Discorso 38 – Cosa attende Cristiani ed Ebrei al Ritorno del Signore?




La comunità di Gesù Cristo ha preso il posto di Israele? / Libro di Gerhard Salomon 00, pagina 67.

I 144.000 segnati con il sigillo sono la comunità di credenti di tutti i tempi? / Libro di Karl Hartenstein 00, pagina 83.

La comunità cristiana di tutti i tempi regnerà con Cristo nel Millennio? / Libro di Gerhard Salomon 01, pagina 177.

Il ripudio di Israele: la riconciliazione del mondo.

La riammissione di Israele: un rivivere dai morti.

Il Risveglio dai morti in Cristo e il loro Rapimento insieme ai viventi.

Un residuo di Israele ritornerà al suo Dio.

Riassunto.

Tabella – La storia del mondo: Una settimana dei giorni millenari.



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(La comunità di Gesù Cristo ha preso il posto di Israele? / Libro di Gerhard Salomon 00, pagina 67.)

Il rifiuto del messaggio annunciato dagli apostoli divenne (tra gli Israeliti / N.d.A.) odio e persino ostilità sfociata nel sangue. Alla fine, Paolo dovette riconoscere che in quel momento non avrebbe più avuto luogo la piena manifestazione del glorioso Regno di Dio. Dopo che ad Antiochia di Pisidia fu travolto da un’ondata di invidia e contraddizione, che arrivò persino alla bestemmia, Paolo comunica agli Ebrei che sono stati messi da parte: (…) (Atti 13,46-47).

Così nel piano di salvezza di Dio la comunità di Gesù, in quanto Corpo di Cristo, ha preso il posto di Israele come comunità dei salvati.

(Gerhard Salomon: "Was bald geschehen wird", ["Ciò che presto accadrà"], Edizioni St.-Johannis, Baden).




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(I 144.000 segnati con il sigillo sono la comunità di credenti di tutti i tempi? / Libro di Karl Hartenstein 00, pagina 83.)

144.000 (coloro che furono segnati con il sigillo, Apoc 7,4 / N.d.A.) – questa è la comunità di credenti di tutti i tempi, proveniente da tutte le nazioni, da Israele e dalle nazioni, dalle quali proveniamo tutti noi Cristiani. Questa è la folla immensa che Dio salva dalla tribolazione. Dio segna questi credenti con il sigillo, li protegge e li rende invincibili anche contro le grandi tentazioni del tempo.

Cercando di riassumere, direi che questo quadro (Apoc 7,2-8; / N.d.A.) ci permette di trarre tre conclusioni importanti: 1. Dio salva la Sua comunità dalle violente battaglie tra nazioni e dai terribili tribunali delle nazioni. Dio segna questi credenti con il sigillo. Attraverso il Suo Spirito offre loro incessante certezza: tu appartieni a me, non al mondo, non al disprezzo, non al dubbio, non alla tentazione; tu appartieni a me. 2. Dio li ha contati a uno a uno e conosce il loro numero. Non dimenticherà nessuno, nemmeno uno dei 12 volte 12.000! 3. Questa grande comunità di Dio sulla terra rappresenta l‘unità tra Israele e i Cristiani provenienti da tutte le nazioni.

(Karl Hartenstein: "Der wiederkommende Herr", ["Il Signore che ritorna"], Casa editrice cristiana GMBH, Stoccarda).



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(La comunità cristiana di tutti i tempi regnerà con Cristo nel Millennio? / Libro di Gerhard Salomon 01, pagina 177)

Nonostante qui (Apoc 20,4; / N.d.A.) il suo nome non venga nemmeno menzionato, anche la comunità di Cristiani regnerà con Cristo (nel Millennio / N.d.A.). Con il Rapimento (1Tess 4,13-18) il Signore si è unito come il capo alle membra del Suo corpo per creare il Cristo perfetto. Da qui in avanti l’esistenza della comunità è strettamente legata a Cristo, cosicché quando ora abbiamo a che fare con la comunità, non c’è più bisogno che compaia anche il suo nome. Quando in Apoc 20,4 si dice: "regnarono con Cristo per mille anni", il termine "Cristo" qui include anche i membri.

(Gerhard Salomon: "Was bald geschehen wird", ["Ciò che presto accadrà"], Edizioni St. Johannis, Baden).





Il ripudio di Israele: la riconciliazione del mondo.

Così come gli Israeliti di fede mosaica credono nella loro elezione come "popolo di Dio" in base all’Antico Testamento e conseguentemente rifiutano il Cristianesimo, tra le comunità cristiane esiste un’ampia fetta di credenti che vede esclusivamente la comunità di Cristo, in base al Nuovo Testamento, come la "sposa", il popolo di Dio, rifiutando categoricamente, di conseguenza, ogni speranza di salvezza degli Israeliti di fede mosaica, a meno che questi non si convertano al Cristianesimo.

Ma ora il Signore in Giov 10,14 dice:

Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile.

Giov 10,14 Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me, 10,15 come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.

10,16 Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore. Giov 10,14-16;


Naturalmente queste altre pecore sono i pagani (nazioni). E precisamente quei pagani che vogliono convertirsi alla fede in Cristo. E questo è anche ciò che gli esegeti sottolineano ripetutamente.

Tuttavia, questa dichiarazione contiene molto di più. Quando il Signore qui parla delle "altre" pecore, "che non sono di questo ovile", intende dire implicitamente che ci sono già delle pecore: sono cioè le pecore originarie che sono di "questo ovile". E questo primissimo e originario "gregge di pecore" che appartiene a questo ovile già da molto tempo, ovviamente sono gli Israeliti. E come cristiani non dobbiamo ignorare questo fatto: Israele è stato il primo popolo di Dio, non noi!

Ora molti interpreti Cristiani credono però che Israele sia stato ripudiato e abbia perso ogni privilegio. Da un lato, perché ha condannato a morte il suo Messia, dall’altro, perché pensano di poter dedurre da molti passaggi del Nuovo Testamento il fatto che tutte le promesse relative a Israele sono state trasferite alla comunità cristiana in quanto il "vero Israele". L’esplicita menzione del nome "Israele" in tutte queste promesse è intesa simbolicamente. Allo stesso modo anche i 144.000 segnati con il sigillo descritti in Apoc 7,2-8 vengono interpretati sia nell’estratto del libro di K. Hartenstein citato all’inizio, ma anche da molti altri esegeti Cristiani, come "la comunità di tutti i tempi".

Centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d’Israele.

Apoc 7,2 Poi vidi un altro angelo che saliva dal sol levante, il quale aveva il sigillo del Dio vivente; e gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso di danneggiare la terra e il mare, dicendo: 7,3 «Non danneggiate la terra, né il mare, né gli alberi, finché non abbiamo segnato sulla fronte, con il sigillo, i servi del nostro Dio».

7, 4 E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d’Israele:

 7,5 della tribù di Giuda dodicimila segnati; della tribù di Ruben dodicimila; della tribù di Gad dodicimila;

7, 6 della tribù di Aser dodicimila; della tribù di Neftali dodicimila; della tribù di Manasse dodicimila;

7,7 della tribù di Simeone dodicimila; della tribù di Levi dodicimila; della tribù di Issacar dodicimila;

7,8 della tribù di Zabulon dodicimila; della tribù di Giuseppe dodicimila; della tribù di Beniamino dodicimila segnati. Apoc 7,2-8;


Innanzitutto, qui abbiamo una meticolosa ed esatta elencazione delle dodici tribù di Israele, da dove sono state prese queste primizie a Dio e all’Agnello. Questa è la prova che sono Israeliti e non membri della comunità cristiana. In secondo luogo, dalle dichiarazioni di Apoc 9,3-4 si evince che questi 144.000 non vivranno prima degli Ultimi Tempi.

E fu detto loro di danneggiare soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.

Apoc 9,3 E da quel fumo uscirono sulla terra delle locuste, a cui fu dato un potere simile a quello degli scorpioni della terra. 9,4 E fu detto loro di non danneggiare l’erba della terra né verdura alcuna né albero alcuno, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte. Apoc 9,3-4;


Qui si dice, infatti, che il flagello delle locuste preannunciato dalla quinta tromba danneggiasse solo quegli uomini che non avevano questo sigillo di Dio sulla fronte. Ma ciò significa anche che quelli che avevano questo sigillo – cioè i 144.000 provenienti da Israele – fossero risparmiati da questo flagello. Il che dimostra ancora una volta che essi non vivranno prima di questo tempo futuro e di conseguenza, anche per questo motivo non possono essere la comunità di tutti tempi.

Questa "eccessiva simbolizzazione" di dichiarazioni di per sé chiare e inequivocabili è da ricondurre spesso all’incapacità di questi autori di interpretare adeguatamente questi passaggi. Non sapendo dare una spiegazione, classificano questi passaggi come "simbolici". E così è facile alludere a ogni tipo di relazione possibile e immaginabile, ma anche inimmaginabile. Oppure se, per motivi dogmatici, si desidera sostenere un punto di vista che si discosta dalle dichiarazioni della Scrittura, allora questo può essere facilmente adattato attraverso le vie traverse del "linguaggio simbolico". Però la conseguenza di questo modo di procedere è che in base a questo principio qualsiasi passaggio biblico – nonostante sia chiaro e inequivocabile - può essere "simbolizzato" e così adattato a qualsiasi tendenza interpretativa si desideri.

Questo è ciò che ha prodotto una contraddizione anche nel libro di Erich Sauer "Der Triumph des Gekreuzigten", ["Il trionfo del crocifisso"] (Casa editrice R. Brockhaus, Wuppertal, p.171 e ss.), quando scrive:

"Cristo veniva letteralmente da Betlemme (Mic 5,1), letteralmente in groppa a un asino raggiunse Gerusalemme (Zac 9,9), fu letteralmente tradito per 30 sicli d‘argento (Zac 11,12) e sulla croce vennero letteralmente perforati le sue mani e i suoi piedi (Sal 22,17). Letteralmente neanche uno delle sue ossa si spezzò (Sal 34,20), una lancia letteralmente gli trafisse un fianco (Zac 12,10). Morì letteralmente e fu seppellito (Isa 53,8-9.12), e al terzo giorno letteralmente risuscitò anche (Sal 16,10; Os 6,2) (…). – Chi ci dà il diritto di fare semplicemente degli Ebrei i Cristiani, di Gerusalemme la comunità cristiana (…)?"


Le cose però non sono affatto così semplici. Anche la comunità precristiana a Roma evidentemente immaginava in quel momento di essere l’unico popolo di Dio, poiché Israele era stato ripudiato. Ecco perché Paolo li rimprovera nella sua lettera:

Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No di certo!

Rom 11,1 Dico dunque: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No di certo! Perché anch’io sono israelita, della discendenza di Abraamo, della tribù di Beniamino. 11,2 Dio non ha ripudiato il suo popolo, che ha preconosciuto. Non sapete ciò che la Scrittura dice a proposito di Elia? Come si rivolse a Dio contro Israele, dicendo: 11,3 «Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno demolito i tuoi altari, io sono rimasto solo e vogliono la mia vita»? 11,4 Ma che cosa gli rispose la voce divina? «Mi sono riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal». Rom 11,1-4;


Quindi, se vogliamo discutere questa questione riferendoci al Nuovo Testamento, allora il summenzionato passaggio rappresenta uno dei punti di orientamento più importanti. È escluso che Dio possa ripudiare il Suo popolo – e qui è inteso molto chiaramente Israele.

Se ora volessimo sostenere che l’elezione di Israele non sia più valida perché dobbiamo valere noi, la comunità cristiana, come il nuovo popolo di Dio, immediatamente Paolo ci prospetta anche le conseguenze:

I rami naturali saranno innestati nel loro proprio olivo.

Rom 11,13 Parlo a voi, stranieri; in quanto sono apostolo degli stranieri faccio onore al mio ministero, 11,14 sperando in qualche maniera di provocare la gelosia di quelli del mio sangue, e di salvarne alcuni.

11,15 Infatti, se il loro ripudio è stato la riconciliazione del mondo, che sarà la loro riammissione, se non un rivivere dai morti? 11,16 Se la primizia è santa, anche la massa è santa; se la radice è santa, anche i rami sono santi. 11,17 Se alcuni rami sono stati troncati, mentre tu, che sei olivo selvatico, sei stato innestato al loro posto e sei diventato partecipe della radice e della linfa dell’olivo, 11,18 non insuperbirti contro i rami; ma, se t’insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te.

11,19 Allora tu dirai: «Sono stati troncati i rami perché fossi innestato io». 11,20 Bene: essi sono stati troncati per la loro incredulità e tu rimani stabile per la fede; non insuperbirti, ma temi. 11,21 Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmierà neppure te. Rom 11,13-21;


Nell’idea che ormai sia la comunità cristiana il nuovo popolo di Dio e che quindi Israele abbia perso la sua importanza nella storia della salvezza, c’è così tanta superbia come in quella del rifiuto del Cristianesimo da parte degli Israeliti ortodossi.

Alcuni rami dell’olivo sono stati troncati, affinché noi, i rami dell’olivo selvatico, potessimo essere innestati. Fin qui tutto bene. Tuttavia, come rami dobbiamo la nostra vita alla radice di questo olivo, poiché come dice Paolo, non siamo noi che portiamo la radice, ma è la radice che porta noi.

E a questa radice, della quale qui si sta parlando – e che è molto poco considerata nell’interpretazione di questa questione - si riferisce Paolo subito dopo:

Ma per quanto concerne l’elezione, sono amati a causa dei loro padri.

Rom11,22 Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bontà di Dio, purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso.

11,23Allo stesso modo anche quelli, se non perseverano nella loro incredulità, saranno innestati; perché Dio ha la potenza di innestarli di nuovo. 11,24 Infatti se tu sei stato tagliato dall’olivo selvatico per natura e sei stato contro natura innestato nell’olivo domestico, quanto più essi, che sono i rami naturali, saranno innestati nel loro proprio olivo.

11,25 Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d’Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; 11,26 e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto (Isaia 59,20; Geremia 31,33): «Il liberatore verrà da Sion. 11,27 Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà; e questo sarà il mio patto con loro, quando toglierò via i loro peccati».

11,28 Per quanto concerne il vangelo, essi sono nemici per causa vostra; ma per quanto concerne l’elezione, sono amati a causa dei loro padri; 11,29 perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili. 11,30 Come in passato voi siete stati disubbidienti a Dio, e ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza, 11,31 così anch’essi sono stati ora disubbidienti, affinché, per la misericordia a voi usata, ottengano anch’essi misericordia. 11,32 Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti. Rom 11,25-32;


IIsraele è, dunque, un popolo eletto da Dio. E precisamente a causa dei padri! E questi padri d’Israele sono anche questa "radice" dell’olivo. Molti degli Israeliti di allora e anche di oggi appartengono ai rami che sono stati troncati. Noi, in quanti credenti Cristiani, siamo stati innestati. Ma non facciamoci illusioni: non siamo noi che portiamo la radice, ma è la radice che porta noi. Se non ci fosse stata questa radice, da soli non saremmo stati "capaci di vivere".

E qui deve essere ancora chiarita quell’idea, alimentata principalmente dall’Israele ortodosso, cioè che Dio abbia eletto Israele come intero popolo e che, di conseguenza - semmai -tutti gli Israeliti siano questa "radice" dei Cristiani. Come scrive sopra Paolo, essi sono sì eletti, ma non eletti a causa loro, ma a causa dei loro padri.

Ma questi padri sono Abraamo, Isacco e Giacobbe, che non erano Israeliti! Abraamo veniva da Ur in Caldea e quindi era babilonese. Solo dopo che a suo nipote Giacobbe fu dato il nome Israele da Dio e con i suoi dodici figli ebbe inizio l’esistenza del popolo di Israele! E quindi sono tutti "rami" e non "radice", da Ruben, il primogenito di Giacobbe, passando da quegli Israeliti che gridarono a Pilato "crocifiggilo", fino agli Israeliani di oggi.

Ma anche per noi Cristiani è interessante comprendere – come ci dice Paolo in Rom 11,17-18, di cui sopra – che l‘origine della nostra fede risale a quegli uomini, comunemente indicati come i padri d’Israele, e scoprire che in realtà questi non erano Israeliti. Questo solleva naturalmente la questione di dove sia la connessione che rende questi uomini i nostri antenati nella fede.

E anche qui Paolo ci dà la risposta nel capitolo 4 della sua lettera ai Romani. In questo capitolo 4 della lettera ai Romani si parla dell’idea degli Ebrei di fede mosaica che l’individuo può essere giustificato solo attraverso l’osservanza della "legge" – cioè dei comandamenti della Torah. E da ciò hanno dedotto che in base alla legge ogni credente cristiano dovesse, ad esempio, anche farsi circoncidere.

L’argomentazione di Paolo qui è tanto elegante, quanto acuta. Egli dimostra loro che Abraamo, quello che considerano il loro progenitore, non era ancora circonciso quando strinse il patto con Dio e ricevette le Sue promesse. Solo più tardi nella sua vita, a 99 anni, si fece circoncidere, quando Dio gli ordinò di circoncidere tutti i maschi di casa sua.

La fede fu messa in conto ad Abraamo come giustizia non quando era circonciso, ma quando era incirconciso.

Röm 4,7 «Beati quelli le cui iniquità sono perdonate e i cui peccati sono coperti. 4,8 Beato l’uomo al quale il Signore non addebita affatto il peccato».

4,9 Questa beatitudine è soltanto per i circoncisi o anche per gl’incirconcisi? Infatti diciamo che la fede fu messa in conto ad Abraamo come giustizia. 4,10 In quale circostanza dunque gli fu messa in conto? Quando era circonciso, o quando era incirconciso? Non quando era circonciso, ma quando era incirconciso; 4,11 poi ricevette il segno della circoncisione, quale sigillo della giustizia ottenuta per la fede che aveva quando era incirconciso, affinché fosse padre di tutti gl’incirconcisi che credono, in modo che anche a loro fosse messa in conto la giustizia; 4,12 e fosse padre anche dei circoncisi, di quelli che non solo sono circoncisi ma seguono anche le orme della fede del nostro padre Abraamo quand’era ancora incirconciso. Rom 4,7-12;


E poi Paolo contrattacca dimostrando che la validità della fede dei Cristiani non dipendeva dalla circoncisione degli Ebrei, come invece questi sostenevano, ma, al contrario, che la circoncisone aveva un potere salvifico, solo se era già presente la fede – come nel caso di Abraamo.

La promessa di essere erede del mondo non fu fatta ad Abraamo o alla sua discendenza in base alla legge, ma in base alla giustizia che viene dalla fede.

Rom 4,13 Infatti la promessa di essere erede del mondo non fu fatta ad Abraamo o alla sua discendenza in base alla legge, ma in base alla giustizia che viene dalla fede.

4,14 Perché, se diventano eredi quelli che si fondano sulla legge, la fede è resa vana e la promessa è annullata; 4, 15 poiché la legge produce ira; ma dove non c’è legge, non c’è neppure trasgressione.

4,16 Perciò l’eredità è per fede, affinché sia per grazia; in modo che la promessa sia sicura per tutta la discendenza; non soltanto per quella che è sotto la legge, ma anche per quella che discende dalla fede d’Abraamo. Egli è padre di noi tutti. Rom 4,13-16;


Con l’ultima dichiarazione in Rom 4,16, di cui sopra, "Abraamo, egli è padre di tutti noi", Paolo conferma anche l’idea che Abraamo in realtà è il padre di tutti noi – degli Ebrei (secondo la carne) e dei Cristiani (secondo la fede).

E ora qui possiamo rispondere anche alla domanda relativa a ciò che fa di Abraamo e di Isacco anche i nostri – dei Cristiani – progenitori spirituali. Come scrive Paolo sopra, la giustizia fu messa in conto ad Abraamo non in base alla legge – come richiedevano gli Ebrei - ma in base alla fede. E ora questa è esattamente quella fede, sulla base della quale anche noi Cristiani speriamo per la nostra giustizia e per la nostra salvezza.

Tuttavia, Paolo fa un ulteriore passo in avanti nel suo ragionamento. Nella sua lettera ai Galati, che evidentemente erano anche stati intimiditi dagli Ebrei e temevano di dover essere nuovamente sottomessi alla "legge" e alla circoncisione, Paolo rivela loro il significato delle due mogli di Abraamo – Sarai, la donna libera e madre di Isacco, e Agar, la sua serva egiziana e madre di Ismaele - nella storia della salvezza di Dio per l’umanità.

Ora noi, fratelli, alla maniera di Isacco, siamo figli della promessa.

Gal 4,22 Infatti sta scritto che Abrahamo ebbe due figli: uno dalla serva e uno dalla libera. 4,23 Or quello che nacque dalla serva fu generato secondo la carne, ma quello che nacque dalla libera fu generato in virtù della promessa. 4,24 Tali cose hanno un senso allegorico, perché queste due donne sono due patti: uno dal monte Sinai che genera a schiavitù, ed è Agar. 4,25 Or Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente; ed essa è schiava con i suoi figli. 4,26 Invece la Gerusalemme di sopra è libera ed è la madre di noi tutti. 4,27 Infatti sta scritto: «Rallegrati, o sterile che non partorisci! Prorompi e grida, tu che non senti doglie di parto, perché i figli dell’abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva marito». 4,28 Ora noi, fratelli, alla maniera di Isacco, siamo figli della promessa. 4,29 Ma, come allora colui che era generato secondo la carne perseguitava colui che era generato secondo lo Spirito, così avviene al presente. 4,30 Ma che dice la Scrittura? «Caccia via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non sarà erede col figlio della libera». 4,31 Così dunque, fratelli, noi non siamo figli della schiava ma della libera. Gal 4,22-31;


Paolo qui spiega alla comunità precristiana della Galazia che entrambe le mogli di Abraamo rappresentano simbolicamente i due patti di Dio stretti con l’umanità. Agar, la serva egiziana di Sarai, che– su desiderio di Sirai, che fino ad allora non aveva avuto bambini - partorì Ismaele, il primo figlio di Abraamo, rappresenta l’Antica Alleanza. E così come Agar era una schiava ed era quindi vincolata e non libera, così anche l’Antica Alleanza di Israele è vincolata alla legge e non è libera. Di contro, Ismaele, il figlio che a 90 anni Sarai dette ad Abramo realizzando la promessa di Dio, è il figlio della donna libera, il figlio della promessa e qui rappresenta quindi la Nuova Alleanza.

E ora Paolo rivela ai Galati che qui Ismaele, il figlio della schiava, rappresenta l’Israele terreno. Come era schiava Agar, così anche gli Israeliti sono sottomessi alla schiavitù della legge. Isacco, di contro, il figlio di Sarai, rappresenta i Cristiani. Sono i figli spirituali di Sarai, della donna libera, e quindi come Isacco sono i figli della promessa.

Ma ora qui è molto importante indicare chiaramente lo sfondo. Qui si tratta fondamentalmente della giustificazione dell’essere umano. E precisamente della sua giustificazione davanti a Dio. Questa giustificazione è impedita dalla tendenza al peccato dell’essere umano, che Dio non può tollerare. La tendenza al peccato dell’essere umano è giudicata in base alla legge mosaica – ai comandamenti di Dio. Chi viola questi comandamenti è nel peccato e perciò è separato da Dio. È morto spiritualmente.

Tuttavia, per ottenere la giustificazione davanti a Dio e con ciò la salvezza, Dio aveva concesso agli Israeliti nell’Antica Alleanza di praticare il sacrificio di animali. In questo caso l’animale che veniva ucciso rappresentava simbolicamente i peccati dell’essere umano, il quale attraverso questo sacrificio otteneva di nuovo la vita spirituale e la connessione con Dio.

Ma poi Dio ha mandato Suo figlio, che ha offerto se stesso a Dio come sacrificio senza macchia morendo sulla croce per i peccati di tutto il mondo. Quindi non è più richiesto alcun sacrificio di animali per ottenere il perdono dei peccati. Tuttavia, ciò che è richiesto è che l’essere umano accetti questo sacrifico per i suoi peccati. Solo se accetterà consapevolmente davanti a Dio questo sacrificio del Figlio di Dio per il perdono dei suoi peccati, questo perdono per grazia avrà anche effetto e l’individuo sarà nuovamente giustificato davanti a Dio.

E qui diventa anche molto chiaro il fatto che, se all’epoca gli Israeliti non avessero ripudiato il Figlio di Dio, questo sacrificio rappresentativo del Figlio di Dio per tutta l’umanità non avrebbe avuto luogo e noi altre nazioni avremmo potuto scegliere unicamente se accettare la fede mosaica o essere perduti per sempre.

Ma gli Israeliti hanno rifiutato Gesù Cristo come Figlio di Dio e con ciò anche il perdono per grazia. Ma ora poiché in base all’Antica Alleanza il sacrificio di animali è possibile solo nel tempio di Gerusalemme e poiché questo tempio è stato distrutto da Tito già nell’anno 70 d.C., gli Israeliti in pratica da quasi duemila anni non hanno più alcuna possibilità di ottenere il perdono dei loro peccati. Di conseguenza, da allora sono morti spiritualmente.

Questo è ciò che intende anche Paolo sopra in Rom 11,17-18 quando dice che alcuni dei rami naturali (gli Israeliti di fede mosaica) sono stati troncati e come rami dell’olivo selvatico siamo stati innestati noi (i Cristiani). Se consideriamo anche l’ammonimento conclusivo di Paolo in Rom 11,20-21, quando dice "non insuperbirti, ma temi. Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmierà neppure te", allora come Cristiani possiamo dire di essere in una posizione decisamente migliore rispetto a quella degli Israeliti di fede mosaica. Noi abbiamo la fede nel Figlio di Dio e per mezzo di essa il perdono per grazia. Di conseguenza (anche in base alla Scrittura), non abbiamo più bisogno della circoncisione. Di contro, la visione degli Ebrei: "noi abbiamo la circoncisione e non abbiamo bisogno di credere in un Figlio di Dio", non ha alcun effetto salvifico (poiché con la circoncisone non ottengono il perdono dei loro peccati) e, di conseguenza, non può neanche salvarli dall’ira di Dio. In base alle summenzionate dichiarazioni di Paolo solo la fede è il fondamento della salvezza, nient’altro.

E la situazione critica in cui si trovano gli Ebrei da quasi duemila anni è determinata dal fatto di avere un’unica alternativa: o si convertono alla fede in Gesù Cristo oppure non possono essere giustificati. Ma un’eventuale conversione sarebbe "automaticamente" legata al riconoscimento del Signore Gesù come il Figlio di Dio e il loro Messia. E ciò significa che a ciascuno Israelita di fede mosaica non resta altra possibilità che diventare Cristiano o restare indurito e non giustificato.

Così però torniamo di nuovo all’idea citata all’inizio di questo discorso che, cioè, un Israelita che non si converte non può neanche raggiungere la salvezza.


La riammissione di Israele: un rivivere dai morti.

Ma più sopra in Giov 10,14-16 il Signore ora parla di due greggi che diventeranno un solo gregge. Alcuni pensano di trovare qui la conferma del fatto che gli Ebrei dovevano convertirsi al Cristianesimo per poi poter far anche parte di questo "gregge cristiano".

Ma il fatto che qui la conversione alla fede cristiana non può essere riferita all’intero popolo di Israele, si evince dal passaggio in Giov 10,16, dove si dice: "Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile; anche quelle devo raccogliere…". Quindi se qui si volesse trarre già una conclusione, andrebbe piuttosto nella direzione opposta, che cioè sono le "altre pecore", cioè i Cristiani, che devono essere portate in "quest’ovile", cioè alla fede mosaica - il che sarebbe altrettanto assurdo.

Cosa vuole dire davvero il Signore con questa dichiarazione?

Per semplicità, per rispondere a queste domande dobbiamo innanzitutto escludere i fatti certi. Il fatto che un gregge rappresenti il Cristianesimo è fuor di dubbio. Che l’altro gregge è Israele è altrettanto sicuro, ma dobbiamo essere ancora più concreti: quegli Israeliti che si convertiranno alla fede cristiana prima del Ritorno del Signore contano conseguentemente come Cristiani; come i Cristiani hanno anche la speranza della salvezza e quindi qui sono fuori discussione.

Dunque, qui si tratta esclusivamente di quegli Israeliti che non si convertiranno al Cristianesimo prima del Ritorno del Signore. E a questi si riferisce ora Paolo in 2Cor 3,14-16:

Ma le loro menti furono rese ottuse.

2Cor 3,14 Ma le loro menti furono rese ottuse; infatti, sino al giorno d’oggi, quando leggono l’antico patto, lo stesso velo rimane, senza essere rimosso, perché è in Cristo che esso è abolito.

3,15 Ma fino a oggi, quando si legge Mosè, un velo rimane steso sul loro cuore; 3,16 però quando si saranno convertiti al Signore, il velo sarà rimosso. 2Cor 3,14-16;


Quindi sono ottusi e il velo dell’incomprensione ricopre le loro menti quando leggono la Scrittura. Tuttavia, Paolo dice anche "però quando si saranno convertiti al Signore, il velo sarà rimosso". Naturalmente ciò vale anche per quegli Israeliti che si convertiranno al Signore singolarmente. Ma qui Paolo non intende conversioni individuali, ma dice "quando si saranno convertiti al Signore". Perciò Paolo con questo "quando si saranno convertiti" intende Israele e precisamente Israele come popolo intero.

Dunque, qui abbiamo lo stesso contesto a cui Paolo si riferisce anche nel summenzionato passaggio della lettera ai Romani in Rom 11,25-26, dove scrive: "Un indurimento si è prodotto in una parte d’Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; e tutto Israele sarà salvato."

Questa formulazione di Paolo "e tutto Israele sarà salvato" ha già messo a dura prova molte generazioni di interpreti. La domanda di fondo è se Paolo qui si riferisce solo agli Israeliti che vivranno negli Ultimi Tempi o a tutti gli Israeliti che hanno mai vissuto.

La mezza frase immediatamente precedente "finché non sia entrata la totalità degli stranieri" è una chiara indicazione della fine della comunità cristiana e quindi del Ritorno del Signore e del Rapimento. Ma indica, di conseguenza, anche il raduno e il ritorno di Israele nella sua terra. Si tratta precisamente di quel momento nella storia dell‘umanità, in cui verrà rimosso il velo dagli occhi di Israele ed Israele si convertirà e tornerà al Signore, come profetizzato in 2Cor 3,16.

Ma il raduno, il ritorno e anche l’effusione dello Spirito Santo, sono eventi che vivrà solo la generazione di Israeliti degli Ultimi Tempi. E se si osserva il passaggio di 2Cor 3,16 (nel Commentario di Gen-Lev, Ec-Cant del Nuovo Testamento), anche qui si dice: "ma appena [Israele] si sia convertito al Signore, il velo sarà rimosso". Questo "si", che appunto sta per Israele - evidentemente può riferirsi solo a quella generazione che sarà in vita sulla terra al Ritorno del Signore.

E in Rom 11,26? Anche qui Paolo con "tutto" Israele si riferisce solo a questa generazione? Per rispondere a questa domanda, osserviamo un passaggio tratto dall’Antico Testamento:

Così dice il Signore, DIO, a queste ossa: "Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e voi rivivrete.

Ez 37,1 La mano del SIGNORE fu sopra di me e il SIGNORE mi trasportò mediante lo Spirito e mi depose in mezzo a una valle piena d’ossa. 37,2 Mi fece passare presso di esse, tutt’attorno; ecco erano numerosissime sulla superficie della valle, ed erano anche molto secche. 37,3 Mi disse: «Figlio d’uomo, queste ossa potrebbero rivivere?» E io risposi: «Signore, DIO, tu lo sai». 37,4 Egli mi disse: «Profetizza su queste ossa, e di’ loro: "Ossa secche, ascoltate la parola del SIGNORE!" 37,5 Così dice il Signore, DIO, a queste ossa: "Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e voi rivivrete; 37,6 metterò su di voi dei muscoli, farò nascere su di voi della carne, vi coprirò di pelle, metterò in voi lo spirito, e rivivrete; e conoscerete che io sono il SIGNORE"».

37,7 Io profetizzai come mi era stato comandato; e come io profetizzavo, si fece un rumore; ed ecco un movimento: le ossa si accostarono le une alle altre. 37,8 Io guardai, ed ecco venire su di esse dei muscoli, crescervi la carne, e la pelle ricoprirle; ma non c’era in esse nessuno spirito.

37,9 Allora egli mi disse: «Profetizza allo Spirito, profetizza figlio d’uomo, e di’ allo Spirito: Così parla il Signore, DIO: "Vieni dai quattro venti, o Spirito, soffia su questi uccisi, e fa’ che rivivano!"». 37,10 Io profetizzai, come egli mi aveva comandato, e lo Spirito entrò in essi: tornarono alla vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, grandissimo. Ez 37, 1-10;


In questa visione Ezechiele vede una grande valle piena di ossa umane secche. E il Signore gli promette di far rivivere queste ossa. Nei passaggi seguenti verrà anche chiarito di chi sono queste ossa:

Egli mi disse: «Figlio d’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele.

Ez 37,11 Egli mi disse: «Figlio d’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi dicono: "Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti!" 37,12 Perciò, profetizza e di’ loro: Così parla il Signore, DIO: "Ecco, io aprirò le vostre tombe, vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi ricondurrò nel paese d’Israele. 37,13 Voi conoscerete che io sono il SIGNORE, quando aprirò le vostre tombe e vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio! 37,14 E metterò in voi il mio Spirito, e voi tornerete in vita; vi porrò sul vostro suolo, e conoscerete che io, il SIGNORE, ho parlato e ho messo la cosa in atto", dice il SIGNORE». Ez 37,11-14;


Queste ossa che il Signore vuole risvegliare e riportare di nuovo in vita sono quindi "tutta la casa d’Israele", come dice il versetto Ez 37,11. Entrambi i passaggi, quello in Rom 11,26 e questo qui in Ez 37,11, concordano sul fatto che negli Ultimi Tempi tutto Israele (la casa) sarà salvato e riportato nuovamente in vita.

Come c’era da aspettarsi, quasi tutti gli interpreti evitano di interpretare letteralmente il Risveglio di queste ossa della casa di Israele. Non tanto perché il testo stesso non lo permetta, ma piuttosto per paura di non saperne interpretare il risultato. La Scrittura non parla di una Risurrezione isolata del popolo d’Israele, come invece pensano questi interpreti. Secondo loro gli Israeliti di fede mosaica di tutti i tempi risorgeranno solo alla fine del mondo con la Risurrezione Generale di tutti gli esseri umani che si trovano nelle tombe.

(Vedi anche Capitolo 12: "La Risurrezione.")


Tuttavia, non dovremmo gettare la spugna così presto, soprattutto, se anche nel Nuovo Testamento troviamo un possibile riferimento a un simile evento. E precisamente nel paragrafo della lettera ai Romani che qui stiamo analizzando. In Rom 11,15 Paolo parla anche di un "rivivere dai morti".

Che sarà la loro riammissione, se non un rivivere dai morti?

Rom 11,15 Infatti, se il loro ripudio è stato la riconciliazione del mondo, che sarà la loro riammissione, se non un rivivere dai morti? 11,16 Se la primizia è santa, anche la massa è santa; se la radice è santa, anche i rami sono santi. Rom 11,15-16;


Paolo qui parla chiaramente degli Israeliti dicendo, che se il loro ripudio è stato la riconciliazione del mondo – il che significa che in seguito al rifiuto del Signore Gesù da parte degli Israeliti, questi sono stati ripudiati e a noi, "pagani", è stata offerta la salvezza – allora la loro riammissione dovrà essere un rivivere dai morti, cioè una Risurrezione. Naturalmente qui ci si riferisce, a ragione, alla Risurrezione dei morti in Cristo e al loro Rapimento insieme ai credenti cristiani viventi, come descritto in 1Tess 4,15-17 e 1Cor 15,50-53. Tra l’altro, questa è anche un’indicazione del fatto che il raduno con il loro Dio, il ritorno a Dio e la conversione in Dio del popolo d’Israele coincide temporalmente con il Ritorno del Signore Gesù e con il Rapimento della comunità cristiana degli Ultimi Tempi che, di conseguenza, non possono avere avuto già luogo nel 1948 con la fondazione dello stato di Israele, come suppongono molti interpreti.

Tuttavia, in questo modo la dichiarazione di Paolo "rivivere dai morti" è stata davvero spiegata in modo esauriente? Se Paolo qui parla di riammissione degli Israeliti, si può supporre in maniera oggettiva che poi nella frase successiva "rivivere dai morti" intenda solo i Cristiani? O forse questa espressione "rivivere dai morti" è un concetto più ampio da applicare piuttosto a tutti quegli esseri umani morti, che in questo momento il Signore intende far rivivere? E che Dio intenda far rivivere gli Israeliti è stato espresso chiaramente nel summenzionato passaggio in Ez 37,11-12.

Ma l’esegesi convenzionale nell’interpretazione di questo versetto di Ezechiele preferisce stabilire una relazione con il raduno di Israele ai tempi nostri. Nel suo libro "Was bald geschehen wird", ["Ciò che presto accadrà"] a pagina 76 Gerhard Salomon scrive:

"La raccolta delle ossa dei morti non è altro che il ritorno dalla diaspora nel paese dei padri, anche se tratta ancora di ossa di morti. Nel linguaggio biblico chi non è rinato, è spiritualmente morto. (…) Ezechiele ora vede come le ossa dei morti vengono ricoperte di vene, carne e pelle. Ma non hanno ancora vita. Questo secondo passaggio si realizza attraverso la creazione da parete di Israele di un proprio stato e di tutte le condizioni che ne garantiscano l’esistenza. Oggi siamo nel mezzo di questo avvenimento."


Se davvero fosse così, se ci trovassimo in mezzo alla riammissione di Israele da parte del suo Dio, allora, in base alla profezia di Paolo in Rom 11,15, dovrebbe essere in corso anche il Risveglio dai morti – almeno dei Cristiani. È così?

E nelle profezie si dice davvero che "Israele creerà un proprio stato e tutte le condizioni che ne garantiscono l‘esistenza" o proprio nel summenzionato passaggio in Ez 37,12 non c’è piuttosto scritto: Così parla il Signore, Dio: "Ecco, io aprirò le vostre tombe, vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi ricondurrò nel paese d’Israele"?

A prescindere da come vogliamo vedere questa relazione, rimane il dubbio, se in questo passaggio di Ezechiele in realtà non sia anche profetizzata una Risurrezione degli Israeliti. Infatti, riferire l’interpretazione solamente al raduno, significa non tenere conto di alcune dichiarazioni essenziali.

Lasciando da parte tombe, morti e ossa, che al bisogno e con un’adeguata "simbolizzazione" – vedi sopra – si possono ancora riferire alla fondazione dello stato d’Israele del 1948, in Ez 37,9 si dice: "Così parla il Signore, DIO: "Vieni dai quattro venti, o Spirito, soffia su questi uccisi, e fa’ che rivivano!" Quindi non sono semplici morti, ma "uccisi", quelli che qui vengono risvegliati da Dio. Questo termine non può comprendere in blocco né gli Israeliti dei tempi nostri e il loro ritorno in Israele, né gli Israeliti di tutti tempi.

E qui diventa anche chiaro perché poi si dice: "queste ossa sono tutta la casa d’Israele". In realtà, con la "casa" d‘Israele non sono intesi tutti gli Israeliti, ma quelli che sono stati uccisi a causa della loro incrollabile fede nel loro Dio. A questa casa appartengono sia i profeti dell’Antico Testamento giustiziati per motivi politici dai re d’Israele, sia gli Ebrei di fede mosaica che a causa di questa loro fede furono assassinati dai nazisti nei campi di concentramento.

Così sono i martiri del popolo d’Israele che Dio descrive come la "casa d’Israele". E con ciò abbiamo trovato la relazione con il Nuovo Testamento e con la dichiarazione in Apoc 20,4:

Quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio.

Apoc 20,4 Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni. 20,5 Gli altri morti non tornarono in vita prima che i mille anni fossero trascorsi. Questa è la prima risurrezione. Apoc 20,4-5;

In base a questo passaggio nella Prima Risurrezione risorgeranno i martiri – e solo questi, come dice il testo. Sono i martiri di tutti i tempi, sia quelli dell’Antico Testamento uccisi "per la parola di Dio", sia quelli del Nuovo Testamento uccisi per la testimonianza di Gesù, ma anche quei credenti uccisi negli Ultimi Tempi nel regno dell’Anticristo "che non avevano adorato la bestia né la sua immagine".

E così per questo passaggio abbiamo anche una conferma dal Nuovo Testamento: questi uccisi d’Israele, la "casa d’Israele", al Ritorno del Signore – così come i martiri cristiani – verranno effettivamente risvegliati dai morti, tirati fuori dalle tombe e fatti risorgere nel corpo per regnare con Cristo nel Suo regno millenario.

Tuttavia, poi ci sarà ancora quel "residuo d’Israele che sarà ancora in vita al Ritorno del Signore. A questo residuo sono rivolte queste promesse relative al raduno, al ritorno, alla remissione dei peccati e all’effusione dello Spirito Santo. Si tratta del "popolo di Dio" nel Millennio ed è anche quel "tutto Israele" menzionato da Paolo in Rom 11,26, che poi sarà salvato.

E tutto Israele sarà salvato, così come è scritto: Il liberatore verrà da Sion. Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà.

Rom 11,25 Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d’Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; 11,26 e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto (Isaia 59:20; Geremia 31:33): «Il liberatore verrà da Sion. 11,27 Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà; e questo sarà il mio patto con loro, quando toglierò via i loro peccati». Rom 11,25-27;


Quello che radunerà Israele riconducendolo nella sua terra è il "liberatore" summenzionato in Rom 11,26, che verrà da Sion e allontanerà l’empietà da Giacobbe (Israele). E come confermano numerosi passaggi biblici – sia dell’Antico Testamento che del Nuovo Testamento – questo liberatore è naturalmente Gesù Cristo. In Isa 49,1-6 troviamo una di queste promesse:

Cristo è il suo servo, per ricondurgli Giacobbe, per raccogliere intorno a lui Israele.

Isa 49,1 Isole, ascoltatemi! Popoli lontani, state attenti! Il SIGNORE mi ha chiamato fin dal seno materno, ha pronunciato il mio nome fin dal grembo di mia madre. 49,2 Egli ha reso la mia bocca come una spada tagliente, mi ha nascosto nell’ombra della sua mano; ha fatto di me una freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra, 49,3 e mi ha detto: «Tu sei il mio servo, Israele, per mezzo di te io manifesterò la mia gloria». 49,4 Ma io dicevo: «Invano ho faticato; inutilmente e per nulla ho consumato la mia forza; ma certo, il mio diritto è presso il SIGNORE, la mia ricompensa è presso il mio Dio».

49,5 Ora parla il SIGNORE che mi ha formato fin dal grembo materno per essere suo servo, per ricondurgli Giacobbe, per raccogliere intorno a lui Israele; io sono onorato agli occhi del SIGNORE, il mio Dio è la mia forza. 49,6 Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d’Israele; voglio fare di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra». Isa 49,1-6;


Gesù Cristo, il Figlio di Dio, non è solo la luce delle nazioni e lo strumento della salvezza di Dio fino alle estremità della terra, Egli è anche il Messia di Israele, che verrà per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d’Israele.

Ma è proprio questo che Israele non voleva e non vuole tuttora accettare. Ciò vale per le guide religiose di Israele ai tempi di Gesù che pensavano di osservare i comandamenti di Dio consegnando il "bestemmiatore" di Nazareth a morire sulla croce, e vale anche per i sionisti di Theodor Herzel che ritenevano di non "mantenere ferma sino alla fine (…) la speranza" (Ebr 3,6), ma di dover dare una mano alla realizzazione delle promesse di Dio, anticipando il raduno di Israele senza aspettare colui, come promesso dal loro Dio, che li radunerà e riporterà nella loro terra: Gesù Cristo, il loro Messia.


Israele alla luce della Bibbia.


Secondo l’Antico Testamento

Dio non ha più alcuna compassione per la casa d’Israele (Os 1:6). Loro non sono più il suo popolo (Os 1:9). Il Signore salverà solo la casa di Giuda. Non con la guerra, però, ma con il suo Spirito (Os 1:7). Soltanto nel Millennio, quando il Figlio di Dio avrà assunto il suo dominio millenario sulla terra (Os 2:1.20; Ez 34:25; Is 2:4), il Signore li riconoscerà di nuovo come il suo popolo (Os 2:25; Ger 31:27-28).

Secondo il Nuovo Testamento

È la volontà di Dio che noi prestiamo ascolto a suo Figlio (Mat 17:5). Questo Figlio di Dio ci ha detto che ogni essere umano che lo rifiuta, rifiuta anche Dio (1Gio 2:23; Luca 10:16; Giov 5:22-23.15,23). Il popolo d’Israele di oggi nega il Figlio di Dio e lo offende come truffatore e bestemmiatore. Attraverso questa negazione del Figlio, Israele ha rifiutato anche il Padre ed è dunque un popolo senza-Dio (Giov 8:24).


Gli "amici di Israele" nelle comunità cristiane vendono dunque il loro diritto di primogenitura come discepoli di Cristo contro il piatto di lenticchie di un complice di atei truffatori. - Per Israele non vi è alcuna conversione spirituale al loro Dio, né alcun ritorno nel loro paese voluto da Dio, a meno che essi non si convertano a Gesù Cristo!! (Mat 23:38-39; Gal 5:4).



E così come la crocifissione del loro Messia ha fatto retrocedere il popolo d’Israele di migliaia di anni nel suo percorso di salvezza, allo stesso modo anche il ritorno anticipato e arbitrario degli Israeliti ha causato molto dolore inutile e migliaia di morti nella guerra contro i palestinesi.

Ma così come allora Caifa e il Sinedrio, nonostante rallentarono il piano di salvezza di Dio nei confronti di Israele, causando al loro stesso popolo millenni di persecuzione, disprezzo e dispersione, senza riuscire, tuttavia, a impedire la salvezza finale di Israele per mezzo del loro Messia, così anche questo raduno anticipato ai giorni nostri rallenterà il percorso di Israele verso il suo Dio, senza riuscire in nessun modo a impedirlo. Poiché Dio non si pente delle promesse fatte al Suo popolo d’Israele, tutte, fino alla più piccola, si realizzeranno nel regno millenario della pace del loro Messia.

In questo regno, del Millennio, non ci saranno neanche più "credenti". Il tempo della fede e dei credenti è adesso e fino a quando non si sarà manifestato il Figlio di Dio. Adesso le persone hanno la possibilità di conseguire la propria salvezza confessando consapevolmente la propria fede in Gesù Cristo, così come si dice in Giov 20,29: "Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!"

Tuttavia, quando il Signore si mostrerà nella Sua gloria all’umanità di questo mondo, il tempo della fede sarà terminato. Tutte le persone che si dichiareranno a favore del Figlio visibile di Dio – che provengano da Israele o da altre nazioni – saranno il popolo di Dio. Tutti quelli che saranno contro di Lui, ne subiranno le conseguenze.

Da ciò si evince molto chiaramente che la comunità cristiana e Israele non hanno bisogno di contendersi la loro posizione a vicenda. I credenti cristiani – cioè la comunità cristiana – e il popolo di Dio in Israele hanno percorsi di salvezza molto diversi e del tutto separati l’uno dall’altro. Mentre il fondamento della comunità cristiana è la fede nel Signore Gesù Cristo - e la fede può valere solo fintantoché non abbia luogo la rivelazione - il popolo di Dio in Israele attende proprio questa rivelazione del suo Messia per poi convertirsi ed essere salvato.

(Vedi anche Tabella 08: "La via della salvezza.")


Il Risveglio dai morti in Cristo e il loro Rapimento insieme ai viventi.

Nonostante la meta finale di entrambe le "greggi" sia la stessa – entrambe saranno riunite nella Gerusalemme celeste della Nuova Creazione – il percorso che dovranno percorrere per arrivarci è comunque diverso. Come già ci dice Paolo in 1Tess 4,15-18 e in 1Cor 15,50-53, i "morti in Cristo" – cioè i credenti cristiani morti – saranno risvegliati al Ritorno del Signore e rapiti insieme ai credenti viventi a incontrare il Signore nell’aria, e così saranno per sempre con il Signore.

Noi verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’ aria; e così saremo sempre con il Signore.

1Tess 4,15 Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; 4,16 perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’ arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; 4,17 poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’ aria; e così saremo sempre con il Signore. 4,18 Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole. 1Tess 4,15-18;

I morti si risveglieranno e noi saremo trasformati.

1Cor 15,50 Ora io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l’ incorruttibilità. 15,51 Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, 15,52 in un momento, in un batter d’ occhio, al suono dell’ ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti si risveglieranno   incorruttibili, e noi saremo trasformati. 15,53 Infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità. 15,54 Quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: «La morte è stata sommersa nella vittoria». 15,55 «O morte, dov’ è la tua vittoria? O morte, dov’ è il tuo dardo?» 1Cor 15,50-55;


Anche il Signore stesso profetizza questo evento in Mat 24,29:

Ed egli manderà i suoi angeli con un potente suono di tromba, ed essi raccoglieranno i suoi eletti.

Mat 24,29 »Ora, subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà e la luna non darà il suo chiarore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. 24,30 E allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’ uomo; e tutte le nazioni della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’ uomo venire sulle nuvole del cielo con potenza e grande gloria. 24,31 Ed egli manderà i suoi angeli con un potente suono di tromba, ed essi raccoglieranno i suoi eletti dai quattro venti, da una estremità dei cieli all’ altra. Mat 24,29-31;


Il Signore verrà sulle nuvole del cielo con potenza e grande gloria e tutta l’umanità lo vedrà. Poi manderà i Suoi angeli ed essi raccoglieranno da tutto il mondo i credenti ancora viventi e questi – insieme ai credenti risvegliati dai morti – saranno rapiti a incontrare il Signore nell’aria.

In realtà il raduno di questi eletti avrà luogo in tutto il mondo in un momento, in un batter d’occhio. Tuttavia, il Signore sottolinea con particolare enfasi un aspetto importante di questo raduno:

Chi cercherà di salvare la sua vita, la perderà; ma chi la perderà, la preserverà.

Luca 17,30 Lo stesso avverrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo sarà manifestato. 17,31 In quel giorno, chi sarà sulla terrazza (tetto) e avrà le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così pure chi sarà nei campi non torni indietro. 17,32 Ricordatevi della moglie di Lot. 17,33 Chi cercherà di salvare la sua vita, la perderà; ma chi la perderà, la preserverà. 17,34 Io vi dico: in quella notte, due saranno in un letto; l’uno sarà preso, e l’altro lasciato. 17,35 Due donne macineranno assieme; l’una sarà presa e l’altra lasciata. Luca 17,30-35;


E qui in Luca 17,30-35 il Signore intende due cose: da un lato, in questo momento decisivo nessuno deve guardarsi indietro – neanche e soprattutto con il pensiero – o cercare di arraffare frettolosamente i propri beni. Lì dove sta andando adesso non potrà portare con sé nessun bene terreno, né ne avrà più bisogno.

Dall’altro, in questo momento questi credenti devono rimanere esattamente lì dove si trovano. Che si trovino sul tetto, in casa, a letto o nei campi, gli angeli del Signore verranno a prenderli ovunque si trovino, li trasformeranno, vale a dire li "rivestiranno", come formulato da Paolo in 2Cor 5,4, e li porteranno via con sé a incontrare il Signore nell’aria.

Questo "essere rivestiti" avviene "in un momento, in un batter d‘occhio", affinché così "questo mortale rivesta immortalità", come scrive Paolo in 1Cor 15,52-53, di cui sopra. Ma ciò significa anche che in questo momento questi credenti moriranno fisicamente. Non cadranno morti a terra, ma attraverseranno questa fase della morte biologica (anche se dura un attimo, faranno esperienza della morte) per ritrovarsi alla fine con un corpo spirituale immortale. Ciò trova conferma anche nei seguenti passaggi biblici:

Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio.

Ebr 9,27 Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio. Ebr 9,27;

Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito.

Giov 3,6 Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. Giov 3,6;


In occasione del Rapimento questi credenti degli Ultimi Tempi, affinché possano "nascere dallo Spirito", devono quindi morire nella carne. Tuttavia, chi ora fugge da questo morire e cerca di salvare la propria vita terrena, perderà comunque il proprio corpo biologico, ma non potrà ottenere il corpo spirituale e, di conseguenza, sarà fisicamente morto per davvero. E proprio da questo ci mette in guardia il Signore in Luca 17,33 quando dice: "Chi cercherà di salvare la sua vita, la perderà; ma chi la perderà, la preserverà".

Quindi, come possiamo vedere, anche per i Cristiani avrà luogo un raduno al Ritorno del Signore e precisamente un raduno alla vita insieme al Signore nel cielo.

(Vedi anche Capitolo 062: "Il Ritorno del Signore – Il Rapimento.")


Un residuo di Israele ritornerà al suo Dio.

Tuttavia, anche gli Israeliti saranno radunati – sulla terra- al Ritorno del loro Messia. Ma, diversamente dai Cristiani, prima saranno realizzate le loro promesse terrene:

 Il resto dei suoi (Gesù Cristo) fratelli tornerà a raggiungere i figli d’Israele.

Mic 5,1 «Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni. 5,2 Perciò egli li darà in mano ai loro nemici, fino al tempo in cui colei che deve partorire partorirà; e il resto dei suoi fratelli tornerà (nel Millennio) a raggiungere i figli d’Israele». 5,3 Egli starà là e pascolerà il suo gregge con la forza del SIGNORE, con la maestà del nome del SIGNORE, suo Dio. E quelli abiteranno in pace, perché allora egli sarà grande fino all’estremità della terra. Mic 5,1-3;

Io libererò dall’esilio il mio popolo, Israele; essi ricostruiranno le città desolate e le abiteranno.

Amos 9,14 Io libererò dall’esilio il mio popolo, Israele; essi ricostruiranno le città desolate e le abiteranno; pianteranno vigne e ne berranno il vino; coltiveranno giardini e ne mangeranno i frutti. 9,15 Io li pianterò nella loro terra e non saranno mai più sradicati alla erra che io ho dato loro», dice il SIGNORE, il tuo Dio. Amos 9,14-15;

 "Giorni vengono", dice il SIGNORE, "in cui io riporterò dall’esilio il mio popolo d’Israele e di Giuda".

Ger 30,3 poiché ecco, i giorni vengono", dice il SIGNORE, "in cui io riporterò dall’esilio il mio popolo d’Israele e di Giuda", dice il SIGNORE, "e li ricondurrò nel paese che diedi ai loro padri, ed essi lo possederanno"». Ger 30,3;

Quel giorno io rialzerò la capanna di Davide che è caduta, ne riparerò i danni, ne rialzerò le rovine.

Amos 9,11 «Quel giorno io rialzerò la capanna di Davide che è caduta, ne riparerò i danni, ne rialzerò le rovine, la ricostruirò com’era nei giorni antichi, 12 affinché possegga il resto di Edom e tutte le nazioni sulle quali è invocato il mio nome», dice il SIGNORE che farà questo. Amos 9,11-12;

Lascerò in mezzo a te un resto d’Israele, un popolo umile e povero che confiderà nel nome del SIGNORE.

Sof 3,11 Quel giorno, tu non avrai da vergognarti per tutte le azioni con le quali hai peccato contro di me; perché, allora, io toglierò di mezzo a te quelli che trionfano con superbia e tu smetterai di inorgoglirti sul mio monte santo. 3,12 Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero che confiderà nel nome del SIGNORE. 3,13 Il resto d’Israele non commetterà azioni malvagie, non dirà menzogne, e non si troverà più un linguaggio ingannatore sulle sue labbra; perché essi pascoleranno, si coricheranno, e non vi sarà più nessuno che li spaventi». Sof 3,11-13;

Io raccoglierò quella che è stata cacciata via, e li renderò gloriosi e famosi, in tutti i paesi dove sono stati nella vergogna.

Sof 3,19 In quel tempo, io agirò contro tutti quelli che ti opprimono; salverò la pecora che zoppica, raccoglierò quella che è stata cacciata via, e li renderò gloriosi e famosi, in tutti i paesi dove sono stati nella vergogna. 3,20 In quel tempo, io vi ricondurrò; in quel tempo, vi raccoglierò; perché vi renderò famosi e gloriosi fra tutti i popoli della terra, quando farò tornare, sotto i vostri occhi, quelli che sono in esilio», dice il SIGNORE. Sof 3,19-20;

Io non nasconderò più loro la mia faccia.

Ez 39,26 Essi avranno finito di portare il loro disonore e la pena di tutte le infedeltà che hanno commesse contro di me, quando abiteranno al sicuro nel loro paese e non vi sarà più nessuno che li spaventi; 39,27 quando li ricondurrò dai popoli e li raccoglierò dai paesi dei loro nemici, e mi santificherò in loro davanti a molte nazioni. 39,28 Essi conosceranno che io sono il SIGNORE, il loro Dio, quando, dopo averli fatti deportare fra le nazioni, li avrò raccolti nel loro paese e non lascerò là più nessuno di essi; 39,29 non nasconderò più loro la mia faccia, perché avrò sparso il mio Spirito sulla casa d’Israele", dice il Signore, DIO». Ez 39,26-29;

Un piccolo numero d’Israele tornerà al SIGNORE, al suo Dio.

Deut 4,27 Il SIGNORE vi disperderà fra i popoli e solo un piccolo numero di voi sopravviverà in mezzo alle nazioni dove il SIGNORE vi condurrà. 4,28 Là servirete dèi fatti da mano d’uomo, dèi di legno e di pietra, i quali non vedono, non odono, non mangiano, non annusano.

4,29 Ma di là cercherai il SIGNORE, il tuo Dio, e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua. 4,30 Nella tua angoscia, quando tutte queste cose ti saranno accadute, negli ultimi tempi, tornerai al SIGNORE, al tuo Dio, e darai ascolto alla sua voce;

4,31 poiché il SIGNORE, il tuo Dio, è un Dio misericordioso; egli non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà il patto che giurò ai tuoi padri. Deut 4,27-31;

Un residuo, il residuo di Giacobbe, tornerà al Dio potente.

Isa 10,20 In quel giorno il residuo d’Israele e gli scampati della casa di Giacobbe smetteranno di appoggiarsi su colui che li colpiva, e si appoggeranno con sincerità sul SIGNORE, sul Santo d’Israele. 10,21 Un residuo, il residuo di Giacobbe, tornerà al Dio potente. Isa 10,20-21;

Poi i figli d’Israele torneranno a cercare l’Eterno, il loro DIO, e Davide loro re negli ultimi giorni.

Os 3,4 Poiché i figli d’Israele staranno per molti giorni senza re, senza capo, senza sacrificio e senza colonna sacra, senza efod e senza idoli domestici. 3,5 Poi i figli d’Israele torneranno a cercare l’Eterno, il loro DIO, e Davide loro re, e si volgeranno tremanti all’Eterno e alla sua bontà negli ultimi giorni. Os 3, 4- 5;

Vi abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli per sempre; e il mio servo Davide sarà loro principe per sempre.

Ez 37,24 Il mio servo Davide sarà re sopra di loro ed essi avranno tutti un medesimo pastore; cammineranno secondo le mie prescrizioni, osserveranno le mie leggi, le metteranno in pratica; 37,25 abiteranno nel paese che io diedi al mio servo Giacobbe, dove abitarono i vostri padri; vi abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli per sempre; e il mio servo Davide sarà loro principe per sempre. Ez 37,25;

Stabilirò su di esse un solo pastore che le pascolerà, il mio servo Davide.

Ez 34,23 Stabilirò su di esse un solo pastore che le pascolerà, il mio servo Davide. Egli le pascolerà e sarà il loro pastore. 34,24 E io, l’Eterno, sarò il loro DIO e il mio servo Davide sarà principe in mezzo a loro. Io, l’Eterno, ho parlato. Ez 34,23-24;

Ma quei d’Israele serviranno l’Eterno, il loro DIO, e Davide, loro re, che io susciterò per loro.

Ger 30,8 In quel giorno avverrà», dice l’Eterno degli eserciti, «che io spezzerò il suo giogo dal tuo collo e romperò i tuoi legami; gli stranieri non ti faranno più loro schiavo. 30,9 Ma quei d’Israele serviranno l’Eterno, il loro DIO, e Davide, loro re, che io susciterò per loro. Ger 30,8-9;

E le nazioni conosceranno che io sono il SIGNORE.

Ez 36,22 Perciò, di’ alla casa d’Israele: Così parla il Signore, DIO: "Io agisco così, non a causa di voi, o casa d’Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete profanato fra le nazioni dove siete andati. 36,23 Io santificherò il mio gran nome che è stato profanato fra le nazioni, in mezzo alle quali voi l’avete profanato; e le nazioni conosceranno che io sono il SIGNORE", dice il Signore, DIO, "quando io mi santificherò in voi, sotto i loro occhi. 36,24 Io vi farò uscire dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro paese; 36,25 vi aspergerò d’acqua pura e sarete puri; io vi purificherò di tutte le vostre impurità e di tutti i vostri idoli. Ez 36,22-25;

Farò tornare dalla deportazione Giuda e Israele, li ristabilirò com’erano prima.

Ger 33,7 Farò tornare dalla deportazione Giuda e Israele, li ristabilirò com’erano prima; 33,8 li purificherò di tutta l’iniquità, con cui hanno peccato contro di me; perdonerò tutte le loro iniquità con cui hanno peccato contro di me e si sono ribellati a me. 33,9 Questa città sarà per me un motivo di gioia, di lode e di gloria fra tutte le nazioni della terra che udranno tutto il bene che io sto per fare loro; esse temeranno e tremeranno a causa di tutto il bene e di tutta la pace che io procurerò a Gerusalemme".

33,10 Così parla il SIGNORE: "In questo luogo, del quale voi dite: ’È un deserto, non c’è più uomo né bestia’, nelle città di Giuda, e per le strade di Gerusalemme che sono desolate e dove non è più né uomo, né abitante, né bestia, 33,11 si udrà ancora il grido di gioia e il grido d’esultanza, il canto dello sposo e il canto della sposa, la voce di quelli che dicono: ’Celebrate il SIGNORE degli eserciti, poiché il SIGNORE è buono, poiché la sua bontà dura per sempre’, e che portano offerte di ringraziamento nella casa del SIGNORE. Poiché io farò tornare i deportati nel paese, e lo ristabilirò com’era prima", dice il SIGNORE.

33,12 Così parla il SIGNORE degli eserciti: "In questo luogo desolato, dove non c’è più né uomo né bestia, e in tutte le sue città ci saranno ancora delle abitazioni di pastori, che faranno riposare le loro greggi. 33,13 Nelle città della regione montuosa, nelle città della pianura, nelle città del mezzogiorno, nel paese di Beniamino, nei dintorni di Gerusalemme e nelle città di Giuda le pecore passeranno ancora sotto la mano di chi le conta", dice il SIGNORE. Ger 33,7-13;



Riassunto.

Dunque, il Ritorno del Signore implica il Risveglio e il Rapimento nel cielo e con ciò la fine della comunità cristiana sulla terra, e alcuni anni dopo la conversione e il raduno del popolo di Israele nella sua terra. I credenti cristiani allora saranno in cielo insieme al Signore, mentre il popolo di Dio d’Israele che in quel momento sarà in vita, insieme ai convertiti provenienti da tutte le nazioni, sarà il "capo delle nazioni" sulla terra per i successivi mille anni con il suo Messia e il suo re Davide, risvegliato dai morti.

Così Israele, nonostante fosse il primo popolo di Dio, a causa della sua ottusità ha perso questo privilegio. I credenti cristiani entreranno per primi nel regno dei cieli prima del Millennio. In questo modo poi si realizza anche la profezia del Signore in Mat 19,30:

Ma molti primi saranno ultimi e molti ultimi saranno primi.

Mat Mat 19,29 E chiunque ha lasciato casa, fratelli, sorelle, padre, madre, moglie, figli o campi per amore del mio nome, ne riceverà il centuplo ed erediterà la vita eterna. 19,30 Ma molti primi saranno ultimi e molti ultimi saranno primi«. Mat 19,29-30;


Gli Israeliti che saranno in vita nel Millennio e i convertiti provenienti da tutte le nazioni poi riceveranno la vita eterna solo alla fine del mondo, dopo il Giudizio Universale. E con loro anche tutti quegli Israeliti morti fin dai tempi di Abraamo, che hanno mantenuto una fede salda nel loro Dio fino alla morte. Poiché al Risveglio/Rapimento e alla Prima Risurrezione partecipano solo i credenti cristiani morti o i martiri uccisi – comunque provenienti sia da Israele che dalla comunità cristiana – anche questi credenti dell’Antico Testamento appartenenti al popolo d’Israele e morti "normalmente" devono aspettare fino al Giudizio Universale.

E così poi si realizza anche la profezia di Paolo in Rom 11,26: alla fine Dio salverà tutti i credenti d’Israele attraverso la remissione dei loro peccati.

Nei mille anni del Millennio Israele, tuttavia, vivrà sulla terra in quella pace, che Dio gli aveva promesso fin dall’inizio. La realtà di questa pace, che il credente popolo d’Israele di tutti i tempi sta ancora aspettando, è descritta molto bene alla luce della Scrittura dall’autore della lettera agli Israeliti (Ebrei).

Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio.

Ebr 4,3 Noi che abbiamo creduto, infatti, entriamo in quel riposo, come Dio ha detto: «Così giurai nella mia ira: "Non entreranno nel mio riposo!"» E così disse, benché le sue opere fossero terminate fin dalla creazione del mondo. 4 Infatti, in qualche luogo, a proposito del settimo giorno, è detto così: «Dio si riposò il settimo giorno da tutte le sue opere»; 4,5 e di nuovo nel medesimo passo: «Non entreranno nel mio riposo!» 4,6 Poiché risulta che alcuni devono entrarci, e quelli ai quali la buona notizia fu prima annunciata non vi entrarono a motivo della loro disubbidienza, 4,7 Dio stabilisce di nuovo un giorno - oggi - dicendo per mezzo di Davide, dopo tanto tempo, come si è detto prima: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori!» 4,8 Infatti, se Giosuè avesse dato loro il riposo, Dio non parlerebbe ancora d’un altro giorno. 4,9 Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio; Ebr 4,3-9;

(Vedi anche Capitolo 10: "Il Millennio.")


E anche il fatto che tutti gli Israeliti miscredenti non entreranno in questo riposo è stato documentato dallo scrittore della lettera agli ebrei sopra, in Hbr 4,6. E questo vale per tutti gli israeliti miscredenti prima di Cristo, così come da allora, tutte quelle centinaia di milioni di ebrei che non hanno più il perdono dei peccati nella fede mosaica e che non vogliono nemmeno convertirsi a Gesù.

«Se non credete che io sono (il Messia), voi morirete nei vostri peccati».

Giov 8,21 Egli dunque disse loro di nuovo: «Io me ne vado e voi mi cercherete e morirete nel vostro peccato; dove vado io, voi non potete venire». 8,22 Dicevano perciò i Giudei: «Vuole forse uccidersi, perché dice: "Dove vado io, voi non potete venire"?». 8,23 Ed egli disse loro: «Voi siete di quaggiù, mentre io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. 8,24 Perciò vi ho detto che voi morirete nei vostri peccati, perché se non credete che io sono (il Messia), voi morirete nei vostri peccati». Giov 8,21-24;


Dopo questi mille anni, alla fine del mondo, dopo la Risurrezione Universale e il Giudizio Universale, anche tutti i credenti del popolo di Dio d’Israele e da tutte le nazioni insieme ai credenti cristiani risorti già prima del Millennio, lasceranno la vecchia terra e il vecchio cielo della prima creazione, che scomparirà, ed entreranno poi nell’eterna Nuova Creazione di Dio, nella Gerusalemme Celeste.

Come spesso accade nella storia dell’umanità, anche qui bisogna riconoscere che Dio assegna la giusta misura a ogni essere umano, ma gli individui per mancanza di fede e presunzione abbandonano le vie di Dio e percorrono la propria strada. Ma in questo modo continuano a fare del male a se stessi producendo poi solo discussioni, ostilità e persino odio.

Di conseguenza, dovremmo evitare di riferire le promesse che valgono per Israele alla comunità cristiana. Non ci guadagneremo nulla, anzi avremmo molto più da perdere: perderemmo, cioè, la promessa fatta a noi di essere con il Signore in cielo già durante il Millennio - e non sulla terra come Israele.

E se alcuni interpreti ora pensano che in questo modo si negherebbe la promessa fatta alla comunità cristiana di regnare sulla terra insieme al Signore, come descritto in Apoc 20,4, significa, da un lato, non tenere conto del fatto che nella stessa frase di questo versetto questo compito viene promesso solo a quelli che erano stati "decapitati" – cioè ai martiri provenienti da Israele e dalla comunità cristiana – e non a tutta la comunità.

Dall’altro lato, ci si deve chiedere su cosa è posto l’accento in questa aspettativa: essere insieme al Signore nel Millennio o regnare nel Millennio. Se vogliamo essere insieme al Signore, allora questa promessa di Paolo descritta in 1Tess 4,17, che poi saremo per sempre con il Signore in cielo, dovrebbe essere la realizzazione di tutti i nostri desideri. Ma se vogliamo solo regnare sulla terra, allora proprio per questo motivo non siamo qualificati per assolvere a questo compito.

È vero che la comunità cristiana e Israele hanno lo stesso pastore e che saranno un unico gregge nella Nuova Creazione, tuttavia, il percorso per arrivarci è qua e là irto costantemente di sviamenti e ostacoli. Se già il mondo senza Dio tenta di continuo e con successo di combattere il popolo di Dio d’Israele e il popolo di Dio di tutte le nazioni – cioè la comunità cristiana – coinvolgendoli in scontri e conflitti, allora sarebbe bene che anche noi evitassimo di contenderci a vicenda la nostra appartenenza all’unico e solo Dio, l’Onnipotente, e a Suo Figlio Gesù Cristo


La storia del mondo: Una settimana dei giorni millenari. (FORMATO LARGO)

 
Giorni della settimana
ebraici
 
Conteggio.
ebraico
anno
corrente.
 
LA SETTIMANA MILLENARIA
Ma voi, carissimi, non dimenticate quest’unica cosa: per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno. 2Pie 3,8; (Salmi 90,4)
Conteggio.
cristiano
anno
a.C./d.C.
 
Giorni della settimana
cristiani
 
 
 
Jom Rischon
 
 
0
200
400
600
930
Creazione di Adamo ed Eva
 
 
 
Morte di Adamo
-3760
-3560
-3360
-3160
--2830
 
  
Domenica
 
 
 Jom Scheni

1000
1056
1656
1755
1946
 
Nascita di Noè
Diluvio Universale
Dispersione (confusione delle lingue a Babele)
Nascita di Abramo
-2760
-2704
-2104
-2005
-1814
  
Lunedì
 
  
Jom Schlischi
 
2006
2121
2647
2728
2767
Morte di Noè
Morte di Abraamo
 Nascita di Mose
Esodo (Es 12:1-20)
Morte di Mose
-1754
-1639
-1113
-1032
-993
  
Martedì
 
  
 
Jom Revi’i
 
 
3000
3174
3277
3760
3793
3830
3895
 
Distruzione del Tempio di Salomone
Gerusalemme viene ricostruita (Dan 9:25)
Nascita di Gesù Cristo
Morte di Gesù Cristo
Distruzione del Tempio di Erode
Rivolta di Bar Kochba - Israele nella diaspora
-760
-586
-483
0
33
70
135
  
 
Mercoledì
 
 
 
  Jom Chamischi
 
4000
4236
4400
4600
4855
 
Fine dell’Impero Romano d’Occidente
 
 
Inizio delle Crociate
240
476
640
840
1095
   
Giovedì
 
Jom Schischi 
5000
5252
5400
5776
5800

Scoperta dell’America
 
2016 d.C.
La Grande Tribolazione (Apoc 6:1 – Apoc 20:6)
1240
1492
1640
2016
(2040?)
  
 
Venerdì 
 
  Schabbat
 
6000
6600
6800
7000
Inizio del Millennio
 Non entreranno nel mio riposo!
 (Ebr 4:4-5
La fine del mondo
La Risurrezione / Il Giudizio Universale
2240
2840
3040
3240
  
Sabato