7Discorso 03 – Il destino dei dannati: eterno tormento o dissoluzione?




Il destino dei dannati: eterno tormento o dissoluzione? / Replica di Andrea Siegert 00, 2000-06-30

Può la morte essere tormentata per sempre e in eterno? / Replica di Andrea Siegert 01, 2000-07-03

Fuoco e zolfo significano distruzione completa? / Replica di Andrea Siegert 02. 2000-07-14

La dannazione eterna può mettere in discussione l’amore di Dio? / Replica di Ernst Panzer 00, 2000-08-06

È impossibile dimostrare la dannazione eterna con la Bibbia? / Libro di Ernst Panzer 00, Pagina 148

Un giorno Dio tornerà mai in armonia con gli eterni dannati? / Libro di Ernst Panzer 01, Pagina 149

Non c’è una punizione eterna, bensì solo una cancellazione degli empi? / Replica di Denny R. Walter 00, 2005-09-26

C’è un inferno? / Replica di Denny R. Walter 10, 2006-05-24

L’inferno è il luogo in cui Dio è sparito definitivamente. / Libro di Wilhelm Busch "Jesus unser Schicksal" ["Gesù il nostro destino"]

L’esistenza eterna di ogni essere umano.

La Trinità biblica e alcune altre specificità della fede cristiana biblica.


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Il destino dei dannati: eterno tormento o dissoluzione? / Replica di Andrea Siegert 00, 2000-06-30)

Domanda: come può essere che lo stagno di fuoco venga inteso in senso letterale e non figurato quando si dice: "Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco". Può la morte essere tormentata per sempre, giorno e notte? Non è forse che lo stagno di fuoco è una rappresentazione figurativa della morte definitiva e non di un tormento eterno?

(Andrea Siegert, Siegert@opto.de )



È assolutamente vero quanto detto sopra che la morte non può essere tormentata in eterno nello stagno di fuoco, "poiché non si può tormentare la morte in questo senso."

Osserviamo il passaggio del testo riportato nella domanda:

Apoc 20,14 Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. Apoc  20,14;


Qui non si parla dunque di "tormenti". Analizziamo quindi gli altri testi. Prima quello su coloro che non si trovano nel libro della vita:

Apoc 20,15 E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco. Apoc 20,15;


E il passaggio sulla bestia e il falso profeta:

Apoc 19,20 Ma la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti a lei, con i quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Tutti e due furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. Apoc 19,20;

Tuttavia, l’ultimo testo al riguardo chiarisce in modo evidente il nesso:

Apoc 20,10 E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli. Apoc 20,10;


Dunque è certo che: secondo la Scrittura lo "stagno di fuoco e zolfo" è un luogo dove, coloro che vi vengono "gettati", "saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli."

Con Apoc 20,10 si risponde contemporaneamente anche alla domanda se lo "stagno di fuoco" qui citato e il "fuoco" nominato dal Signore in Mat 25,41, nel quale vanno i dannati, non siano due luoghi diversi. In Mat si dice infatti

Mat 25,41 Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Mat 25,41;


Dunque il Signore qui vuol dire - come afferma - il "fuoco eterno, preparato per il diavolo…". E questo è proprio quello stagno di fuoco nel quale anche secondo Apoc 20,10 viene gettato il diavolo.

Questo stagno di fuoco secondo Apoc 20,14 e 21,8 è la "morte seconda"

Apoc 21,8 Ma per i codardi, gl’increduli, gl’immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda». Apoc 21,8;

Apoc 20,14 Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. Apoc  20,14;


Questa "morte seconda" non ha alcun potere su chi vince e sui martiri della prima Risurrezione.

Apoc 2,11 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda". Apoc 2,11;

Apoc 20,6 Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni. Apoc 20,6;


Quindi riassumendo:

I maledetti (Mat 25,41), quelli che non sono stati trovati scritti nel libro della vita (Apoc 20,15), dunque i codardi, gl’increduli, gl’immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi (Apoc 21,8), moriranno nello stagno di fuoco, nel fuoco eterno (Mat 25,41) la morte seconda (Apoc 20,14) e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli (Apoc 20,10).

Dunque qui non si parla da nessuna parte di una "dissoluzione", non una volta di una fine del tormento. Esso dura in eterno. E questo significa "senza fine".

Resta infine da rispondere all’argomentazione che la morte non può essere tormentata. Questo è corretto. Tuttavia non è presente da nessuna parte che la morte (del resto anche l’Ades) viene tormentata! Esse vengono gettate nello stagno di fuoco. Fine - chiuso. Tuttavia, ciò che ci interessa qui non è il destino della morte, bensì degli infedeli e dei non credenti. E questo, secondo la mia opinione, viene chiaramente definito con questi passaggi (come altrimenti per poche affermazioni della Scrittura). Essi patiranno un tormento eterno (incessante).

Ancora alcuni testo al riguardo:

Mat 3,11 Io vi battezzo in acqua, per il ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno neanche di portare i suoi sandali; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco. 3,12 Egli ha in mano il suo ventilabro e pulirà interamente la sua aia; raccoglierà il suo grano nel granaio, ma arderà la pula con fuoco inestinguibile». Mat 3,11-12;

Mar 9,47 E se l’occhio tuo ti è occasione di peccato, cavalo; è meglio per te entrare con un occhio solo nella vita, che averne due ed essere gettato nella Geenna del fuoco, 9,48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne. Mar 9,47-48;

Mat 8,11 Or io vi dico, che molti verranno da levante e da ponente e sederanno a tavola con Abraamo, con Isacco e con Giacobbe, nel regno dei cieli. 8,12 Ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti». Mat 8,11-12;

Mat 13,41 Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, ed essi raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e gli operatori d’iniquità, 13,42 e li getteranno nella fornace del fuoco. Lì sarà pianto e stridor di denti. 13,43 Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi da udire, oda!». Mat 13,41-43;

Mat 13,49 Così avverrà alla fine del mondo; gli angeli verranno e separeranno i malvagi dai giusti; 13,50 e li getteranno nella fornace del fuoco. Lì sarà pianto e stridor di denti». Mat 13,49-50;

Giuda 1,6 Egli ha pure rinchiuso nelle tenebre dell’inferno con catene eterne, per il giudizio del gran giorno, gli angeli che non conservarono il loro primiero stato ma che lasciarono la loro propria dimora. 1,7 Proprio come Sodoma e Gomorra e le città vicine, che come loro si erano abbandonate alla fornicazione e si erano date a perversioni sessuali contro natura, sono state poste davanti come esempio, subendo la pena di un fuoco eterno; Giuda 1,6-7;


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Può la morte essere tormentata per sempre e in eterno? / Replica di Andrea Siegert 01, 2000-07-03)

Al momento mi sto occupando di alcune tematiche sulla Bibbia. In merito alla sua spiegazione, vorrei dirle che ha ragione, la parola eterno non è intesa in senso simbolico, bensì significa proprio in eterno. Solo che con lo stango di fuoco indica l’eterna distruzione, per così dire la morte seconda. Con la morte seconda si intende che da essa non c’è più alcuna risurrezione. Dunque significa essere morti per sempre, senza la possibilità di tornare mai in vita

Se ci si occupa di questo tema, si riconosce che in tutta la Bibbia il fuoco è simbolo di distruzione. E alla fine la morte stessa viene gettata nello stagno di fuoco. Ciò indica che alla fine la morte stessa non esisterà più, e non che la morte sarà tormentata per sempre e in eterno, perché la morte non può essere tormentata in questo senso, bensì la morte non esisterà più per sempre. Tra l’altro, queste dottrine come l’immortalità dell’anima e anche la dottrina dell’inferno, vengono dal paganesimo, queste false dottrine sono state acquisite soprattutto dagli ortodossi e dalla Chiesa cattolica. Si veda anche la filosofia di Platone (immortalità dell’anima, e la dottrina dell’inferno).

Gli apostoli di Gesù, così come i primi cristiani, non credevano a queste dottrine, questo passaggio è avvenuto più tardi e oggi purtroppo si è consolidato in molte chiese ed è diventato parte della fede.

(Andrea Siegert, Siegert@opto.de )



Lei scrive sopra: "Ciò indica che alla fine la morte stessa non esisterà più" e ha assolutamente ragione. La morte quindi non esisterà più perché dopo la loro resurrezione tutte le persone sono immortali e vivono eternamente - sia con Dio che nella dannazione.

Dopo la resurrezione, tutte le persone hanno un corpo incorruttibile e spirituale, come ci scrive Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi:

Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale.

1Cor 15,42 Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; 15,43 è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; 15,44 è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale. 15,45 Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente» (Gen 2,7); l’ultimo Adamo è spirito vivificante. 15,46 Però, ciò che è spirituale non viene prima; ma prima, ciò che è naturale, poi viene ciò che è spirituale. 15,47 Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo è dal cielo. 15,48 Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. 15,49 E come abbiamo portato l’immagine del terrestre, così porteremo anche l’immagine del celeste. 1Cor 15,42-49;


E la dottrina dell’"immortalità dell’anima" come insegnata dalla Chiesa cattolica romana e ortodossa è quindi falsa perché secondo la Scrittura è lo spirito che sopravvive e non l’anima. L’anima è nel sangue e il sangue decade dopo la morte. Lo spirito dell’uomo, invece, è dato da Dio e non può essere distrutto - nemmeno nel lago di fuoco. Ma ora al "fuoco eterno".

Fatte salve le affermazioni del Signore nei Vangeli e il riferimento nell’Apocalisse al "fuoco eterno" e allo "stagno di fuoco" nel quale gli infedeli e i non credenti dopo la risurrezione patiranno la loro punizione eterna, ci sono sempre esegeti - ad es. gli avventisti, ma non solo loro - che ritengono che "il nostro Dio è un Dio d’amore e non sarebbe esattamente un’espressione d’amore far soffrire le creature - chiunque esse siano - per tutta l’eternità."

Essi sottolineano inoltre che ciò sarebbe piuttosto perverso e non corrisponderebbe alla loro immagine di Dio. Pertanto ritengono che lo stagno di fuoco non sia da intendersi in senso letterale, bensì in senso figurato e assolutamente non eterno - ovvero senza fine - e alla fine non significhi altro che la "dissoluzione" definitiva degli uomini infedeli in "nulla".

Non ci sarebbe nulla da obiettare contro tale interpretazione, non fosse che nella Bibbia ci sono continuamente affermazioni opposte. Ecco alcuni esempi:

Il fuoco eterno.

Mat 18,8 Se la tua mano o il tuo piede ti fanno cadere in peccato, tagliali e gettali via da te; meglio è per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. Mat 18,8;

Mat 25,41 Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Mat 25,41;

Mat 25,46 Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna». Mat 25,46;

2Tess 1,9 Essi saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza, 2Tess 1,9;

Mar 3,28 In verità vi dico: ai figli degli uomini saranno perdonati tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita; 3,29 ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno, ma è reo di un peccato eterno». Mar 3,28-29;


Qui si parla sì di "punizione", "rovina", "fuoco", "peccato", dunque varie denominazioni per lo stagno di fuoco di cui sopra, tuttavia non è questo l’aspetto rilevante di queste affermazioni. È l’attributo "eterno" che qui desta l’attenzione. Nel nostro utilizzo corrente - ma anche in quello del NT - "eterno" significa "illimitato", "senza fine", "perpetuo". Quindi oggettivamente non possiamo ipotizzare nessun tipo di "fine" che non è ovviamente supportata dalla Scrittura.

E tuttavia, ritengo che anche questo non sia un argomento contro una "dissoluzione" o meglio una morte definitiva. Come emerge dai passaggi seguenti - e da altri ancora - i credenti riceveranno vita eterna, immortale.

La vita eterna.

Mat 19,29 E chiunque ha lasciato casa, fratelli, sorelle, padre, madre, moglie, figli o campi per amore del mio nome, ne riceverà il centuplo ed erediterà la vita eterna. Mat 19,29;

Rom 2,7 vita eterna a quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria, onore e immortalità; Rom 2, 7;

Mar 10,29 Gesù rispose: «In verità vi dico che non vi è nessuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi, per amor mio e per amor del vangelo, 10,30 il quale ora, in questo tempo, non ne riceva cento volte tanto: case, fratelli, sorelle, madri, figli, campi, insieme a persecuzioni e, nel secolo a venire, la vita eterna. Mar 10,29-30;


Questo "eterno" in greco è la stessa parola di sopra, come per rovina "eterna" o punizione "eterna". La rovina "eterna" per i maledetti corrisponde dunque dall’altro lato alla vita "eterna" dei giusti. E non c’è nessuno, stranamente, che affermerebbe che qui non significa vita eterna - dunque senza fine - bensì un tipo di "dissoluzione" anche dei giusti.

(Vedi anche Capitolo 13: "Il Giudizio Universale.")


Osserviamo dunque alcuni passaggi dell’Apocalisse nei quali vengono menzionati ugualmente la dannazione eterna e lo stagno di fuoco:

Il stagno di fuoco.

Apoc 20,15 E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco. Apoc 20,15;

Apoc 19,20 Ma la bestia fu presa e con lei il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti ad essa, con i quali aveva sedotto quelli che avevano ricevuto il marchio della bestia e quelli che avevano adorato la sua immagine; questi due furono gettati vivi nello stagno di fuoco che arde con zolfo. Apoc 19,20;

Apoc 20,10 Allora il diavolo, che le ha sedotte, sarà gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli. Apoc 20,10;


L’ultimo passaggio qui sopra, Apoc 20,10, contiene tre affermazioni chiave:

1. È il collegamento con le affermazioni del Signore nei Vangeli. Più sopra, in Mat 25,41, il Signore promette ai maledetti il fuoco eterno preparato per il diavolo. In Apoc 20,10 è proprio questo fuoco, nello stagno di fuoco e zolfo, nel quale viene gettato il diavolo. È la prova che qui, in entrambi i testi, si parla dello stesso evento..

2. Qui viene inequivocabilmente confermato che coloro che verranno gettati in questo stagno di fuoco saranno "tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli". Dunque nessuna improvvisa "dissoluzione" senza tormento e nemmeno una punizione "limitata temporalmente" come ritengono alcuni! Saranno "tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli".

3. Questa formulazione "nei secoli dei secoli" non può nemmeno essere reinterpretata secondo il concetto di "eoni", una durata sì molto lunga ma comunque limitata nel tempo. Nell’Apocalisse abbiamo testi espliciti al riguardo:

Colui che siede sul trono, e che vive nei secoli dei secoli.

Apoc 4,9 Ogni volta che queste creature viventi rendono gloria, onore e grazie a colui che siede sul trono, e che vive nei secoli dei secoli, 4,10 i ventiquattro anziani si prostrano davanti a colui che siede sul trono e adorano colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: 4,11 «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono». Apoc 4,9-11;

Apoc 10,5 Allora l’angelo che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la mano destra verso il cielo 10,6 e giurò per colui che vive nei secoli dei secoli, il quale ha creato il cielo e le cose che sono in esso, e la terra e le cose che sono in essa, e il mare e le cose che sono in esso, dicendo che non ci sarebbe stato più indugio. Apoc 10,5-6;

Apoc 15,7 Una delle quattro creature viventi diede ai sette angeli sette coppe d’oro piene dell’ira di Dio, il quale vive nei secoli dei secoli. Apoc 15,7;


Questi testi parlano tutti di Dio, "che vive nei secoli dei secoli" (greco: aionos) e qui a nessun esegeta serio della Bibbia verrebbe in mente di volerci vedere una durata limitata dell’esistenza di Dio.

Oltre ad altri passaggi, come Apoc 1,6; 5,13; 7,12; 11,15; 22,5; sono non meno importanti le affermazioni precedenti, che dimostrano l’insostenibilità dell’interpretazione di "eterno" o "eternità" come durata limitata nel tempo.

Quindi, chi non vuole vedere le "pene eterne dei maledetti" come senza fine, deve accettare anche la "vita eterna dei giusti" come finita e a termine. E chi sostiene che il tormento del diavolo nello stagno di fuoco nei secoli dei secoli (Apoc 20,10) sia "un arco di tempo di durata eccezionale, ma comunque limitato", deve accettare di conseguenza che anche l’esistenza di Dio ha un tale "arco di tempo limitato" e chiedersi se questo Dio sarà ancora in vita quando Satana avrà scontato la propria pena. Come si può vedere, l’ipotesi di una durata limitata della dannazione riduce all’assurdo anche la vita eterna e persino Dio stesso.

Ogni uomo, in ogni secondo della propria vita, ha avuto la possibilità di accettare l’offerta dell’amore di Dio nella persona di suo Figlio, il nostro Signore Gesù Cristo, come sacrificio di riscatto per i peccati di tutti noi. Chi non lo ha fatto, nel rispetto della giustizia di questo stesso Dio, deve soffrire la pena eterna. Questa è la giustificazione di Dio. E a questo Dio legittimato corrispondono gli infedeli giudicati.


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(Fuoco e zolfo significano distruzione completa? / Replica di Andrea Siegert 02. 2000-07-14)

Per comprendere a pieno questo difficile tema, dobbiamo confrontarci anche con la storia e la Bibbia nel loro complesso.

Apoc 20,10 E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli.

Il primo riferimento storico allo zolfo si trova nella Bibbia relativamente alla distruzione delle due città corrotte Sodoma e Gomorra per mezzo di una pioggia di fuoco e zolfo. Lo zolfo viene utilizzato anche come simbolo di desertificazione totale. Quando si vuole simboleggiare la distruzione completa vengono nominati contemporaneamente fuoco e zolfo. (Ez 38,22/ Apoc 14,9-11)

Il sostantivo greco "bassanistes" che ricorre in Mat 18,34, in alcune traduzioni viene reso con carceriere, guardia carceraria o aguzzino. Talvolta nelle prigioni veniva impiegata la tortura per estorcere informazioni. (Atti 22-24,29) da cui si evince che si applicava la tortura, nonostante in questi passaggi non ci sia la parola "basanizo", per cui quindi i carcerieri venivano definiti "basanistes". Sull’utilizzo di questa parola in Mat 18,34 nell’Enciclopedia biblica standard internazionale si dice che "probabilmente l’incarcerazione veniva considerata un 𔃄tormento’". (Cosa che indubbiamente era) e gli "aguzzini" quindi non erano altro che i carcerieri. Pertanto, il testo di Apoc 20,10, nel quale si parla di coloro che vengono tormentati giorno e notte nei secoli dei secoli, indica evidentemente che vengono per così dire detenuti. Che lo stato dell’essere detenuto può essere definito anche "tormento" viene mostrato anche dai testi paralleli in Mat 8,29 e Luca 8,31.

Come già citato, fuoco e zolfo stanno per distruzione completa. Il carattere simbolico dello stagno di fuoco è inoltre evidente dal contesto di altri passaggi nell’Apoc in cui si parla di esso. Della morte si dice che sarà gettata in questo stagno di fuoco. Apoc 19,20, 20,14. Inoltre il diavolo, uno spirito invisibile, verrà gettato in questo stagno. Dato che egli è uno spirito, il fuoco non può fargli nulla in senso letterale. Poiché lo stagno di fuoco rappresenta la "morte seconda" e in Apoc 20,14 si dice che vi saranno gettate "la morte e l’Ades" (tomba dell’umanità), è evidente che questo stagno non può rappresentare né la morte che l’uomo ha ereditato da Adamo, Rom 5,12, né l’Ades (la tomba dell’umanità dalla quale può esserci una Risurrezione).
Pertanto, tutti coloro che non sono trovati iscritti "nel libro della vita", impenitenti oppositori di Dio, saranno gettati nello stagno di fuoco, che può significare distruzione eterna o la morte seconda.


Ancora una precisazione al riguardo:

Al tempo di Gesù, in prossimità della città di Gerusalemme c‘era una discarica. Questo luogo era la Geenna. Si trattava di una valle, la valle dell’Hinnom. A Gerusalemme era consuetudine gettarvi anche i cadaveri dei criminali. Dunque nel complesso non era un bel posto. Ma ciò che veniva gettato lì non veniva più recuperato da nessuno. Quindi gettarvi qualcosa significa liberarsene per sempre, distruggerlo in modo permanente. Si dice che il fuoco della Geenna veniva addizionato con zolfo, che quindi veniva ‘intensificato’.

Per i passaggi della Bibbia è una questione di come li si intende. Se a qualcuno è stata insegnata la dottrina dell’inferno, allora questa persona lo leggerà come una conferma del fatto che noi saremo effettivamente tormentati. È quindi necessario approfondire se la Bibbia effettivamente insegna il tormento eterno e un inferno di fuoco. Il prezzo del peccato è la morte, dice la Bibbia. Si tratta già della peggior punizione per un uomo: la pena di morte!

Nella Bibbia LA BUONA NOVELLA, nell’allegato, alla parola chiave ‘morte’ si trova la seguente spiegazione breve: Morte, seconda: la morte dalla quale non vi è più alcuna Risurrezione: la dannazione eterna nel giorno del Giudizio Universale. Secondo la Bibbia, e questo viene confermato indirettamente anche nella spiegazione precedente del concetto di morte, si parla del fatto che c’è una Risurrezione.

Dunque avviene la morte e nel momento stabilito da Dio l’uomo riceve di nuovo la vita. Adesso può morire un’altra volta - questa volta però in modo definitivo. Scompare per sempre. Definitivamente. E quando avverrà? Dopo il Regno Millenario di Cristo, quando Satana libererà di nuovo il diavolo e potrà tentare per l’ultima volta l’umanità. Chi pecca allora, sarà completo come lo erano Adamo ed Eva. Così come questi uomini completi sono morti e sono morti per sempre (dunque non esistenti, semplicemente spazzati via e non presenti in nessun luogo), così moriranno allora gli uomini. Finiscono in questo stagno di fuoco come luogo di distruzione eterna.

Nella Geenna non sono mai stati gettati uomini viventi perché morissero dolorosamente. Gesù e gli apostoli utilizzano la Geenna come simbolo di distruzione eterna. Il commentatore ebreo David Kimchi (1160 - 1235) nel suo commento a Sal 27,13 fornisce la seguente informazione storica riguardo "Gehinnom": Nei dintorni di Gerusalemme esisteva un luogo ripugnante nel quale venivano gettate le cose immonde e i cadaveri. Lì era presente anche un fuoco perpetuo per bruciare le cose immonde e le ossa (dei cadaveri). Per questo il giudizio dei malvagi viene chiamato simbolicamente Gehinnom. <fine della citazione> Dalla Geenna in senso letterale e dal suo significato è stato ricavato il simbolo di uno stagno che brucia con fuoco e zolfo.

La Bibbia LA BUONA NOVELLA è meno orientata ad una traduzione letterale e più alla resa del senso di quanto contenuto nel testo originario. Pertanto, rende il concetto di morte seconda, di cui è sinonimo lo stagno di fuoco, anche con "La morte dalla quale non vi è più alcuna Risurrezione: la dannazione eterna nel giorno del Giudizio Universale". La morte seconda, lo stagno di fuoco, dannazione eterna – tutto questo sta ad indicare che c’è una distruzione eterna. Nessun ritorno. Lo stagno di fuoco trattiene per sempre tutto ciò che vi viene gettato.

Per vedere cosa dice la Bibbia sul tema dell’anima e della morte, vorrei introdurre ancora un paio di passaggi della Bibbia.

Già nel primo libro della Genesi si dice che noi non abbiamo un’anima, bensì che siamo un’anima. "E l’uomo fu fatto anima vivente." (Gen 2,7). Si noti: non si dice che l’uomo ha ricevuto un’anima, bensì che egli stesso è diventato un’anima.


"l’anima che avrà peccato, quella morrà." [Diodati] si può leggere in Ezechiele 18,4.

In Salm 146,4 viene detto cosa succede quando lo spirito o la forza vitale abbandona un uomo: "Il suo fiato uscirà, ed egli se ne ritornerà nella sua terra; In quel dì periranno i suoi disegni.". Anche il re Salomone ha scritto che i morti "non sanno nulla"(Ecclesiaste 9,5)

Ecc 9,5 "Infatti, i viventi sanno che moriranno; ma i morti non sanno nulla, e per essi non c’è più salario; poiché la loro memoria è dimenticata.".

Il concetto dell’immortalità è un prodotto del pensiero greco, filosofie che si sono infiltrate nella dottrina cristiana. Si veda anche il filosofo greco Platone, mentre la speranza di Risurrezione appartiene al pensiero ebraico. La fede nell’immortalità dell’anima risale ancora più indietro, fino all’antica Babele, e anche gli Egizi avevano tali credenze.

Giov 5,28,29, "Non vi meravigliate di questo; perché l’ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio."

Al primo uomo, Adamo, fu detto che la pena del peccato era la morte - non il passaggio in un ambito spirituale e immortalità (Gen 2,17). E dal momento che egli ha peccato gli è stata annunciata la seguente sentenza: " (Gen 3,19)

Pensiamo alla prima bugia in assoluto. Dio aveva detto ad Adamo ed Eva che sarebbero morti se avessero peccato contro di lui. Tuttavia Satana ha assicurato ad Eva: "No, non morirete affatto" (Gen 3,4). Adamo ed Eva sono morti per questo e sono tornati alla polvere, come aveva detto loro Dio. Il padre della bugia (Satana) non ha mai abbandonato la sua bugia originaria. - In innumerevoli confessioni che deviano dalla dottrina biblica o che semplicemente la ignorano, viene trasmesso sempre lo stesso pensiero: sicuramente non morirete. Il vostro corpo cesserà di esistere, ma la vostra anima continua a vivere per sempre - come Dio. È significativo come anche Satana aveva detto ad Eva che sarebbe stata come Dio (Gen 3,5) - Che bugia!!

Per comprendere appieno questo difficile argomento, dobbiamo anche guardare la storia e la Bibbia nel suo insieme.

Apocalisse 20,10 E il diavolo che li aveva ingannati fu gettato nel lago di fuoco e di zolfo, dove si trovano la bestia e il falso profeta; ed essi saranno tormentati giorno e notte nei secoli dei secoli.

Il primo riferimento storico allo zolfo si trova nella Bibbia sulla distruzione delle due città corrotte di Sodoma e Gomorra da una pioggia di fuoco e zolfo. Lo zolfo è anche usato come simbolo della completa desolazione. Quando si vuole simboleggiare la distruzione completa, il fuoco e lo zolfo sono menzionati insieme. (Ez 38,22/ Apocalisse 14,9-11)

Il sostantivo greco "bassanistes" che si trova in Matteo 18,34 è reso in alcune traduzioni come carceriere o carceriere o torturatore. A volte la tortura è stata usata nelle prigioni per estorcere informazioni. (Atti 22:24,29) che indica l’uso della tortura, anche se in questi passaggi la parola "tortura era usata nelle prigioni per estorcere informazioni. (Atti 22,24,29) Questo dimostra che la tortura era usata, anche se la parola "basanizo" non è usata in questi passaggi, ed è per questo che le guardie della prigione erano chiamate "basanistes". Sull’uso di questa parola in Mat 18:34, l’Enciclopedia Biblica Internazionale Standard dice: "Probabilmente l’incarcerazione sarebbe considerata una ‘tortura’". (Cosa che senza dubbio era) e gli "aguzzini" non sarebbero stati altro che guardie carcerarie. Così il testo di Apocalisse 20,10, che parla di coloro che sono tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli, mostra evidentemente che sono tenuti, per così dire, prigionieri. Che uno stato di essere trattenuto può anche essere chiamato "tormento" è dimostrato dai resoconti paralleli in Mat 8,29 e Luca 8:31).

Come già detto, fuoco e zolfo significa distruzione completa. Il carattere simbolico del lago di fuoco è ulteriormente evidente dal contesto di altri passaggi dell’Apocalisse in cui è menzionato. Si dice che la morte sia scagliata in questo lago di fuoco. Apocalisse 19,20, 20:14. Inoltre, il diavolo, una creatura spirituale invisibile, è gettato in questo lago. Poiché è uno spirito, il fuoco letterale non può fargli del male. Poiché il lago di fuoco rappresenta la "seconda morte" e Apocalisse 20,14 dice che "la morte e l’Ade" (tomba degli uomini) saranno gettati in esso, è ovvio che questo lago non può rappresentare né la morte, che l’uomo ha ereditato da Adamo, Rom 5,12, né l’Ade (la tomba degli uomini dalla quale può esserci una resurrezione). Di conseguenza, deve simboleggiare un altro tipo di morte, una morte senza ritorno, perché in nessun punto del racconto si menziona che questo "lago" abbandoni i suoi morti, come nel caso dell’Ade. Apocalisse 20,13

Così tutti coloro che non si trovano iscritti "nel libro della vita", nemici impenitenti di Dio, saranno scagliati nel lago di fuoco, che significa la distruzione eterna o la seconda morte.


Un altro chiarimento su questo:

A Gerusalemme al tempo di Gesù c’era una discarica di rifiuti, proprio accanto alla città. Questo luogo era chiamato Gehenna. Questa era una valle, la valle di Hinnom. A Gerusalemme era anche il luogo dove andavano i cadaveri dei criminali. Quindi, tutto sommato, non era un posto attraente. Ma quello che è stato gettato lì dentro, nessuno è riuscito a tirarlo fuori. Quindi buttare qualcosa lì dentro significa portarla via per sempre, anche distruggerla definitivamente. Si dice che i fuochi nella Gehhenna erano sostenuti con lo zolfo, cioè che erano "riforniti".

Con i passi della Bibbia è una questione di come li si comprende. Se a qualcuno è stata insegnata la dottrina dell’inferno, li leggerà in modo tale che siano una conferma per loro che siamo davvero tormentati. Quindi è necessario esplorare se la Bibbia insegna effettivamente il tormento eterno e l’inferno di fuoco. Il salario del peccato è la morte, dice la Bibbia. Sicuramente questa è già la peggiore punizione per un essere umano: La pena di morte!

Nella Bibbia LA BUONA NOTIZIA si trova la seguente breve spiegazione in appendice sotto la parola chiave morte: Morte, secondo: La morte dalla quale non c’è risurrezione: dannazione eterna nel giorno del giudizio finale. Secondo la Bibbia, si parla, e questo è anche indirettamente confermato nella spiegazione precedente del termine morte, che c’è una resurrezione.

Così avviene la morte e al momento stabilito da Dio, l’uomo riceve di nuovo la vita. Ora può morire di nuovo - ma questa volta per sempre. Scompare definitivamente. In modo permanente. Quando sarà? Dopo il regno millenario di Cristo, quando Satana il diavolo sarà liberato ancora una volta e potrà tentare l’umanità per l’ultima volta. Chiunque pecchi allora sarà perfetto come lo erano Adamo ed Eva. Proprio come queste persone perfette sono morte e sono la morte eterna (cioè inesistenti, semplicemente sparite come se non ci fossero e non si trovassero da nessuna parte), così le persone poi moriranno. Entrano in questo lago di fuoco come luogo di distruzione eterna.

Le persone mai vive furono gettate nella Gehenna per perirvi in agonia. Gesù e gli apostoli hanno usato la Gehenna come simbolo della distruzione eterna. Il commentatore ebreo David Kimchi (1160-1235), nel suo commento al Salmo 27:13, fornisce le seguenti informazioni storiche riguardanti "Gehenna": "Nelle vicinanze di Gerusalemme esisteva un luogo disgustoso in cui venivano gettate cose impure e cadaveri. Allo stesso modo, c’era un fuoco costante per bruciare le cose impure e le ossa (dei cadaveri). Perciò il giudizio dei malvagi è chiamato simbolicamente Gehinnom. <end quote> Dal letterale Gehenna e dal suo significato è derivato il simbolo di un lago che brucia con fuoco e zolfo.

La Bibbia LA BUONA NOTIZIA si preoccupa meno di una traduzione letterale che di trasmettere il senso di ciò che è nel testo originale. Quindi rende il termine seconda morte, per il quale sta il lago di fuoco, anche come "La morte dalla quale non c’è risurrezione: la dannazione eterna nel giorno dell’ultimo giudizio". La seconda morte, il lago di fuoco, la dannazione eterna – tutti questi significano il fatto che c’è un annientamento permanente. Nessun ritorno. Il lago di fuoco conserva ciò che vi è gettato in modo permanente.

Per vedere cosa ci dice la Bibbia sull’anima e la morte, vorrei elencare qualche altro passo biblico.

(Andrea Siegert, Siegert@opto.de )




Nel commento di cui sopra, la resurrezione è spiegata come segue:

" … Così avviene la morte e al momento stabilito da Dio, l’uomo riceve di nuovo la vita. Ora può morire di nuovo - ma questa volta per sempre. Scompare definitivamente. In modo permanente."


Questa spiegazione è sbagliata perché abbiamo chiare affermazioni dalle Scritture che l’uomo non può morire dopo la sua resurrezione. Solo un corpo fisico e naturale può morire. Dopo la resurrezione, tutte le persone - buone e cattive - ricevono un corpo spirituale che è incorruttibile, cioè immortale. Paolo ce lo dice nella sua prima lettera ai Corinzi:

Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale.

1Cor 15,42 Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; 15,43 è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; 15,44 è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale. 1Cor 15,42-44;


Gli esseri umani risorti - e in effetti tutti gli esseri umani che sono vissuti - non possono quindi "morire di nuovo - ma questa volta per sempre. Scompare definitivamente. In modo permanente." - anche se lo volessero. Proprio come Dio è spirito nella dimensione eterna del cielo, anche tutti gli esseri nell’eternità sono spiriti immortali.

Non conoscete le Scritture né la potenza di Dio.

Mar 12,23 12,23 Nella risurrezione, quando saranno risuscitati, di quale dei sette sarà ella moglie? Perché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». 12,24 Gesù disse loro: «Non errate voi proprio perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? 12,25 Infatti quando gli uomini risuscitano dai morti, né prendono né danno moglie, ma sono come angeli nel cielo. Mar 12,23-25;

Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità.

Giov 4,23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 4,24 Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità». Giov 4,23-24;


Ma dal parere di A. Siegert qui sopra è possibile riconoscere la seguente costruzione di pensiero:

-  quando uomini "completi" peccano, dopo la morte non ricevono più una seconda vita da Dio, ma muoiono subito della morte seconda con la morte prima e in questo modo perdono la propria esistenza.

-  Adamo ed Eva erano uomini "completi" e pertanto dopo il loro peccato e la loro morte sono morti subito della morte seconda e si sono dissolti nel nulla.

-  Tutti gli altri uomini non sono completi e muoiono sì della morte prima, tuttavia, in un momento stabilito da Dio, ricevono indietro la propria vita (Risurrezione).

-  Questo momento - come dice A. Siegert - è da collocarsi dopo il Regno Millenario del Signore Gesù. Allora tutti gli uomini torneranno in vita. Allora sono tutti di nuovo completi, così come lo erano Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden. Coloro che tra questi uomini peccheranno di nuovo per la tentazione di Satana liberato, moriranno - così come Adamo ed Eva - della morte seconda e si dissolveranno nel nulla.


Alla richiesta di conferma o di una concreta precisazione di tale posizione, fino ad ora A. Siegert non ha fornito alcuna risposta.


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(La dannazione eterna può mettere in discussione l’amore di Dio? / Replica di Ernst Panzer 00, 2000-08-06)

1. Che cosa ne è della dannazione eterna testimoniata nella Sacra Scrittura? Si tratta di un tormento eterno (illimitato) o di una distruzione completa? Dunque, nelle teologie evangeliche generali o cosiddette positive, si ritiene principalmente la dannazione eterna come un tormento di durata illimitata perché si dice: nei secoli dei secoli, o come testimonia lo stesso Signore Gesù Cristo con le parole del Vecchio Testamento: Dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne! (Mar 9,44). Per essere precisi, proprio a questa immagine è collegata la Geenna (greco) = inferno di fuoco. Il nome Geenna è derivato dalla valle dei figli di Hinnom. Nell’antico Israele era il luogo maledetto da Dio, dove una volta si sacrificavano i bambini. Poiché questo è un abominio di fronte a Dio, la descrizione simbolica "Dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne" doveva ricordare per sempre in modo visibile agli Israeliti la realtà dell’ira di Dio. Per questo la Geenna serviva agli Israeliti anche come luogo per eliminare il sudiciume, i rifiuti e, contemporaneamente, come contemplazione della rovina.

Tuttavia "fuoco" e "verme" potevano operarvi solo fintanto che erano presenti sudiciume ecc. Oggi là non è più così. Oggi è un’area coltivata. E questo fatto ci consente di trarre la conclusione che il tormento eterno avrà una fine. Naturalmente non tra qualche migliaio di anni, certo, ma quando il fuoco eterno avrà consumato il maligno (Ebr 12,29), dunque completamente, precisamente quando il Figlio avrà reso al Padre la creazione redenta completa. (1Cor 15,23-28). E tra l’altro, se la dannazione dei dannati non avesse fine, proprio questo potrebbe mettere in discussione la misericordia e anche l’amore di Dio. Poiché anche la fine del tormento è in definitiva determinata dall’amore e dalla misericordia di Dio!

(Ernst Panzer / https://www.philadelphia-verlag.com)



Naturalmente la Geenna – la discarica fuori dalle porte di Gerusalemme, nella valle di Hinnom – non ha bruciato in eterno. Altrimenti dovrebbe bruciare ancora oggi. Ma proprio per questo la parola principale greca presa dall’ebraico nella Scrittura è stata accompagnata anche da "eterno", per documentare questa nuova qualità.

E dunque, affermare che il fuoco eterno nella Geenna non può essere eterno, perché è comprovato che nella valle di Hinnom non ha bruciato in eterno, sarebbe semanticamente altrettanto insensato come affermare che ad es. un "regalo costoso" non può essere stato costoso per l’acquirente, perché è noto che i regali non costano nulla.

Ciò che vale per la comprensione errata – o addirittura mancante – dell’attributo, vale anche per l’interpretazione del sostantivo "Geenna".

L’argomento secondo cui la Geenna non può essere il luogo del fuoco eterno perché il nome deriva dalla valle ebraica di Hinnom e là il fuoco non ha bruciato in eterno, corrisponde alla sciocca idea che ad es. un cellulare (in tedesco "Handy") non può essere un dispositivo per la comunicazione vocale perché il nome deriva dalla parola inglese "hand" (mano) e pertanto questo dispositivo può servire solo per la trasmissione di gesti.

In merito alla questione su quanto la misericordia e l’amore di Dio potrebbero essere messi in dubbio dalla dannazione eterna degli infedeli, si rimanda all’affermazione di E. Panzer sul problema della riconciliazione universale nel suo libro, dove egli scrive (pagina 151f): "Noi uomini non dovremmo mai comportarci come se fossimo chiamati a salvare l’onore di Dio con questa dottrina (la riconciliazione universale / nota FH). Egli lo fa da solo". E a pagina 154 formula in modo ancora più preciso: "Ma questa è la conclusione irresponsabile della dottrina della riconciliazione universale: prima o poi si esce dall’inferno."

Proprio queste argomentazioni possono essere avanzate anche qui per contestare la dannazione eterna. Non potrebbe trovare posto anche qui la stessa conclusione: "Non si viene tormentati in eterno, bensì è finito tutto in un colpo?" Non viene anche qui fatto il tentativo superfluo di salvare l’onore di Dio?

Per tutti coloro che vogliono darsi la pena – e certamente ne vale la pena – di studiare le affermazioni della Scrittura sulla dannazione eterna, di seguito sono elencati i passaggi - questa volta solo come riferimenti.

(Isa 1:31; 48:22; 66:24; Mal 4:1; Mat 3:10; 5:22,29-30; 8:12; 10:28; 13:41-42,49-50; 18:8-9; 22:13; 23:15,31-33; 25:29-30,41,46; Luca 16:24; 2Tess 1:9; Gia 2:13; Giuda 1:5-6; Apoc 14:10; 19:20; 20:10,14-15; 21:8)


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(È impossibile dimostrare la dannazione eterna con la Bibbia? / Libro di Ernst Panzer 00, Pagina 148)

Il concetto di eterno nella Bibbia ha un significato molto vario. Spesso nella Sacra Scrittura le cose e gli stati terreni-temporali che hanno un inizio e una fine vengono definiti eterni, come ad esempio la vita del re (Dan 2,4), era una semplice forma di cortesia con cui si augurava al re una lunga vita. Inoltre il servizio di un servo (File 15), lo stato del tempio di Salomone (1Re 8,13), torri e caverne (Isa 32,14) e molti altri. Da ciò emerge in modo chiaro e inequivocabile che le parole nelle lingue originali della Bibbia, che Lutero (e altri) generalmente hanno tradotto con "eternità" o "eterno", non in tutti i casi significano "infinità" o "infinito", bensì anche un periodo di tempo limitato. Le parole hanno il significato nel senso di infinito solo quando sono legate a Dio o alle qualità, i beni e i doni di Dio.

La questione se le parole nei testi di base, che noi traduciamo con "eternità" o "eterno", siano da intendersi nel senso di tempo infinito oppure nel senso di un periodo di tempo breve o lungo, o invece nel senso di un’epoca o un periodo, trova risposta sempre soltanto in base al contesto. Conseguentemente, è impossibile dimostrare l’eternità della dannazione con le parole presenti nei testi di base.

(Su richiesta di E. Panzer la sua successiva interpretazione delle questioni oggetto di questa discussione viene ripresa dal suo libro "Prophetie und Enthüllung" ["Profezia e rivelazione"], pubblicato da Philadelphia-Verlag.)

(Ernst Panzer / https://www.philadelphia-verlag.com)



La formula di cortesia citata sopra "possa il re vivere per sempre", che troviamo in numerosi testi del VT, è effettivamente l’espressione di un augurio che i sudditi rivolgevano al re. È simile a quando oggi si augura a qualcuno "buona salute" per il compleanno. Ma voler dedurre da questo che quindi, dal punto di vista puramente semantico, il concetto di "salute" non debba più significare assenza di malattia, sarebbe assurdo e non verrebbe nemmeno in mente a nessuno.

Se si osservano i testi citati sopra nella traduzione del VT di Martin Buber, che insieme a Franz Rosenzweig ha provato a rimanere più vicino possibile al testo originario, vi si ritrova una resa più corretta. Lì, in Dan 2,4, si legge l’augurio in aramaico rivolto dagli indovini al re: "Possa il re vivere per il tempo del mondo" e con questo non si intende l’eternità, bensì quel tempo durante il quale esisterà il nostro mondo. In 1Re 8,13 si dice del tempio che deve durare "nei tempi" e significa proprio "tempo" non "eternità". Anche in Isa 32,14 Martin Buber traduce "mura e torri saranno ridotte a caverne per il tempo del mondo" e non per l’eternità.

La differenza tra "tempo del mondo" ed "eternità" è riconoscibile anche piuttosto chiaramente in Mic 4. Mentre in Mic 4,7 secondo Lutero si dice: "… e il Signore regnerà su di loro sul monte Sion, da allora e per sempre", Buber traduce correttamente: "Ed EGLI regnerà su di loro sul monte Sion, da allora e per il tempo del mondo." Due versi prima in Lutero – questa volta correttamente – si trova: "… noi cammineremo nel nome del Signore, nostro Dio, in eterno e per sempre" e in Buber "…noi cammineremo nel nome del Signore, nostro Dio, per tempo del mondo e per l’eternità".

Come si può vedere, il testo di base distingue molto bene tra "tempo del mondo" ed "eternità". Tutti i passaggi citati sopra intendono però il tempo del mondo – dunque "le cose terrene-temporali" – e non l’eternità. Non si può dunque fare riferimento correttamente alla traduzione errata di Lutero (e di altri) da un lato e dall’altro portare proprio tali traduzioni errate come prova che il testo di base è errato o fuorviante.

In File 1,15 infine, è presente correttamente "eterno". Poiché lì Paolo prega il suo discepolo Filemone di voler accogliere nuovamente Onesimo (precedentemente servo di Filemone, che lo aveva lasciato per seguire Paolo per un certo periodo). Paolo prova a prevenire l’eventualità che Filemone non voglia più accogliere presso di sé questo servo facendo riferimento al fatto che questi, divenuto ora credente, forse era stato separato (da Dio) da lui – Filemone – proprio per questo motivo, affinché egli d’ora in poi avesse per sempre un fratello nella fede.

L’affermazione sopra "Le parole ("eternità" e "eterno") hanno il significato nel senso di infinito solo quando sono legate a Dio o alle qualità, i beni e i doni di Dio" non è un argomento conforme alla Scrittura, bensì una mera speculazione. Allo stesso modo si potrebbe affermare che "Risurrezione" nel senso di "essere risvegliati dai morti" avrebbe tale significato solo in relazione ai fedeli. In tal modo si potrebbero contestare tutte le affermazioni della Scrittura sul giudizio degli infedeli durante il Giudizio Universale. Gli "assassini e idolatri" sarebbero già "sterminati" dopo la prima morte naturale e non dovrebbero più rispondere di fronte al loro creatore.

È vero che il significato di "eterno" va considerato in relazione al testo di base. Tuttavia, noi qui non abbiamo la possibilità di scegliere quella correlazione e quel significato che corrisponderebbero proprio alla nostra interpretazione o di definire un’interpretazione al riguardo come impossibile, bensì, ai fini di una seria esegesi, anche in questo caso noi dobbiamo orientarci alla Scrittura - dunque al contesto e ai passaggi paralleli.



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(Un giorno Dio tornerà mai in armonia con gli eterni dannati? / Libro Ernst Panzer 01, pagina 149)

È sempre stato un concetto inimmaginabile quello che in tutta l’eternità possano sussistere uno accanto all’altro un regno di luce e un regno di tenebre; poiché questa sarebbe la conseguenza della dottrina della dannazione eterna. Nell’evoluzione continua si deve pur raggiungere un punto nel quale Dio torna in completa armonia con tutta la sua creazione. Ma nel caso di una dannazione senza fine, questo sarebbe impossibile.

(Ernst Panzer / https://www.philadelphia-verlag.com)



Qui E. Panzer è soggetto a un errore di valutazione. "Dio torna in completa armonia con tutta la sua creazione." Vale a dire dopo il Giudizio Universale, quando tutti gli esseri umani che sono iscritti nel Libro della Vita sono con Dio, nella dimensione senza tempo -  nell’eternità. Ciò che viene sempre dimenticato in questo contesto è la giustizia di Dio.

Dio è la giustizia in persona. Tutti gli esseri umani che non hanno riconosciuto questo Dio e suo Figlio e  non lo hanno adorato, si sono rivoltati contro Dio e si sono separati da lui per loro stessa decisione. Non fanno più parte della sua creazione. Hanno mentito, imbrogliato, ucciso e distrutto senza pentimento. Fanno parte del male secondo la loro stessa volontà.

Come dimostrano i molti passaggi riportati in precedenza, la dottrina di una dannazione eterna è una dottrina assolutamente biblica. Si basa sulle affermazioni presenti in tutto il NT, dai Vangeli passando per le Lettere degli Apostoli e fino all’Apocalisse di Giovanni.

E proprio nell’Apocalisse possiamo vedere che ci sarà effettivamente un "regno di luce" e un’area (nessun "regno"!!) delle tenebre per l’eternità. I capitoli 21 e 22 dell’Apocalisse parlano della città che scende dal cielo da presso Dio e dei santi che vi abiteranno.

Un nuovo cielo e una nuova terra.

Apoc 21,1 Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c’era più. 21,2 E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 21,3 E udii una gran voce dal cielo, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con loro; e essi saranno suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. 21,4 E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate». Apoc 21, 1- 4;


Un "nuovo cielo e una nuova terra" perché la prima creazione è passata. In questo testo ci troviamo dunque già nella nuova creazione, nella Gerusalemme celeste e pertanto chiaramente e incontestabilmente nell’eternità di Dio. E mentre sopra in Apoc 21,4 si dice a proposito dei santi che Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, la parte degli asassini e degli idolatri viene vista nello stagno di fuoco.

Ma per gli omicidi e gli idolatri, la loro parte sarà nello stagno di fuoco.

Apoc 21,8 Ma per i codardi, gl’increduli, gl’immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda». Apoc 21, 8;


E proprio a dimostrazione del fatto che questo stagno di fuoco non è un "luogo di distruzione", dove i dannati vengono "dissolti" e non esistono più, il Signore Gesù conferma quindi a Giovanni in Apoc 22,14 che i credenti entreranno per le porte della città - dunque la nuova Gerusalemme nell’eternità - mentre gli omicidi e gli idolatri resteranno fuori dalla città - quindi nello stagno di fuoco citato sopra.

Fuori gli omicidi e gli idolatri.

Apoc 22,14 Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte della città! 22,15 Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna. Apoc 22,14-15;


Ciò documenta che i concetti di "vita eterna" e "dannazione eterna" dal punto di vista della loro caratteristica temporale non hanno un significato diverso e che entrambe hanno lo stesso fondamento esistenziale: durano in eterno, sono quindi interminabili e senza fine.

(Vedi anche Excursus 08: "La prima e la seconda morte.".)


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(Non c’è una punizione eterna, bensì solo una cancellazione degli empi? / Replica di Denny R. Walter 00, 2005-09-26)

Lei scrive: "Tutti gli uomini sin dall’inizio sono creati per una vita eterna. Dove trascorreranno questa vita eterna dopo la loro morte e Risurrezione lo decidono essi stessi con il proprio comportamento durante la loro vita terrena".

E proprio qui lei si sbaglia con la sua interpretazione. Sulla base del resoconto biblico è piuttosto così: gli uomini da principio erano creati per una vita eterna. Ma dopo il peccato originale questa decisione è stata rivista. Adesso per loro c’era la morte (che in seguito è conosciuta come morte prima). Tramite Gesù Cristo, Dio ha dato loro un’altra volta la possibilità della vita eterna. E poi alla fine c’è un Giudizio Universale. Chi si è fatto sfuggire questa possibilità, ha perso definitivamente: egli sarà di nuovo esposto alla morte (questa volta la seconda, perché la prima l’ha già vissuta). Beninteso: la morte. Non la vita eterna in sofferenza.

Perché nella Bibbia si parla sempre del fatto che Dio distruggerà i propri nemici, i pagani? Che cosa significa in generale distruggere? È la cancellazione. Se ci fosse un tormento eterno nell’inferno, allora egli avrebbe detto piuttosto che catturerà e rinchiuderà i suoi nemici per sempre.

E il pianto e stridor di denti è la reazione generale quando gli uomini giungono lì allo stagno di fuoco. Il fuoco non li farà certo sparire in un secondo, durerà forse un paio di secondi. E se si immagina anche che probabilmente non saranno gettati tutti esattamente nello stesso momento, ma che il tutto richiederà un po’ di tempo, allora si sentirà di certo piangere per un po’.

Denny R. Walter denny_r._walter@web.de



Con il suo riferimento al VT, dove Dio promette a Israele che distruggerà i suoi nemici, e l’interpretazione di questi passaggi come riferimento al Giudizio eterno, lei mescola Vecchio e Nuovo Testamento e tempo del mondo con eternità.

Egli li distruggerà e li abbatterà davanti a te.

Deut 9,3 Sappi dunque oggi che il SIGNORE, il tuo Dio, è colui che marcerà alla tua testa come un fuoco che divora; egli li distruggerà e li abbatterà davanti a te; tu li scaccerai e li farai perire in un attimo, come il SIGNORE ti ha detto. Deut 9,3;

Il SIGNORE, il tuo Dio, sarà colui che passerà davanti a te e distruggerà, dinanzi a te, quelle nazioni e tu possederai il loro paese;

Deut 31,3 Il SIGNORE, il tuo Dio, sarà colui che passerà davanti a te e distruggerà, dinanzi a te, quelle nazioni e tu possederai il loro paese; e Giosuè passerà davanti a te, come il SIGNORE ha detto. 31,4 Il SIGNORE tratterà quelle nazioni come trattò Sicon e Og, re degli Amorei, che egli distrusse con il loro paese. Deut 31,3-4;

E gettate questo servo inutile nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti.

Mat 25,29 Poiché a chiunque ha, sarà dato e sovrabbonderà, ma a chi non ha gli sarà tolto anche quello che ha. 25,30 E gettate questo servo inutile nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti"». Mat 25,29-30;


Come è evidente dai testi del Vecchio Testamento sopra, quelle nazioni di cui Dio ha profetizza qui la distruzione, sono tutti i popoli di quel tempo che volevano impedire agli Israeliti di stabilirsi nella terra promessa loro da Dio. Allora sono stati effettivamente distrutti, sono morti e attendono il Giudizio Universale. E solo nel Giudizio Universale essi saranno giudicati definitivamente: gli uni per la vita eterna, gli altri per la pena eterna.  Pertanto, solo ignorando completamente le correlazioni bibliche – oppure anche con la deliberata intenzione di alterare la Scrittura su questo punto – è possibile interpretare tali affermazioni come una prova di una "eliminazione" degli empi dopo il Giudizio Universale e negare la pena eterna e senza fine per gli empi.

Anche l’affermazione: "Se ci fosse un tormento eterno nell’inferno …" rivela scarsa conoscenza della Scrittura. Il Signore stesso, nella parabola sul Giudizio Universale e il giudizio degli empi e dei giusti, in Mat 25,31-46 dice:

Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna.

Mat 25,41 Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! 25,42 Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; 25,43 fui straniero e non m’accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi visitaste". 25,44 Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: "Signore, quando ti abbiamo visto aver fame, o sete, o essere straniero, o nudo, o ammalato, o in prigione, e non ti abbiamo assistito?" 25,45 Allora risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto non l’avete fatto a uno di questi minimi, non l’avete fatto neppure a me". 25,46 Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna». Mat 25,41-46;


L’affermazione sopra, in Mat 25,41: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!", in relazione con il seguente verso in Mat 25,46: "Questi se ne andranno a punizione eterna»." è la prova chiara e inconfutabile che la Scrittura qui non parla affatto di "cancellazione" o "distruzione" dei dannati. Così come i giusti, anche questi empi hanno un’esistenza eterna, senza fine. Solo che essi dovranno trascorrere questa esistenza nel fuoco eterno, dove subiranno la pena eterna con pianto e stridor di denti.

Tuttavia, ciò che non è stato affatto riconosciuto nella vostra replica di cui sopra è il fatto che non è solo il fuoco terrestre ad essere coinvolto qui. Questo "lago di fuoco", che si può immaginare come il nucleo di magma del futuro pianeta terra che Dio creerà nella nuova creazione, non è la causa del tormento, ma è un fuoco interiore nella coscienza di questi dannati. Perché ora devono rendersi conto che non hanno alcuna possibilità di uscire per sempre da questa situazione. Essi hanno sempre sperato di poter sfuggire in qualche modo, oppure, nel momento critico - come dice anche lei - di venire appunto "distrutti" o "cancellati" e anche in questo modo la cosa sarebbe già sistemata.

Ma ora sanno che quella strategia era sbagliata. Avrebbero dovuto convertirsi durante la loro vita. Ma non lo hanno fatto. Adesso è troppo tardi e non possono più cambiare nulla. Per questo il pianto e lo stridor di denti, come rabbia per la propria stupidità e solitudine. I giusti sono nella vita eterna, nella luce, al cospetto di Dio. I dannati nello stagno di fuoco sono nella dannazione eterna, nelle tenebre di fuori, separati in eterno da Dio. Questi sono i tormenti che soffrono. Non qualche bruciatura fisica, che non potrebbe fare nulla al corpo spirituale immortale che questi uomini hanno ricevuto alla loro Risurrezione.

(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(C’è un inferno? / Replica di Denny R. Walter 10, 2006-05-24)

Perché sono del parere che i dannati non devono patire nessun tormento eterno? Molto semplicemente perché nella Bibbia non vi è nulla al riguardo. Per lo meno non se si tratta di normali uomini. Ci sono tre persone di cui è scritto esplicitamente che saranno tormentate per l’eternità. Questi tre sono Satana, la bestia e il falso profeta. (…).

Per il resto dei dannati è previsto un altro destino. Certamente anche loro vanno nello stagno di fuoco allo stesso modo, ma lì vengono annientati: "Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco.l" (Apocalisse 20,14).

"«Ma per i codardi, gl’increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda»." (Apocalisse 21,8).

Come si può vedere, per questi non si parla più di tormento. Qui essi subiscono la cosiddetta morte seconda. Muoiono, vengono distrutti, cancellati. Non restano in vita in eterno nel tormento. Al contrario, per Satana, l’Anticristo e il falso profeta non viene detta una sola parola sulla morte seconda. Essi non muoiono. I tre supremi infedeli restano in vita per l’eternità per essere puniti. Poiché i concetti di tormento eterno e morte seconda qui non vengono mai scambiati, ma un concetto si riferisce sempre ad un gruppo preciso di persone e l’altro proprio all’altro gruppo, non c’è motivo di utilizzarli in modo analogo. Satana e gli altri due non subiscono nessuna morte nello stagno di fuoco. E gli uomini (ad eccezione di quei due) non patiscono nessun tormento nello stagno di fuoco.


(Questo estratto è stato ripreso dal saggio "Gibt es eine Hölle?" ["C’è un inferno?"] di Denny R. Walter)

Denny R. Walter denny_r._walter@web.de



Proprio all’inizio della mia risposta voglio confrontare queste affermazioni di D. Walter con un estratto dal libro "Was ist falsch am Evangelium?" ["Cosa c’è di sbagliato nel Vangelo?"] di Keith Green:


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Il pericolo e l’orrore dell’inferno e la colpa dei peccatori] / Libro di Keith Green 00, pagina 14)

Spesso sento persone dire: "Ne ho abbastanza di queste prediche su inferno e zolfo!". Spesso io rispondo: "Dunque quando ha sentito l’ultima volta una predica di questo tipo?" È vero: solo poche persone predicano ancora sull’inferno - non è più di moda. Non dobbiamo certo mettere paura ai poveri peccatori! No, questo non serve a nulla. Sono solo anime sfortunate e ingannate, giusto? Sbagliato! La Bibbia indica chiaramente che sono ribelli, che hanno derubato e disonorato il Dio vivente. Così facendo l’hanno infinitamente offeso. Non hanno il diritto di considerare se stessi sotto una qualsiasi altra luce.

Questo estratto è stato preso dal libro "Was ist falsch am Evangelium?" ["Cosa c’è di sbagliato nel Vangelo?"] di Keith Green. Editore: Wilfried Plock, Christlicher Mediendienst CMD [Pubblicazioni multimediali cristiane CMD], disponibile presso Wolfgang Bühne Christliche Buchhandlung [Libreria Cristiana Wolfgang Bühne].

https://www.leseplatz.de/



In riferimento a questo commento Keith Green cita i seguenti passaggi:

Giov 8,44 Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna. Giov 8,44;

Mat 10,27 Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e quello che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti. 10,28 E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella geenna. Mat 10,27-28;

Mat 23,33 Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna? Mat 23,33;

Atti 13,9 Allora Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo, guardandolo fisso, gli disse: 13,10 «O uomo pieno d’ogni frode e d’ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, non cesserai mai di pervertire le rette vie del Signore? 13,11 Ecco, ora la mano del Signore è su di te, e sarai cieco per un certo tempo, senza vedere il sole». In quell’istante, oscurità e tenebre piombarono su di lui; e andando qua e là cercava chi lo conducesse per la mano. Atti 13,9-11;

1Cor 6,9 Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, 1Cor 6,9;

Giac 4,4 O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio. Giac 4, 4;

2Piet 2,12 Ma costoro, come bestie prive di ragione, destinate per natura a essere catturate e distrutte, dicono male di ciò che ignorano, e periranno nella propria corruzione, 2,13 ricevendo il castigo come salario della loro iniquità. Essi trovano il loro piacere nel gozzovigliare in pieno giorno; sono macchie e vergogne; godono dei loro inganni mentre partecipano ai vostri banchetti. 2Piet 2,12-13;

Rom 1,18 L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; 1,19 poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; 1,20 infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, 1,21 perché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. 1,22 Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti. Rom 1,18-22;


Quindi, per la discussione con D. Walter sull’inferno ovvero lo stagno di fuoco vorrei presentare in modo più concreto i singoli concetti:


Lo stagno di fuoco.

Lo stagno di fuoco viene definito in Apoc 20,14 e 21,8 come la "morte seconda". Ovvero in forma definitiva: lo stagno di fuoco "è la morte seconda".

Apoc 20,14 Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. 20,15 E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco. Apoc 20,14-15;

Apoc 21,8 Ma per i codardi, gl’increduli, gl’immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda». Apoc 21,8;


Lo stagno di fuoco provoca quindi la morte seconda in tutti coloro che vi vengono gettati - senza eccezione. "Stagno di fuoco" è quindi la definizione di un luogo mentre la "morte seconda" è la descrizione della caratteristica che tale luogo rappresenta. Il tentativo di voler operare qui una distinzione, da un lato lo stagno di fuoco e il tormento eterno e dall’altro lato la morte seconda e la cancellazione rapida, non solo è semanticamente sbagliato, ma è anche completamente arbitrario sulla base di queste due affermazioni della Scrittura ed è quindi priva di qualsiasi base biblica.


La morte seconda.

La morte seconda, secondo Apoc 21,8 qui sopra, è lo "stagno che arde con fuoco e zolfo". Secondo Apoc 2,11 chi vince non subirà alcun danno dalla morte seconda:

Apoc 2,11 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda". Apoc 2,11;


Al contrario, Giuda 1,7 dice dei peccatori che essi patiranno la pena del fuoco eterno - dunque della morte seconda:

Giuda 1,6 Egli ha pure rinchiuso nelle tenebre dell’inferno con catene eterne, per il giudizio del gran giorno, gli angeli che non conservarono il loro primiero stato ma che lasciarono la loro propria dimora. 1,7 Proprio come Sodoma e Gomorra e le città vicine, che come loro si erano abbandonate alla fornicazione e si erano date a perversioni sessuali contro natura, sono state poste davanti come esempio, subendo la pena di un fuoco eterno; Giuda 1,6-7;


E anche il Signore in Mat 25,46 dice che i dannati andranno nelle pene eterne:

E questi andranno nelle pene eterne.

Mat 25,45 Allora egli risponderà loro dicendo: "In verità vi dico: tutte le volte che non l’avete fatto a uno di questi minimi, non l’avete fatto neppure a me". 25,46 E questi andranno nelle pene eterne, e i giusti nella vita eterna». Mat 25,45-46;


Il tormento eterno.

La morte seconda nello stagno di fuoco provoca il tormento eterno dei dannati. Ciò risulta da Mat 13,42 e Mat 13,49, dove lo stagno di fuoco - che lì viene definito come fornace ardente - provoca in coloro che vi vengono gettati "pianto e stridor di denti".

Mat 13,41 Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono l’iniquità, 13,42 e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti. Mat 13,41-42;

Mat 13,49 Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti 13,50 e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti. Mat 13,49-50;


Sulla base della formula tipica e ripetuta "Lì sarà il pianto e lo stridor di denti", possiamo riferire allo stagno di fuoco anche quelle affermazioni che parlano della tenebra che vi regna:

Mat 8,11 Or io vi dico, che molti verranno da levante e da ponente e sederanno a tavola con Abraamo, con Isacco e con Giacobbe, nel regno dei cieli. 8,12 Ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti». Mat 8,11-12;

Mat 22,12 E gli disse: "Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?" E costui rimase con la bocca chiusa. 22,13 Allora il re disse ai servitori: "Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti". 22,14 Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti». Mat 22,12-14;

Mat 24,48 Ma, se egli è un servo malvagio che dice in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire"; 24,49 e comincia a battere i suoi conservi, a mangiare e bere con gli ubriaconi, 24,50 il padrone di quel servo verrà nel giorno che non se l’aspetta, nell’ora che non sa, 24,51 e lo farà punire a colpi di flagello e gli assegnerà la sorte degli ipocriti. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti. Mat 24,48-51;

Mat 25,29 Poiché a chiunque ha, sarà dato e sovrabbonderà, ma a chi non ha gli sarà tolto anche quello che ha. 25,30 E gettate questo servo inutile nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti"». Mat 25,29-30;


Analogamente al Signore sopra che parla di questi uomini che saranno "gettati" nelle tenebre di fuori, anche in Apoc 22,15 si dice che i peccatori sono "fuori". Questo "fuori" significa fuori dalla città della Gerusalemme celeste nella Nuova Creazione e lontano da Dio.

Apoc 22,13 Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine. 22,14 Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte della città! 22,15 Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna. Apoc 22,13-15;


E poiché qui nel testo profetico ci troviamo già nell’eternità, questo significa che per analogia con i giusti, che hanno esistenza e vita eterna nella Gerusalemme celeste, anche i peccatori fuori nelle tenebre avranno un’esistenza eterna - e pertanto un tormento eterno - fuori nelle tenebre. Proprio questo ci dice anche il testo in Giuda 1,13:

Giuda 1,12 Essi sono delle macchie nelle vostre agapi quando banchettano con voi senza ritegno, pascendo se stessi; nuvole senza acqua, portate qua e là dai venti; alberi d’autunno senza frutti, due volte morti, sradicati; 1,13 onde furiose del mare, schiumanti la loro bruttura; stelle erranti, a cui è riservata l’oscurità delle tenebre in eterno. Giuda 1,12-13;


Anche i successivi due versi in Giuda 1,6-7, in cui Giuda parla del destino degli uomini di Sodoma e Gomorra, egli conferma questa punizione del fuoco eterno:

Giuda 1,6 Egli ha pure rinchiuso nelle tenebre dell’inferno con catene eterne, per il giudizio del gran giorno, gli angeli che non conservarono il loro primiero stato ma che lasciarono la loro propria dimora. 1,7 Proprio come Sodoma e Gomorra e le città vicine, che come loro si erano abbandonate alla fornicazione e si erano date a perversioni sessuali contro natura, sono state poste davanti come esempio, subendo la pena di un fuoco eterno; Giuda 1,6-7;


E ora anche in Apoc 20 e 20,10 abbiamo l’affermazione sul diavolo, la bestia e il falso profeta. Essi saranno gettati nello stagno di fuoco e "saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli:

Apoc 19,20 Ma la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti a lei, con i quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Tutti e due furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. Apoc 19,20;

Apoc 20,10 E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli. Apoc 20,10;


La riflessione di D. Walter che "per Satana, l’Anticristo e il falso profeta non viene detta una sola parola sulla morte seconda" e che la morte seconda per loro non avrebbe alcuna rilevanza, è pertanto falsa, perché la morte seconda in Apoc 20,14 e 21,8 viene definita come una caratteristica fondamentale dello stagno di fuoco e pertanto automaticamente chiunque viene gettato nello stagno di fuoco deve soffrire questa morte seconda - ovvero il tormento eterno. Pertanto non è necessario ribadirlo espressamente. Lo conferma anche l’affermazione del Signore in Mar 9,48:

Mar 9,47 E se l’occhio tuo ti è occasione di peccato, cavalo; è meglio per te entrare con un occhio solo nella vita, che averne due ed essere gettato nella Geenna del fuoco, 9,48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne. Mar 9,47-48;


Anche l’argomentazione inversa, che questo fuoco eterno varrebbe solo per il diavolo e le sue due marionette e non per i peccatori, fallisce non solo sulla base di tutti i passaggi citati precedentemente, che attestano che i peccatori trascorreranno la loro pena eterna con pianto e stridor di denti nel fuoco eterno, bensì anche per il fatto che il Signore in Mat 25,41 dice molto chiaramente che i dannati andranno nel fuoco eterno che è preparato per il diavolo e anche per i suoi angeli.

Mat 25,41 Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Mat 26,41;


L’altra affermazione di D. Walter in riferimento ai peccatori in Apoc 21,8: "Come si può vedere, per questi non si parla più di tormento. Qui essi subiscono la cosiddetta morte seconda. Muoiono, vengono distrutti, cancellati" naturalmente è altrettanto falsa, perché proprio secondo Apoc 20,14 e 21,8 la morte seconda è lo stagno di fuoco, e lo stagno di fuoco è il tormento eterno. Chiunque venga gettato nello stagno di fuoco, vi soffrirà tormenti eterni. Il Signore dice in Mat 25,46: "E questi andranno nelle pene eterne". Se fossero semplicemente "cancellati" nello stagno di fuoco, questa non sarebbe né una pena particolare né tanto meno eterna.

Ma c’è anche un altro argomento inconfutabile, basato sulla Bibbia, per cui i dannati non possono proprio morire nello stagno di fuoco. Nella prima lettera ai Corinzi Paolo ci rivela che durante La Risurrezione l’umanità riceverà un corpo immortale.

Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale.

1Cor 15,42 Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; 15,43 è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; 15,44 è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale. 1Cor 15,42-44;

Infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità.

1Cor 15,53 Infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità. 15,54 Quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: 1Cor 15,53-54;


Ogni uomo, alla Risurrezione, riceve un corpo immortale e quindi ha un’esistenza eterna. Ce lo dice anche il Signore stesso, nella sua risposta alla domanda a trabocchetto dei Sadducei, a quale dei sette uomini nella Risurrezione appartiene quella donna che essi hanno avuto come moglie in vita.

Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi.

Mat 22,28 Alla risurrezione, dunque, di quale dei sette sarà ella moglie? Poiché tutti l’hanno avuta». 22,29 Ma Gesù rispose loro: «Voi errate, perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio. 22,30 Perché alla risurrezione non si prende né si dà moglie; ma i risorti sono come angeli nei cieli. 22,31 Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: 22,32 "Io sono il Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe"? Egli non è il Dio dei morti, ma dei vivi». Mat 22,28-32;


Se dunque gli uomini vivranno in eterno di fronte a Dio e nella Risurrezione riceveranno un corpo immortale, non possono perdere la loro esistenza. Nemmeno nello stagno di fuoco, che è la morte seconda. (Lo conferma tra l’altro la parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro in Luca 16,19-31). Qui alcuni interpreti si fanno influenzare troppo dalla propria visione terrena della morte e del morire, che vede in questo una fine definitiva dell’esistenza umana. La Scrittura, al contrario, conferma che ogni uomo è creato da Dio per un’esistenza eterna. Poiché questo, bisogna riconoscerlo, suona alquanto complicato, per una migliore comprensione ecco una breve panoramica sul legame tra la morte prima e la morte seconda:

Durante la prima morte fisica, la Scrittura ci dice che l’uomo non perde la propria esistenza, bensì abbandona solo il proprio corpo biologico e con il proprio spirito passa in un’altra dimensione (Regno dei morti). Già questa dimensione deve essere evidentemente senza tempo, poiché degli uomini riposano lì già da migliaia di anni.

La fine di questa forma di esistenza - e contemporaneamente anche di questa dimensione (morte, Regno dei morti) - è alla fine della Prima Creazione (mondo, cielo), alla Risurrezione di tutti gli uomini che allora sono ancora nel Regno dei morti. (Coloro che fino al giorno del Ritorno del Signore si sono convertiti alla fede, saranno risvegliati e rapiti già durante il Ritorno). Durante la Risurrezione Universale, alla fine del mondo (fine della Prima Creazione) tutti gli altri uomini ricevono questo nuovo corpo immortale e senza genere (corpo della Risurrezione) e in questa forma giungono nel Giudizio Universale di fronte al trono di Dio.

Dopo il Giudizio i giusti (che sono nel libro della vita) vanno nella vita eterna presso Dio nella sua nuova, Seconda Creazione (Gerusalemme celeste). Coloro che non sono nel libro della vita (tutti coloro che hanno rifiutato e sono nemici di Dio) saranno gettati nello stagno di fuoco. Lo stagno di fuoco è la morte seconda. Analogamente alla morte prima, anche qui gli uomini perdono la propria vita a seguito della separazione da Dio, ma non la propria esistenza eterna. In quanto esseri immortali trascorreranno l’eternità nelle tenebre della Nuova Creazione, lontano da Dio e dall’Agnello, che là sono la sola luce, con pianto e stridor di denti.

Apoc 21,23 La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illumini, perché la gloria di Dio la illumina, e l’Agnello è la sua lampada. Apoc 21,23;

(Vedi anche Excursus 07: "Il corpo della risurrezione")

(Vedi anche Capitolo 12: "La Risurrezione.")

(Vedi anche Capitolo 14: "la Nuova Creazione.")


Se quindi siamo d’accordo sul fatto che Satana, la bestia e il falso profeta saranno gettati nello stagno di fuoco per essere tormentati nei secoli dei secoli, secondo Mat 25,41 questo deve valere naturalmente anche per gli angeli del Diavolo.

Mat 25,41 Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Mat 25,41;


Anche gli angeli del Diavolo - e secondo Apoc 12,4 rappresentano nel complesso un terzo del mondo celeste degli angeli - secondo questa affermazione del Signore vanno nello stagno di fuoco che egli ha preparato per loro e per il diavolo. A questo punto si dovrebbe fare violenza alle Scritture per voler affermare che il diavolo verrà tormentato mentre i suoi angeli lì verrebbero solo "eliminati". Gli angeli patiranno quindi altrettanto tormento eterno nello stagno di fuoco, come Satana. E poiché il Signore più sopra, in Mat 22,30 ci dice che nella Risurrezione gli uomini saranno come gli angeli in cielo, pertanto anche i dannati trascorreranno la propria esistenza eterna nel tormento nello stagno di fuoco.

Questi dannati che il Signore cita più sopra, li ritroviamo anche nell’Apocalisse, dove anche a essi viene assegnata la loro parte nello stagno di fuoco e in tal modo la morte seconda e il tormento eterno.

Apoc 21,8 Ma per i codardi, gl’increduli, gl’immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda». Apoc 21, 8;


Quanto affermato in apertura da D. Walter su questo testo: "Qui essi subiscono la cosiddetta morte seconda. Muoiono, vengono distrutti, cancellati" non corrisponde pertanto alle affermazioni della Scrittura.



(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Le pene degli adoratori della bestia sono tormenti terreni. / Replica di Denny R. Walter 11, 2006-05-24)

Il secondo passaggio della Bibbia annunciato è Apocalisse 14,9-11 "Seguì un terzo angelo, dicendo a gran voce: «Chiunque adora la bestia e la sua immagine, e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, egli pure berrà il vino dell’ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all’Agnello. Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli. Chiunque adora la bestia e la sua immagine e prende il marchio del suo nome, non ha riposo né giorno né notte.".

In questo punto si potrebbe pensare che parli dell’inferno. Ma non è così. Come già annunciato, gli uomini citati bevono dal vino dell’ira di Dio. Questo non significa altro che Dio ancora una volta scatena la propria ira sulla terra, cosa che si può vedere continuando a leggere il testo, perché qui in questo passaggio viene descritto il tempo immediatamente prima che siano versate le Coppe dell’ira. I tormenti sono i tormenti terreni che deve sopportare l’umanità senza Dio, prima che venga Gesù per erigere il suo Regno Millenario. L’inferno dunque è lontano più di 1000 anni. Il fatto che il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli significa soltanto che questa azione non sarà mai dimenticata. Il fumo che è stato generato allora, sale sempre più in alto per l’eternità, anche quando i tormenti sono già finiti.

Un’immagine molto simile si trova anche nella distruzione della meretrice di Babilonia, che nell’Apocalisse viene rappresentata come città. Di lei ci viene detto prima: "Perciò in uno stesso giorno verranno i suoi flagelli: morte, lutto e fame, e sarà consumata dal fuoco; poiché potente è Dio, il Signore che l’ha giudicata. I re della terra, che fornicavano e vivevano in lascivie con lei, quando vedranno il fumo del suo incendio piangeranno e faranno cordoglio per lei. Spaventati dai suoi tormenti se ne staranno lontani e diranno: Ahi! Ahi! Babilonia, la gran città, la potente città! Il tuo giudizio è venuto in un momento!" (Apocalisse 18,8-10).

Evidentemente qui non si tratta affatto del Giudizio Universale, ma di una pena terrena, perché altrimenti gli uomini non potrebbero certo osservarla da lontano. E tuttavia qui si dice: "Il suo fumo sale per i secoli dei secoli" (Apocalisse 19,3). Se quindi il fumo dei tormenti degli uomini che sale per l’eternità volesse dire che questi uomini vengono tormentati in eterno, allora per analogia il fumo dell’incendio di una città che sale per l’eternità dovrebbe significare che questa città brucia in eterno sulla terra. E chi osa sostenere che Babilonia nel Regno Millenario esisterà ancora, in un mare di fuoco?

Io penso piuttosto che per allora il fuoco sarà spento. (Se non si vuole intendere Babilonia come una città nel vero senso della parola, bensì come una qualche organizzazione o società, si possono applicare le stesse conclusioni: nel Regno Millenario Dio non sarà ancora impegnato attivamente nella distruzione di un’organizzazione, bensì per allora egli avrà già portato a termine tale azione). Di conseguenza, si deve concludere che il fumo che sale per l’eternità non è fumo di un fuoco esistente, ma piuttosto che il fuoco una volta è divampato e il fumo prodotto continua a salire nell’aria. E pertanto nulla vieta di ritenere che l’annuncio in Apocalisse 14,9-11 non si riferisca allo stagno di fuoco alla fine del tempo, ma semplicemente all’arrivo dell’ira di Dio sulla terra.

(Questo estratto è stato ripreso dal saggio "Gibt es eine Hölle?" ["C’è un inferno?"] di Denny R. Walter)

Denny R. Walter denny_r._walter@web.de



A mio avviso si tratta di un’osservazione davvero eccellente e corretta. Complimenti! In modo particolare, anche motivare con le affermazioni della Scrittura su Babilonia e fare riferimento all’arco di tempo delle Coppe dell’ira è corretto e conforme ad una seria esegesi.

Questo capitolo 14 dell’Apocalisse di Giovanni presenta continuamente problemi cronologici, perché gli eventi trattati sembrano appartenere a periodi di tempo completamente differenti.

-  Apoc 14:1-5: Questo testo (L’Agnello e i suoi) sembra fare riferimento alle nozze dell’Agnello in  Apoc 19:6-10 (almeno qui, su Immanuel.at, dove i 144.000 sigillati dalle 12 tribù di Israele vengono interpretati come la sposa dell’Agnello).

(Vedi anche Discorso 15 : "Chi è la ‘sposa dell’Agnello’?")

-  Apoc 14:6-7: L’annuncio del Giudizio potrebbe essere l’annuncio generale dei Giudizi delle Coppe/Coppe dell’ira in Apoc 16:1-21 Tuttavia, con il "Vangelo eterno" si fa evidentemente anche riferimento ai duemila anni trascorsi fino ad ora.

-  Apoc 14:8: si riferisce al giudizio su Babilonia e quindi ad Apoc 19:1-5.

-  Apoc 14:9-13: si riferisce agli adoratori della bestia e quindi al tempo dell’Anticristo in Apoc 13:15-17 e dell’ira di Dio in arrivo (Giudizi delle Coppe).

-  Apoc 14:14-20: parla del tino dell’ira di Dio così come Apoc 19:11-21 e pertanto si riferisce alla battaglia di Harmaghedon, in cui il Signore con il suo esercito celeste sconfigge l’Anticristo con i suoi eserciti.


Come si può vedere, è relativamente difficile interpretare l’ordine cronologico per Apoc 14,6-7. Per contro è evidente che in questo capitolo viene trattato in modo completo il capitolo 19 dell’Apocalisse e pertanto si può concludere che per lo meno questi passaggi in Apoc 14 preannunciano gli eventi del capitolo 19.


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Dio dà una fine misericordiosa agli infedeli. / Replica di Denny R. Walter 12, 2006-05-24)

Dio non ha alcuna intenzione, in definitiva, di riconciliarsi con ogni singolo uomo e portarlo nel proprio regno. Chi resta nei propri peccati e non vuole saperne nulla di Dio, allora Dio non lo prenderà con sé. Tuttavia, egli ha ancora meno interesse a tormentare in eterno gli infedeli. Egli lascia libera scelta agli uomini: Chi si decide per lui riceve la vita eterna. E chi decide contro di lui, riceve… No, non riceve anche lui la vita eterna, che sono solo tormenti eterni. Egli riceve la morte eterna. Il nulla. Questa è la pena per i suoi peccati: Egli deve vedere che quei pochi anni che ha trascorso sulla terra sono stato tutto.

Egli deve vedere che avrebbe potuto avere una vita eterna in totale beatitudine se solo avesse agito onestamente nella sua esistenza terrena incompleta. Questa possibilità ora è persa. Tra non molto egli sarà cancellato. Aveva la possibilità di scegliere liberamente. Poteva scegliere di stare con o contro Dio. E questa è davvero una libera scelta, a differenza della versione dei sostenitori dell’inferno. Voglio dire, come potrebbe essere una libera scelta se per una delle due alternative mi aspetterebbe il tormento eterno?

Se dico a qualcuno: "Dammi i tuoi soldi o ti spacco la faccia", gli ho lasciato una libera scelta? Proprio no. Gli ho lasciato una sola possibilità da scegliere senza dover temere conseguenze negative da parte mia. Tutto il resto avrebbe come conseguenza che gli verrebbe fatto del male. Se poi dicessi: "Beh, non l’ho mica costretto. Era una sua decisione darmi il denaro o no", sarebbe una presa in giro. Quindi come si può affermare che sarebbe una scelta libera, senza costrizioni, quella di obbedire a Dio, se per una di queste due possibilità si venisse puniti e si dovesse soffrire in eterno? No, dare una fine misericordiosa agli uomini che non hanno scelto Dio, questo significa vera misericordia. E mostrare ancora una volta a queste persone, proprio prima della loro fine, che cosa avrebbero potuto avere, affinché trascorrano gli ultimi momenti nello stridor di denti, questa è vera giustizia.

(Questo estratto è stato ripreso dal saggio "Gibt es eine Hölle?" ["C’è un inferno?"] di Denny R. Walter)

Denny R. Walter denny_r._walter@web.de



Nell’affermazione di D. Walter qui sopra:

"Voglio dire, come potrebbe essere una libera scelta se per una delle due alternative mi aspetterebbe il tormento eterno?"

lsi riconosce la valutazione completamente errata della natura di una libera scelta. Qui si confonde la libera scelta in una decisione con la qualità delle alternative.

Quando scrive:

"Se dico a qualcuno: "Dammi i tuoi soldi o ti spacco la faccia", gli ho lasciato una libera scelta? Proprio no".

la persona in questo esempio ha appunto la scelta tra perdita del denaro o percosse. Ma ha una scelta. Le conseguenze sono il risultato della scelta, non la scelta stessa!

È sempre presente una libertà di scelta quando sono disponibili due o più alternative tra cui scegliere - indipendentemente dalla qualità di queste alternative per la persona che deve scegliere. Naturalmente può trattarsi di due alternative cattive, di due alternative buone o di un’opzione buona e una cattiva tra cui scegliere - come per la decisione tra la vita eterna o la dannazione eterna.

Come possiamo riconoscere facilmente, nell’esempio utilizzato nel commento sopra ci sono solo alternative negative: o la persona aggredita perde il proprio denaro o viene picchiata. Si tratta dunque di una scelta tra due mali. La successiva conclusione dell’autore:

"Se dico a qualcuno: ‘Dammi i tuoi soldi o ti spacco la faccia’, gli ho lasciato una libera scelta? Proprio no"

è pertanto assolutamente sbagliata. Naturalmente aveva una libera scelta - anche se tra i proverbiali "incudine e martello".

Ma poiché nella questione "vita eterna o dannazione eterna" la scelta è tra due alternative qualitativamente opposte, questo esempio è totalmente inappropriato per il nostro tema. Se proprio lo si voleva usare, prima si sarebbe dovuto avvertire la persona aggredita di non trovarsi nelle vicinanze del commentatore, perché altrimenti sarebbe stato sicuramente rapinato. Allora egli avrebbe avuto la libera scelta di andarci o di tenersi a distanza.

E poi l’autore si ostina ad affermare:

"Quindi come si può affermare che sarebbe una scelta libera, senza costrizioni obbedire a Dio, se per una di queste due possibilità si venisse puniti e si dovesse soffrire in eterno?"

Con questa mentalità, egli direbbe anche al giudice che lo punirebbe per l’aggressione descritta sopra nell’esempio, di non poter decidere in modo libero e senza costrizione tra onestà e crimine, perché ora deve essere punito e deve andare in prigione per questo crimine. Questo mostra non solo una visione assolutamente errata di una libera scelta, ma anche il madornale errore nella valutazione di giusto e sbagliato.

Infine, nelle ultime affermazioni di D. Walter nell’estratto precedente:

"No, dare una fine misericordiosa agli uomini che non hanno scelto Dio, questo significa vera misericordia. E mostrare ancora una volta a queste persone, proprio prima della loro fine, che cosa avrebbero potuto avere, affinché trascorrano gli ultimi momenti nello stridor di denti, questa è vera giustizia."

rivelano inoltre anche la scarsa conoscenza dell’autore della clemenza e giustizia di Dio. Alcuni esegeti della Bibbia ritengono di dover predicare l’amore infinito e incondizionato di Dio ai fratelli della comunità cristiana. A tal proposito si argomenta con il fatto che Dio, nel suo amore, ha lasciato morire il suo unico figlio sulla croce per salvare i peccatori. Naturalmente questo - sia ringraziato il Signore - è assolutamente corretto. Ma è solo una parte della storia. Sono per così dire le "buone notizie". Chi è davvero interessato alle motivazioni dell’agire di Dio si farà altre domande:

Perché i peccatori devono essere salvati? Non è sufficiente il presunto "amore infinito e incondizionato" di Dio per farli entrare tutti senza oneri nel regno dei cieli?

Perché proprio il Figlio di Dio è dovuto morire sulla croce per salvare i peccatori? Questo "amore infinito e incondizionato" di Dio verso suo Figlio è minore di quello verso i peccatori?

E infine: da cosa devono essere salvati i peccatori? Non è forse Dio onnipotente e nel suo "amore infinito e incondizionato" potrebbe proteggere tutti gli uomini da ogni pericolo?

(Vedi anche Discorso 30: "Perché Gesù dovette morire sulla croce?")


E solo qui diventa chiaro che cosa questi predicatori allo zuccherino tralasciano volentieri, perché con le risposte a queste domande dovrebbero ammettere che una reale conversione al vero cristianesimo è molto più che "Dire sì a Gesù". Sono le "cattive notizie" quelle di cui questi predicatori non parlano volentieri, quelle su cui tuttavia la Bibbia non lascia alcun dubbio.

I peccatori devono essere salvati perché per la giustizia di Dio qualsiasi comportamento contrario ai suoi comandamenti – ovvero ogni peccato – ha come conseguenza la punizione della morte del peccatore. Nell’Antica Alleanza Dio, nella sua misericordia, ha concesso che al posto della vita del peccatore potesse essere sacrificata la vita di un animale.

Rom 1,28 Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente; 1,29 ricolmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di contesa, di frode, di malignità; 1,30 calunniatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, 1,31 insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati. 1,32 Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette. Rom 1,28-32;

Rom 6,23 perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. Rom 6,23;


Il Figlio di Dio è dovuto morire sulla croce perché Dio, nella Nuova Alleanza, si era stancato di tutte le vittime sacrificali, e tuttavia nel suo amore voleva comunque offrire agli uomini una possibilità di essere salvati. Ma la giustizia di Dio richiede anche qui una vittima adeguata per la colpa di tutti i peccatori di questo mondo. Per soddisfare questa giustizia di Dio non c’era altra possibilità che fosse Dio stesso a portare il proprio Figlio Gesù Cristo come sacrificio di riscatto per tutti gli uomini.

Giov 3,16 Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Giov 3,16;

Ebr 9,13 Infatti, se il sangue di capri, di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano, in modo da procurare la purezza della carne, 9,14 quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì se stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente! Ebr 9,13-14;

Ebr 9,26 In questo caso, egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla creazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato per annullare il peccato con il suo sacrificio. 9,27 Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio,9, 28 così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza. Ebr 9,26-28;


Chi accetta dunque questo sacrificio di salvezza per i proprio peccati e crede nel Figlio di Dio come suo redentore e salvatore, è salvato. Chi non lo accetta o lo rifiuta, nel Giudizio è colpevole per i proprio peccati non perdonati e va nella dannazione eterna.

Giov 3,18 Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. Giov 3,18;

Giov 3,36 Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui». Giov 3,36;


Come si può vedere, non è sufficiente dire "sì" a Gesù. Devo riconoscere che sono un peccatore e che secondo la giustizia di Dio sono perso per l’eternità. Devo riconoscere che né io da solo, né qualsiasi altra cosa a questo mondo, può salvarmi dall’ira di Dio. Soltanto la fede nel Figlio di Dio e l’accettazione del suo sacrificio di riscatto per i miei peccati è l’unica possibilità di sfuggire alla dannazione.

E così possiamo anche riconoscere che l’amore e la misericordia di Dio non sono né infinite né incondizionate. Questo sarebbe amore cieco e una falsa misericordia. L’amore di Dio finisce laddove comincia la sua giustizia. Per questa ragione Dio, nel suo amore e nella sua grazia, con la morte sulla croce di suo Figlio ci ha offerto una possibilità per poter scampare alla sua giustizia attraverso l’accettazione di questo sacrifico di riscatto per i nostri peccati. Dunque se Dio ha dato in pegno il suo unico e amato Figlio e per amore dell’umanità l’ha sacrificato per salvarla, egli l’ha fatto perché la sua giustizia rendeva necessario tale sacrificio per i peccati degli uomini.

Per questo modo di procedere di Dio non c’è paragone migliore di quanto riportato dall’economista nazionale Roscher sul comportamento del signore degli Avari Shamil, un capo tribù nel Caucaso del nord all’inizio del 19 secolo:

"Al fine di mantenere l’unità e la disciplina nella sua tribù, il principe aveva emesso ordini severi che nessuno poteva mettere le mani sul bottino, che apparteneva alla tribù nel suo complesso. Chiunque viola quest’ordine è punito con 100 bastonate.

La prima violazione di questa legge avviene - proprio per mano dell’anziana madre del principe. Cosa succederà adesso? Se la sanzione non viene applicata, la giustizia del principe è contestata e la serietà dei suoi comandi è sminuita per tutti i tempi.

Roscher racconta che il principe si era rinchiuso nella sua tenda per un giorno. Poi emerse con la direttiva: la pena è da applicare.

Come però il primo colpo fu battuto sul dorso della madre, si strappò il mantello, si gettò davanti a sua madre e gridò ai soldati: continuate a battere e non un colpo di meno!

Aveva trovato la soluzione! La madre fu salvata e allo stesso tempo dimostrava la schiena lacerata e sanguinante del principe, quanto severamente erano da applicare i suoi ordini e come si doveva attenere la legge e la giustizia nella tribù."

(tratto da Werner de Boor: Der Brief an die Römer, WStB, R. Brockhaus Verlag [La Lettera ai Romani, WStB, R. Brockhaus Editore])


E così, anche il sangue e la morte del nostro Signore Gesù Cristo sulla croce mostra quanto è implacabile Dio nella sua giustizia contro il peccato, e contemporaneamente quanto è grande il suo amore per noi uomini.

Dunque se Dio nella sua giustizia non poteva risparmiare neppure suo Figlio, come può credere qualcuno che Dio mostrerebbe clemenza e concederebbe una fine misericordiosa a quegli uomini che hanno rifiutato la sua offerta e si sono rifiutati di accettare questo sacrificio di riscatto di suo Figlio? Chi respinge l’amore, la grazia e la misericordia di Dio nella propria vita terrena, nel Giudizio può aspettarsi solo l’assoluta giustizia di Dio.

E poi che giustizia sarebbe anche verso i cristiani che vincono, che hanno resistito nelle persecuzioni e nel bisogno e hanno avuto fiducia in Dio, se gli infedeli e gli adoratori di idoli, che si sono sollevati contro Dio e hanno perseguitato e tormentato il suo popolo negli ultimi tempi, nel Giudizio se la cavassero con una rapida "fine misericordiosa" senza punizione? Perché Dio dovrebbe essere misericordioso verso i maledetti e i compari di Satana quando questi hanno tormentato e ucciso il suo popolo sulla terra? Questa sarebbe un’ingiustizia assoluta! Non a caso le anime dei martiri in Apoc 6,9 gridano:

Fino a quando aspetterai, o Signore santo e veritiero, per fare giustizia e vendicare il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?

Apoc 6,9 Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di quelli che erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che gli avevano resa. 6,10 Essi gridarono a gran voce: «Fino a quando aspetterai, o Signore santo e veritiero, per fare giustizia e vendicare il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?» Apoc 6,9-10;


E la risposta di Dio non è un riferimento ad una fine rapida dei loro assassini, bensì dice: "E fu loro detto che si riposassero ancora un po’ di tempo, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loro".

Apoc 6,11 E a ciascuno di essi fu data una veste bianca e fu loro detto che si riposassero ancora un po’ di tempo, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loro Apoc 6,11;


Dunque qui non ci sarà nessuna falsa misericordia, bensì assoluta giustizia. Dio vendicherà il sangue dei suoi sui loro assassini. E non sarà nessuna "fine misericordiosa" e "cancellazione veloce", bensì un tormento e dannazione eterna lontano da Dio.

Per finire, ancora un commento del predicatore e pastore Wilhelm Busch sull’inferno:



(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

L’inferno è il luogo in cui Dio è sparito definitivamente. / Libro di Wilhelm Busch 00, pagina 125

L’inferno è il luogo in cui ci si è veramente e definitivamente sbarazzati di Dio. Là lei non verrà più invitato. Là nulla più la chiama. Là vuole forse pregare, ma non può più farlo. Là lei vuole invocare il nome di Gesù, ma non le viene in mente. Lei non ha bisogno di accogliere il messaggio che le sto dicendo. Può lasciare perdere di convertirsi a Gesù. Ma abbia ben chiaro che in tal modo lei sceglie l’inferno! Lei ha la totale libertà!

Wilhelm Busch (1897-1966) è stato un pastore giovanile di Essen, evangelista, predicatore, scrittore e autore.

Questo estratto è tratto dal libro "Jesus unser Schicksal", ["Gesù il nostro destino", di W. Busch] Schriftenmissions-Verlag Gladbeck/Westfalen. ISBN 3-7958-0364-0364-0

(Vedi anche Discorso 55: "Perché Dio permette le sofferenze?")


L’esistenza eterna di ogni essere umano.


L’esistenza eterna di ogni essere umano.

Ogni essere umano, che con la sua nascita corporale abbandona, vivo, il sacco amniotico della madre, e che, dunque è "nato d’acqua" (liquido amniotico, fluidità amniotica) (Giov 3:5), riceve da Dio (Giov 4:24) uno spirito umano (1Cor 2:11) con l’esistenza eterna (Mat 25:46). Nella prima parte temporale e terrena di questa esistenza – nella sua vita, l’essere umano ha la possibilità di scegliere in assoluta libertà e senza alcuna costrizione con lo spirito datogli da Dio  (Gen 2,7; 6,3) se donare a questo Dio, il creatore di tutta la vita, la sua completa fiducia e tutto il suo amore.

Dopo la sua morte, il corpo dell’essere umano ridiventa polvere, dalla quale esso era stato creato (Gen 2:7), mentre il suo spirito si incamminerà verso il regno dei morti (Dan 12:2; 1Piet 3:18-19; 1Cor 15:23-24), dove esso trascorrerà il tempo fino alla sua risurrezione in uno stato simile al sonno (1Tess 4:15-16).

Dio vivificherà i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Röm 8,11 Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Röm 8,11;


Nel momento della Risurrezione (Rom 6:4-5), la "rinascita dallo spirito" (Mat 19:28; 1Piet 1:18; Giov 3:7), l’essere umano riceve nuovamente un corpo  (1Cor 15:43-44; Mat 22:30; Giov 3:8; Rom 8:10-11), simile a quello del figlio di Dio dopo la sua risurrezione (Giov 20:26-27).

Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale.

1Cor 15,42 Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; 15,43 è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; 15,44 è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale. 15,45 Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente» (Gen 2,7); l’ultimo Adamo è spirito vivificante. 15,46 Però, ciò che è spirituale non viene prima; ma prima, ciò che è naturale, poi viene ciò che è spirituale. 15,47 Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo è dal cielo. 15,48 Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. 15,49 E come abbiamo portato l’immagine del terrestre, così porteremo anche l’immagine del celeste. 1Cor 15,42-49;


Con questo corpo, l’essere umano starà poi durante il Giudizio Universale al cospetto del Figlio di Dio, che, per incarico di Dio (Giov 5:22, 26-27), giudicherà ciascun essere umano secondo le azioni terrene e in base alla scelta da lui compiuta in vita a favore o contro Dio (Rom 2:16).

Ogni essere umano, che durante la sua vita ha scelto a favore di Dio e di abbracciare la fede in suo figlio Gesù Cristo (Giov 17:3), ha la possibilità, davanti a questo tribunale, di ricorrere alla morte espiante del Figlio di Dio, che rappresenta l’espiazione per i peccati di tutti gli uomini, anche per la cancellazione dei propri peccati – ossia le trasgressioni dei comandamenti di Dio (Giov 3:16) – ed egli così sarà salvato (Giov 5:24). A quegli esseri umani che non hanno accettato questa fede, non verrà concessa la remissione dei loro peccati ed essi saranno perciò condannati (Giov 3:36).

Dopo il Giudizio Universale, questi esseri umani condannato trascorreranno la loro esistenza eterna nelle tenebre (Mat 22:13) della dannazione del fuoco eterno (Mat 18:8), con pianti e stridore di denti (Mat 13:49-50), poiché essi in vita hanno rifiutato di accostarsi alla fede, e con la consapevolezza definitiva che non potranno mai più riparare e che la loro condizione non potrà mai più essere cambiata.

Coloro che sono stati salvati, al contrario, trascorreranno la loro vita eterna (Mat 25:46) nella Nuova Creazione alla luce di Dio su una terra nuova (Apoc 20:11) e sotto un nuovo cielo, che Dio ha creato (Apoc 21:1-3,5).

Il Figlio di Dio ha detto:

"Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore, perché stia con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi." Giov 14,15-17;

Gesù disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai.» Giov 11,25-26;


Da questo punto di vista si è già espresso il noto evangelista e predicatore Wilhelm Busch con i suoi ascoltatori: "Non c'è bisogno di accogliere il messaggio che le sto dicendo. Può lasciare perdere di convertirsi a Gesù. Ma abbia ben chiaro che in tal modo lei sceglie l’inferno! Lei ha la totale libertà!!
(Persone che non sono capaci di credere.)

(Vedi anche discorso 22: "Esiste l’immortalità dell’anima?")



Per tutti coloro che vorrebbero averlo breve e moderno:
Lo spirito dell’uomo è il "software" – il sistema operativo – che fa funzionare "l’hardware" – il corpo. Alla scadenza dell’hardware, il software viene archiviato nel cloud. Alla fine del mondo, il software ottiene un nuovo hardware con runtime illimitato.





La Trinità biblica e alcune altre specificità della fede cristiana biblica.


La Trinità biblica e alcune altre specificità della fede cristiana biblica.


A differenza di tutte le altre religioni di questo mondo, il cristianesimo biblico non è una religione. È una relazione. Un rapporto o una connessione con Dio, in quanto nostro Padre nei cieli. Ecco perché anche il nostro Signore Gesù Cristo ci ha detto:

Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli.

Mat 23,9 Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. Mat 23,9;

Perciò, nel cristianesimo biblico non chiamiamo nessuno sulla terra nostro Padre, ma l’unico e solo Onnipotente Dio nei cieli è nostro Padre. Infatti, Dio non ha creato solo noi, ma con Adamo e Eva, i nostri genitori arcaici, tutti gli esseri umani, ed è quindi il padre di tutti noi. Eppure questo è ciò che pochissimi vogliono sapere.

Nel cristianesimo biblico la connessione con il nostro Padre nei cieli è completamente diversa rispetto all’adorazione di idoli nelle religioni secolari. Come ci dice il Figlio di Dio, la comunicazione tra Dio e i suoi figli è esclusivamente di natura spirituale:

Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità.

Giov 4,23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 4,24 Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità». Giov 4,23-24;

E come ci conferma anche Paolo nella prima lettera ai Corinzi, lo Spirito di Dio dimora in noi, se siamo figli di Dio.

Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?

1Cor 3,16 Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 3,17 Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi. 1Cor 3,16-17;

Così questa è una connessione molto simile a quella, che anche il Figlio di Dio ebbe con il Padre durante la Sua missione sulla terra:

Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me?

Giov 14,10 Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue. 14,11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se no, credete a causa di quelle opere stesse. Giov 14,10-11;

Infine il Signore Gesù stesso ci spiega anche, che chi Lo ama si riconoscerà dal fatto, che osserverà la Parola del Suo Signore. E perciò il Padre lo amerà ed entrambi, Padre e Figlio, verranno da lui e dimoreranno presso di lui.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui.

Giov 14,22 Giuda (non l’Iscariota) gli domandò: «Signore, come mai ti manifesterai a noi e non al mondo?» 14,23 Gesù gli rispose: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui. 14,24 Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi udite non è mia, ma è del Padre che mi ha mandato.
14,25 Vi ho detto queste cose, stando ancora con voi; 14,26 ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Giov 14,22-26;

Quindi riassumiamo: Paolo ci dice sopra in 1Cor 3,16, che lo Spirito Santo dimora presso di noi, se siamo figli di Dio. Qui sopra in Giov 14,23 il Signore Gesù ci dice, che Padre e Figlio verranno da noi e dimoreranno presso di noi, se amiamo il Figlio.

Così nel nostro spirito abbiamo unito Padre, Figlio e Spirito Santo!
C’è ancora chi dubita, che questi tre esseri spirituali possano essere riuniti anche al di fuori dell'uomo in un uno Spirito, lo Spirito di Dio, come "Trinità"?


E ora Paolo in 1Cor 3,16, di cui sopra ci scrive, non solo che lo Spirito Santo dimora presso i figli di Dio, ci dice anche, che noi siamo il tempio di Dio. Cioè, come Dio dimorava nel Santo dei Santi del tempio di Gerusalemme con gli israeliti, da allora Dio dimora di nuovo in un tempio.

Solo che questo nuovo tempio non è un edificio fatto con le mani. Piuttosto, ogni singolo credente cristiano, che ama il Suo Signore e osserva la Sua Parola è il tempio di Dio, nel cui "Santo dei Santi", vale a dire nello spirito di questa persona, prende dimora la Trinità.

L’Altissimo però non abita in edifici fatti da mano d’uomo.

Atti 7,48 L’Altissimo però non abita in edifici fatti da mano d’uomo, come dice il profeta(Isaia 66:1-2): 7,49 "Il cielo è il mio trono, e la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa mi costruirete, dice il Signore, o quale sarà il luogo del mio riposo? 7,50 Non ha la mia mano creato tutte queste cose?" Atti 7,48-50;

Dunque, nella fede cristiana biblica non esistono riti, liturgie, "messe", sacerdoti, vescovi, cardinali, papi, etc. I credenti cristiani biblici stessi sono il tempio di Dio e nel loro spirito hanno una connessione immediata e diretta con il loro Padre Celeste.

Proprio per questa ragione il cristianesimo biblico non conosce neanche le "case di Dio", come le chiese, le cattedrali, i duomi, le moschee e i templi delle religioni di questo mondo. Perché l’unico e solo Dio non abita nelle case di culto, che sono fatte con le mani. Come figli di Dio, noi stessi siamo il tempio in cui Dio prende dimora nel "Santo dei Santi" – nel nostro spirito.

Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: "Abiterà in mezzo a loro e con loro camminerà e sarà il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo."

2Cor 6,14 Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l’iniquità;, o quale unione tra la luce e le tenebre? 6,15 Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele? 6,16Quale accordo tra il tempio di Dio e gli idoli?

Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto:
"Abiterà in mezzo a loro e con loro camminerà e sarà il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo." 6,17 Perciò uscite di mezzo a loro e riparatevi, dice il Signore, non toccate nulla d’impuro. "E io vi accoglierà, 6,18 e sarà per voi come un padre, e voi mi sarete come figli e figlie", dice il Signore onnipotente. 2Cor 6,14-18;

Ed è anche questo spirito dei figli di Dio che vivrà dopo la risurrezione come un essere spirituale nella dimensione eterna con il nostro Padre nei cieli, avendo percorso la strada che nostro Signore Gesù Cristo ha già percorso prima di noi come primizia (1Cor 15,20-28).

Quando un figlio o una figlia di Dio vuole parlare con suo Padre nei cieli, entra nella sua cameretta, chiude
la porta e per prima cosa chiede il perdono dei suoi peccati nel nome del sacrificio di redenzione del suo Signore Gesù Cristo. E allora si libera la via per ogni ringraziamento e giubilo, petizione e pianto, e qualsiasi altra cosa che un figlio di Dio deve comunicare al suo Padre celeste.

Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto.

Mat 6,5 «Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze (o al "Muro del pianto"!/FH) per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. 6,6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. 6,7 Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. 6,8 Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. Mat 6,5-8;


(Vedi anche Discorso 1072: "La Trinità è solamente un agire di Dio in tre persone?"")