Discorso 1114 – La dottrina degli ebrei messianici – l’analisi.




Lettera di dottrina degli ebrei messianici di Jacob Damkani. / Commento di J. e E. Damkani, Israele, 00, 02-09-2013

L’Altare degli olocausti nel tempio.

La distruzione del tempio.

Israele è senza Dio da duemila anni.

La dottrina degli ebrei messianici.

La Trinità biblica e alcune altre specificità della fede cristiana biblica.

L’Antica alleanza.

Il regno.

Il residuo.

La Nuova alleanza.

Postfazione.

Evangelizzazione cristiana in Israele.

Il tradimento pseudo cristiano contro gli Israeliti.     -   Parte 1  Discorso 111

Le alleanze di Dio, di Jacob Damkani.     -   Discorso 1111

Gesù è al lavoro per adempiere le sue promesse a Israele?     -   Parte 2  Discorso 1112  [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese]

Cristiani difende il Vangelo verso gli "amici di Israele".     -   Parte 3  Discorso 1113  [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese]



(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Lettera di dottrina degli ebrei messianici di J. Damkani / Commento di J. e E. Damkani, Israele, 00, 02-09-2013)

(…) So che queste cose sono importanti per Lei e lo apprezzo. E anche se abbiamo priorità e denominazioni differenti, in realtà non riusciremo mai a esaurire la discussione. Ci sono molte persone là fuori che aspettano il Vangelo, deve essere sempre questa la nostra prima priorità, da quando Dio ci ha chiamati a fare proprio questo: predicare il Vangelo, prima di tutti all’ebreo.

Ho trovato i fondamenti della dottrina che Jakob ha insegnato qualche tempo fa – sulle alleanze – e penso che spieghino molto bene – molto meglio di quanto ho precedentemente cercato di fare io (nel Discorso 1112 / Nota di FH) – il modo in cui vediamo le cose. E poiché Lei studia accuratamente la Bibbia, sono sicura che sarà d’accordo con me. Li ho allegati qui di seguito.

Le auguro tanta benedizione,

Elisheva


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La ringrazio molto Elisheva per essersi presa l’incomodo di scegliere per me questo interessante articolo di Suo marito. Ho accettato volentieri la Sua proposta di studiare questi fondamenti della dottrina e di verificare le dichiarazioni in esso contenute sulla base della Bibbia. Da una parte perché ultimamente anch’io mi sono occupato intensamente delle diverse alleanze di Dio, e dall’altra proprio perché finora le dottrine degli ebrei messianici qui su Immanuel.at purtroppo sono state trattate solo marginalmente o in note a piè di pagina e mai in maniera approfondita, di conseguenza sono molto grato, anche nell’interesse dei miei lettori, di avere finalmente qui a disposizione dichiarazioni valide e contenuti didattici del giudaismo messianico.

(Vedi anche Discorso 103: "La Nuova Alleanza di Dio con tutti gli esseri umani.")


Come c’era da aspettarsi, nel suo lavoro Jacob Damkani argomenta con vasta esperienza e ampia conoscenza dell’Antico Testamento. Ciò che ha destato molto il mio interesse nella sua descrizione è stata, tuttavia, la visione molto speciale che gli ebrei messianici hanno della Bibbia – dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento.

Ho tradotto il testo di questi fondamenti della dottrina in tedesco (Die Bünde Gottes, von Jacob Damkani.) e l’ho fatto tradurre anche in italiano (Le Alleanze di Dio, di Jacob Damkani.) e li ho pubblicati sul web. Cosi, da un lato, le mie citazioni possono essere verificate, e dall’altro, i lettori di lingua tedesca e italiana interessati possono leggere questo lavoro di J. Damkani. Qui nel mio commento inserirò ogni volta solamente quelle parti che nel contesto di questo studio mi hanno colpito e che ho ritenuto importanti e che analizzerò nel dettaglio.

E qui già nella prima pagina dei testi di J. Damkani ci sono alcune interessanti dichiarazioni che possono dare un’idea di ciò che gli ebrei messianici – a differenza di molti cristiani – intendono con evangelicalismo degli ebrei. Egli scrive:

"Mi rincresce che la maggior parte dei cristiani effettivamente non comprenda che gli ebrei non devono essere convertiti a nessun’altra religione; non devono abbandonare né la loro eredità, né la loro fede ebraica, poiché se Dio ha dato un’identità a ogni gruppo etnico, al popolo ebraico ha dato un’identità davvero chiara. Non hanno bisogno di abbandonare la loro identità e di diventare qualcos’altro, di diventare cristiani. Nella mente del popolo ebraico il cristianesimo è qualcosa di diverso da ciò che tu pensi che sia."
(Le alleanze di Dio, di J. Damkani, Abraamo/04)


Ora, anche questo è qualcosa di diverso rispetto a ciò che finora ho pensato fosse l’ebraismo messianico. Un’evangelizzazione che dice agli ebrei che non devono affatto convertirsi sottace il fondamento della fede cristiana, vale a dire Gesù Cristo e la Sua morte sulla croce per i peccati dell’umanità – anche degli ebrei!

La dichiarazione di Damkani: "Nelle teste degli ebrei il cristianesimo è qualcosa di diverso rispetto a ciò che pensi sia il cristianesimo." può essere giusta. Tuttavia, il cristianesimo non riguarda ciò che accade "nelle teste degli ebrei", bensì ciò che il nostro Signore Gesù Cristo ci dice a proposito nel Nuovo Testamento.

E qui a proposito degli ebrei – ad eccezione dei discepoli, che però erano cristiani – non ci dice nulla di buono. J. Damkani dovrebbe rileggerselo attentamente al più presto. In particolare, ciò che il Signore dice a proposito degli scribi ebrei, i quali alla fine poi lo hanno ugualmente condannato a morte sulla croce.

Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti, dicendo: «Egli ha bestemmiato; che bisogno abbiamo ancora di testimoni? È reo di morte».

Mat 26,63 Ma Gesù taceva. E il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se tu sei il Cristo (il Messia), il Figlio di Dio». 26,64 Gesù gli rispose: «Tu l’hai detto; anzi vi dico che da ora in poi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo». 26,65 Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti, dicendo: «Egli ha bestemmiato; che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la sua bestemmia; 26,66 che ve ne pare?» Ed essi risposero: «È reo di morte». Mat 26,63-66;


La religione mosaica era sicuramente la religione giusta. Tuttavia, tra i maestri di Israele, dagli scribi del Sinedrio di duemila anni fa fino al più piccolo rabbino di oggi, si sono intrufolate persone che non servono Dio, ma Satana.

Voi siete dal diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro.

Giov 8,43 Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete ascoltare la mia parola. 8,44 Voi siete dal diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro; egli fu omicida fin dal principio e non è rimasto fermo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, parla del suo perché è bugiardo e padre della menzogna. Giov 8,43-44;

Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l’ira futura?

Mat 3,7 Ma vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l’ira futura? Mat 3,7;

Razza di vipere, come potete dir cose buone, essendo malvagi?

Mat 12,34 Razza di vipere, come potete dir cose buone, essendo malvagi? Poiché dall’abbondanza del cuore la bocca parla. 12,35 L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone; e l’uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvagie. Mat 12,34-35;

Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna?

Mat 23,32 E colmate pure la misura dei vostri padri! 23,33 Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna? Mat 23,32-33;


E dal loro padre spirituale vengono diretti a interpretare l’Antico Testamento mosaico come preparazione al futuro Anticristo. Si sostiene molto semplicemente che Gesù di Nazareth, il vero Messia, sia stato un traditore e un bestemmiatore e già è possibile interpretare diversamente tutte le profezie del Tanach – dell’Antico Testamento – riferendole a un venturo falso Messia.

Di conseguenza, è urgentemente necessario far rendere finalmente conto agli ebrei di essere stati ingannati dalla maggior parte dei loro maestri religiosi da duemila anni a questa parte. Fintanto che gli ebrei non riconosceranno questo inganno, nonostante la giusta religione, aderiranno a una falsa fede, moriranno nei loro peccati e finiranno nella dannazione.

Questa è la realtà biblica che dobbiamo comunicare agli ebrei. Chi insegna loro che "non devono abbandonare la loro eredità e la loro fede ebraica", sottovaluta completamente la gravità della situazione e conduce questo popolo maggiormente fuori strada, verso la falsa convinzione che "non hanno bisogno" di convertirsi. In realtà è esattamente il contrario!

«Se non credete che io sono (il Messia), voi morirete nei vostri peccati».

Giov 8,21 Egli dunque disse loro di nuovo: «Io me ne vado e voi mi cercherete e morirete nel vostro peccato; dove vado io, voi non potete venire». 8,22 Dicevano perciò i Giudei: «Vuole forse uccidersi, perché dice: "Dove vado io, voi non potete venire"?». 8,23 Ed egli disse loro: «Voi siete di quaggiù, mentre io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. 8,24 Perciò vi ho detto che voi morirete nei vostri peccati, perché se non credete che io sono (il Messia), voi morirete nei vostri peccati». Giov 8,21-24;


Gli ebrei – se vogliono essere salvati – non hanno nessun’altra possibilità se non quella di abbandonare "la loro eredità e la loro fede ebraica". Per questo basta semplicemente conoscere un po’ la religione mosaica e la storia di Israele.


L’Altare degli olocausti nel tempio.

Come sanno i credenti ebrei mosaici, l’antico Israele serviva il suo Dio nel tempio di Gerusalemme. Tra l’altro in diverse occasioni anche con sacrifici di animali sull’altare degli olocausti nel tempio. E precisamente, come richiesto da Dio, solo presso questo altare sacrificale e solo in questo tempio di Gerusalemme. In nessun altro luogo potevano essere offerti sacrifici.

Allora ti guarderai bene dall’offrire i tuoi olocausti in un luogo qualsiasi;

Deut 12,13 Allora ti guarderai bene dall’offrire i tuoi olocausti in un luogo qualsiasi; 112,4 ma offrirai i tuoi olocausti nel luogo che il SIGNORE avrà scelto in una delle tue tribù; là farai tutto quello che ti comando. Deut 12,13-14;


A prescindere da tutte le cerimonie sacrificali legate alle occasioni, esisteva tuttavia ancora il cosiddetto sacrificio "quotidiano" o "perpetuo" (tamid). Con ciò si intende il sacrifico del mattino e della sera nel tempio. Per questo sacrificio quotidiano dovevano essere sacrificati sull’altare due agnelli di un anno, come segno del fatto che Dio dimora nel tempio e in mezzo ai figli di Israele (Es 29:38-46).

Confidando in questo sacrificio ciascun Israelita poteva chiedere la remissione dei suoi peccati, senza dover partecipare personalmente alla cerimonia sacrificale. Il termine (tamid) significa letteralmente "sempre", e indica la "remissione costante dei peccati (perdonabili), che Dio garantisce all’Israelita grazie a questo sacrificio quotidiano".


La distruzione del tempio.

Il 1° luglio 69 d.C. Tito, figlio dell’allora imperatore romano Vespasiano, fu inviato a Gerusalemme come comandante in capo dell’esercito per porre fine alla guerra ebraica, dove nell’aprile del 70 d.C. fece marciare un esercito di quattro legioni e numerose truppe ausiliarie di re alleati (Giuseppe Flavio, Bell, 5,40-6,120). Tito fece assediare la città e la fece accerchiare da un’alta muraglia (Giuseppe Flavio, Bell, 5,130-135.491-511; Tacito, Hist. 5,1.10-14).

All’inizio di settembre del 70, Gerusalemme fu poi conquistata in seguito alla carestia e a un bagno di sangue, che Tito cercò invano di evitare(!). Il tempio, in cui si erano rifugiati 6000 ebrei in virtù di un oracolo profetico che preannunciava la salvezza finale del santuario (Giuseppe Flavio, Bell 6.285 ss.), fu distrutto da un incendio (Bell 6,220-270).

Secondo Giuseppe Flavio, si dice che Tito fino alla fine abbia tentato invano di evitare la distruzione del tempio (Bell, 6,241,266). In questo modo Tito voleva essere sollevato dal senso di colpa personale per la sventura degli ebrei. Ma con furia cieca i soldati avevano disobbedito al suo ordine (Bell, 6,254-259). La città fu rasa al suolo. Solo le torri della cittadella furono risparmiate e rinforzate, affinché vi stazionasse l’esercito.

Se consideriamo i suddetti resoconti degli storici, non è certo stata la potenza terrena – cioè il comandante romano Tito – a voler distruggere il tempio. Al contrario, come scrive Giuseppe Flavio, Tito diede alle sue truppe proprio l’ordine di non distruggere il tempio. Tuttavia, tutta questa guerra non è stata decisa a livello terreno.

Era stato Dio Onnipotente a decidere che sia la città (Luca 19:41-44) che il tempio (Mat 24:1-2) dovessero essere distrutti. Forse per la prima volta in vita sua Tito sperimentò così il rifiuto dei legionari romani di eseguire un ordine del loro comandante prendendo d’assalto il tempio e bruciandolo.

Ma ora perché Dio avrebbe deciso la distruzione di questa città e del tempio? Da una dichiarazione del Signore, a prima vista poco rilevante, attraverso una più attenta osservazione possiamo riconoscere alcune connessioni del tutto inaspettate.

Qui sotto, in Giov 8,24, il Signore disse ai farisei, che lo accusavano di avere solo se stesso come testimone per la sua affermazione di essere il Figlio di Dio, e poiché secondo la legge ebraica erano sempre necessari almeno due testimoni, che la sua testimonianza non era vera:

«Se non credete che io sono (il Messia), voi morirete nei vostri peccati».

Giov 8,21 Egli dunque disse loro di nuovo: «Io me ne vado e voi mi cercherete e morirete nel vostro peccato; dove vado io, voi non potete venire». 8,22 Dicevano perciò i Giudei: «Vuole forse uccidersi, perché dice: "Dove vado io, voi non potete venire"?». 8,23 Ed egli disse loro: «Voi siete di quaggiù, mentre io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. 8,24 Perciò vi ho detto che voi morirete nei vostri peccati, perché se non credete che io sono (il Messia), voi morirete nei vostri peccati». Giov 8,21-24;


Nel testo biblico menzionato sopra, sia in Giov 8:21 che in Giov 8,24, il Signore fa riferimento alla profezia: "morirete nei vostri peccati". Per i farisei a cui lo disse, fu proprio questa stessa affermazione un’ulteriore prova che questo Gesù di Nazareth stava diffondendo solo menzogne e non conosceva i comandamenti mosaici.

Dopotutto, avevano ancora le cerimonie sacrificali prescritte dalla Legge (la Torah) per il sacrificio del peccato e quello della colpa, i quali potevano liberarli dai loro peccati. E in più, avevano il "tamid", il sacrificio quotidiano e costante nel tempio, attraverso il quale Dio concede loro il perdono permanente dei peccati perdonabili.

Né i farisei di allora né la maggior parte degli esegeti di oggi hanno riconosciuto la terribile serietà che sta alla base di queste poche parole. È proprio qui che abbiamo la chiave per comprendere l’azione di Dio sul suo popolo d’Israele.

Basta un esame superficiale per comprendere che naturalmente non era il Signore ad essere inconsapevole, ma che, in verità, i farisei non avevano la minima idea che 40 anni dopo non sarebbero esistiti né il tempio né l’altare per i sacerdoti quindi non sarebbe più stato possibile eseguire le previste offerte sacrificali sull’altare sacrificale nel tempio.

La conseguenza di ciò fu che dalla distruzione del tempio e dell’altare sacrificale – e fino ad oggi (!) – tutti gli israeliti non hanno avuto alcuna possibilità di remissione dei peccati e sono morti nei loro peccati come il Signore aveva profetizzato. E sia secondo la dottrina di Mosè che secondo quella cristiana tutta questa moltitudine di persone è perduta e trascorrerà l’eternità nella dannazione.

Se poi andiamo più in profondità nella nostra riflessione, riconosciamo un retroscena ancora più serio. Mentre molti israeliti al tempo di Gesù con il loro rifiuto del Nazareno ritenevano di essere completamente in linea con la legge mosaica e con i comandamenti del loro Dio, in realtà avevano abbandonato proprio questa strada. Il Sinedrio ebraico, sotto la guida del suo sommo sacerdote Caifa, aveva condannato Gesù perché aveva confermato loro di essere il Figlio di Dio:

Allora il sommo sacerdote stracciò le sue vesti, dicendo: Egli ha bestemmiato; Egli è reo di morte!

Mat 26,63 Ma Gesù taceva. E il sommo sacerdote replicò dicendo: «Io ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se sei il Cristo (Messia), il Figlio di Dio». 26,64 Gesù gli disse: «Tu l’hai detto! Anzi io vi dico che in avvenire voi vedrete il Figlio dell’uomo sedere alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo». 26,65 Allora il sommo sacerdote stracciò le sue vesti, dicendo: «Egli ha bestemmiato; quale bisogno abbiamo più di testimoni? Ecco, ora avete udito la sua bestemmia. 26,66 Che ve ne pare?». Ed essi, rispondendo, dissero: «Egli è reo di morte!». Mat 26,63–66;


Lo avevano giudicato reo di morte perché diceva di essere il Figlio di Dio. Tuttavia, al Sinedrio – la guida religiosa di Israele – in base alle leggi della potenza occupante romana non era permesso di eseguire pene di morte, ma doveva trasferire questi casi alla giurisdizione romana.

Per i romani, tuttavia, le dispute interne degli ebrei sulla loro religione non costituivano il presupposto di una pena e ancor meno di una pena di morte. Pertanto, il Sinedrio ebraico diffuse l’accusa che questo Gesù avesse detto di essere il Re dei Giudei (Giov 18:33-35).

In questo modo la giurisdizione romana trasferiva la fattispecie di reato di sovversione e attacco all’autorità dell’imperatore di Roma, per il quale, in base al diritto romano, era prevista la morte in croce (Giov 19:12).

Ma negando questo Gesù come loro Messia, con la sua condanna a morte e con la sua consegna ai romani per la crocefissione, i Giudei avevano anche rinnegato – e perduto il loro Dio.

Chiunque nega il Figlio, non ha neanche il Padre; chi riconosce il Figlio, ha anche il Padre.

1Gio 2,22 Chi è il mendace, se non colui che nega che Gesù è il Cristo? Costui è l’anticristo, che nega il Padre e il Figlio. 2,23 Chiunque nega il Figlio, non ha neanche il Padre; chi riconosce il Figlio, ha anche il Padre. 2,24 Quanto a voi dunque, dimori in voi ciò che avete udito dal principio; se ciò che avete udito dal principio dimora in voi, anche voi dimorerete nel Figlio e nel Padre. 1Gio 2,22–24;

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Giov 14,6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Giov 14,6;

Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.

Giov 5,22 Poiché il Padre non giudica nessuno, ma ha dato tutto il giudizio al Figlio, 23 affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre; chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. Giov 5,22–23;

Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita.

1Gio 5,10 Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in sé; chi non crede a Dio, lo ha fatto bugiardo, perché non ha creduto alla testimonianza che Dio ha reso circa suo Figlio. 5,11 E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel suo Figlio. 5,12 Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. 1Gio 5,10–12;


Insieme ad altre indicazioni bibliche, anche le profezie di cui sopra costituiscono una prova del fatto che da questo momento in poi Israele ha perso ogni legame con il suo Dio ed è perciò “ateo”, cioè “senza-Dio”, in entrambi i sensi.

Hanno abbandonato l’Eterno, hanno disprezzato il Santo d’Israele.

Isa 1,2 Udite, o cieli, e ascolta, o terra, perché l’Eterno ha parlato: «Ho allevato dei figli e li ho fatti crescere, ma essi si sono ribellati contro di me. 1,3 Il bue riconosce il suo proprietario e l’asino la mangiatoia del suo padrone, ma Israele non ha conoscenza e il mio popolo non ha intendimento». 1,4 Guai, nazione peccatrice, popolo carico di iniquità, razza di malfattori, figli che operano perversamente! Hanno abbandonato l’Eterno, hanno disprezzato il Santo d’Israele, si sono sviati e voltati indietro. 1,5 Perché volete essere ulteriormente colpiti? Vi ribellereste ancor di più. Tutto il capo è malato, tutto il cuore langue. Isa 1,2–5;


Israele è senza Dio da duemila anni.

E qui vediamo ora il motivo per cui Dio fece distruggere la città e il tempio di Gerusalemme dai Romani: dopo l’uccisione di suo figlio sulla croce, Dio ha abbandonato il tempio, la città e il popolo d’Israele. Nel seguente racconto tratto da Mat 27,45-51, relativo alla morte di Gesù in croce, troviamo due riferimenti concreti a questo proposito.

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo.

Mat 27,45 Dall’ora sesta fino all’ora nona si fecero tenebre su tutto il paese. 27,46 Verso l’ora nona, Gesù gridò con gran voce dicendo: «Elì, Elì, lammà sabactanì?». Cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». 27,47 E alcuni fra i presenti, udito questo, dicevano: «Costui chiama Elia». 27,48 E in quell’istante uno di loro corse, prese una spugna, l’inzuppò d’aceto e, infilatala in cima ad una canna, gli diede da bere. 27,49 Ma gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo». 27,50 E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito. 27,51 Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo; la terra tremò e le rocce si spaccarono; Mat 27,45-51;


Le ultime parole del Signore sulla croce furono: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Si tratta di quel momento in cui il peccato del mondo intero fu fatto ricadere sul Figlio di Dio e lo Spirito Santo del Padre dovette lasciare il Figlio perché non poteva rimanere in un corpo con un peccato non perdonato.

Da un lato, questo era l’evento per la cui realizzazione il Figlio di Dio era venuto nel mondo: offrire il sacrificio vicario gradito a Dio per i peccati di tutti gli esseri umani.

Quando stendete le mani, distolgo gli occhi da voi; anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto;

Isa 1,14 L'anima mia odia i vostri noviluni e le vostre feste stabilite; mi sono un peso che sono stanco di portare. 1,15 Quando stendete le mani, distolgo gli occhi da voi; anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani sono piene di sangue. 1,16 Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male; Isa 1,14-15;


Ma, d’altra parte, questo grido di morte era una profezia per gli ebrei, che da questo momento in poi si trovarono esattamente in questa situazione. Come il loro Messia aveva profetizzato loro: "se non credete che io sono, morirete nei vostri peccati" (Giov 8,24), non avevano più la remissione dei loro peccati, perché Dio li aveva abbandonati.

E anche il fatto che il velo del tempio, altrimenti sempre tenuto chiuso, sia stato strappato in due dall’alto verso il basso, ha il suo significato, se si sa che questo velo separava le due stanze – quella del Santo, il vestibolo, e quella del Santo dei Santi in cui dimorava Dio (Es 26,33). Questa era la prova che Dio aveva lasciato il tempio e che il popolo d’Israele, diventato l’assassino di suo Figlio, era ormai senza Dio.

E anche questo era stato profetizzato loro dal Signore quando era ancora in vita:

Ecco, la vostra casa vi è lasciata deserta, finché non direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"

Mat 23,32 Voi superate la misura dei vostri padri! 23,33 Serpenti, razza di vipere! Come sfuggirete al giudizio della Geenna? 23,34 Perciò, ecco io vi mando dei profeti, dei savi e degli scribi; di loro ne ucciderete e crocifiggerete alcuni, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città, 23,35 affinché ricada su di voi tutto il sangue giusto sparso sulla terra, dal sangue del giusto Abele, fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che uccideste fra il tempio e l’altare.

23,36 In verità vi dico che tutte queste cose ricadranno su questa generazione. 23,37 Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati! Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! 23,38 Ecco, la vostra casa vi è lasciata deserta. 23,39 Poiché io vi dico, che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"». Mat 23,32-39;


Da un punto di vista biblico, dunque, il popolo d’Israele – dopo il suo rifiuto del Messia e a seguito della distruzione del tempio e quindi dell’altare sacrificale a Gerusalemme, nel periodo tra la morte e la risurrezione del Signore fino al suo Ritorno per assumere il suo governo nel Regno Millenario della Pace – non ha più la possibilità di avere un’interazione con il suo Dio, né attraverso la preghiera nè attraverso le offerte. Quindi non hanno neanche la remissione dei peccati, a meno che non si convertano a Gesù Cristo – diventando in questo modo cristiani.



La dottrina degli ebrei messianici.

Un’evangelizzazione che dice agli ebrei che "non devono abbandonare la loro eredità e la loro fede ebraica" e che "non hanno bisogno di diventare (…) cristiani" è quindi assolutamente sbagliata. Con una simile "evangelizzazione" agli ebrei non cambia assolutamente niente: continuano a rimanere senza Dio, così come lo sono già stati per i passati duemila anni, e, di conseguenza, continuano a morire senza remissione dei loro peccati – a meno che non facciano esperienza di una vera conversione in Gesù Cristo.

E poi J. Damkani scrive dell’amore di Dio:

"Dio ci ama. Egli ci ama in modo straordinario con grande amore, con infallibile amore. Il nostro amore personale dipende molto dalle circostanze; i nostri sentimenti cambiano, il nostro atteggiamento cambia, la nostra personalità cambia. Egli non cambia. Egli è lo stesso, ieri, oggi e in eterno. Il Suo amore supera la piccolissima mente che abbiamo. Il Suo amore è qualcosa di magnifico, grandioso, potente, vero e perenne. Ed Egli ci ama così tanto, che ci ha creati a Sua somiglianza, a Sua immagine. Egli vuole che confidiamo e abbiamo fiducia in questo amore."
(Le alleanze di Dio, di J. Damkani, Abraamo/09)


Questo passaggio sull’amore di Dio non solo è formulato molto bene, ma si ha anche l’impressione che sia autentico. A differenza di non pochi predicatori ed evangelisti dei nostri paesi di lingua tedesca, egli non utilizza superlativi come: "l’amore infinito di Dio" o "l’amore incondizionato di Dio", con i quali da noi si cerca di incensarsi a vicenda.

Certamente la Bibbia ci dice che Dio ci ama – altrimenti non avrebbe fatto andare Suo figlio sulla croce per i nostri peccati. Ma non parla né di un amore "infinito" né di un amore "incondizionato" di Dio. Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la semantica della propria lingua riconoscerà immediatamente che un amore simile non conosce né confini temporali né condizioni morali, proprio perché si tratta di un amore infinito e incondizionato.

Ma ciò significa che un simile amore di Dio avrebbe dovuto concedere la vita eterna a tutti i delinquenti, ai pluriomicidi, agli atei, ai tiranni e alla peggiore gentaglia esistente, dal principio alla fine del mondo (infinitamente!!), senza pentimento né conversione (incondizionatamente). Questa è naturalmente un’assurdità, ma poiché molti predicatori la continuano a predicare incessantemente, alla fine la gente ci crede e non capisce che nel caso di un amore infinito e incondizionato Dio dovrebbe perdonare tutti i peccati a tutta l’umanità senza avere nulla in cambio e, di conseguenza, non ci sarebbe più bisogno di alcun sacrificio – e Gesù Cristo non sarebbe dovuto morire sulla croce.

Che questo sacrificio di Gesù Cristo fosse tuttavia necessario è la prova del fatto che Dio è primariamente un Dio dalla rettitudine assoluta, e la Sua rettitudine ha richiesto un sacrificio per tutti i nostri peccati. In realtà, ognuno di noi avrebbe dovuto offrire questo sacrifico, eppure Dio, nel Suo amore per noi umani, ha mandato Suo figlio, l’unico che attraverso la Sua morte sulla croce ha potuto pagare per tutti i nostri peccati.

Chi non accetta nella fede questo sacrificio di redenzione per i propri peccati non può fare appello né all’amore infinito né all’amore incondizionato di Dio – tanto meno all’“identità del popolo ebraico” - anzi, questi sarà giudicato secondo la giustizia di Dio e non vedrà il regno di Dio.

E con ciò riconosciamo la portata e il grande pericolo di un’incauta banalità del genere da parte di "evangelisti" che non vogliono condurre l’umanità a Dio, ma vogliono acquisire fama e stima per se stessi. Ma benché dobbiamo essere ben consapevoli di questo amore di Dio, è almeno altrettanto importante analizzare costantemente in maniera critica il nostro amore nei confronti di Dio.

Come scrive molto giustamente anche J. Damkani:

"È stata la santità di Dio che non poteva tollerare il peccato a cacciare Adamo ed Eva dalla sua presenza. In altre parole, Dio deve giudicare il peccato."
(Le alleanze di Dio, di J. Damkani, Abraamo/06)


Sì, è stata la santità e la rettitudine assoluta di Dio a non poter tollerare il peccato – il disprezzo dei comandamenti di Dio (Es 20:3-17; Mat:5,21-48). E precisamente non solo di Adamo ed Eva, ma di tutte le persone che hanno finora vissuto e che vivranno. Solo chi accetta nella fede questo sacrificio vicario del figlio di Dio sulla croce può soddisfare questa rettitudine di Dio ed è salvato.


La Trinità biblica e alcune altre specificità della fede cristiana biblica.


La Trinità biblica e alcune altre specificità della fede cristiana biblica.


Alcuni visitatori di Immanuel.at mi accusano di propugnare il politeismo nel cristianesimo sostenendo la Trinità. Questa è un’opinione superata da tempo e sarebbe ora di sbarazzarsi finalmente di questa vecchia zavorra del cattolicesimo.

Ora io qui non sostengo affatto un dogma cattolico, ma esclusivamente la Trinità così come è insegnata dalla dottrina cristiana biblica. Un po’ più avanti fornirò anche le prove bibliche di questa affermazione.

Prima, però, ai fini di una migliore comprensione, vorrei qui approfittare di questa opportunità per mostrare brevemente alcuni ulteriori criteri della fede cristiana biblica e verificarli sulla base della Bibbia.

A differenza di tutte le altre religioni di questo mondo, il cristianesimo biblico non è una religione. È una relazione. Un rapporto o una connessione con Dio, in quanto nostro Padre nei cieli. Ecco perché anche il nostro Signore Gesù Cristo ci ha detto:

Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli.

Mat 23,9 Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. Mat 23,9;

Perciò, nel cristianesimo biblico non chiamiamo nessuno sulla terra nostro Padre, al contrario, l’unico e solo Onnipotente Dio nei cieli è nostro Padre. Infatti, Dio non ha creato solo noi, ma con Adamo e Eva, i nostri genitori arcaici, tutti gli esseri umani, ed è quindi il padre di tutti noi. Eppure questo è ciò che pochissimi vogliono sapere.

Ma con ciò è altresì chiaro, che tutti i papi cattolici, che in modo blasfemo si fanno chiamare persino "Santo Padre " – una designazione, che il Figlio di Dio ha utilizzato esclusivamente nella preghiera a Dio, il Padre (Giov 17:11) - andranno all’inferno solamente a causa di questo peccato.

Nel cristianesimo biblico la connessione con il nostro Padre nei cieli è completamente diversa rispetto all’adorazione di idoli nelle religioni secolari. Come ci dice il Figlio di Dio, la comunicazione tra Dio e i suoi figli è esclusivamente di natura spirituale:

Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità.

Giov 4,23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 4,24 Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità». Giov 4,23–24;

E come ci conferma anche Paolo nella prima lettera ai Corinzi, lo Spirito di Dio dimora in noi, se siamo figli di Dio.

Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?

1Cor 3,16 Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 3,17 Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi. 1Cor 3,16-17;

Così questa è una connessione molto simile a quella, che anche il Figlio di Dio ebbe con il Padre durante la Sua missione sulla terra:

Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me?

Giov 14,10 Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue. 14,11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se no, credete a causa di quelle opere stesse. Giov 14,10-11;

Infine il Signore Gesù stesso ci spiega anche, che chi Lo ama si riconoscerà dal fatto, che osserverà la Parola del Suo Signore. E perciò il Padre lo amerà ed entrambi, Padre e Figlio, verranno da lui e dimoreranno presso di lui.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui.

Giov 14,22 Giuda (non l’Iscariota) gli domandò: «Signore, come mai ti manifesterai a noi e non al mondo?» 14,23 Gesù gli rispose: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui. 14,24 Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi udite non è mia, ma è del Padre che mi ha mandato.
14,25 Vi ho detto queste cose, stando ancora con voi; 14,26 ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Giov 14,22-26;

Quindi riassumiamo: Paolo ci dice sopra in 1Cor 3,16, che lo Spirito Santo dimora presso di noi, se siamo figli di Dio. Qui sopra in Giov 14,23 il Signore Gesù ci dice, che Padre e Figlio verranno da noi e dimoreranno presso di noi, se amiamo il Figlio.

Così nel nostro spirito abbiamo unito Padre, Figlio e Spirito Santo!
C’è ancora chi dubita, che questi tre esseri spirituali possano essere riuniti – come "Trinità" - in uno spirito anche al di fuori dell’uomo?


E ora Paolo in 2Cor 3,16, di cui sopra, non solo ci scrive, che lo Spirito Santo dimora presso i figli di Dio, ci dice anche, che noi siamo il tempio di Dio. E così come fino a duemila anni fa Dio ha dimorato presso gli Israeliti nel Santo dei Santi del tempio a Gerusalemme, così anche ora Dio dimora ancora in un tempio.

Solo che questo nuovo tempio non è un edificio fatto con le mani. Piuttosto, ogni singolo credente cristiano, che ama il Suo Signore e osserva la Sua Parola è il tempio di Dio, nel cui "Santo dei Santi", vale a dire nello spirito di questa persona, prende dimora la Trinità.

Dunque, nella fede cristiana biblica non esistono riti, liturgie, "messe", sacerdoti, vescovi, cardinali, papi, etc. I credenti cristiani biblici stessi sono il tempio di Dio e nel loro spirito hanno una connessione immediata e diretta con il loro Padre Celeste.

Proprio per questa ragione il cristianesimo biblico non conosce neanche le "case di Dio", come le chiese, le cattedrali, i duomi, le moschee e i templi delle religioni di questo mondo. Perché l’unico e solo Dio non abita nelle case di culto, che sono fatte con le mani.

L’Altissimo però non abita in edifici fatti da mano d’uomo.

Atti 7,48 L’Altissimo però non abita in edifici fatti da mano d’uomo, come dice il profeta(Isaia 66:1-2): 7,49 "Il cielo è il mio trono, e la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa mi costruirete, dice il Signore, o quale sarà il luogo del mio riposo? 7,50 Non ha la mia mano creato tutte queste cose?" Atti 7,48-50;

Quando un figlio di Dio vuole parlare con suo Padre nei cieli, entra nella sua cameretta, chiude
la porta e per prima cosa chiede il perdono dei suoi peccati nel nome del sacrificio di redenzione del suo Signore Gesù Cristo. E allora si libera la via per ogni ringraziamento e giubilo, petizione e pianto, e qualsiasi altra cosa che un figlio di Dio deve comunicare al suo Padre celeste.

Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto.

Mat 6,5 «Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze (o al "Muro del pianto"!/FH) per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. 6,6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. 6,7 Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. 6,8 Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. Mat 6,5-8;




E se poi amiamo il Signore Gesù e osserviamo la Sua parola, Dio, uno e trino, dimorerà personalmente in noi e rafforzerà il nostro amore con il Suo,

L’Antica alleanza.

Und dann kommt J. Damkani auf den Bund Gottes mit Abraham und Israel und die Frage zu sprechen, wer den Bund gebrochen hat.

"Allora chi ha rotto questa alleanza? Osserviamo Gen 17,14, dove si dice: “L’incirconciso, il maschio che non sarà stato circonciso nella carne del suo prepuzio, sarà tolto via dalla sua gente: egli avrà violato il mio patto!” Allora chi rompe l’alleanza? Il bambino di soli otto giorni - o il padre, che non lo ha fatto circoncidere? Solo la persona che non è circoncisa non è nell’alleanza. Purché tu, in quanto bambino di otto giorni che non capisce ancora niente, sia stato circonciso, sei nell’alleanza. Non ha niente a che fare con la legge, niente a che fare con i comandamenti, niente a che fare con qualsiasi rituale o tradizione, niente a che fare con gli insegnamenti di qualsiasi rabbino, niente a che fare con qualsiasi cosa all’infuori di Dio. Riflettici un po’. E loda Dio per il Suo amore incondizionato e per il Suo patto incondizionato. Non ha niente a che fare con te, ma ha tutto a che fare con Dio. Egli non ha mai lasciato o abbandonato la Sua nazione. Essi sono ancora il Suo popolo e saranno sempre il Suo popolo. Ciò non ha niente a che fare con loro."
(Le alleanze di Dio, di J. Damkani, Abraamo/26)

"Sono sempre il Suo popolo, anche se sono distanti da Lui e gli voltano le spalle e gli sputano addosso.."
(Le alleanze di Dio, di J. Damkani, Abraamo/30)


In riferimento alla circoncisione Paolo ci ha lasciato per iscritto parole molto chiare:

Ecco, io, Paolo, vi dichiaro che, se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla.

Gal 5,1 Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù. 5,2 Ecco, io, Paolo, vi dichiaro che, se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. 5,3 Dichiaro di nuovo: ogni uomo che si fa circoncidere, è obbligato a osservare tutta la legge. 5,4 Voi che volete essere giustificati dalla legge, siete separati da Cristo; siete scaduti dalla grazia. 5,5 Poiché quanto a noi, è in spirito, per fede, che aspettiamo la speranza della giustizia. 5,6 Infatti, in Cristo Gesù non ha valore né la circoncisione né l’incirconcisione; quello che vale è la fede che opera per mezzo dell’amore. Gal 5, 1- 6;


Come qui ci dice anche Paolo, in Cristo Gesù non ha valore né la circoncisione né l’incirconcisione, ma la fede che opera per mezzo dell’amore. E chiunque pensa e insegna che, grazie a questa circoncisione, farebbe in qualche modo parte di un’alleanza e, di conseguenza, sarebbe giustificato da Dio, è separato da Cristo ed è scaduto dalla grazia e seduce coloro che adottano il suo insegnamento. Ed è proprio questa la risposta alla domanda che nasce nel profondo del cuore degli ebrei secondo Damkani: "Perché sopportiamo tutto quello che sopportiamo? Perché tutti questi problemi?"

Gli ebrei hanno infranto il loro patto duemila anni fa e Dio lo ha sciolto. La distruzione del tempio, dell’altare sacrificale dei peccati, la devastazione di Gerusalemme e la dispersione di tutti gli ebrei dal loro paese nella diaspora rappresentano la punizione di Dio per questa colpa. Da allora questa Antica alleanza con Israele non esiste più. Ma per tutta l’umanità c’è una Nuova alleanza, fondata con il sangue che il figlio di Dio ha versato per noi sulla croce (Luca 22:19-20). E solo chi accetta nella fede questa Nuova alleanza – da duemila anni e fino alla fine di questa epoca– è perdonato per i propri peccati, è salvato ed entrerà nell’eternità di Dio.

Purtroppo però, qui Damkani parla ancora dell’"amore incondizionato e del patto incondizionato" di Dio. Come è stato già spiegato sopra, l’amore di Dio è così grande da aver lasciato morire il proprio unico figlio sulla croce per redimere i peccati di tutto il mondo. Tuttavia, l’amore di Dio non è incondizionato, altrimenti questo sacrificio vicario del figlio non sarebbe stato proprio necessario. Con un amore incondizionato Dio avrebbe perdonato tutta l’umanità di tutti i suoi peccati (senza alcuna condizione) e il nostro signore Gesù Cristo non sarebbe dovuto morire.

Abbiamo dunque a che fare anche qui con una dichiarazione superficiale e ciò vale anche per il “patto incondizionato”, considerato tale da Damkani qui sopra, ma che poi egli stesso confuta immediatamente, dimostrando che circoncidere i bambini ebrei di otto giorni era una condizione di questo patto.

Come si capisce molto chiaramente qui, gli argomenti dell’autore sono assolutamente biblici – purtroppo, però, si basano in gran parte esclusivamente sull’Antico Testamento e sull’Antica alleanza. Rifiutando il Messia, il nostro signore Gesù Cristo, gli ebrei tuttavia – nonostante la circoncisione - hanno rotto il patto con Dio, perché con l’uccisione del figlio di Dio hanno infranto il comandamento principale di qualsiasi alleanza con Dio:

Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze.
(Deut 6,5)


Chi legge il Nuovo Testamento riconosce questa realtà in centinaia di dichiarazioni. Qui segue un breve riassunto:

Israele alla luce della Bibbia.

Secondo l’Antico Testamento

Dio non ha più alcuna compassione per la casa d’Israele (Os 1:6). Loro non sono più il suo popolo (Os 1:9). Il Signore salverà solo la casa di Giuda. Non con la guerra, però, ma con il suo Spirito (Os 1:7). Soltanto nel Millennio, quando il Figlio di Dio avrà assunto il suo dominio millenario sulla terra  (Os 2:1,20; Ez 34:25; Isa 2:4), il Signore li riconoscerà di nuovo come il suo popolo (Os 2:25; Ger 31:27-28).

Secondo il Nuovo Testamento

È la volontà di Dio che noi prestiamo ascolto a suo Figlio (Mat 17:5). Questo Figlio di Dio ci ha detto che ogni essere umano che lo rifiuta, rifiuta anche Dio (1Gio 2:23; Luca 10:16; Giov 5:22-23, 15:23). Il popolo d’Israele di oggi nega il Figlio di Dio e lo offende come truffatore e bestemmiatore. Attraverso questa negazione del Figlio, Israele ha rifiutato anche il Padre ed è dunque un popolo senza-Dio (Giov 8:24).


Gli "amici di Israele" nelle comunità cristiane vendono dunque il loro diritto di primogenitura come discepoli di Cristo contro il piatto di lenticchie di un complice di atei truffatori. – Per Israele non vi è alcuna conversione spirituale al loro Dio, né alcun ritorno nel loro paese voluto da Dio, a meno che essi non si convertano a Gesù Cristo!! (Mat 23:38-39; Gal 5:4).




Infine, l’autore tenta di mettere in gioco il noto pseudoargomento degli ebrei al fine di scagionare Israele dalla sua colpa della morte del figlio di Dio, quando scrive:

"Con mio rammarico, la maggior parte delle persone della Chiesa – primariamente della Chiesa cattolica – ritiene Israele responsabile della crocefissione di Gesù, a cui sono da ricondurre anche le molte persecuzioni degli ebrei. E non si chiedono dove sarebbero essi stessi oggi, se Israele non avesse crocifisso il Signore. Senza la crocifissione di Gesù non ci sarebbe salvezza, né redenzione, né perdono, né riconciliazione dell’Umanità con Dio. Nessuno può dare la colpa a Israele, poiché i romani non sono meno colpevoli e il Vangelo ci dice molto chiaramente che entrambi, ebrei e pagani, sono colpevoli. Ma il cristianesimo ritiene Israele responsabile e questa nazione è stata continuamente perseguitata dalla Chiesa nel nome di Gesù. Eppure, questo è ciò che fatto il Signore ed è meraviglioso ai nostri occhi."
(Le alleanze di Dio, di J. Damkani, Il Giorno/10


EÈ pressappoco come se qualcuno uccidesse il padre di un suo amico e poi respingesse le accuse del figlio adducendo l’argomento che se non avesse ucciso il padre, il figlio adesso non sarebbe così ricco, perché non avrebbe ereditato nulla.

Studiando attentamente il Nuovo Testamento è molto facile riconoscere che Gesù all’inizio della Sua opera pubblica aveva l’ordine ricevuto da Dio di andare solo verso le pecore perdute della casa d’Israele:

Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei Samaritani, ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d’Israele.

Mat 10,5 Questi sono i dodici che Gesù mandò, dando loro queste istruzioni: «Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei Samaritani, 10,6 ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d’Israele. Mat 10,5–6;


Questo è confermato anche dall’incontro del Signore con la donna cananea, il cui testo, – così come la predica di Pietro in Atti 4:26 – non lascia alcun dubbio su questa realtà:

Ma egli rispose: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele».

Mat 15,21 Partito di là, Gesù si ritirò nel territorio di Tiro e di Sidone. 15,22 Ed ecco una donna cananea di quei luoghi venne fuori e si mise a gridare: «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide. Mia figlia è gravemente tormentata da un demonio». 15,23 Ma egli non le rispose parola. E i suoi discepoli si avvicinarono e lo pregavano dicendo: «Mandala via, perché ci grida dietro». 15,24 Ma egli rispose: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele». 15,25 Ella però venne e gli si prostrò davanti, dicendo: «Signore, aiutami!» 15,26 Gesù rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cagnolini». 15,27 Ma ella disse: «Dici bene, Signore, eppure anche i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».15, 28 Allora Gesù le disse: «Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi». E da quel momento sua figlia fu guarita. Mat 15,21–28;



Il regno.

Quando, però, fu chiaro che in Israele Satana aveva più seguaci di Dio (Mat 12:34, 23:33) e che gli ebrei rifiutavano il figlio di Dio insultandolo come Belzebù (principe dei demoni / Mat 12:24), il Padre ha cambiato l’ordine. Da questo momento in poi fino ad a oggi vale l’ordine di annunciare la Parola di Dio "fino all’estremità della terra" (Atti 1:6-8).

Io vi dico in verità: I pubblicani e le prostitute entrano prima di voi nel regno di Dio.gno di Dio.

Mat 21,28 «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si avvicinò al primo e gli disse: "Figliolo, va’ a lavorare nella vigna oggi". 21,29 Ed egli rispose: "Vado, signore"; ma non vi andò. 21,30 Il padre si avvicinò al secondo e gli disse la stessa cosa. Egli rispose: "Non ne ho voglia"; ma poi, pentitosi, vi andò. 21,31 Quale dei due fece la volontà del padre?» Essi gli dissero: «L’ultimo». E Gesù a loro: «Io vi dico in verità: I pubblicani e le prostitute entrano prima di voi nel regno di Dio. Mat 21,28–31;


Quindi, Dio non sarebbe colpevole del rifiuto e dell’uccisione di Suo figlio per mano di Israele, perché in questo modo Egli voleva salvare il mondo, ed è così che negli ambienti ebraici si preferisce vedere la questione. La salvezza era stata offerta innanzitutto a Israele, tuttavia, come spesso ha fatto nel corso della sua storia, Israele ha respinto il governo di Dio.

E la dichiarazione della signora Damkani nel suo commento citato all’inizio: "(…) da quando Dio ci ha chiamati (…) a fare proprio questo: predicare il Vangelo, prima di tutti all’ebreo", è semplicemente in contraddizione con le affermazioni della Bibbia. Come Paolo conferma qui sotto, già duemila anni fa era stato annunciato il Vangelo agli ebrei per primi, ma essi lo rifiutarono e continuano a rifiutarlo ancora oggi.

Era necessario che a voi per primi si annunciasse la Parola di Dio.

Atti 13,46 Ma Paolo e Barnaba dissero con franchezza: «Era necessario che a voi per primi si annunciasse la Parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi ritenete degni della vita eterna, ecco, ci rivolgiamo agli stranieri. Atti 13,46;


Tuttavia, anche se gli ebrei avessero accettato il loro Messia allora, anche il mondo non ebreo sarebbe stato salvato. Poiché, come cita lo stesso Damkani, Dio ha promesso:

«In te saranno benedette tutte le famiglie della terra»

Gen 12,1 Or l’Eterno disse ad Abramo: «Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò. 12,2 Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione. 12,3 E benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà; e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». Gen 12,1-3;


Qui Dio promette ad Abraamo che nel suo nome saranno benedette, e dunque salvate, anche tutte le famiglie della terra. In questa occasione si comprende anche che questa promessa (Gen 12,3) – che nei riguardi dei cristiani e del mondo intero, gli ebrei e gli "amici di Israele" preferiscono riferire sempre all’odierno Israele - non valeva affatto per Israele, ma per Abraamo, il patriarca spirituale di tutti i cristiani biblici (Rom 9:8).

In ogni caso il mondo intero avrebbe ricevuto la possibilità di convertirsi e di salvarsi. Solo dopo che Israele rifiuta il Messia conducendolo sulla croce Dio respinge Israele, scioglie l’alleanza e fa di questa colpa una benedizione per il mondo intero, per cui "i pubblicani e le prostitute entrano prima degli ebrei nel regno di Dio".

Ma appena Damkani affronta la questione di questo regno di Dio si riconosce la totale assenza di informazioni relative al Nuovo Testamento:

"Dal punto di vista di Dio il tempo è un elemento importante. Alla fine del tempo Egli ritorna. Questa volta non si tratta di un altro Mosè, di un altro Isaia; questa volta viene il Messia in persona ad offrire loro il regno. Dall’inizio alla fine della Sua opera Yeshua parla del regno. Le parabole si riferiscono al regno, così come il Suo insegnamento. Dall’inizio alla fine Egli offre a Israele di essere il regno di Dio sulla terra. E come sapete, loro lo respingono ancora una volta. Rifiutano Dio, che li ha condotti fuori dall’Egitto, mentre loro pretendevano un re. Lo respingono quando viene il Messia a offrire loro il regno. Ma Dio ha abbandonato questo popolo? Egli ha forse detto loro che li avrebbe sostituiti con i pagani, con un mucchio di cristiani? L’ha fatto? No, per carità! Se l’avesse fatto un giorno potrebbe andare a dire a questi cristiani di non essere buoni abbastanza e sostituirli con i musulmani."
(Le alleanze di Dio, di J. Damkani, Nuova alleanza/22)

Quando il nostro Signore Gesù Cristo ritornerà, non offrirà il regno a Israele, ma ucciderà il falso Messia, l’Anticristo ebreo, che poi siederà nel tempio ricostruito a Gerusalemme spacciandosi per Dio (2Tess 2:3-4, 7-12). E poi risveglierà i Suoi dai morti, vale a dire il popolo, che ha fatto i suoi frutti ("un mucchio di cristiani", come li chiama Damkani) e li rapirà insieme ai credenti cristiani ancora in vita (1Tess 4:16-17).

Ma gli Israeliti hanno perso il regno di Dio per sempre quando hanno rifiutato il figlio di Dio, infrangendo così l’alleanza con Dio. Ciò era stato confermato loro anche dal vero Messia quando era in vita.

Il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a gente che ne faccia i frutti.

Mat 21,33 «Udite un’altra parabola: C’era un padrone di casa, il quale piantò una vigna, le fece attorno una siepe, vi scavò una buca per pigiare l’uva e vi costruì una torre; poi l’affittò a dei vignaiuoli e se ne andò in viaggio. 21,34 Quando fu vicina la stagione dei frutti, mandò i suoi servi dai vignaiuoli per ricevere i frutti della vigna. 21,35 Ma i vignaiuoli presero i servi e ne picchiarono uno, ne uccisero un altro e un altro lo lapidarono. 21,36 Da capo mandò degli altri servi, in numero maggiore dei primi; ma quelli li trattarono allo stesso modo.


21,37 Finalmente, mandò loro suo figlio, dicendo: "Avranno rispetto per mio figlio". 21,38 Ma i vignaiuoli, veduto il figlio, dissero tra di loro: "Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e facciamo nostra la sua eredità". 21,39 Lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.


21,40 Quando verrà il padrone della vigna, che farà a quei vignaiuoli?» 41 Essi gli risposero: «Li farà perire malamente, quei malvagi, e affiderà la vigna ad altri vignaiuoli i quali gliene renderanno il frutto a suo tempo». 21,42 Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: "La pietra che i costruttori hanno rifiutata è diventata pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri"?


21,43 Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a gente che ne faccia i frutti. 21,44 Chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed essa stritolerà colui sul quale cadrà».


21,45 I capi dei sacerdoti e i farisei, udite le sue parabole, capirono che parlava di loro; 21,46 e cercavano di prenderlo, ma ebbero paura della folla, che lo riteneva un profeta. Mat 21,33-46;






La parabola della vigna sterile.
(Isa 5:1-7)

Io voglio cantare per il mio amico il cantico del mio amico per la sua vigna.
Il mio amico aveva una vigna sopra una fertile collina.
La dissodò, ne tolse via le pietre, vi piantò delle viti scelte,
vi costruì in mezzo una torre, e vi scavò uno strettoio per pigiare l’uva.
Egli si aspettava che facesse uva,
invece fece uva selvatica.

~~~~~~~~~~~

Ora, abitanti di Gerusalemme e voi, uomini di Giuda,
giudicate fra me e la mia vigna!
Che cosa si sarebbe potuto fare alla mia vigna più di quanto ho fatto per essa?
Perché, mentre mi aspettavo che facesse uva, ha fatto uva selvatica?
Ebbene, ora vi farò conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna:

~~~~~~~~~~~

le toglierò la siepe e vi pascoleranno le bestie;
abbatterò il suo muro di cinta e sarà calpestata.
Ne farò un deserto;
non sarà più né potata né zappata,;
vi cresceranno i rovi e le spine;
darò ordine alle nuvole che non vi lascino cadere pioggia.

~~~~~~~~~~~

Infatti la vigna del SIGNORE degli eserciti è la casa d’Israele,
e gli uomini di Giuda sono la sua piantagione prediletta,
egli si aspettava rettitudine,
ed ecco spargimento di sangue;
giustizia, ed ecco grida d’angoscia!, Isa 5:1-7;

(Vedi anche capitolo 13: "Compianto su Sion")



Ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti.

Mat 8,11 Or io vi dico, che molti verranno da levante e da ponente e sederanno a tavola con Abraamo, con Isacco e con Giacobbe, nel regno dei cieli. 8,12 Ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti». Mat 8,11–12;


(Vedi anche Discorso 94; "Il Regno di Dio e i suoi eredi: Gli eredi.")



Il residuo.

Israele non è più il popolo di Dio. Il popolo di Dio è quello che fa i suoi frutti - da duemila anni. Tuttavia, come scrive Paolo in Rom 11:5, in Israele c’è un residuo eletto per grazia:

Così anche al presente, c’è un residuo eletto per grazia.

Rom 11,4 Ma che cosa gli rispose la voce divina? «Mi sono riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal». 11,5 Così anche al presente, c’è un residuo eletto per grazia. 11,6 Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, la grazia non è più grazia.11,7 Che dunque? Quello che Israele cerca, non lo ha ottenuto; mentre lo hanno ottenuto gli eletti; e gli altri sono stati induriti, 11,8 com’è scritto: «Dio ha dato loro uno spirito di torpore, occhi per non vedere e orecchie per non udire, fino a questo giorno». 11,9 E Davide dice: «La loro mensa sia per loro una trappola, una rete, un inciampo e una retribuzione. 10 Siano gli occhi loro oscurati perché non vedano e rendi curva la loro schiena per sempre». Rom 11, 4-10;

Ma io lascerò in Israele un residuo di settemila uomini, tutti quelli il cui ginocchio non s’è piegato davanti a Baal.

1Kö 19,18 Ma io lascerò in Israele un residuo di settemila uomini, tutti quelli il cui ginocchio non s’è piegato davanti a Baal, e la cui bocca non l’ha baciato». 1Re 19,18;


Israele non ha ottenuto ciò che cerca – il regno di Dio. È stato tolto agli Israeliti. Ma hanno ottenuto la scelta; pochi, che per generazioni portano in sé questo seme, che germoglierà solo quando il Messia ritornerà per assumere il Suo governo nel Millennio. Sono queste le persone per cui valgono tutte queste promesse riferite a Israele (ad es. Isaia, capitolo 41 e 42; Geremia 23,3-8; capitolo 31) – che i sionisti in Israele sfacciatamente reclamano per se stessi, nonostante non soddisfino neanche una delle condizioni previste.

Tuttavia, sarebbe forse inopportuno supporre di trovare questi ebrei nell’odierno stato di Israele. Ma poiché questa scelta di Dio, alla quale si riferisce Paolo di cui sopra in Rom 11,5, deve essere riconoscibile in qualche maniera in queste persone I portatori di questa promessa divina sono, a mio avviso, quegli ebrei, gli unici, che nel 1948 si sono rifiutati di immigrare nell’appena fondato stato di Israele – l’odierno Baal.

(Vedi anche Discorso 1016; "La fondazione dello Stato di Israele nel 1948 profetizzato nel Vecchio Testamento!")


Si tratta dei fedeli ebrei ortodossi di tutto il mondo che nella diaspora sono rimasti perché in base alla loro Scrittura sanno che un ritorno nel loro paese voluto da Dio è possibile solo dopo che è venuto il Messia, come conferma la seguente dichiarazione di Moishe Arie Friedmann, rabbino capo dei fedeli ebrei ortodossi di Vienna:

(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Comunicazione di Moishe Arye Friedmann, rabbino capo della comunità di ebrei ortodossi, Vienna, 13.7.2002)

"Attraverso l’uso dell’olocausto, con la violenza è stato fondato lo Stato di Israele, cosa che contraddice la volontà di Dio (Os 1:7). In quanto ebrei ortodossi sopportiamo il destino della diaspora impostoci da Dio. Ma la fondazione dello stato di Israele non ha danneggiato gli ebrei solo a livello religioso, i mezzi e i metodi con i quali Israele procede contro i palestinesi per garantirsi la propria esistenza, danneggiano gli ebrei di tutto il mondo e generano un nuovo antisemitismo. Per gli ebrei ortodossi è chiaro, dunque, che la diaspora è il destino che Dio ci ha imposto fino alla Venuta del Messia"

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"I veri RABBINI hanno sempre combattuto il sionismo e lo stato di Israele."


Austria Presse Agentur ‒ APA, 13. 7. 2003


(Vedi anche Discorso 46: "The authentic Jewish voice has its say! [L’autentica voce ebraica interviene]")


I loro figli sono "la sposa" (Isa 62:5) con cui si fidanzerà l’Onnipotente in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassione (Os 2:18-22). Il resto del popolo tuttavia – da allora fino ad oggi e fino al Millennio, se non si è convertito in Gesù Cristo – non è convertito, non ha il perdono dei suoi peccati (Giov 8:24) e, di conseguenza, va in dannazione. E anche questo è confermato da Paolo poco prima delle sue dichiarazioni nella lettera ai Romani di cui sopra, quando cita Isaia (Isa 10:22):

«Anche se il numero dei figli d’Israele fosse come la sabbia del mare, solo il resto sarà salvato.»

Rom 9,27 "Isaia poi esclama riguardo a Israele: «Anche se il numero dei figli d’Israele fosse come la sabbia del mare, solo il resto sarà salvato; 9,[28 perché il Signore eseguirà la sua parola sulla terra in modo rapido e definitivo». 9,29 Come Isaia aveva detto prima: «Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato una discendenza, saremmo diventati come Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra»." Rom 9,27-29;


(Vedi anche Discorso 15: "Chi è la ‘sposa dell’Agnello’?")


Dunque, è questa discendenza, che ai tempi di Paolo Dio nella Sua onniscienza aveva preconosciuto (8:29), eletto (Libro della vita), e desiderato riservarsi come residuo (Rom 11:4-5), alla quale si riferisce Paolo quando in Rom 11,1 scrive: "Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No di certo!" Questa discendenza nascerà, tuttavia, solo in futuro, quando la fine dei tempi sarà passata e avrà inizio il Millenario Regno di Pace di nostro Signore Gesù Cristo.

Infatti non tutti i discendenti d’Israele sono Israele.

Rom 9,1 Dico la verità in Cristo, non mento - poiché la mia coscienza me lo conferma per mezzo dello Spirito Santo – 9,2 ho una grande tristezza e una sofferenza continua nel mio cuore; 9,3 perché io stesso vorrei essere anatema, separato da Cristo, per amore dei miei fratelli, miei parenti secondo la carne, 9,4 cioè gli Israeliti, ai quali appartengono l’adozione, la gloria, i patti, la legislazione, il servizio sacro e le promesse; 9,5 ai quali appartengono i padri e dai quali proviene, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen!

9,6 Però non è che la parola di Dio sia caduta a terra; infatti non tutti i discendenti d’Israele sono Israele; 9,7 né per il fatto di essere stirpe d’Abraamo, sono tutti figli d’Abraamo; anzi: «È in Isacco che ti sarà riconosciuta una discendenza». 9,8 Cioè, non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli della promessa sono considerati come discendenza. Rom 9,1-8;

Ecco, ti do alcuni della sinagoga di Satana, i quali dicono di essere Giudei e non lo sono.

Apoc 3,9 Ecco, ti do alcuni della sinagoga di Satana, i quali dicono di essere Giudei e non lo sono, ma mentono; ecco, io li farò venire a prostrarsi ai tuoi piedi per riconoscere che io ti ho amato. Apoc 3,9;



La Nuova alleanza.

Ma poiché nella Nuova alleanza Dio vuole che tutti gli uomini – vale a dire anche gli ebrei - siano salvati e vengano alla conoscenza della verità (1Tim 2:3-4) – cioè alla conoscenza del Signore Gesù Cristo (Giov 14:6-7), nella Sua grazia Egli ha offerto anche agli impenitenti Israeliti il perdono dei loro peccati personali attraverso il sacrificio vicario del figlio di Dio.

Il perdono, che i sacerdoti di Israele imploravano sull’altare sacrificale del tempio fino a duemila anni fa, offrendo il sacrificio di due agnelli al giorno per i peccati dell’intero popolo di Dio (tamid), adesso nella Nuova alleanza viene portato davanti a Dio attraverso il sacrificio unico dell’"agnello di Dio", del Signore Gesù Cristo sulla croce per i peccati del mondo intero e per tutte quelle persone – anche per gli ebrei – accettate da Dio, che personalmente ricorrono a questo sacrificio di redenzione nella fede.

Di conseguenza, è importante che gli ebrei riconoscano che Dio si comporta in modo del tutto diverso rispetto a come essi stessi fanno da sempre. Con Dio non esiste una corresponsabilità condivisa tra familiari o membri di un clan, di cui, invece, gli odierni tedeschi in Israele fanno ripetutamente esperienza. A differenza degli ebrei, che "non possono perdonare", Dio ha già perdonato da tempo. Non è Dio che li trattiene dal ritornare da Lui, ma è il popolo di Israele di oggi che non vuole ammettere la colpa dei suoi padri e non vuole prenderne le distanze e, di conseguenza, ancora una volta respinge lontano da sé la grazia del proprio Dio.

Anche se in Israele vale il detto: "I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati", Dio non mette in conto la colpa dei padri. Qui vale la parola di Geremia, il quale aveva previsto questo tempo e aveva loro annunciato che avrebbero violato questo patto di Dio, sebbene questa loro colpa non sarebbe stata attribuita ai loro figli.

Chiunque mangerà l’uva acerba avrà i denti allegati.

Ger 31,29 «In quei giorni non si dirà più: "I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati", 31,30 ma ognuno morirà per la propria iniquità; chiunque mangerà l’uva acerba avrà i denti allegati.

31,31 Ecco, i giorni vengono», dice il SIGNORE,


 «in cui io farò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda;

31,32 non come il patto che feci con i loro padri il giorno che li presi per mano per condurli fuori dal paese d’Egitto: patto che essi violarono, sebbene io fossi loro signore», dice il SIGNORE; 31,33 «ma questo è il patto che farò con la casa d’Israele, dopo quei giorni», dice il SIGNORE: «io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo. Ger 31,29-33;


Israele ha violato l’Antica alleanza quando ha condotto il figlio di Dio sulla croce. Tuttavia, questa colpa dei padri Dio non l’attribuisce ai figli. Con il sangue del figlio di Dio (agnello di Dio) sulla croce, Dio ha fondato un Nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda (Ebr 9:11-15).

UE così come il patto, che Dio aveva sancito con i loro padri quando li condusse fuori dal paese d’Egitto, era stato siglato con il sangue dell’agnello sacrificale -

Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete.

Es 12,12 Quella notte io passerò per il paese d’Egitto, colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, tanto degli uomini quanto degli animali, e farò giustizia di tutti gli dèi d’Egitto. Io sono il SIGNORE. 12,13 Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; quand’io vedrò il sangue, passerò oltre, e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò il paese d’Egitto. Es 12,12-13;


allo stesso modo il Nuovo patto era stato sancito nel sangue dell’agnello di Dio, del nostro Signore Gesù Cristo:

«Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue (gli apostoli erano ebrei!!) , che è versato per vo».

Luca 22,19 Poi prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 22,20 Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per vo». Luca 22,19-20;


E come in Egitto il sangue dell’Agnello alle porte delle case salvò gli occupanti dall’angelo della morte dell’ira di Dio, che uccise tutti i primogeniti in Egitto, così il sangue del Figlio di Dio ci salva dall’ira di Dio, che richiede la nostra morte a causa dei nostri peccati.

Perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati.

Mat 26,27 Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, 26,28 perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati. Mat 26,27-28;


Non come l’antica alleanza, che Dio aveva sancito con i loro padri e che questi hanno violato, bensì un Nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda, ma anche con tutti gli uomini, nella cui profondità Dio ha posto la Sua legge iscrivendola nei loro cuori (1Tim 2:3-6; Rom 5:18).


Che Dio possa concedere finalmente la comprensione di tutto questo al maggior numero possibile di ebrei! Amen.



Postfazione.

J. Damkani intitola l’ultimo capitolo dei suoi fondamenti della dottrina "Yeshua – La redenzione". Dopo aver illustrato che in Israele Gesù non si dovrebbe chiamare "Yeshu", perché ciò qui indicherebbe una maledizione (possano il Suo nome e la Sua memoria essere cancellati), ma che sarebbe meglio chiamarlo Yeshua, che poi è anche il vero nome del Signore e che significa "redenzione", Damkani affronta anche qui ancora una volta il motivo per cui in Israele non si può credere in Gesù Cristo.

A seguito di uno sguardo retrospettivo sulla storia dei Crociati, degli inquisitori e della sofferenza degli ebrei nei pogrom del primo medioevo, egli cita Deut 13:1-11 e i comandamenti di Mosè riguardo ai falsi profeti, e spiega che gli ebrei non possono fare altro che vedere questo Gesù di Nazareth come un ingannatore e un traditore di Dio:

"Quando le persone leggono questo passaggio, soprattutto le persone religiose pensano,– nonostante Yeshua ha compiuto segni e prodigi e tutte le Sue meravigliose opere –pensano unicamente che Egli sia venuto solo per ingannarci e spingerci all’apostasia dal Dio d’Israele e all’adorazione di dèi stranieri. Pensano che sia venuto a portarci le statue di pietra, di legno e d’argilla, i medaglioni e i quadri in vetro che si vedono nelle chiese. Tutto ciò a cui riescono a pensare è che Yeshua sia venuto per indurre il popolo di Israele ad adorare altri dèi. Quando Israele osserva la Chiesa odierna, soprattutto la Chiesa cattolica, che arriva e si inchina davanti alla croce, facendosi la croce sul proprio cuore, che va avanti e si inchina davanti alle statue, Israele pensa che questa sia adorazione di idoli e di statue, fatti da mani umane. Quando leggono questo passo, pensano che questo sia esattamente ciò che ha fatto Gesù. Yeshua è venuto per indurci all’apostasia dal Dio di Israele, il quale ci ha condotti fuori dall’Egitto, mentre Yeshua ci ha portato altri dèi, fatti da mani umane, statue, croci di legno. E sapete qual è la pena prevista dalla legge? Prendi la persona che fa queste cose e la lapidi a morte. Questo è letteralmente ciò a cui pensano. Pensano che veniamo a presentare loro Yeshua, il traditore del Dio di Israele, che ha introdotto dèi stranieri in Israele e che doveva essere ucciso. Grazie a Dio, viviamo in uno stato democratico e oggi non possono più farlo.

Ma potrebbero venire giorni, in cui potrebbero farlo davvero; questo paese si muove velocemente in quella direzione dove già si trovano Teheran e l’Iran. I partiti religiosi guadagno sempre più potere e spazio nel parlamento israeliano. Ad ogni elezione guadagno più seggi ed esercitano una grande influenza sul governo israeliano. Tutto ciò è da ricondurre alla fame e alla sete che esistono nel cuore di questa nazione. Dove vanno le persone? Vanno verso la religione. Qui si tengono numerosi seminari religiosi a cui partecipano le persone laiche. La predicazione di questi rabbini incute loro assoluta paura, che li induce a pentirsi e a preferire di aderire alla legge di Mosè. Nelle strade è sempre più dura. Alcune persone possono diventare molto violente. Le persone religiose hanno almeno sette stazioni radio, dove parlano sempre di noi. Il mio nome viene diffuso per radio. Il loro sistema funziona così, quando ci incontriamo in spiaggia o al mercato, basta che ci veda anche solo un religioso, che questi chiama la stazione radio e questa lo comunica ai suoi ascoltatori. In men che non si dica circa 20-30 religiosi da ogni direzione si precipitano ad attaccarti. Capisci che rete hanno creato in questo paese? Ma il Signore è al di sopra di tutto questo."
(Le alleanze di Dio, di J. Damkani, Yeshua la redenzione/04)


Purtroppo, è comune anche qui che la Chiesa cattolica (indicata come "la Chiesa") venga semplicemente equiparata al cristianesimo, addebitando così alla vera cristianità – e soprattutto al nostro Signore Gesù Cristo stesso – tutti i crimini e le falsificazioni della fede di cui la Chiesa cattolica si è resa colpevole nel corso della sua storia.

Chi conosce la storia di questa Chiesa cattolica non se ne stupisce. Ecco quanto riporta il quotidiano austriaco Kurier: "Vatikan: Die guten und die bösen Päpste" [Vaticano: I papi buoni e i Papi cattivi]:

"I quasi 265 Papi della chiesa cattolica sono stati tutto quello che solo gli uomini possono essere: tra loro vi sono intrallazzatori, despoti, criminali, assassini e mostri ossessionati dal sesso. Ma naturalmente anche uomini di buon cuore, esemplari servitori di Dio e santi nel più vero senso della parola. Sì, c’è stato tutto questo in 2000 anni di storia della chiesa."


E questi criminali cattolici sono colpevoli per il fatto che il mondo non prende sul serio Dio. Chi prenderebbe sul serio un Dio, i cui presunti "vicari" in terra sono "intrallazzatori, despoti, criminali, assassini e mostri ossessionati dal sesso", che poi magari vengono anche canonizzati?

(Vedi anche Discorso 115: "Sarà l’ultimo Papa il falso profeta dell’Anticristo?")


BIn riferimento ai miracoli che Gesù ha compiuto in Israele, il Signore stesso aveva già dimostrato agli ebrei che non era stata la "fedeltà alla legge" ad averli trattenuti dal credere in Lui, ma unicamente il loro risentimento e la loro malvagità.

Se in Tiro e Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute tra di voi, già da molto tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere.

Mat 11,21 «Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! perché se in Tiro e Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute tra di voi, già da molto tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere. 11,22 Perciò vi dichiaro che nel giorno del giudizio la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra. Mat 11,21-22;

Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro.

Giov 8,43 Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 8,44 Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna. 8,45 A me, perché io dico la verità, voi non credete. 8,46 Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 8,47 Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio». Giov 8,43-47;


L’argomentazione per cui gli ebrei non possono credere a Gesù a causa dei comandamenti di Mosè ignora del tutto le molte profezie nei libri delle profezie (ad es. Isaia, capitolo 11,53; Geremia, capitoli 23,5-8 e 31; Michea, capitolo 5; Daniele, capitolo 7,13-24), ma anche alcune profezie della Torah (Pentateuco / 5 Libri di Mosè) che potrebbero eventualmente chiarire velocemente alcuni dubbi almeno agli ebrei di oggi. Come, ad esempio, la profezia del sacrificio della vita del Messia, che gli ebrei da secoli possono consultare nella loro legge.

Nel quarto Libro di Mosè (Num) troviamo il resoconto dell’insurrezione del popolo d’Israele, quando erano sul monte Or e non avevano né pane né acqua. E ancora una volta si lamentavano con Mosè e Aronne: "Perché ci avete fatti salire fuori d’Egitto per farci morire in questo deserto?" Allora il SIGNORE mandò tra il popolo dei serpenti velenosi che mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì.

Quando il popolo riconobbe di aver peccato, Mosè pregò il Signore. E il Signore gli disse di forgiarsi un serpente di bronzo e di inchiodarlo sopra a un’asta e innalzarlo in mezzo al campo.

Quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

Num 21,4 Poi gli Israeliti partirono dal monte Or, andarono verso il mar Rosso per fare il giro del paese di Edom; durante il viaggio il popolo si perse d’animo. 21,5 Il popolo parlò contro Dio e contro Mosè, e disse: «Perché ci avete fatti salire fuori d’Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c’è né pane né acqua, e siamo nauseati di questo cibo tanto leggero». 21,6 Allora il SIGNORE mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e gran numero d’Israeliti morirono. 21,7 Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il SIGNORE e contro di te; prega il SIGNORE che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo. 21,8 Il SIGNORE disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita». 21,9 Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita. Num 21, 4- 9;


Questa fu la primissima profezia della morte sulla croce per espiazione del figlio di Dio. – Ed è nella Torah ebraica!! Così come allora fu innalzato il serpente di bronzo che perdonava i peccati a quegli Israeliti che lo guardavano, salvandoli da morte certa, allo stesso modo è stato innalzato sulla croce il figlio di Dio. E a chi crede in questo sacrificio vicario, saranno perdonati i suoi peccati e sarà salvato e avrà vita eterna. Anche questo era stato loro confermato dal Signore:

E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato.

Giov 3,14 «E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, 3,15 affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. 3,16 Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 3,17 Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 3,18 Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. Giov 3,14-18;


Dunque, ciò che Mosè scrive nel quarto Libro (Num) come profezia del figlio di Dio (Num 21:4-9), agli ebrei non importa, però osservano i comandamenti annunciati nel quinto Libro (Deut). Tuttavia, all’osservatore obiettivo risulterà chiaro che qui vengono solamente citati i testi della Torah che giustificano il rifiuto di questo Gesù di Nazareth.

Eppure, anche in questo quinto Libro, che gli Israeliti paiono prendere così seriamente, Mosè fa una profezia che permette di dare uno sguardo molto speciale a Israele, proprio ai tempi nostri.

La sventura vi colpirà nei giorni che verranno, perché avrete fatto ciò che è male agli occhi del SIGNORE.

Deut 31,28 Radunate presso di me tutti gli anziani delle vostre tribù e i vostri ufficiali; io farò loro udire queste parole e prenderò a testimoni contro di loro il cielo e la terra. 31,29 Infatti io so che, dopo la mia morte, voi certamente vi corromperete e lascerete la via che vi ho prescritta; e la sventura vi colpirà nei giorni che verranno, perché avrete fatto ciò che è male agli occhi del SIGNORE, provocando la sua irritazione con l’opera delle vostre mani». Deut 31,28-29;


Probabilmente anche questo testamento di Mosè non corrisponde all’immagine che oggi Israele vuole dare di se stesso e trasmettere al mondo. Ancora una volta qui si troveranno altre ragioni per non rendere rilevante questo testo per Israele.

Ciò che in Israele – come scrive anche Damkani – ancora non si è capito o non si vuole capire, è il fatto che nel Nuovo Testamento abbiamo a che fare con un Nuovo patto. Chi sostiene che non può crederci perché è obbligato a osservare l’Antico patto di Mosè, dovrebbe respingere anche questo patto del Sinai, dato che il patto di Abraamo era di molto anteriore e, di conseguenza, ci si sarebbe dovuti sentire obbligati a osservarlo.

Perché all’introduzione del patto di Mosè non ci si è attenuti al patto di Abraamo? Perché allora non si è argomentato sul fatto che il patto del Sinai di Mosè spingeva Abraamo e Israele all’apostasia da Dio? Tuttavia, ciò non causò problemi in Israele. Dunque, Abraamo era meno importante di Mosè? Assolutamente no. Allora perché si è adottato il patto di Mosè? Perché si trova nella Bibbia? Anche il Nuovo patto del figlio di Dio si trova nella Bibbia!

E qui riconosciamo la radice del problema che da duemila anni è sempre lo stesso: non si vuole accettare questo Gesù di Nazareth come il figlio di Dio, come il portatore di un Nuovo patto di Dio per tutta l’umanità. Si era accettato Abraamo, si era accettato Mosè, ma chi era Gesù? 

Con questo Nuovo patto per tutta l’umanità, in realtà Israele perderebbe la sua singolare posizione. Non si potrebbero più guardare tutti gli altri dall’alto verso il basso, come ha espresso molto chiaramente, ad esempio, anche Yitzhak Shamir, Primo Ministro di Israele dal 1983 al 1984 e dal 1986 al 1992, su Newsweek, l’11 aprile 1988:

"E guardando dall’alto di questo monte verso il basso e dalla vista della nostra storia millenaria noi vi diciamo: a confronto con noi, siete come le locuste."


Questa è la vera mentalità del popolo di Israele. Questa è quella tracotanza che ha funzionato già duemila anni fa, causando persino il rifiuto del figlio legittimato da Dio (Mat 3:16-17, 17:15) e lasciandolo uccidere ai romani.

Tuttavia, sia che Israele adesso volesse accettarlo o meno: come popolo essi hanno perso la scelta. Da quando la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo (Mat 27:50-51), Dio non solo ha abbandonato il tempio, ma anche questo popolo. È stato certamente eletto un piccolo residuo, tuttavia tale seme germoglierà solo quando il Messia – il vero Messia – ritornerà per stabilire il Suo governo nel Regno Millenario di Pace dopo la tribolazione anticristiana.

Ma prima dovrà ancora venire il falso Messia ebraico. Egli tratterà Gesù Cristo, il figlio di Dio, in maniera altrettanto sprezzante, come fanno gli israeliani oggi. Egli sosterrà che Gesù non sia il figlio di Dio, ma un traditore e un bestemmiatore (1Gio 2:22) e che egli stesso sia il "vero" Messia. Egli ricostruirà il tempio, ancora più bello e più grande di prima, e vi si siederà dentro sostenendo di essere "Dio".

Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel suo proprio nome, voi lo ricevereste.

Giov 5,39 Voi investigate le Scritture, perché pensate di aver per mezzo di esse vita eterna; ed esse sono quelle che testimoniano di me. 5,40 Ma voi non volete venire a me per avere la vita. 5,41 Io non prendo gloria dagli uomini. 5,42 Ma io vi conosco, che non avete l’amore di Dio in voi. 5,43 Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel suo proprio nome, voi lo ricevereste. Giov 5,39-43;


Qui il nostro Signore confronta quest’”altro” con se stesso. Il figlio di Dio è venuto come il Messia, dunque, anche quest’altro, il figlio di Satana, verrà come il Messia – come falso Messia. E come il vero Messia, anche lui sarà un vero giudeo, né biondo, né con gli occhi azzurri.

"Ma noi crediamo in un Dio immutabile. La Sua parola ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe è eterna. Israele ha mancato l’obiettivo al primo giro. E anche al secondo giro, quando è venuto il Messia in persona, Israele ha mancato l’obiettivo. Ma i profeti dicono molto chiaramente: Egli ritornerà ancora una volta. E quando ritornerà, al terzo giro, ogni ginocchio si piegherà e ogni lingua lo professerà. Lo riconosceranno. Lo riconosceranno come la loro stessa carne e il loro stesso sangue, non come un ‘Gesù’ biondo con gli occhi azzurri. Comprenderanno chi Egli sia veramente, esattamente come i fratelli di Giuseppe. Vi ricordate dei fratelli di Giuseppe? Prima volevano ucciderlo, poi decidono di venderlo come schiavo in Egitto; poi avevano fame e sete e vengono per comprare un po’ di pane. Vengono a supplicare Giuseppe per un po’ di pane. Quando lo guardavano non riuscivano a vedere altro che un egiziano, un pagano. Così come gli ebrei guardano Yeshua e non riescono a vedere altro che un Gesù biondo con gli occhi azzurri, pagano, europeo, qualcosa che ha creato il mondo occidentale."
(Le alleanze di Dio, di J. Damkani, Nuova alleanza/23)

(Vedi anche Discorso 1016: "La fondazione dello Stato di Israele nel 1948 profetizzato nel Vecchio Testamento!" [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


E finalmente Egli porterà a Israele ciò che è stato atteso così a lungo: il "Regno", il dominio del mondo dell’Anticristo a imitazione delle profezie della Bibbia relative al Regno di Pace del figlio di Dio – così come la fondazione dello Stato di Israele nel 1948 è stata un’imitazione delle profezie relative al raduno di Israele tramite Dio.

"Perché ciò ha a che fare con il Suo nome, con le Sue intenzioni, con il Suo piano di portare la redenzione finale e la salvezza: il regno in terra ha a che fare con la nazione che Egli ha eletto per se stesso."
(Le alleanze di Dio, di J. Damkani, Nuova alleanza/05)


"Dal punto di vista di Dio il tempo è un elemento importante. Alla fine del tempo Egli ritorna. Questa volta non si tratta di un altro Mosè, di un altro Isaia; questa volta viene il Messia in persona ad offrire loro il regno. Dall’inizio alla fine della Sua opera Yeshua parla del regno. Le parabole si riferiscono al regno, così come il Suo insegnamento. Dall’inizio alla fine Egli offre a Israele di essere il regno di Dio sulla terra."
(Le alleanze di Dio, di J. Damkani, Nuova alleanza/22)


Poiché tutto questo corrisponde esattamente all’ideale degli Israeliti – e tra l’altro anche degli "amici di Israele" in molte comunità evangeliche – l’Anticristo sarà accolto con gioia ed entusiasmo. Egli introdurrà nel suo dominio la religione mosaica come religione di stato, basandosi sull’interpretazione anticristiana (Mat 10:17; Mat 23:34), probabilmente vieterà persino il Nuovo Testamento e i pochi veri cristiani ancora rimasti saranno perseguitati, saranno attaccati nelle sinagoghe e rinchiusi in prigione.

Le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana.

Apoc 2,9 "Io conosco la tua tribolazione, la tua povertà (tuttavia sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana. Apoc 2, 9;

(Vedi anche Discorso 112: "I Protocolli dei Savi di Sion – l’analisi.")


Le cose andranno in questo modo o in maniera simile, andando alla radice delle dichiarazioni del Nuovo Testamento. Peccato che gli ebrei quasi non leggano il Nuovo Testamento, altrimenti potrebbero riconoscerlo e forse cambiare idea.


Evangelizzazione cristiana in Israele.

In molte comunità cristiane in Germania ha preso piede il "movimento per Israele" (il sionismo cristiano-evangelico). Un’organizzazione che con l’aiuto e il sostegno finanziario dei membri della comunità ha come obiettivo quello di portare gli ebrei della Russia e di altri stati in Israele, in un’azione chiamata "Alijah" (in ebraico significa ‘portare a casa’). Essa segue l’ordine dell’americano Steve Lightle (Seattle / Washington), il quale nel 1974 ha reso noto di aver avuto una visione del Signore riguardo al rimpatrio degli ebrei dall’URSS. Come prove bibliche, i predicatori di questo Alijah riportano ai fratelli e alle sorelle le profezie dall’Antico Testamento, che indicherebbero che furono i pagani a portare gli ebrei a Gerusalemme. Tuttavia, analizzando più accuratamente queste citazioni, è possibile riconoscere velocemente che tutte queste profezie non si riferiscono al nostro presente, ma al Regno Millenario del nostro Signore Gesù Cristo nell’ancora lontano futuro.

Hannelore Weitzel (Movimento Internazionale di Riconciliazione) è stata attiva per molti anni in questo movimento e – come anche gli altri fratelli e sorelle della comunità - ha creduto a queste prediche ed era fermamente convinta di agire qui nella volontà di Dio. Fino a quando un giorno non si è accorta di alcune inesattezze nell’interpretazione della Parola di Dio e si è andata a leggere le profezie nella Bibbia. E come scrive lei stessa:

"Allora anche noi pensavamo che si dovevano portare gli ebrei in Israele. ‘Credevamo’ alla ‘visione’ di Steve Lightle! Pensavamo di poter condurre ‘solo un dialogo’ con gli ebrei, così ci dicevano. Ma all’improvviso DIO ha parlato! Quello che allora, negli anni dal 1997 al 2001, non sapevamo, era che l’Operazione Esodo e molti altri (Le organizzazioni del "movimento Israele"), erano stati costretti a firmare un contratto con lo Stato di Israele, o meglio con l’Agenzia Ebraica, in cui dichiaravano che non avrebbero raccontato NULLA di GESÙ CRISTO!"

Potevano fare e possono ancora fare questo lavoro solo perché non coinvolgevano il FIGLIO di DIO in questa impresa. Con questo "vincolo contrattuale", con un accordo con lo Stato di Israele che accoglie le sue richieste, hanno chiaramente invalidato l’ordine della missione che GESÙ CRISTO ha dato alla comunità! (Mat 28:18-20)


Queste organizzazioni cristiane, dunque, possono finanziare e organizzare il "rimpatrio" (alija) degli ebrei dalla Russia e da altri paesi solo se si impegnano con l’ufficio immigrazione israeliano (Agenzia Ebraica) a firmare un contratto in cui dichiarano di non svolgere attività di evangelizzazione in Israele. Ciò significa quindi che l’evangelizzazione cristiana nello stato di Israele è vietata.

A Tel Aviv Jacob Damkani svolge seminari e conferenze nel suo albergo (Hotel Gilgal), a cui partecipano anche cristiani biblici provenienti da comunità evangeliche tedesche e da altri paesi europei. Insegna loro tra l’altro a evangelizzare per le vie delle città di Israele, e li prepara con eloquenza e molto fervore a vedere come "il portare la croce" e come "pura gioia" gli attacchi degli israeliani fatti di imprecazioni, maledizioni, sputi e in parte persino di pura violenza (i religiosi).

"Non ci irritiamo per tutto ciò che succede per strada: ti urlano contro, ti rimproverano, imprecano contro di te, ti sputano addosso, qualsiasi cosa sia. Consideratela come pura gioia; consideratevi come ambasciatori di Dio, come il sacerdozio regale. Riflettete sui privilegi, ma anche sugli obblighi che Dio vi ha dato."
(Le alleanze di Dio, di J. Damkani, Il giorno/23)

Che questo corrisponda esattamente anche alla realtà è dimostrato dal racconto di un gruppo tedesco che ha visitato Mea Shearim, un quartiere di Gerusalemme:

"Tutto iniziò meravigliosamente. Avevamo del tempo libero a nostra disposizione, tutto il gruppo scese dal bus a Mea Shearim e ci recammo a fare una passeggiata per questo quartiere ortodosso di Gerusalemme. Dopo un po’ una macchina si fermò accanto a noi e l’autista mi fece cenno di avvicinarmi. Allora mi chiese cosa significassero le scritte stampate sulle nostre magliette. Era una frase tratta dal Libro di Rut (1,16) "Il tuo popolo sarà il mio popolo, e il tuo Dio sarà il mio Dio". Dato che era scritto in ebraico, gli risposi che avrebbe dovuto saperlo leggere. Gentilmente, fece cenno di sì col capo, tuttavia voleva semplicemente sapere se anche io sapessi cosa c’era scritto. Gli assicurai di essere consapevole di ciò che c’era scritto e di amare profondamente Israele, il popolo eletto di Dio. Gli spiegai come noi intendevamo questo versetto. Trovò la spiegazione ottima, ci salutò cordialmente e andò via.

Poi per una buona oretta siamo andati in giro per il quartiere, ci guardavamo semplicemente intorno, pregavamo e benedicevamo le persone che incontravamo. Non parlavamo con nessuno. Quando il nostro tempo a disposizione stava per terminare, iniziammo lentamente a percorrere la via del ritorno. Su una strada laterale un giovane ebreo ortodosso ci rivolse la parola – il suo modo poco cortese e i corrispondenti movimenti delle mani ci fecero capire chiaramente quanto fosse importante per lui che andassimo via da lì. Volevamo tornare all’autobus. Dopo aver deviato per due volte, eravamo vicino alla strada principale e improvvisamente sempre più giovani ebrei religiosi si avvicinarono a noi chiedendoci bruscamente di sparire. La folla, di fronte alla quale ci trovavamo, cresceva rapidamente. Ci dirigemmo – senza mai parlare con nessuno di loro – verso il punto di incontro stabilito.

La folla era davvero arrabbiata e diventava sempre più aggressiva. Oltre alle loro grida, ora iniziavano a volare i primi oggetti. Prima un bicchiere d’acqua sulla schiena, poi mi volò un uovo davanti finendo per colpire la nuca di uno dei fratelli che era davanti a me. L’attacco era iniziato. Ora da dietro ricevevo delle bacchettate sulle gambe e sull’anca e subito dopo sempre da dietro fui colpita alla testa da una pietra presumibilmente un po’ più grande. Infine, sempre da dietro, mi strapparono anche la maglietta. Ma poi, attraversando un grosso incrocio, arrivarono finalmente due soldati, che ci scortarono fino all’autobus."

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(Vedi anche Discorso 102: "Il turismo d’evangelizzazione in Israele" [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Questi giovani "non parlavano con nessuno", "si guardavano semplicemente intorno, pregavano e benedicevano le persone che incontravano". E poi improvvisamente sono stati circondati da una folla di ebrei religiosi, che imprecava e tirava oggetti contro di loro. Sarebbe bastato leggere prima qualche breve informazione su Wikipedia alla voce "Mea Shearim" per essere messi in guardia da un simile disastro:


Oggi Me’a She’arim si trova nella parte occidentale di Gerusalemme. I suoi abitanti sono divisi in diverse comunità e interessati a un’interpretazione quanto più fedele possibile della Torah e del Talmud. Sono molto uniti riguardo alla stretta osservanza del silenzio durante lo Shabbat, dei riti durante le festività ebraiche e del rifiuto dello Stato laico di Israele.

Sulle vie di accesso al quartiere i turisti sono avvertiti con cartelli in più lingue dei vigenti codici di abbigliamento e di comportamento. Così, le donne con i pantaloni, ad esempio, non possono mettere piede nel quartiere. Neanche i gruppi di turisti sono desiderati. Vengono tollerati singoli visitatori che attraversano il quartiere rispettosamente e con un contegno adeguato. Durante lo Shabbat tutti gli impianti elettrici, che dovrebbero servire proprio in questi momenti, vengono spenti, persino i bancomat. È vietato anche l’uso del cellulare e della macchina fotografica. Nel quartiere di Me’a She’arim (tra l’altro) gli ebrei ultraortodossi ancora oggi parlano jiddish quotidianamente.

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Molti cartelli in Mea Shearim avvertono le donne
e i turisti, che è vietato essere vestiti in maniera indecente.

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La via principale di Mea Shearim


WIKIPEDIA


A cosa mai hanno pensato i responsabili di questo "turismo di evangelizzazione"? Presentarsi in un quartiere di Gerusalemme, abitato e gestito quasi esclusivamente da ebrei ortodossi, dove i gruppi turistici sono indesiderati e l’evangelizzazione cristiana è assolutamente vietata, con un gruppo di 50 cristiani, tutti con le magliette arancioni con accattivanti scritte in ebraico: "Il tuo popolo sarò il mio popolo…"?!

Ora il fatto che in Israele lo stato abbia vietato l’evangelizzazione cristiana e che i cittadini ucciderebbero persino i missionari cristiani – come Damkani stesso scrive: "Se dici ai religiosi che sei un missionario, ti uccideranno" – dimostra ora molto chiaramente che la stragrande maggioranza del popolo di Israele odia i cristiani e il loro Cristo. Questo è ciò che anche il nostro Signore già profetizzava quando era in vita:

Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche vo;

Giov 15,20 Ricordatevi della parola che vi ho detta: "Il servo non è più grande del suo signore". Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 15,21 Ma tutto questo ve lo faranno a causa del mio nome,


perché non conoscono colui che mi ha mandato.


15,22 Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero colpa; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. 15,23 Chi odia me, odia anche il Padre mio. 15,24 Se non avessi fatto tra di loro le opere che nessun altro ha mai fatte, non avrebbero colpa; ma ora le hanno viste, e hanno odiato me e il Padre mio. Giov 15,20-24;


A causa del fatto che Israele non conosce Dio, il Padre, che ha mandato il Figlio, Israele è senza Dio da duemila anni. Questa è la realtà della Bibbia e questo è ciò che anche il nostro Signore Gesù Cristo ha ripetutamente espresso con molta chiarezza (1Gio 2:23; Luca 10:16; Giov 5:22-23; 15:23).

E neanche i tentativi di interpretazione così eufemistici di J. Damkani, come il seguente, possono cambiare alcunché:

"La ragione per cui ci occupiamo di questa dottrina delle alleanze e della pietra che il Signore ha posto a Sion, è comprendere quanto il Vangelo e la redenzione abbiano a che fare con Israele. Moltissimi cristiani vengono in questo paese e, nonostante abbiamo spiegato loro tante volte l’importanza di essere consapevoli del modo in cui si presenta il Vangelo a questo popolo, continuano a fare discorsi sul cristianesimo. Continuano a discutere di come si diventa cristiani. Continuano a cercare di convincere le persone a diventare cristiani. Ma Yeshua non è venuto per portare una nuova religione al mondo. Yeshua è stato promesso al popolo di Israele nel contesto delle alleanze, all’interno di tutte le dichiarazioni sulla pietra che il Signore ha posto a Sion. Israele non ha rigettato Yeshua per inciampare su questa pietra, ma per permettere la redenzione ai pagani; non per portare una nuova religione al mondo, ma per riconciliare l’umanità con Dio."
(Le alleanze di Dio, di J. Damkani, Il giorno/36)


Sì, e con una simile mentalità dovremmo vedere Adolf Hitler come fondatore dello stato di Israele?! Poiché, se questi non avesse fatto assassinare 6 milioni di ebrei nell’olocausto, la comunità internazionale di Stati non avrebbe mai acconsentito che nel 1948 l’esercito ebraico cacciasse via i palestinesi dal loro paese – la Palestina – requisisse le case, i mezzi agricoli e tutti i depositi e poi presentasse al mondo tutto questo come il nuovo Stato di Israele.

E gli "amici di Israele" delle comunità cristiane e delle Organizzazioni in Germania ne sono entusiasti e non hanno la minima idea di ciò che accade in realtà. – A cosa pensa mai questa gente?


Nonostante, in quanto cristiani, ora dobbiamo osservare il comandamento di nostro Signore in Mat 28,19 -

"Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli"

- dobbiamo necessariamente considerare anche l’altro comandamento del Signore, che Egli ha espresso in questo contesto:

In qualunque città entriate, se non vi ricevono, uscite.

Luca 10,10 Ma in qualunque città entriate, se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite: 10,11 "Perfino la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scotiamo contro di voi; sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio si è avvicinato a voi". 10,12 Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città. Luca 10,10-12;


La predicazione del Vangelo non deve degenerare in un disturbo delle persone. Dio, l’onnipotente, non costringe nessuno a convertirsi. È sempre e ovunque – anche in Israele!! – una libera scelta, e tale deve rimanere, di ogni singola persona, di interessarsi alla fede cristiana e di accettare poi l’offerta di Dio in Suo figlio Gesù Cristo e venire alla fede.

E ogni singola persona ha il buon diritto, garantito da Dio, di rifiutare questa offerta. Ciononostante, continuare a "evangelizzare" simili persone e a "infastidirle con la fede", scredita il Vangelo e degrada il sacrificio di redenzione sulla croce del Figlio di Dio, come se fosse in "saldo".

(Vedi anche Discorso 1111: "Le alleanze di Dio, di Jacob Damkani.")


Il tradimento pseudo cristiano contro gli Israeliti.     -   Parte 1  Discorso 111 

Le alleanze di Dio, di Jacob Damkani.    -   Discorso 1111 

Gesù è al lavoro per adempiere le sue promesse a Israele?     -   Parte 2  Discorso 1112  [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese]

Cristiani difende il Vangelo verso gli "amici di Israele"     -   Parte 3 Discorso 1113  [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese]