Discorso 15 – Chi è la "sposa dell’Agnello"?




Il Rapimento della congregazione è contenuto in Apoc 12,5? / Libro W. J. Ouweneel 00, pagina 327

Le "nozze" furono celebrate già nel giorno di Pentecoste? / Libro W. J. Ouweneel 01, pagina 452

Possono Cristo e la congregazione diventare "una carne"? / Replica Ferdinand Georg 00, 2003-02--25

In 2Cor 11,2 Paolo ha fidanzato la congregazione con Cristo? / Replica Ferdinand Georg 01, 2003-02--26

Paolo ha ricevuto meno luce sul tema "Sposa di Cristo"? / Replica Ferdinand Georg 02, 2003-02--27

Gerusalemme, la sposa dell’Agnello. / Replica Franz Murauer 00, 2004-02-01

La congregazione cristiana è la "Sposa di Cristo"? / AM 00, 2014-01-19

Ode alla congregazione. / Replica Andre Aubert 00, 2004-02-18


(I testi in una cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Il Rapimento della congregazione è contenuto in Apoc 12,5 / Libro W. J. Ouweneel 00, pagina 327 *))

Alcuni esegeti propendono per l’opinione che il Rapimento della congregazione è contenuto nel Rapimento del Messia nel versetto Apoc 12,5. In 1Tess 4,17 troviamo in effetti la stessa parola "presi" o "rapiti"; il Rapimento della congregazione assomiglia di fatto a quello del Signore Gesù. Infatti siamo legati al Signore, che siede sul suo trono. In Apoc 4, i 24 anziani si trovano attorno al trono. Quando di Lui viene detto che Egli reggerà le nazioni con una verga di ferro (versetti Apoc 12,5, 19,15), ciò è solo una conferma di quello che troviamo in Apoc 2,27 in riferimento ai fedeli. La congregazione non è qui direttamente visibile, ma essa è del tutto strettamente legata al figlio "maschio". Nel senso più ampio del termine, questa immagine abbraccia sia il Figlio dell’Uomo sia anche la congregazione, poiché noi siamo perfettamente uno con Lui. Egli è la testa e noi il corpo; insieme la testa e il corpo formano "il Cristo" (1Cor 12,12).

*) L’estratto è tratto dal libro "Das Buch der Offenbarung" ["Il Libro dell’Apocalisse"] di W. J. Ouweneel, CLV e. V. [Società per la divulgazione della letteratura cristiana]

(W. J. Ouweneel, Das Buch der Offenbarung [Il Libro dell’Apocalisse], CLV)




Si può essere pienamente d’accordo con queste dichiarazioni. Ed anche i passi biblici citati confermano questo:

Tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo.

1Cor 12,12 Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo.1Cor 12,12;

E lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il corpo di lui.

Efe 1,22 Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, 1,23 che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti. Efe 1,22-23;


Come dunque più sopra l’autore formula in modo molto appropriato: "Egli è la testa e noi il corpo; insieme la testa e il corpo formano il Cristo".

Paolo ci dà da comprendere che il nostro destino come congregazione è simile a quello del Signore Gesù non solo in connessione con il Rapimento.

Lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua.

Rom 6,5 Perché se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua. Rom 6, 5;

(Vedi anche capitolo 12: „La Risurrezione.”)


Il nostro umile corpo sarà trasformato, affinché sia reso conforme al suo corpo glorioso.

Fil 3,20 La nostra cittadinanza infatti è nei cieli, da dove aspettiamo pure il Salvatore, il Signor Gesù Cristo, 3,21 il quale trasformerà il nostro umile corpo, affinché sia reso conforme al suo corpo glorioso, secondo la sua potenza che lo mette in grado di sottoporre a sé tutte le cose. Fil 3,20-21;


(Vedi anche excursus 07: „Il corpo della risurrezione.”)


Se dunque da questo possiamo desumere che noi, la congregazione, durante la vita, ma ancora di più dopo la Risurrezione e il Rapimento, siamo un corpo con Cristo, lui la testa, noi le membra, allora ciò vuole dire anche che vivremo con lui e con lui esperiremo la sua presenza. E questo ci viene confermato anche dalla Scrittura, quando – come menzionato più sopra – si dice in Apoc 2,26 di "a chi vince" – del tutto similmente a come in Apoc 12,5 si dice del Signore: "il quale deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro". Inoltre, Paolo, in 1Cor 6,2, ci dice che i santi – come anche il Signore Gesù – giudicheranno il mondo. E infine il Signore in Apoc 3,21 ci dice:

Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono.

Apoc 3,21 Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul suo trono. Apoc 3,21;


Dunque, addirittura, siederemo con lui sul suo trono. E questo è effettivamente possibile solo se siamo anche un "corpo" con lui. E il corpo e la testa formano insieme "il Cristo", come più sopra formula l’autore.

Nell’interpretazione delle "nozze dell’Agnello" in Apoc 19, l’autore del libro summenzionato giunge però alla seguente conclusione:



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(Le "nozze" furono celebrate già nel giorno di Pentecoste? / Libro W. J. Ouweneel 01, pagina 452)

Il gamos (la cerimonia nuziale) ha luogo in Apoc 19, ma questa parola in se stessa non dice ancora molto sulla vera celebrazione del matrimonio. In effetti il matrimonio formalmente fu celebrato già nel giorno di Pentecoste nel momento della nascita della congregazione e fu praticamente consumato con il Rapimento della congregazione. A partire da Apoc 4 la congregazione è la moglie dell’Agnello;

(W. J. Ouweneel, Das Buch der Offenbarung [Il libro dell’Apocalisse] CLV)



Per una migliore visione d’insieme, qui il testo completo:

Sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata.

Apoc 19,6 Poi udii come la voce di una gran folla e come il fragore di grandi acque e come il rombo di forti tuoni, che diceva: «Alleluia! Perché il Signore, nostro Dio, l’Onnipotente, ha stabilito il suo regno. 19,7 Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata. Apoc 19, 6- 7;


È indiscusso che nelle nozze dell’Agnello la denominazione "Agnello" sta per il Signore Gesù. Ora, se – come l’autore più sopra – si interpreta la donna, ossia la sposa e la moglie dell’Agnello come la congregazione, emerge un problema di identificazione con l’argomentazione introdotta più sopra. Infatti se la congregazione è il corpo e dunque anche corporalmente componente del Signore, essa non può essere contemporaneamente la sposa dell’Agnello, e dunque sua moglie. In quanto congregazione non possiamo essere nello stesso tempo sposa e sposo.

Ma questa non è l’unica interpretazione sbagliata di questo tipo. In quanto congregazione ci comportiamo sempre di più come un moloch, che riferisce esclusivamente a sé tutte le promesse di salvezza. Molte delle promesse che furono date per esempio ad Israele, vengono riferite da esegeti acritici esentasse alla congregazione. Ciò comincia con il fatto che la congregazione una volta viene vista come la donna sul cielo di Apoc 12,1-17, ma poi viene identificata anche con i 24 anziani di Apoc 4,10 (Ouweneel), con i 144.000 sigillati di Apoc 7,1-8 (e questo sebbene là si parli espressamente degli israeliti!), con la gran folla di Apoc 7,9-17 e va addirittura fino al fatto che, contro qualunque logica, la congregazione viene interpretata da alcuni esegeti sia come sposa che anche come sposo. Perciò, non è sorprendente che poi anche tra alcuni fratelli e sorelle a causa di questa onnipresenza della congregazione risulti evidente una certa presunzione elitaria. Dovremmo dunque prendere maggiormente a cuore il consiglio del Signore, che in Mat 18,1-5 ci raccomanda proprio il contrario.

Chi pertanto si farà piccolo come questo bambino, sarà lui il più grande nel regno dei cieli.

Mat 18,1 In quel momento, i discepoli si avvicinarono a Gesù, dicendo: «Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli?» 18,2 Ed egli, chiamato a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: 18,3 «In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 18,4 Chi pertanto si farà piccolo come questo bambino, sarà lui il più grande nel regno dei cieli. 18,5 E chiunque riceve un bambino come questo nel nome mio, riceve me. Mat 18, 1- 5;


Il tentativo di un’analisi più dettagliata sull’identità della "sposa dell’Agnello" si trova nel capitolo 063: "Le nozze dell’Agnello".

(Vedi anche capitolo 063: "Le nozze dell’Agnello." [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


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(Possono Cristo e la congregazione diventare "una carne"? / Replica Ferdinand Georg 00, 2003-02--25)

La sua pagina è molto approfondita e mi ha dato molti chiarimenti su alcune tematiche che fino ad ora ho interpretato in modo più "ortodosso". Mi meraviglio tuttavia del fatto che il tema della "sposa di Cristo – la congregazione?" venga trattato in modo un po’ sottoesposto. Così per esempio Efe 5,25-27 non trova alcuna menzione in questo contesto, sebbene qui la congregazione venga paragonata ad una moglie.

(Ferdinand Georg, ferdinand.g@gmx.net )



Il tema "sposa di Cristo – la congregazione?" qui non solo viene trattato in modo sottoesposto – come lei lo esprime –, ma viene del tutto posto in discussione.

Nel passo biblico da lei citato, in Efe 5,25-27, Paolo paragona effettivamente la congregazione ad una donna e ci ordina di amare le nostre donne come Cristo ha amato la congregazione. Paolo diventa ancora più chiaro 4 versetti dopo, in Efe 5,31-32. Qui egli dice:

Efe 5,31 Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa. Efe 5,31-32;


Ed egli si riferisce a Gen 2,24 e Mat 19,5, dove si parla anche di uomo e donna. Ora è chiaro che Cristo e la congregazione non possono diventare "una carne" (Cristo è spirito, come Dio è.). Ma in questo versetto Paolo ci dice però ancora qualcos’altro: egli dice "dico questo (in greco: lo interpreto) riguardo a Cristo e alla chiesa". È dunque un’interpretazione di Paolo.

Ora, però, se osserviamo Osea 2,16-23, troviamo là l’effettiva, la vera sposa del Signore. Dio l’Onnipotente là dice al popolo di Israele (degli Ultimi Tempi):

Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni.

Os 2,16 Quel giorno avverrà», dice il SIGNORE, «che tu mi chiamerai: "Marito mio!" e non mi chiamerai più: "Mio Baal!" 2,17 Io toglierò dalla sua bocca i nomi dei Baal, e il loro nome non sarà più pronunciato.

2,18 Quel giorno io farò per loro un patto con le bestie dei campi, con gli uccelli del cielo e con i rettili del suolo; spezzerò e allontanerò dal paese l’arco, la spada, la guerra, e li farò riposare al sicuro. 2,19 Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni. 2,20 Ti fidanzerò a me in fedeltà, e tu conoscerai il SIGNORE. Os 2,16-20


Questo "giorno", del quale il Signore parla qui sopra, in Os 2,16, è il giorno della raccolta e della conversione di Israele prima del regno millenario del suo Messia, di nostro Signore Gesù Cristo.

E a seguito di queste dichiarazioni, il Signore, il nostro e il loro Dio, conferma al popolo di Israele la globale benedizione sulla terra in questi mille anni, che egli ha sempre già promesso loro attraverso i suoi servi, i profeti:

Risponderò al cielo, ed esso risponderà alla terra; la terra risponderà al grano, al vino, all’olio, e questi risponderanno a Izreel.

Os 2,21 Quel giorno avverrà che io ti risponderò», dice il SIGNORE, «risponderò al cielo, ed esso risponderà alla terra; 2,22 la terra risponderà al grano, al vino, all’olio, e questi risponderanno a Izreel. 2,23 Io lo seminerò per me in questa terra, e avrò compassione di Lo-Ruama; e dirò a Lo-Ammi: "Tu sei mio popolo!" ed egli mi risponderà: "Mio Dio!"». Os 2,21-2;


Quando dunque il Signore stesso dice che egli vuole fidanzarsi con Israele (i 144000 sigillati) per l’eternità, non vi è là, secondo la mia opinione, nessuno spazio per un’altra "sposa", cioè la congregazione. Infatti, ciò che Dio promette, egli sicuramente lo mantiene anche. Come dice già il Signore Gesù:

Finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto.

Mat 5,18 Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. Mat 5,18;


Insieme a tutti gli altri riferimenti biblici citati sul sito di Immanuel.at (per esempio Mat 22,1-14), si deve perciò partire dal presupposto che come congregazione siamo gli "invitati alle nozze", ma non la "sposa". Se si considerano i relativi testi, si riconosce che la sposa – sebbene abbia fornicato e abbandonato il suo Dio – non fu mai sostituita. Furono solo gli invitati alle nozze che cambiarono. Alla fine il Signore perdonerà a Israele la sua fornicazione e lei chiamerà il Signore "Marito mio, e non più: Mio padrone!" (Os 2,16, si veda anche Eze 16!).

Non dovremmo allora invidiare Israele, perchè noi abbiamo il privilegio in quanto congregazione di essere primi nel cielo presso il Signore, mentre Israele deve aspettare ancora mille anni.

(Vedi anche discorso 38: "Cosa attende i cristiani e i giudei al Ritorno del Signore?" [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


So che qui incontro la resistenza in molte congregazioni – per non dire l’avversione. Non è sicuramente nemmeno decisivo per la salvezza, come ora si vede questo. Tuttavia nel corso degli ultimi 200-300 anni la congregazione ha sempre più assimilato quelle promesse che sono dirette esclusivamente al popolo di Israele. Finché troviamo l’affermazione che Israele è completamente escluso dal cammino di salvezza e che la congregazione è il "vero Israele". In quanto conoscitori della Sacra Scrittura non possiamo giungere ad una simile conclusione.



(I testi in una cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(In 2Cor 11,2 Paolo ha fidanzato la congregazione con Cristo? / Replica Ferdinand Georg 01, 2003-02--26)

La sua intepretazione di Efe 5,25-27 è illuminante. Là non si tratta veramente di una definizione della congregazione come la sposa di Cristo, cosa che nemmeno io sostanzialmentte sostengo. Sto solo giustappunto esaminando il fatto se le cose stanno veramente così, perché fino ad ora sono stato informato diversamente. Mi permetta dunque un’ulteriore domanda: in questo contesto come è da vedere 2Cor 11,2 (Infatti sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo)?

(Ferdinand Georg ferdinand.g@gmx.net)



Sì, ora, questo è proprio quel passo che in questo contesto viene di solito menzionato e lei ha totalmente ragione a discuterlo qui in questo tema. Qui il testo (Nuova Riveduta.):

Perché vi ho fidanzati a un unico sposo, per presentarvicome una casta vergine a Cristo.

2Cor 11,2 Infatti sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo. 2Cor 11,2;


Nella maggior parte dei commenti biblici e delle concordanze viene qui richiamata l’attenzione sui passi paralleli in Os 2,19-20 (si veda anche più sopra) e Apoc 14,4, che anche qui devono essere menzionati per amor di correttezza:

Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a mein giustizia e in equità e fedeltà.

Os 2,19 Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni. 2,20 Ti fidanzerò a me in fedeltà, e tu conoscerai il SIGNORE. Os 2,19-20;

Essi sono quelli che non si sono contaminati con donne,poiché sono vergini.

Apoc 14,1 Poi guardai e vidi l’Agnello che stava in piedi sul monte Sion e con lui erano centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulla fronte. 14,2 Udii una voce dal cielo simile a un fragore di grandi acque e al rumore di un forte tuono; e la voce che udii era come il suono prodotto da arpisti che suonano le loro arpe. 14,3 Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono, davanti alle quattro creature viventi e agli anziani. Nessuno poteva imparare il cantico se non i centoquarantaquattromila, che sono stati riscattati dalla terra. 14,4 Essi sono quelli che non si sono contaminati con donne, poiché sono vergini. Essi sono quelli che seguono l’Agnello dovunque vada. Essi sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all’Agnello. 14,5 Nella bocca loro non è stata trovata menzogna: sono irreprensibili. Apoc 14, 1- 5;


L’indicazione a questi passi paralleli è assolutamente giustificata, poiché questi testi in Os 2,19-20 e Apoc 14,4 (accanto ad Efe 5,25-27 e 2Cor 11,2) sono effettivamente quei passi biblici che possono dare nel modo più chiaro possibile un’indicazione della "sposa dell’Agnello".

Tuttavia a tale proposito viene sempre tralasciato che sia Os 2 che anche Apoc 14,1-5 e Apoc 7,1-8 non parlano assolutamente della congregazione cristiana, ma degli israeliti. Nel primo caso, in Osea, è Lo-Ammi – il popolo di Dio da Israele (si veda più sopra) – e nell’Apocalisse ci vengono presentate queste "primizie a Dio e all’Agnello" come i 144.000 sigillati (12.000 da ognuna delle 12 tribù di Israele).

Centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d’Israele.

Apoc 7,1 Dopo questo, vidi quattro angeli che stavano in piedi ai quattro angoli della terra, e trattenevano i quattro venti della terra perché non soffiassero sulla terra, né sopra il mare, né sugli alberi.

7,2 Poi vidi un altro angelo che saliva dal sol levante, il quale aveva il sigillo del Dio vivente; e gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso di danneggiare la terra e il mare, dicendo: 7,3 «Non danneggiate la terra, né il mare, né gli alberi, finché non abbiamo segnato sulla fronte, con il sigillo, i servi del nostro Dio».

7,4 E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d’Israele: 7,5 della tribù di Giuda dodicimila segnati; della tribù di Ruben dodicimila; della tribù di Gad dodicimila; 7,6 della tribù di Aser dodicimila; della tribù di Neftali dodicimila; della tribù di Manasse dodicimila; 7,7 della tribù di Simeone dodicimila; della tribù di Levi dodicimila; della tribù di Issacar dodicimila; 7,8 della tribù di Zabulon dodicimila; della tribù di Giuseppe dodicimila; della tribù di Beniamino dodicimila segnati. Apoc 7, 1- 8;


E proprio questi ultimi mi sembrano, ora, essere effettivamente la "sposa dell’Agnello". Gli attributi (Apoc 14,4-5)

-  non si sono contaminati con le donne

-  sono vergini

-  sono le primizie a Dio e all’Agnello

-  sono stati riscattati tra gli uomini

-  nella loro bocca non fu trovata nessuna mensogna

-  sono irreprensibili


si possono riferire solo con un’assoluta sopravvalutazione di sé alla "congregazione di tutti i tempi". Del tutto a prescindere dal fatto che questi 144.000 israeliti vivranno solo negli Ultimi Tempi, come ci conferma Apoc 7.3:

"Non danneggiate la terra, né il mare, né gli alberi, finché non abbiamo segnato sulla fronte, con il sigillo, i servi del nostro Dio!"


Questo danno al mare e agli alberi, che si abbatterà dopo l’apposizione del sigillo sui 144.000 israeliti, sono i giudizi delle trombe. Durante queste piaghe i 144.000, però, dimoreranno ancora sulla terra. Da Apoc 9,4 sappiamo che proprio questi segnati devono essere preservati dalle piaghe della quinta tromba.

E fu detto loro di danneggiare solo gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.

Apoc 9,3 Dal fumo uscirono sulla terra delle cavallette a cui fu dato un potere simile a quello degli scorpioni della terra. 9,4 E fu detto loro di non danneggiare l’erba della terra, né la verdura, né gli alberi, ma solo gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.

9,5 Fu loro concesso, non di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi con un dolore simile a quello prodotto dallo scorpione quando punge un uomo. 9,6 In quei giorni gli uomini cercheranno la morte ma non la troveranno; brameranno morire ma la morte fuggirà da loro. Apoc 9, 3- 6;


Da questo emerge di conseguenza che questi 144.000 sigillati, con il sigillo di Dio sulle loro fronti, vivranno solo in questo ultimo periodo – e non prima.

Ora, vi è sempre di nuovo il tentativo di presentare la congregazione come il "vero Israele" e di interpretare questi 144.000 come "grosso numero simbolico" per la totalità della congregazione di tutti i tempi. Qui sarebbe molto utile se sia i sostenitori di questa opinione, sia anche soprattutto tutti i membri della congregazione di tutto il mondo, si ponessero essi stessi la domanda fino a che punto essi corrispondono effettivamente a questi criteri summenzionati (vergine casta, vergine, senza falsità, irreprensibili, etc.).

Riguardo alla dichiarazione di Paolo in 2Cor 11,2 si può portare come argomento che egli con molta probabilità non conosceva ancora le rivelazioni del Signore Gesù a Giovanni e i loro contenuti.



(I testi in una cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Paolo ha ricevuto meno luce sul tema "Sposa di Cristo"? / Replica Ferdinand Georg 02, 2003-02--27)

L’interpretazione della sposa di Cristo come i 144.000 sigillati è convincente. Tuttavia, ora, in relazione alla dichiarazione di Paolo in 2Cor 11,2 non ho capito nulla. Inoltre mi ha irritato la sua frase: "Riguardo alla dichiarazione di Paolo in 2Cor 11,2 si può portare come argomento che egli con molta probabilità non conosceva ancora le rivelazioni del Signore Gesù a Giovanni e i loro contenuti". Questo suona come se Paolo sul tema "sposa di Cristo" avesse ricevuto meno luce e avesse dato così erroneamente ai Corinzi l’illusione di essere fidanzati con Cristo.

(Ferdinand Georg; ferdinand.g@gmx.net)



Da questo non si può partire dal presupposto che Dio l’Onnipotente stesso abbia avuto sul tema "sposa di Cristo" meno luce e abbia dato agli israeliti così erroneamente in Os 2,19-20 l’illusione di fidanzarsi con lui:

Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a mein giustizia e in equità e fedeltà.

Os 2,19 Io ti fidanzerò a me per l’eternità;ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni. 2,20 Ti fidanzerò a me in fedeltà, e tu conoscerai il SIGNORE. Os 2,19-20;


Il legame del nostro Dio con il suo popolo di Israele è una promessa che non potrebbe essere annullata da noi esseri umani né dall’ignoranza né da tentativi di interpretazione ben intenzionati né addirittura dalla cieca gelosia. Accanto al testo summenzionato tratto da Osea 2,16-21, abbiamo ancora ulteriori testi che confermano questo fatto:

Come la sposa è la gioia dello sposo, così tu sarai la gioia del tuo Dio.

Isa 62,1 Per amor di Sion io non tacerò, per amor di Gerusalemme io non mi darò posa, finché la sua giustizia non spunti come l’aurora, la sua salvezza come una fiaccola fiammeggiante. 62,2 Allora le nazioni vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del SIGNORE pronuncerà; 62,3 sarai una splendida corona in mano al SIGNORE, un turbante regale nel palmo del tuo Dio. 62,4 Non sarai chiamata più Abbandonata, la tua terra non sarà più detta Desolazione, ma tu sarai chiamata La mia delizia è in lei, e la tua terra Maritata; poiché il SIGNORE si compiacerà in te, la tua terra avrà uno sposo. 62,5 Come un giovane sposa una vergine, così i tuoi figli sposeranno te; come la sposa è la gioia dello sposo, così tu sarai la gioia del tuo Dio. 62,6 Sulle tue mura, Gerusalemme, io ho posto delle sentinelle; non taceranno mai, né giorno né notte. Voi che destate il ricordo del SIGNORE, non abbiate riposo, 62,7 non date riposo a lui, finché egli non abbia ristabilito Gerusalemme, finché non abbia fatto di lei la lode di tutta la terra. Isa 62, 1- 7;

Poiché il tuo creatore è il tuo sposo; il suo nome è: il SIGNORE degli eserciti.

Isa 54,4 Non temere, perché tu non sarai più confusa; non avere vergogna, perché non dovrai più arrossire; ma dimenticherai la vergogna della tua giovinezza, non ricorderai più l’infamia della tua vedovanza. 54,5 Poiché il tuo creatore è il tuo sposo; il suo nome è: il SIGNORE degli eserciti; il tuo redentore è il Santo d’Israele, che sarà chiamato Dio di tutta la terra. 54,6 Poiché il SIGNORE ti richiama come una donna abbandonata, il cui spirito è afflitto, come la sposa della giovinezza, che è stata ripudiata», dice il tuo Dio. 54,7 «Per un breve istante io ti ho abbandonata, ma con immensa compassione io ti raccoglierò. 54,8 In un eccesso d’ira, ti ho per un momento nascosto la mia faccia, ma con un amore eterno io avrò pietà di te», dice il SIGNORE, il tuo Redentore. Isa 54, 4- 8;

Ti vestirai di tutti loro come di ornamento, te ne ornerai come una sposa.

Isa 49,14 Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». 49,15 Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. 49,16 Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani, le tue mura sono sempre davanti a me. 49,17 I tuoi costruttori accorrono, i tuoi distruttori e i tuoi devastatori si allontanano da te. 49,18 Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si radunano, vengono da te. «Com’è vero ch’io vivo - oracolo del Signore - ti vestirai di tutti loro come di ornamento, te ne ornerai come una sposa». Isa 49,14-18;


(Vedi anche Ger 2,1-5; Eze 16; e capitolo 10: "Il Millennio.").

Ma anche il fatto che noi in quanto congregazione rappresentiamo gli invitati alle nozze – e non la sposa – si può provare sulla base della Scrittura. Nella parabola della cena di nozze il Signore non parla nemmeno una volta della sposa. Egli menziona l’indegnità degli israeliti, di partecipare alle nozze in quanto invitati alle nozze, e allude allora al fatto che da quel momento in poi i pagani vengono invitati come invitati alle nozze.

E la sala delle nozze fu piena di commensali.

Mat 22,8 Quindi disse ai suoi servi: "Le nozze sono pronte,ma gli invitati non ne erano degni. 22,9 Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete". 22,10 E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu piena di commensali. Mat 22, 8-10;


E addirittura gli Apostoli – i progenitori della congregazione – vengono denominati dal Signore stesso come "invitati alle nozze".

I tuoi discepoli non digiunano? - Possono gli amici dello sposo fare cordoglio finché lo sposo è con loro?

Mat 9,14 Allora si avvicinarono a lui i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo, e i tuoi discepoli non digiunano?» 9,15 Gesù disse loro: «Possono gliamici dello sposo fare cordoglio finché lo sposo è con loro? Ma verranno i giorni che lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Mat 9,14-15;


Ora, dal fatto che la seconda lettera di Paolo ai Corinzi può essere datata all’incirca nel 55/56 d. C. e la rivelazione del Signore Gesù a Giovanni fu scritta all’incirca 40 anni dopo, oggi non possiamo effettivamente concludere che Paolo perciò abbia ricevuto "meno luce sul tema ’sposa di Cristo’", come lei chiede più sopra. A tale proposito si possono addurre quelle dichiarazioni che ci sono tramandate nella Bibbia:

-  E qui è proprio il fatto che Paolo stesso designa la sua comprensione di questo tema come interpretazione (Efe 5,32). Ciò significa che questa non è stata alcuna rivelazione.

-  E poi qui troviamo la promessa del Signore, il nostro Dio, ad Israele in Os 2,19-20 "Io ti fidanzerò a me per l’eternità", così come in Isa 49,18; e Isa 62,4-5;

-  e poi abbiamo le dichiarazioni citate più sopra nella Apocalisse, dove nostro Signore Gesù Cristo parla a Giovanni dei 144.000 che sono stati riscattati dalla terra come primizie dell’umanità per Dio e per l’Agnello (Apoc 14,3-5; 7,1-8; Ger 2,3).


Perciò in ultima istanza ogni fedele deve esaminare tutte le indicazioni nella Scrittura e formare un giudizio personale su quale interpretazione sia corretta.

Tuttavia si deve anche richiamare l’attenzione sul fatto che accanto ad un modo di vedere assolutamente sobrio e legato alla Scrittura, come si può trovare qui in questo discorso, incontriamo anche molto spesso una visione appassionata e idealizzante della congregazione come sposa di Cristo, come si può desumere dal commento "Ode alla congregazione.", alla fine di questo discorso.



(I testi in una cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Gerusalemme, la sposa dell’Agnello. / Replica Franz Murauer 00, 2004-02-01)

La sua interpretazione dei 144.000 sigillati come sposa dell’Agnello ha qualcosa che vale per sé, ma alla fine deve naufragare sulle dichiarazioni dell’Apocalisse sulla Gerusalemme celeste, la sposa dell’Agnello. Ad un modo di vedere obiettivo emerge l’inconfutabile conclusione che la città di Gerusalemme, la sposa dell’Agnello, che scende dal cielo, deve essere la comunità celeste dei santi e dunque la congregazione cristiana di tutti i tempi (Apoc 21,2.9-10.26-27).   

Franz Murauer / f.murauer@gmx.net



Sì, lei ha ragione, questi passi dell’Apocalisse non erano ancora stati menzionati in questo discorso e sono molto grato che lei abbia richiamato la mia attenzione su questo. Qui perciò vogliamo recuperare a questa mancanza e anch’io attribuisco a questo grande importanza e mi impegnerò ad analizzare questi passi biblici in modo effettivamente obiettivo.

Consideriamo prima i testi citati più sopra con il loro contesto:

E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

Apoc 21,1 Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c’era più. 21,2 E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Apoc 21, 1- 2;

«Vieni, ti mostrerò la sposa, la moglie dell’Agnello». R mi mostrò la grande città, la santa Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio.

Apoc 21,9 Poi venne uno dei sette angeli che avevano le sette coppe piene delle ultime sette piaghe, e parlò con me, dicendo: «Vieni, ti mostrerò la sposa, la moglie dell’Agnello». 21,10 E mi trasportò in spirito su di un grande ed alto monte, e mi mostrò la grande città, la santa Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio Apoc 21, 9-10;.

E in lei si porterà la gloria e l’onore delle nazioni.

Apoc 21,24 Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra vi porteranno la loro gloria. 21,25 Di giorno le sue porte non saranno mai chiuse (la notte non vi sarà più); 21,26 e in lei si porterà la gloria e l’onore delle nazioni. 21,27 E nulla di impuro, né chi commetta abominazioni o falsità, vi entrerà; ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello. Apoc 21,24-27;


INel primo testo, in Apoc 21,2, Giovanni nella sua visione vede la città santa di Gerusalemme, così come essa scende dal cielo di Dio. Nel versetto prima apprendiamo anche il momento di questo avvenimento: il primo cielo e la prima terra sono passati e Giovanni vede il nuovo cielo e la nuova terra che Dio creerà. E su questa nuova terra Giovanni vede scendere la Gerusalemme celeste. Questo è dunque importante perché possiamo riconoscere che qui ci troviamo dopo la Risurrezione Universale e dopo il Giudizio Universale, nel momento dell’ingresso dei giusti nell’eternità.

Come si dice nel versetto Apoc 21,8, nel momento del Giudizio Universale tutti gli ingiusti vengono condannati e gettati nello stagno di fuoco.

Ma per i codardi, gl’increduli, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda.

Apoc 21,8 Ma per i codardi, gl’increduli, gl’immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda». Apoc 21, 8;


Una simile indicazione la troviamo più sopra, nel testo citato di Apoc 21,27, dove si dice: "E nulla di impuro, (… ) vi entrerà; ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello". Ora, ciò che qui è importante per la corretta comprensione di questo testo, è la dichiarazione che tutto ciò che è impuro nonentrerà nella città, ma vi entreranno soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita.

Da questo è da dedurre che i giusti non sono già nella città, quando essa nel versetto Apoc 21,2, scende dal cielo come una sposa per suo marito, ma che essi entreranno solo dopo quando questa città è scesa sulla nuova terra. Ma questo stabilisce anche il fatto che non sono i giusti e con loro la congregazione, che rappresentano la Gerusalemme celeste e dunque la sposa dell’Agnello, perché entreranno nella città in seguito. Consideriamo in modo obiettivo e per una verifica di questa visione anche ulteriori testi tratti dall’Apocalisse.

In Apoc 21,24 si dice: "Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra vi porteranno la loro gloria". Anche questi sono i giusti e la congregazione da tutte le nazioni. Ed essi e tra di loro i re della terra non si trovano già nella nuova Gerusalemme, ma sono sul punto di entrare e portano ad essa la loro gloria. O Apoc 21,26: "e in lei si porterà la gloria e l’onore delle nazioni". La gloria e l’onore delle nazioni vengono portati a lei e non sono già al suo interno.

Ma continuiamo ad esaminare l’Apocalisse. In Apoc 19,6-9 abbiamo pure un testo molto illuminante:

Sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata. Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello.

Apoc 19,6 Poi udii come la voce di una gran folla e come il fragore di grandi acque e come il rombo di forti tuoni, che diceva: «Alleluia! Perché il Signore, nostro Dio, l’Onnipotente, ha stabilito il suo regno. 19,7 Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata. 19,8 Le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi». 19,9 E l’angelo mi disse: «Scrivi: "Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello"». Poi aggiunse: «Queste sono le parole veritiere di Dio». Apoc 19, 6- 9;


Questa "gran folla" che qui esulta e loda Dio, perché egli ha assunto il dominio e sono giunte le nozze dell’Agnello, può – parallelamente ad Apoc 7,9 – essere vista come la congregazione di tutti i tempi. Queste persone parlano del fatto che la sua donna si è resa pronta. E questo ora essi non lo possono riferire a se stessi. Qui non è intesa la congregazione, ma la sposa dell’Agnello è da vedere separata dalla gran folla, dalla congregazione e questa si rallegra del fatto che si è resa pronta.

Questo viene confermato anche dal versetto 9 di questo testo, dove a Giovanni viene detto: "Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello!". Così come nella parabola della cena delle nozze, in Mat 22,10, dove la congregazione è riconoscibile come invitata alle nozze, e in Mat 9,15, dove il Signore definisce addirittura gli Apostoli come invitati alle nozze, anche qui, dalla dichiarazione di Apoc 19,9, diventa chiaro che noi, la congregazione, che siamo beati, siamo invitati alla cena delle nozze dell’Agnello. Non siamo dunque la sposa! Siamo gli invitati alle nozze. E come dice il versetto Apoc 19,8: "Le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi", le nostre azioni giuste servono alla sposa come abito. – Quale onore per noi!

Qui poi si adatta anche la dichiarazione di Paolo nel suo paragone della discendenza di Abramo: quella della serva Hagar, che sta per l’Israele di questo tempo e quella di Sara, la donna libera, che sta per la successione di Gesù:

Ma la Gerusalemme di lassù è libera, ed è nostra madre.

Gal 4,24 Queste cose hanno un senso allegorico; poiché queste donne sono due patti; uno, del monte Sinai, genera per la schiavitù, ed è Agar. 4,25 Infatti Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente, che è schiava con i suoi figli. 4,26 Ma la Gerusalemme di lassù è libera, ed è nostra madre. Gal 4,24-26;


Come qui ci dice Paolo, non stiamo dunque come congregazione per la Gerusalemme lassù, ma la Gerusalemme lassù è la nostra madre, la sposa di nostro Signore. E infine l’autore della lettera agli Ebrei ci riconduce a quegli eletti che con molta probabilità effettivamente sono da vedere come la sposa dell’Agnello:

Voi vi siete invece avvicinati alla città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste, all’assemblea dei primogeniti.

Ebr 12,22 Voi vi siete invece avvicinati al monte Sion, alla città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste, alla festante riunione delle miriadi angeliche, 12,23 all’assemblea dei primogeniti che sono scritti nei cieli, a Dio, il giudice di tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti. Ebr 12,22-23;


Qui si dice che noi veniamo alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e all’assemblea dei primogeniti. E si noti anche qui il fatto: non siamo i primogeniti, ma veniamo come fedeli nella Nuova Creazione nella Gerusalemme celeste e all’assemblea dei primogeniti. E questi primogeniti ricordano perciò anche molto le "primizie a Dio e all’Agnello", delle quali parla Apoc 14,4 e dunque definisce i 144.000 sigillati delle dodici tribù di Israele.

Essi sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all’Agnello.

Apoc 14,3 Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono, davanti alle quattro creature viventi e agli anziani. Nessuno poteva imparare il cantico se non i centoquarantaquattromila, che sono stati riscattati dalla terra. 14,4 Essi sono quelli che non si sono contaminati con donne, poiché sono vergini. Essi sono quelli che seguono l’Agnello dovunque vada. Essi sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all’Agnello. 14,5 Nella bocca loro non è stata trovata menzogna: sono irreprensibili. Apoc 14, 3- 5;


Questi 144.000 sigillati, 12.000 da ciascuna delle 12 tribù di Israele, sono i rappresentanti del popolo di Israele presso Dio e sono perciò predestinati a corrispondere alla promessa dell’Onnipotente ad Israele in Os 2,19-20.

Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità e fedeltà.

Os 2,19 Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni. 2,20 Ti fidanzerò a me in fedeltà, e tu conoscerai il SIGNORE. Os 2,19-20;


Perciò, ci dovremmo rallegrare ed essere beati del fatto che siamo invitati alla cena delle nozze dell’Agnello e lasciamo l’onore della sposa a quelli che Dio e l’Agnello hanno scelto per questo scopo.



(I testi in una cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(La congregazione cristiana è la "Sposa di Cristo"? / AM 00, 2014-01-19)

(… ) La sua tesi che la congregazione non è la "sposa di Cristo", non posso comprenderla – Paolo non ne parla solo in Efesini 5,32, ma anche in 2Corinzi  11,2. Sì, Gesù vorrebbe prepararsi una sposa pura, senza macchie e senza ruga, santa e irreprensibile (Efe 5,27). Anche nel libro dell’Apocalisse leggiamo della "sposa di Cristo", e ritengo che qui sia intesa la congregazione (consistente di ebrei salvati e Gentili). Si veda anche la parabola di Gesù dei "vignaiuoli malvagi" in Matteo  21,33-44 (in particolare v. 43) e delle "nozze reali" in Matteo 22,1-14.

Oppure le dichiarazioni di Pietro in 1Pietro 2,9-10. Io non sono un seguace della "teologia della sostituzione". Israele fu scelto come popolo di Dio e "non può rimpiangere la nomina di Dio" ed ha il suo posto nel piano di salvezza di Dio (si veda Romani 9-11). In Romani 9,25-26 Paolo cita da Osea 2,23 e 1,10 e scrive: "Io chiamerò "mio popolo" quello che non era mio popolo e "amata" quella che non era amata"… Lei ha citato questo passo di Osea, ma solo fino al versetto 20. Perché non proseguire la lettura?

Si vedano anche le dichiarazioni di Paolo in Romani 10, 19-21. Suppongo che lei abbia la sua "risposta" per tutti questi passi biblici, ma può lo Spirito Santo testimoniare le sue concezioni? Lo Spirito Santo venne per testimoniare la verità (1Gio 5,7). Oggi abbiamo così tanta confusione e tante dottrine erronee, perché gli esseri umani con il loro intelletto (Proverbi 3,5-6 ci mette in guardia dal fidarci del nostro intelletto) formulano dottrine che non si provano mediante lo Spirito Santo. (… )

Riguardo a ciò vorrei consigliarle come lettura il seguente libro: "Gesunde Lehre" ["Sana dottrina"] di Joseph Hedgecock. Egli descrive il falso metodo didattico che oggi molti teologi utilizzano e infine formulano false dottrine. Si vedano più dettagli su questo libro sul sito:

http://solm-gb.org/magGER/index.php/books-german/gesunde-lehre.html

 
AM



Grazie per la sua visita del sito Immanuel.at e per il suo commento. Lei scrive:

"La sua tesi che la congregazione non è la "sposa di Cristo", non posso comprenderla – Paolo non ne parla solo in Efesini 5,32, ma anche in 2Corinzi 11,2. Sì, Gesù vorrebbe prepararsi una sposa pura, senza macchie e senza ruga, santa e irreprensibile (Efe 5,27)"."

Se consideriamo quali aspettative Paolo ha della congregazione in questi due punti del testo:

Efe 5,31 Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. 5,32 Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa. Efe 5,31-32;

2Cor 11,2 Infatti sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo. 2Cor 11,2;


e se qui non cerchiamo di "simboleggiare" in quanto cristiani biblici, non induce ad uno il rossore della vergogna sul viso, quando si pensa come alcune congregazioni oggi hanno l’aspetto di una presunta "sposa di Cristo"? – falsi insegnanti, fornicatori impenitenti, adulteri, ubriaconi (1Cor 6,9-10; Mat 18,15-17) ed anche omosessuali e lesbiche, che in taluni luoghi vengono addirittura designati come guide della congregazione(!) (Rom 1,26-27). E la cosa più importante non è più di rafforzare i fratelli e le sorelle nella fede, ma possibilmente di raccogliere molti membri e dunque molto denaro.

(Vedi anche discorso 85; "Gli adulteri, i fornicatori, gli omosessuali, gli imbroglioni sono davvero rinati?" [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese]))


Se dunque il vantaggio di Paolo per la sposa di Cristo come "casta vergine" è da prendere seriamente – e lo è indubbiamente – allora la vera sposa di Cristo è da vedere piuttosto nei 144.000 sigillati dalle dodici tribù di Israele negli Ultimi Tempi:

Essi sono quelli che non si sono contaminati con donne, poiché sono vergini.

Apoc 14,1 Poi guardai e vidi l’Agnello che stava in piedi sul monte Sion e con lui erano centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulla fronte. 14,2 Udii una voce dal cielo simile a un fragore di grandi acque e al rumore di un forte tuono; e la voce che udii era come il suono prodotto da arpisti che suonano le loro arpe. 14,3 Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono, davanti alle quattro creature viventi e agli anziani. Nessuno poteva imparare il cantico se non i centoquarantaquattromila, che sono stati riscattati dalla terra. 14,4 Essi sono quelli che non si sono contaminati con donne, poiché sono vergini. Essi sono quelli che seguono l’Agnello dovunque vada. Essi sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all’Agnello. 14,5 Nella bocca loro non è stata trovata menzogna: sono irreprensibili. Apoc 14, 1- 5;


Perciò qui si deve prendere in considerazione l’osservazione limitante di Paolo in Efe 5,32, dove egli dice: "dico (interpreto) questo riguardo a Cristo e alla chiesa". Questa è dunque una supposizione di Paolo stesso e non per esempio una rivelazione come per esempio il Rapimento in 1Tess 4,15-17 o alcuni altri.

Questi 144.000 da tutte le tribù di Israele degli Ultimi Tempi li troviamo in Apoc 7,2-5, dove viene loro apposto il sigillo sulle fronti:

Centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d’Israele.

Apoc 7,2 Poi vidi un altro angelo che saliva dal sol levante, il quale aveva il sigillo del Dio vivente, e gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di danneggiare la terra e il mare, 7,3 dicendo: «Non danneggiate la terra né il mare né gli alberi, finché non abbiamo segnato sulla fronte i servi del nostro Dio». 7,4 Quindi udii il numero di quelli che erano stati segnati: centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d’Israele. Apoc 7, 2- 4;


E come Giovanni scrive più sopra, in Apoc 14,1, questo sigillo sulle loro fronti è il nome del Padre e del Figlio. Essi sono dunque di proprietà del Padre e del Figlio (trinità!). E come Giovanni successivamente più avanti, in Apoc 14,4, scrive immediatamente, "Essi sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all’Agnello". Non può dunque essere spiegato meglio che questi 144.000 eletti e sigillati da tutte le 12 tribù di Israele, sono un gruppo del tutto particolare di esseri umani – appunto la sposa dell’Agnello.


In seguito lei dice:

"Anche nel libro dell’Apocalisse leggiamo della ‘sposa di Cristo’"

Totalmente corretto, come qui sopra viene dimostrato con i 144.000 sigillati. Ma questi passi biblici lei non li ha in mente. Lei si riferisce probabilmente ad Apoc 21,9, dove si parla della "sposa dell’Agnello" come denominazione della città di Dio, della Nuova Gerusalemme, e con ciò lei insinua che questa città simboleggerebbe la congregazione cristiana.

Tuttavia in questo momento la congregazione non si trova ancora in questa città, che scende dal cielo di Dio, poiché le nazioni soltanto dopo, in Apoc 21,24, 26-27 entreranno in essa. Poiché secondo Apoc 14,4 i 144.000 non si sono "contaminati" e " seguono l’Agnello dovunque vada" – come fa appunto una vera sposa –, ad uno studio preciso del testo sono loro che vengono rappresentati attraverso questa città.

Come si dice in Apoc 21,16: "egli misurò la città con la canna, ed era dodicimila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza erano uguali". Sono dunque così 12000 stadi (che sono circa 2220 km / La Nuova Creazione), come vi sono, parimenti, 12000 sigillati da ciascuna delle 12 tribù di Israele. E in Apoc 21,12 vengono descritte le porte della città: "aveva dodici porte, e alle porte dodici angeli. Sulle porte erano scritti dei nomi, che sono quelli delle dodici tribù dei figli d’Israele".

Dunque anche i nomi che stanno scritti sulle 12 porte, sono i nomi delle 12 tribù di Israele, dalle quali furono scelti questi 12000 segnati degli Ultimi Tempi. Qui da nessuna parte si parla delle "nazioni" o della "gran folla" (Apoc 7,9). Perché alcuni interpreti ritengono qui di dovere vedere la congregazione? E così qui fa anche il nostro commentatore, quando scrive:

"e ritengo che qui sia intesa la congregazione (consistente di ebrei salvati e Gentili). Si veda anche la parabola di Gesù dei "vignaioli malvagi" in Matteo 21,33-44 (in particolare v. 43)"


La domanda se la congregazione è la "sposa di Cristo", in questo discorso viene già trattata e confutata più sopra nel dettaglio. In Apoc 7,3-10 abbiamo la precisa separazione tra questi due gruppi: i 144.000 sigillati dalle 12 tribù di Israele negli Ultimi Tempi (Apoc 7,3-8) e la congregazione (consistente di ebrei salvati e di Gentili) in Apoc 7,9-10:

Una gran folla che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue.

Apoc 7,9 Dopo queste cose guardai e vidi una gran folla che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano. 7,10 E gridavano a gran voce, dicendo: «La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono, e all’Agnello». Apoc 7, 9-10;


E proprio questa "gran folla" viene menzionata da Giovanni anche in occasione delle nozze dell’Agnello, in Apoc 19,6:

Poi udii come la voce di una gran folla.

Apoc 19,6 Poi udii come la voce di una gran folla e come il fragore di grandi acque e come il rombo di forti tuoni, che diceva: «Alleluia! Perché il Signore, nostro Dio, l’Onnipotente, ha stabilito il suo regno. 19,7 Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata. 19,8 Le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi». 19,9 E l’angelo mi disse: «Scrivi: "Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello"». Poi aggiunse: «Queste sono le parole veritiere di Dio». Apoc 19, 6- 9;


Questa "gran folla", che qui esulta e loda Dio, poiché egli ha assunto il dominio e sono giunte le nozze dell’Agnello, può – parallelamente ad Apoc 7,9 più sopra – essere vista come la congregazione di tutti i tempi. Questi parlano del fatto che sua moglie (la sposa) si è resa pronta.

E con ciò, ora, non è intesa la congregazione stessa – e dunque la "gran folla" –, che si rallegrerebbe di se stessa. Al contrario, la sposa dell’Agnello è da vedere separata da questa gran folla, che si rallegra che la sposa si sia resa pronta. Come scrive Giovanni, dovremmo essere beati di essere invitati come invitati alle nozze alla cena delle nozze dell’Agnello.

La sua citazione di Mat 21,43 conferma inoltre che il regno fu preso da Israele e dato ad un popolo che porta i suoi frutti. Perciò l’Israele di oggi è anche da duemila anni senza Dio e così rimarrà fino al Millennio.

Tuttavia, nel Millennio anche Israele si convertirà e accetterà il suo Messia, come disse il Signore agli ebrei in Mat 23,38-39: "Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. Infatti vi dico che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"". Fino a qui però ciascun ebreo personalmente può ancora decidersi per Gesù Cristo e dunque essere salvato.

Purtroppo gli ebrei stessi non ne hanno la più pallida idea, poiché essi nella loro testardaggine insultano Gesù Cristo da quasi duemila anni come imbroglione e bestemmiatore e si rifiutano tassativamente di leggere il Nuovo Testamento. I pochi ebrei di fede mosaica credono come sempre che potrebbero starsene come giusti davanti a Dio con il loro armamentario di cerimonie. E i restanti israeliti oggi sono nella loro stragrande maggioranza altrettanto atei quanto anche tutte le altre nazioni. Essi non sanno che nostro Signore Gesù Cristo ha profetizzato ai loro antenati:

Se non credete che io sono (il Messia) , morirete nei vostri peccati.

Giov 8,23 Egli diceva loro: «Voi siete di quaggiù; io sono di lassù; voi siete di questo mondo; io non sono di questo mondo. 8,24 Perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non credete che io sono, morirete nei vostri peccati». Giov 8,23-24;


La terribile serietà di questa dichiarazione del Signore viene a malapena presa in considerazione anche dai cristiani da duemila anni. Gli ebrei, allora, nel momento della distruzione di Gerusalemme (70 d. C. per mano di Tito), hanno perduto sia il tempio sia anche l’altare dell’olocausto. Su questo altare – e soltanto su questo altare! (Deut 12,13-14) – i sacerdoti di Israele devono offrire ogni giorno nel "sacrificio continuo" ogni mattina ed ogni sera un agnello sacrificale (tamid) per la remissione dei peccati dell’intero popolo (Es 29,38-42). Attraverso questo sacrificio per il peccato l’intero popolo fu di nuovo senza peccato e giusto davanti a Dio ed essi non dovettero dopo la loro morte andare alla dannazione.

Come punizione per la crocifissione di suo Figlio, però, Dio allora ha lasciato che le truppe di Tito radessero al suolo l’intera Gerusalemme con il tempio e l’altare. Perciò da allora per gli ebrei non vi è più alcuna possibilità di giungere secondo il rito mosaico alla remissione dei loro peccati. E la conseguenza di questo è che da duemila anni tutti gli ebrei non cristiani sono morti nei loro peccati e perciò senza la remissione e vanno all’eterna dannazione.

Tuttavia Dio a loro – come anche a tutti gli altri esseri umani – nella sua grazia ha lasciato una possibilità di tornare ad essere giusti e liberi dai peccati. La morte sulla croce del Figlio di Dio vale da allora una volta per tutte come compiuto sacrificio del peccato (tamid – l’Agnello di Dio) per i peccati di tutti gli esseri umani, che accettano questo sacrificio vicario nella fede come espiazione anche per i loro propri peccati. E perciò ciascun ebreo può anche, del tutto personalmente, essere salvato attraverso la fede in Gesù Cristo.

Ed ora nei circoli cristiani si sentono sempre continuamente prediche della compassione sulle sofferenze del popolo ebraico nei secoli passati. Si elogia l’ebraismo come radice della fede cristiana, si piangono giustamente i 6 milioni di ebrei assassinati nei campi di concentramento dei nazisti e si pensa con simili parole e gesti ampollosi di potere ben riparare il torto di questo crimine.

Ciò che tuttavia a tale proposito non viene considerato, è il fatto che nei duemila anni passati centinaia di milioni(!) di ebrei furono mandati all’eterna dannazione, soltanto perché le grandi chiese cristiane erano impegnate con se stesse con la riforma e la controriforma, che non rimaneva il tempo per portare questi fatti biblici verbalmente all’attenzione di questo popolo dalla testa dura, che è stato definito dal loro e nostro Dio "popolo dal collo duro" (Es 32,9).

Ed anche nel nostro tempo attuale si evangelizzano i paesi islamici con considerevole dispendio e si mette in conto che là i missionari vengono assassinati, senza anche solo perdere un pensiero che forse anche in Israele si potrebbe evangelizzare e dunque si potrebbe compiere una vera sorta di riparazione completamente diversa, perché in questo caso salverebbe delle vite umane.

(Vedi anche discorso 111: "Il tradimento pseudo cristiano contro gli Israeliti." [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Del tutto al contrario, in realtà. Dopo che lo stato di Israele (così come in alcuni stati islamici) ha emanato un divieto per l’evangelizzazione cristiana[1] (dove va a finire la libertà di religione in uno stato presumibilmente democratico?), molte organizzazioni cristiane hanno, senza contraddizioni, sottoscritto in merito un contratto con la Jewish Agency (Ufficio immigrazione ebraico), di non evangelizzare in Israele.

(Vedi anche discorso 1013: "Rapporto dal campo del "movimento di Israele".")


Questo è il problema nell’attuale comprensione cristiana di Israele: gli uni negano lo status di Israele biblicamente attestato senza-Dio e lo stilizzano in uno "stato di Dio", gli altri non vogliono sapere nulla degli ebrei ed affermano che d’ora in poi la congregazione è il "nuovo Israele". Tuttavia l’ordine di nostro Signore in Mat 28,19 "Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli" vale anche e innanzitutto per il popolo di Israele!

E persino gli "ebrei messianici", che pretendono di credere in Gesù Cristo come loro Messia, non hanno riconosciuto l’amara conseguenza della dichiarazione del Signore, più sopra in Giov 8,24, e si profondono in affermazioni sull’attuale Israele, come "essi non devono abbandonare la loro eredità e la loro fede ebraica" (L’alleanza di Dio, di Jacob Damkani, Abraham/04 [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese]).

Perciò essi lasciano i loro fratelli ebrei completamente al buio sul fatto che i loro antenati hanno spezzato l’alleanza con Dio con la crocifissione del Figlio di Dio duemila anni fa, che Dio ha abbandonato il tempio nel quale dimorava con Israele (Es 29,38-46; Sal 18,6-8), ha sciolto l’Antica Alleanza con Israele (Mat 27,50-52) ed ha instaurato con tutti gli esseri umani la Nuova Alleanza nel sangue di suo Figlio (Luca 22,20) per la remissione dei peccati.

(Vedi anche discorso 103: "La Nuova Alleanza di Dio con tutti gli esseri umani.")


Ora, per tornare al nostro tema dei 144.000 sigillati: questi 144.000 da tutte le 12 tribù di Israele sono precisamente i discendenti di ebrei, ma sono da vedere come totalmente separati dal popolo di Israele. Essi saranno nati solo un po’ di tempo prima della Grande Tribolazione e poi, verrà loro apposto il sigillo dopo il Ritorno del Signore e il Rapimento (Apoc 7,3-8).


Anche le successive citazioni bibliche del commentatore non sono da riferirsi alla sposa, ma agli invitati alle nozze:

"e delle "nozze reali" in Matteo 22,1-14. Oppure le dichiarazioni di Pietro in 1Pietro 2,9-10".

In questa parabola del Signore delle "nozze reali" si tratta esclusivamente degli invitati alle nozze. Questi sono effettivamente cambiati. Poiché gli ebrei non hanno voluto accettare il Figlio di Dio, le nazioni hanno ricevuto l’invito di Dio. Ma nell’intera parabola non si parla della sposa, perché la sua identità è appunto già stabilita.  

È una situazione similare nella parabola delle 10 vergini in Mat 25,1-13: anche queste stanno per la congregazione e non per la sposa! La sposa stessa anche in questa parabola non viene menzionata, perché la sua identità è già stata stabilita – i 144.000 da tutte le 12 tribù di Israele.

Con la citazione da 1Piet 2,9-10 incontriamo poi la profezia riferita alla congregazione cristiana, che purtroppo conduce sempre continuamente (si veda più avanti sotto Rom 9,25.26) a confusioni tra la congregazione e Israele.

Voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio.

1Piet 2,9 Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; 2,10 voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia 1Piet 2, 9-10;


Qui Pietro cita Mosè (Deut 32,21) che ha profetizzato che Dio inciterà alla gelosia Israele con la gente che "non è un popolo" (noi, i successivi cristiani dalle nazioni). Ma come vedremo immediatamente, proprio questa dichiarazione di Mosè della gente che "non è un popolo" viene sempre continuamente ed erroneamente confusa con la profezia del profeta Osea dell’Israele apostatato (più avanti sotto, in Os 2,23) come "non-mio-popolo". L’uno sono i cristiani, l’altro gli israeliti.

In questo modo, però, anche altre dichiarazioni della Bibbia, che si riferiscono ad Israele (per esempio Os 1,10; 2,23), vengono erroneamente interpretate come riferimento alla congregazione e da qui emerge poi una falsa visione sia dell’aspettativa di salvezza della congregazione che anche di quella di Israele. Questo va fino ad una "teologia della sostituzione", nella quale viene formulata l’affermazione che Israele sarebbe irrimediabilmente caduto dalla grazia di Dio ed ora la congregazione è il "nuovo Israele" e tutte le profezie che riguardano Israele, sarebbero ora da interpretare come riferimento alla congregazione. – Naturalmente solo le promesse di salvezza. I castighi di queste profezie li si lasciano molto saggiamente ad Israele.

"Io non sono un seguace della "teologia della sostituzione" – Israle fu scelto come popolo di Dio e "non può rimpiangere la nomina di Dio" ed ha il suo posto nel piano di salvezza di Dio (si veda Romani 9-11). In Romani 9,25-26 Paolo cita da Osea 2,23 e 2,1 e scrive: "Io chiamerò "mio popolo" quello che non era mio popolo e "amata" quella che non era amata"… Lei ha citato questo passo di Osea, ma solo fino al versetto 22. Perché non proseguire la lettura? Si vedano anche le dichiarazioni di Paolo in Romani 10,19-21".

Ora, parto naturalmente dal presupposto che lei legga anche il contesto secondo la mia citazione biblica. A differenza della sua interpretazione, nella quale lei equipara chiaramente il "non-mio-popolo" tratto da Os 2,23 con il "non è un popolo" tratto da Deut 32,21 e interpreta entrambi come riferimenti a noi cristiani dalle nazioni, la citazione da Deut ha un solo riferimento cristiano, mentre la dichiarazione "non-mio-popolo" in Osea si riferisce agli israeliti apostatati, come viene qui successivamente dimostrato.

Il non-mio-popolo (Lo Ammi).

Dio ha offerto al profeta Osea all’inizio di questa profezia in Os 1,6, di dare a sua figlia neonata il nome di "Lo Ruhama" (non-compassione), perché Israele diventerà infedele e Dio toglierà loro completamente la sua compassione. E al suo prossimo figlio, un maschio (Os 1,8-9), Osea dovette, su incarico di Dio, dare il nome "Lo Ammi" (non-mio-popolo), perché l’apostatato Israele non è più il popolo di Dio e Dio non vuole più essere il Dio di Israele.

E qui riconosciamo che questa intera profezia nel libro di Osea allude (anche) al nostro tempo attuale. E precisamente cominciando duemila anni fa, quando Israele ha rinnegato il suo Dio, quando essi hanno rifiutato il Figlio di Dio e l’hanno fatto crocifiggere. Essi hanno dunque spezzato l’alleanza con Dio e furono abbandonati dal loro Dio (Mat 27,51). Da allora Israele è senza Dio (Mat 23,38-39).


Israele alla luce della Bibbia.


Secondo l’Antico Testamento

Dio non ha più alcuna compassione per la casa d’Israele (Os 1:6). Loro non sono più il suo popolo (Os 1:9). Il Signore salverà solo la casa di Giuda. Non con la guerra, però, ma con il suo Spirito (Os 1:7). Soltanto nel Millennio, quando il Figlio di Dio avrà assunto il suo dominio millenario sulla terra  (Os 1:10; 2:18; Ez 34:25; Isa 2:4), il Signore li riconoscerà di nuovo come il suo popolo (Os 2:23; Ger 31:27-28).


Secondo il Nuovo Testamento

È la volontà di Dio che noi prestiamo ascolto a suo Figlio (Mat 17:5). Questo Figlio di Dio ci ha detto che ogni essere umano che lo rifiuta, rifiuta anche Dio (1Gio 2:23;  Luca 10:16; Giov 5:22-23, 15:23). Il popolo d’Israele di oggi nega il Figlio di Dio e lo offende come truffatore e bestemmiatore. Attraverso questa negazione del Figlio, Israele ha rifiutato anche il Padre ed è dunque un popolo senza-Dio ( Giov 8:24).


Gli "amici di Israele" nelle comunità cristiane vendono dunque il loro diritto di primogenitura come discepoli di Cristo contro il piatto di lenticchie di un complice di atei truffatori. – Per Israele non vi è alcuna conversione spirituale al loro Dio, né alcun ritorno nel loro paese voluto da Dio, a meno che essi non si convertano a Gesù Cristo!! (Mat 23:38-39; Gal 5:4).




DMa come è oggi: senza tempio, senza altare, senza remissione dei peccati, così non rimarrà. Nel Millennio Israele si convertirà di nuovo e il suo Dio l’accetterà di nuovo come il suo popolo. E anche questo è profetizzato da Osea:

Poi i figli d’Israele torneranno a cercare il SIGNORE, loro Dio e ricorreranno tremanti al SIGNORE.

Os 3,4 I figli d’Israele infatti staranno per parecchio tempo senza re, senza capo, senza sacrificio e senza statua, senza efod e senza idoli domestici. 3,5 Poi i figli d’Israele torneranno a cercare il SIGNORE, loro Dio, e Davide, loro re, e ricorreranno tremanti al SIGNORE e alla sua bontà, negli ultimi giorni. Os 3, 4- 5;


(Vedi anche capitolo 10: "Il Millennio."


E in Os 1,10 Osea parla poi già di questo tempo della conversione di Israele, del Millennio, il Regno di Pace millenario del Figlio di Dio sulla terra, quando egli profetizza:

Dite ai vostri fratelli: "Ammi!" (mio popolo) e alle vostre sorelle: "Ruama!" (misericordia).

Os 1,10 «Tuttavia, il numero dei figli d’Israele sarà come la sabbia del mare, che non si può misurare né contare. Avverrà che invece di dir loro, come si diceva: "Voi non siete mio popolo", sarà loro detto: "Siete figli del Dio vivente". 1,11 I figli di Giuda e i figli d’Israele si raduneranno, si daranno un unico capo e marceranno fuori dal paese; perché sarà grande il giorno di Izreel. 2,1 Dite ai vostri fratelli: "Ammi!" (mio popolo) e alle vostre sorelle: "Ruama!" (compassione). Os 1,10-2,1;


Nel luogo (a Gerusalemme) dove fu loro detto: "voi non siete mio popolo" (Lo Ammi, Os 1,8-9), verrà detto loro: "Figli del Dio vivente". Dio avrà di nuovo compassione di loro e benedirà loro e tutto il paese, come profetizza poi Osea in Os 2,21-23. 

Io avrò compassione di Lo-Ruama (non compassione); e dirò a Lo-Ammi (non il mio popolo): "Tu sei mio popolo!"

Os 2,21 Quel giorno avverrà che io ti risponderò», dice il SIGNORE, «risponderò al cielo, ed esso risponderà alla terra; 2,22 la terra risponderà al grano, al vino, all’olio, e questi risponderanno a Izreel. 2,23 Io lo seminerò per me in questa terra, e avrò compassione di Lo-Ruama (non compassione); e dirò a Lo-Ammi(non il mio popolo): "Tu sei mio popolo!" ed egli mi risponderà: "Mio Dio!"» Os 2,21-23;


E qui ora riconosciamo anche il giusto contesto: nel versetto Os 1,10 Osea dice di Israele: "Invece di sentirsi dire: «Non siete mio popolo», saranno chiamati «figli del Dio vivente». E in Os 2,23 si dice di Israele: "e dirò a Lo-ammi (non-mio-popolo): «Tu sei mio popolo»".

Entrambi i passi citati dal commentatore in relazione con Rom 9,25-26 sia Os 1,10 sia anche Os 2,23 – riguardano dunque esclusivamente il rapporto tra Israele e il suo Dio e non fanno nessun genere di dichiarazione sul cristianesimo – anche se in Rom 9,25-26 sembra così!!

Vediamo dunque che sebbene Dio per lungo tempo abbia ripudiato Israele, se però nel Millennio essi si convertono a suo Figlio (la Nuova Alleanza – Luca 22,19-20!) e lo accettano con le parole: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!" (Mat 23,38-39), allora Dio avrà di nuovo compassione di loro.

La gente che "non è un popolo".

Così come Pietro, più sopra in 1Piet 2,10, anche Paolo poi qui sotto, in Rom 10,19-21, cita la profezia di Mosè in Deut 32,21 sulla gente che "non è un popolo", con il quale Dio vuole provocare l’apostatato Israele, perché anch’essi lo avevano provocato con un "non-Dio".

Io vi renderò gelosi di una nazione che non è nazione; provocherò il vostro sdegno con una nazione senza intelligenza.

Rom 10,19 Allora dico: forse Israele non ha compreso? Mosè per primo dice: «Io vi renderò gelosi di una nazione che non è nazione; provocherò il vostro sdegno con una nazione senza intelligenza». 10,20 Isaia poi osa affermare: «Sono stato trovato da quelli che non mi cercavano; mi sono manifestato a quelli che non chiedevano di me». 10,21 Ma riguardo a Israele afferma: «Tutto il giorno ho teso le mani verso un popolo disubbidiente e contestatore». Rom 10,19-21;


E questa profezia si riferisce ora effettivamente a noi cristiani. Mosé profetizza che Dio provocherà gli israeliti attraverso gente che "non è un popolo", ossia attraverso gli esseri umani da tutte le nazioni, che si convertiranno al Dio di Israele e a suo Figlio. E come si può vedere, non è da confondere la gente che "non è un popolo" in Mosè e qui sopra nella lettera ai Romani (non è nazione) e anche più sopra, nella prima lettera di Pieto (1Piet 2,10), con "Lo Ammi" (non-mio-popolo) più sopra, in Osea 2,25. Con quest’ultimo è inteso Israele. Nella citazione del Deuteronomio nella prima lettera di Pietro e qui nella lettera ai Romani, però, sono i cristiani da tutte le nazioni che sono intesi.

E questo lo conferma poi anche Paolo nella lettera ai Romani, quando non si termina con Rom 10,21, ma si continua a leggere fino a Rom 11,1. Là Paolo dice: "Dico dunque: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No di certo! Perché anch’io sono israelita, della discendenza di Abraamo, della tribù di Beniamino" – Dunque una chiara conferma della concezione che Israele nel Millennio si convertirà e tornerà ad essere il popolo di Dio.

(Vedi anche capitolo 09: "Il ritorno del residuo d’Israele e il resto delle nazioni.")


"Suppongo che lei abbia la sua "risposta" per tutti questi passi biblici",

Questa è una visione falsa della questione! Non io ho una risposta, ma la Bibbia ha una risposta a tutte queste domande. Solo molti esegeti sono troppo pigri per studiare la Scrittura. Essi hanno un’impressione superficiale ed interpretano poi in modo diligente senza una precisa verifica, se allora lo Spirito Santo nella Scrittura conferma anche la loro opinione.


"ma può lo Spirito Santo testimoniare le sue concezioni?"

Lo Spirito Santo oggi non parla più attraverso gli esseri umani, come ai tempi dei profeti, ma sempre ancora attraverso la Bibbia. E ogni dottrina, che può essere confermata dopo un preciso e accurato esame sulla base della Bibbia, è una dottrina giusta. Ciò che può essere confutato attraverso la Bibbia è una falsa dottrina.

Se consideriamo ora i requisiti di Paolo per la "sposa" in 2Cor 11,2: "per presentarvi come una casta vergine a Cristo" e poniamo questo in contrasto con l’effettiva condizione blasfema di molte congregazioni attuali, ma d’altronde anche la descrizione di questi 144.000 dalle 12 tribù di Israele in Apoc 14,4-5:
 

Essi sono quelli che non si sono contaminati con donne, poiché sono vergini.

Apoc 14,4 Essi sono quelli che non si sono contaminati con donne, poiché sono vergini. Essi sono quelli che seguono l’Agnello dovunque vada. Essi sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all’Agnello. 14,5 Nella bocca loro non è stata trovata menzogna: sono irreprensibili. Apoc 14,4-5;


allora sorgono però dubbi giustificati sulla congregazione in quanto "sposa", che poi si confermano completamente, se leggiamo l’assicurazione di Dio attraverso lo Spirito Santo in Osea 2,19-20, quando egli ha promesso ad Israele che lo fidanzerà a sé per l’eternità e in fedeltà:

Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia.

Os 2,19 Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni. 2,20 Ti fidanzerò a me in fedeltà, e tu conoscerai il SIGNORE. Os 2,19-20;


E dunque ciò aggiunge un’evidente confutazione della dottrina della congregazione in quanto "sposa di Cristo" ed è perciò una falsa dottrina.


"Lo Spirito Santo venne per testimoniare la verità (1Gio 5,7). Oggi abbiamo così tanta confusione e tante dottrine erronee, perché gli esseri umani con il loro intelletto (Proverbi 3,5-6 ci mette in guardia dal fidarci del nostro intelletto) formula dottrine che non si provano mediante lo Spirito Santo".

Lo dicono perfettamente bene. Vi sono molte confusione e dottrine erronee. E questo perché molte persone non mettono in discussione le interpretazioni "comuni" e diligentemente le copiano e le diffondono senza verificarle sulla base della Bibbia – attraverso lo Spirito Santo, come lei scrive. Oppure però con una visione di mettere se stessi nella "luce" più favorevole agli occhi dei fratelli e delle sorelle ed attribuendo tutti i possibili vantaggi alla congregazione, fino ad includere le promesse ad Israele nel Millennio, ma senza vedere che anche le punizioni promesse ad Israele come hanno una qualche implicazione sulla congregazione.

(Vedi anche discorso 106: "Le false dottrine nelle comunità cristiane.")


Per quanto riguarda l’esegesi "orientata all’intelletto": queste "confusioni e dottrine erronee" non sorgono perché gli esseri umani utilizzano il loro intelletto, ma del tutto al contrario perché essi sempre più rinunciano al loro intelletto e danno credito alle dottrine erronee senza averne appurato la veridicità. Questo è il nostro problema oggi. Inoltre, l’opinione secondo la quale l’intelletto nell’interpretazione della Bibbia sarebbe nocivo, offre il vantaggio che ci si può risparmiare uno studio interminabile e dunque molto tempo e fatica con un argomento "appropriato".

Ma quanto al ragionare, siate uomini compiuti.

1Cor 14,20 Fratelli, non siate bambini quanto al ragionare; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto al ragionare, siate uomini compiuti. 1Cor 14,20;


Meno le persone sanno, meno vogliono sapere.

I lettori di TOPIC conoscono il problema: articoli scottanti che trasmettono informazioni di background relative a tematiche attuali, cozzano spesso contro il disinteresse o il rifiuto nel momento in cui li si vogliono condividere. In realtà, si dovrebbe pensare che quando le persone su temi importanti sanno solo poche cose, allora sarebbero inclini ad assorbire come una spugna le informazioni che spiegano loro il tema in modo convincente. Tuttavia, avviene il caso contrario, così come alcuni studi hanno recentemente mostrato.

Due scienziati della University of Waterloo (Canada) e della Duke University (USA) in un progetto di ricerca che ha coinvolto 500 persone, hanno scoperto che:

 “Meno le persone sanno su temi complessi, e più evitano di essere bene informate. E più i temi sono urgenti, e meno le persone vogliono occuparsene”, 

scrive la rivista Psychologie Heute [Psicologia oggi] nella sua edizione di marzo dedicata a questo studio (tratto da Servizio Informazioni TOPIC Marzo 2012 / Ulrich Skambraks D 57206 Kreuztal/Siegen.).




Poi lei scrive:

"Riguardo a ciò vorrei consigliarle come lettura il seguente libro: "Gesunde Lehre" ["Sana dottrina"] di Joseph Hedgecock. Egli descrive il falso metodo didattico che oggi molti teologi utilizzano e infine formulano false dottrine. Si vedano più dettagli su questo libro sul sito:  http://solm-gb.org/magGER/index.php/books-german/gesunde-lehre.html


Grazie per l’indicazione. – Anch’io posso consigliarle come lettura un libro, che contiene la "sana dottrina" e con il quale si può riconoscere la falsa dottrina: la Bibbia.

La seguente "Ode alla congregazione" è chiaramente composta qui da un compagno di fede del commentatore e documenta sia l’indifferenza biblica sia anche l’assoluta lontananza dalla realtà di simili appassionate eccessive idealizzazioni della congregazione cristiana.



Poscritto: Così come ho pubblicato con il suo consenso il suo commento qui sopra – anche se come richiesto non con il suo nome completo, ma solo con le iniziali – così soddisfo naturalmente il suo desiderio di trattare privatamente la nostra ulteriore corrispondenza e di non pubblicarla.


Poiché però ho la responsabilità di proteggere i miei lettori in riferimento alle false dottrine, devo in conclusione fare i seguenti chiarimenti:

•  Lei nega le dichiarazioni e le promesse di nostro Dio, l’Onnipotente, ad ISRAELE in Os 2,19-20 e afferma che con questi israeliti sono intesi i cristiani della congregazione.

•  Lei nega le dichiarazioni del Figlio di Dio, nostro Signore Gesù Cristo in Giov 3,5-6 e Mat 19,28 e afferma che un cristiano durante la vita, quando egli "è nato dalla carne" (Giov 3,6), può essere nato di nuovo e dunque essere "nato dallo Spirito" (Giov 3,8).

•  E infine lei nega le dichiarazioni di entrambi – sia del Padre che anche del Figlio – nella Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede (Apoc 1,1), affermando che là, in Apoc 7,4-8, i 144.000 israeliti dalle 12 tribù di Israele (!) cui è stato apposto il sigillo sarebbero "cristiani credenti, radicali, ubbidienti"..


Ora, poiché lei mi accusa di avere citato in modo sbagliato la sua dichiarazione, inserisco il testo originale dalla sua mail:

"I 144.000 in Apocalisse 14 sono secondo la descrizione (biblica) "cristiani/vincitori" intransigenti, irreprensibili, che seguono Gesù ovunque e che portano il centuplice frutto. Questo gruppo è la sposa di Cristo, che Gesù sposerà nel momento del suo Ritorno. Essi sono cristiani credenti, radicali, ubbidienti, che portarono il centuplice frutto".


La sua giustificazione che lei avrebbe citato Apoc 14 mentre io parlo di Apoc 7,4-8, avrebbe poi solo un senso se si sostenesse la concezione che i 144.000 di Apoc 7,4-8 e quei 144.000 di Apoc 14 sono due gruppi di esseri umani totalmente diversi. E questa – voglio sperare – non è però davvero la sua intenzione.

(Vedi anche discorso 06: "I 144.000 sigillati: Israeliti o la Chiesa degli Ultimi Tempi? [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Lei dovrebbe leggere meno le interpretazioni di esegeti qualunque, che realizzano veri pezzi di bravura verbali per occultare tutte queste dichiarazioni bibliche al fine di annebbiare dunque l’intelletto a quelle persone che non vogliono leggere per conto proprio la Bibbia, ma lei dovrebbe invece leggere di più nella Bibbia, con "cervello e cuore" come si dice in modo così bello.   



(I testi in una cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Ode alla congregazione. / Replik Andre Aubert 00, 2004-02-18)



Essa è il corpo vivo, la forma illustrata della sua azione, la forma di espressione della sua essenza, il riflesso vivo della sua gloria. Essa è più di quanto al momento vediamo di lei.

Essa è una sposa senza macchie e rughe, senza errori, difetti e capricci, essa è la sposa devota per il suo devoto Figlio, essa è l’unità del corpo indissolubilmente legata a lui. Essa è santa come lui.

Essa è senza fanatismo, senza fretta, senza falsificazione, senza deformazione, in lui riposa ed è, attraverso di lui agisce, di lui si fida. La più intima glorificazione dell’amore e della fedeltà.

Essa invisibile così come egli è invisibile, questo richiede di credere alla sua parola, poiché essa consiste nella sua parola e nella sua grazia che ci è donata. Essa è il luogo dove noi viviamo, se abbiamo la nostra vita in lui e da lui. In essa vediamo lui, essa è il suo omologo vivente, per lei egli è morto e risorto. Solo nei suoi occhi egli viene visto come quello che egli è. Per il mondo egli rimane una sciocchezza e inutile, di troppo esiguo valore per abbandonarvisi.

È a lei che tutte le promesse sono rivolte, in essa egli si muove come il padrone, essa è la sua copertura, la sua veste, ed egli sua roccaforte e solida fiducia. In essa arriviamo soltanto attraverso di lui ed essa ci conduce soltanto a lui. La nostra dedizione per lui ci lega ad essa e il nostro servizio a lei ci lega a lui.

Il loro agire comune è uno ed è orientato a guadagnare questo mondo, questo è il compito del loro matrimonio e la loro aspirazione in questo mondo, perché in quella direzione agisce la sua volontà ed essa lo segue fedelmente e umilmente, poiché essa vive della sua volontà e la fa. Essa è perfetta in lui.

È la più splendida storia d’amore di tutti i tempi, solo essa non viene vissuta in termini pratici, poiché vi è una mancanza di dedizione e di fiducia, ma l’immagine è abbozzata e non può essere cambiata. Tutto il suo agire ci trascina in questo rapporto e tutte le sue promesse la riflettono. Il mistero si trova unicamente all’entrata, poiché noi giungiamo dentro soltanto attraverso di lui, egli è la porta e attraverso un’altra porta nessuno può entrare in questa congregazione, egli l’ha riscattata, ha pagato per lei ed egli decide. Chi ha accettato il suo sacrificio è entrato, chi costruisce sugli esseri umani, gli passa accanto, giunge in un regno, ma non nel suo.

Il vincolo matrimoniale con lui è un vincolo di divorzio con il mondo intero, questo è la cruna dell’ago. Forse ancora non mi comprendi, perché questo è così importante per me, ma per me è come una previsione di ciò che deve venire. Così come uno che è in cerca di moglie, può forse avere nel suo cuore un’immagine del modo in cui è la sua sposa, egli ha un’immagine in sé e trova la sua sposa secondo questa immagine e la forma in questo, e questo è la visione del suo matrimonio, così anche Dio ha un’immagine della sposa, che egli ha scelto per suo Figlio ed ha fatto di questa immagine una parte della coscienza di suo Figlio e attraverso la sua coscienza una parte della nostra, ma egli la sceglierà, il Padre, assolutamente secondo questo antico splendido modello, che noi abbiamo perduto, ma che rimane in Dio, perché egli è il Signore, il nostro patrono.

Un buon patrono vale di più di una buona ostinazione. Viva è per me la visione, la profezia e poi la promessa, se io posso riconoscere la loro immagine nella congregazione. La luce alla fine del cammino, che ci brilla davanti, deve essere riconoscibile davanti ai miei piedi, perché altrimenti non mi può guidare.

Ora, molti errano senza luce sui cammini e naturalmente non hanno bisogno di nessuna visione, poiché essi non aspirano a nessuno scopo. Ora, se abbiamo riconosciuto la luce alla fine del cammino e la seguiamo, allora ci sarà naturalmente un tumulto, perché ora evidentemente uno crede di avere riconosciuto un determinato scopo e deve passare attraverso il processo di prova e sempre più mostra che anche altri si sono decisi a questo scopo e vi sono molte vie attraverso la boscaglia che conducono allo stesso scopo, finché essi sempre più si ritrovano e si riconoscono come quelli che sono sullo stesso cammino per lo stesso obiettivo. E lui, il Signore, tira insieme i fili dell’obiettivo, pesca e cattura, quelli che si lasciavano catturare e trae la sua sposa senza difetti dal fango, così come una partorisce un bambino nel sangue e nel muco, non come un accumulo di cellule, ma come essere vivente, come persona come un essere umano nuovo. Così egli fu generato e così egli è nato, su di lui sta questa promessa della vita.

Chi si mostra viene riconosciuto e raccolto. Il seme del cristallo genera il cristallo. Ciò che si mostra, desta la gioia dell’adunanza e della vita.

Spero che tu comprenda le mie parole, così come esse sono in me, poiché sto ancora imparando come esprimerle. Il mio desiderio è l’adunanza dei santificati in Cristo e a tale proposito posso solo mostrare il mio intimo, nella speranza che il Signore mi comprenda e soddisfi il mio desiderio quando mi mostro, perché così è promesso nella vita e nella parola. Possa egli guidarmi con la sua parola, mostrarmi come rapportarmi alla sua parola con dignità e per rimanere saggio nel suo amore e rendermi comprensibile, affinché egli diventi riconoscibile attraverso la mia parola, che vuole servirlo.

Con molta gioia di essere stato adunato in lui e attraverso di lui ti saluto e mi rallegro dell’uguaglianza del cammino che si estende attraverso i secoli, cosicché ognuno che confida in Dio venga trasformato nell’uguaglianza di suo Figlio, e trovi in lui l’ultimo adempimento.

Andre Aubert / andreaubertjc@hotmail.com



Se si può valutare questo inno alla congregazione dal punto di vista letterario come molto prezioso e concordare con l’autore in molte cose. Qui però, nell’esuberanza dei sentimenti, la realtà sembra essersi persa un po’ per strada. Per diverse ragioni – non ultimo per riguardo all’autore – ora, non ha alcun senso qui addentrarsi nel dettaglio nelle singole dichiarazioni. Ma se si tenta di valutare l’impressione generale, allora egli ricorda fatalmente gli elogi della "regina dei cieli" e della "madre di Dio" Maria nella chiesa cattolica.

E, ora, in considerazione degli effetti sugli altri fratelli e sorelle, con tutto il dovuto riguardo alle circostanze, questa è un’importante questione che deve essere affrontata. Come sembra, in molti credenti nel cattolicesimo dominato in senso maschile, vi è la necessità psicologica di una "supermadre", che nell’ambito evangelico ed evangelicale si manifesta come desiderio per una "supersposa" – nella figura della congregazione. Nell’intento di soddisfare questa necessità, qui come là, viene ora costruito, sulla base di singole dichiarazioni della Bibbia, uno splendido prodotto della fantasia, che viene elogiato e venerato, e addirittura – come la Maria cattolica – adorato.

Se ora non è nemmeno da supporre che nell’ambito evangelicale con la congregazione come "sposa" potremmo ricevere un simile idolo, come la chiesa cattolica con la sua "Maria", esiste tuttavia il pericolo che attraverso una magnificazione non biblica venga risvegliata nella congregazione un’aspettativa che, del tutto semplicemente, non può essere soddisfatta. Nella congregazione di Gesù Cristo siamo tutti solo esseri umani. E siamo tutti peccatori. Secondo la mia esperienza non vi è alcuna congregazione – non importa se evangelicale o di altra denominazione – nella quale non vi siano anche differenze, conflitti e addirittura continui litigi. E quando ora A. Aubert della congregazione parla con entusiasmo:

"Essa è una sposa senza macchie e rughe, senza errori, difetti e capricci, essa è la sposa devota per il suo devoto Figlio, essa è l’unità del corpo indissolubilmente legata a lui. Essa è santa come lui.

Essa è senza fanatismo, senza fretta, senza falsificazione, senza deformazione, in lui riposa ed è, attraverso di lui agisce, di lui si fida. La più intima glorificazione dell’amore e della fedeltà".


allora egli parla di un prodotto idealizzato che ho posto su un piedistallo e si riconosce molto chiaramente il pericolo che una simile "venerazione" – per non dire "adorazione" della congregazione in sé contiene. A tale proposito è evidente che dunque noi venereremmo o adoreremmo solo noi stessi. Questa non può essere la volontà di Dio. Questa è un’immagine della congregazione che non concorda con l’effettiva, reale congregazione qui sulla terra. E eppure dobbiamo vivere ed agire in questa congregazione terrena, umana.

Ora, sebbene sicuramente nelle dichiarazioni di A. Aubert vi siano molte cose giuste e importanti, si deve in modo più realistico fare notare che la congregazione di Gesù Cristo sulla terra non è un idolo, un corpo spirituale ultraterreno, ma una corporazione mondiale, terrena, nella quale noi siamo confrontati con grossi problemi, che – con l’aiuto del Signore – dobbiamo condurre anche a grosse soluzioni. E da ultimo vi sono quei fratelli e sorelle nelle congregazioni che su incarico del Signore – sia nel ruolo direttivo, nell’insegnamento, nella predica, nell’amministrazione o anche nell’intima intercessione per i fratelli e le sorelle – si accollano questo faticoso lavoro, che meritano il nostro grazie e la nostra riconoscenza. Nelle nostre preghiere al Signore dovremmo elogiarli e lodarli e pregare affinché egli conceda loro forza e perseveranza.

Infine, si faccia ancora notare che proprio in questo discorso fu addotta la prova conforme alla Scrittura che appunto la "sposa" non è la congregazione ma l’Israele degli Ultimi Tempi.

Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni.

Os 2,16 Quel giorno avverrà», dice il SIGNORE, «che tu mi chiamerai: "Marito mio!" e non mi chiamerai più: "Mio Baal!" 2,17 Io toglierò dalla sua bocca i nomi dei Baal, e il loro nome non sarà più pronunciato.

2,18 Quel giorno io farò per loro un patto con le bestie dei campi, con gli uccelli del cielo e con i rettili del suolo; spezzerò e allontanerò dal paese l’arco, la spada, la guerra, e li farò riposare al sicuro. 2,19 Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni. 2,20 Ti fidanzerò a me in fedeltà, e tu conoscerai il SIGNORE. Os 2,16-20


Questa promessa e questo appello di Dio, che Israele (i 144.000 sigillati degli Ultimi Tempi) fa alla sua sposa, alla quale egli si fidanzerà per l’eternità e in giustizia, non possono essere né ignorati dagli esseri umani né, nemmeno, ritrattati da Dio. Infatti Dio non può pentirsi del suo appello. Questo ce lo dice Paolo stesso, che in Efe 5,31-32 e 2Cor 11,2 interpreta la congregazione come sposa, nella sua lettera ai Romani:

Perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili.

Rom 11,28 Per quanto concerne il vangelo, essi sono nemici per causa vostra; ma per quanto concerne l’elezione, sono amati a causa dei loro padri; 11,29 perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili. Rom 11,28-29;


Non il popolo di Dio dalle nazioni, ma quello di Israele (i 144.000 sigillati degli Ultimi Tempi) è la sposa, alla quale qui il Signore dice che egli si fidanzerà per l’eternità, in giustizia, in equità e in grazia e in compassione e in fedeltà. Ella lo chiamerà "mio marito" e lo "riconoscerà" spiritualmente – nella consumazione del matrimonio.

Questa promessa di Dio vale per tutta l’eternità. Chi mette questo in discussione, mette in discussione Dio stesso. Con tutte le conseguenze che da questo devono essere tratte.


Si veda anche l’articolo: "La sposa del Signore" sul sito web  gurt-der-wahrheit.og con un’interpretazione del tutto simile!







Note a piè di pagina

[1]

"Lei non può immaginarsi quanto possa essere difficile trovare la verità, se si abita in Germania. Perché? Perché qui nel nostro bel paese abbiamo un movimento di Israele che si impegna, con tutto quello che ha e che è, ad insegnare e a credere che Israele, così come esso è adesso, è ed era uno stato fondato DA DIO. Per lungo tempo io stesso ho ceduto a questo inganno. (… ) Credevamo ciò che ci veniva detto, che Israele fu fondato dalla cenere dell’Olocausto. Credevamo che questo fosse sicuramente così, che però la fondazione dello stato, che ha avuto luogo nel 1948, come poi abbiamo finalmente appreso dopo una lunga ricerca della verità biblica e con l’aiuto di molti uomini di Dio (tra i quali anche lei) che conoscono bene la Bibbia, questa "raccolta" NON era e non è il riportare in patria di Dio! Ci ha sconvolto, perché sappiamo che la Alijah (il "riportare in patria" degli ebrei dalla Russia e altre nazioni in Israele, finanziato da cristiani in Germania) da parte dei cristiani che portano gli ebrei in Israele, poteva avere luogo solo perché le organizzazioni hanno stretto un contratto con l’attuale stato di Israele, che essi NON evangelizzeranno. Essi hanno tutti dovuto sottoscrivere che essi non racconteranno MAI qualcosa di Cristo. Altrimenti essi non avrebbero MAI ricevuto l’autorizzazione dalla Jewish Agency (ufficio immigrazione israeliano) di portare in Israele ebrei da tutte le nazioni!!".

Internationales Netzwerk der Versöhnung e.V.
International Network of Reconciliation
(a non profit Organisation)

[Rete internazionale della riconciliazione, associazione registrata]
[un’organizzazione non profit]

Hannelore Weitzel intern-netzwerkderversoehnung@gmx.de