Discorso 1111 – Le alleanze di Dio, di Jakob Damkani.




Sulla persona.

L’alleanza con Abraamo.

L’alleanza con Mosè.

La nuova alleanza.

Questo è il giorno creato dal Signore.

Yeshua (Gesù) – La redenzione.

Il tradimento pseudocristiano agli israeliti. – Parte 1  Discorso 111

Gesù è al lavoro per adempiere le sue promesse a Israele? – Parte 2  Discorso 1112 [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese]

L’insegnamento degli ebrei messianici – l’analisi.   Parte 3  Discorso 1113 [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese]

I cristiani difendono il Vangelo dagli "amici di Israele"  – Parte 4  Discorso 1114

La nuova alleanza di Dio con tutti gli esseri umani.  – Discorso 103

Sulla persona.

Jakob Damkani è cresciuto in Israele. I suoi genitori sono ebrei immigrati dalla Persia. Da giovane ha scoperto Gesù. Oggi è un ebreo messianico professante e in Israele porta avanti la sua missione chiamata “Tromba della salvezza di Israele”. Questa missione ha come obiettivo quello di far conoscere agli ebrei il loro Messia ebraico Yeshua. In ebraico Gesù si dice Yeshua. Gli ebrei messianici parlano preferibilmente di Yeshua anche quando parlano un’altra lingua, perché trasferiscono, spesso erroneamente, la pronuncia europea di ‘Gesù’, che in ebraico diventa Yeshu. Questa parola è la forma abbreviata di “jemach schmo we zikhro” (“Che il suo nome e la sua memoria possano essere cancellati”). Nell’ebraismo equivale a una bestemmia ed è accostata alle persecuzioni degli ebrei ad opera dei cristiani.

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L’alleanza con Abraamo.

Il Signore chiama chiunque voglia sentirlo a isolarsi per Lui e in questo modo la vita diventa così meravigliosa e così variegata, con un grande obiettivo. E tu percorri il tuo cammino di vita in un mondo che persegue costantemente cose inutili. C’è così tanta gioia in questo santo cammino che se il mondo ne fosse a conoscenza la cercherebbe. Questo santo cammino, che porta veramente gioia e dà senso. È davvero un gran privilegio far parte di quelle persone che sono determinate a isolarsi per Dio, anche quando nessuno lo sa, nessuno lo vede, che si sono isolate per Dio. E io so che questo è il desiderio del tuo cuore, perché altrimenti non saresti qui. Questo è il grido del tuo cuore, perché altrimenti non avresti passato tutto ciò che hai passato fin qui.

Conosceremo l’opera di evangelizzazione, impareremo come trasmettere il Vangelo ebraico al popolo ebraico in modo ebraico per gli ebrei. Non c’è una tecnica precisa. Non possiamo dirvi come iniziare un discorso, quali parole usare e cosa dire. La cosa più importante per voi è comprendere il cuore pulsante di questo popolo, perché pensano e sentono in quel modo riguardo a Gesù, alla chiesa, alla cristianità. E una volta che capirete la mentalità di questo popolo e la sua origine, allora solo il cielo è il limite del vostro personale modo di annunciare il Vangelo a questo popolo.

Con mio rammarico, nella Chiesa i più hanno una comprensione molto limitata di come pensano gli ebrei, del perché provano ciò che provano, di come percepiscono Gesù, la Chiesa e il cristianesimo. Solo pochissime persone nella Chiesa comprendono davvero il vero fondamento che risiede nel cuore del popolo ebraico. È molto importante che tu comprenda veramente queste persone. E allora Dio ti mostrerà la via. Dio ti darà la capacità di portare loro la verità dell’Antico Testamento, da dove vengono gli ebrei. Chi non è già convinto dall’Antico Testamento che la propria identità non è messa in pericolo, non ascolterà nessuna religione, qualunque sia quella che vuoi trasmettere loro.

Mi rincresce che la maggior parte dei cristiani effettivamente non comprenda che gli ebrei non devono essere convertiti a nessun’altra religione; non devono abbandonare né la loro eredità, né la loro fede ebraica, poiché se Dio ha dato un’identità a ogni gruppo etnico, al popolo ebraico ha dato un’identità davvero chiara. Non hanno bisogno di abbandonare la loro identità e di diventare qualcos’altro, di diventare cristiani. Nella mente del popolo ebraico il cristianesimo è qualcosa di diverso da ciò che tu pensi che sia.

Ora, affinché possiamo comprendere veramente questo popolo, daremo uno sguardo al patto che Dio ha stretto con Abraamo. Se non comprendiamo il carattere di Dio e chi è realmente Dio attraverso il patto che ha stretto con Israele, Lo fraintenderemo. Non avremo un’immagine chiara di Dio. Osserveremo brevemente l’alleanza che Dio ha stretto con Israele. Conosceremo le alleanze in modo da capire davvero questo popolo, a quale scopo Dio abbia eletto questa gente e come, attraverso di essa, Egli abbia portato redenzione, benedizione e luce a tutte le nazioni.

Prima di parlare di Abraamo, vorrei toccare brevemente il tema di Adamo ed Eva. Quando Dio ha creato Adamo ed Eva tutto era perfetto fino a quando non hanno disubbidito a Dio. Qui si vede il carattere meraviglioso di Dio, la santità di Dio. È stata la santità di Dio che non poteva tollerare il peccato a cacciare Adamo ed Eva dalla sua presenza. In altre parole, Dio deve giudicare il peccato. Il peccato ci divide da Dio. Egli ora non poteva accettare Adamo ed Eva. Dio e la sua santità hanno allontanato la natura peccaminosa dalla Sua presenza. Altri dei possono tollerare il peccato. Esistono tutti gli dei possibili, ma il vero Dio del quale parliamo, il Dio di Abraamo, di Isacco, di Giacobbe, non può tollerare il peccato ed Egli ha cacciato Adamo ed Eva dalla sua presenza.

Così com’è santo, Dio è anche amore. Queste sono le vere caratteristiche principali, forse le uniche. Dove c‘è amore, c’è pazienza, c’è umiltà e tutto il resto, ma l‘espressione principale di Dio, la caratteristica principale è che Egli è santo, santo, santo, il Signore, Dio l’Onnipotente. E ciò che respinge la santità di Dio non può accogliere il Suo amore. E Dio desidera così tanto riconquistare di nuovo a sé l’uomo. Riportare nuovamente l’essere umano proprio nel luogo dal quale era caduto. Prima che Adamo ed Eva peccassero, parlavano con Dio e sentivano con Dio, quella tra Dio e Adamo era un’unione meravigliosa. Egli vuole riportarli indietro. Egli vuole portare Adamo – te e me – esattamente nello stesso luogo dal qual siamo caduti. Il Suo amore è sufficiente per fare ritornare Adamo ed Eva.

Allora cosa fa Dio? Come lo farà? Egli sceglie Abraamo. Egli stesso si sceglie una nazione. Egli vuole che questa nazione Lo riveli a tutto il mondo. Ecco il grido dal cuore: il desiderio dal cuore di Dio che l’uomo ritorni all’unione con Lui nello spirito, perché Dio è lo spirito. Egli non è regole, tradizioni e cerimonie. Egli è spirito. Egli vuole venire da noi per risiedere in noi. Egli vuole condurci, così come ha condotto Abraamo. Egli vuole prenderci per mano e mostrarci la via. Egli vuole guidarci, così come ha guidato Davide. Egli vuole guidarci davvero e condurci all’unione con Lui nello spirito e darci vita e abbondanza. Vita vittoriosa, vita coerente. Egli vuole che siamo i Suoi veri figli.

Dio ci ama. Egli ci ama in modo straordinario con grande amore, con infallibile amore. Il nostro amore personale dipende molto dalle circostanze; i nostri sentimenti cambiano, il nostro atteggiamento cambia, la nostra personalità cambia. Egli non cambia. Egli è lo stesso, ieri, oggi e in eterno. Il Suo amore supera la piccolissima mente che abbiamo. Il Suo amore è qualcosa di magnifico, grandioso, potente, vero e perenne. Ed Egli ci ama così tanto, che ci ha creati a Sua somiglianza, a Sua immagine. Egli vuole che confidiamo e abbiamo fiducia in questo amore.

È meraviglioso scoprire di un tale Dio, che ci accetta così come siamo, ovunque siamo in questa vita; solo sapere che Lui ci accetta così come siamo. Lascia alle persone religiose questo complesso atteggiamento del "sono abbastanza santo, abbastanza buono, abbastanza giusto". Egli è venuto e ha sconfitto tutti questi altri dei. Le persone sono veramente terribili e cercano di compiacere Dio con ogni sorta di assurdità, ma Egli ci esorta ad avere assoluta fiducia nel Suo amore e inizia a preparare la via attraverso la quale possiamo raggiungere questo amore.

Parleremo di un’alleanza in cui vedremo come Egli avvia questo meraviglioso percorso che distende davanti a noi, affinché siamo in grado di riconoscere Lui attraverso le alleanze. E affinché giungiamo a Lui pieni di fiducia, non perché qualcuno ci sussurra all’orecchio "tu sei importante, tu vai bene, ti sei comportato bene", non perché abbiamo un determinato aspetto o ci vestiamo in un determinato modo o abbiamo una certa somma di denaro in banca o ricopriamo una determinata posizione, ma perché ascolteremo davvero Lui; brutti o belli, poveri o ricchi, malati o in salute, bianchi o neri, qualunque cosa siamo; qualsiasi aspetto abbiamo, possiamo giungere a Lui con assoluta fiducia e, ancora una volta, con la reale certezza che Dio è amore. Egli ci ama così come siamo.

La storia di Israele inizia con Abraamo nella Genesi, capitolo 12. Qui Egli inizia a realizzare le promesse che aveva fatto nella Genesi, capitolo 3,15: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno” Qui Dio mostra il modo in cui verrà il Messia e schiaccerà il capo a Satana. Ci viene detto come verrà, dove nascerà, quando arriverà. Tutte le informazioni sul Messia che schiaccerà realmente il serpente, ci vengono date nella Scrittura, nell’Antico Testamento. Dio conduce veramente una guerra per schiacciare la testa a Satana e portare in vita il Messia, portarlo sulla terra. Egli ha eletto una nazione, tramite la quale verrà e conquisterà la vittoria su Satana e instillerà tale vittoria nel cuore dell’umanità, affinché possa raggiungere facilmente il buon Dio.

Iniziamo con i primi tre versi di Genesi, capitolo 12, con i quali inizia la storia di Israele: “Il SIGNORE disse ad Abramo: Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; Io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra.” La storia di Israele inizia effettivamente proprio qui. Benissimo! Ora parleremo di questa alleanza. Ciò che vedete qui, ciò che Dio promette ad Abraamo in questo meraviglioso passaggio, è proprio il fondamento di tutto il resto dell’alleanza che Dio ha stretto con Israele. Questo è esattamente il fondamento su cui si basano tutte le altre alleanze. Dio promette ad Abraamo un paese e si tratta di un paese speciale, quella speciale parte di paese che Dio ha scelto per se stesso. E ora Egli dice ad Abraamo di andare via dal suo paese e di andare in questo paese, il paese che Dio gli mostrerà.

Dio promette ad Abraamo anche una progenie. Isacco non era ancora nato e Abraamo e Sara erano anziani. Non avevano figli, nessun erede, niente. Ma Dio gli promette una progenie: “Diventerai una nazione”. Una progenie che darà vita a una nazione; poi più tardi, come tutti sapete, Isacco, Giacobbe, le dodici tribù, Israele. E Dio gli promette anche che questa nazione sarà fonte di benedizione per tutte le famiglie della terra.

Ora comprenderete anche che Dio è un Dio missionario. Egli è un missionario. Qui in Israele la parola "missionario" è una parola molto brutta. Se dici ai religiosi che sei un missionario, ti uccideranno. La parola missionario è in un contesto sbagliato. Ma Dio è un missionario. Quando ha scelto Abraamo ha pensato a tutte le famiglie della terra. Le persone possono distorcere le cose, possono prendere le cose di Dio e distorcerle, ma Dio è un vero Dio missionario. Più tardi nei libri dei profeti Egli promette: “La tua nazione sarà la luce delle nazioni”. Di conseguenza, non importa affatto ciò che dicono le persone sui missionari, che in Israele non ci è permesso di svolgere opere missionarie, è solo perché queste persone in realtà non hanno un messaggio. Chi realmente ha un messaggio, chi ha conosciuto Dio nello spirito, non può trattenere queste meravigliose novità, non può tenerle per sé. Come hanno detto gli apostoli al Sinedrio: “Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio”. Non possiamo tenere per noi queste novità. Il Signore è risorto, il Signore che è venuto per redimere, per perdonare, per riconciliare l’umanità a Sé. Ecco il Signore che è venuto per donare tutto quello di cui un cuore umano possa mai avere bisogno. Non possiamo stare in silenzio, non possiamo tenerlo per noi. Dobbiamo andare a raccontarlo.

Anche se nell’odierno giudaismo rabbinico la parola missionario è un termine distruttivo – pensano che tu distrugga le anime se sei un missionario – è solo perché non hanno un messaggio. Cosa possono dire alle persone, ai non religiosi? Separa il latte dalla carne? Copriti il capo? Sottoponiti a tutte queste cerimonie, contro le quali il Signore si è espresso chiaramente? Quale messaggio, a parte Yeshua, può dare Israele al mondo non ebraico, alle nazioni? Un mucchio di cerimonie su come si diventa davvero un ebreo? Di tutte le pratiche tecniche dell’ebraismo, quella che il Signore desidera veramente è prendere il cuore di pietra e darci un nuovo cuore e un nuovo spirito.

Qui è importante comprendere che questo è un patto incondizionato. Questo è davvero importante. Un patto incondizionato. Che non ha nulla a che fare con Abraamo, nulla a che fare con i suoi discendenti, ma ha tutto a che fare con Dio. Questo dobbiamo comprendere. Ha tutto a che fare con Dio e nulla a che fare con Abraamo, Isacco, Giacobbe o le dodici tribù, non ha nulla a che fare con Israele come nazione, ma ha tutto a che fare con Dio stesso.

In altre parole, Dio ha scelto questa nazione per mostrare al mondo, per mostrare a tutto il creato attraverso i secoli, che Egli è più che capace di parlare al cuore di questa nazione, alla vita di questa nazione, capace di esaudire tutto ciò che ha predetto loro e capace di realizzarlo. Scegliendo questa nazione Dio mostra che può predire la vita di questa nazione prima del tempo e che può portare a compimento tutte le Sue promesse, tutto ciò che dalla Sua parola riguarda queste persone. Se si osserva la relazione tra Dio e questa nazione, si può effettivamente vedere che questo Dio è onnisciente, vigoroso, onnipotente, il Dio sovrano, il governatore dell’universo. Da 4000-5000 anni fa profezie su questa nazione e tutto ciò che ha detto di essa si è avverato. Non vedi che sono Dio? Dov’è un Dio che può fare profezie su una nazione e che porta a compimento tutto ciò che ha promesso? Dov’è un simile Dio in questo mondo, a parte il Dio di Abraamo, Isacco e Giacobbe, che ha fatto profezie su questa nazione e tutto ciò che ha detto si è realizzato? Perciò possiamo essere certi che anche il resto delle Sue promesse, circa il 20 percento, si avvererà. L’80 percento di ciò che Egli ha promesso a Israele come nazione è stato realizzato e anche l’80 percento delle Sue promesse riguardanti Yeshua come persona è stato realizzato. Se qualcuno con la testa sulle spalle esaminasse le Scritture e osservasse il rapporto tra la parola di Dio alla nazione di Israele e alla persona di Yeshua, dovrebbe vedere che qui c’è un Dio capace, un Dio che promette e ciò che promette Egli realizza. Ecco, abbiamo un Dio del genere.

Questo è uno – e forse l’unico – motivo per cui Dio sceglie Israele: mostrarsi forte, mostrarsi realmente sovrano, capace e straordinariamente potente. Ciò è stato dimostrato davvero dalla vita di questa nazione, così come dalla vita di Yeshua. Il patto incondizionato.

Gli ebrei sono un popolo molto strano che cerca sempre di trarre un vantaggio personale. Hanno un sacco di storie sul perché Dio ha scelto Abraamo. Non riconoscono il fatto che è esclusivamente per la grazia di Dio, che non ha nulla a che fare con Abraamo. All’improvviso appare un Dio che parla con Abraamo. Egli ha scelto quest’uomo. Certamente Dio ha visto il suo cuore e di sicuro sapeva che quest’uomo gli avrebbe risposto, ma in realtà ciò non ha nulla a che fare con Abraamo. Si può attribuire tutto il possibile ad Abraamo e dire che Abraamo era un grande, un giusto; un uomo santo con un cuore meraviglioso e per questo Dio l’ha scelto. Ma questo non è nient’altro che grazia. Così come non si può dire nulla su se stessi. Non possiamo dire nulla su noi stessi per quanto riguarda la predestinazione di Dio. Non è altro che la grazia di Dio e l’amore di Dio che ci ha aperto gli occhi, e non è altro che la grazia di Dio che ha scelto Abraamo e lo ha preso, affinché fosse utile alle intenzioni di Dio sulla faccia della terra.

Tra gli ebrei circola la storia che il padre di Abraamo, Terach, era un idolatra e creava e vendeva idoli e statue. Un giorno Abraamo ha visto che uno di questi idoli era rotto, si è alzato nella notte e li ha distrutti tutti. Quando il padre di Abraamo è andato da lui a chiedere cosa era successo, Abraamo gli ha detto: "Se fossero stati dei, avrebbero saputo badare a se stessi; perché ti preoccupi di simili dei?". Secondo l’opinione del rabbino è questo il motivo per cui Dio ha scelto Abraamo. Una bella storia di cui vantarci.

Ora diamo un‘occhiata ad Abraamo: come Dio ha costruito la fede nella vita di quest’uomo. Egli lo ha chiamato da Ur dei Caldei, nell’odierno Iraq. In questo paese le persone hanno sempre abitato sulle rive del fiume, dove c’era l’acqua. Dio chiama Abraamo per andare dalla sua patria nel deserto. In realtà Egli lo conduce a Be’er Sheva, un luogo senza fiumi né laghi, quel luogo in cui Abraamo dipende totalmente da Dio. Un luogo in cui crescerà nella fede, rafforzerà la sua fede e sarà realmente dipendente da Dio. Dio conduce Abraamo nel luogo in cui Egli effettivamente voleva che fosse.

Voglio discutere di alcuni versi. Diamo uno sguardo al carattere di Abraamo. Che bel carattere quando riconosce davvero Dio per ciò che realmente è. Forse era proprio quella l'indole di Abramo e Dio l'ha scelto per questo. Forse il fatto che Dio si è manifestato ad Abraamo ha effettivamente generato in lui questo meraviglioso carattere. Al momento della separazione tra Abraamo e Lot, in Gen 13:9, Abraamo dice a Lot: "Tutto il paese non sta forse davanti a te? Ti prego, sepàrati da me! Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra". Che cuore meraviglioso si vede qui! Un cuore che non vuole andare per la propria strada. Un cuore intenzionato a fare un miglio in più, solo per mantenere la pace, solo per avere veramente la pace. Benedetti siano i pacificatori. Questa è una delle cose più belle che possiamo custodire nei nostri cuori: essere capaci di dare, piuttosto che di prendere, come dice il Signore. Dare è molto meglio di prendere. Sono pronto a dare a te; tu vai a destra, allora io andrò a sinistra o tu vai a sinistra, allora io andrò a destra. Non fa niente se là ci sono i pascoli e qui il deserto, non ha nessuna importanza che là ci sono i fiumi e i verdi pascoli. I vado nel deserto. Io mi fido di Dio. Egli si prenderà cura di me. Non voglio litigare con te. Bisogna sempre essere in due per iniziare una lite.

Se sei per strada a predicare il Vangelo alle persone e arriva qualcuno che inizia a polemizzare con te, tu non te ne starai lì come un combattente. Non risponderai. Se sarai abbastanza umile, riconoscerai lo spirito dello scontro e con umiltà e modestia andrai via. Una persona diventa violenta, se effettivamente inizi a discutere in maniera sempre più aggressiva, facendolo arrabbiare ancora di più. Una persona simile può spingersi fino alla violenza fisica. I suoi occhi iniziano a mutare, il tono della sua voce inizia a cambiare e prima che tu possa rendertene conto, diventerà violenta. L’idea di fondo è quella di parlare con qualcuno che si mostra disponibile e aperto al dialogo. Parla con lui. Apri le Scritture. Condividi con lui. Se vuole litigare, vai via. Pace, pace, shalom, shalom.

Osserviamo il capitolo 17. Daremo uno sguardo alla natura dell’alleanza. Si impara moltissimo osservando la parola alleanza. Noterai, che in questo capitolo il Signore cita dodici volte la parola alleanza con Abraamo. Egli vuole assicurare ad Abraamo che farà la Sua parte nel patto con lui. L’unica cosa che Abraamo e gli ebrei devono rispettare in questo patto per rimanere entro i confini dell’alleanza è la circoncisione. Così prendi un bambino di otto giorni e lo circoncidi. Il bambino sa qualcosa della legge di Mosè? Sa qualcosa del divieto di mangiare carne di maiale, del rispetto dello Shabbat o del servizio nel tempio? Un bambino di otto giorni non sa assolutamente niente di tutto questo. Tu lo circoncidi nella carne e lui entra nella casa di Israele. Entra nell’alleanza e diventa un giudeo, un ebreo – dalla parola avar, passare. Lui passa da un luogo a un altro. Passa dall’Egitto alla Terra Promessa. Passa dai sentieri di questo mondo ai sentieri del mondo di Dio. Ebreo. Non è un caso che la parola che ha a che fare con Israele sia ebreo. La lingua ebraica è meravigliosa, se si considera attentamente il significato delle parole e ciò che Dio intende veramente quando li chiama ebrei. Egli vuole che passiamo da questo modo di vivere alla vita con Dio. Con la circoncisione, dunque, il bambino di otto giorni entra nella casa di Israele, diventa un vero ebreo, e se si vuole un giudeo – il che è una storia a sé.

Allora chi ha rotto questa alleanza? Osserviamo Gen 17,14, dove si dice: “L’incirconciso, il maschio che non sarà stato circonciso nella carne del suo prepuzio, sarà tolto via dalla sua gente: egli avrà violato il mio patto!” Allora chi rompe l’alleanza? Il bambino di soli otto giorni - o il padre, che non lo ha fatto circoncidere? Solo la persona che non è circoncisa non è nell’alleanza. Purché tu, in quanto bambino di otto giorni che non capisce ancora niente, sia stato circonciso, sei nell’alleanza. Non ha niente a che fare con la legge, niente a che fare con i comandamenti, niente a che fare con qualsiasi rituale o tradizione, niente a che fare con gli insegnamenti di qualsiasi rabbino, niente a che fare con qualsiasi cosa all’infuori di Dio. Riflettici un po’. E loda Dio per il Suo amore incondizionato e per il Suo patto incondizionato. Non ha niente a che fare con te, ma ha tutto a che fare con Dio. Egli non ha mai lasciato o abbandonato la Sua nazione. Essi sono ancora il Suo popolo e saranno sempre il Suo popolo. Ciò non ha niente a che fare con loro.

Ci sono cose di alcuni cristiani che mi fanno impazzire. Con mio dispiacere ci sono persone nella Chiesa che davvero pensano e credono in questo modo. Li si incontra in tutto il mondo. Queste persone mi dicono: "Mia nonna era una ragazzina ebra, anch’io sono un po’ ebreo, in me scorre un po’ di sangue ebreo" e così via. Non capisco come le persone possano cercare sangue ebreo per rallegrarsi o essere orgogliosi del loro ‘essere ebrei’. Dobbiamo comprendere chi siamo in Yeshua, il Messia, e che siamo nati dallo spirito di Dio. Abbiamo ricevuto la circoncisione del cuore. La circoncisione, della quale stiamo parlando qui, è un’ombra di qualcosa di più grande, che Dio ha promesso di realizzare ed è successo con te! Se solo comprendessimo l’importanza di questa circoncisione del cuore e di quanto sia bella e degna di rispetto! La circoncisione nella carne serve a Dio per mostrare chi è Lui all’interno della nazione di Israele. Poiché in Israele Egli mostrerà tutta la Sua magnificenza, tutta la Sua potenza e attraverso il Suo popolo Egli porterà il giudizio sulla terra.

La prima Venuta di Yeshua aveva a che fare con Israele. Yeshua non veniva da un cielo sereno. E anche la seconda Venuta di Yeshua avrà a che fare con Israele. Attraverso questa nazione Dio porterà il Giorno del Giudizio, il Giorno del Signore, di cui la Bibbia parla dall’inizio alla fine. Ha a che fare con questa nazione, anche se sono di carne e di sangue, perché tutto ciò ha a che fare con Dio, con il Suo piano e le Sue intenzioni.

Con mio rammarico, i più in Israele non hanno la minima idea del perché Dio li abbia scelti e di cosa siano in realtà tutti loro. Ci sono molti malintesi su chi sia un ebreo. Molti ebrei ti direbbero: "Avrei voluto che Dio avesse scelto il popolo svizzero, gli americani, gli inglesi. Perché noi?" In realtà non comprendono che tutto ciò ha a che fare con la santità e la potenza di Dio, per portare il Giorno del Signore, che ha a che fare con questa nazione.

Sono sempre il Suo popolo, anche se sono distanti da Lui e gli voltano le spalle e gli sputano addosso. Eccoci, nati dallo spirito. Non ha nessuna importanza se in te scorre sangue ebreo o meno. Tu sei nato dal Suo spirito. Sei molto superiore e in una posizione molto più elevata con il Dio vivente rispetto a qualsiasi ebreo. In realtà siete figli viventi di Dio, che potete effettivamente chiamare Abba nello spirito.

Nella Genesi, capitolo 15 il Signore ripete dodici volte la Sua alleanza con Abraamo per assicurarsi che Abraamo capisca di cosa si tratta. Dio dà ad Abraamo la Sua parola. Per assicurarsi effettivamente che Abraamo capisca davvero, nel capitolo 15 Dio fa cadere Abraamo in un sonno profondo. Vorrei dare un’idea di ciò che succede qui. Genesi 15,9-10 dice: "Il SIGNORE gli rispose: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e un piccione». Egli prese tutti questi animali, li divise nel mezzo e pose ciascuna metà di fronte all’altra; ma non divise gli uccelli." Dio chiede ad Abraamo di dividere in due tutti questi animali ad eccezione degli uccelli e mentre Abraamo è in un sonno profondo, Egli si muove in una colonna di fuoco sotto gli animali. E Dio giura di nuovo nel Suo nome e instaura di un’alleanza per mostrarci che "non ha niente a che fare con te, Abraamo, né con la tua discendenza. Riguarda solo me."

Questo lo vediamo nel versetto 12: "Al tramonto del sole, un profondo sonno cadde su Abramo; ed ecco uno spavento, una oscurità profonda cadde su di lui." Abraamo era in un sonno profondo. Per farci un’idea della situazione, diamo uno sguardo al versetto 11: "Or degli uccelli rapaci calarono sulle bestie morte, ma Abramo li scacciò." Questa è letteralmente l’immagine di ciò che il nemico farà nella nostra vita. Il nemico cercherà di rubare ogni benedizione con cui Dio ci benedirà, tutto ciò che Dio porterà nella nostra vita. Ma Abraamo scaccerebbe gli uccelli rapaci.

Mentre Abraamo è in un sonno profondo e Dio stringe con lui l’alleanza, qui Dio dice anche ad Abraamo che il popolo di Israele sarà fatto schiavo in Egitto per 400 anni e che Egli lo porterà via da là. Sembra che Dio abbia una strategia. Prima della corona viene la croce. Prima della corona viene un vero dolore. Egli non conferisce la corona a Israele semplicemente perché è il suo popolo. Dovrà essere schiavo per 400 anni, prima di arrivare alla terra promessa.

Vorremmo benedizioni e coronamenti immediati, pensiamo di poterli avere subito così, senza croce. Ma la croce viene prima della corona non solo nella vita di Israele, ma anche nella vita di un vero cristiano. Nessuna gloria e nessun onore prima di essere stati disprezzati e umiliati. Nessuna benedizione prima della persecuzione. Benedetti siano i perseguitati. In Matteo 5 egli ci dice che saremo perseguitati. Anche Israele. Prima che Dio conferisca il Suo regno a Israele, che ancora non ha ricevuto, deve innanzitutto affrontare 400 anni di schiavitù. Noi come nazione siamo passati da una tragedia all‘altra. E questo ha a che fare con la nostra condotta, poiché abbiamo voltato le spalle a Dio. Ma alla fine questa nazione sistemerà le cose con Dio. E questo giorno verrà sicuramente, così come Dio è Dio.

In Gen 19,11 troviamo un versetto sorprendente. Non ha niente a che fare con l’alleanza, ma voglio mostrarvelo lo stesso. Questo versetto ci dà un’idea del tipo di persone con cui abbiamo a che fare in questo mondo. Era così al tempo di Sodoma e Gomorra, ma è così anche adesso, in questo momento della storia. Non è cambiato nulla. Il cuore dell’uomo è rimasto lo stesso. Questo versetto è fondamentale: "Colpirono di cecità gli uomini che erano alla porta della casa, dal più piccolo al più grande, così che si stancarono di cercare la porta." Poiché erano stati così accecati, si potrebbe pensare che fossero tornati alla ragione e avessero preso coscienza con chi avevano a che fare qui. Dio onnipotente. Invece no, continuavano a cercare la porta. Erano ciechi e continuavano a cercare la porta. Quando l’individuo è pieno di peccati non ha occhi per vedere, non ha cuore per pensare e non ha ragione da utilizzare. È incredibile.

Questi uomini sono stati colpiti dalla cecità e invece di vergognarsi e andare via, consapevole qui di essere colpevoli, hanno continuato a cercare tentando di trovare la porta. Cosa ci dice questo? Che queste persone erano piombate nel peccato a tal punto, che uno avrebbe potuto predicare loro il Vangelo veramente giorno e notte, e loro semplicemente non avrebbero voluto ascoltare. Sono semplicemente irresponsabili.

Ma la realtà è che non sappiamo con che tipo di persone abbiamo a che fare, finché non parliamo con loro.

Iniziamo il discorso con chiunque Dio mette sul nostro sentiero e vediamo come reagisce. Dio ci darà la saggezza per capire se andare avanti o meno. Se costruire, pietra su pietra, qualcosa nel suo cuore o se lasciar perdere. Ci sono persone alle quali puoi dire di tutto e di più e persino operare segni e miracoli, ma anche allora non vorranno vedere. Quando andiamo a evangelizzare, è importante comprendere che abbiamo bisogno della saggezza di Dio per riconoscere quando entrare nel discorso e quando no. È bello avere il privilegio di poter portare il Vangelo alle persone.

Ci sono ancora un paio di cose importanti da comprendere sull’alleanza di Abraamo, prima di passare alle altre alleanze. In Gen 22,5 ci sono alcuni veri diamanti di cui voglio parlare con voi. Si tratta di come Abraamo porta Isacco all’altare. Quando parliamo di adorazione, molti di noi hanno una comprensione differente di cos’è realmente adorazione. Vorrei mostrare cosa significa adorazione dal punto di vista di Dio. Quale adorazione è effettivamente tale dal punto di vista di Dio, se ad esempio ti piace pregare. Yeshua in Matteo 6 ci esorta a pregare: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome…". Egli non ci dice in che modo e in che forma pregare, non ci dice di inginocchiarci o di alzare le mani. Egli non ci dice di ballare. Egli non ti dice di pregare in questa o quell’altra maniera. Una persona può pregare in così tanti modi; in ginocchio, con le mani alzate, etc. L’umanità ha molte forme di preghiera. Yeshua non ci dice in che modo pregare, né ci dice dove pregare. Ma Dio volge lo sguardo sulle persone che pregano nello spirito e in verità. A volte abbiamo l’impressione che chi prega ad alta voce, forte, che balla o grida, preghi e adori davvero. Dimenticate questa sciocchezza. Chi è molto calmo, al punto da farti pensare che abbia bisogno di una scossa spirituale, potrebbe essere molto più vivace di colui che balla e grida. Può succedere anche il contrario. Non lo sapremo mai. Ma non pretendere che gli altri preghino come preghi tu. E non pensare che gli altri siano meno spirituali di te, perché tu preghi in un determinato modo e pensi che sia giusto solo quello. Yeshua non ci ha mai detto come e in quale forma pregare.

Allora cosa vuol dire veramente adorazione? La parola adorazione appare per la prima volta nella Bibbia in Gen 22:5. Là c’è scritto: "Allora Abraamo disse ai suoi servi: «Rimanete qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin là e adoreremo; poi torneremo da voi»." Abraamo aveva il dolore nel cuore. Si trovava in una situazione talmente difficile che è impossibile anche da descrivere. Stava per sacrificare suo figlio Isacco sull’altare. Questo è un atto di adorazione. Vera e assoluta ubbidienza nei confronti di Dio. "Resta qui", disse al ragazzo, "vado ad adorare Dio". Una simile adorazione non ha nulla a che fare con cantare, nulla a che fare con ballare o con qualsiasi altra cosa tu pensi che sia adorazione nella Chiesa. Abraamo va ad adorare Dio e mette Isacco sull’altare per ubbidire al Santo di Israele e sacrificare la cosa più vicina al suo cuore e alla sua vita, la cosa per lui più importante di tutte, il suo adorato figlio Isacco. Va ad adorare Dio; va a mettere Isacco sull‘altare. Un atto di adorazione.

Oggi pensiamo che adorazione sia una cosa diversa. Non dico che cantare e ballare non siano adorazione, si tratta di un bel tipo di adorazione. Ma l’adorazione che ha a che fare con l’ubbidienza alla volontà di Dio nella vita dei Suoi figli, è quella che piace di più a Dio. Si tratta di quel tipo di adorazione che muove il cuore di Dio. Una preghiera che si può pregare sempre, quando si cucina, si passeggia o si guida. Puoi pregare in ogni momento e avere un momento di preghiera con Dio, in silenzio, quando sei a letto, sotto la doccia, in ginocchio. La gente pensa che si debba essere in un determinato luogo per adorare e che ci siano luoghi impuri per pregare. Ma dimentica tutto questo. Ovunque tu sia canta per Lui e adoralo.


Signore, veniamo a Te per ringraziarTi per questa meravigliosa alleanza che Tu hai stretto con Abraamo e più tardi con Isacco e Giacobbe. Signore, quanto sei immenso, quanto sei fedele. Ora abbiamo il patto di sangue che Tu hai stretto con noi attraverso il sangue di Yeshua. Affinché possiamo comprendere quanto siamo amati ai Tuoi occhi, che siamo l’oggetto del Tuo amore e della Tua benevolenza. Come siamo diventati realmente i Tuoi amici, i Tuoi figli, salvati, iscritti nel libro della vita. Come siamo diventati la pupilla del Tuo occhio,. Partecipi delle promesse a Israele. Yeshua, grazie. Per l’onore di Dio, nostro Padre, rafforza e radica nel profondo dei nostri cuori ciò che siamo ai Tuoi occhi, Dio. Lascia che comprendiamo tutta questa alleanza che Tu hai stretto con Abraamo e più tardi con noi, mentre continuiamo a osservare le alleanze che Tu hai stretto con Israele e con l’umanità. Nel Tuo nome per sempre e in eterno. Amen.


L’alleanza con Mosè.

Ancora brevemente, il patto con Abraamo è incondizionato. Voglio ricordarvelo. Questo patto non ha niente a che fare con Israele, ma ha tutto a che fare con Dio.

Il prossimo patto che andremo ad approfondire è l’alleanza del Sinai, il patto con Mosè. Viene effettivamente indicato come alleanza del Sinai. Daremo uno sguardo alle differenze tra queste due alleanze. Erano passati un certo numero di anni da quando Dio aveva stretto il patto incondizionato con Abraamo e ora il popolo di Israele viene dall’Egitto, schiavi, provenienti dall’Egitto, e come nazione riceve un altro tipo di alleanza. Ma questa alleanza è completamente diversa.

Vi spiegherò tutte le condizioni di queste alleanze, affinché possiate comprendere da dove vengono gli israeliani, perché provano ciò che provano e perché pensano ciò che pensano. Una volta che avrete compreso il loro modo di pensare e il loro modo di sentire attraverso le alleanze, si spera comprenderete anche come mettere il loro rapporto con il Vangelo in relazione alla loro provenienza.

L’alleanza del Sinai può essere osservata in molti passaggi e in diverse forme, ma qui daremo uno sguardo a Esodo, capitolo 24:3-8, dove si dice: "Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del SIGNORE e tutte le leggi; e tutto il popolo rispose a una voce e disse: «Noi faremo tutte le cose che il SIGNORE ha dette». Mosè scrisse tutte le parole del SIGNORE. Poi si alzò la mattina presto e costruì ai piedi del monte un altare e dodici pietre per le dodici tribù d’Israele. Mandò dei giovani israeliani a offrire olocausti e a immolare tori come sacrifici di riconoscenza al SIGNORE. Mosè prese metà del sangue e la mise in catini; l’altra metà la sparse conto l’altare. Poi prese il libro del patto e lo lesse in presenza del popolo, il quale disse: «Noi faremo tutto quello che il SIGNORE ha detto e ubbidiremo». Allora Mosè prese il sangue, ne asperse il popolo e disse: «Ecco il sangue del patto che il SIGNORE ha fatto con voi sul fondamento di tutte queste parole»".

Il patto con Abraamo aveva a che fare col sangue. Quando si prende un bimbo di otto giorni e lo si circoncide, deve essere sparso del sangue. Il mochel, colui che circoncide, farà tutto il necessario per spremere il sangue dal bimbo, perché altrimenti non sarebbe esattamente l’ingresso nel patto di Abraamo, nel patto di Dio. Deve scorrere sangue. Il sangue è importante per il patto. Così come Mosè ha sparso il sangue sull’altare e sul popolo. Egli sparge effettivamente il sangue per instaurare il patto, poiché ogni patto che Dio fonda con il Suo popolo è basato sul sacrificio, sul sangue.

Qual è la differenza tra questo patto e il patto con Abraamo? È importante per noi capire tale differenza, affinché possiamo comprendere gli israeliani. Da questo punto di vista potrebbero non capirla, ma se tu la capirai, comprenderai questo popolo.

Questo patto è molto chiaro. È un patto condizionato a differenza del patto con Abraamo. In questo patto ci sono un bel po‘ di condizioni. Questa è una grande differenza tra queste alleanze. Come concede Dio la Sua grazia al Suo popolo nell’alleanza del Sinai? Se commetti peccati in questo patto, la pagherai, se commetti peccati, dovrai morire. Per le persone che commettono peccati è prevista ogni sorta di vere punizioni. Il prezzo del peccato è la morte. Qui ci sono una gran quantità di leggi e sentenze e se non le rispetterai, sarai giudicato.

Ma Dio offre una via di scampo. Dio offre una via nella Sua grazia. Abbiamo un Dio misericordioso. Allora Dio come concede la grazia al Suo popolo nell’ambito di questa alleanza? Abbiamo i sacerdoti, abbiamo i sommi sacerdoti e abbiamo l’altare e i sacrifici. Invece di morire per i tuoi peccati, offrirai sacrifici, poserai le tue mani sulla vittima sacrificale, riconoscerai i tuoi peccati e sacrificherai l’animale. L’animale morirà per te, per i tuoi peccati e ciò genererà in te un cuore pentito, con vera angoscia e una trasformazione della disposizione del tuo cuore, quando riconoscerai che in realtà saresti dovuto giacere tu sull’altare, morto. Ma nella Sua grazia Dio mette l’agnello al posto tuo, affinché tu possa pentirti.

Dio qui ci offre una via d‘uscita: invece di morire tu per i tuoi peccati, morirà l’agnello. E così capisci che Israele ha offerto i sacrifici e di questo ne ha fatto una tradizione. Continuiamo a offrire sacrifici nel tempio, ma il nostro cuore non si è rivolto a Dio. E tutti questi sacrifici, che sono un punto saldo nella legge di Mosè, costituiscono adesso più o meno una tradizione. Dio ha inviato i profeti per esortare il popolo di Israele a pentirsi: "Tutti questi sacrifici non mi piacciono, voglio il tuo cuore, dammi il tuo cuore."

Ma non è così, poiché in effetti i sacrifici erano un’ombra della realtà, di Yeshua stesso. E allora sono arrivati i profeti che hanno fatto profezie sul Giorno che dovrà venire, quando Dio metterà fine a questo tempio, fatto di pietre, argento e oro. Dio metterà fine a tutti questi sacrifici e offrirà il sacrificio finale. Verrà e finalmente ti riconcilierà con se stesso. Ti circonciderà nel cuore, prenderà il tuo cuore di pietra e ti darà un cuore di carne. Ti farà rinascere con la forza del Suo spirito. Ti offrirà il sacrificio finale, di cui tutti questi sacrifici dell’Antico Testamento erano un’ombra. Erano un’ombra della cosa vera, Yeshua, della cui identità i profeti ci hanno trasmesso dettagli precisi: quando verrà, dove nascerà, cosa farà, come soffrirà, che risorgerà dai morti, come concederà il perdono, ecc.

Gli israeliani conoscono un sacco di storie sul perché proprio Israele abbia ricevuto la legge e nessun altro popolo. Ci sono un sacco di favole e leggende che nascondono la verità di Dio. I rabbini raccontano un sacco di storie e, con mio rammarico, molti li stanno a sentire e credono a simili storie. Si può tentare di distoglierli da queste storie, ma a volte per loro sono più reali della parola di Dio. I loro nonni hanno creduto a queste storie e così fanno anche loro. Io ho creduto a queste storie fino al momento della mia vita i cui ho compreso la verità. A quel punto ho capito che queste storie non sono altro che favole.

È importante comprendere il sacrificio in questa legge. I capitoli 28 e 29 del Deuteronomio sono molto importanti per comprendere la natura di questo patto, perché è un patto condizionato. Qui ci sono le benedizioni e le maledizioni. Qui Dio l’Onnipotente dice: “Se ubbidirete, se rispetterete i miei comandamenti, se rispetterete questa legge del Sinai, sarete benedetti. Se non li rispetterete tutti, sarete maledetti.” La legge del Sinai consta di più di dieci comandamenti; qui parliamo di oltre 613 comandamenti presenti nella Scrittura. E se non li rispetti tutti, è molto chiaro: sarai maledetto. La spada sarà sulla tua schiena, le nazioni ti giudicheranno e il paese ti caccerà. Se non li rispetti, povero te! In ebraico c’è una parola davvero forte: ‘arurim tihiyu’, che tu sia maledetto.

Permettetemi di chiarire che la storia di Israele è la dimostrazione del fatto che Dio non scherza; Egli intende sul serio ciò che dice nella sacra Scrittura. Dando uno sguardo alla storia di Israele, capirai quanto seriamente Dio intenda ogni parola che esce dalla Sua bocca. La storia di Israele è il suono di tromba nelle orecchie della razza umana; se dessero soltanto uno sguardo alla Bibbia e alla storia di questa nazione, vedrebbero quanto reale sia la parola di Dio. Com’è che l’umanità non riesce a vedere la realtà di Dio, del vero e vivente Dio, dando un’occhiata alla storia di questa nazione? Il paese ci ha cacciato tre volte. La prima, la seconda e ovviamente la terza volta, se si considerano le dieci tribù. Tre volte siamo stati cacciati dal paese. Prima è venuto Amos presso le dieci tribù e ha messo in guardia la nazione: "Pentitevi, tornate a Dio", ma non l’hanno ascoltato, si sono semplicemente dispersi nel mondo. Poi Giuda è stato cacciato per 70 anni; il paese aveva cacciato Giuda per disubbidienza. Sono tornati dopo 70 anni e hanno ricostruito il tempio e Gerusalemme. Poi è venuto il Messia e nuovamente c’è stata disobbedienza. Questa volta Dio offre la rivelazione finale con il Messia in persona. Ma ancora una volta lo hanno disprezzato e così il paese ha cacciato via di nuovo la nazione.

Ed Egli ci riporta indietro. Perché lo fa? Ricordi l’alleanza con Abraamo? Pare che Dio arrivi a una sorta di soluzione. Dall’altra parte c’è l’alleanza con Abraamo – voi siete il mio popolo, a qualunque costo. Questo è il vostro paese, non ha nulla a che fare con voi, riguarda solo me. Il prossimo patto dice: “Poveri voi; sarete maledetti, se non metterete in pratica tutti i comandamenti, e il paese vi caccerà”. Presto vedremo come Egli ha risolto il problema. Come se Dio avesse dei problemi…

Ma ecco la domanda che risiede nel profondo del cuore degli ebrei: perché sopportiamo tutto quello che sopportiamo? Perché tutti questi problemi? Siamo il popolo eletto, ma per cosa ci ha scelto Dio, per soffrire così tanto? Una volta che capito davvero le alleanze, puoi spiegare loro il motivo per cui questa nazione deve sopportare tutto questo. Se vorranno ascoltare o meno è un’altra questione. Ma almeno avrai a disposizioni alcuni dettagli per poter spiegare loro perché devono sopportare tutto questo, poiché questa è la domanda che ogni ebreo si pone. Ogni ebreo si chiede: se siamo stati eletti da Dio, perché ci succede tutto questo? E alla fine del nostro studio sulle alleanze potrai dare una risposta a tutto questo, una risposta biblica e vera.

L’alleanza del Sinai, dunque, è effettivamente un patto con molte condizioni. Se non le rispettano, poveri loro! Voglio raccontarvi un episodio importante che ho vissuto mentre portavo la mia testimonianza a un soldato a Gerusalemme. Non lo dimenticherò mai e penso che vi darà una meravigliosa prospettiva sulla disposizione del vostro cuore e sulla vostra relazione con Dio. È successo tanti anni fa e non lo dimenticherò mai. Mi ero avvicinato a un giovane soldato, un ragazzo molto attraente, alto e bello in ogni aspetto, con una kippah di maglia intrecciata sulla testa. In Israele ci sono gli ultraortodossi, che indossano una kippah nera e i religiosi nazionalisti, che prestano servizio nell’esercito e portano sulla testa una sorta di kippah di maglia intrecciata. Era uno di questi nazionalisti. Di solito questi ragazzi fanno parte di un corpo d’élite nell’esercito. Quando entrano nell’esercito danno veramente il massimo, sono uomini di grande valore.

Ho iniziato a predicare il Vangelo e si era creato un legame tra di noi. Quest’uomo era veramente interessato. Si vedeva che era davvero un uomo serio e onesto, che voleva ampliare la sua conoscenza di Dio insieme a una persona che gli stava accanto e gli parlava. Ascoltava attentamente ogni parola che usciva dalla mia bocca. All’inizio era molto sorpreso che sapevo spiegargli la Scrittura. Conosco a memoria la maggior parte dei passaggi dell’Antico Testamento che si riferiscono a Yeshua. E ho iniziato a fargli una vera rappresentazione del tipo di Messia che dobbiamo aspettarci. Gli ho citato Isaia 53, Geremia 31, Daniele 9, Michea 5, fornendogli un quadro meraviglioso del tipo di Messia, la cui Venuta la Scrittura promette, soprattutto per redimerci dai nostri peccati e per riconciliarci con Dio prima che Egli avrà fondato il Suo regno sulla terra. Era proprio d’accordo con me.

Il punto che gli ho prospettato chiaramente era che noi abbiamo bisogno di questo sacrificio e questo sacrificio è Yeshua. Egli è la fine di tutti i sacrifici, Egli è la fine del tempio, costruito con pietre, argento e oro, e se vieni a Lui nella fede, sei giustificato dalla fede, esattamente come Abraamo. Abraamo era giustificato dalla fede. "Abraamo credeva in Dio e gliene è stata data giustizia." Dio gli ha promesso di diventare il padre di molte nazioni, poiché Egli già sapeva che attraverso Abraamo sarebbe venuta la discendenza, Yeshua, che sarà la benedizione di tutte le famiglie della terra. E di tutti coloro che si convertiranno Egli ne farà i partecipanti alle promesse di Israele, un tutt’uno con Abraamo, padre di molte nazioni.

Gli ho spiegato tutto sulla necessità della fede in questo sacrificio e anche che la redenzione viene attraverso la fede e non attraverso le opere della legge. Nessuno sarà giustificato attraverso le opere della legge. Siamo tutti maledetti, siamo tutti colpevoli e siamo tutti indegni. È solo attraverso la fede e dobbiamo dirigere la nostra fede verso ciò che Dio ci ha dato, il sacrificio finale, di cui l’Antico Testamento parla così precisamente fin nei dettagli.

Una volta terminate le mie spiegazioni, mi ha guardato e mi ha chiesto se sapessi cosa significava effettivamente la parola ‘kurban’. Kurban in ebraico vuol dire sacrificio. Mi ha chiesto se sapessi qual era il vero significato di questa parola. L’ho pregato di spiegare questa parola. Ha iniziato a citare le radici di questa parola e mi ha spiegato il suo vero significato. Ero sorpreso innanzitutto dal suo atteggiamento e dalla sua passione per la verità, per come la concepiva. Un vero amante della verità! In ebraico questa parola è composta da cinque lettere. Ogni parola ebraica ha una radice di tre lettere. Queste lettere formano la radice della parola. L‘uomo ha iniziato a scomporre la parola per me. La lingua ebraica è meravigliosa e questo non si può fare in nessun’altra lingua, solo in ebraico. Puoi tentare di farlo in tutte le altre lingue, ma non riesce come in ebraico.

In questa parola kurban, sacrificio, il significato deriva della parola karev. Le tre lettere della parola kurban sono kuf, reish e bet, (k,r,b), dalle quali si ottiene karev. Karev significa ‘avvicinati’. Mi ha detto: "Vedi, kurban deriva dalla parola karev. Per me non c’è nulla di più importante nella mia vita che essere vicino a Dio." Karev, vicino, è esattamente la radice della parola kurban. E quest’uomo ha continuato: "Vicino a Dio; per me non c’è nulla di più importante nella mia vita che essere alla presenza di Dio, essere vicino a Dio. E la parola kurban per me significa essere disposto a rinunciare a tutto ciò che potrebbe frapporsi tra me e Dio, affinché possa stare vicino a Lui. Sacrificherò tutto e porterò al mio altare tutto ciò che si frappone tra Dio e me. Voglio sacrificarlo. Questo è kurban. Voglio uccidere, sacrificare e rinunciare a tutto, affinché possa essere vicino a Lui."

La stessa grafia della parola karev significa letteralmente anche krav, battaglia. Nella nostra storia contemporanea sentiamo sempre di krav, di battaglie in diversi luoghi, in cui sono morti soldati. Anche la parola krav, battaglia, deriva dalla parola kurban. E quest’uomo mi dice: "Se davvero voglio essere vicino a Dio e sacrificare tutto ciò che si frappone tra me e Dio, devo combattere una buona battaglia. Se davvero voglio essere vicino a Dio, devo condurre una buona battaglia con il mio cuore e la mia anima. Devo combattere la buona battaglia."

Questa parola deriva anche dalla parola kravaim, che significa ‘essere interiore’, ‘istinto’. Se voglio essere nella mia natura interiore, nel profondo del mio essere, davvero vicino a Dio, prossimo a Dio, devo condurre una buona battaglia e sacrificare tutto ciò che si frappone tra Dio e me.

L’uomo mi ha guardato fisso negli occhi. Non lo dimenticherò mai. E mi ha detto: "Se adesso credessi a ciò che Lei mi sta dicendo, che Yeshua è il mio sacrificio, temo che non combatterei più una buona battaglia. Temo che prenderei la vita sotto gamba. Se riponessi la mia fede in questo Yeshua, la mia battaglia non sarebbe vera e forse darei per scontata questa grazia di Dio." E se n’è andato. È andato via. E avrei potuto urlargli dietro e strillare quanto volevo: "Oh, se Lei comprendesse la parola di Paolo, se Lei ottenesse veramente questa grazia, Lei potrebbe combattere una battaglia migliore. Con lo spirito di Dio Lei combatterebbe sicuramente una battaglia migliore che da solo. Se Dio la circoncidesse nel cuore e Le offrisse un cuore nuovo e uno spirito nuovo, Lei sarebbe in grado di combattere una battaglia decisamente migliore insieme allo spirito di Dio, rispetto a quanto Lei possa fare da solo." Ma se n’era andato.

Ora, cari miei, dovete porvi una domanda. State combattendo la migliore battaglia che potete? Quale sentiero percorrete con Dio? Quanto è importante per voi essere vicino a Dio, combattere ogni forma di peccato e tutto ciò che si frappone tra Dio e voi? Che tipo di battaglia state combattendo per stare costantemente alla presenza a Dio e gioire del santo cammino? Vicini a Dio sempre. Con mio rammarico, penso che troppi nella Chiesa abbiano effettivamente rinunciato a combattere la buona battaglia per il Signore. E invece di influenzare noi il mondo, è il mondo a influenzare il corpo del Messia. Invece di essere noi ad andare il santo cammino e a condurre una vita diversa su questa terra e a influenzare la società, è la società a influenzare la comunità cristiana. Ciò è molto triste, ma è la verità. Se osservate le persone religiose in questo paese e se considerate il tipo di vita che queste persone conducono per servire ciò che secondo loro è la verità, la maggior parte della cristianità può solo vergognarsi. Quanto sono vivaci, reali e seri in ciò in cui credono e in ciò che pensano sia la verità; quanto dedicano la loro vita a tutto questo, nonostante sia tutto cerimonie, rituali e tradizioni e nonostante molto di tutto questo sia religione fatta dall’uomo. Se dedicassimo la nostra vita per ciò che crediamo sia la verità alla maniera di questi religiosi, lasceremmo  un segno nella società e nel mondo.

Stiamo parlando di farli ingelosire. Siamo chiamati a far ingelosire gli ebrei. Se osservate le persone religiose qui, essi possono far ingelosire la maggior parte dei cristiani, se vedete quanto si dedicano alla questione e quanto sono sinceri con ciò che credono sia la verità. Comprendere ciò è molto importante per noi.

Questo è un patto con condizioni. Miei cari, è molto importante che combattiamo la buona battaglia per la gloria e l’onore di Dio. La vita diventa così vivace, così risoluta e molto più bella. Saremo la via sul mondo, se saremo determinati a combattere la buona battaglia, a non dare per scontata la grazia di Dio, a non dare per scontato il sangue di Yeshua. Non pensare che il sacrificio c’è stato e basta e che possiamo continuare con la vita, gioire della redenzione, gioire del fatto che il nostro nome è iscritto nel libro della vita e basta; lasciate che attendiamo il giorno del Signore, la redenzione, siamo sicuri che verrà il regno e lo stiamo aspettando. No. Dobbiamo essere le persone che il Signore descrive in Matteo 25: persone, che non solo aspettano con la lampada piena di olio, ma anche con la mano sull’aratro, utilizzando i talenti che Dio ci ha dato. Ecco perché queste due parabole appaiono una dietro l‘altra.

È importante comprendere questo capitolo 25 nel Vangelo di Matteo. Non dobbiamo essere quelle persone che aspettano semplicemente che arrivi il regno, con le lampade piene di olio e semplicemente in attesa come le cinque vergini. Subito dopo questa parabola ce n’è un’altra, che il Signore riporta in maniera del tutto intenzionale, la parabola dei talenti. Devi prendere solo i talenti con cui Dio ti ha benedetto. In un modo o nell’altro tutti ne siamo dotati. In un modo o nell’altro ogni figlio di Dio è benedetto. Prendi questi talenti e impiegali bene nella buona battaglia che combatti per il Maestro, il Re dei Re, il Signore dei Signori, per Yeshua. Ma fate in modo di non essere neanche quelle persone che combattono la buona battaglia e dimenticano la Sua Venuta e diventano dipendenti dal lavoro. Il lavoro diventa un’abitudine, una tradizione e mentre aspettano il Suo Avvento, perdono il contatto amorevole con il Signore. Dimenticano tutto dell’amore, dell’incontro personale con Lui, dell’unione e comunione con Dio. Per queste persone ciò non significa più nulla adesso. Vogliono solo lavorare duramente, utilizzare i loro talenti. Questo non va bene. Ma non va bene neanche stare semplicemente in Sua attesa. Questi aspetti devono stare insieme. Con un cuore ardente di desiderio aspetto che arrivi il mio sposo, l’amore della mia vita. Lo aspetto, sono in comunione con lui, sono un tutt’uno con lui, gioisco di essere alla sua presenza. E allo stesso tempo le mie mani sono sull’aratro, lì dove lo servo. Queste due cose insieme rendono la vita davvero emozionante.

Riassumiamo tutto brevemente. Abbiamo l’alleanza con Abraamo, che è incondizionata, a prescindere da ciò che succede. Abbiamo l’alleanza del Sinai, che è una cosa completamente diversa, povero Israele! Come abbiamo detto, il fatto che il popolo d’Israele abbia sopportato tutto ciò che ha sopportato, cioè la sua storia, è la prova fondata della realtà di Dio. Dio, che parla e realizza ciò che dice.

Padre, lodiamo il Tuo santo nome. Santo, santo, santo, Signore, Dio onnipotente. Ti ringraziamo per la pace che hai portato con Te attraverso la riconciliazione dell’umanità. Ti ringraziamo per questa pace eterna, per questa pace vera, che Tu ci hai donato quando abbiamo risposto alla Tua chiamata. Ti lodiamo per averci chiamato attraverso la Tua grazia e per aver provocato nei nostri cuori una risposta al grido del tuo cuore, affinché potremo ritornare da Te, affinché avremo la pace nel profondo del nostro essere, innanzitutto con Te e poi con l’umanità. Ti lodiamo per questa pace che Tu hai realizzato nel Messia, riconciliando l’umanità con Te, ebrei e non ebrei allo stesso modo, in un’unica famiglia di tutte le tribù, lingue e nazioni. Tu hai realizzato la tua promessa ad Abraamo, di essere una benedizione per tutte le famiglie della terra, una luce per le nazioni. Benedetti siano coloro che non inciampano sulla pietra che Tu hai posato a Sion. Padre, perdona il Tuo popolo che sempre respinge questa pietra. Preghiamo, Signore, affinché venga questo giorno e il Tuo popolo comprenda chi Tu sia, Signore. Grazie per tutto il Tuo amore, per la Tua fedeltà e per come hai mantenuto le Tue promesse al Tuo popolo. Parlaci, Signore; continua a espandere ancora lo spazio del nostro cuore e la conoscenza di Te, affinché possiamo conoscere come Tu sia veramente. Grazie Padre. Lascia che comprendiamo, attraverso le alleanze che Tu hai stretto con Israele, chi Tu sia veramente, affinché possiamo riconoscere la Tua Santità e la Tua Rettitudine, tutto ciò che Tu sei, attraverso la riconciliazione dell’umanità con Te in Yeshua, il Messia. Per la Tua gloria per sempre e in eterno. Amen.


La Nuova Alleanza.

Ora abbiamo capito molto chiaramente che l’alleanza con Abraamo è un patto incondizionato. A parte la circoncisione del bimbo di otto giorni che entra nella casa di Israele, non abbiamo nessuna condizione. Abbiamo dato uno sguardo a questo meraviglioso patto che Dio ha stretto con Abraamo e poi più tardi nella stessa maniera con Isacco e Giacobbe. L’alleanza tratta di Dio e soltanto di Dio. Tutto ciò che ha a che fare con gli israeliani è la circoncisione nella carne, che è un’ombra della circoncisione del cuore, che Dio ha promesso a questa nazione. In Ezechiele, capitolo 36,25-26 possiamo leggere una meravigliosa promessa: "Vi aspergerò d’acqua pura e sarete puri; io vi purificherò di tutte le vostre impurità e di tutti i vostri idoli. Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne."

Nella legge leggiamo che Dio ha ripetutamente comandato a Israele di circoncidere i loro cuori, ma alla fine della legge, in Deuteronomio 30, Egli dice che circonciderà il cuore degli israeliani. Dio promette: "Il SIGNORE, il tuo Dio, circonciderà il tuo cuore e il cuore dei tuoi discendenti affinché tu ami il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua, e così tu viva. " (Deut 30:6). Questa è una splendida promessa e daremo uno sguardo alla modalità in cui l’Onnipotente l’ha realizzata.

Voglio iniziare con l’ultimo di tutti i versi dell’Antico Testamento. Analizzeremo brevemente il libro di Malachia, l’ultimo dei profeti di Israele e vedremo come l’Antico Testamento termini con un grave ammonimento, che questo profeta rivolge al popolo di Israele. Malachia, capitolo 3,22-24 dice; Tenete a mente la legge del mio servo Mosè, al quale ordinai sull’Oreb precetti e norme per tutto Israele. Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore: egli convertirà il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri, perché io, venendo, non colpisca la terra con lo sterminio." Abbiamo visto che l’alleanza di Mosè, l’alleanza del Sinai, a differenza dell’alleanza di Abraamo è un patto con molte più condizioni. Vi prego di leggere anche i due capitoli di Deuteronomio 28 e 29. Leggendo questi due capitoli realizzerete quanto più dura sia questa alleanza del Sinai, in cui Dio rivolge un simile ammonimento a Israele; "Ma se non ubbidisci alla voce del SIGNORE tuo Dio, se non hai cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti e tutte le sue leggi che oggi ti do, avverrà che tutte queste maledizioni verranno su di te e si compiranno per te". (Deut 28,15) Abbiamo discusso molto dettagliatamente della storia di Israele, con la quale Dio offre a noi, all’umanità, una prova tangibile del fatto che Egli prenda sul serio la Sua parola. Egli non scherza. La legge ci è stata data per mostrarci il bisogno disperato che abbiamo della Sua grazia e della Sua redenzione. La legge ci mostra quanto siamo lontani dal raggiungere la santità e la rettitudine del Santo di Israele.

Qui Malachia si riferisce all’alleanza di Mosè. L’ultima parola dell’Antico Testamento è "maledizione". Ma se non metterai in pratica tutti questi comandamenti, in base a Deuteronomio, la spada sarà sulla tua schiena, Dio ti caccerà dal paese, la nazione ti giudicherà e non avrai pace. Qui vediamo quanto più dura sia effettivamente la legge di Mosè. La legge di Dio, che Egli ha dato sul Sinai.

400 anni di silenzio dopo Malachia e siamo tornati da Babilonia, abbiamo eretto il tempio e abbiamo ricostruito Gerusalemme. Siamo tornati e tutto ciò ha a che fare con il patto incondizionato che era stato stretto con Abraamo. In altre parole, in base alla legge di Mosè, Egli ci caccerà milioni di volte, ma in virtù del patto incondizionato ci riporterà sempre qui. Perché ciò ha a che fare con il Suo nome, con le Sue intenzioni, con il Suo piano di portare la redenzione finale e la salvezza: il regno in terra ha a che fare con la nazione che Egli ha eletto per se stesso. Perciò, non importa quante volte questa nazione volterà le spalle a Dio, potranno essere cacciati dal paese, ma in virtù di questo patto incondizionato che Egli ha stretto con Abraamo, Isacco e Giacobbe, Egli ci riporterà sempre indietro.

Dopo 400 anni di silenzio siamo ritornati a casa e improvvisamente Yeshua fa la sua comparsa sulla scena, dopo un tempo di 400 anni senza profeti, 400 anni senza parole di Dio. All’improvviso succede qualcosa di grande in questo paese. Vi racconterò un po‘ di cose che sono successe qui al tempo di Yeshua, al tempo del secondo tempio.

In Israele allora c’erano quattro gruppi di persone. Il gruppo più numeroso era formato dai farisei; il secondo gruppo era composto dai sadducei, poi c’erano gli zeloti e infine gli esseni. Questi erano i quattro gruppi di persone che allora vivevano qui. Vi racconterò un po’ di loro. L’ardente desiderio dei farisei era che tutta la nazione ubbidisse alla legge. Nel frattempo, la legge era diventata una serie di regole e precetti, cose estranee alla Scrittura. Anche oggi ci sono legge estranee su leggi estranee e nel Vangelo potete vedere come questi gruppi di persone attaccavano Yeshua, come erano contro di Lui, accusando i Suoi discepoli di non lavarsi le mani o di raccogliere cose durante lo shabbat. In effetti, hanno preso la legge spirituale di Dio e ne hanno fatto una cosa estranea, una cosa in cui manca il vero spirito, l’essere un’unica cosa con Dio.

Se date uno sguardo a Davide, potete vedere che egli non badava molto alle questioni della legge, era così preso da Dio che poteva venire e magiare il pane di presentazione. Poteva mangiare il pane della presentazione e non era un fatto straordinario per lui. Sapeva che il suo cuore era in Dio e che camminava insieme a Dio.

Arrivano i farisei con il loro ardente desiderio che tutta la nazione seguisse la legge di Mosè, convinti che rispettando questa legge sarebbero stati bene. Tutto sarebbe andato bene nel paese; tutto sarebbe stato una benedizione e non una maledizione. E ricordate che in questo tempo la legge era molto lontana dalla verità biblica.

I saccadi [sadducei] erano un altro tipo di persone. Non credevano alla vita dopo la morte. Per loro la vita era qui e ora – prendi tutto quello che puoi dalla vita. Per loro era importante – e perciò si unirono ai romani – risolvere le questioni politiche con Roma. I farisei erano pronti a rinunciare alla loro vita terrena per raggiungere il regno di Dio. Per loro la vita dopo la morte era davvero importante e volevano entrare in qualche modo nella vita dopo la morte. Per i Saccadi [sadducei] la vita era qui, ora, oggi.

Gli esseni erano stufi della corruzione e dell’ipocrisia nel tempio. Per tale motivo andarono a Qumran, nelle grotte della Giudea, per condurre là una vita santa. Nella grotta, lontani dagli esseri umani, è facile essere santi. Ma il Signore ci ha chiesto di essere nel mondo e non fuori dal mondo. Il Signore ci ha chiamati per essere il sale e la luce del mondo, per essere in mezzo al mondo. L’ardente desiderio di Dio è che l’umanità si converta a Lui e vada tra la gente a parlargli di Lui. Come si può convertire il mondo stando da qualche parte in un convento o in qualche ghetto o nelle grotte?

Gli zeloti era un altro tipo di persone ancora. Erano stufi dei romani e tramavano la rivoluzione. Volevano rivoltarsi contro i romani e liberare le nazioni. Per loro tutto girava attorno alla rivoluzione.

Questi erano i quattro gruppi di persone nel paese di Israele nel momento in cui Yeshua compare sulla scena. I farisei dicono: "Ritorniamo sul Sinai". I saccadi [sadducei] dicono: "Proseguiamo, andiamo avanti". Gli zeloti dicono: "Opponiamo resistenza, resistiamo ai romani". E gli esseni dicono: "Andiamo via!" Ecco come vedevano la vita in poche parole.

Yeshua nel Suo insegnamento ha effettivamente messo la nazione con le spalle al muro chiarendo che se voleva realizzare il proprio destino come nazione, quella che Dio aveva eletto per la Sua gloria, avrebbe avuto a che fare con Lui, Yeshua.

Se si vuole rispettare il lato spirituale della legge, si tratta di Lui. Non riguarda qualcosa di esteriore. Lì dove si trova veramente il tuo cuore, lì si trovano i tuoi tesori. Puoi rispettare tutte queste leggi aggiuntive, ma si tratta del tuo cuore. Ecco cosa proclamavano continuamente i profeti: "Non sono interessato ai vostri sacrifici e alle vostre cerimonie, sono stufo, voglio che il vostro cuore ritorni da me." Leggete, ad esempio, il libro di Amos.

Il Signore dice ai farisei che la legge non tratta dell’aspetto esteriore, delle cerimonie e delle opere esteriori; si tratta dell’essere interiore, della vera adorazione di Dio nel profondo del tuo essere, quando nessuno guarda. Non si tratta di vantarsi con tutte queste attività cerimoniose.

Ai sadducei Yeshua dice che il mondo va avanti e che le cose possono cambiare, ma che noi non ci fermiamo sulla via di questo mondo. "Io sono la via, la verità, la vita. Tutto questo sono Io. Se vuoi trovare la vera via, devi trovare la mappa che Dio ci ha dato nella Scrittura. La legge e i profeti hanno parlato di me, tutto tratta di me. È la via. Quando entrerai in contatto con me, capirai chi sono, riceverai lo spirito e avrai la via, che Dio ha spianato nel tuo cuore. Io ho la via per te e questa è la via. Sono venuto, come hanno promesso i profeti. Si tratta di me."

Agli zeloti Egli dice: "Non si tratta di rivoluzione, si tratta di vera adorazione. Voi imparate ad adorare Dio." In Giovanni, capitolo 2, vediamo come il Signore ha iniziato il Suo ministero. Prima di tutto Egli va al tempio e rovescia le tavole. Durante la prima settimana della Sua opera il Signore va al tempio e rovescia le loro tavole: "Portate via di qui queste cose; smettete di fare della casa del Padre mio una casa di mercato." (Giov 2,15-16). E caccia fuori i cambiavalute, rovescia tutto nella santa ira contro l’ipocrisia e la corruzione che avevano luogo nel tempio. Ed Egli fa esattamente la stessa cosa anche durante l’ultima settimana della Sua vita. Poco prima di essere crocifisso, ritorna al tempio e fa la stessa cosa. Forse vi chiederete, che senso aveva, visto che appena Yeshua lasciava il tempio, riportavano lì tutte le attività, il cambiavalute, gli animali per il sacrificio. In quel tempo non si poteva offrire il proprio sacrifico. Se si fosse portato il proprio agnello dalla Galilea, i sacerdoti avrebbero detto che non era buono, che era impuro e che, di conseguenza, bisognava comprarne uno da loro, a costi di quasi dieci volte superiori rispetto al prezzo dell’agnello. Il cortile in cui si trovavano gli animali apparteneva ai pagani. Il sommo sacerdote, in realtà, vendeva le postazioni dove la gente poteva vendere i propri animali.

Arriva Yeshua e dice loro: "Se volete davvero essere persone che realizzano il proprio destino, allora dovete adorare meglio Dio in spirito e in verità. Non si tratta di rivoluzione. I romani non sono il problema come gli arabi non sono il problema oggi. Il vostro problema è che ritorniate da Dio. Quando vi chiarirete le idee con Dio, Egli si occuperà dei vostri nemici. Egli caccerà i vostri nemici. E tutto ciò succederà attraverso la vera adorazione." Così Yeshua dice agli zeloti che non si trattava di rivoluzione, ma di devota opera pia. Egli inizia la Sua opera rivoltando il tempio e termina il Suo ministero rovesciando il tempio, tendando di far comprendere la realtà a questa nazione, che dovevano adorare meglio Dio in spirito e in verità, lontani da queste cerimonie e questi rituali, che nulla avevano a che fare con lo spirito e l’insegnamento di nostro Signore, del Dio onnipotente.

Agli esseni Egli dice la stessa cosa: "Non importa dove vi trovate, ma dove si trova il vostro cuore. Potete essere nel deserto, potete essere nella grotta, e nondimeno il vostro cuore ha bisogno di redenzione. I vostri cuori hanno bisogno di salvezza. Non importa quanto lontano vi nascondete dal Santo di Israele, siete peccatori. Non c’è una singola persona in questo mondo, che non abbia peccato davanti al Santo di Israele." Il problema dell’umanità è che cerchiamo di giustificare la nostra vita davanti a Lui con ogni sorta di obblighi - "fa’ questo" e "non fare quest’altro" – tuttavia non saremo mai all’altezza della santità e della rettitudine di Dio. Per questo Egli è venuto, Egli ha portato rettitudine per grazia, Egli ha portato la salvezza ed Egli ha portato redenzione, affinché nessuno si gloriasse di se stesso, ma lodasse e rendesse la gloria soltanto a Lui per il dono che Egli ha portato all’umanità, sia agli ebrei che ai non ebrei – la redenzione. Non esiste una verità per gli ebrei e un’altra per i non ebrei.

L’Antico Testamento termina con la parola "maledizione". Nel momento in cui Yeshua inizia la Sua opera, in Matteo, capitolo 5, tutto stava per cambiare per il Suo popolo, se solo avesse ascoltato e ubbidito. Egli inizia con: "Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli." Vi dirò qualche parola a proposito del regno dei cieli. Il regno è promesso a Israele. Quando Dio ha eletto il popolo di Israele, lo ha condotto fuori dall’Egitto e gli ha dato la legge, non aveva mai l’intenzione di dare un re a Israele. Tutto girava intono ai giudici, ai profeti, ai sacerdoti. Queste erano le autorità che Dio aveva dato al popolo di Israele. Poi siamo giunti nella terra promessa e non molto tempo dopo la gente è andata da Samuel dicendogli che doveva dare loro un re. "Vogliamo un re come tutte le nazioni."

In origine Dio stesso voleva governare il Suo popolo ed essere il Suo re. Samuel piange disperato e protesta, ma Dio gli dice: "Smetti di piangere, loro non sono insorti contro di te ma contro di me. Non vogliono che io li governi. Fa’ regnare su di loro un re." E ricordatevi di Saul, di Davide, di Salomone, etc, etc.

Dal punto di vista di Dio il tempo è un elemento importante. Alla fine del tempo Egli ritorna. Questa volta non si tratta di un altro Mosè, di un altro Isaia; questa volta viene il Messia in persona ad offrire loro il regno. Dall’inizio alla fine della Sua opera Yeshua parla del regno. Le parabole si riferiscono al regno, così come il Suo insegnamento. Dall’inizio alla fine Egli offre a Israele di essere il regno di Dio sulla terra. E come sapete, loro lo respingono ancora una volta. Rifiutano Dio, che li ha condotti fuori dall’Egitto, mentre loro pretendevano un re. Lo respingono quando viene il Messia a offrire loro il regno. Ma Dio ha abbandonato questo popolo? Egli ha forse detto loro che li avrebbe sostituiti con i pagani, con un mucchio di cristiani? L’ha fatto? No, per carità! Se l’avesse fatto un giorno potrebbe andare a dire a questi cristiani di non essere buoni abbastanza e sostituirli con i musulmani.

Ma noi crediamo in un Dio immutabile. La Sua parola ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe è eterna. Israele ha mancato l’obiettivo al primo giro. E anche al secondo giro, quando è venuto il Messia in persona, Israele ha mancato l’obiettivo. Ma i profeti dicono molto chiaramente: Egli ritornerà ancora una volta. E quando ritornerà, al terzo giro, ogni ginocchio si piegherà e ogni lingua lo professerà. Lo riconosceranno. Lo riconosceranno come la loro stessa carne e il loro stesso sangue, non come un ‘Gesù’ biondo con gli occhi azzurri. Comprenderanno chi Egli sia veramente, esattamente come i fratelli di Giuseppe. Vi ricordate dei fratelli di Giuseppe? Prima volevano ucciderlo, poi decidono di venderlo come schiavo in Egitto; poi avevano fame e sete e vengono per comprare un po’ di pane. Vengono a supplicare Giuseppe per un po’ di pane. Quando lo guardavano non riuscivano a vedere altro che un egiziano, un pagano. Così come gli ebrei guardano Yeshua e non riescono a vedere altro che un Gesù biondo con gli occhi azzurri, pagano, europeo, qualcosa che ha creato il mondo occidentale. Ma quando Egli ritornerà, lo guarderanno e capiranno chi Egli sia veramente e Israele si convertirà come nazione e come nazione lo accetterà per ciò che è. Poi ci sarà una grande rinascita in questo paese, quando Egli ritornerà e questa volta darà loro il regno. E non potranno fare altro che piangere e disperarsi e realizzare che Egli non è Gesù, Egli è Yeshua. Egli non è qualcosa che hanno inventato i pagani, Egli è la benedizione di Dio per tutte le famiglie della terra. Egli è la luce delle nazioni, Egli è il promesso e non ce n’è un altro.

In Zac 12,10 leggiamo un meraviglioso passaggio che parla della battaglia finale, quando il Signore metterà le nazioni contro Gerusalemme, quella battaglia chiamata di Gog e Magog. Il verso recita: "Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito". Egli ritornerà come viene promesso in Dan 7:13. Egli verrà sulle nuvole con gran potenza e gloria e Israele vivrà una vera rinascita. In Zac 13,1 leggiamo: "In quel giorno vi sarà una fonte aperta per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme, per il peccato e per l’impurità." In quel giorno lo guarderanno e lo riconosceranno e tutta la nazione si pentirà e per questa nazione sarà aperta una fonte. Israele sarà salvato come nazione, come dice Paolo in Romani 11. È fantastico.

Yeshua viene e attraverso i Suoi insegnamenti parla a tutti questi quattro gruppi di persone. Egli parla ai sadducei: "Non si tratta della vostra via. Io sono la via." Egli parla agli zeloti: "Non si tratta di rivoluzione, si tratta di adorazione. Se non adorate Dio in spirito e in verità, guai a voi, allora rimarrete nella vostra maledizione." E agli esseni Egli dice: "Non si tratta di dove vi trovate, si tratta di dove si trova veramente il vostro cuore."

In Matteo 5 leggiamo del regno: "Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli. Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati. Beati i mansueti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi." (Mat 5:3-12)

Guardate come termina l’Antico Testamento e osservate l’opera di Yeshua proprio agli inizi. Egli passa al contrattacco. Se il popolo di Israele fosse andato da Lui, sarebbe stato la testa e non la coda. Domani festeggiamo il Rosh haShana, il Capodanno ebraico, e capirete perché la gente in Israele mangia la testa del pesce.

Solo Yeshua può indurre una persona come Matteo, un esattore, un traditore di Israele, che collaborava con i Romani, a mangiare e bere e a servire Dio insieme agli zeloti, a Simone, lo zelota. Vi svelo una cosa degli zeloti: avrebbero preso un esattore come Matteo e gli avrebbero tagliato la testa. Traditore di Israele. Solo Yeshua può mettere insieme due persone con un simile odio e riunirli davanti al Santo di Israele. Solo Yeshua può fare una cosa del genere.

Tutto questo è la base per noi per comprendere le differenze tra l’alleanza di Abraamo, l’alleanza di Mosè e ora la Nuova alleanza, che andremo a vedere nel libro di Geremia, capitolo 31,31, dove si dice: "Ecco, i giorni vengono, dice il SIGNORE, in cui io farò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che feci con i loro padri il giorno che li presi per mano per condurli fuori dal paese d’Egitto: patto che essi violarono, sebbene io fossi loro signore, dice il SIGNORE." Ciò non dice proprio nulla dell’alleanza di Abraamo, che resterà per sempre e che è quel patto che noi manterremo per sempre. Ma qui Egli dice: "Avete violato il patto che io ho stretto con voi, il giorno in cui vi ho condotto fuori dall’Egitto" Quale patto è questo? Il patto del Sinai. L’abbiamo violato. E Dio cosa farà? Egli non abbandonerà o rinuncerà al Suo popolo, perché ha violato il patto. Egli l’ha giurato ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe. Egli non può sciogliere questo patto con il Suo popolo. Nonostante il popolo di Israele l’‘abbia violato e abbia voltato le spalle a Dio, nonostante non abbia mantenuto il patto e lo abbia anzi trasformato in un mucchio di leggi aggiuntive di ogni sorta, Egli non abbandona il Suo popolo. Egli stringe una Nuova alleanza con il Suo popolo.

In questa Nuova Alleanza Egli realizza le Sue promesse fatte ad Abraamo, il padre di molte nazioni. Giustificazione attraverso la grazia. Dio giustifica il Suo popolo nello stesso modo in cui ha giustificato Abraamo: attraverso la fede. Giustificazione che viene dalla fede. Qui in Geremia Egli viene e dice che verrà per stringere una Nuova Alleanza con il Suo popolo.

"Poiché io perdonerò la loro iniquità, non mi ricorderò del loro peccato." Come potrà Dio mantenere una simile promessa? Come può Egli disprezzare la sua stessa legge? Dio non voglia? Secondo la legge il perdono avviene solo tramite il sacrificio. E ora Egli viene e promette di perdonare e redimere i peccati. Egli può farlo senza sacrificio? Egli offre un sacrificio, di cui Isaia parla molto chiaramente in Isaia 53. Egli parla dell’agnello condotto al mattatoio. Egli dice che Israele come nazione lo disprezzerà. Ma con Yeshua è iniziata male ed è finita ancora peggio. Non è stata una sorpresa per Dio che Yeshua sia finito sulla croce. Era stato predetto prima del tempo in modo preciso e dettagliato.

Il Signore viene qui e dice: "Vedi, Israele, anche se mi volterai le spalle, io ho una meravigliosa soluzione per te; una soluzione per tutta l’umanità. Stringerò una nuova alleanza." Questa Nuova Alleanza è ancora una volta un patto incondizionato e ci riporta all’alleanza di Abraamo. Le porte del cielo ora sono aperte anche al mondo pagano, affinché possa entrare ed ereditare le promesse fatte a Israele. Dio invita i pagani a essere benedetti con le promesse che Egli aveva fatto al Suo popolo. Egli invita i pagani a partecipare alle benedizioni, alla luce e alle promesse, che erano state offerte al popolo d’Israele.

Anche Isa 14,1 tratta della meravigliosa Nuova Alleanza, della quale parla Geremia: "Il SIGNORE infatti avrà pietà di Giacobbe, sceglierà ancora Israele, e li ristabilirà sul loro suolo; lo straniero si unirà a essi e si stringerà alla casa di Giacobbe." Questo versetto è qui per mostrarci che Dio non ha eletto Israele, perché avesse il dominio su di Lui. Il problema di Israele è quello di pensare di avere il dominio su Dio: si tratta del nostro Dio, si tratta della nostra legge, si tratta del nostro paese. Israele pensa di avere il monopolio su Dio. Dio ha eletto questa nazione, affinché fosse uno strumento nelle Sue mani, un mezzo per condurre tutti popoli alla piena conoscenza di Dio.

La legge ci viene data, affinché comprendiamo lo stato di disperato bisogno della grazia e della redenzione di Dio in cui ci troviamo. Questa è la situazione, in cui il sistema sacrificale entra nel quadro dei sommi sacerdoti, del clero e dell’altare. Ciò è stato dato affinché l’umanità potesse comprendere veramente il sacrificio finale che sarebbe venuto. Affinché l’umanità vedesse e capisse che Dio avrebbe completato l’opera portando la salvezza finale, la redenzione e la grazia per tutti coloro che umilmente vengono a Lui. Perciò la redenzione è per gli umili, per coloro che sono venuti ad affrontare la realtà di non essere all’altezza della santità di Dio e di avere un disperato bisogno della grazia di Dio. Dio non ci lascia orfani. Egli viene e dice: "Venite a me. Io vi perdonerò. Io vi salverò. Io sono venuto per portare via il cuore di pietra e darvi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. Venite! Prima gli ebrei. Ma anche i pagani. Poiché Io sono il Dio di tutta l’umanità. Poiché Io amo tutta l‘umanità.

Per i credenti è una sfida. Per coloro che hanno fatto esperienza della grazia di Dio, che sono venuti in contatto con la realtà del perdono di Dio e della redenzione finale, con il culmine della rivelazione di Dio in Yeshua. Per coloro che comprendono veramente che la sfida è quella di portare Israele dall’alleanza del Sinai verso un’alleanza migliore, della quale leggiamo nella lettera agli ebrei.

Quando gli israeliani osservano la Nuova Alleanza, la vedono come qualcosa di effettivamente pagano e cristiano. Ne hanno paura, non vogliono sfiorarla, non vogliono leggere nulla al riguardo e non vogliono avere nulla a che fare con essa. In realtà, per Israele i responsabili delle nostre tragedie sono il cristianesimo e il Nuovo Testamento. Tutto questo a causa della storia. Come si può dare loro torto? Con l’Inquisizione, con le Crociate, con tutto quello che la Chiesa ha fatto in nome di Gesù, come riflesso dell’amore di Dio. Possiamo dare torto al popolo di Israele perché prova ciò che prova, perché pensa ciò che pensa, con una storia così tragica della Chiesa, che ha completamente distorto il messaggio più meraviglioso dell’umanità, trasformandolo in qualcosa di totalmente diverso?

Vi prego di comprendere che per noi è stata molto più dura che per Paolo, Pietro e Giovanni. Loro non hanno dovuto affrontare 2000 anni di storia della Chiesa. Nel momento in cui si inizia a parlare di Yeshua alle persone, ci si deve occupare di una tale storia della Chiesa. Mi sono sentito esattamente così, la prima volta che sono venuto in contatto con questo argomento: i crociati, l’Inquisizione, il Medioevo. Cosa c’entro io con Yeshua? Noi abbiamo Mosè! Yeshua è per i pagani. Yeshua, l’ebreo. I profeti hanno parlato molto chiaramente di Yeshua. Yeshua, che Dio ha promesso a tutta l’umanità, è considerato un traditore dagli israeliani, come quello che ci ha portato tutte le tragedie della nostra storia. Riconoscerai che per molti israeliani Yeshua è responsabile della nostra dolorosa, faticosa e triste storia. Ed cosa c’entra Egli con questo? Se Egli venisse nella Chiesa, subirebbe lo choc più grande della Sua vita. Egli non avrebbe mai voluto che le cose andassero così. Allo stesso tempo posso dirvi che, se Mosè venisse ad esempio a Mea Shearim, subirebbe anche lui lo choc più grande della sua vita. Non avrebbe mai voluto che le cose andassero in questo modo. Mosè non avrebbe mai voluto che il giudaismo si sviluppasse in questa direzione. E Yeshua non avrebbe mai voluto che la Chiesa fosse ciò che è oggi nella maggior parte del mondo. Ringraziate Dio per le persone come voi, che hanno davvero la giusta comprensione della vera rivelazione di Dio in Yeshua haMashiach, il quale non è venuto per portare una nuova religione nel mondo.

Yeshua è venuto per riconciliare l’umanità con se stessa. E chi di voi crede in Lui, sa di essere stato riconciliato con Dio, come promesso da Dio. Sa di essere in pace con Dio. Sa che il suo nome è iscritto nel libro della vita. Stiamo giusto per celebrare il Rosch haShana (Capodanno ebraico) e il giorno dell’espiazione, che rappresentano i giorni più sacri nella vita degli israeliani e il desiderio ardente di queste persone in questi giorni è: "Signore, concedici di sapere di essere iscritti nel libro della vita." Neanche un rabbino alla fine del giorno dell’espiazione può uscire dalla sinagoga con la sicurezza nel cuore di essere stato perdonato davvero. Nessuno di loro può essere sicuro. Neanche il rabbino capo di Israele. Ma benedetto è colui che viene umilmente e riceve quel perdono offerto da Dio e di cui Egli ha parlato molto chiaramente nelle Scritture. Benedetto sia colui che non inciampa su questa pietra che il Signore ha posato a Sion. La sfida consiste nel fatto che questa nazione alla fine starà faccia a faccia con questo Yeshua, che indica come Yeshu, quel Yeshua che chiama Gesù, e capirà chi Egli è. Io rendo lode a Dio per ognuno di voi, per aver aperto il vostro cuore e aver ricevuto la redenzione e la salvezza dal fedele e adorato Dio di Israele.

Padre, voglio ringraziarti con tutto il cuore per le alleanze, l’alleanza di Abraamo, l’alleanza del Sinai e la Nuova Alleanza, che sono tutte fondate nella Tua saggezza. Tutte fondate per mezzo della Tua grazia, della Tua misericordia, della Tua potenza e della Tua forza. Prego, affinché tutti noi possiamo crescere nella conoscenza del Tuo amore, nel Tuo incrollabile amore, Signore. Tutto cresce nella consapevolezza della Tua fedeltà e nella pace che Tu hai fondato nei nostri cuori, così come Tu ci hai riconciliati nel sangue dell’agnello, Yeshua. Amen.

Questo è il giorno creato dal Signore.

Abbiamo parlato molto della pietra che il Signore ha posto a Sion; la pietra che i costruttori avevano rigettato, la pietra che è divenuta una pietra angolare. Daremo uno sguardo a tal riguardo per poi passare alla lettera ai Romani, per capire sempre più approfonditamente il piano di Dio con la Sua nazione Israele; per capire questa redenzione finale, il piano di Dio per il mondo, che ha a che fare con Israele. Iniziamo con Isaia 28:16, dove troviamo l’importante versetto chiave, che ha a che fare con il piano di salvezza e di redenzione di Dio. Mentre Israele versa nella disobbedienza, mentre volta le spalle a Dio, mentre davvero non ascolta il Signore, nel mezzo di una simile noncuranza, viene il Signore e gli fa una promessa meravigliosa. Una meravigliosa promessa. Il versetto recita: "Perciò così parla il Signore, DIO: Ecco, io ho posto come fondamento in Sion una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento solido; chi confiderà in essa non avrà fretta di fuggire." L’Onnipotente Dio viene e dice che Egli porrà una pietra a Sion. Yeshua sarà adorato come la pietra che i costruttori avevano rigettato e che è divenuta una pietra angolare. Osserviamo Dio, l’Onnipotente Dio, che ama davvero tutte le razze umane e vuole dare un’equa opportunità a tutta l’umanità.

Supponiamo tu sia cresciuto nei quartieri poveri di Harlem. Supponiamo tu sia cresciuto in un certo quartiere criminale, in mezzo a una famiglia che effettivamente non ha potuto spianare una strada divina per i tuoi passi. Supponiamo tu sia cresciuto in qualche paese dell’Africa nera e sei una persona di colore, una persona povera, una persona che effettivamente non ha avuto alcuna opportunità di una vita migliore, di salire nella scala esistenziale per ottenere una vita migliore o una migliore posizione. Le persone fanno a gara per raggiungere qualcosa nella vita, per arrivare sempre più in alto in cima alla vetta della vita: il massimo nell’istruzione e il massimo nella professione. Tutti vogliono fare qualcosa della propria vita per arrivare sempre più in alto. E ci sono altre persone che non hanno questa opportunità, che sono cresciute in ambienti o in famiglie che non hanno mai avuto una vera opportunità di ottenere qualcosa dalla propria vita.

Osserva Dio e il Suo amore per l’umanità. Egli viene e dice: "Io porrò una pietra a Sion. Io spianerò la strada a tutta l’umanità. Chiunque verrà a questa pietra, che io porrò a Sion, in realtà verrà a me e il cielo sarà l’unico limite a ciò che riuscirò a fare nel profondo di questa persona. Posso prendere la vita di questa persona, in qualsiasi situazione si trovi: povera, malata, nera, bianca, ecc., e trasformarla in un diamante. Posso trasformarla in una perla. Posso prenderla e questa non sarà mai delusa. Non si vergognerà mai più della sua vita. Anche se non ha ricchezze, anche se non è una bellezza, anche se non ha niente. Ma se viene a me, le darò tutto, affinché abbia una vita vincente, una vita adeguata, una vita meravigliosa piena di significato e che brilla di bellezza propria."

Dio viene e dice che Egli porrà questa pietra a Sion e tutto quello che dovete fare è recarvi lì. Tu arrivi a questa pietra, che io ho posto a Sion e affidi il resto a me, e il cielo sarà l’unico limite a ciò che posso fare con te, poiché quando arriverai a questa pietra, io ti darò un cuore nuovo, ti darò uno spirito nuovo, verrò e farò di te la dimora della mia stessa presenza. Quando dimoro in te, cosa può andare storto? Quando dimoro in te, puoi superare tutto, puoi gioire di tutto, puoi avere la gioia ed essere grato per tutto il tempo, perché hai una relazione con me, perché adesso siamo un’unica cosa, poiché adesso siamo soltanto tu e io nello spirito, nel corso della storia. E noi creeremo la storia. Dio crea storie nel corso della storia e adesso la creeremo insieme a Lui. Noi creiamo la storia. Non dobbiamo fare altro che andare da Lui. Venite a me, voi che vi sentite affaticati e oppressi e io vi ristorerò.

Isaia arriva al popolo di Israele nel pieno della sua noncuranza nei confronti di Dio e dice: "Ho posto una pietra a Sion, come fondamento." Se vieni verso questa pietra, da Yeshua, che è la pietra angolare, il Signore pone un fondamento completamente nuovo nel profondo del tuo essere e nel tuo cuore. Ora dipende da te iniziare a costruire una nuova vita con questo cuore nuovo e con questo spirito nuovo che Dio ti ha dato. Con questa pietra vengono pienamente gettate le fondamenta nel tuo cuore. Partecipa a questa gara, corri, il cielo è l’unico limite a ciò che Dio può effettivamente fare con te.

Quando arrivi a questa pietra, una delle cose che il Signore ci chiede è quella di costruire la nostra vita su questa roccia, non sulla sabbia. Arriviamo alla roccia e iniziamo a costruire la nostra vita su questa roccia. Daremo uno sguardo a questa pietra rigettata dai costruttori nel libro dei Salmi 118:21-27. Prima di leggere questi versetti parlerò un po’ dell’Ultima Cena, poiché in questo verso discuteremo della Pesach (Pasqua ebraica). Nei Vangeli c’è scritto che il Signore e i discepoli hanno letto l’halel. Che cos’è questo halel che hanno letto durante la Pesach? Questo halel comprende i capitoli 113-118 del libro dei Salmi. Questo è l’halel che facevano allora e che fanno oggi. È qualcosa che effettivamente viene osservato nella tradizione e dove molto di questo ha veramente a che fare con la Pesach. Leggendo il contesto di questi Salmi, si nota che si tratta delle meravigliose parole di salvezza che Dio promette al Suo popolo. Il testo recita: "Ti celebrerò perché mi hai risposto e sei stato la mia salvezza. La pietra che i costruttori avevano rigettato è divenuta la pietra angolare. Questa è opera del SIGNORE, è cosa meravigliosa agli occhi nostri. Questo è il giorno che il SIGNORE ci ha preparato; festeggiamo e rallegriamoci in esso. O SIGNORE, dacci la salvezza! O SIGNORE, facci prosperare! Benedetto colui che viene nel nome del SIGNORE. Noi vi benediciamo dalla casa del SIGNORE. Il SIGNORE è Dio e risplende su di noi; legate la vittima della solennità e portatela ai corni dell’altare."

Conoscete tutti la canzone: "Questo è il giorno". Questa canzone si sente spesso in chiesa. Mentre canta questa canzone, la maggior parte delle persone riesce a pensare unicamente all’oggi. Questo è il giorno che il Signore ci ha preparato e noi e ci rallegriamo di questo giorno, oggi. Pochissime persone hanno la giusta, vera comprensione, la vera conoscenza di questo passaggio qui. Davide non era solamente un re, ma era letteralmente un profeta. Qui egli ci fa una meravigliosa profezia e noi vi daremo uno sguardo. Egli parla della pietra che i costruttori hanno rigettato. Sappiamo che questa pietra è Yeshua haMashiach. I costruttori sono Israele. In realtà, Dio ha eletto questa nazione per diffondere il Suo nome nella creazione, per essere uno strumento nelle Sue preziose e meravigliose mani, per essere un utensile nelle mani del Dio vivente, per far conoscere al mondo intero il Santo di Israele, come l’acqua copre il mare. Affinché tutti conoscano Dio. Questa nazione è stata eletta per un un’unica e sola ragione, per essere costruttrice del nome di Dio sulla faccia della terra.

Ma i costruttori, Israele, hanno rigettato la pietra che il Signore ha posto a Sion (Isaia 28,16). Ma per l’Onnipotente Dio tutto questo non è stato una sorpresa, quando Isaia ci dice che il Messia sarà condotto al mattatoio come un agnello, quando Daniele ci dice che Egli sarà isolato, quando Isaia ci dice che Israele come nazione lo disprezzerà, lo abbandonerà, gli volterà le spalle, gli sputerà addosso. Per Dio non è stata una sorpresa che i costruttori, Israele, hanno rigettato la pietra che il Signore aveva posto a Sion come solido fondamento. Egli viene e fa di questa pietra la pietra angolare principale. Questo è ciò che ha fatto il Signore. Questo non è lo splendido inizio, come quando Yeshua guarisce i malati, apre gli occhi ai ciechi, purifica i lebbrosi, pronuncia grandi parole di saggezza e resuscita i morti. Non è neanche un evento grandioso che ha avuto una tragica fine. Non si tratta di uno splendido, meraviglioso inizio e di una tragica fine. Non è proprio questo il caso. Questa è l’opera del Signore, l’intenzione di Dio, la via attraverso la quale Dio offre redenzione e salvezza; ponendo un fondamento per chiunque arrivi a questa pietra che Dio ha posto a Sion. Questo è ciò che ha fatto il Signore ed è meraviglioso ai nostri occhi.

Ricordo un paio di persone a cui ho dato testimonianza. Uno parla con così tante persone, che si fa fatica a ricordarle tutte. Ma ce ne sono un paio, che sono rimaste impresse nella mia memoria. Vi ho raccontato di quel soldato a Gerusalemme. Poi c’è stata una donna più anziana con la quale ho parlato in America. Ricordo la sua reazione appena ho iniziato a parlarle del Vangelo. Mentre mi fissava ha notato che ero uno straniero negli Stati Uniti, un tipo dall’aspetto strano, un ragazzo che sembrava provenire dal Medio Oriente. Dopo che le ho parlato della redenzione, improvvisamente mi ha chiesto da dove venissi. Le ho detto che venivo da Israele. Mi ha chiesto se fossi ebreo. Le ho risposto che ero ebreo e avreste dovuto vedere com’è cambiata la sua espressione del viso in quel secondo, in quell’istante, in cui ha sentito che ero ebreo. "Sei un ebreo? Hai ucciso il mio Cristo. Hai ucciso il mio Dio. Hai ucciso Gesù. Come osi venire a parlarmi di Gesù?" Ve lo immaginate? Era cattolica e mi ha trattato con una tale rabbia, ritenendomi responsabile dell’uccisione di Gesù. Ma questo è ciò che ha fatto il Signore. Se solo l’avesse capito. Questo è ciò che ha fatto il Signore ed è meraviglioso ai nostri occhi.

Con mio rammarico, la maggior parte delle persone della Chiesa – primariamente della Chiesa cattolica – ritiene Israele responsabile della crocefissione di Gesù, a cui sono da ricondurre anche le molte persecuzioni degli ebrei. E non si chiedono dove sarebbero essi stessi oggi, se Israele non avesse crocifisso il Signore. Senza la crocifissione di Gesù non ci sarebbe salvezza, né redenzione, né perdono, né riconciliazione dell’Umanità con Dio. Nessuno può dare la colpa a Israele, poiché i romani non sono meno colpevoli e il Vangelo ci dice molto chiaramente che entrambi, ebrei e pagani, sono colpevoli. Ma il cristianesimo ritiene Israele responsabile e questa nazione è stata continuamente perseguitata dalla Chiesa nel nome di Gesù. Eppure, questo è ciò che fatto il Signore ed è meraviglioso ai nostri occhi.

Vi dico questo, affinché comprendiate, quando venite in Israele a diffondere il Vangelo tra gli israeliani, perché sentono ciò che sentono e perché pensano ciò che pensano. Dobbiamo comprendere che questo è ciò che ha fatto il Signore ed è meraviglioso ai nostri occhi. Diamo un’occhiata al Salmo 118, versetto 24: "Questo è il giorno che il SIGNORE ci ha preparato; festeggiamo e rallegriamoci in esso." Qui Davide parla del giorno in cui Yeshua viene crocifisso. Quando cantiamo questa canzone, non si tratta di un giorno qualsiasi o di ogni giorno. Si tratta esattamente di quel giorno in cui i costruttori hanno rigettato Yeshua, la pietra, che Dio aveva posto come fondamento. Si tratta di quel giorno che la storia ha atteso e che i profeti hanno profetizzato e promesso, anticipando ciò che sarebbe successo, quando sarebbe venuto il Messia e dove sarebbe dovuto nascere.

Questo è quel giorno, di cui i profeti ci hanno parlato e raccontato, prima che arrivasse. Questo è il giorno che il Signore ci ha preparato. Grazie a questo giorno possiamo rallegrarci ogni giorno. Solo grazie a questo giorno possiamo rallegrarci veramente ogni giorno. La storia ha atteso questo giorno davanti alla croce, Israele si è rallegrato in esso, i profeti ne hanno parlato. E ora che è arrivata la croce, volgiamo indietro lo sguardo. Questo è il giorno che il Signore ci ha preparato. Questo è il punto centrale di tutta la storia. In tutta la storia non c’è un giorno più importante di questo. Questo è il giorno più importante della storia. Con mio rammarico, gli ebrei non comprendono che Yeshua ha cambiato il corso del tempo. Quando diciamo anno 2000, 2001, 2002, in realtà diciamo: Yeshua ("dopo Cristo"), diciamo proprio il Suo nome. Diciamo: "Questo è il giorno che il Signore ci ha preparato; festeggiamo e rallegriamoci in esso." Prima di questo giorno ognuno non vedeva l’ora che arrivasse questo giorno e dopo questo giorno tutti volgono lo sguardo indietro a questo giorno. Questo è il giorno che il Signore ci ha preparato per riconciliarsi con l’umanità.

Come potete vedere, in questo passaggio abbiamo il versetto di cui Matteo parla nel capitolo 23:37-39, che recita: "Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. Infatti vi dico che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore!»" Yeshua dice che non lo vedranno, non vedranno la pietra, che hanno rigettato, finché Israele non dirà: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore". Il Signore non dice tali parole a un gruppo di persone qualsiasi sulla terra. Egli non le dice a Washington o a Londra; non sono state dette a Zurigo o a Budapest. Queste parole non sono state dette a nessun altro paese al mondo, se non a Israele. E il desiderio ardente di Dio nel corso di tutti i secoli è che tutta l’umanità si converta a Lui. Ma l’Onnipotente Dio ha un angolo speciale nel Suo cuore per il Suo popolo d’Israele, affinché ritorni da Lui. Ciò è stato invocato dal Messia in persona, dagli apostoli e ora anche voi supplicate l’Onnipotente Dio, affinché riporti a sé il Suo popolo, perché quando queste persone lo invocheranno, avremo una vera redenzione sulla terra.

Dio mette questa nazione all’angolo, come nel libro dei Giudici. In questo libro il popolo di Israele volta le spalle al Suo Dio ogni paio di anni e si lamenta quando Dio gli scaglia i nemici contro. Abbandona la fede in Dio, Dio vuole avere la sua attenzione e manda Moab, Ammon, Edom e Amalek. Allo stremo delle loro forze, Egli li costringe in ginocchio a piangere e a gridare redenzione. "Mandaci il redentore!" Viviamo in tempi in cui tutte queste cose, che si vedono qui in Israele, tutta la pressione che ci viene fatta, non sono altro che la strategia di Dio. È come ai vecchi tempi. Oggi non sono Moab e Amalek. Oggi sono la Siria e l’Iraq, la Libia, l’Iran e i palestinesi. Ma Dio ha il suo modo per fare pressione a questa nazione che, con mio rammarico, va in ogni direzione possibile: dalla New Age alla religione, da Budda a chissà cosa. È una grande sfida per la Chiesa, alzarsi e richiamare Israele al vero pentimento, richiamarlo al Suo Messia, fargli comprendere Yeshua nel suo contesto ebraico e prospettargli la realtà di ciò che Yeshua è. Non si tratta di qualcosa che si è inventato il mondo pagano.

Non si tratta del fatto che il Signore voleva portare nel mondo una nuova religione, il cristianesimo, una religione contro il Suo stesso popolo. L’appello dei profeti, l’appello degli apostoli e ora – lode a Dio – il vostro appello al ritorno di questo popolo a Dio è impressionante. L’Onnipotente Dio è così contento di ognuno nella chiesa, che si risveglia alla realtà della redenzione – del giudeo prima, Rom 1:16. Lodiamo Dio per essere venuti ad annunciare veramente il Vangelo a questa nazione. Benedetto sia colui che viene nel nome del Signore. Grazie a persone come voi, che si preoccupano, che amano, che hanno la volontà di combattere la buona battaglia, l’Onnipotente Dio riuscirà a mettere questa nazione di fronte alla realtà di Yeshua nel suo contesto ebraico. Questo succede attraverso la rivelazione; ed effettivamente non possiamo prendercela o serbare rancore nei confronti del resto della Chiesa. Semplicemente la Chiesa non ha avuto il privilegio e la grazia di questa rivelazione. Qui vi vengono insegnate cose, che solo pochissimi nella Chiesa comprendono davvero. Vi vengono insegnate cose, che sono molto lontane dalla Chiesa. Ci sono tantissimi insegnamenti nella Chiesa, ma c’è solo una verità. Noi qui tocchiamo il cuore della verità, studiando la parola e analizzando il piano di Dio per questa nazione e la redenzione che alla fine verrà, il regno di Dio sulla terra. Vieni, Signore Yeshua.

1 Pietro 2,3-10 recita: "se davvero avete gustato che il Signore è buono. Accostandovi a lui, pietra vivente, rifiutata dagli uomini, ma davanti a Dio scelta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo. Infatti si legge nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chiunque crede in essa non resterà confuso». Per voi dunque che credete essa è preziosa; ma per gli increduli «la pietra che i costruttori hanno rigettata è diventata la pietra angolare, pietra d’inciampo e sasso di ostacolo». Essi, essendo disubbidienti, inciampano nella parola; e a questo sono stati anche destinati. Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia."


Padre, Ti ringraziamo. Lodiamo il Tuo santo nome, Ti lodiamo per essere venuto e per averci riconciliati con Te, nel momento in cui Tu hai posto la pietra a Sion, la migliore alleanza, Signore. Ti lodiamo, Padre, per questa riconciliazione e per aver fatto di noi un sacerdozio regale, una luce in questo mondo tenebroso. Prego, affinché comprendiamo effettivamente che siamo una nave, che porta in noi il Tuo spirito, Signore. Affinché siamo le persone che Tu desideri che siamo, Signore, per la Tua gloria e il Tuo onore, Padre. Prego, affinché ognuno di noi continui a crescere nella conoscenza di ciò che siamo ai Tuoi occhi. Di quanto siamo amati e accettati. Di quanto in realtà siamo un’unica cosa insieme a Te nel sangue dell‘agnello e niente può separarci da Te, perché Tu resti fedele al Tuo patto, che Tu hai stretto con noi nel sangue di Yeshua. Nel Tuo nome preghiamo, Padre, che i nostri cuori possano continuare a ballare per la gioia di chi siamo in Lui. Per sempre e in eterno. Amen.





Questo testo di cui sopra (1Piet 2,3-10) si riferisce alla pietra, di cui abbiamo discusso in Isaia 28, che il Signore ha posto a Sion. Anche lui parla della pietra che i costruttori hanno rigettato, come possiamo leggere in Salmi 118, l’halel. Voglio discutere del fatto che qui noi siamo il sacerdozio regale. Quando Dio elegge Israele, in Esodo 19,6 lo elegge come nazione santa per essere un regno di sacerdoti. Israele viene eletto come nazione per essere un sacerdozio regale, ma avendo voltato le spalle a Dio, in questo momento della sua storia non rientra nel pieno delle promesse di Dio. Dio stesso ha chiamato a Sé le persone, affinché venissero verso questa pietra e fondassero un sacerdozio regale di tutte le tribù, lingue e nazioni. Non è più solo Israele a essere sacerdozio. È per tutti coloro che si approssimano alla pietra che il Signore ha posto a Sion. Qui potete comprendere che siete sacerdoti nelle mani del Signore. Non si tratta dei sacerdoti nella Chiesa cattolica, dai quali dovete andare a confessare i vostri peccati e che poi vi perdonano perché ci siete andati. Il perdono dei peccati ha a che fare con la persona nei confronti della quale hai peccato. Vai a chiedere il perdono alla persona nei confronti della quale hai peccato, non a un sacerdote qualsiasi, seduto in chiesa. Siamo tutti sacerdoti. Siamo tutti il sacerdozio nelle amorevoli e fedeli mani di nostro Dio. Per cosa siamo diventati sacerdoti, il sacerdozio regale? Per andare a parlare del trionfo di Dio. Voi siete il popolo eletto, il sacerdozio regale, affinché proclamiate il trionfo di colui che dalle tenebre vi ha chiamato alla Sua meravigliosa luce.

Miei cari, ricordatevi che una volta non eravate un popolo. Eravate senza alleanze, senza speranza, senza Dio in questo mondo, senza promesse. Ma poiché Israele è inciampato sulla pietra che il Signore ha posto a Sion, adesso siete diventati un popolo. Israele è inciampato su questa pietra e Dio ci aveva predetto molto prima che sarebbe successo esattamente questo. Che privilegio è essere un ambasciatore nelle mani di Dio! Ci siamo incontrati per questa unica e sola ragione: per essere ambasciatori nelle mani del Dio vivente. Ma ovviamente non siete venuti fin qui per diventare ambasciatori, eravate già ambasciatori a casa, a prescindere da dove siete venuti. L’istante in cui abbiamo riconosciuto la pietra, è l’istante in cui siamo venuti dall’onnipotente Dio, è l’istante in cui siamo diventati ambasciatori. La sola domanda è se siamo pronti a essere partecipi delle sofferenze di nostro Signore, a essere veri ambasciatori, a non rimanerci male o a non arrabbiarci per il rifiuto o il disprezzo delle persone. A non rimanerci male per le persone che vi dicono: "Siete cristiani? Cosa volete da noi? Lasciateci vivere la nostra vita in pace. Viviamo nel XX secolo, siamo qui per vivere pienamente la vita, cosa volete da noi? Lasciateci in pace!"

Quando metti le persone di fronte al Vangelo e a un tipo di vita diverso, che offre un’altra fonte di gioia, soddisfazione e una vita appagante in Dio, queste persone ti guardano come se fossi un alieno o un pazzo. E ci vuole forza, coraggio e buona volontà per essere partecipi delle sofferenze del Signore, per non rimanerci male o non arrabbiarsi quando qualcuno ti respinge o ti disprezza. Per essere un vero sacerdote nelle mani di Dio, un sacerdozio regale necessita di un cuore volenteroso per portare la croce e seguire il Signore e rinnegare se stessi.

A volte le persone mi chiedono come faccio a compiere questo mio sacerdozio anno dopo anno. Cosa occorre per mantenere vivo questo entusiasmo? Cosa serve per essere una persona sempre pronta all’azione? Manteniamo questa passione quando capiamo veramente cosa significa portare la croce e rinnegare se stessi, essere pronti a condividere la sofferenza del Signore. La sofferenza di cui parliamo non è la sofferenza causata da una reale mancanza nella vita che ci angoscia, ma è soffrire per l’effetto della predicazione del Vangelo. Spesso diciamo alla persona con il marito alcolizzato di sopportare la propria croce. Qualcuno nella vita spesso ha problemi che non hanno niente a che fare con la rettitudine di Dio, niente a che fare con la legge, la giustizia o il regno di Dio, e così pensiamo che sia questo portare la croce. In realtà, portare la croce ha a che fare con il fatto che noi stessi soffriamo per il nome e per la volontà del Signore e per il Vangelo. Questa è la vera sofferenza. Molte persone soffrono in questo mondo e molta di questa sofferenza è causata da noi, che facciamo scelte sbagliate o prendiamo decisioni errate. Ciò non si può chiamare croce. Non possiamo neanche chiamarla abnegazione. Portare davvero la croce è quando si soffre per la volontà di Dio e per la rettitudine di Dio e per il regno di Dio sulla terra. Questa è la vera sofferenza, della quale parla il Signore esortandoci a esserne partecipi. Non è una sofferenza qualsiasi, conseguenza del peccato e delle decisioni sbagliate nella vita. La croce, della quale stiamo parlando qui, in realtà ha a che fare con la sofferenza che si prova quando si predica il Vangelo per volontà del Re stesso e per il regno di Dio, che Egli vuole ardentemente annunciare all’oscuro e morente mondo.

Immagina di essere l’ambasciatore di Haiti. Arrivi alle Nazioni Unite e non sei molto contento di presentare il tuo povero paese davanti a loro. Non darai un’impressione imponente. Ma immagina di essere l’ambasciatore americano. Qui rappresenti davvero una nazione. Cerca di immaginare come l’ambasciatore americano si alza per parlare alle Nazioni Unite. Sa chi c’è dietro di lui. Che nazione c’è dietro di lui quando parla alle Nazioni Unite. E ora immagina te stesso – ambasciatore del Dio vivente. L’America è solo polvere al vento al confronto con il Dio vivente di Israele. Qui siamo gli ambasciatori di Dio. Dobbiamo vergognarci nei confronti di qualcuno? Dobbiamo sopportare un qualche rifiuto, un’imprecazione o qualcuno che ci sputa addosso? Dobbiamo prendercela o arrabbiarci con qualcuno perché ci disprezza? Sappiamo chi siamo e a chi affidiamo le nostre vite e chi rappresentiamo sulla terra. Lasciate che questo penetri nel profondo del vostro essere, affinché nessuna imprecazione, nessuno sputo, nessuna violenza e nessun rifiuto di qualunque tipo possa scostarvi anche di un solo millimetro da ciò che siete come ambasciatori del Dio vivente.

È fantastico sapere questo, crederci e agire di conseguenza. Non solo crederci e dormirci sopra e gioirne, ma crederci e agire di conseguenza. In questo modo si arriva a un livello completamente diverso, rispetto a quando si crede solamente. La vera fede influenza il tuo spirito, il tuo atteggiamento nella vita e sprona i tuoi pensieri e il tuo agire. Ed è importante prendere questa fede e utilizzarla; perciò siamo qui. Non ci irritiamo per tutto ciò che succede per strada: ti urlano contro, ti rimproverano, imprecano contro di te, ti sputano addosso, qualsiasi cosa sia. Consideratela come pura gioia; consideratevi come ambasciatori di Dio, come il sacerdozio regale. Riflettete sui privilegi, ma anche sugli obblighi che Dio vi ha dato.

Esaminiamo alcuni privilegi che Dio ci ha dato, in quanto sacerdozio regale, in quanto Suoi ambasciatori, in quanto uomini e donne sulla faccia della terra, in quanto Sua luce e sale.

Innanzitutto, il privilegio più prezioso e bello che abbiamo è l’unione con Dio. Se solo le persone lo sapessero, vorrebbero averla anche loro. Cosa possiamo chiedere di più dell’essere uniti con l’Onnipotente Dio, dell’essere veri ambasciatori, veri strumenti nelle mani del Signore, l’unione con Dio? Abbiamo l’accesso al Padre come nessun altro. Non siamo persone religiose. Non veniamo a Lui con rituali e tradizioni, con un sistema di cerimonie, regole e precetti; abbiamo l’accesso al Santissimo. Egli ci ha invitato a venire, Egli ci chiede di fargli sapere i nostri bisogni. E quando la nostra vita è impegnata con il regno, Dio è così fedele da rispondere alle preghiere dei Suoi santi. Quando la nostra vita non è impegnata con motivi egoistici e con ambizioni egoistiche e con intimi desideri egoistici, bensì quando il nostro cuore e la nostra vita scelgono il Suo regno, allora preghi e hai accesso al Santissimo e Dio è lì per rispondere.

Nella preghiera di molte persone nelle comunità cristiane e nelle chiese, molto ha che fare con cose private e personali, quando il desiderio di Dio è: "Uscite da voi stessi, allora crescerete nella vostra vita e raggiungerete un nuovo culmine." Noi abbiamo accesso al Padre. Abbiamo sicurezza. Siamo tutti alla ricerca di sicurezza, soprattutto in Israele. L’umanità è alla ricerca di sicurezza, se solo sapesse dove trovarla. La sicurezza che può dare un governo cambia di giorno in giorno. Domani potresti perdere quella sicurezza che ti dà il tuo lavoro. La sicurezza che ti danno i soldi o il tuo conto in banca, oggi può essere grande, ma si vedono molte persone, che un giorno sono milionarie e l’indomani è tutto svanito. Quale migliore sicurezza si può avere della sicurezza dell’unione con Dio? Essere sicuri perché Dio è Dio e tu sei Suo figlio. Il privilegio dell’affetto di Dio, che si preoccupa davvero e che è l’amante della tua anima.

Quando Dio ha creato Adamo ed Eva, ha dato loro il dominio sul mondo. Noi l’abbiamo perso a causa del peccato. Ma non appena ritorniamo da Lui, ce lo riprendiamo. Quando Egli ha creato Adamo ed Eva ci ha dato il dominio su tutta la creazione. Egli ha creato tutto questo mondo per noi. Noi l’abbiamo perso, cadendo nel peccato e voltando le spalle a Dio. Ma non appena ci uniamo a Lui, otteniamo questo dominio. Io lo vivo ogni volta. Nessuno mi può spaventare o disturbare. La gente per strada può urlare e strillare, ma io so a quali mani ho affidato la mia vita. Possono uccidermi, togliermi la vita, ma non possono mai toccare il mio spirito. Io appartengo davvero a Lui.

Quando andiamo in una base militare, immaginate questo ragazzo galileiano che va dal comandante a chiedere il permesso di andare a cantare ai soldati. Uno ci va con autorità e lui la riconosce; come ti avvicini a lui, come gli parli. Riconosce chi gli sta davanti, il suo spirito riconosce con quale spirito sta parlando. Nel 99% dei casi il comandante aprirà semplicemente il cancello e ti farà entrare a cantare ai soldati. Dipende da chi sei e da chi rappresenti. Questo comandante non è altro che un vaso nelle mani di Dio. Noi ricopriamo una posizione ben più alta di questo comandante. Lui può avere il potere di comando sul corpo di soldati, ma noi abbiamo il dominio sul mondo intero. Quando siamo davvero con Dio, abbiamo il dominio, che Egli ci ha dato quando siamo ritornati da Lui. Diciamolo con franchezza, qui non si tratta di esigere tutto ciò che si vuole; non perché sei ritornato da Dio puoi chiedere tutto ciò che vuoi.

Invece, si tratta di Dio e delle cose che hanno a che fare con il regno di Dio, con la rettitudine di Dio. Puoi pretendere tutte le Mercedes e le Cadillac che vuoi, ma Dio riderà di te e ti chiederà quando finalmente ti sveglierai alla realtà del Suo Vangelo. Puoi esigere tutti questi territori, gironzolare per il pezzo di terra e dire a Dio che vuoi averla. Se ha a che fare con le tue ambizioni egoistiche e con i tuoi motivi personali, Dio continuerà a ridere di te e ti chiederà quanto tempo ci vorrà perché tu ti svegli alla realtà del Suo regno, a ciò di cui Lui ha bisogno. Ogni volta che si tratta del regno di Dio e della volontà di Dio, Dio lo ricompenserà. Con la Sua forza in noi, Egli vuole che facciamo del nostro meglio per gloriarlo e onorarlo.

Che privilegio è sapere di essere santi e giusti! Voi siete santi, il sacerdozio regale, la posizione santa di Dio. Non potreste essere ancora più santi di quanto siate già. Non potreste essere ancora più giusti di quanto già siate, quando il Signore vi guarda attraverso il sangue di Yeshua. La nostra responsabilità è quella di elaborare questa santità e questa santificazione. Egli ci santifica ed Egli vuole che elaboriamo questa santificazione, che Egli ha già stabilito nella nostra vita e ci ha dato in Yeshua.

Ci sono alcune canzoni nella Chiesa che secondo me non sono del tutto armoniose. Io le canto, ma il mio spirito non è del tutto in armonia con alcune delle canzoni che cantiamo in chiesa. Canzoni tipo "Più forza, più amore, più di Te dentro di me". Quando cantiamo queste canzoni, penso: cosa posso darti di più? Non posso darti più forza. Posso darti più amore? Sono morto per te; posso darti più di questo? Non posso darti più misericordia di così. Sono venuto e ti ho salvato e ti ho amato fino alla morte. Perché pretendi di più, quando ti ho dato tutto quello che si può dare? Vieni a prenderlo. E quando lo prendi e lo utilizzi, ce ne sarà ancora di più nella tua vita. Saresti in grado di fare molte più esperienze, se iniziassi a utilizzare ciò che ti ho dato. Non cantare per chiedere più di quanto ti ho già dato. Questa è la fondamentale verità. E noi continuiamo a urlare e strillare per avere di più, chiediamo che venga lo Spirito Santo, quando è già in noi. Semplicemente utilizzatelo. E quando lo utilizziamo, allora cresciamo e ci sviluppiamo.

Qui viviamo vicino al mare. Avvicinati all’acqua e prova stare lì sulla spiaggia, dove si infrangono le onde. Non ti muovere, sta’ solo fermo. Presto affonderai, è una questione di minuti. I tuoi piedi affonderanno, sprofonderai mentre stai in piedi. Puoi cercare di stare in piedi quanto vuoi, puoi cantare e chiedere più forza, più amore, tuttavia continuerai a sprofondare. Ma puoi prendere ciò che Dio ti ha già dato e ha stabilito dento di te e muoverti ed entrare con i piedi nell’acqua. Allora vedrai quanto altro in più può fare Dio con te. Forse cadrai, inciamperai, ma Egli ti tirerà subito su, fintantoché sarai pronto ad andare con Lui. Ecco di cosa si tratta. Nella Chiesa molti di noi stanno seduti a chiedere sempre di più, ma Dio vuole che i Suoi figli vincano una gara.

Santità. Siamo già santi, perché Egli ci ha santificato. Siamo santi e giusti, come possiamo esserlo nel sangue dell’agnello. Dipende solo da noi, se vivere nella santità. Possesso. Egli ci ha dato possesso. In Lui ci è trasmessa la compassione di Dio. Al vertice di tutto ciò c’è il privilegio di essere vincitori e idonei.

Israele è inciampato su questa pietra, affinché cadesse? Israele è caduto per Dio, affinché aprisse la porta a te, affinché tu potessi essere questo sacerdozio regale. Anche agli ebrei. Adesso la porta è aperta a tutti. La porta è aperta a chiunque venga dal Santo di Israele. La porta è aperta a tutti sulla faccia della terra, poiché Dio ha creato l’umanità a Sua immagine e somiglianza e il Suo ardente desiderio vale per tutti. Dio ha eletto Israele come nazione, come strumento nelle Sue mani, per spianare la strada e riportare tutta l’umanità a Sé. Questo Egli l’ha fatto portando Yeshua a Israele. Israele ha rigettato la pietra che Egli aveva previsto come fondamento.

Quindi, cosa dobbiamo fare con il popolo d‘Israele inciampato? Per 2000 anni l’abbiamo lasciato da solo. Ma vorrei che capiste, che voi sarete l’ardente desiderio e la risposta alle preghiere di Paolo. Si tratta di voi. L’unica cosa che Paolo voleva davvero era che gli stranieri che si convertivano provocassero la gelosia di Israele. Provocare la loro gelosia, Romani 11. Perciò siamo qui. E rendo lode a Dio per questo momento della storia, in cui sempre più persone come voi nella chiesa si risvegliano e vengono in questo paese, in Israele, per far comprendere Yeshua a Israele nel suo contesto ebraico. Di conseguenza, si tratta unicamente di provocare la gelosia di Israele. Come sacerdozio regale, quale siete voi, siete venuti per fare esattamente questo.

La ragione per cui ci occupiamo di questa dottrina delle alleanze e della pietra che il Signore ha posto a Sion, è comprendere quanto il Vangelo e la redenzione abbiano a che fare con Israele. Moltissimi cristiani vengono in questo paese e, nonostante abbiamo spiegato loro tante volte l’importanza di essere consapevoli del modo in cui si presenta il Vangelo a questo popolo, continuano a fare discorsi sul cristianesimo. Continuano a discutere di come si diventa cristiani. Continuano a cercare di convincere le persone a diventare cristiani. Ma Yeshua non è venuto per portare una nuova religione al mondo. Yeshua è stato promesso al popolo di Israele nel contesto delle alleanze, all’interno di tutte le dichiarazioni sulla pietra che il Signore ha posto a Sion. Israele non ha rigettato Yeshua per inciampare su questa pietra, ma per permettere la redenzione ai pagani; non per portare una nuova religione al mondo, ma per riconciliare l’umanità con Dio.

È molto importante comprendere che noi non presentiamo il cristianesimo, ma la verità biblica contrariamente alla legge e alla religione rabbinica. Questo è l’ardente desiderio della nostra missione o meglio l’ardente desiderio di Dio, che il Suo popolo riconosca la verità dell’ebraismo biblico nei confronti del giudaismo rabbinico. Ecco di cosa tratta questa battaglia. Questa era la battaglia affrontata da Yeshua quando si è contrapposto al Sinedrio e al sistema religioso del Suo tempo. È anche la battaglia dei tempi nostri, come ci contrapponiamo al sistema religioso dell’odierno Israele. Questo è esattamente ciò che facciamo. Sanno quello che facciamo e lo combattono. Non entrerò nei particolari relativi alle organizzazioni antimissionarie, che sono gestite da gente religiosa e che sono fondate e supportate non solo da persone religiose, ma anche dal governo stesso, che in realtà non è consapevole di ciò che fa.

Noi non predichiamo il cristianesimo per le strade. Predichiamo il giudaismo biblico e non cerchiamo di portare via le persone da dove sono verso qualcosa di nuovo, ma di completare la loro fede. Siete un vero miracolo, voi che venite al Messia di Israele. Ricordate ciò che è successo 2000 anni fa. Pietro ha avuto una visione qui a Giaffa. Il Signore è apparso a Pietro per convincerlo che andava bene recarsi da Cornelio, in questa casa pagana per portargli il Vangelo. La maggior parte dei cristiani considerano questa visione come una licenza per mangiare carne di maiale. Ma questa visione non ha nulla a che vedere con questo.

Si possono utilizzare altri passaggi a favore dell’alimentazione con carne di maiale, ma non questo. Pietro non ha mai mangiato e neanche sfiorato quelle cose che erano vietate; ogni volta venivano rispedite in cielo. Non le ha mai mangiate. Aveva avuto il permesso di andare da Cornelio. Poteva andare nelle case pagane; poiché la separazione di allora tra ebrei e pagani era così netta e radicata fin nel profondo della società, che Pietro aveva bisogno di una visione per sentirsi libero nello spirito di accettare l’invito che quest’uomo, Cornelio, aveva spedito a Giaffa. Gli serviva questa visione per poter loro dire ciò che sarebbe successo.

Ricordate ciò che successe quando è andato? È andato da Cornelio e tutti nella casa sono stati salvati. Poi Pietro è ritornato dagli apostoli a Gerusalemme, i quali lo rimproverano per questo. Erano davvero scioccati che i pagani si convertissero al Messia di Israele. I pagani vengono al nostro Messia, al nostro Re? Hanno vissuto lo choc più grande della loro vita. Perciò è un miracolo ancora più grande quando voi venite al Dio di Israele, rispetto a quando lo fanno gli ebrei. E ora dopo 2000 anni, un ebreo che viene a Yeshua è visto come un alieno. Sei un ebreo e credi in Yeshua? 2000 anni fa era diverso, la domanda allora era: sei un pagano e credi in Yeshua? Ecco come lo spirito del tempo distorce le cose.

Non predichiamo il Vangelo agli ebrei, affinché diventino cristiani, luterani, battisti o qualsiasi sia la vostra confessione d’origine. Dimenticatelo. Siete più ebrei di quanto potrebbero esserlo i luterani o chiunque altro. È una benedizione per me avere sorelle e fratelli come voi e sapere di avere una così grande famiglia di tutte le lingue e nazioni. Vorrei tanto che gli israeliani lo capissero. Io corro dagli israeliani che sono preoccupati e temono di perdere la loro famiglia, di perdere i loro amici, di perdere il contatto con le persone, poiché se si convertissero, la famiglia li considererebbe come degli alieni e li allontanerebbe. Se solo sapessero ciò che Dio ha in serbo per loro.

Se solo capissero in quale casa entrerebbero, se venissero al Padre dei cieli e della terra. Che famiglia! Poi essere in qualunque posto sulla faccia della terra e sentirti a casa, quando ti unisci al corpo dei credenti. È straziante ritrovarsi di fronte a israeliani che devono affrontare simili situazioni. Se solo avessero questa rivelazione sulla famiglia di cui entrerebbero a far parte, sarebbe fantastico. Gli ebrei hanno bisogno della rivelazione di ciò che Dio è venuto a fare: rompere la barriera tra ebrei e non ebrei e crearsi una famiglia da ogni tribù, lingua e nazione.

Capite che siamo in Israele e in questo paese abbiamo una società che segue due correnti principali: la società religiosa e i tradizionalisti, che sono maggiormente laici. Se ti stanno a cuore i religiosi e Dio ti chiama nella parte religiosa della società, allora forse potresti prendere sempre più in considerazione di accettare i loro riti e altre cose ed essere religioso con i religiosi. Se osservo il corpo del Messia in Israele, riconosco che la maggior parte delle persone che si convertono proviene da un contesto laico: gente dal kibbutz, atei e persone laiche. Anche qui si tratta della stessa ragione che leggiamo nelle Scritture, cioè che i religiosi hanno un atteggiamento talmente presuntuoso, che rende loro difficile raggiungere la vera fede. Per i presuntuosi è così difficile entrare nel regno.

Preferisco parlare con i religiosi quando sono per strada da solo, senza il gruppo, perché altrimenti potrei mettervi tutti in pericolo. Quando sono da solo me la cavo molto bene con loro. Quando sono per strada preferisco parlare con una persona religiosa, poiché abbiamo molto in comune. Questa come minimo crede in Dio e forse crede anche nelle Scritture. Di sicuro crede ai rabbini, molti di loro credono più ai rabbini che nelle Scritture stessa. È così triste che considerino superiori le parole dei rabbini rispetto a quelle dei profeti. È incredibile ma vero. Per me è un piacere parlare con persone religiose.

Osservando il corpo del Messia in Israele, noto che sta crescendo, Dio sia lodato. Se vado indietro di 20 anni, allora c’erano solo alcune centinaia di credenti; tutti si conoscevano e c’erano solo alcune comunità cristiane nel paese. Oggi ci sono circa 70 comunità, 7999 credenti e il numero continua a crescere. A voi sembrerà una goccia nell’oceano, ma per noi si tratta di uno sviluppo straordinario. Il corpo cresce. Ricordate che ai tempi del profeta Elia solo 7000 persone non si inchinavano davanti a Baal e ad Aschera. Ai tempi di Geremia solo una manciata di persone serviva fedelmente il Dio vivente. In tutta la storia solo pochi sono stati veramente leali nei confronti del Signore, la maggior parte della nazione è andata per i fatti propri.

Ci avviciniamo alle persone secolari. Essi sono stufi degli ultraortodossi, che non prestano servizio nell’esercito, nonostante l’obbligo di tre anni per tutti gli uomini e due per le donne; non pagano le tasse; ricevono molto denaro dalle casse dello stato, spesso ricattando politicamente la coalizione. È così che funziona il governo israeliano. In altre parole: dateci ciò che chiediamo, altrimenti usciamo dalla coalizione. E se uscissero dalla coalizione, il governo crollerebbe. Qui abbiamo due partiti principali: il likud, l’ala destra, e il partito laburista, l’ala sinistra. La Knesset è composta da 120 seggi, dal governo di Israele e da più o meno 15 partiti. Il partito laburista, quando vince, non è in grado di formare un governo senza una coalizione con gli altri partiti. Neanche i partiti dell’ala destra, quando vincono, riescono a formare un governo senza coalizzarsi con altri partiti. Chiunque vinca, ha sempre un disperato bisogno dei partiti religiosi per formare una coalizione. Così, questi partiti religiosi mantengono [...?]

Diamo uno sguardo a Romani 11.


[Nota del traduttore: qui nel documento originale manca il testo successivo]


Yeshua (Gesù) – La redenzione

Viviamo in un paese in cui le persone, quando sentono la parola "Gesù", pensano a un tipo con i capelli biondi e gli occhi azzurri. Quando Yeshua era sulla terra, nessuno lo chiamava Gesù. Lo chiamavano Yeshua. La parola Gesù deriva dal greco. Hanno preso la parola greca e hanno sostituito quella ebraica. Ma Yeshua si è sentito chiamare Yeshua durante tutta la Sua vita. Ha sentito il Suo vero nome Yeshua. Gli si rende giustizia, solo se lo si chiama con questo nome, Yeshua. Se si comprende la radice di questa parola, si capisce quanto sia potente questa parola. Cosa significa la parola Yeshua? Redenzione. Gesù in inglese significa redenzione? È la parola Yeshua che in ebraico significa redenzione. Yeshua in ebraico significa redenzione. Dovremmo chiamarlo di più con il Suo nome Yeshua, soprattutto quando gli rendiamo testimonianza, lo annunciamo, e parliamo di Lui alle persone in Israele.

A volte, quando parli di Yeshua, le persone possono pensare che tu stia parlando di Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè, che successivamente ha condotto il popolo di Israele nella Terra Promessa. In Israele le persone chiamano Yeshua Yeshu. Eliminano l’ultima lettera del Suo nome, la lettera ain. In ebraico ain significa ‘occhio‘. Eliminano la lettera ain e lo chiamano Yeshu. Da quando hanno eliminato la lettera ain, occhio, hanno occhi e non vedono. Adesso siamo effettivamente sul punto di inserire nuovamente l’ultima lettera del Suo nome. Yeshu è una maledizione - Yimach Shmo Vezicro, che significa: possano il Suo nome e la Sua memoria essere cancellati. Possa il Suo nome essere cancellato dalla nostra memoria. È una maledizione terribile. La maggior parte degli israeliani lo sa quando lo chiama Yeshu. E lo sa perché Lo ritiene responsabile delle tragedie che si sono susseguite nella nostra storia ad opera dei crociati, degli inquisitori, del Medioevo. Ricordate, che nel Medioevo potevano mettere l’intera comunità ebraica in una sinagoga e accusarla dell’uccisione di alcuni bambini non ebrei e di aver bevuto il loro sangue in occasione della Pesach (Pasqua ebraica). Potevano prendere l’intera comunità ebraica e metterla in una sinagoga e poi dar fuoco alla sinagoga. Questa è storia. È successo ovunque in Europa. Ogni bambino in Israele lo apprende nelle lezioni di storia. Durante la nostra infanzia qui a scuola impariamo che questo è il cristianesimo, che Gesù è questo. Quando incontri le persone per strada, è questo quello che pensano di Lui. Ecco perché si augurano e sperano che il Suo nome possa essere cancellato. A causa Sua abbiamo dovuto sopportare tutte le tragedie nella nostra storia. In realtà non possiamo giudicarli per questo odio e questa rabbia.

Diamo uno sguardo a Deuteronomio, capitolo 13:1-11. Forse vi aiuterà a capire perché le persone sentono ciò che sentono. "Quando sorgerà in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti annuncia un segno o un prodigio, e il segno o il prodigio di cui ti avrà parlato si compie, ed egli ti dice: «Andiamo dietro a dèi stranieri, che tu non hai mai conosciuto, e serviamoli», tu non darai retta alle parole di quel profeta o di quel sognatore, perché il SIGNORE, il vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate il SIGNORE, il vostro Dio, con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra. Seguirete il SIGNORE, il vostro Dio, lo temerete, osserverete i suoi comandamenti, ubbidirete alla sua voce, lo servirete e vi terrete stretti a lui. Quel profeta o quel sognatore sarà messo a morte, perché avrà predicato l’apostasia dal SIGNORE Dio vostro che vi ha fatti uscire dal paese d’Egitto e vi ha liberati dalla casa di schiavitù, per spingerti fuori dalla via per la quale il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha ordinato di camminare. Così toglierai il male di mezzo a te. Se tuo fratello, figlio di tua madre, o tuo figlio o tua figlia o tua moglie, che riposa sul tuo seno, o l’amico, che è come un altro te stesso, vorranno ingannarti in segreto, dicendo: «Andiamo, serviamo altri dèi», quelli che né tu né i tuoi padri avete mai conosciuto, dèi adorati dai popoli che vi circondano, vicini a te o da te lontani, da un’estremità all’altra della terra, tu non acconsentirai, non gli darai retta; l’occhio tuo non abbia pietà per lui; non risparmiarlo, non giustificarlo; anzi uccidilo senz’altro; la tua mano sia la prima a levarsi su di lui, per metterlo a morte; poi venga la mano di tutto il popolo; lapidalo e muoia, perché ha cercato di spingerti lontano dal SIGNORE tuo Dio, che vi ha fatti uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. E tutto Israele lo udrà e temerà, e non commetterà più una simile azione malvagia in mezzo a te."

Quando le persone leggono questo passaggio, soprattutto le persone religiose pensano,– nonostante Yeshua ha compiuto segni e prodigi e tutte le Sue meravigliose opere –pensano unicamente che Egli sia venuto solo per ingannarci e spingerci all’apostasia dal Dio d’Israele e all’adorazione di dèi stranieri. Pensano che sia venuto a portarci le statue di pietra, di legno e d’argilla, i medaglioni e i quadri in vetro che si vedono nelle chiese. Tutto ciò a cui riescono a pensare è che Yeshua sia venuto per indurre il popolo di Israele ad adorare altri dèi. Quando Israele osserva la Chiesa odierna, soprattutto la Chiesa cattolica, che arriva e si inchina davanti alla croce, facendosi la croce sul proprio cuore, che va avanti e si inchina davanti alle statue, Israele pensa che questa sia adorazione di idoli e di statue, fatti da mani umane. Quando leggono questo passo, pensano che questo sia esattamente ciò che ha fatto Gesù. Yeshua è venuto per indurci all’apostasia dal Dio di Israele, il quale ci ha condotti fuori dall’Egitto, mentre Yeshua ci ha portato altri dèi, fatti da mani umane, statue, croci di legno. E sapete qual è la pena prevista dalla legge? Prendi la persona che fa queste cose e la lapidi a morte. Questo è letteralmente ciò a cui pensano. Pensano che veniamo a presentare loro Yeshua, il traditore del Dio di Israele, che ha introdotto dèi stranieri in Israele e che doveva essere ucciso. Grazie a Dio, viviamo in uno stato democratico e oggi non possono più farlo.

Ma potrebbero venire giorni, in cui potrebbero farlo davvero; questo paese si muove velocemente in quella direzione dove già si trovano Teheran e l’Iran. I partiti religiosi guadagno sempre più potere e spazio nel parlamento israeliano. Ad ogni elezione guadagno più seggi ed esercitano una grande influenza sul governo israeliano. Tutto ciò è da ricondurre alla fame e alla sete che esistono nel cuore di questa nazione. Dove vanno le persone? Vanno verso la religione. Qui si tengono numerosi seminari religiosi a cui partecipano le persone laiche. La predicazione di questi rabbini incute loro assoluta paura, che li induce a pentirsi e a preferire di aderire alla legge di Mosè. Nelle strade è sempre più dura. Alcune persone possono diventare molto violente. Le persone religiose hanno almeno sette stazioni radio, dove parlano sempre di noi. Il mio nome viene diffuso per radio. Il loro sistema funziona così, quando ci incontriamo in spiaggia o al mercato, basta che ci veda anche solo un religioso, che questi chiama la stazione radio e questa lo comunica ai suoi ascoltatori. In men che non si dica circa 20-30 religiosi da ogni direzione si precipitano ad attaccarti. Capisci che rete hanno creato in questo paese? Ma il Signore è al di sopra di tutto questo.




Il tradimento pseudocristiano agli israeliti. – Parte 1  Discorso 111

Gesù è al lavoro per adempiere le sue promesse a Israele? – Parte 2  Discorso 1112

L’insegnamento degli ebrei messianici – l’analisi.   Parte 3  Discorso 1113 [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese]

I cristiani difendono il Vangelo dagli "amici di Israele"  – Parte 4  Discorso 1114

La nuova alleanza di Dio con tutti gli esseri umani.  – Discorso 103