nella prima parte temporale e terrena di questa esistenza - nella sua vita, l’essere umano ha la possibilità di scegliere in assoluta libertà e senza alcuna costrizione con lo spirito datogli da Dio se donare a questo Dio, il creatore di tutta la vita, la sua completa fiducia e tutto il suo amore.

Dopo la sua morte, il corpo dell’essere umano ridiventa polvere, dalla quale esso era stato creato (Gen 2:7), mentre il suo spirito si incamminerà verso il regno dei morti (Dan 12:2; 1Piet 3:18-19; 1Cor 15:23-24), dove esso trascorrerà il tempo fino alla sua risurrezione in uno stato simile al sonno (1Tess 4:15-16).

Nel momento della Risurrezione (Rom 6:4-5), la "rinascita dallo spirito" (Mat 19:28; 1Piet 1:18; Giov 3:7), l’essere umano riceve nuovamente un corpo  (1Cor 15:43-44; Mat 22:30; Giov 3:8; Rom 8:10-11), simile a quello del figlio di Dio dopo la sua risurrezione (Giov 20:26-27).

Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale.

1Cor 15,42 Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; 15,43 è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; 15,44 è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale. 15,45 Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente» (Gen 2,7); l’ultimo Adamo è spirito vivificante. 15,46 Però, ciò che è spirituale non viene prima; ma prima, ciò che è naturale, poi viene ciò che è spirituale. 15,47 Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo è dal cielo. 15,48 Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. 15,49 E come abbiamo portato l’immagine del terrestre, così porteremo anche l’immagine del celeste. 1Cor 15,42-49;

Con questo corpo, l’essere umano starà poi durante il Giudizio Universale al cospetto del Figlio di Dio, che, per incarico di Dio (Giov 5:22, 26-27), giudicherà ciascun essere umano secondo le azioni terrene e in base alla scelta da lui compiuta in vita a favore o contro Dio (Rom 2:16).

Ogni essere umano, che durante la sua vita ha scelto a favore di Dio e di abbracciare la fede in suo figlio Gesù Cristo (Giov 17:2-3), ha la possibilità, davanti a questo tribunale, di ricorrere alla morte espiante del Figlio di Dio, che rappresenta l’espiazione per i peccati di tutti gli uomini, anche per la cancellazione dei propri peccati - ossia le trasgressioni dei comandamenti di Dio (Giov 3:16) - ed egli così sarà salvato (Giov 5:24). A quegli esseri umani che non hanno accettato questa fede, non verrà concessa la remissione dei loro peccati ed essi saranno perciò condannati (Giov 3:36).

Dopo il Giudizio Universale, questi esseri umani condannato trascorreranno la loro esistenza eterna nelle tenebre (Mat 22:13) della dannazione del fuoco eterno (Mat 18:8), con pianti e stridore di denti (Mat 13:49-50), poiché essi in vita hanno rifiutato di accostarsi alla fede, e con la consapevolezza definitiva che non potranno mai più riparare e che la loro condizione non potrà mai più essere cambiata.

Coloro che sono stati salvati, al contrario, trascorreranno la loro vita eterna (Mat 25:46) nella Nuova Creazione alla luce di Dio su una terra nuova (Apoc 20:11) e sotto un nuovo cielo, che Dio ha creato (Apoc 21:1-3,5).

Da questo punto di vista si è già espresso il noto evangelista e predicatore Wilhelm Busch con i suoi ascoltatori: “Non c’è bisogno che accettiate il messaggio che io vi rivolgo. Potete lasciare stare di convertirvi a Gesù. Ma sappiate bene che così facendo scegliete l’inferno! Avete piena libertà!” (Persone che non sono capaci di credere.)

(Vedi anche discorso 22: “Esiste l’immortalità dell’anima?”)



Ci si può ora chiedere per quale motivo la chiesa cattolica non abbia riconosciuto questo contesto che la Bibbia dimostra così inequivocabilmente, e che si rivela essere così decisivo. In tal modo, la chiesa cattolica conduce i suoi seguaci all’abisso sicuro. La risposta a questa domanda la troviamo se consideriamo più da vicino l’immagine e l’impostazione di tale chiesa. In essa ogni cosa è fondata sul potere, sull’autorità, sulla gerarchia, sullo sfarzo, sulla ricchezza, sul prestigio e la fama dell’essere umano. E dunque sulle esteriorità e le apparenze, come scrive Paolo più avanti, in 1Cor 3:12: “legno, fieno e stoppia”. Tutto questo verrà bruciato dalle fiamme durante il Giudizio Finale. Quello che continuerà ad esistere sono i valori interiori e invisibili dell’essere umano: la fede, la devozione, la fermezza, l’amore, il timor di Dio e tutte quelle azioni che, nella vita di un uomo, di tali azioni sono il frutto e il risultato.

La Trinità biblica.

C'è solamente l'unico e solo Dio nelle sue tre istanze: Dio Padre come organo legislativo, paragonabile alla legislatura nella società umana, lo Spirito di Dio come istanza esecutiva, al pari del potere esecutivo umano e il figlio di Dio come organo giudiziario, simile alla magistratura. Dio ha dato all’uomo la legge (i comandamenti) (Es 24:12), lo Spirito Santo ne registra l’attenersi delle persone, ma interviene solo se le azioni umane potrebbero influenzare il piano di Dio (2Tess 2:7) e il Figlio di Dio giudicherà nel Giudizio Universale ogni singola persona (Giov 5:22).

La personalità spirituale autonoma di Padre, Figlio e Spirito Santo e la sua contemporanea presenza (Giov 14:10-11) nello Spirito di un unico e solo Dio (Giov 4:24), nell’epoca della correlazione quantistica – della “spettrale azione a distanza”, come la chiamava Einstein – e dei molti esempi nella Bibbia di manifestazioni nello Spirito degli esseri umani (Mar 1:23-25; 5:6-8; Luca 11:24; ma anche Giov 14:23; 17:26!), può costituire oggetto di domanda soltanto per i contemporanei totalmente disinformati.

Il metodo di volere spiegare simili connessioni con le antiche saggezze dei Padri della Chiesa (Concilio di Nicea, etc.), era già un errore con la loro affermazione che la terra sarebbe il centro dell’universo (La Creazione) ed oggi corrisponderebbe al tentativo di spiegare la meccanica quantistica con le leggi della fisica classica.

Il vero motivo per il quale gli Unitariani negano la trinità (Non c'è salvazione al di fuori della trinità. / CH. Spurgeon), è da un lato il fatto che ci si rifiuta di accettare la divinità del Figlio di Dio, nostro Signore Gesù Cristo. Gesù Cristo in quanto Dio (Sal 45:7-8; Giov 20:28; Fili 2:5-8; 2Piet 1:1; 1Gio 5:20) e sia la sua pre-esistenza (Gen 1:26; 11:7) che anche la sua post-esistenza presso Dio (Giov 14:23; 17:26!), metterebbero in discussione l’intero edificio di fede di “uomo Gesù” in quanto “combattente della fede”, “compagno” o “modello di sofferenza” e ne dimostrerebbe tutta l’assurdità. 

Dall’altro lato, da secoli, la trinità fu interpretata dalla Chiesa cattolica secondo l’arbitrio e il “sentimento” dei vecchi Padri della Chiesa (Concilio di Nicea, etc., e non secondo le dichiarazioni contenute nella Bibbia. Perciò, per i rappresentanti della “fede nell’unicità di Dio” – gli Unitariani – fu facilmente possibile mettere in discussione questa interpretazione sulla base della Bibbia.   

Purtroppo, però, in questo caso non si è sfruttata l’occasione di studiare la Bibbia a fondo e di accertare le reali dichiarazioni sull’essenza di Dio, di suo Figlio e dello Spirito Santo, ma ci si è limitati ad utilizzare le argomentazioni superficiali per contestare questo dogma - peraltro falso - della trinità della Chiesa Cattolica.



(I testi in cornice nera sono citazioni fatte da visitatori di questo sito o da altri autori!)

(Ciclo di prediche della Parrocchia di Sempach [Svizzera] – Chi sono i "miei minimi fratelli?" MM 00, 30-10-2005

Oggi ci occuperemo di questo testo impressionante (Mt 25,40). Esso deve tenerci impegnati. Non posso impartire alcuna lezione, e per questo motivo tengo appunto a sottolineare che tale testo ci tiene impegnati. Su questo testo bisognerebbe piuttosto fare un po’ di esegesi, e infatti, durante la mia giovinezza, ho avuto la possibilità di farla, ed è stata un’ottima cosa a quel tempo; oggi non posso più farla, poiché ho voltato le spalle alla chiesa… ma questa è un'altra storia. Il profondo rispetto per la chiesa è rimasto immutato e a maggior ragione mi rallegro del fatto che oggi questa chiesa mi abbia assegnato un posto su questo pulpito: sono davvero commosso. Non ho dunque nessuna particolare autorità di pretendere che "viviate" dentro di voi il testo biblico che avete ascoltato; ho soltanto qualche esperienza più concreta sulla questione del rapporto con i "fratelli minimi", poiché mi occupo dei diritti dell’uomo come passatempo in generale, e nello specifico concretamente mediante la prevenzione della tortura, in tutto il mondo – la tortura, questo orribile flagello, dal quale le nostre società non riescono assolutamente a liberarsi.

Qui si sta naturalmente parlando di terribili scene di tortura in alcuni paesi esotici non civilizzati, ma anche del giovane prigioniero che, rinchiuso in isolamento in una cella priva di finestre aspetta di essere espulso e rimpatriato, da solo, senza alcun contatto, disperato, fuori di sé. Ne rimarrà segnato per tutta la vita. E cose come questa accadono ovunque, anche in Svizzera.

La questione riguarda quindi i giovani prigionieri che aspettano di essere espulsi e rimpatriati? Ma quei tizi devono sicuramente dare la colpa solo a se stessi. Non avrebbero certo dovuto venire qua senza documenti né lavoro! E questo testo tratto dalla Bibbia che è stato letto ad alta voce, ha ragione: non vi è nulla da eccepire; con il termine "prigionieri", Cristo non poteva certo intendere anche gli stupratori di bambini e i terroristi, è assolutamente fuori questione! In seguito si parla anche di "forestieri", e allora, Dio Santo, non dico certo che tutti gli stranieri siano buoni e bravi per forza, ma questi stranieri dovrebbero essere qualificati, e provenire da paesi con una propria cultura, che possa misurarsi con la nostra; e non certo quei disgraziati vestiti di stracci che hanno subito i danni della guerra e provengono dalla Sierra Leone, dal Sahel, che non portano né porteranno mai nulla. I primi cristiani e il loro Maestro nella Terra Santa non potevano certo immaginare che in questo mondo tutto sarebbe diventato così complesso e difficile!

Potete ascoltarlo voi stessi, oggi come un tempo vi è un discorso dei "giusti", che qui sentiamo ed essi poi aggiungono ancora “Noi una donazione l’abbiamo già fatta”. Posso solo obiettare che il messaggio del Vangelo che abbiamo ascoltato è consapevolmente e volutamente categorico. Il “minimo dei miei fratelli” non è affatto qualificato né istruito, può essere vestito di stracci, può chiedere l’elemosina per strada, magari consuma droghe, è in fuga, “senza fissa dimora”.

Non voglio affermare che il rapporto e il contatto con questi “minimi” non siano un problema – che essi possano essere fonte di problemi gravi e insuperabili. Ma come singoli ci viene richiesto di definire il nostro comportamento, e poi la società alla quale apparteniamo e del cui comportamento siamo responsabili. Come stanno le cose riguardo ai diritti dell’uomo in questa chiesa, in questo paese? Il criterio per il comportamento di un’istituzione, di una società riguardo ai diritti dell’uomo è altrettanto categorico quanto il messaggio concernente i “miei fratelli minimi“; il parametro di riferimento è come una società si rapporta con gli individui che essa maggiormente disprezza ed emargina (…)

Quando mi viene chiesto del mio lavoro nell’ambito dei diritti dell’uomo, le mie risposte producono spesso prolungate esclamazioni di entusiasmo e di apprezzamento, wow, che belle cose belle che fa! Lei rappresenta proprio la vincitrice del premio nobel della Birmania! Certo, in realtà lo faccio, ma poi ci sono ancora altre intere schiere di “fratelli minimi”, che è necessario proteggere e delle quali alcune stanno proprio davanti alla nostra porta di casa. Successivamente le esclamazioni di entusiasmo e di apprezzamento svaniscono e allora è solo in quel momento che possiamo porci ragionevolmente la domanda: CHE FARE? Voi avete l’evidente vantaggio di essere membri di una chiesa, cosa che rende la ricerca di una risposta alla domanda “Che fare?” molto più semplice.
•Avete un punto di riferimento al quale aggrapparvi, un messaggio che riconoscete come vincolante ed     autorevole
•e molti di voi, tutti insieme, aspirano ad una soluzione giusta, sensata e cristiana alle domande della vita.

D’altro canto, lo ammetto, questa appartenenza alla congregazione è anche difficile, perché impegnativa: in qualunque momento può arrivare qualcuno e metterci davanti un testo biblico, una domanda così evidente come “chi è il minimo dei miei fratelli”, e non avete idea di quanto ciò possa essere faticoso! Ma non bisogna demoralizzarsi, ce la faremo. È difficile trovare altri due concetti che stiano così bene insieme e siano altrettanto compatibili l’uno con l’altro come i diritti dell’uomo e l’amore. E questa può essere una questione  in un qualche modo interessante per voi, voi, i fiduciosi sostenitori di uno dei messaggi d’amore più radicali e globalizzanti che il mondo abbia mai udito.
(…)

Predica di Marco Mona, avvocato, Zurigo 29/30 ottobre 2005 (Vangelo: Matteo 25, 34-40)
http://www.pfarreisempach.ch/misc/051030predigtsempach.pdf.



Qui abbiamo quindi a che fare con qualcuno che – quale che sia il motivo – ha rinunciato ad essere un membro della chiesa ed ha ricevuto l’autorizzazione a tenere una predica nell’ambito del ciclo di prediche della parrocchia di Sempach (Svizzera). Anche questa persona non ha naturalmente alcuna voglia e forse nemmeno le conoscenze necessarie per confrontarsi con il reale significato di questo testo tratto da Mat 25,34-40. E anch’egli fa abilmente deviare la sua interpretazione (o, per meglio dire, la sua diversa interpretazione) dai veri fratelli di Gesù a quel tema che vuole che sia affrontato: ovvero i diritti dell’uomo e la sua “occupazione come lungo passatempo” in questo campo.

Tra i “fratelli minimi“ di Gesù Cristo, egli annovera i giovani immigrati detenuti prima dell’espulsione, così come i “disgraziati vestiti di stracci che hanno subito i danni della guerra e provengono dalla Sierra Leone”. E dopo un attimo di esitazione evidentemente anche “gli stupratori di bambini e i terroristi”. E poi ne deduce con perspicaria: “I primi cristiani e il loro Maestro in Terra Santa non potevano certo immaginare che in questo mondo tutto sarebbe diventato così complesso e difficile”. Gesù Cristo, dunque, si è sbagliato e se solo avesse “immaginato”, non avrebbe sicuramente fatto una simile affermazione.

Ci si chiede in veste di terza persona non coinvolta, quale riflessione possa avere spinto la direzione di questa parrocchia ad acconsentire a quest'uomo di tenere una predica ai membri della comunità e a cosa si debba il fatto che egli abbia scelto proprio quel testo biblico. Per giunta, laddove egli passa ogni limite, mettendo sullo stesso piano l’affermazione di Gesù riguardo ai suoi fratelli minimi e l’atteggiamento di una società verso i diritti dell’uomo, dice: “il parametro di riferimento è come una società si rapporta con gli individui che essa maggiormente disprezza ed emargina”. Poiché gli individui che una società mitteleuropea senza dubbio maggiormente odia sono i delinquenti, gli assassini, gli stupratori di bambini, i terroristi, etc., secondo l’opinione di questo avvocato, queste persone sarebbero esattamente identiche a coloro che il Signore chiama i “miei fratelli minimi”.

Come quest’uomo ha detto all’inizio, durante la giovinezza ha praticato l’esegesi biblica e per tale motivo queste sue affermazioni non si possono più attribuire ad una mancanza di capacità esegetica. Si tratta piuttosto di un evidente tentativo di ingannare la congregazione, confidando che – come è cosa comunissima durante una conferenza frontale – nessuno faccia domande e che l’attenzione si concentri su quello che dice a favore dei diritti dell’uomo per le minoranze “più odiate” come per “gli stupratori di bambini e i terroristi”.

Concludendo, in relazione alle difficoltà che i membri di una congregazione devono fronteggiare, egli afferma: “in qualunque momento può arrivare qualcuno e metterci davanti un testo biblico, una domanda così evidente come “chi è il minimo dei miei fratelli”, e ciò può risultare assai impegnativo! E su questo aspetto bisogna concordare con lui, se – come lui – non si è evidentemente letto questo passo biblico con il suo relativo contesto, né, tanto meno, lo si è compreso.



(I testi in cornice nera sono citazioni fatte da visitatori di questo sito o da altri autori!)

("In quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli…" / Artiolo Roberto J. De Lapuente 00, 2009-04-15)

Se i reietti della società vengono insultati, allora anch’io vengo insultato. Se il diritto ad esistere del pensionato viene messo in dubbio, la sua età viene diffamata come un peso per la comunità, allora anche a me viene tolto quello stesso diritto ad esistere ed io stesso divento un peso. Se i bambini devono resistere e cercare di sopravvivere nella povertà con il beneplacito della società, allora io stesso divento quel bambino trepidante. Se al malato in difficoltà finanziarie tolgono la terapia, la speranza, la libertà del dolore, allora gettano anche me in preda a quegli stessi dolori, tolgono anche a me la speranza.

Se il bracciante soffre di inquietudine e di essere un senza patria, e vede il suo futuro unicamente come un buco nero, allora anche il mio futuro è pieno di buchi e nero, allora anch’io soffro per la perdita della mia serenità interiore e per la patria che ho perduto. Se gli handicappati vengono derisi, vengono emarginati, vengono visti come fenomeni di carenza umana, allora anch’io voglio essere emarginato, deriso ed essere screditato come fenomeno di carenza. Se i gay vengono discriminati, se la loro emancipazione sessuale fa rima con versi canzonatori, allora anche a me viene sottratta l’emancipazione sessuale, e allora anch’io sono gay. Se i senzatetto vengono scacciati per ripulire e risanare il volto della città, allora questo volto della città viene ripulito anche dalla mia persona, e allora anch’io divento un senzatetto.

Se gli uomini vengono perseguitati a causa del colore della loro pelle, della loro religione, delle loro convinzioni politiche, allora anch’io vengo perseguitato, allora anche il colore della mia pelle viene violato, anche la mia religione mancante o diversa viene violata, ed anche le mie convinzioni politiche vengono violate. Se i dissidenti vengono rinchiusi dietro le sbarre, allora insisto perché anch’io venga messo dietro le sbarre.
Se si fa irruzione in una determinata zona, se la si mette a ferro e fuoco, se vi si commettono omicidi, se si perpetrano stupri e si infliggono torture, allora anch’io vengo assassinato, anche la mia dignità viene messa a ferro e fuoco, anche la mia etica viene stuprata, anche il mio atteggiamento pacifista viene torturato.

Se un’opinione viene repressa, allora anche la mia opinione viene altrettanto repressa; se i diritti della personalità vengono repressi, allora anche i miei diritti della personalità vengono altrettanto repressi; se la libertà di qualcuno viene repressa, allora viene repressa anche la mia libertà. Se i profughi vengono internati sulle isole australiane, se vengono sbattuti dietro sbarre e recinzioni per lunghi anni, allora internano anche me, allora anche il mio senso di giustizia viene rinchiuso dietro una sbarra. Io divento un ebreo se gli ebrei vengono offesi e oltraggiati come una piaga e un male della società; io divento un negro se i negri vengono umiliati e additati come pigri inetti; io divento un indio se gli indios vengono cacciati dai loro villaggi, se vengono internati o avvelenati.

Ciò che viene fatto al mio prossimo minimo, viene fatto anche a me. Ciò che nel mondo è torto e ingiustizia, è torto ed ingiustizia anche nel mio mondo. Tutto ciò accade sulla terra riguarda anche me. Mi riguarda sempre. Se oggi sbattono in galera qualche canaglia della feccia della società e io non dico nulla, se domani rinchiudono gli anziani nelle case collettive e io non dico nulla, se dopodomani interi gruppi sociali vengono ammassati nei ghetti e io non dico nulla, chi mai interromperà allora questo silenzio, chi rimarrà e avrà la possibilità di interrompere questo silenzio e di far sentire la sua voce, quando sarò io ad essere preso o arrestato? Qualunque misfatto commesso, qualunque misfatto volontariamente accettato dagli stati, dalle industrie, dalle ideologie, dai partiti, dalle organizzazioni o commesso con freddezza, è un misfatto commesso contro di me.

Cambiare il mondo in scala ridotta, sui gradini davanti alla porta di casa nostra – così che esso possa essere cambiato sui gradini davanti alla porta di casa di altre persone, all’entrata delle capanne, sulla porta degli igloo o sotto le foglie di palma, è un tipo di approccio possibile. Tutto quello che spesso si è detto a proposito del riduzionismo, ripetutamente postulato dalla mentalità borghese come la pratica dell’azione diretta che si concentra sull’idea di “cambiare le cose solo davanti alla porta di casa propria”, così che una mano invisibile, anche lontano dalla nostra patria che diventa un inferno, possa mettere in atto dei cambiamenti, non è affatto sufficiente. Non bisogna mai perdere la visione dell’insieme, del tutto, bisogna assumersela personalmente, quando la libertà all’altro capo del mondo viene calpestata con le punte degli stivali, dobbiamo percepire la solidarietà, se non fisicamente e nel corpo quanto meno nello spirito! Qualunque ingiustizia venga perpetrata al più piccolo e debole dei miei simili, anche se egli è un assassino, un delinquente, al quale i rappresentanti di uno stato di diritto lasciano nonostante tutto che quell’ingiustizia venga perpetrata, allora quest’ultima verrà fatta anche a me. Una società del futuro deve capire che il battito d’ala di una farfalla può scatenare un uragano; ma deve anche capire che la violenza all’altro capo del mondo può scatenare uragani anche a casa propria, entro le mura del proprio piccolo mondo.


Roberto J. De Lapuente (autore) - Ad Sinistram http://ad-sinistram.blogspot.com/2009/04/was-ihr-dem-geringsten-meiner-bruder.html



L’errore di fondo di questo autore sta nel fatto che egli – in quanto evidente rappresentante della sinistra (Ad Sinistram) – interpreta questo passo biblico in chiave sociopolitica. Anche lui, dunque, utilizza questa dichiarazione di Gesù soltanto come spunto per comunicare il proprio personale messaggio all’ascoltatore o all’ascoltatrice. E appunto per questo motivo questa non è assolutamente un’argomentazione sviluppata dal punto di vista biblico.

Tuttavia, in considerazione del fatto che anche noi cristiani dobbiamo vivere, pensare e ragionare su questa terra, analizzando la questione più da vicino, dietro tutte queste osservazioni indubbiamente pertinenti, cogliamo facilmente la lacuna argomentativa. Verso la fine della sua disquisizione, l’autore scrive

“Tutto quello che spesso si è detto a proposito del riduzionismo, ripetutamente postulato dalla mentalità borghese come la pratica dell’azione diretta che si concentra sull’idea di ’cambiare le cose solo davanti alla porta di casa propria’, così che una mano invisibile, anche lontano dalla nostra patria che diventa un inferno, possa mettere in atto dei cambiamenti, non è affatto sufficiente”.


Qui il punto non è naturalmente l’immaginaria “mano invisibile”, che si pensa porterà dei cambiamenti da qualche altra parte. Si tratta piuttosto della considerazione secondo la quale chiunque faccia piazza pulita sulla propria porta di casa, comprende in fretta da solo come fare piazza pulita in generale e poco a poco tutto diventa pulito ovunque. E il nostro autore argomenta con queste parole:

“(…) quando la libertà all’altro capo del mondo viene calpestata con le punte degli stivali, dobbiamo percepire la solidarietà, se non fisicamente e nel corpo quanto meno nello spirito!”


Ebbene, se questo autore vuole essere fisicamente solidale con gli esseri umani all’altro capo del mondo, cosa fa poi invece qui in Germania? All’altro capo del mondo, per esempio in Zimbabwe, in Africa, la libertà viene veramente calpestata. La popolazione di questo paese (12,7 milioni) è sottomessa da quasi 30 anni al dittatore Robert Mugabe e vive nella violenza, nella povertà, nella fame e nell’indigenza. La comunità internazionale sostiene la popolazione con somme nell’ordine di miliardi di euro, che però vengono rapidamente trasferite da Mugabe e dai suoi politici corrotti sui loro conti privati in Svizzera. La popolazione vede ben poco di questi soldi. A quanto pare, la comunità internazionale ormai da anni non riesce a migliorare lo standard di vita di questa popolazione. E questo è solo uno dei tanti esempi che esistono nel mondo.

Qui i paesi industrializzati non hanno quindi fatto piazza pulita sulla porta della loro casa, ma su quella dello Zimbabwe. Con il risultato che solo poche persone sono diventate molto più ricche. E così, per esempio, Mugabe per la sua festa di compleanno ha offerto ai suoi ospiti 2000 bottiglie di champagne e 8000 astici, mentre la popolazione non sa dove andare a trovare un po’ di cibo per il giorno dopo.

Si vede bene che questi consigli di un autore “ad sinistram” sono il risultato di una riflessione non sufficientemente ponderata e completamente avulsa dalla vera realtà del nostro tempo. Un uomo intelligente, che per decenni ha collaborato offrendo il proprio aiuto al Terzo Mondo, una volta ha detto

“Non ha alcun senso fornire ogni giorno del pesce a un uomo affamato su un’isola. È molto meglio e più utile insegnargli a pescare, così che in futuro egli possa provvedere a se stesso da solo, con le sue forze”.


In rapporto a paesi come lo Zimbabwe, ciò significherebbe iniziare già con i bambini ed offrire loro delle reali possibilità di formazione e di perfezionamento. Solo se una grossa parte della popolazione in possesso quanto meno dell’istruzione elementare raggiunge l’età adulta la politica e la democrazia possono avere successo ed essere efficaci.

Dunque, Signor De Lapuente: se le sue affermazione non sono soltanto parole campate in aria e se lei intende davvero essere materialmente solidale, si rechi in Zimbabwe e aiuti nella costruzione di scuole! Oppure partecipi al progetto


Kindern eine Chance

[Dia un’opportunità ai bambini] – Aiuti i bambini orfani malati in AIDS in Uganda!

"Garantiamo al 100% l’utilizzo delle Sue donazioni esclusivamente ai fini di tale progetto"

“Come si può leggere nella nostra Homepage, il 100% del ricavato delle offerte va direttamente in Uganda per essere utilizzato nel progetto. Dei voli, dell’organizzazione e di tutto ciò che concerne quest’ultima, si occupano personalmente il consiglio di amministrazione e i membri dell’associazione.
Katharina Marschall (Consiglio di amministrazione)”



e in quelle terre sostenga finanziariamente le opere di costruzione di scuole e di alloggi per i bambini. Grazie!!



(I testi in cornice nera sono citazioni fatte da visitatori di questo sito o da altri autori!)

(Commenti a “In quanto l'avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli…”, R. J. De Lapuente / Post diversi 2009)

“Io, come atea, comprendo la frase in questo modo: tutto ciò che facciamo a un qualunque essere umano, indirettamente lo facciamo anche a Gesù, e dunque dovremmo essere gentili con tutti e verso tutto. ”


“Devo ammettere che, quando faccio qualcosa, spesso non penso a quello che direbbe Gesù su quello che ho fatto. Ma qui si intende anche che, per esempio quando si aiuta una persona, quando si regala qualcosa a una persona e questa persona se ne rallegra, allora anche il Signore se ne rallegra. Egli sente questo gesto come se quel regalo l’avessimo fatto a lui, e in un certo senso glielo abbiamo fatto davvero. Qualunque buona azione è come un dono fatto a Dio.”


“Un’ottima domanda… alla quale forse non si può rispondere semplicemente e in modo così lapidario con un “sì”. Certo, dovremmo prendere questa frase molto seriamente, ma nella vita di tutti i giorni (e qui non si intende solo in Yahoo Answers, ma anche al lavoro, a scuola, durante lo studio e in qualunque altro posto) non è sempre così semplice. Io penso che tutti i cristiani dovrebbero tenere sempre a mente questa frase, e dovrebbero ricordarsela l’uno con l’altro e tentare di vivere il meglio possibile in famiglia secondo questo principio: e allora, forse, così facendo si riuscirà a ragionare ed a operare anche su larga scala.”


“In prima istanza penserei all’amore verso il prossimo, cosa alla quale Gesù Cristo ha attribuito grande importanza! Se tu adesso lavori in una grande comunità, per esempio in un ufficio, allora ci saranno sicuramente anche delle persone che non ti piacciono come le altre! Ma se adesso ti dirigi verso la persona che ti piace meno di tutte le altre, allora ti dirigi contemporaneamente anche verso quella persona che ti piace (in senso figurato); insomma, in conclusione, dovresti amare qualunque essere umano come te stesso! ”

Ad Sinistram http://ad-sinistram.blogspot.com/2009/04/was-ihr-dem-geringsten-meiner-bruder.html



Questi quattro post di lettori diversi dell’articolo di Roberto J. De Lapuente citato più sopra, ci offrono una buona panoramica sull’argomento concernente questo passo biblico grazie ad un ampio spettro di opinioni e di conoscenze diverse. Come ci si aspettava (e del resto non ci si poteva aspettare nulla di diverso), nessuno dei commenti si occupa del contesto e del messaggio centrale riguardo all’identità del fratello, ma – come anche nelle prediche più sopra – si afferma automaticamente che con questi “fratelli” si intendono tutti gli esseri umani di questo mondo.

E qui ritroviamo nuovamente il grande inganno che viene perpetrato nel mondo in relazione a ciò che dice la Bibbia. Chiunque può affermare quello che vuole e poiché solo poche persone sono pronte ad azionare il proprio apparato cognitivo e ad andare a rileggere e ricontrollare questo testo nella Bibbia, simili opinioni e spiegazioni errate come questa si consolidano e, nel corso del tempo, finiscono poi per integrarsi così bene nella vita quotidiana di tutti i giorni, che alla fine a nessuno viene più in mente che tutto questo potrebbe essere sbagliato.

Troviamo un’ulteriore conferma di ciò nella presunta citazione biblica nell’ultimo post riportato qui sopra: “insomma, in conclusione dovresti amare qualunque essere umano come te stesso!”. Queste parole, in modo consapevole o inconsapevole, stravolgono completamente il significato della parabola del Signore del buon samaritano e affermano il contrario di ciò che il Signore aveva effettivamente detto.

Ecco qui la parabola nella sua versione integrale:

Il buon Samaritano.

Luca 10,25 Allora ecco, un certo dottore della legge si levò per metterlo alla prova e disse: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». 10,26 Ed egli disse: «Che cosa sta scritto nella legge? Come leggi?». 10,27 E quegli, rispondendo, disse: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso». 10,28 Ed egli gli disse: «Hai risposto esattamente; fa' questo e vivrai».

10,29 Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». 10,30 Gesù allora rispose e disse: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei ladroni i quali, dopo averlo spogliato e coperto di ferite, se ne andarono lasciandolo mezzo morto.

10,31 Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada e, veduto quell'uomo, passò oltre, dall'altra parte. 10,32 Similmente anche un levita si trovò a passare da quel luogo, lo vide e passò oltre, dall'altra parte. 10,33 Ma un Samaritano, che era in viaggio, passò accanto a lui, lo vide e ne ebbe compassione. 10,34 E, accostatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra olio e vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. 10,35 E il giorno dopo, prima di partire, prese due denari e li diede al locandiere, dicendogli: "Prenditi cura di lui e tutto quello che spenderai in più, te lo renderò al mio ritorno".

10,36 Quale dunque di questi tre ti pare sia stato il prossimo di colui che cadde nelle mani dei ladroni?». 10,37 E quello disse: «Colui che usò misericordia verso di lui». Gesù allora gli disse: «Va' e fa' lo stesso anche tu». Luca 10,25-37;


Questa “legge”, della quale il Signore parla qui in Luca 10:26, è la Torah, il libro di Mosè (in concreto: Deut 6:5 risp. Lev 19:18), al quale egli si riferisce anche in Mat 22:37-40.

Ama il tuo prossimo come te stesso.

Mat 22,35 E uno di loro, dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova, dicendo: 22,36 «Maestro, qual è il grande comandamento della legge?». 22,37 E Gesù gli disse: «"Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua e con tutta la tua mente". 22,38 Questo è il primo e il gran comandamento. 22,39 E il secondo, simile a questo, è: "Ama il tuo prossimo come te stesso" (Lev 19,18). 22,40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti». Mat 22,35-40;


Come dice qui il Signore, da questi due comandamenti – l’amor di Dio e l’amore verso il prossimo – dipendono l’intera Legge (ossia tutti comandamenti di Dio) e i Profeti. È dunque di assoluta importanza, interpretare correttamente e comprendere queste affermazioni. Eppure, tuttavia, la parabola del buon Samaritano presentata qui sopra, con la sua dichiarazione sull’identità del “prossimo” è forse quella che, a causa del modo così superficiale del mondo di considerare le cose, è stata ed è oggetto dei più frequenti fraintendimenti. Nel caso di tale fraintendimento – va detto subito – non si tratta dell’esortazione ad essere misericordiosi e pronti ad aiutare il prossimo. Ciò è giusto e importante ed emerge chiaramente dalla dichiarazione del Signore alla fine della parabola, in Luca 10,37.

Tale fraintendimento si basa piuttosto sul fatto che la risposta alla domanda dei dottori della legge viene interpretata in modo sbagliato. Ed anche alcuni esegeti si impantanano tra le righe del testo di questa parabola e rispondono nei minimi dettagli alla domanda sul perché il sacerdote e il levita – al contrario del samaritano – non abbiano offerto aiuto a colui che cadde nelle mani dei ladroni, senza però prestare la necessaria attenzione alla domanda di fondo di questa parabola: “Chi è il mio prossimo”, ossia “Chi devo amare come amo me stesso”.

Secondo l’opinione corrente – che viene comprensibilmente ripresa e rielaborata da istituzioni sociali di ogni sorta – Dio ci esorta ad amare tutti i poveri e i bisognosi come amiamo noi stessi, e a far sì che da questo nostro amore essi ottengano aiuto e sostegno.

Ma se osserviamo questo testo più da vicino, possiamo individuare un’altra dichiarazione un po’ diversa. Infatti, nella domanda del Signore ai dottori della legge che chiude il testo si legge:

“Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”.

Gli fu chiesto chi fosse il prossimo – e cioè il prossimo per colui che è incappato nei briganti. Questa dovrebbe essere allora la risposta alla sua domanda dal versetto di Luca 10,29 “Chi è dunque il mio prossimo?”.

Al tempo stesso, però, ciò è anche la concretizzazione dell’identità del “prossimo” nel secondo comandamento – in base al comandamento dell’amor di Dio – che, per noi cristiani, definisce quegli uomini che noi dovremmo amare come amiamo noi stessi. E nella suddetta domanda del Signore – così come nella risposta del dottore della legge – cogliamo una differenza con l’interpretazione corrente.

Il Signore chiede chi sia il prossimo di colui che è incappato nei briganti. E il dottore della legge risponde: “Chi ha avuto compassione di lui”. Perciò il bisognoso non è stato il prossimo del samaritano, ma è il contrario: il samaritano, attraverso il suo aiuto, si è rivelato essere il prossimo di colui che è incappato nei briganti.

Da ciò ne deriva anche che qui non viene chiesto ai “samaritani” – ovvero a coloro che aiutano – di amare i poveri e i bisognosi “come si ama se stessi”. Essi devono essere misericordiosi ed aiutarli. Con ciò, in fin dei conti, essi danno prova del fatto che essi amano anche questi bisognosi. Ma si tratta di quei bisognosi, che sono stati aiutati da loro, che - secondo questo comandamento di Dio – vengono esortati ad amare chi li aiuta “come amano se stessi”.

E qui possiamo cogliere anche la differenza con la comprensione secolarizzata. Mentre quest’ultima cerca – al contrario del significato letterale – di comunicare l’impressione che in questa parabola colui che incappa nei briganti è il prossimo del samaritano e postula che i poveri di tutto il mondo sono i “prossimi” dei più benestanti, il Signore qui intende da un lato l’aiuto assolutamente personale nell’ambiente a noi più vicino e, dall’altro, ordina a coloro cui viene prestato aiuto di amare chi li ha aiutati “come essi amano se stessi”.

Il comandamento dell’amore verso il prossimo, stando alle parole che il Signore pronuncia in questa parabola, consiste quindi in questo: ama quegli uomini che ti hanno aiutato e dimostra loro il tuo amore così come essi ti hanno mostrato il loro aiutandoti. Di conseguenza, l’amore verso il prossimo non è una categoria della compassione, ma della gratitudine.

E come si può facilmente comprendere, questo comandamento non vale soltanto per i poveri ed i bisognosi. Esso vale anche per noi, che non siamo bisognosi, poiché anche noi siamo chiamati ad essere personalmente riconoscenti a tutti coloro che durante la vita ci hanno aiutato - genitori, fratelli e sorelle, parenti, conoscenti, amici e anche stranieri, che ci sono stati vicini in una situazione di necessità – e dovremmo amarli come amiamo noi stessi. Loro – e non indistintamente tutti gli uomini di questa terra – secondo la Bibbia sono il nostro prossimo.

E con questa visione biblica corretta di quello che il Signore Gesù ha definito più sotto in Mat 22;39 il “secondo comandamento” dell’amore verso il prossimo, si spiega infine anche quello che viene definito il “primo comandamento”: l’amor di Dio.

"Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua e con tutta la tua mente"

Mat 22,37 E Gesù gli disse: «"Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua e con tutta la tua mente". 27,38 Questo è il primo e il gran comandamento. 27,39 E il secondo, simile a questo, è: "Ama il tuo prossimo come te stesso". 27,40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti». Mat 22,37-40;


Non dobbiamo dunque amare Dio perché egli sia bisognoso o abbia necessità del nostro aiuto, ma perché egli ci ha donato la vita e tutto ciò che ci serve per vivere. Egli ha creato ogni cosa – l’universo e il nostro pianeta con tutte le cose e le creature che vi sono e vi abitano. E tutto questo lo ha donato a noi.

E per questo motivo dobbiamo quindi amare Dio con tutto il nostro cuore, perché egli si è preoccupato così tanto per noi, quanto noi, a nostra volta, dovremmo amare il nostro prossimo, che ci ha aiutati durante la nostra vita e si è preoccupato per noi.

E così come più sopra, anche nella diversa interpretazione dei fratelli del Signore – ossia dei cristiani biblici – i destinatari vengono alterati nei “forestieri e nei senzatetto di tutto il mondo” e quindi anche la relativa promessa:

Venite, benedetti del Padre mio; ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo.

Mat 25,34 Allora il Re dirà a coloro che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio; ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo. Mat 25,34;


non può essere valorizzata e anche qui, nello stravolgimento del prossimo inteso come “tutti i poveri del mondo”, viene impostata una falsa pista. Su tale pista, gli uomini superficiali e creduloni – come furono un tempo Adamo ed Eva – confideranno nei falsi istigatori e, convinti di stare percorrendo il giusto cammino, si lasceranno sedurre da false convinzioni e marceranno così verso la perdizione.

Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli.

Mat 25,40 E il Re, rispondendo, dirà loro: "In verità vi dico: tutte le volte che l'avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me". 41 Allora egli dirà ancora a coloro che saranno a sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42 Poiché ebbi fame e non mi deste da mangiare, ebbi sete e non mi deste da bere, 43 fui forestiero e non mi accoglieste, ignudo e non mi rivestiste, infermo e in prigione e non mi visitaste". 44 Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato, o assetato, o forestiero, o ignudo, o infermo, o in prigione e non ti abbiamo soccorso?". 45 Allora egli risponderà loro dicendo: "In verità vi dico: tutte le volte che non l'avete fatto a uno di questi minimi, non l'avete fatto neppure a me". 46 E questi andranno nelle pene eterne, e i giusti nella vita eterna». Mat 25,40-46;


L’amore per il prossimo.

Similmente come la falsa interpretazione dei "minimi dei miei fratelli" tratta da Mat 25,40, la totale inversione di senso del concetto biblico dell’"amore per il prossimo" attraverso le chiese, i predicatori e le organizzazioni umanitarie, è una delle più grandi truffe, per suscitare la compassione nei contemporanei creduloni e senza molta spesa accumulare i ricavati dalle offerte.

Secondo le parole del Signore Gesù Cristo nella parabola del buon samaritano, il comandamento dell’amore per il prossimo non è l’amore e il sostegno dei bisognosi, come l’ipocrita chiesa cattolica vuole sempre darci ad intendere, ma è – al contrario – l’amore per quegli esseri umani che ci hanno aiutato.

In questo testo biblico un ascoltatore del Signore chiede chi sia allora questo "prossimo", che si dovrebbe amare. E il Signore gli racconta questa parabola, nella quale un uomo fu assalito e derubato e giace ferito sulla strada. Due ecclesiastici ebrei passarono accanto a lui noncuranti e solo un uomo dalla Samaria, che per terzo gli passò davanti, lo ha aiutato.   

E da questa parabola, ora, il Signore in Luc 10,36-37 trae la risposta alla domanda, chi sia, allora, il prossimo di un essere umano:

"Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s’imbatté nei ladroni? Quegli rispose: Colui che gli usò misericordia. Gesù gli disse: Va’, e fa’ anche tu la stessa cosa".

Il samaritano è dunque il "prossimo" di questo ferito. E perciò anche questo ferito deve amare il samaritano – il prossimo (Mat 22,39) –, perché egli lo ha aiutato e ha provveduto a lui. Perciò il comandamento dell’amore per il prossimo suona nel modo seguente: ama quegli esseri umani che ti hanno aiutato e mostra loro parimenti il tuo amore che essi ti hanno mostrato il loro amore, essendoti di aiuto.

L’amore per il prossimo, perciò, non è una categoria della compassione, ma una categoria della gratitudine.

Questo, dunque, è quanto dice questa parabola del Signore Gesù. Ed essa dice anche: se qualcuno personalmente viene da te o tu personalmente lo incontri ed egli personalmente chiede il tuo aiuto o tu vedi che egli personalmente necessita di aiuto, allora, in quanto cristiano biblico, tu dovresti personalmente aiutarlo. Ed egli, in quanto cristiano biblico – secondo Mat 22,39 –, dovrebbe amarti personalmente per gratitudine, come egli stesso si ama.

Colui che non pensa questo, sostiene gli atei, gli idolatri, i delinquenti e i terroristi!. (Luca 9,60)

Ora, questo è qualcosa di completamente diverso da queste sottoscrizioni per i profughi, che noi non conosceremo mai e che non sanno che li ha aiutati. Inoltre, la maggior parte del denaro non viene data per i profughi, ma per gli stipendi, per la logistica e per altre spese di queste "organizzazioni umanitarie".

Nel passato la chiesa cattolica si è dichiarata grande aiutante con i ricavati delle offerte straniere e gli esseri umani hanno accettato per gratitudine la fede idolatra ("Maria", i "santi" morti) cattolica.

In futuro i profughi musulmani – e i loro molti figli! – faranno piuttosto il contrario. Essi – così come un tempo la Chiesa cattolica ha costretto gli indios in Sudamerica alla fede cattolica mediante un’altra pena di morte – con una maggioranza democraticamente legittimata nei parlamenti, costringeranno per leggi i cattolici a convertirsi all’islam.

Questa tendenza si mostra però già anche nel presente, dove atei "benpensanti" e persone politicamente corretti vogliono costringere per legge i cristiani a togliere il simbolo del cristianesimo – la croce – dal loro ambiente pubblico.



Se allora il fratello minimo e l’amore verso il prossimo sono stati assorbiti dagli atei, che ne hanno totalmente travisato e capovolto il significato, anche l’intera festa del Natale viene abusata dagli affaristi di questo mondo per i loro scopi e interessi ed è finita per diventare solo un evento di divertimento. Ma dietro tutto questo sta naturalmente il grosso drago, il vecchio serpente, che si chiama diavolo e Satana, e che seduce e tenta il mondo intero (Apoc 20,9). Fin dal principio, il suo scopo è stato quello di capovolgere il significato di quelle verità che egli non riusciva a negare e di indurre gli uomini ad allontanarsi dalla verità, attirandoli così sulla falsa pista.