Capitolo 14 – La Nuova Creazione




Un nuovo cielo, una nuova terra.

La nuova Gerusalemme celeste.

La ricerca di vita intelligente nell’universo.



L’ordinamento temporale.

La "Nuova Creazione" è quel periodo di tempo che segue alla "Fine del Mondo", all’ultimo periodo della prima creazione.

(Vedi anche excursus 12: “La Creazione” [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Eppure, però, nel caso della "Nuova Creazione" non si può ovviamente più parlare di "periodo di tempo". Essa è la seconda creazione di Dio e si differenzia dalla prima terra e dal primo cielo, così come questi si differenziano da quella condizione che esisteva prima che Dio dicesse “sia”.

Nella vista che ci viene concessa in questo nuovo mondo, vediamo scendere dal cielo da presso Dio la città santa, la Nuova Gerusalemme, come una sposa adorna per il suo sposo. I giusti entreranno in questa città e Dio e l’Agnello albergheranno presso di loro e saranno il loro sole in eterno.

Un nuovo cielo, una nuova terra.

La prima creazione è passata e il mare non c’è più.

Un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati.

Apoc 21,1Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c'era più. 21,2 E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

21,3 E udii una gran voce dal cielo, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con loro; e essi saranno suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio.

21,4 E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate». Apoc 21, 1- 4;

Allora colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio tutte le cose nuove»

Apoc 21,5 Allora colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio tutte le cose nuove». Poi mi disse: «Scrivi, perché queste parole sono veraci e fedeli». 21,6 E mi disse ancora: «È fatto! Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine; a chi ha sete io darò in dono della fonte dell'acqua della vita. Apoc 21, 5- 6;


Il testo citato qui sopra, tratto da Apoc 21,1, è il preludio ad una Nuova Creazione. Dio crea un nuovo cielo e una nuova terra. Da ciò possiamo concludere con una certa probabilità, che non vi sarà soltanto una nuova specie di pianeta, che nascerà ex novo, ma che vi sarà evidentemente anche un nuovo “cielo”, ossia un nuovo universo, che Dio creerà per l’eternità.

E da questo testo desumiamo inoltre un secondo aspetto. Qui si dice: “il primo cielo e la prima terra erano passati”. Ciò significa che questo nostro mondo attuale, con l’intero cosmo che lo circonda, è in realtà la prima creazione di Dio nostro. E ciò viene confermato anche dall’ulteriore dichiarazione contenuta nel versetto 4: “perché le cose di prima son passate”. Non vi sono, dunque, creazioni “multiple”, come alcuni interpreti vogliono vedere in relazione a Gen 2,4.

In linea di principio, tuttavia, qui, in Apoc 21,1, ci viene solo confermato ancora una volta ciò che abbiamo già appreso in Apoc 20,11, dove si parla del Giudizio Universale.

Dalla cui presenza fuggirono il cielo e la terra, e non fu più trovato posto per loro.

Apoc 20,11 Poi vidi un gran trono bianco e colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza fuggirono il cielo e la terra, e non fu più trovato posto per loro. Apoc 20,11;

Alcun sole, alcuna luna, Dio e l’Agnello li illuminano.

E la città non ha bisogno del sole né della luna, perché la gloria di Dio la illumina e l'Agnello è il suo luminare.

Apoc 21,23 E la città non ha bisogno del sole né della luna, che risplendano in lei, perché la gloria di Dio la illumina e l'Agnello è il suo luminare. 21,24 E le nazioni di quelli che sono salvati cammineranno alla sua luce, e i re della terra porteranno la loro gloria ed onore in lei. 21,25 Le sue porte non saranno mai chiuse durante il giorno, perché lì non vi sarà notte alcuna. Apoc 21,23-25;

E qui non ci sarà più notte alcuna e non avranno bisogno di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà.

Apoc 22,5 E qui non ci sarà più notte alcuna e non avranno bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà, ed essi regneranno nei secoli dei secoli. 22,6 Poi mi disse: «Queste parole sono fedeli e veraci; e il Signore, Dio dei santi profeti, ha mandato il suo angelo, per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve.

22,7 Ecco, io vengo presto; beato chi custodisce le parole della profezia di questo libro».

22,8 E io, Giovanni, sono colui che ho visto e udito queste cose. E dopo averle udite e viste, caddi per adorare davanti ai piedi dell'angelo che mi aveva mostrato queste cose. 22,9 Ma egli mi disse: «Guardati dal farlo! Io sono conservo tuo e dei tuoi fratelli, i profeti, e di coloro che custodiscono le parole di questo libro. Adora Dio!». 22,10 Poi mi disse: «Non sigillare le parole della profezia di questo libro, perché il tempo è vicino. Apoc 22, 5-10;


Dai testi citati qui sopra, comprendiamo ora – in modo particolare per la nostra limitata capacità di comprensione umana – una peculiare caratteristica di questa Nuova Creazione: non vi sarà più alcun sole. L’idea di volere concludere dalla formulazione “la città non ha bisogno del sole…” che, tuttavia, sarebbero presenti un sole e una luna, fallisce nelle dichiarazioni contenute nei Salmi, dove in Sal 72,1-5 viene esplicitamente indicato che il sole e la luna splenderanno finché regnerà il “giusto re”. Ciò significa che nei mille anni del Millennio, vi saranno ancora il sole e la luna, perché è ancora la prima, vecchia creazione. Tuttavia, con la fine della prima creazione spariranno anche il sole e la luna.

Del resto, è degno di nota il fatto che nella Scrittura, in tutte queste profezie sul sole e la luna – e ve ne sono anche altre oltre a quelle riportate qui – i due astri vengano sempre menzionati insieme. Per esempio, da nessuna parte si dice: “Il sole perse il suo chiarore e soltanto la luna fu la luce degli esseri umani”. In quel periodo in cui non si sapeva che la luna risplende solo perché essa riflette sulla terra la luce del sole che la illumina, le profezie che lo spirito umano avrebbe generato, non avrebbero avuto la necessità di citare i due astri sempre insieme. Di conseguenza – se vogliamo metterla così – questa è anche una conferma dell’ispirazione divina di queste profezie.

(Vedi anche capitolo 04: “La Grande Tenebra”)


Essi ti temeranno finché dureranno il sole e la luna, per tutte le generazioni.

Salm 72,1 [Salmo di Salomone.] O DIO, da' i tuoi giudizi al re e la tua giustizia al figlio del re, 72,2 ed egli giudicherà il tuo popolo con giustizia e i tuoi afflitti con rettitudine. 72,3 I monti porteranno pace al popolo e i colli giustizia. 72,4 Egli farà giustizia agli afflitti del popolo, salverà i figli del bisognoso e schiaccerà l'oppressore. 72,5 Essi ti temeranno finché dureranno il sole e la luna, per tutte le generazioni. Salm 72, 1- 5;

Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né la luna ti illuminerà più col suo chiarore; ma l'Eterno sarà la tua luce eterna e il tuo DIO la tua gloria.

Isa 60,19 Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né la luna ti illuminerà più col suo chiarore; ma l'Eterno sarà la tua luce eterna e il tuo DIO la tua gloria. 60,20 Il tuo sole non tramonterà più e la tua luna non si ritirerà più, perché l'Eterno sarà la tua luce perpetua e i giorni del tuo lutto saranno finiti.

60,21 Tutti quelli del tuo popolo saranno giusti; essi possederanno il paese per sempre, il germoglio da me piantato, l'opera delle mie mani, per manifestare la mia gloria. 60,22 Il più piccolo diventerà un migliaio, il minimo una nazione potente. Io, l'Eterno, affretterò le cose a suo tempo». Isa 60,19-22;


Benché il testo menzionato qui sopra in Isa 60,19-22 si riferisca primariamente al Millennio e a Sion, si riconosce comunque molto chiaramente l’anticipazione della Gerusalemme celeste. La differenza sta nel fatto che la promessa “Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né la luna ti illuminerà più col suo chiarore” nel Millennio – come anche alcune altre profezie (discesa dello Spirito Santo, fecondità del terreno, età degli esseri umani, etc.) – valgono solo per Sion e Israele, dove anche il Signore nel suo tempio illuminerà quella terra con la sua gloria, mentre per il resto del mondo il sole e la luna continueranno ad essere le sorgenti di luce. Nella Gerusalemme celeste, al contrario, nella Nuova Creazione, la gloria del Signore illuminerà l’intero pianeta, cosicché non sarà più assolutamente necessaria la presenza di alcun sole.

(Vedi anche tabella 12: “La Gerusalemme terrena e quella celeste.”.)

La nuova Gerusalemme celeste.

La Gerusalemme che è lassù, la città del Dio vivente.

LÖa città del mio Dio, la nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il mio Dio.

Apoc 3,10 Poiché hai custodito la parola della mia costanza, anch'io ti custodirò dall'ora della prova che verrà su tutto il mondo, per mettere alla prova coloro che abitano sulla terra. 3,11 Ecco, io vengo presto; tieni fermamente ciò che hai, affinché nessuno ti tolga la tua corona.

3,12 Chi vince io lo farò una colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non uscirà mai più fuori; e scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il mio Dio, e il mio nuovo nome. Apoc 3,10-12;

La nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

Apoc 21,2 E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

21,3 E udii una gran voce dal cielo, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con loro; e essi saranno suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. 21,4 E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate». Apoc 21, 2- 4;

La santa Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio è la sposa, la moglie dell'Agnello

Apoc 21,9 Poi venne uno dei sette angeli che avevano le sette coppe piene delle ultime sette piaghe, e parlò con me, dicendo: «Vieni, ti mostrerò la sposa, la moglie dell'Agnello».

21,10 E mi trasportò in spirito su di un grande ed alto monte, e mi mostrò la grande città, la santa Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, 21,11 avendo la gloria di Dio. E il suo splendore era simile a quello di una pietra preziosissima, come una pietra di diaspro cristallino. 21,12 Essa aveva un grande ed alto muro con dodici porte, e alle porte dodici angeli, e su di esse dei nomi scritti che sono i nomi delle dodici tribù dei figli d'Israele. 21,13 A oriente vi erano tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte. Apoc 21, 9-13;

E lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!».

Apoc 22,16 «Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per testimoniarvi queste cose nelle chiese. Io sono la Radice e la progenie di Davide, la lucente stella del mattino».

22,17 E lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ode dica: «Vieni». E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc 22,16-17;


Nei testi citati qui sopra, la Gerusalemme celeste, la città santa, viene definita la “sposa dell’Agnello”.

Il “monte” Gerusalemme, con una superficie di 8,5 milioni di chilometri quadrati.

La città era a forma quadrangolare, e la sua lunghezza era uguale alla larghezza: 12000 stadi;

Apoc 21,14 Il muro della città aveva dodici fondamenti, e su quelli erano i dodici nomi dei dodici apostoli dell'Agnello. 21,15 E colui che parlava con me aveva una canna d'oro, per misurare la città, le sue porte e il suo muro. Apoc 21,14-16;

Ma voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, che è la Gerusalemme celeste.

Ebr 12,22 Ma voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, che è la Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, 12,23 all'assemblea universale e alla chiesa dei primogeniti che sono scritti nei cieli, a Dio, il giudice di tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti, 12,24 e a Gesù, il mediatore del nuovo patto, e al sangue dell'aspersione, che dice cose migliori di quello di Abele. Ebr 12,22-24;

La Gerusalemme di sopra è libera ed è la madre di noi tutti.

Gal 4,26 Invece la Gerusalemme di sopra è libera ed è la madre di noi tutti. 4,27 Infatti sta scritto: «Rallegrati, o sterile che non partorisci! Prorompi e grida, tu che non senti doglie di parto, perché i figli dell'abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva marito». 4,28 Ora noi, fratelli, alla maniera di Isacco, siamo figli della promessa. Gal 4,26-28;

Ma la pietra che aveva colpito l'immagine diventò un grande monte, che riempì tutta la terra.

Dan 2,32 La testa di questa immagine era d'oro fino, il suo petto e le sue braccia erano d'argento, il suo ventre e le sue cosce di bronzo, 2,33 le sue gambe di ferro, i suoi piedi in parte di ferro e in parte d'argilla. 34 Mentre stavi guardando, una pietra si staccò, ma non per mano d'uomo, e colpì l'immagine sui suoi piedi di ferro e d'argilla e li frantumò.
2,35 Allora il ferro, l'argilla, il bronzo, l'argento e l'oro furono frantumati insieme e diventarono come la pula sulle aie d'estate; il vento li portò via e di essi non si trovò più alcuna traccia. Ma la pietra che aveva colpito l'immagine diventò un grande monte, che riempì tutta la terra. Dan 2,32-35;


Anche qui sopra, in Dan 2,32-35, abbiamo un testo che si riferisce innanzitutto al mondo antico. È la “pietra” del sogno di Nabucodonosor, che divenne un grande monte, “che riempì tutta la terra”. Questa è naturalmente una profezia sul dominio del Messia, sul Millennio, l’ultimo regno su questa terra, che schiaccerà e annienterà tutti i regni umani.

Ma se consideriamo la questione più a fondo, possiamo trovare anche qui delle allusioni alla Nuova Creazione. Anche la nuova Gerusalemme scende “non per mano d’uomo”, ma “di Dio dal cielo”. Anche la nuova Gerusalemme è un grande monte, come vedremo presto più avanti qui sotto. Ed anche la nuova Gerusalemme “riempie” con le sue dimensioni tutta una terra.

Le dimensioni della città.

I confronti proposti qui di seguito servono esclusivamente alla descrizione delle imponenti dimensioni di questa Gerusalemme celeste e dovrebbero illustrare gli ordini di grandezza tra la prima e la seconda, la Nuova Creazione.

La superficie.

La nuova Gerusalemme è un monte a forma piramidale con lunghezza, larghezza e altezza di 12.000 stadi, ossia di circa 2.220 km. I lati della nuova Gerusalemme, quindi, sono esattamente mille volte più lunghi dei lati della Gerusalemme terrena costruita nel Millennio, le cui dimensioni sono di 2.220 metri o 4500 cubiti (Eze 48,16).

La Gerusalemme celeste ha dunque una superficie di base di circa 5 milioni di chilometri quadrati ed una superficie “abitabile” su tutti i quattro lati fino alla cima del monte di 8,5 milioni di chilometri quadrati in totale.

Se si paragona questa superficie con quella dell’Europa, la mera superficie del terreno (nella Gerusalemme celeste non vi sono mari) di tutta l’Europa (includendo anche la CSI [Comunità di Stati Indipendenti]) ammonta all’incirca a 10 milioni di chilometri quadrati, cosicché la Gerusalemme celeste avrebbe una superficie che è circa l’85% della superficie del terreno dell’Europa.

La “densità di popolazione” teorica.

Poiché l’Europa ha all’incirca 700 milioni di abitanti, dell’85% di essi risulterebbero solo circa 600 milioni di possibili abitanti nella Gerusalemme celeste. Tuttavia, si deve considerare correttamente che nei valori terreni la parte della superficie abitabile, a causa delle vaste superfici montuose inabitabili, a seguito dell’edificazione degli impianti industriali, delle zone utilizzate per l’agricoltura e la silvicoltura, così come a causa di una gigantesca rete di vie di comunicazione, è notevolmente ridotta. Di conseguenza, se si prendono come confronto paesi europei molto pianeggianti come per esempio il Belgio e i Paesi Bassi, con una superficie di 30.000 e 36.000 chilometri quadrati (ossia 66.000 chilometri quadrati in totale) e una popolazione rispettivamente di 10 milioni e 13 milioni di abitanti (ossia 23 milioni di abitanti in totale), si arriva in questi paesi ad una densità di popolazione di circa 350 abitanti per chilometro quadrato. Facendo un paragone con la superficie della Gerusalemme celeste di 8,5 milioni di chilometri quadrati e supponendo che per gli esseri umani valgano allora condizioni spaziali similari, si arriverebbe dunque ad un limite massimo di circa 3 miliardi di potenziali abitanti!

L’altezza della città.

Per le proporzioni attuali, l’altezza del nuovo monte di Sion è difficilmente immaginabile. Se si pensa che oggi i satelliti e le stazioni spaziali girano intorno alla terra ad un’altezza di circa 400 chilometri, allora oggi la punta della nuova Gerusalemme, con i suoi 2.220 chilometri, sporgerebbe nel cosmo.

Tuttavia, da ciò non si può trarre automaticamente la conclusione che, di conseguenza, la nuova terra dovrebbe essere anche un pianeta incomparabilmente più grande, con un’atmosfera fino ad un’altezza di circa 3000 chilometri. Questo sarebbe allora necessario solo se gli esseri viventi che soggiornano in queste regioni, respirassero ossigeno. Poiché però gli esseri umani nella nuova Gerusalemme saranno tutti redenti con un corpo di Risurrezione, un requisito di questo tipo non sembra essere necessario.

La relazione degli ordini di grandezza.

Come si è già detto, la Gerusalemme celeste è precisamente 1000 volte più grande della Gerusalemme terrestre nel Millennio. Se ora, a scopo comparativo, si partisse dal presupposto che la nuova terra sarebbe anche un pianeta, e che la relazione tra la vecchia e la nuova Gerusalemme sarebbe da applicare anche alla nuova terra, allora questo sarebbe un pianeta di dimensioni enormi. La nuova terra, allora, sarebbe cioè circa 5 volte più grande del nostro attuale sole!

Tuttavia, questo pianeta non sarebbe assolutamente la stella più grande del nostro cosmo attuale. Solo di recente è stata scoperta la cosiddetta “Stella Pistola” mediante il Telescopio Spaziale Hubble. Il suo diametro è più di 100 volte più grande di quello del nostro sole. Se si ponesse questa stella al posto del nostro sole, la sua estensione di 155 milioni di chilometri si protenderebbe ben oltre le orbite del pianeta più vicino al sole (ossia Mercurio, 116 milioni di chilometri).

Le dimensioni del muro.

Le dimensioni del muro della città ammonterà a 144 cubiti, ossia a circa 73 metri, e corrisponde approssimativamente all’altezza di un edificio residenziale di 24 piani. Poiché però qui si parla solo di “dimensioni”, viene allora da chiedersi se si intende l’altezza o la larghezza del muro. Se consideriamo le informazioni fornite in Eze 40,5 per la costruzione del muro nella Gerusalemme del Millennio, vediamo che si dice: “Egli misurò la larghezza del muro; era una canna; l’altezza era una canna”. Sia l’altezza che la larghezza del muro hanno dunque le stesse dimensioni. Parimenti, anche qui nella Gerusalemme della Nuova Creazione potrebbe essere la stessa cosa, e dunque questo muro sarebbe 73 metri sia di lunghezza che di larghezza. E questa potrebbe anche essere la ragione per la quale Giovanni qui non fa alcuna distinzione.

Misurò anche il muro ed era di 144 cubiti, a misura di uomo, cioè d'angelo

Apoc 21,17 Misurò anche il muro ed era di centoquarantaquattro cubiti, a misura di uomo, cioè d'angelo. 21,18 Il muro era fatto di diaspro; e la città era di oro puro, simile a cristallo trasparente.

21,19 Le fondamenta del muro della città erano adorne d'ogni pietra preziosa; il primo fondamento era di diaspro, il secondo di zaffiro, il terzo di calcedonio, il quarto di smeraldo, 21,20 il quinto di sardonico, il sesto di sardio, il settimo di crisolito, l'ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l'undicesimo di giacinto, il dodicesimo di ametista.

21,21 E le dodici porte erano dodici perle; ciascuna delle porte era fatta di una sola perla; e la piazza della città era di oro puro, come di cristallo trasparente. Apoc 21,17-21;

Ecco, io incastonerò le tue pietre nell'antimonio.

Isa 54,11 O afflitta, sbattuta dalla tempesta, sconsolata, ecco, io incastonerò le tue pietre nell'antimonio e ti fonderò sugli zaffiri. 54,12 Farò i tuoi merli di rubini, le tue porte di carbonchio e tutto il tuo recinto di pietre preziose. 54,13 Tutti i tuoi figli saranno ammaestrati dall'Eterno, e grande sarà la pace dei tuoi figli. 54,14 Tu sarai stabilita fermamente nella giustizia; sarai lontana dall'oppressione, perché non dovrai più temere, e dal terrore, perché non si avvicinerà più a te. 54,15 Ecco, potranno anche radunarsi contro di te, ma non sarà da parte mia. Chiunque si radunerà contro di te, cadrà davanti a te. Isa 54,11-15;


Anche il testo qui sopra tratto da Isa 54,11-15, si riferisce principalmente al Millennio. Ciò è confermato dai versetti 15 e seguenti, poiché nella Nuova Creazione non vi saranno più né lotte né vittorie. Nei versetti 11-14 si deve però constatare un vistoso parallelismo con Apoc 21. Ciò conferma una volta di più il fatto che il Millennio dovrà essere concepito come un pre-compimento della Nuova Creazione – pur con tutte le limitazioni terrene –.

Non vi sarà alcun tempio, perché il Dio onnipotente e l’Agnello sono il suo tempio.

Non vidi in essa (la Gerusalemme celeste) alcun tempio, perché il Signore Dio onnipotente e l'Agnello sono il suo tempio.

Apoc 21,22 Non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Dio onnipotente e l'Agnello sono il suo tempio. Apoc 21,22;

In lei (la Gerusalemme celeste) si porterà la gloria e l'onore delle nazioni.

Apoc 21,26 In lei si porterà la gloria e l'onore delle nazioni. Apoc 21,26;


Come apprendiamo qui sopra, in Apoc 21,22, nella Gerusalemme celeste non verrà eretto alcun tempio. Dio e l’Agnello sono presenti in carne ed ossa e perciò non è necessario nemmeno un “simbolo” nella forma di un tempio.

Tale concretizzazione semplifica considerevolmente la differenza delle dichiarazioni – specialmente nell’Antico Testamento – delle profezie relative al Millennio – dove verrà costruito un nuovo tempio – e quelle relative invece alla Nuova Creazione, senza tempio.

La corrente dell’acqua della vita e l’albero della vita per la guarigione delle nazioni.

Il fiume puro dell'acqua della vita e l'albero della vita.

Apoc 22,1 Poi mi mostrò il fiume puro dell'acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello. 22,2 E in mezzo alla piazza della città e da una parte e dall'altra del fiume si trovava l'albero della vita, che fa dodici frutti e che porta il suo frutto ogni mese; e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni. 22,3 E qui non ci sarà alcuna maledizione; in essa sarà il trono di Dio e dell'Agnello e i suoi servi lo serviranno; 22,4 essi vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla loro fronte. Apoc 22, 1- 4;

Beati coloro che adempiono i suoi comandamenti per avere diritto all'albero della vita.

Apoc 22,11 Chi è ingiusto continui ad essere ingiusto, chi è immondo continui ad essere immondo, chi è giusto continui a praticare la giustizia, e chi è santo continui a santificarsi.

22,12 Ecco, io vengo presto e il mio premio è con me, per rendere ad ognuno secondo le opere che egli ha fatto. 22,13 Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine, il primo e l'ultimo». 22,14 Beati coloro che adempiono i suoi comandamenti per avere diritto all'albero della vita, e per entrare per le porte nella città. Apoc 22,11-14;

Coloro che sono scritti nel Libro della vita dell’Agnello, erediteranno tutte le cose.

Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita.

Apoc 3,5 Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio, e davanti ai suoi angeli. Apoc 3, 5;

Chi vince erediterà tutte le cose, e io sarò per lui Dio ed egli sarà per me figlio.

Apoc 21,7 Chi vince erediterà tutte le cose, e io sarò per lui Dio ed egli sarà per me figlio.

21,8 Ma per i codardi, gl'increduli, gl'immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda». Apoc 21, 7- 8;

Beati coloro che adempiono i suoi comandamenti per avere diritto all'albero della vita, e per entrare per le porte nella città.

Apoc 22,13 Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine, il primo e l'ultimo». 22,14 Beati coloro che adempiono i suoi comandamenti per avere diritto all'albero della vita, e per entrare per le porte nella città. Apoc 22,13-14;

E nulla d'immondo e nessuno vi entrerà mai, ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell'Agnello.

Apoc 21,27 E nulla d'immondo e nessuno che commetta abominazione o falsità vi entrerà mai, ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell'Agnello. Apoc 21,27;

Chi vince sarà nella città, tutti gli altri nello stagno di fuoco.

Come risulta da Apoc 20,15, durante il Giudizio Universale chi “non fu trovato scritto nel libro della vita”, fu gettato nello stagno che arde di fuoco. Ciò significa che tutti, esclusi coloro che si trovano scritti nel libro della vita, patiranno la morte seconda e vivranno fuori dalla città nello stagno di fuoco tra pianto e stridore di denti.

Lo stagno che arde con fuoco e zolfo fuori dalla città.

Fuori i cani, i maghi, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna..

Apoc 22,15 Fuori i cani, i maghi, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna. Apoc 22,15;

Ma per i codardi, gl'increduli, gl'immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo.

Apoc 21,7 Chi vince erediterà tutte le cose, e io sarò per lui Dio ed egli sarà per me figlio.

21,8 Ma per i codardi, gl'increduli, gl'immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda». Apoc 21, 7- 8;


Chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita.

Il Signore ha mandato il suo angelo per testimoniarvi queste cose nelle chiese.

Apoc 22,16 «Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per testimoniarvi queste cose nelle chiese. Io sono la Radice e la progenie di Davide, la lucente stella del mattino».

22,17 E lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ode dica: «Vieni». E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita.

22,18 Io dichiaro ad ognuno che ode le parole della profezia di questo libro che, se qualcuno aggiunge a queste cose, Dio manderà su di lui le piaghe descritte in questo libro. 22,19 E se alcuno toglie dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dal libro della vita dalla santa città e dalle cose descritte in questo libro.

22,20 Colui che testimonia queste cose, dice: «Sì, vengo presto. Amen». Sì, vieni, Signore Gesù. 22,21 La grazia del Signore Gesù Cristo sia con tutti voi. Amen. Apoc 22,16-21;


Questa è dunque la Nuova Creazione: l’essere umano vive in comunione con Dio, ha una nuova forma di vita, in una nuova Gerusalemme, su una nuova terra, anzi addirittura in un nuovo universo. Molti studiosi e scienziati, e persino teologi, sostengono che si tratti di leggende e miti e la supposizione che anche solo alcune parti di questo potrebbero diventare realtà, sarebbe completamente campata per l’aria e priva di qualunque scientificità.

Una delle menti scientifiche più geniali del nostro tempo, il fisico Stephen Hawking, nel suo libro “Una breve storia del tempo – La ricerca della forza primordiale dell’universo”, a pagina 156 sostiene:

“L’intera storia della scienza è caratterizzata dalla graduale ammissione che gli eventi non scorrono in un modo qualsiasi, ma che alla loro base vi è un ordine ben preciso, che può essere o anche non essere di origine divina (…). Queste leggi possono essere state originariamente promulgate da Dio. Tuttavia, pare che egli da quel momento abbia lasciato che l’universo si sviluppasse secondo queste leggi e che ora egli non intervenga più”.


Questa dichiarazione caratterizza un po’ il dilemma nel quale la scienza è caduta da alcuni anni. Da quando la fisica quantistica si addentra in ambiti sempre più ampi della fisica classica, viviamo qualcosa che è una sorta di seconda “rivoluzione copernicana”. Nulla è più come era prima. E poiché la scienza deve riconoscere che sempre più cose, che secondo le leggi tradizionali della fisica apparivano impossibili diventano improvvisamente possibili, almeno tra quegli scienziati che sono realisti sorge il dubbio che qui vi sia presumibilmente una forza regolatrice, un Dio.

Il fatto che questo Dio lasci che “l’intero universo si sviluppi secondo queste leggi”, non dovrebbe però illudere sul fatto che dal principio della creazione anche la sua fine sia stata già stabilita per iscritto. Lo stesso Dio che ha plasmato questo universo, sostituirà quest’ultimo con un nuovo universo, nel quale ciascun essere umano trascorrerà la sua esistenza eterna a seconda della decisione che egli avrà preso durante la sua vita terrena.

Gli esseri umani giusti, pacifici e credenti saranno circondati dalla giustizia e dalla pace del loro Dio. Gli atei, i criminali e gli egoisti saranno dunque tormentati dal fuoco eterno, anche perché per tutta la loro successiva esistenza eterna non avranno più alcuna possibilità di cambiare qualcosa di questa loro atroce situazione.



La ricerca di vita intelligente nell’universo.


La ricerca di vita intelligente nell’universo.

Da decenni, l’umanità tenta di perlustrare il cosmo alla ricerca di vita intelligente con un enorme dispendio finanziario, materiale e scientifico. per qualunque cristiano biblico e conoscitore della bibbia, però, si tratta di denaro gettato al vento, con il quale si potrebbero piuttosto aiutare i poveri di questo mondo.

Secondo la Bibbia, Dio, in questo universo spazio-temporale, ha creato un’unica razza intelligente solo sul pianeta terra (Gen 1:26-27; Gen 2:7). Tutti gli esseri umani che sono nati hanno un’esistenza eterna, nella quale essi stanno dopo la loro morte fisica e la Risurrezione ossia la rinascita del loro spirito (Mat 19:8; Giov 3:6-8), con il loro corpo della Risurrezione (1Cor 15:43-44; Mat 22:30; Giov 3:8) al cospetto del giudizio di Dio e che, a seconda delle loro azioni compiute in vita, accedono o alla vita eterna presso Dio, o all’esistenza eterna nella dannazione - gli angeli del cielo (Mat 25:46).

Con la differenza, però, che questo pianeta e questo universo non continueranno ad esistere, ma avranno una fine (Apoc 20:11). Dio creerà un nuovo universo e un nuovo pianeta terra in una nuova creazione (Apoc 21:1), dove gli esseri umani vivranno nell’eternità con il loro corpo immortale della Risurrezione. È dunque totalmente inutile andare alla ricerca di altre creature intelligenti su qualunque pianeta di questo universo.

Ma non sul nostro pianeta, del quale la Bibbia ci dice che qui, accanto a tutta la vita animale, esiste anche una seconda specie intelligente. Si tratta di quelle creature "extraterrestri", che originariamente hanno vissuto nella dimensione non soggetta né allo spazio né al tempo presso Dio con tutti gli altri rappresentanti della loro specie - gli angeli del cielo (Mat 24:36).

Tuttavia, con la ribellione di Satana a Dio (Apoc 12:7-8), lui (Isa 14:12; Apoc 12:12) e tutte le creature angeliche che lo hanno seguito, furono sconfitti nella battaglia in cielo dagli angeli di Dio ed esiliati sulla terra (Giov 12:31; Luca 10:18; Apoc 12:3-4; Apoc 12:9).

Qui essi vivono da allora come demoni nell’atmosfera (Ef 2:1-2). Queste creature altrettanto immortali, nel nostro pianeta spazio-temporale sono però normalmente invisibili (Luca 8:30). A quel tempo, a Satana venne dato da Dio il dominio su tutta la terra (Mat 4:8-9). Da allora egli "ordina" tutti i governi di questo mondo (Gal 1:4).

Questa creazione intelligente di Dio consiste perciò negli esseri umani sulla terra, negli angeli demoniaci nell’atmosfera terrestre (Apoc 12:9) e in quei due terzi della popolazione angelica originaria in cielo, che con la rivolta di Satana ha lottato contro di lui ed i suoi angeli, e li ha sconfitti.

Questi sono i fatti biblici. E chiunque cerchi ovunque un’ulteriore vita intelligente, cerca invano! I lettori che hanno dei dubbi in merito a queste dichiarazioni, farebbero meglio a non cliccare i riferimenti biblici qui sopra. Essi potrebbero avere uno shock della loro vita e una nuova visione del mondo.




"Il grande silenzio"


Il paradosso di Fermi: "letargo cosmico" – l’ultima ancora di salvezza di una scienza messa alle strette dai fatti.

Oxford (Gran Bretagna) – La probabilità ci dice che in realtà nell’universo vi sono altre numerose civiltà sviluppate tecnologicamente e che queste dovrebbero essersi già estese con fini di colonizzazione. Tuttavia, se è così, perché allora (almeno ufficialmente…) queste ultime non sono ancora state scoperte? Tale questione viene illustrata con il cosiddetto paradosso di Fermi e dagli anni Sessanta viene sempre discussa in modo controverso. Ora gli scienziati di Oxford hanno, almeno teoricamente, dibattuto un’ulteriore possibile risposta.

Come Anders Sandberg e i colleghi del Future of Humanity Institute presso l’onorata Oxford University raccontano prima di tutto attraverso ArXiv.org, una possibile spiegazione per il cosiddetto "Grande silenzio" (con il quale non si intende solo la fino ad ora non scoperta di segnali e messaggi extraterrestri, ma anche di ulteriori evidenti indicazioni di civiltà extraterrestri) sta nel fatto che tali civiltà esistono, ma queste si sono intenzionalmente messe in una sorta di letargo cosmico che continua oltre gli eoni.

La ragione di tale decisione potrebbe trovarsi nella conoscenza di queste superciviltà altamente sviluppate, ossia che tra le attuali condizioni dell’universo il consumo di energia necessario per un’alta tecnologia è maggiore che in un lontano futuro.

La base per questa riflessione inizialmente sconcertante è costituita tra l’altro dalle leggi della termodinamica e dalle loro conseguenze per la necessaria prestazione (computerizzazione) di una superciviltà tecnologica. In breve: maggiore è la prestazione necessaria per il mantenimento e il progresso, e maggiore è anche la necessità di energia ad essa collegata. In realtà i costi e la spesa di una simile "computerizzazione" in un rapporto proporzionale con la temperatura e la nostra attuale comprensione astrofisica e cosmologica fa nascere il sospetto che l’universo con il tempo si raffreddi sempre di più. Dunque, tanto più freddo diventa l’universo, tanto più semplice e facile risulta anche la computerizzazione descritta.

"Una civiltà che ha dunque lo scopo di massimizzare determinate necessarie prestazioni, potrebbe quindi cercare vie per sfruttare completamente le sue possibilità tecniche il più tardi possibile", così dicono gli autori della riflessione teorica. "Ossia, se essi impiegassero forse già ora le loro possibilità tecniche che sono a disposizione e dunque le consumassero, riceverebbero ‘oggi’ chiaramente una minore prestazione massimale possibile che non in un lontano futuro. Perciò, sarebbe immaginabile che una simile civiltà si ponga intenzionalmente in una sorta di sonno profondo o di letargo, al fine di potere, in un lontano futuro, sfruttare le proprie risorse in modo molto più efficiente."

ET

(Titolo: Immanuel.at, Testo+foto: grenzwissenschaft-aktuell.de)




La più grande onta dell’umanità.


Einstein   Planck

È la più grande onta dell’umanità che scienziati geniali come Albert Einstein e Max Planck, che hanno scoperto e studiato la teoria della relatività o la teoria quantistica, non abbiano dimostrato alcun genere di interesse per lo studio della Parola di Dio, della Bibbia, ed abbiano lasciato questo lavoro a persone dotate di assai scarso talento per la ricerca.

Alla fine di tutte le cose, verrà dimostrato che le loro scoperte hanno cambiato il mondo, ma tuttavia questo mondo non è lo scopo dell’umanità: lo scopo dell’umanità è il nuovo mondo che verrà, la seconda creazione, che verrà plasmata da Dio.

E là, nell’eternità di Dio senza spazio né tempo, ciascun essere umano ha un corpo immortale e né la teoria della relatività, né la teoria quantistica hanno valore alcuno.