Excursus 10 – La donna sul cielo.




Le tendenze convenzionali dell’esegesi.

Una nuova interpretazione non convenzionale.


Le tendenze convenzionali dell’esegesi.

Il testo.

Poi un grande segno apparve sul cielo: una donna.

Apoc 12,1 Poi un grande segno apparve sul cielo: una donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo. 12,2 Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.

12,3 Apparve ancora un altro segno nel cielo: ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi. 12,4 La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra. Il dragone si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorarne il figlio, non appena l’avesse partorito.

12,5 Ed ella partorì un figlio maschio, il quale deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro; e il figlio di lei fu rapito vicino a Dio e al suo trono. 12,6 Ma la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, per esservi nutrita per milleduecentosessanta giorni. Apoc 12, 1- 6;


Il punto di vista cattolico e/o cattolico-ortodosso.

La "donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo" viene interpretata nella chiesa romano‒cattolica e nelle chiese orientali cristiano‒ortodosse come Maria, la "regina del cielo", "madre di grazia" e "partoriente di Dio" e deve essere specialmente venerata dai cattolici sulla base di diversi dogm e adorata accanto a Cristo come "sostituto mediatore".

E qui deve essere evidentemente chiarito che questa figura di idolo non ha nulla in comune con la madre del Signore, ma proprio niente di niente.

Nella Scrittura abbiamo la dichiarazione del Signore:

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Giov 14,6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Giov 14, 6;


Sappiamo perciò che non vi è altra via a Dio se non attraverso Gesù Cristo e il suo sacrificio sulla croce per i nostri peccati. E il Signore ci dice anche:

Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto.

Mat 4,10 Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto". Mat 4,10;


Nella chiesa cattolica al contrario dall’anno 431 d. C. Maria viene adorata come "Madre di Dio". Al fine di occultare gradualmente le differenze tra Gesù Cristo e questo idolo cattolico per il popolo della chiesa, nel 1854 viene elevata a dogma l’immacolata concezione di Maria priva del peccato originale. Ciò significa che Maria fu concepita da sua madre, Anna, senza peccato originale ed è il tentativo di un’imitazione della nascita divina di Gesù Cristo.

Questa invenzione della chiesa cattolica non ha alcuna base nell’intera Bibbia. Meno di tutti Maria, la madre del Signore, ha avanzato lei stessa questa pretesa. Ella dice di se stessa:

E lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore.

Luc 1,46 E Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore, 1,47 e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore, 1,48 perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva. Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata, 1,49 perché grandi cose mi ha fatte il Potente. Santo è il suo nome; 1,50 e la sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono. Luc 1,46-50;


Con ciò ella ammise che lei stessa aveva bisogno di un Redentore e Salvatore, ossia suo Figlio, nostro Signore e perciò era nata allo stesso modo nel peccato, come anche noi tutti esseri umani.

E se la chiesa cattolica come prova del fatto che Maria fu concepita da sua madre, Anna, in modo immacolato e senza il peccato originale ed è ascesa al cielo, cita sempre continuamente Apoc 12,1-2 ed afferma che con questa "donna" è intesa Maria, si deve anche leggere il versetto successivo, dove si dice: "Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto".

Come però ci dice Gen 3,16: "Alla donna disse: «Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figli!", i dolori nel momento della nascita sono una conseguenza del peccato originale. Ora, se questa "donna" in Apoc 12,1-2 dovrebbe essere Maria, allora di conseguenza ella non può essere senza peccato originale, poiché altrimenti non avrebbe alcun dolore nel momento della nascita. Se tuttavia si insiste sul fatto che Maria è nata senza peccato originale, allora dall’altro lato la donna di Apoc 12,1-2 non può essere Maria.

(Vedi anche il discorso 52: "Può l’ operato di Maria evitare le profezie della Bibbia sugli Ultimi Tempi?" [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Nella teologia del periodo più recente la "donna" di Apoc 12 viene anche volentieri interpretata come la "saggezza di Dio", la "Sophia" (Sophia = greco: saggezza). Ma quale senso ne risulterebbe se la saggezza di Dio fosse perseguitata da Satana e dovesse nascondersi nel deserto dal diavolo – per mostrare solo alcune conseguenze di questa visione. Così come nell’interpretazione come "Madre di Dio", anche qui viene interpretata in modo inammissibile una dichiarazione parziale (sectio = latino: taglio/sezione) di questo testo isolatamente dal contesto.

La visione evangelica e/o evangelicale

Nelle chiese evangeliche e nella maggior parte delle denominazione delle libere chiese si vede nel testo tratto da Apoc 12,1-2 la "comunità di Gesù Cristo", la "Comunità di tutti i tempi" e la "comunità mondiale cristiana". Come giustificazione di questo viene sempre continuamente addotto che fu la comunità che – in senso spirituale – ha generato il "figlio maschio" (Apoc 12,5), ossia Gesù Cristo.

Sembra tuttavia che qui semplicemente si trasformi la successione temporale – non importa se spirituale o non spirituale. Non fu la comunità che ha generato Gesù Cristo, ma fu Gesù Cristo che ha posto nel mondo la comunità attraverso gli Apostoli.

Attraverso il precipitoso e falso riferimento alla "donna" tratto da Apoc 12,1-2 come origine della comunità, si tralascia chiaramente che nella Scrittura troviamo una concretissima allusione alla comunità di Cristo e ai suoi simboli.

In Apoc 1,12-13, Giovanni vede il Figlio dell’Uomo, ossia Gesù Cristo, stare in mezzo a sette candelabri d’ oro e con sette stelle nella sua mano destra.

I sette candelabri d’oro e le sette stelle.

Apoc 1,12 Io mi voltai per vedere chi mi stava parlando. Come mi fui voltato, vidi sette candelabri d’oro 1,13 e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un figlio d’uomo, vestito con una veste lunga fino ai piedi e cinto di una cintura d’oro all’altezza del petto. 1,14 Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve; i suoi occhi erano come fiamma di fuoco; 1,15 i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace, e la sua voce era come il fragore di grandi acque. 1,16 Nella sua mano destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata, e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza. Apoc 1,12-16;


Questo simbolismo dei sette candelabri d’oro e delle sette stelle nella mano del Figlio dell’Uomo viene poi spiegato in Apoc 1,20:

Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese, e i sette candelabri sono le sette chiese.

Apoc 1,20 il mistero delle sette stelle che hai viste nella mia destra, e dei sette candelabri d’oro. Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese, e i sette candelabri sono le sette chiese. Apoc 1,20;


Sono dunque le sette stelle nella mano destra del Signore e i sette candelabri d’oro che rappresentano la comunità di Gesù Cristo e dunque l’intera cristianità e non la "corona di dodici stelle" sul capo della "donna" di Apoc 12,1-2.

(Vedi anche discorso 15: "Chi è la "Sposa dell’ Agnello"?")

Una nuova interpretazione non convenzionale.

La donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi.

Ma, ora, chi è esattamente questa "donna" tratta da Apoc 12,1-2? Se, stando al metodo sperimentato da tempo della seria esegesi, partiamo dal presupposto che la Scrittura può essere interpretata solo attraverso la Scrittura, dobbiamo cominciare con quelle dichiarazioni che la Scrittura chiaramente conferma. Nel nostro caso questo è il Figlio nato dalla donna in Apoc 12,5.

Ed ella partorì un figlio maschio, il quale deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro.

Apoc 12,5 Ed ella partorì un figlio maschio, il quale deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro; e il figlio di lei fu rapito vicino a Dio e al suo trono. Apoc 12, 5;


Il Figlio che "deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro" è un riferimento a Sal 2,6-9:

Tu le spezzerai con una verga di ferro; tu le frantumerai come un vaso d’argilla.

Sal 2,6 «Sono io», dirà, «che ho stabilito il mio re sopra Sion, il mio monte santo». 2,7 Io annuncerò il decreto: Il SIGNORE mi ha detto: «Tu sei mio figlio, oggi io t’ho generato. 2,8 Chiedimi, io ti darò in eredità le nazioni e in possesso le estremità della terra. 2,9 Tu le spezzerai con una verga di ferro; tu le frantumerai come un vaso d’argilla». Sal 2, 6- 9;


Ora, il fatto che questa promessa nei Salmi è da riferirsi al Signore Gesù, non viene in messa in dubbio da nessuno e così possiamo interpretare il figlio maschio di Apoc 12,5 sulla base della simile dichiarazione del testo, come Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Come abbiamo già menzionato più sopra, perciò la donna che lo ha generato, non può essere la comunità, perché siamo come comunità i successori e i discendenti spirituali del Signore e non i suoi predecessori.

Se però leggiamo il primo capitolo in Matteo, l’origine del Signore non è difficile da riconoscere. È naturalmente il popolo di Israele, e dunque anche la donna sul cielo è da identificarsi come il popolo di Israele. Un’ ulteriore conferma di questa visione è la corona di dodici stelle sul suo capo.

Una donna con una corona di dodici stelle sul capo.

Apoc 12,1 Poi un grande segno apparve sul cielo: una donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo. 2 Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Apoc 12, 1- 2;


Queste dodici stelle stanno qui per le dodici tribù di Israele. Questa donna "era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto". Anche qui si può trattare quindi solo della nascita (spirituale) del Figlio di Dio.

Le "doglie" della donna, dunque del popolo di Israele, diventano poi comprensibili, se si tiene presente sulla base dei Vangeli come questo Gesù di Nazareth fosse sgradito sia ai capi religiosi sia anche ai capi politici nell’Israele di quel tempo.

Nei successivi due versetti ci interessano in relazione con la donna soprattutto le dichiarazioni nella seconda parte del versetto 4:

Il dragone si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorarne il figlio, non appena l’avesse partorito.

Apoc 12,3 Apparve ancora un altro segno sul cielo: ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi. 4 La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra. Il dragone si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorarne il figlio, non appena l’avesse partorito. Apoc 12, 3- 4;


Il dragone sta qui davanti alla donna, per divorare suo figlio quando l’ha partorito. Anche questo è di nuovo un’ allusione alla nascita del Signore e all’ infanticidio di Erode a Betlemme (Mat 2,13-18). Il serpente subito fin dall’inizio ha tentato di eliminare colui che un giorno gli schiaccerà il capo.

Questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno.

Gen 3,15 Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno». Gen 3,15;


Il successivo versetto, Apoc 12,5, lo abbiamo già considerato più sopra a causa della sua dichiarazione sul figlio che "deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro" e l’abbiamo interpretato come un’allusione al Signore. Ma anche la seconda parte di questo versetto si riferisce al Signore di nuovo risuscitato dopo la sua morte, che fu rapito in cielo al Padre.

E il figlio di lei fu rapito vicino a Dio e al suo trono.

Apoc 12,5 Ed ella partorì un figlio maschio, il quale deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro; e il figlio di lei fu rapito vicino a Dio e al suo trono. Apoc 12, 5;


E nel versetto di Apoc 12,6 della donna si dice ora che ella è fuggita nel deserto.

Ma la donna fuggì nel deserto.

Apoc 12,6 Ma la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, per esservi nutrita per milleduecentosessanta giorni. Apoc 12, 6;


Ora, sopra abbiamo identificato la donna come il popolo di Israele e il Figlio come nostro Signore Gesù e adesso dobbiamo perciò di conseguenza domandare cosa è accaduto dopo il Rapimento del Figlio alla donna, dunque al popolo di Israele, per trovare una spiegazione per il simbolo del "deserto".

Tuttavia non c’è bisogno di alcuna profonda spiegazione per riconoscere che qui con la fuga nel "deserto" è intesa con molta probabilità la dispersione del popolo di Israele a partire dall’anno 135 d. C., dopo la distruzione del tempio per mano di Tito (70 d. C.).

Per tutti gli israeliti – e non soltanto per loro – al "deserto" è legato un ben preciso avvenimento. Ossia la sua migrazione di quarant’ anni attraverso il deserto a causa della testardaggine del popolo (Num 14,33). Essi dovettero allora rimanere nel deserto per così lungo tempo, finché anche l’ultimo di questa testarda generazione era morto. Solo allora il loro Dio ha permesso loro di trasferirsi nella Terra Promessa. A questo fa riferimento anche l’autore della Lettera agli Ebrei nella sua argomentazione.

Dio fu adirato per quaranta anni su quelli i cui corpi caddero a pezzi nel deserto.

Ebr 3,7 Perciò, come dice lo Spirito Santo (Salmi 95,7-11): «Oggi, se udite la sua voce, 3,8 non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, come nel giorno della tentazione nel deserto, 3,9 dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, pur avendo visto le mie opere per quarant’anni! 3,10 Perciò mi disgustai di quella generazione, e dissi: "Sono sempre traviati di cuore; non hanno conosciuto le mie vie"; 3,11 così giurai nella mia ira: "Non entreranno nel mio riposo!" Ebr 3, 7-11;


Allora fu dunque un provvedimento punitivo e come sembra, anche la dispersione nel "deserto" della diaspora, dopo la morte del Signore, fu una punizione per il popolo di Israele, perché esso aveva rifiutato il suo Messia, e dunque il suo Dio.

A questo proposito qui l’espressione "diaspora" non è esattamente del tutto adeguata, poiché essa definisce per gli ebrei solo i movimenti migratori nel corso dei secoli. Ma ciò che è inteso qui è il "galut", ossia la violenta cacciata degli ebrei dalla loro patria. E qui la storia israelitica ne conosce in totale cinque: il "galut" babilonese, quello medo-persiano, quello greco e quello romano. Questo ultimo "galut" romano è iniziato con la distruzione del secondo tempio per mano di Tito nell’anno 70 e durò fino all’ anno 1948, quando gli israeliti poterono di nuovo tornare nel loro paese.

Ora, come si dice però in Apoc 12,6, Israele dovrebbe essere "nutrita" nel suo luogo nel deserto della diaspora, ossia conservata nella sua esistenza. E in realtà Israele non cessò di esistere come stirpe per oltre quasi due millenni nella dispersione – a differenza di alcuni altri popoli di quel tempo. Anche il Signore Gesù ha profetizzato questo già ai discepoli:

Questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute.

Mt 24,34 Io vi dico in verità che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute. Mt 24,34;


Con la fuga della donna nel "deserto", ossia con la dispersione di Israele in tutto il mondo, saremmo ora nell’ ambito di questa visione parziale dell’ Apocalisse al tempo della diaspora.

La battaglia in cielo.

Con Apoc 12,7 inizia tuttavia un nuovo paragrafo e qui si pone perciò per la prima volta la domanda se in Apoc 12,7-9 abbiamo a che fare con un parallelismo, che nella poesia ebraica compare molto spesso in generale ed anche nella Bibbia (Salmi) e quindi se secondo il seguente testo è solo una ripetizione del precedente testo tratto da Apoc 12,4a con altre parole (parallelismo sinonimico) oppure se qui si tratta di un nuovo avvenimento indipendente (si veda anche la tabella indicata qui sotto).

La guerra in cielo.

Apoc 12,7 E vi fu guerra in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone; anche il dragone e i suoi angeli combatterono, 12,8 ma non vinsero e per loro non fu più trovato posto nel cielo. 12,9 Così il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, che seduce tutto il mondo, fu gettato sulla terra; con lui furono gettati anche i suoi angeli. Apoc 12, 7- 9;


Il sospetto che qui potrebbe esistere un parallelismo, si basa su due avvenimenti: la caduta delle stelle/angeli sulla terra in Apoc 12,4a e 12,7-9 e la fuga della donna nel deserto in Apoc 12,6 e 12,14-16.

Nel caso della "caduta delle stelle" si potrebbe argomentare che il dragone è da vedersi come l’autore della battaglia in cielo in Apoc 12,7-9 ed esso perciò è anticipato qui in Apoc 12,4a come colui che con la sua coda spazza via e getta sulla terra la terza parte delle "stelle del cielo" – ossia secondo Apoc 12,7-9 di quegli angeli che combattono con lui contro Michele e i suoi angeli – e la gettata delle stelle sulla terra dovrebbe simboleggiare la sconfitta in questa battaglia.

Per quanto riguarda la fuga nella donna, la situazione è in entrambi i casi – Apoc 12,6 e Apoc 12,14-16 – che ella va nel deserto. Il fatto che ella una volta "fugge" e l’altra volta "vola", potrebbe essere considerato come una diversa denominazione dello stesso evento. Anche la diversa indicazione temporale – 1260 giorni e tre tempi e mezzo – la si potrebbe classificare come inessenziale sulla base del fatto che alla fin fine in entrambi i casi vi sono tre anni e mezzo.

Al fine anche di ottenere una migliore visione ottica di insieme successivamente è descritto il capitolo Apoc 12 nella corrispondente classificazione:

La donna, il figlio maschio e il dragone.


Apoc 12,1 Poi un grande segno apparve nel cielo: una donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo.
12,2 Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
12,3 Apparve ancora un altro segno nel cielo: ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi.













 



12,4a La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra.
 


12,7 E ci fu una battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono,
12,8 ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel cielo.
12,9 Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli.




12,4b Il dragone si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorarne il figlio, non appena l’avesse partorito.
12,5 Ed ella partorì un figlio maschio, il quale deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro; e il figlio di lei fu rapito vicino a Dio e al suo trono.






12,10 Allora udii una gran voce nel cielo, che diceva: «Ora è venuta la salvezza e la potenza, il regno del nostro Dio, e il potere del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, colui che giorno e notte li accusava davanti al nostro Dio.
12,11 Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello, e con la parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, anzi l’hanno esposta alla morte.
12,12 Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi! Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo è sceso verso di voi con gran furore, sapendo di aver poco tempo».
12,13 Quando il dragone si vide precipitato sulla terra, perseguitò la donna che aveva partorito il figlio maschio.



12,6 Ma la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, per esservi nutrita per milleduecentosessanta giorni.








12,14 Ma alla donna furono date le due ali della grande aquila affinché se ne volasse nel deserto, nel suo luogo, dov’è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, lontana dalla presenza del serpente.
12,15 Il serpente gettò acqua dalla sua bocca, come un fiume, dietro alla donna, per farla travolgere dalla corrente.
12,16 Ma la terra soccorse la donna: aprì la bocca e inghiottì il fiume che il dragone aveva gettato fuori dalla sua bocca.






2,17 Allora il dragone s’infuriò contro la donna e andò a far guerra a quelli che restano della discendenza di lei che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù. Apoc 12, 1-17;



Nella tabella qui sopra sono messi a confronto e doppiamente inquadrati quei testi che potrebbero dimostrarsi come parallelismo. Successivamente i contenuti di Apoc 12,4a e Apoc 12,7-9 sarebbero da vedere come diverse rappresentazioni di uno e di uno stesso avvenimento. Lo stesso si applicherebbe alle dichiarazioni di Apoc 12,6 e Apoc 12,14-16.

Ora, però, se riassumiamo i testi qui sopra e qui sotto in questa tabella nel senso di un parallelismo con un singolo evento ogni volta che è identico dal punto di vista temporale e contenutistico, risulta inevitabilmente che anche i due testi centrali, ossia Apoc 12,4b-5 e Apoc 12,10-13 devono presentare una simile connessione temporale e contenutistica.

E qui ora cominciano le difficoltà. Un testo (Apoc 12,4b) parla del fatto che il dragone dopo la battaglia in cielo (Apoc 12,4a) sta prima della donna, che era ancora prima della nascita. L’ altro testo dice che il dragone dopo questa battaglia in cielo (questa volta Apoc 12,7-9), perseguita la donna, che però qui aveva già partorito il figlio.

A questo proposito sorge d’ altra parte l’ impressione che Apoc 12,10-13 non si adatti né temporalmente né contenutisticamente con Apoc 12,4b-5. Se dobbiamo classificare questa prima parte di Apoc 12, sulla base delle dichiarazioni sulla nascita del figlio e del suo Rapimento a Dio, chiaramente al tempo di Gesù, la seconda parte (Apoc 12,7-17) sembra piuttosto avvenire negli Ultimi Tempi.

Così la dichiarazione della gran voce di Apoc 12,10: "Ora è venuta la salvezza e la potenza, il regno del nostro Dio, e il potere del suo Cristo" è una logica continuazione dal punto di vista del contenuto della dichiarazione che si trova in Apoc 11,15, 14 versetti prima, dove in quel luogo le gran voci dicono: "Il regno del mondo è passato al nostro Signore e al suo Cristo". E qui siamo però dal punto di vista temporale già alla settima e ultima tromba – ossia nel bel mezzo degli Ultimi Tempi.

Ai "fratelli", che vengono menzionati nel versetto 10, si fa riferimento anche nel versetto 11. Ed anche qui sulla base delle affermationi al sangue dell’ Agnello, alla parola del loro testimone e al fatto che essi non hanno amato la loro vita fino alla morte, si ha l’ impressione che qui si tratti dei martiri degli Ultimi Tempi.

L’ unico versetto che sembra legare entrambe le parti di questa profezia – Apoc 12,1-6 da un lato, e Apoc 12,7-17 dall’ altro, è il versetto 13, dove ancora una volta viene fatto riferimento alla donna, che aveva partorito il figlio. Ma anche questa designazione della donna in questo versetto come colei "che aveva partorito il figlio maschio", sembra però più una denominazione puramente identificante ("quella donna che allora aveva partorito il figlio"), piuttosto che il fatto che con ciò sarebbe inteso un avvenimento della nascita immediatamente precedente.

Infine, anche la conseguenza che in un’ interpretazione come parallelismo la battaglia in cielo dovrebbe avere avuto luogo prima della nascita del Signore (Apoc 12,4-5), non viene confermata dalla Scrittura (si veda più avanti più sotto).

Sulla base di questa analisi, ora, è da escludersi con molta probabilità che gli avvenimenti di Apoc 12,4a – la gettata sulla terra di un terzo delle stelle per mano del dragone – e Apoc 12,7-9 – la gettata sulla terra del dragone e dei suoi angeli per mano di Michele e dei suoi angeli – siano avvenimenti identici dal punto di vista temporale e contenutistico.

Ma con ciò anche la tesi del parallelismo non è più da mantenere e in seguito anche le due "evacuazioni" della donna nel deserto in Apoc 12,6 e Apoc 12,14-16 sono da considerarsi come due avvenimenti separati.

Da questo nuovo punto di vista si citino qui ancora una volta le già menzionate differenze nel testo:

Il dragone:

-  In Apoc 12,4 è il dragone che con la sua coda getta sulla terra le stelle del cielo.

-  In Apoc 12,9 sono Michele e i suoi angeli che gettano sulla terra il dragone e i suoi angeli.

La donna:

-  In Apoc 12,6 si dice della donna che fuggì nel deserto, dove ella ha un luogo preparato da Dio. Là ella viene nutrita per 1260 giorni.

-  In Apoc 12,14 le furono date le due ali della grande aquila, affinché ella volasse nel suo luogo, dove viene nutrita un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, lontano dal volto del serpente.
 



Le deviazioni nel testo vogliamo ora considerarle in modo più preciso, per trovare ulteriori affermationi alla differenza di questi avvenimenti.

Sebbene l’ espressione "stelle del cielo" nella Scrittura venga utilizzata o per le stelle reali (sole, luna e stelle del cielo) oppure però come espressione di un’ incalcolabile quantità (Israele viene moltiplicato come le stelle del cielo), si potrebbe trattare qui di un sinonimo per gli angeli. A tale proposito abbiamo anche un passo parallelo tratto da Dan 8:

Fece cadere a terra una parte di quell’esercito e delle stelle, e le calpestò.

Dan 8,9 Da uno di essi uscì un piccolo corno, che si ingrandì enormemente in direzione del mezzogiorno, dell’oriente e del paese splendido. 8,10 Crebbe fino a raggiungere l’esercito del cielo; fece cadere a terra una parte di quell’esercito e delle stelle, e le calpestò. 8,11 Si innalzò fino al capo di quell’esercito, gli tolse il sacrificio quotidiano e sconvolse il luogo del suo santuario. Dan 8, 9-11;


Qui si parla del "piccolo corno", che emerse da uno dei quattro corni (Seleuco) dei regni greci dei Diadochi, ossia di Antioco IV Epifanio, che può essere considerato come precursore dell’ Anticristo e che similmente all’ Anticristo riceve il suo potere da Satana.

Ed anche Antioco aveva evidentemente il potere di gettare sulla terra alcune delle stelle del cielo e anche perfino di calpestarle. Come si può desumere dal contesto, questi abitanti del cielo non erano però certamente dei seguaci di Satana, ma al contrario suoi avversari.

E questo ora getta di nuovo una nuova luce sul testo tratto da Apoc 12,4a: "La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra". Tenendo presente Dan 8,10, ciò significherebbe che il dragone qui ha gettato sulla terra dal cielo le stelle – ossia gli angeli – di Michele. Dunque però qui è avvenuto il contrario di ciò che avviene nella battaglia in cielo, in Apoc 12,7-9, dove il dragone stesso e i suoi angeli vengono sconfitti e gettati dal cielo sulla terra.

Questo avvenimento in Apoc 12,4a sembra dunque non solo non essere identico ad Apoc 12,7-9, ma potrebbe essere al contrario addirittura una delle cause della battaglia finale in cielo. Prima Satana ha gettato la terza parte degli angeli dal cielo sulla terra e solo successivamente Michele e i restanti angeli hanno aperto la battaglia e compiuto il castigo.

E con ciò si risolve anche il problema dell’ ordine cronologico di Apoc 12,4-9:

-  Prima il dragone (in una battaglia?) getta un terzo degli angeli dal cielo sulla terra 

-  Poi si presenta davanti alla donna per divorare suo figlio, cosa che però non gli riesce

-  La donna partorisce il figlio maschio, che viene rapito a Dio e al suo trono

-  La donna fugge per 1260 giorni nel deserto in un luogo preparato da Dio

-  Michele e i suoi angeli combattono in cielo contro il dragone e i suoi angeli

-  Il dragone perde la battaglia in cielo e viene gettato sulla terra con i suoi angeli


Questa sarebbe un’ argomentazione plausibile, dalla quale si può desumere che Apoc 12,4a e 12,7-9 sono avvenimenti completamente separati l’ uno dall’ altro. Poiché però ora abbiamo espresso un rifiuto alla tesi del parallelismo, dobbiamo trovare anche inevitabilmente una spiegazione per una differenza di Apoc 12,6 e 12,14-16.

Ad una considerazione più precisa di Apoc 12,13-17 è in realtà singolare che qui si parli improvvisamente di nuovo della donna.

Quando il dragone si vide precipitato sulla terra, perseguitò la donna.

Apoc 12,13 Quando il dragone si vide precipitato sulla terra, perseguitò la donna che aveva partorito il figlio maschio. 12,14 Ma alla donna furono date le due ali della grande aquila affinché se ne volasse nel deserto, nel suo luogo, dov’è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, lontana dalla presenza del serpente. Apoc 12,13-14;


Più sopra, in Apoc 12,6, abbiamo constatato che la donna è fuggita nel deserto ed era irraggiungibile per il dragone. Se ora mettiamo a confronto la formulazione e il contenuto dei due testi, sembra tuttavia che anche qui si tratti di due avvenimenti diversi. Mentre in Apoc 12,6 si dice semplicemente "la donna fuggì nel deserto", Apoc 12,14 formula così: "Ma alla donna furono date le due ali della grande aquila affinché se ne volasse nel deserto, nel suo luogo". Queste non sono soltanto due formulazioni diverse, ma la dichiarazione tratta da Apoc 12,14 che la donna è fuggita nel deserto nel suo luogo, insinua proprio che questo luogo è già presente e ad essa anche conosciuto – ossia da Apoc 12,6, e che ora la donna, quando il dragone di nuovo la perseguita, torna di nuovo là nel deserto.

E infine le indicazioni temporali per il nutrimento della donna nel deserto. In Apoc 12,6 sono "milleduecentosessanta giorni", in Apoc 12,14 "un tempo, dei tempi e la metà di un tempo". Anche se questo alla fine è il periodo di tre anni e mezzo, dai passi paralleli nell’ Apocalisse è da riconoscere che con queste diverse denominazioni sono intesi anche periodi temporali diversi: così i 1260 giorni sono là per esempio il tempo dei due testimoni, i tre tempi e mezzo, però, quello dell’ Anticristo.

(Vedi anche tabella 16: "La settantesima settimana.".)

La circostanza che i tre tempi e mezzo della donna nel deserto coincidano con il tempo della dominazione anticristiana (Dan 7,25; 12,7), viene del resto addotto anche da alcuni rappresentanti di quella concezione secondo la quale questa donna rappresenta la congregazione, come conferma del fatto che la congregazione in quel tempo verrà portata in un "luogo di salvataggio" e preservata dalle persecuzioni. Tuttavia questa interpretazione non regge ad un esame più preciso. Come riconosciamo dai discorsi sugli Ultimi Tempi del Signore in Luca 21,34-36 e Mat 24,24-25 e Mat 24,40-41, addirittura alla fine di questo periodo di tribolazione vi saranno ancora degli "eletti" in mezzo agli esseri umani del mondo – e non saranno isolati in un "luogo di salvataggio.

(Vedi anche tabella 05: "Sinossi dei discorsi del Signore sugli Ultimi Tempi.".)

Perciò dal punto di vista di oggi – almeno per i 1260 giorni – non si trova nessuna classificazione assoluta di queste indicazioni temporali con la donna sul cielo (Apoc 12,6 e 14) alle dichiarazioni concordanti nell’ Apocalisse e in Daniele si incontrano. Ma quello che può essere tratto da qui, è la constatazione che Apoc 12,6 e 14 sono due avvenimenti separati l’ uno dall’ altro con uno svolgimento dell’ azione simile ma in nessun caso identico.

Il dragone perseguita dunque di nuovo la donna. E poiché secondo Apoc 12,6 la donna era già fuggita nel deserto, si pone qui la domanda quando la donna è di nuovo tornata. Se ora l’ interpretazione qui presente della donna come il popolo di Israele è giusta, questo dovrebbe poi accadere, quando Israele di nuovo torna dal "deserto" della diaspora nel suo paese. Ma questo avvenimento ci porterebbe all’ anno 1948 e alla fondazione dello stato in Israele.

Per sfuggire alla rinnovata persecuzione per mano del dragone, ora la donna viene rimandata indietro ancora una volta nel "deserto nel suo luogo". La premessa che si deve compiere la parola della Scrittura (in innumerevoli testi), che sta parlando della raccolta degli israeliti "dai quattro canti della terra" (Isa 11,12) negli Ultimi Tempi, implica proprio che il popolo di Israele attuale tornato nel suo paese, deve portare a termine negli Ultimi Tempi un’ ulteriore – l’ ultima – dispersione, per poi di nuovo potere essere raccolto – questa volta da Dio.

Questa visione delle cose concorda del resto anche con quel modo di vedere, che vede il rimpatrio di Israele dall’ anno 1948 come un’ azione causata ed eseguita da esseri umani – ossia Theodor Herzl e dai suoi sionisti - e non come la raccolta promessa da Dio del suo popolo negli Ultimi Tempi (Ger 31,8). Non c’ è dal 1948 fino ad oggi nessuna condizione preliminare profetizzata che è in relazione con ciò, come il ritorno di Israele al suo Dio, la discesa dello Spirito Santo sul popolo di Israele (Gioele 2,28), l’ allusione al fatto che in occasione di questo avvenimento gli israeliti troveranno il loro Dio piangendo (Ger 50,4), la fine delle guerre e molti altri ancora, sono state compiute. Questo sarà il caso solo negli Ultimi Tempi, all’ inizio del Regno Millenario.

Tra molti altri passi troviamo questa speciale connessione, che infatti Israele sarà nel "deserto" (e non già nel suo paese), quando Dio gli dà di nuovo le sue "vigne", documentata dettagliatamente anche dal profeta Osea.

Perciò, ecco, io l’attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.

Os 2,14 «Perciò, ecco, io l’attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. 2,15 Di là le darò le sue vigne e la valle d’Acor come porta di speranza; là mi risponderà come ai giorni della sua gioventù, come ai giorni che uscì dal paese d’Egitto. 2,16 Quel giorno avverrà», dice il SIGNORE, «che tu mi chiamerai: "Marito mio!" e non mi chiamerai più: "Mio Baal!" 2,17 Io toglierò dalla sua bocca i nomi dei Baal, e il loro nome non sarà più pronunciato. 2,18 Quel giorno io farò per loro un patto con le bestie dei campi, con gli uccelli del cielo e con i rettili del suolo; spezzerò e allontanerò dal paese l’arco, la spada, la guerra, e li farò riposare al sicuro. 2,19 Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni. 2,20 Ti fidanzerò a me in fedeltà, e tu conoscerai il SIGNORE. 2,21 Quel giorno avverrà che io ti risponderò», dice il SIGNORE, «risponderò al cielo, ed esso risponderà alla terra; 2,22 la terra risponderà al grano, al vino, all’olio, e questi risponderanno a Izreel. 2,23 Io lo seminerò per me in questa terra, e avrò compassione di Lo-Ruama; e dirò a Lo-Ammi: "Tu sei mio popolo!" ed egli mi risponderà: "Mio Dio!"» Os 2,14-23;


Anche qui si parla di una "donna", anche lei viene condotta nel deserto da Dio e anche qui si tratta del popolo di Dio da Israele, che nominerà il suo Dio "mio marito", e con il quale il Signore si fidanzerà per tutta l’ eternità (Os 2,16.18.21). E nel contesto riconosciamo che qui a questa donna, ossia al popolo di Dio da Israele, viene promesso non solo il fidanzamento con il suo Dio, ma il regno di pace del suo Messia con tutte le note benedizioni, come il perdono del peccato, la discesa dello Spirito Santo, la fertilità, la pace e una vita alla presenza di Dio sulla terra.

(Vedi anche capitolo 10: "Il Millennio".)

Un ulteriore argomento che parla a favore della tesi della recente dispersione, è la menzione delle "due ali della grande aquila" in Apoc 12,14. Questo allude al fatto che Israele in questa ultima dispersione viene condotto da Dio.

Ma alla donna furono date le due ali della grande aquila.

Apoc 12,14 Ma alla donna furono date le due ali della grande aquila affinché se ne volasse nel deserto, nel suo luogo, dov’è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, lontana dalla presenza del serpente. Apoc 12,14;


Questo testo si riferisce evidentemente a Es 19,3-4.23,20, dove il Signore definisce così la fuga protetta di Israele dall’ Egitto.

Come vi ho portato sopra ali d’aquila e vi ho condotti a me.

Es 19,3 Mosè salì verso Dio e il SIGNORE lo chiamò dal monte dicendo: «Parla così alla casa di Giacobbe e annuncia questo ai figli d’Israele: 19,4 "Voi avete visto quello che ho fatto agli Egiziani e come vi ho portato sopra ali d’aquila e vi ho condotti a me. Es 19, 3- 4;

Io mando un angelo davanti a te per proteggerti lungo la via, e per introdurti nel luogo che ho preparato.

Es 23,20 «Io mando un angelo davanti a te per proteggerti lungo la via, e per introdurti nel luogo che ho preparato. Es 23,20.


Anche allora Israele fu condotto da Dio nel deserto "su ali d’ aquila" e da questo si può concludere che Israele anche questa ultima volta dovrà fuggire ancora, tuttavia – similmente come allora in Egitto – sotto la protezione del suo Dio. Questa concezione viene appoggiata anche dai successivi due versetti Apoc 12,15-16.

Il serpente gettò acqua dalla sua bocca, come un fiume, dietro alla donna.

Apoc 12,15 Il serpente gettò acqua dalla sua bocca, come un fiume, dietro alla donna, per farla travolgere dalla corrente. 12,16 Ma la terra soccorse la donna: aprì la bocca e inghiottì il fiume che il dragone aveva gettato fuori dalla sua bocca. Apoc 12,15-16;


Qui è il serpente che tenta di travolgere la donna, il popolo di Israele, con un torrente di acqua. Allora, in occasione della fuga dall’ Egitto, fu il mare che sbarrò la strada agli israeliti e ostacolò la loro fuga. Ma Dio fece dividere il mare e preparò una strada per il suo popolo cosicché essi poterono attraversare a piedi asciutti. Ed anche in Apoc 12,16 riconosciamo la protezione del Signore sul suo popolo di Israele, quando là si dice: "Ma la terra soccorse la donna: aprì la bocca e inghiottì il fiume che il dragone aveva gettato fuori dalla sua bocca".

La caduta di Satana – un avvenimento al tempo di Gesù?

Sulla base dell’ analisi di più sopra, ora, il testo tratto da Apoc 12,7-17 si inquadra temporalmente e contenutisticamente senza problemi negli Ultimi Tempi, a meno che non avessimo dichiarazioni del Signore abbastanza evidenti che almeno la battaglia in cielo, ossia Apoc 12,7-9, deve avere avuto luogo ancora quando lui era in vita.

In occasione di questa battaglia Satana viene gettato dal cielo sulla terra e nei Vangeli abbiamo svariate affermationi del Signore a questa caduta di Satana dal cielo. In Giov 12,31 dice il Signore: "Ora (… ) sarà cacciato fuori il principe di questo mondo".

Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo.

Giov 12,28 Padre, glorifica il tuo nome!» Allora venne una voce dal cielo: «L’ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo!» 12,29 Perciò la folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Gli ha parlato un angelo». 12,30 Gesù disse: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 12,31 Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo. Giov 12,28-31;


Ciò significa che questa battaglia in cielo tra Michele e i suoi angeli e Satana e i suoi angeli ebbe luogo a quel tempo in cui il Signore Gesù era sulla terra. Questo viene confermato anche dalla dichiarazione del Signore in Giov 14,30: "viene il principe di questo mondo".

Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe di questo mondo.

Giov 14,28 Avete udito che vi ho detto: "Io me ne vado, e torno da voi"; se voi mi amaste, vi rallegrereste che io vada al Padre, perché il Padre è maggiore di me. 14,29 Ora ve l’ho detto prima che avvenga, affinché, quando sarà avvenuto, crediate. 14,30 Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe di questo mondo. Egli non può nulla contro di me; 14,31 ma così avviene affinché il mondo conosca che amo il Padre e opero come il Padre mi ha ordinato. Alzatevi, andiamo via di qui. Giov 14,28-31;


Un’ ulteriore conferma la otteniamo poi in Giov 16,11 e Luca 10,18, dove il Signore parla di questo avvenimento già nella forma del passato: il principe di questo mondo è stato giudicato!

Il Consolatore convincerà il mondo quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.

Giov 16,7 Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. 16,8 Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. 16,9 Quanto al peccato, perché non credono in me; 16,10 quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; 16,11 quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato. Giov 16, 7-11;

Io vedevo Satana cadere dal cielo come folgore.

Luc 10,17 Or i settanta tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni ci sono sottoposti nel tuo nome». 10,18 Ed egli disse loro: «Io vedevo Satana cadere dal cielo come folgore. Luc 10,17-18;


Il testo in Apoc 12,10-11 contiene ora due importanti affermationi: da un lato riconosciamo nella dichiarazione: "Ora è venuta la salvezza e la potenza, il regno del nostro Dio, e il potere del suo Cristo" che solo adesso, dopo questa battaglia in cielo, il regno di Dio in cielo (ma non ancora sulla terra!) poté essere realizzato nella sua piena entità. Satana e i suoi angeli fino a questo momento hanno evidentemente evitato che la volontà di Dio fosse avvenuta in cielo senza riserve. La prova della Scrittura del fatto che il cielo da questo momento è libero dalle forze sataniche, che potrebbero opporsi alla volontà di Dio, la riconosciamo anche in quella preghiera che il Signore ci ha insegnato a recitare.

Sia fatta la tua volontà, come in cielo, anche in terra.

Mat 6,9 Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; 6,10 venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, anche in terra. Mat 6, 9-10;


Questo "come in cielo" presuppone che là la volontà di Dio avviene già senza riserve e la richiesta "anche in terra" testimonia che questo qui non è ancora il caso sulla terra.

Tutti questi passi biblici provano ora abbastanza chiaramente che la caduta di Satana e dunque la battaglia in cielo furono un avvenimento al tempo di Gesù. Dunque, però, nell’ interpretazione di Apoc 12,7-17 abbiamo un problema, nella misura in cui poi là abbiamo un salto temporale dal tempo di Gesù negli Ultimi Tempi.

Ma anche se – o proprio perché – il resto del testo tratto da Apoc 12,7-17 con molta probabilità è a attribuire agli Ultimi Tempi, non si può escludere nessuna delle due possibilità, ma si devono lasciare l’ una accanto all’ altra, finché probabilmente un giorno verrà trovata una spiegazione.

Quelli che restano della discendenza.

Mentre nell’ ulteriore analisi l’ acqua che il dragone gettò dietro la donna, la possiamo interpretare come masse di persone Gentili e persecutrici della "donna", il simbolo della "terra", che nella Scrittura spesso sta per l’ umanità motivata religiosamente – non incondizionatamente cristiana! (si veda anche Apoc 13: la prima bestia dal mare e la seconda bestia dalla terra), non trova in questo contesto allora nessuna spiegazione veramente soddisfacente.

Allora il dragone s’infuriò contro la donna e andò a far guerra a quelli che restano della discendenza di lei.

Apoc 12, 15 Il serpente gettò acqua dalla sua bocca, come un fiume, dietro alla donna, per farla travolgere dalla corrente. 12,16 Ma la terra soccorse la donna: aprì la bocca e inghiottì il fiume che il dragone aveva gettato fuori dalla sua bocca. 1217 Allora il dragone s’infuriò contro la donna e andò a far guerra a quelli che restano della discendenza di lei che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù. 1218 E si fermò sulla riva del mare. Apoc 12,15-18;


Nel versetto Apoc 12,17 apprendiamo tuttavia ancora che ora queste persecuzioni si spostano, dopo la fuga della donna, su "quelli che restano della discendenza". Questi "quelli che restano" devono dunque avere qualcosa in comune con questa "donna". Prima di tutto, essi appartengono alla stessa discendenza e devono perciò avere la sua uguale origine. Poi però si dice anche che essi tengono i comandamenti di Dio e hanno la testimonianza di Gesù. E sebbene qui esso non trovi espressione in questa chiarezza, si può ben partire dal presupposto che questi attributi valgano anche per la "donna" – che è della stessa discendenza. Perciò anche la "donna" deve avere assunto lo stesso comportamento di questi "che restano", ella deve avere tenuto i comandamenti di Dio e avere avuto la testimonianza di Gesù. E la metafora "testimonianza di Gesù" la troviamo poi spiegata anche in Apoc 19,10:

Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia.

Apoc 19,10 Io mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: «Guàrdati dal farlo. Io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesù: adora Dio! Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia». Apoc 19,10;


Quelli che hanno la "testimonianza di Gesù", hanno dunque lo spirito della profezia, essi sono quindi profeti. Perciò questi "che restano" e anche la "donna" stessa sono da vedersi come profeti. Poiché qui abbiamo interpretato la donna come il popolo di Israele e gli israeliti nella loro totalità sicuramente non sono da vedere come profeti, si offre propriamente solo un’ interpretazione: è lo spirito dei profeti – anche e specialmente dell’ Antica Alleanza – che nel popolo di Israele continua a vivere, ma che tuttavia a causa della testardaggine degli israeliti non può mostrarsi.

Anche questi "che restano della discendenza" in Apoc 12,17 sono perciò da interpretare come profeti e dunque è anche interessante che la parola greca loipon, che qui sta per "quelli che restano", significhi anche e in particolare "resto", "avanzo", ma anche "futuro". E quindi la dichiarazione "quelli che restano della discendenza", che così come è scritto, potrebbe piuttosto volere dire "tutti gli altri", ha un contesto un po’ diverso. Non sono "tutti gli altri", ma alcuni pochi, ossia (nel futuro) il resto rimanente, contro il quale il dragone qui combatterà.

Ed anche qui il contesto dal precedente capitolo 11 e dal successivo capitolo 13 ci dà una spiegazione. In Apoc 11,3 si dice dei due testimoni di Dio: 

Io concederò ai miei due testimoni di profetizzare per milleduecentosessanta giorni.

Apoc 11,3 Io concederò ai miei due testimoni di profetizzare, ed essi profetizzeranno vestiti di sacco per milleduecentosessanta giorni. Apoc 11, 3;


Essi dunque profetizzeranno e perciò sono profeti. Questo viene del resto confermato anche in Apoc 11,10:

Questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra.

Apoc 11,10 Gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra. Apoc 11,10;


In quanto profeti essi sono ora anche "discendenza" della donna. Il versetto Apoc 11,7 ci dice poi anche che la bestia che sale dall’ abisso combatterà con loro e li vincerà e li ucciderà:

La bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà.

Apoc 11,7 E quando avranno terminato la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. Apoc 11, 7;


In Apoc 13,1 troviamo poi questa bestia, come il dragone la fa salire dall’ abisso del mare.

Poi vidi salire dal mare una bestia.

Apoc 13,1 Poi vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi blasfemi. Apoc 13, 1;


E questa bestia, che riceve tutto il potere e tutta la forza, e addirittura il suo trono da Satana, e dunque incarna il dragone stesso, è poi anche quella che combatterà con i due testimoni, i profeti, e i santi di Dio, li vincerà e li ucciderà.

Le fu pure dato di far guerra ai santi e di vincerli.

Apoc 13,7 Le fu pure dato di far guerra ai santi e di vincerli, di avere autorità sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione. Apoc 13, 7;


Con la morte di questi due profeti ora anche l’ ultimo resto della discendenza della donna è eliminato e la bestia, l’ Anticristo, può creare ed espandere il suo dominio senza ostacoli.

Tuttavia, come sappiamo dalla Scrittura, questo suo dominio sarà solo di breve durata. Dopo circa tre anni e mezzo il Ritorno del Signore darà una fine a questi traffici. In una nuova battaglia – questa volta sulla terra, in Israele – l’ Anticristo, e con lui anche il dragone e Satana, sarà sconfitto. Mentre l’ Anticristo con il suo falso profeta verrà subito gettato nel lago di fuoco, Satana per il momento verrà messo per mille anni prigioniero nell’ abisso.



(Vedi anche capitolo 07: "La Battaglia di Harmaghedon.").

La donna però tornerà poi di nuovo in Israele. Da tutti gli angoli della terra Dio raccoglierà il suo popolo ed essi verranno piangendo nel loro paese e lo Spirito Santo sarà sparso su di loro. E poi anche questo spirito dei profeti si risveglierà di nuovo in loro e in quel giorno si compiranno tutte quelle profezie che nel 1948 non poterono compiersi, perché il tempo non era ancora venuto.

Questa "raccolta 1948" è avvenuta senza la volontà di Dio ed è paragonabile a quella situazione del popolo di Israele allora nel deserto, quando essi non vollero attendere il ritorno di Mosè dal monte Sinai (Es 32,1-9) e si fecero da sé un vitello d’ oro e lo adorarono come il loro Dio. Anche allora essi avevano differito l’ obiettivo, che era così imminente, del trasferimento nella terra promessa per loro propria colpa di quarant’ anni. Ed anche allora la situazione era come è citata dai Salmi dall’ autore della Lettera agli Ebrei – e questi purtroppo fino ad oggi non l’ hanno letta –: essi non dovrebbero – ancora – giungere al riposo del loro Dio.

Sono sempre traviati di cuore; non hanno conosciuto le mie vie.

Ebr 3,10 Perciò mi disgustai di quella generazione, e dissi: "Sono sempre traviati di cuore; non hanno conosciuto le mie vie"; 3,11 così giurai nella mia ira: "Non entreranno nel mio riposo!" Ebr 3,10-11;