Discorso 69 – La predestinazione e gli eletti.




La predestinazione e gli eletti. / Commento di Brunhilde Bollmeyer 00, 13-07-2004

Chiamati, ed eletti, e fedeli.

La predestinazione e gli eletti. / Commento di Brunhilde Bollmeyer 01, 11-08-2004

I credenti cristiani ("rinati") possono mai perdersi?

Riassunto

Dio ascolta le nostre preghiere per la conversione di altri? / Commento di Bruno Hackbauer 00, 09-02-2005

La sovranità di Dio è in pericolo? / Libro di James I. Packer 00, pag. 66 e ss.

Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati. / Commento di Christian Bollmeyer 00, 14-04-2005

Prima decide Dio? / Predica di Wolfgang Nestvogel 00, CD: Prediche BEG Hannover, 22-05-2005

Nota


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(La predestinazione e gli eletti. / Commento di Brunhilde Bollmeyer 00, 13-07-2004)

In Apoc 17,14 i re guerreggeranno con l’Agnello e l’Agnello li vincerà. Questo mi è abbastanza chiaro, ma con il Signore ci sono i chiamati, gli eletti e i fedeli. Si tratta di gruppi diversi di persone o si tratta di termini differenti per indicare i credenti cristiani in generale? La questione relativa alla predestinazione (nel caso affiorasse in questo contesto) è un mistero per me. Le sarei molto grata, se Lei potesse darmi anche un’altra risposta a questa domanda.

Brunhilde Bollmeyer brunhilde.bollmeyer@gmx.de



Il riferimento alla "predestinazione" (la predeterminazione divina dell’essere umano alla beatitudine o alla dannazione) a volte è utilizzato negli ambienti cristiani per giustificare un argomento, sulla base del quale poi alcuni fratelli e alcune sorelle alla fine concludono, che non serve affatto alcuna conversione esplicita, perché in ogni caso i "veri" credenti sono stati eletti e iscritti nel libro della vita dell’Agnello fin dal principio del mondo, cosicché la loro identità è stata stabilita da molto tempo. (Efes 1,4; Fili 4,3; Apoc 3,5; 13,8; 17,8; 20,12-15; 21,27).

Questa "certezza", della quale qui si cerca di convincere i fratelli e le sorelle, in verità è un’assoluta illusione. Solo e unicamente la conversione personale di ogni singolo essere umano al nostro Signore Gesù Cristo ci dà la certezza di essere salvati alla fine. Secondo me, la ragione di quest’interpretazione sbagliata è una visione completamente errata dei fatti.

Uno degli argomenti maggiormente citati come prova della correttezza della dottrina della predestinazione è da ricercarsi nelle relative dichiarazioni di Paolo contenute nella sua Lettera agli Efesini:

In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo.

Efes 1,3 Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. 1,4 In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, 1,5 avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà, 1,6 a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio. Efes 1,3-6;


Queste dichiarazioni bibliche, come quelle qui in Efes 1,3-6, non devono essere considerate da un punto di vista umano o terreno, ma esclusivamente dal punto di vista eterno dell’Onnipotente Dio. Già prima della creazione del mondo, nella Sua Onniscienza, Dio sapeva di ogni singolo essere umano che avrebbe mai vissuto e che mai vivrà, cosa questi avrebbe deciso nella sua vita, se a favore di Dio o contro, e ha iscritto il suo nome nel libro della vita.

Questa riflessione ci viene confermata anche da Pietro nella sua prima lettera e dallo stesso Paolo nella sua lettera ai Romani:

Pietro, agli forestieri eletti secondo la prescienza di Dio Padre.

1Piet 1,1 Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, 1,2 eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e a essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate. 1Piet 1,1-2;

Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo.

Rom 8,28 Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. 8,29 Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; Rom 8,28-29;


Effettivamente i sostenitori della dottrina della predestinazione citano la dichiarazione di Paolo, di cui sopra in Efes 1,4-5, in maniera assolutamente corretta, quando dice, che il Padre "ci ha eletti in Gesù Cristo prima della creazione del mondo (…) avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli". Ma poi da ciò deducono che Dio ha stabilito già dall’eternità quali persone saranno salvate e quali no. La logica conseguenza di una simile visione sarebbe una bipartizione della società. Gli uni – a ragione – farebbero notare, che questo non può essere un Dio giusto, se priva gli individui della possibilità di prendere questa decisione autonomamente. Gli altri sosterrebbero, che, in ogni caso i loro nomi sono iscritti nel libro della vita e, di conseguenza, non fa alcuna differenza, se ora conducono una vita devota o meno, poiché hanno un posto sicuro nell’eternità in ogni caso. Oppure, come formula Fritz Wolf nel suo contributo presente nel Discorso 58 "Come puoi sapere se sei salvato?":

"Così, da un lato c’erano quelli che, nonostante desiderassero condurre una vita devota a Dio, non furono mai sicuri della loro salvezza, e dall’altro quelli che erano sicuri di avere in tasca il loro ‘biglietto per il paradiso’, ma che non si preoccuparono mai di condurre una vita devota a Dio."

(Vedi anche Discorso 58: "Come puoi sapere se sei salvato?" [non ancora disponibile in italiano. leggi in tedesco / leggi in inglese])


Come si nota facilmente, questa visione non può essere giusta; infatti, come vedremo più avanti, è anche del tutto errata.

Iniziamo con le dichiarazioni citate sopra, tratte dalla lettera agli Efesini. Qui si possono notare due criteri diversi. Una volta Paolo dice che Dio ci ha eletti "in lui" prima della creazione del mondo. Ciò significa che questa scelta non ha origine da una decisione arbitraria, ma avviene in Gesù Cristo. Di conseguenza, questa scelta si basa su un criterio: la fede nel nostro Signore Gesù Cristo e l‘appartenenza a Lui. Ma possiamo raggiungere questa fede e quest‘appartenenza solo convertendoci a Gesù Cristo in maniera del tutto personale.

Chi crede nel Figlio ha vita eterna.

Giov 3,36 Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui». Giov 3,36;


E così ora non è una decisione di Dio, ma la base di questa scelta è la nostra decisione di seguire il Signore. Il nostro onnisciente Padre conosceva questa nostra decisione già prima della fondazione del mondo e ci ha eletti ed iscritti nel libro della vita

D’altro canto, in Efes 1,5 Paolo fa notare che Dio ci ha "predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà". Ora, questa è certamente e chiaramente una decisione, frutto della volontà del Padre. Tuttavia, questa decisione di Dio non si riferisce alla scelta, ma al fatto di aver predestinato, nella Sua grazia, gli eletti a essere adottati come Suoi figli, sulla base della loro decisione di seguire Gesù Cristo. E Paolo poi esprime ancora questo concetto nella sua lettera ai Romani, nel passaggio citato sopra (Rom 8:29), quando dice: "Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo (come figli di Dio), affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli;". Ciò a cui bisogna prestare attenzione in questo contesto è il fatto che qui Paolo parla già degli eletti. Quegli individui che sono stati preconosciuti da Dio nella Sua onniscienza 1) perché nella loro vita decideranno di seguire Gesù Cristo e che, in base alla volontà del Padre, sono predestinati quindi anche a essere adottati come figli di Dio.

Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio!

1Gio 3,1 Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio! E tali siamo. Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. 3,2 Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è. 1Gio 3,1-2;


Ora, coloro che sostengono che l’essere umano sia predeterminato da Dio alla vita eterna o alla dannazione a volte dichiarano anche che l’uomo non possa decidere liberamente perché non è dotato di libero arbitrio. Nella sua dissertazione "I credenti cristiani ("rinati") possono mai perdersi?" J. Ph. Fijnvandraat la pensa nel modo seguente:

(Nota: nei passaggi rilevanti della Scrittura il termine "rinato" viene tradotto con "ricreato", poiché in base alla dichiarazione del Signore in Mat 19:28 la rinascita ha luogo solo con la Risurrezione alla fine del mondo. Su questo sfondo e per non stravolgere il consueto uso della lingua, tuttavia, qui si continuerà a usare il termine "rinato".)

(Vedi anche Discorso 85: "Vera e falsa rinascita.")


"Una persona non viene portata sul luogo della salvezza solo sulla base del suo presunto "libero" arbitrio. La volontà dell’uomo è così profondamente peccaminosa e cattiva, che nessuno potrebbe essere salvato, se Dio nella Sua grazia non avesse predeterminato, chiamato ed eletto le persone."
(Estratto dal sito web https://www.bibelkreis.ch/themen/glauverl.html)


In parole semplici, ciò significa che, a quanto pare, l’essere umano non è dotato di libero arbitrio e, di conseguenza, non può neanche decidere liberamente, se essere a favore o contro Dio. Per verificare la correttezza di questa dichiarazione basta osservare solo alcuni di quei passaggi biblici, in cui il Signore ci esorta a credere in Lui:

Giov 3,36 Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui». Giov 3,36;

Giov 11,25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 1126 e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?» Giov 11,25-26;

Giov 12,44 Ma Gesù ad alta voce esclamò: «Chi crede in me, crede non in me, ma in colui che mi ha mandato; Giov 12,44;

Giov 12,46 Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. 12,47 Se uno ode le mie parole e non le osserva, io non lo giudico; perché io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo. Giov 12,46-47;


Quindi secondo l’osservazione di Ph. Fijnvandraat qui il Signore esorterebbe gli individui, privi di libero arbitrio, privi della capacità di decidere liberamente ed autonomamente, a credere in Lui, minacciandoli per di più che l’ira di Dio rimarrà su di loro, se dovessero rifiutarsi di farlo. È possibile? Certamente no, perché in maniera simile si potrebbe chiedere a un cieco di non attraversare la strada con il "rosso", minacciandolo di punirlo in caso contrario. Come si può notare, l’affermazione, indipendentemente da come venga motivata, che l’essere umano è privo di libero arbitrio, è solamente il tentativo di rappresentarlo come un innocente incapace di intendere e di addossare a Dio la responsabilità di tutte le decisioni sbagliate prese nella sua vita.

Ora, l’idea che Dio consegni gli esseri umani alla vita eterna o alla dannazione in base alla Sua volontà, non solo contraddice l’intera Bibbia, ma contrasta anche e soprattutto con l’essenza di Dio, così come ci viene presentata nella Scrittura. Così come il nostro Dio è il Dio dell’amore assoluto, così Egli è anche il Dio della giustizia assoluta. Amore e giustizia sono caratteristiche immanenti in Dio.

Perché l’Eterno, il nostro DIO, è giusto in tutte le cose che fa.

Dan 9,14 Perciò l’Eterno ha tenuto in serbo questa calamità e l’ha fatta venire su di noi, perché l’Eterno, il nostro DIO, è giusto in tutte le cose che fa, mentre noi non abbiamo ubbidito alla sua voce. Dan 9,14;

Il vostro DIO, è il DIO degli dèi, che non usa alcuna parzialità e non accetta regali.

Deut 10,17 Poiché l’Eterno, il vostro DIO, è il DIO degli dèi, il Signor dei signori, il Dio grande, forte e tremendo, che non usa alcuna parzialità e non accetta regali, 10,18 che fa giustizia all’orfano e alla vedova, che ama lo straniero dandogli pane e vestito. Deut 10,17-18;

Giuste e veraci sono le tue vie, o Re delle nazioni.

Apoc 15,3 e cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello, dicendo: «Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore, Dio onnipotente; giuste e veraci sono le tue vie, o Re delle nazioni. Apoc 15,3;


Mentre l’amore di Dio trova la sua completa realizzazione solo quando viene accettato dagli esseri umani nell’amore reciproco, la giustizia di Dio è la garanzia del fatto che nessun essere (neanche Satana!) in tutta la creazione sarà costretto a priori a fare qualcosa contro la sua volontà. Punizioni e ricompense originano sempre e solo sulla base delle decisioni prese volontariamente da queste creature nel corso della loro esistenza. Così anche l’ira di Dio, così come ci viene profetizzata in molti passaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento, non è una mancanza di amore, ma la conseguenza dell’assoluta giustizia di Dio, la quale di per sé non può tollerare l’ingiustizia, in qualsiasi forma o espressione. E proprio l’assoluta giustizia di Dio è anche la ragione per cui lo stesso Dio non giudica gli esseri umani, ma ha dato tutto il giudizio al Figlio. Poiché Egli stesso è stato uomo e tentato come noi - resistendo, tuttavia, ad ogni peccato - la Sua capacità di giudizio non può essere messa in dubbio da nessun essere umano.

Poiché il Padre non giudica nessuno, ma ha dato tutto il giudizio al Figlio.

Giov 5,21 Infatti come il Padre risuscita i morti e dà loro la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole. 5,22 Poiché il Padre non giudica nessuno, ma ha dato tutto il giudizio al Figlio, 5,23 affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre; chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. Giov 5,21-23;

Ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini.

Fili 2,5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, 2,6 il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, 2,7 ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; 2,8 e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. Fili 2,5-8;

Infatti, poiché egli stesso ha sofferto quando è stato tentato, può venire in aiuto di coloro che sono tentati.

Ebr 2,17 Egli doveva perciò essere in ogni cosa reso simile ai fratelli, perché potesse essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per fare l’espiazione dei peccati del popolo. 2,18 Infatti, poiché egli stesso ha sofferto quando è stato tentato, può venire in aiuto di coloro che sono tentati. Ebr 2,17-18;


Ritornando alla questione relativa alla predestinazione, sulla base dell’analisi esposta sopra, possiamo notare che, all’inizio della creazione, Dio, nella Sua onniscienza, ha riconosciuto e iscritto nel libro della vita tutte quelle persone che nella loro vita si convertiranno alla fede nel Padre e nel Figlio.

A Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita.

Fili 4,3 Sì, prego pure te, mio fedele collaboratore, vieni in aiuto a queste donne, che hanno lottato per il vangelo insieme a me, a Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita. Fili 4,3;

E fu aperto un altro libro, che è il libro della vita.

Apoc 20,12 E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavano ritti davanti a Dio, e i libri furono aperti; e fu aperto un altro libro, che è il libro della vita; e i morti furono giudicati in base alle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. 20,13 E il mare restituì i morti che erano in esso, la morte e l’Ades restituirono i morti che erano in loro, ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. 20,14 Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda. 20,15 E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco. Apoc 20,12-15;


Qui sopra in Apoc 20,12-15 viene descritto il Giudizio Universale e in Apoc 20,12 possiamo notare che per pronunciare la sentenza finale vengono consultati diversi "libri". Da un lato i libri delle opere, in cui sono elencate le opere e le azioni compiute dagli esseri umani durante la loro vita e in base alle quali saranno innanzitutto giudicati. Proprio su questo passaggio della Scrittura si fonda anche la visione di alcuni ambienti cristiani (ad esempio quella della Chiesa cattolica), secondo la quale l’essere umano può essere salvato compiendo opere giuste. Ma come possiamo vedere continuando a leggere il summenzionato passaggio, i libri delle opere rappresentano solo la prima fase del giudizio perché poi verrà aperto il libro della vita e tutti quelli il cui nome ora non figura in esso – indipendentemente dalle loro opere – saranno perduti per sempre. Nella sua lettera ai Corinzi, Paolo ci spiega il fondamento di questa iscrizione nel libro della vita:

Perché nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo.

1Cor 3,11 perché nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo. 3,12 Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia, 3,13 l’opera di ciascuno sarà manifestata, perché il Giorno la paleserà; poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 1Cor 3,11-13;

(Vedi anche Capitolo 13: "Il Giudizio Universale.")


Nota bene: qui, nella prima parte del Giudizio, non si tratta di singole opere. La cosa importante qui è il comportamento dell’individuo durante tutta la sua vita: ciò che ha pensato, ciò in cui ha creduto, ciò che ha desiderato, ciò che ha condannato, ciò che ha sperato, ciò che ha voluto, ciò che ha amato e ciò che ha maledetto. Durante il Giudizio tutte queste disposizioni immateriali dello spirito verranno verificate insieme agli aspetti "materializzati", cioè trasformati in azioni.

E ora qui ci saranno certamente individui, che possono esibire montagne di buone azioni. Si tratta di persone altruiste, che durante la loro vita hanno aiutato e supportato gli altri con tutte le loro forze. Erano socialmente impegnate e si sono fatte conoscere come benefattori. Probabilmente hanno persino sacrificato il loro intero patrimonio, trascorrendo tutta la loro vita ad aiutare i poveri e i bisognosi, ad esempio, come ha fatto Albert Schweitzer, il "medico della foresta". Ma come questi ammise una volta in un’intervista, non poteva accettare Gesù Cristo come Figlio di Dio. E così gli è mancato il "fondamento", di cui parla Paolo sopra in 1Cor 3,11, e se non si sarà ancora convertito prima di morire, tutte le sue azioni – per quanto numerose – bruceranno come la paglia nel fuoco.

Dunque, i nomi di quelle persone che respingono l’amore di Dio e che nella loro vita non hanno mai preso la decisione di seguire Dio e Suo Figlio, il nostro Signore Gesù Cristo, non sono iscritti in questo libro della vita fin dalla fondazione del mondo:

I cui nomi non sono scritti nel libro della vita.

Apoc 13,8 E l’adoreranno tutti gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita dell’Agnello, che è stato ucciso fin dalla fondazione del mondo. Apoc 13,8;

I cui nomi non sono scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo.

Apoc 17,8 La bestia che tu hai visto era e non è più e salirà dall’abisso e andrà in perdizione; e gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la bestia che era, e non è, quantunque essa sia. Apoc 17,8;

I cui nomi non sono scritti nel libro della vita.

Apoc 20,15 i cui nomi non sono scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo. Apoc 20,15

(Vedi anche den Diskurs 62: "Quando saranno iscritti i nomi dei giusti nel Libro della Vita?" [non ancora disponibile in italiano. leggi in tedesco / leggi in inglese])


Ma come possiamo dedurre dai seguenti passaggi biblici citati qui sotto, ci sono anche persone che hanno deciso di seguire Dio almeno una volta, i cui nomi, nonostante siano iscritti nel libro della vita, in determinate circostanze possono essere di nuovo cancellati.

Siano cancellati dal libro della vita.

Sal 69,28 Siano cancellati dal libro della vita e non siano iscritti fra i giusti. Sal 69,28;

E io non cancellerò il suo nome dal libro della vita.

Apoc 3,5 Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio, e davanti ai suoi angeli. Apoc 3,5;

Se no deh, cancellami dal tuo libro che hai scritto!

Es 32,31 Mosè dunque ritornò dall’Eterno e disse: «Ahimè, questo popolo ha commesso un grande peccato e si è fatto un dio d’oro. 32,32 Ciò nonostante ora, ti prego, perdona il loro peccato; se no deh, cancellami dal tuo libro che hai scritto!». 32,33 Ma l’Eterno rispose a Mosè: «Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro! 32,34 Ora va’, conduci il popolo dove ti ho detto. Ecco, il mio Angelo andrà davanti a te, ma nel giorno che verrò a punire, io li punirò del loro peccato». 32,35 Così l’Eterno percosse il popolo, perché aveva fatto il vitello che Aaronne aveva modellato. Es 32,31-35;


Nel passaggio qui sopra, tratto da Es 32,31-35, si parla del popolo di Israele. Dopo che Dio condusse gli Israeliti fuori dall’Egitto e dopo che vagarono per tre mesi nel deserto, dove Dio ha loro fornito cibo e acqua e andando Egli stesso davanti a loro in una colonna di nuvola di giorno e in una colonna di fuoco di notte, giunsero al monte Sinai e qui si accamparono. E il Signore ordinò a Mosè di salire la montagna, affinché ricevesse le Sue disposizioni per il santuario e per il popolo e le due tavole con i dieci comandamenti.

Mosè, però, trascorse 40 giorni sul Sinai con Dio e gli Israeliti, accampati ai piedi del monte, pensarono che a Mosè fosse capitato qualcosa e che non sarebbe più ritornato. E così tormentarono Aaronne, che sostituì il fratello Mosè durante la sua assenza come guida del popolo, affinché permettesse loro di creare un altro Dio. Così fusero tutti i cimeli d’oro che avevano, modellando l’oro nella forma di un vitello, che poi adorarono e attorno al quale ballarono.

All’epoca questi Israeliti erano l‘unico popolo, che Dio avesse accettato come il Suo popolo sulla terra (Amos 3,1-2). Egli li aveva salvati conducendoli fuori dall’Egitto, aveva provveduto ai loro bisogni e li aveva guidati nel deserto. Eppure, dopo soli 40 giorni avevano perso la loro fiducia in questo Dio ed erano caduti dalla fede. La conseguenza fu, che Dio ordinò a Mosè di uccidere immediatamente quelle circa tremila persone direttamente coinvolte. Il resto del popolo di Israele poi, poiché si era anche rifiutato di entrare nella Terra Promessa, per 40 anni – finché anche l’ultimo di questa generazione di apostati non fosse morto - non poté entrare nella Terra Promessa e fu costretto a continuare a vagare nel deserto.

Gli Israeliti, dunque, come popolo di Dio, rappresentano il prototipo dell’Antico Testamento della comunità cristiana del Nuovo Testamento e il loro modo di comportarsi, di conseguenza, può servire da lezione anche a noi, in quanto credenti cristiani "rinati". E proprio questa relazione ci viene mostrata anche dall’autore della lettera agli Ebrei in Ebr 3,4-19:

Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente;

Ebr 3,4 Certo ogni casa è costruita da qualcuno, ma chi ha costruito tutte le cose è Dio.3, 5 Mosè fu fedele in tutta la casa di Dio come servitore per rendere testimonianza di ciò che doveva essere annunciato, 3,6 ma Cristo lo è come Figlio, sopra la sua casa; e la sua casa siamo noi se manteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e la speranza di cui ci vantiamo. 3,7 Perciò, come dice lo Spirito Santo: «Oggi, se udite la sua voce, 3,8 non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, come nel giorno della tentazione nel deserto, 3,9 dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, pur avendo visto le mie opere per quarant’anni! 3,10 Perciò mi disgustai di quella generazione, e dissi: "Sono sempre traviati di cuore; non hanno conosciuto le mie vie"; 3,11 così giurai nella mia ira: "Non entreranno nel mio riposo!"»

3,12 Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente; 3,13 ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si può dire: «Oggi», perché nessuno di voi s’indurisca per la seduzione del peccato. 3,14 Infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che manteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio, 3,15 mentre ci viene detto: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori, come nel giorno della ribellione». 3,16 Infatti, chi furono quelli che dopo averlo udito si ribellarono? Non furono forse tutti quelli che erano usciti dall’Egitto, sotto la guida di Mosè? 3,17 Chi furono quelli di cui Dio si disgustò per quarant’anni? Non furono quelli che peccarono, i cui cadaveri caddero nel deserto? 3,18 A chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono disubbidienti? 3,19 Infatti vediamo che non vi poterono entrare a causa della loro incredulità. Ebr 3,4-19;


Provvedendo ai loro bisogni e andando Egli stesso davanti a loro, Dio ha dimostrato a questi Israeliti dell‘epoca una cura e una grazia, come non sono mai state concesse a nessun altro popolo da allora. Di conseguenza, se l’opera di Dio si fosse basata sulla predestinazione, allora con assoluta certezza avrebbe predestinato proprio questi primissimi Israeliti a rimanere saldi nella fede, affinché così potessero essere salvati. Ma come possiamo notare, nonostante fossero iscritti nel libro della vita, confessando la propria fede in Dio e credendo in Lui, sono caduti dalla fede per colpa loro e alla fine hanno deciso di non seguire più Dio. E come ci raccomanda l’autore della lettera agli Ebrei, dovremmo prendere questa analogia come un ammonimento diretto a noi, in quanto comunità cristiana.

Dunque, nella fede cristiana non esiste alcun tipo di "predestinazione". Al contrario, come si può notare dalle osservazioni di cui sopra, Dio non influenza alcuna delle decisioni dell’essere umano. Solo quando queste decisioni si realizzano, diventano fondamentali le conseguenze. E così Dio non esercita alcuna influenza neanche sulla decisione di credere dell’essere umano. Questa deve essere presa volontariamente, poiché una confessione di fede forzata non durerebbe in eterno. Tuttavia, così come ogni essere razionale raccoglie informazioni e consigli prima di prendere una decisione importante, così anche per questa decisione relativa alla fede può trovare informazioni nei Vangeli e consigli nella Bibbia.

Come si può notare dalle aberrazioni citate all’inizio e che a volte circolano tra fratelli e sorelle, se la predestinazione fosse una realtà, la confessione di fede non sarebbe una decisione autonoma e libera dell’essere umano. I cristiani diverrebbero come "marionette" e ciò sarebbe un’offesa alla maestà di Dio. Anche l’opera missionaria e di evangelizzazione diverrebbero superflue, dato che quelle persone che sono predestinate da Dio, arriverebbero a credere in Lui in ogni caso, mentre non ci sarebbe modo di convertire tutti gli altri.

A conclusione di questo argomento, è necessario quindi richiamare l’attenzione con tutta l’energia possibile sul fatto che, in base alla Scrittura, ogni essere umano – assolutamente chiunque – fino all’ultimo secondo della sua vita ha la possibilità di convertirsi sinceramente e onestamente nel suo cuore alla fede in Gesù Cristo e – a condizione che non si sia reso colpevole del peccato contro lo Spirito Santo – di ricorrere al sacrificio di redenzione del Signore per i nostri peccati. La domanda o il problema che qui si pone, non è se e fino a quando un essere umano possa convertirsi alla fede in Dio, ma se qualcuno, che per tutta la sua vita evidentemente non ha mai voluto saperne nulla di questo Dio, sarà poi in grado, cinque minuti prima di morire, di prendere questa decisione in maniera consapevole e con tutta la sincerità del suo cuore.

Egli è l’espiazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

1Gio 2,1 Figlioletti miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. 2,2 Egli è l’espiazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. 1Gio 2,1-2;



Chiamati, ed eletti, e fedeli.

Ora però torniamo alla domanda vera e propria, se i "chiamati, gli eletti e i fedeli" di Apoc 17,14 rappresentino gruppi diversi di persone o se siano soltanto termini diversi per indicare i credenti cristiani in generale.

La risposta standard che molti interpreti danno a questa domanda è che si tratta di termini generali utilizzati nel cristianesimo delle origini per indicare i cristiani. Purtroppo, nella maggior parte dei casi tale argomentazione non è supportata da prove basate sulla Scrittura, cosicché un cristiano interessato e critico alla fine ancora non sa cosa pensare a tal proposito. Di conseguenza, in ciò che segue saranno analizzati tutti e tre i termini alla luce della Scrittura e saranno fornite prove documentate relative al significato di ciascun termine, al fine di poter dare poi una risposta fondata sulla Bibbia a questa domanda concreta.

Prima di tutto prendiamo il passaggio biblico citato nel commento, insieme al suo contesto:

L’Agnello è il Signore dei signori e il Re dei re; e vinceranno anche quelli che sono con lui, i chiamati, gli eletti e i fedeli.

Apoc 17,12 Le dieci corna che hai viste sono dieci re, che non hanno ancora ricevuto regno; ma riceveranno potere regale, per un’ora, insieme alla bestia. 17,13 Essi hanno uno stesso pensiero e daranno la loro potenza e la loro autorità alla bestia. 17,14 Combatteranno contro l’Agnello e l’Agnello li vincerà, perché egli è il Signore dei signori e il Re dei re; e vinceranno anche quelli che sono con lui, i chiamati, gli eletti e i fedeli». Apoc 17,12-14;


Quindi qui abbiamo a che fare con la guerra, la battaglia, tra la bestia a capo degli eserciti dei dieci re e il Signore Gesù insieme al Suo esercito celeste. A tal riguardo, troviamo un passaggio parallelo in Apoc 19,11-19:

Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi.

Apoc 19,11 Poi vidi il cielo aperto, ed ecco apparire un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava si chiama Fedele e Veritiero; perché giudica e combatte con giustizia. 19,12 I suoi occhi erano una fiamma di fuoco, sul suo capo vi erano molti diademi e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui. 19,13 Era vestito di una veste tinta di sangue e il suo nome è la Parola di Dio.

19,14 Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed erano vestiti di lino fino bianco e puro. 19,15 Dalla bocca gli usciva una spada affilata per colpire le nazioni; ed egli le governerà con una verga di ferro, e pigerà il tino del vino dell’ira ardente del Dio onnipotente. 19,16 E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: RE DEI RE E SIGNORE DEI SIGNORI.

19,17 Poi vidi un angelo che stava in piedi nel sole. Egli gridò a gran voce a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo: «Venite! Radunatevi per il gran banchetto di Dio; 19,18 per mangiare carne di re, di capitani, di prodi, di cavalli e di cavalieri, di uomini d’ogni sorta, liberi e schiavi, piccoli e grandi». 19,19 E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti radunati per far guerra a colui che era sul cavallo e al suo esercito.

19,20 Ma la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti a lei, con i quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Tutti e due furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. Apoc 19,11-20;


Questa è la battaglia di Harmaghedon, in cui l’Anticristo e i suoi eserciti saranno distrutti dal Signore Gesù con il Suo esercito celeste e l’Anticristo e il falso profeta saranno gettati vivi nello stagno ardente di fuoco. In riferimento alla nostra domanda, qui possiamo affermare, dunque, che i chiamati, gli eletti e i fedeli fanno parte dell’esercito celeste e in questo momento quindi sono ormai da localizzare in cielo. Ma ora consideriamo i termini separatamente.

(Vedi anche Capitolo 07: "La Battaglia di Harmaghedon.")



I chiamati.

Come dice già il nome stesso, i "chiamati" sono quelle persone che hanno risposto a una chiamata. Anche Paolo ci dice la stessa cosa in 2Tim 1,9:

Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito.

2Tim 1,8 Non aver dunque vergogna della testimonianza del nostro Signore, né di me, suo carcerato; ma soffri anche tu per il vangelo, sorretto dalla potenza di Dio. 1,9 Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità. 2Tim 1,8-9;


Ma ora osserviamo cosa dice il Signore Gesù stesso a proposito dei chiamati nella Sua parabola dei lavoratori della vigna:

Così gli ultimi saranno i primi e i primi ultimi; poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti.

Mat 20,1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale uscì di mattino presto per assumere dei lavoratori per la sua vigna. 20,2 Accordatosi con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.

20,3 Uscito di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati 20,4 e disse loro: "Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che è giusto". Ed essi andarono. 20,5 Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso.

20,6 Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri che se ne stavano là e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?" 20,7 Essi gli dissero: "Perché nessuno ci ha assunti". Egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna".

20,8 Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi". 20,9 Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. 20,10 Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno.

20,11 Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: 20,12 "Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo". 20,13 Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? 20,14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. 20,15 Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?"

20,16 Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi. Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti». Mat 20,1-16;


Prima di parlare del versetto Mat 20,16, ecco ancora una breve spiegazione della parabola per quei lettori che non hanno molta familiarità con la Bibbia. Il "padrone di casa" è Dio, mentre la "vigna" è il mondo. I lavoratori sono quelle persone che hanno risposto alla chiamata del padrone di casa di lavorare nella sua vigna. Sono, cioè, i "chiamati".

Per una migliore comprensione di questa parabola osserviamo ora anche il contesto del passaggio precedente. In Mt 19,16-22 il Signore ha raccontato la parabola del giovane ricco ai discepoli, spiegando loro alla fine che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. I discepoli, completamente sconvolti, chiesero al Signore chi allora poteva essere salvato.

E poi Pietro esprime la loro preoccupazione, chiedendo al Signore:

Ecco, noi abbiamo abbandonato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?.

Mat 19,27 Allora Pietro gli rispose, dicendo: «Ecco, noi abbiamo abbandonato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?». Mat 19,27;


Qui si nota che il Signore ha poi raccontato la successiva parabola dei lavoratori della vigna, di cui sopra, come risposta alla domanda dei discepoli e qui espressa da Pietro "che ne avremo dunque?" Gli apostoli erano ebrei e avevano abbandonato la loro fede mosaica per seguire il Signore. Ma ora il Signore dice che è molto difficile entrare nel regno dei cieli. Ciò fece nascere il timore nei discepoli, da un lato, che non sarebbe bastato seguire il Signore per poter essere salvati, ma dall’altro anche che non sarebbero potuti più tornare alla fede mosaica.

Nella parabola dei lavoratori della vigna il Signore si riferisce innanzitutto agli ebrei di fede mosaica dell’Antico Testamento. Si tratta di quei lavoratori che hanno lavorato nella vigna fin dalle "prime ore del mattino" e che hanno dovuto sopportare "il peso della giornata e il caldo". I lavoratori che il padrone di casa ha mandato a lavorare nella vigna a fine giornata rappresentano gli apostoli e, in senso più ampio, tutti coloro che fino a oggi hanno diffuso il Vangelo nel mondo e che continueranno a farlo fino alla fine dei tempi. E il Signore assicura che questi servi non riceveranno ricompensa minore rispetto a quella ricevuta da coloro che li avevano preceduti in Israele nel diffondere la Parola di Dio. Anzi, proprio il contrario, come si dice nel versetto 20,16: "Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi." E poi arriva la spiegazione del Signore: "Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti."

E proprio questa dichiarazione si trova anche nella parabola del banchetto di nozze:

Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti.

Mat 22,1 Gesù ricominciò a parlare loro in parabole, dicendo: 22,2 «Il regno dei cieli è simile a un re, il quale fece le nozze di suo figlio. 22,3 Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non vollero venire.

22,4 Mandò una seconda volta altri servi, dicendo: "Dite agli invitati: Io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono ammazzati; tutto è pronto; venite alle nozze".

22,5 Ma quelli, non curandosene, se ne andarono, chi al suo campo, chi al suo commercio; 22,6 altri poi, presero i suoi servi, li maltrattarono e li uccisero. 22,7 Allora il re si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città.

22,8 Quindi disse ai suoi servi: "Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni. 22,9 Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete".

22,10 E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu piena di commensali. 22,11 Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze. 22,12 E gli disse: "Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?" E costui rimase con la bocca chiusa. 22,13 Allora il re disse ai servitori: "Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti". 22,14 Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti». Mat 22,1-14;


Anche qui si tratta dell’ebraismo mosaico. Il re è Dio, suo figlio, a cui preparò le nozze, è il Figlio di Dio, nostro Signore Gesù Cristo. I servi, mandati dal re a chiamare coloro che erano stati originariamente invitati alle nozze, sono i profeti di Israele dell’Antico Testamento, i quali hanno ripetutamente richiamato il popolo di Israele a seguire il suo Dio. Gli invitati alle nozze sono il popolo di Dio proveniente da Israele.

Tuttavia, questi invitati alle nozze non si curarono dell’invito e continuarono nella loro mente perversa. Per di più, presero i servi e li uccisero, così come nel corso dei secoli i re e coloro che esercitarono il potere in Israele maltrattarono e uccisero molti profeti, come Giovanni Battista e lo stesso Signore Gesù.

Ma quando il re vide che gli invitati non erano degni delle nozze, ordinò ai suoi servi di uscire per le strade e di invitare tutti quelli che trovavano. Questa è, dunque, la situazione, nella quale ci troviamo adesso, da quando il Signore è stato respinto dagli ebrei e crocifisso dai Romani. Da allora Dio manda i suoi servi – questa volta cristiani – per invitare tutti – buoni e cattivi – alle nozze e continuerà a farlo fino alla fine dei tempi.

E ora quando il re entrò per vedere gli invitati alle nozze, notò un uomo che non aveva l’abito di nozze: i servitori lo getteranno nelle tenebre di fuori. E per concludere troviamo anche qui la frase: "Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti". Ora, se il Signore in entrambe le summenzionate parabole alla fine arriva alla stessa conclusione a proposito dei chiamati e degli eletti, allora queste parabole devono contenere quei criteri che ci permettono di spiegare questi termini.

In entrambe le parabole troviamo persone che sono state chiamate. In una si tratta dei lavoratori chiamati a lavorare nella vigna, nell’altra sono gli invitati chiamati alle nozze. E in entrambi i casi era stato Dio a chiamare queste persone. Nella prima parabola gli ebrei dell’Antico Testamento vengono esortati a non credersi migliori dei cristiani. Infatti, proprio questi cristiani saranno gli eletti, i quali alla fine dei tempi, dopo il Risveglio e dopo il Rapimento al Ritorno del Signore, saranno i primi nei cieli, mentre ancora nel regno millenario gli ebrei vivranno sulla terra e gli ebrei creddenti entreranno nei cieli solo dopo la Risurrezione Universale e il Giudizio Universale.

(Vedi anche Discorso 38: "Cosa possono aspettarsi cristiani ed ebrei dal Ritorno del Signore?")


INella seconda parabola sono stati invitati sia buoni che cattivi e ciò a conferma del fatto che Dio nel Nuovo Testamento estende la Sua chiamata a tutti gli esseri umani, senza eccezione alcuna. Tuttavia, non tutte le persone rispondono a tale chiamata. Gli empi e gli idolatri ignorano questo invito di Dio. In base all’analisi fin qui effettuata, possiamo però partire dal presupposto che tutti gli invitati alle nozze presenti in sala erano "chiamati", che avevano risposto all’invito. Ora però c’era un invitato senza abito di nozze, e mentre tutti gli altri poterono restare – essendo cioè stati scelti dal re – questi fu buttato fuori. Da ciò ne consegue che i primi erano chiamati ed eletti, mentre quello senza abito di nozze, nonostante fosse un chiamato – avendo risposto alla chiamata di Dio – non era un eletto perché per colpa sua non aveva l’abito di nozze.


Gli eletti.

Quindi ciò che differenzia gli eletti dai non eletti è l’abito di nozze. Già a livello dell’interpretazione letterale si possono scoprire alcune cose. Un invitato a nozze che non indossa l’abito di nozze offende sia lo sposo, che la sposa. Fa intendere di non stimare la coppia di sposi, né i familiari – o forse addirittura li disprezza. E fa anche capire chiaramente agli altri invitati alle nozze che con la loro decisione di indossare abiti di nozze, essi fanno sì onore al re e a suo figlio, ma secondo lui non lo meritano. Con ciò possiamo concludere, che questi non eletti sono persone che, nonostante abbiano risposto alla chiamata, all’invito, e quindi sono anche chiamati, in verità hanno interessi del tutto diversi.

Se ora lasciamo l’interpretazione letterale e ritorniamo a quella simbolica, dove il re sta per Dio e il figlio per Gesù Cristo, allora questi nuovi invitati alle nozze rappresentano la cristianità. A parte che qui è presente un‘ulteriore prova del fatto che noi, in quanto comunità cristiana, non siamo la sposa – che non viene menzionata affatto in nessuna di queste parabole del Signore – ma piuttosto gli invitati alle nozze eletti, possiamo riconoscere nei non eletti quei credenti ipocriti, che sia nell’ebraismo (gli scribi), che nel cristianesimo (ad esempio la Chiesa cattolica), non fanno la volontà di Dio, ma hanno portato sulla cattiva strada milioni di persone e continuano a farlo ancora adesso.

(Vedi anche Discorso 15: "Chi è la Sposa dell’Agnrllo?")


I scribi fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra. Costoro riceveranno una condanna maggioren.

Luca 20,46 «Guardatevi dagli scribi, i quali passeggiano volentieri in lunghe vesti, amano essere salutati nelle piazze, e avere i primi posti nelle sinagoghe e nei conviti; 20,47 essi divorano le case delle vedove e fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra. Costoro riceveranno una condanna maggiore». Luca 20,46-47;

Queste cose hanno sì qualche apparenza di sapienza nella religiosità volontariamente scelta, nella falsa umiltà.

Col 2,20 Se dunque siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché vi sottoponete a dei precetti come se viveste nel mondo, quali: 2,21 «Non toccare, non assaggiare, non maneggiare», 2,22 tutte cose che periscono con l’uso, secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? 2,23 Queste cose hanno sì qualche apparenza di sapienza nella religiosità volontariamente scelta, nella falsa umiltà e nel trattamento duro del corpo, ma non hanno alcun valore contro le intemperanze carnali. Col 2,20-23;


Il suddetto versetto Col 2,21, del resto, trova la sua corrispondenza ancora oggi nelle dottrine della Chiesa cattolica: "Non toccare (carne il venerdì), non assaggiare (il vino durante l’Eucarestia), non maneggiare (una donna se sei un sacerdote)." E anche i "comandamenti e le dottrine degli uomini", che vengono condannati nel versetto Col 2,22, si ritrovano oggi nel Talmud degli ebrei e nel catechismo della Chiesa cattolica. Il Talmud è la raccolta ebraica di interpretazioni della Torah (i 5 libri di Mosè) più importante. Si tratta di una documentazione della tradizione ebraica orale ed è composta da due libri, la "Gemara" e la "Mishnah". Nella Gemara si trovano i commenti aggiuntivi alla Scrittura. Analogamente anche la Chiesa cattolica ha messo per iscritto nel catechismo la sua "tradizione" e i commenti aggiuntivi alla Bibbia..


I fedeli.I fedeli.

Questo termine ha lo stesso contenuto semantico sia nel senso letterale, che in quello simbolico. Si tratta di quei credenti che restano fedeli alla loro iniziale decisione in qualsiasi circostanza, per quanto avversa possa essere.


Conclusione

INella parabola dei lavoratori nella vigna si parla di ebrei e cristiani. Entrambi hanno risposto alla chiamata di Dio, quindi entrambi sono chiamati. Mentre gli ebrei sono stati i primi a rispondere a questa chiamata, i cristiani sono gli ultimi. Tuttavia, i cristiani, che sono stati gli ultimi, saranno i primi a ricevere la ricompensa, uguale per entrambi, cioè la vita eterna, e, dopo il Risveglio e il Rapimento, al Ritorno del Signore saranno i primi a essere con Dio nei cieli. I credenti ebrei, i primi a essere stati chiamati da Dio, entreranno per ultimi nell’eternità di Dio, solo dopo il Millennio, dopo la Risurrezione Universale e dopo il Giudizio Universale.

Nella parabola del banchetto di nozze, dopo che gli ebrei hanno rifiutato l’invito, si parla per lo più dei cristiani. Ma anche se questi sono tutti chiamati, non tutti sono eletti. Chi non indossa l’abito di nozze, chi, cioè, non ha fatto ricorso al sacrificio di redenzione del Signore Gesù per liberarsi dei propri peccati, non verrà scelto dal re e sarà buttato fuori.

Ora, per rispondere alla domanda posta all’inizio dalla signora Bollmeyer a proposito di Apoc 17,14: "...ma con il Signore ci sono i chiamati, gli eletti e i fedeli. Si tratta di gruppi diversi di persone o si tratta di termini differenti per indicare i credenti cristiani in generale?", alla luce dell’analisi fin qui effettuata possiamo enunciare le seguenti dichiarazioni:

-  Questo gruppo di persone in base ad Apoc 17,13 e 19,14 si trova in cielo con il Signore.

-  Come ci dice il Signore in Mat 22,13-14, tutti gli eletti sono anche chiamati, ma come abbiamo visto, ci sono anche chiamati che non sono eletti – sono quelli che non hanno obbedito alla volontà di Dio.

-  Poiché questi non eletti non possono trovarsi in cielo, i "chiamati" non possono essere un gruppo di persone a parte.

-  Se i "fedeli" fossero un gruppo di persone a parte, significherebbe che gli altri due gruppi di persone non sarebbero fedeli.

-  Ora, non si può pensare che almeno gli "eletti" in cielo non abbiano dovuto essere fedeli.

-  Di conseguenza, neanche i "fedeli" possono essere un gruppo di persone a parte.

-  Così rimangono solo gli "eletti" come reale gruppo di persone, i quali vengono descritti con gli attributi aggiuntivi "chiamati" e "fedeli".


Di conseguenza, sulla terra sono "chiamati" tutti gli esseri umani pronti a rispondere alla chiamata di credere in Dio.

Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a render sicura la vostra vocazione ed elezione;

2Piet 1,10 Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a render sicura la vostra vocazione ed elezione; perché, così facendo, non inciamperete mai. 2Piet 1,10;


Gli eletti sono quei chiamati che per la remissione dei loro peccati sono ricorsi al sacrificio di redenzione di Suo Figlio, il nostro Signore Gesù Cristo, senza il quale non c’è salvezza.

Faranno grandi segni e miracoli tanto da sedurre, se fosse possibile, sedurrebbero anche gli eletti.

Mat 24,24 Perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e miracoli tanto da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. 24,25 Ecco, io ve l’ho predetto. Mat 24,24-25;


Infine, i fedeli sono quelli tra gli eletti che hanno resistito alle seduzioni e alle tentazioni di questo mondo e hanno mantenuto ferma la loro fede fino alla fine.

La sua casa siamo noi se manteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e la speranza di cui ci vantiamo.

Ebr 3,5 Mosè fu fedele in tutta la casa di Dio come servitore per rendere testimonianza di ciò che doveva essere annunciato, 3,6 ma Cristo lo è come Figlio, sopra la sua casa; e la sua casa siamo noi se manteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e la speranza di cui ci vantiamo. Ebr 3,5-6;

Infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che manteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio.

Ebr 3,12 Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente; 3,13 ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si può dire: «Oggi», perché nessuno di voi s’indurisca per la seduzione del peccato. 3,14 Infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che manteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio, Ebr 3,12-14;



Come si vede, possiamo confermare la corrente interpretazione – questa volta giustificata biblicamente – che qui si tratta di "termini generici usati nel cristianesimo delle origini per indicare i cristiani.


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(La predestinazione e gli eletti. / Commento di Brunhilde Bollmeyer 01, 11-08-2004)

Come sempre le Sue osservazioni sono molto complete e fondate biblicamente. Ciononostante, secondo la mia opinione, alcune questioni rimangono aperte o ne sorgono di nuove. Le posso citare solo un paio di passaggi biblici, che ancora non riesco a inquadrare? In Esodo 33,19 Dio dice: "Farò grazia a chi vorrò fare grazia e avrò pietà di chi vorrò avere pietà". Questa dichiarazione viene ripresa da Paolo in Rom 9,15. Anche i passaggi in Giovanni 6,44.65; 15,16.19; 17,2.6.9.24, parlano piuttosto di un agire di Dio o qui mi sfugge qualcosa? I Suoi riferimenti alla possibilità di essere cancellati dal libro della vita sollevano dubbi in me sulla certezza della salvezza. Grazie ai Suoi commenti ho finalmente capito con maggiore chiarezza, quale privilegio è conoscere questo grande Dio e poterlo chiamare Padre.

Brunhilde Bollmeyer brunhilde.bollmeyer@gmx.de



Senz’altro possiamo analizzare questo argomento anche alla luce dei passaggi biblici da Lei citati. Poiché Rom 9,15 ed Es 33,19 necessitano di una trattazione troppo ampia, è meglio concentrarci innanzitutto sui passaggi citati dal Vangelo di Giovanni.

Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre.

Giov 6,44 Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Giov 6,44;

«Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre».

Giov 6,63 È lo Spirito che vivifica; la carne non è di alcuna utilità; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. 6,64 Ma tra di voi ci sono alcuni che non credono». Gesù sapeva infatti fin dal principio chi erano quelli che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito. 6,65 E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre». Giov 6,63-65;

Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi.

Giov 15,16 Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia. Giov 15,16;

Poiché non siete del mondo, ma io ho scelto voi in mezzo al mondo, perciò il mondo vi odia.

Giov 15,19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe quello che è suo; poiché non siete del mondo, ma io ho scelto voi in mezzo al mondo, perciò il mondo vi odia. Giov 15,19;

Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni carne, affinché egli dia vita eterna a tutti coloro che tu gli hai dato.

Giov 17,1 Queste cose disse Gesù, poi alzò gli occhi al cielo e disse: »Padre, l’ora è venuta; glorifica il Figlio tuo, affinché anche il Figlio glorifichi te, 17,2 poiché tu gli hai dato potere sopra ogni carne, affinché egli dia vita eterna a tutti coloro che tu gli hai dato. 17,3 Or questa è la vita eterna, che conoscano te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai mandato. Giov 17,1-3; Giov 17,1-3;

Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu m’hai dati dal mondo.

Giov 17,6 Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu m’hai dati dal mondo; erano tuoi, e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola. 17,7 Ora hanno conosciuto che tutte le cose che tu m’hai date, vengono da te; 17,8 poiché le parole che tu mi hai date, le ho date a loro; ed essi le hanno ricevute, e hanno veramente conosciuto ch’io son proceduto da te, e hanno creduto che tu m’hai mandato. 17,9 Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu m’hai dato, perché son tuoi; Giov 17,6-9;

Padre, io voglio che dove son io, siano meco anche quelli che tu m’hai dati.

Giov 17,24 Padre, io voglio che dove son io, siano meco anche quelli che tu m’hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu m’hai data; poiché tu m’hai amato avanti la fondazione del mondo. Giov 17,24;


In questi passaggi biblici il Signore parla dei discepoli rivolgendosi a loro. Tuttavia, come sappiamo da molti altri discorsi del Signore, questi passaggi valgono anche e soprattutto per i credenti successivi – cioè valgono anche per noi oggi. E ora sulla base di queste dichiarazioni possiamo riconoscere le seguenti conseguenze concrete:

-  Non siamo noi che abbiamo scelto il Signore Gesù, ma è il Signore Gesù che ha scelto noi (Giov 15,16.19).

-  Nessuno può venire al Signore, se non lo attira il Padre, che lo ha mandato (Giov 6,44.65).

-  Perché è il Padre che ha dato al Figlio questi uomini che erano suoi (Giov 17,2.6.9.24).

Ciò dimostra che il Signore Gesù ha sì scelto i credenti, ma che questa scelta non è stata fatta a Sua discrezione e che questi uomini gli sono stati dati dal Padre. E ora troviamo in Giov 6,64, di cui sopra, un’osservazione marginale che si rivela molto illuminante proprio in relazione a questo tema. In riferimento alla domanda relativa a chi tra i seguaci del Signore era "attirato" dal Padre e chi no, Giovanni dà la seguente spiegazione:

"Gesù sapeva infatti fin dal principio chi erano quelli che non credevano".


Quindi il Signore sapeva fin dal principio, chi avrebbe creduto in Lui e chi no. E questa conoscenza proveniva naturalmente dal Padre. È stato il Padre che gli ha dato questi uomini, che avrebbero creduto in Lui, e il Signore li conosce tutti. Chi non è tra questi, non fa parte di quelli che il Padre gli ha dato. Non sono eletti. Ma così ritorniamo alla questione che abbiamo discusso all’inizio: i credenti sono scelti da Dio. Si tratta di una scelta arbitraria, come lasciano intendere i successivi due passaggi biblici da Lei citati oppure si tratta di una decisione presa da parte degli esseri umani sulla base di determinate condizioni?

Farò grazia a chi vorrò far grazia, e avrò pietà di chi vorrò aver pietà.

Es 33,19 E l’Eterno gli rispose: ’Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà, e proclamerò il nome dell’Eterno davanti a te; e farò grazia a chi vorrò far grazia, e avrò pietà di chi vorrò aver pietà’. Es 33,19;

Egli fa misericordia a chi vuole, e indura chi vuole.

Rom 9,10 Non solo; ma anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand’ebbe concepito da uno stesso uomo, vale a dire Isacco nostro padre, due gemelli; 9,11 poiché, prima che fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell’elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama, 9,12 le fu detto: Il maggiore servirà al minore; 9,13 secondo che è scritto: Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù. 9,14 Che diremo dunque? V’è forse ingiustizia in Dio? Così non sia. 9,15 Poiché Egli dice a Mosè: Io avrò mercé di chi avrò mercé, e avrò compassione di chi avrò compassione. 9,16 Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. 9,17 Poiché la Scrittura dice a Faraone: Appunto per questo io t’ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza, e perché il mio nome sia pubblicato per tutta la terra. 9,18 Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole, e indura chi vuole. Rom 9,10-18;


Soprattutto l’indicazione di Paolo in Rom 9,12-13, di cui sopra, in riferimento a Esaù e Giacobbe, ora è effettivamente un argomento, che a prima vista sembra confermare l’arbitrarietà delle decisioni di Dio. I due bambini non erano ancora neanche nati, che Dio aveva già preso la Sua decisione: "Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù". Qui si potrebbe facilmente avere l’impressione che Dio agisca in maniera ingiusta. Naturalmente anche Paolo lo riconosce e così in Rom 9,14 pone la domanda piuttosto retorica: "Che diremo dunque? V’è forse ingiustizia in Dio?" E subito si dà anche una risposta: "Così non sia!"

E proprio questo riferimento di Paolo riflette anche innumerevoli dichiarazioni della Scrittura: Dio è giusto. Per di più, Egli è la giustizia assoluta e per definizione non può perciò essere ingiusto. Ecco alcuni passaggi biblici a conferma:

L’Eterno è giusto in mezzo a lei (a la città); egli non commette iniquità.

Sof 3,5 L’Eterno è giusto in mezzo a lei; egli non commette iniquità; ogni mattina egli mette in luce i suoi giudizi, e non manca mai; ma il perverso non conosce vergogna. Sof 3,5;

Perché l’Eterno, il nostro Dio, è giusto in tutto quello che ha fatto.

Dan 9,14 E l’Eterno ha vegliato su questa calamità, e ce l’ha fatta venire addosso; perché l’Eterno, il nostro Dio, è giusto in tutto quello che ha fatto, ma noi non abbiamo ubbidito alla sua voce. Dan 9,14;

L’Eterno è giusto in tutte le sue vie e benigno in tutte le sue opere.

Sal 145,17 L’Eterno è giusto in tutte le sue vie e benigno in tutte le sue opere. 145,18 L’Eterno è presso a tutti quelli che lo invocano, a tutti quelli che lo invocano in verità. 145,19 Egli adempie il desiderio di quelli che lo temono, ode il loro grido, e li salva. Sal 145,17-19;

Per annunziare che l’Eterno è giusto; egli è la mia ròcca, e non v’è ingiustizia in lui.

Sal 92,13 Quelli che son piantati nella casa dell’Eterno fioriranno nei cortili del nostro Dio. 92,14 Porteranno ancora del frutto nella vecchiaia; saranno pieni di vigore e verdeggianti, 92,15 per annunziare che l’Eterno è giusto; egli è la mia ròcca, e non v’è ingiustizia in lui. Sal 92,13-15;

O Eterno, Dio d’Israele, tu sei giusto.

Esdra 9,15 O Eterno, Dio d’Israele, tu sei giusto, e perciò noi siamo oggi ridotti ad un residuo di scampati. Ed eccoci dinanzi a te a riconoscere la nostra colpa; poiché per cagion d’essa, noi non potremmo sussistere nel tuo cospetto!’. Esdra 9,15;


E nell’affermazione contenuta in Rom 9,18 "Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole, e indurisce chi vuole", ora abbiamo anche la base per la corrispondente comprensione della dichiarazione in Es 33,19, di cui sopra. In entrambi i casi non viene espressa una volontà arbitraria e autoritaria, che non deve essere messa in discussione, ma piuttosto si tratta dell’indicazione del fatto che le decisioni di Dio si basano sulla Sua assoluta giustizia e per tale ragione nessuna obiezione potrà mai essere giustificata.

Di conseguenza, la base di questa conoscenza non è  l'"inconcepibilità della volontà di Dio", come sostengono alcuni, ma piuttosto il sapere e la fiducia illimitata, che la volontà di Dio non conosce e non può conoscere alcuna ingiustizia. E osservando gli esempi, di cui sopra: il faraone era davvero un timorato di Dio? Esaù aveva forse un carattere devoto a Dio? Entrambi facevano parte di quelle persone che si sono schierate contro Dio. Oppure è pensabile, al contrario, che Dio abbia misericordia di un impenitente pluriomicida come Adolf Hitler senza la sua conversione (come insinua la dottrina della predestinazione), mentre quell’apostolo che ha amato il Signore più di qualsiasi altro discepolo – vale a dire Giovanni – venga respinto, solo perché Dio dice: "Io faccio misericordia a chi voglio, e indurisco chi voglio? È pensabile una cosa simile? Un Dio assolutamente giusto potrebbe mai agire in questo modo?

Ma a questo punto una persona potrebbe dire, se amo Dio e ho fiducia in Lui, allora semplicemente ho fiducia nella giustizia delle Sue decisioni. Sì, infatti è proprio così. Ma la giustizia di Dio non può essere un mistero, altrimenti non verrebbe riconosciuta come tale. Di conseguenza, questa giustizia si base sempre e necessariamente su due criteri: da un lato, sul comportamento dell’individuo, che deve essere giudicato, dall’altro, su Dio come giudice, che giudica questo comportamento sulla base dei Suoi comandamenti. E tale giudizio deve essere noto all’individuo e anche oggettivamente comprensibile. Segreti o giudizi inspiegabili infatti, non denoterebbero giustizia ma arbitrarietà. Si tratterebbe di quell’atteggiamento che può essere osservato nei governatori corrotti e anche dispotici.

Se Dio agisse in questo modo, certamente non avrebbe fatto morire il Suo unico Figlio sulla croce. Avrebbe trovato un’altra "soluzione". Ma l’unico rimedio era l‘assoluta giustizia di Dio, che per gli innumerevoli peccati di tutti gli esseri umani esigeva un corrispondente sacrificio per pareggiare i conti. Anche se ciò avrebbe richiesto che Dio stesso, nel Suo amore, dovesse compiere questo sacrificio. E solo quelle persone che, in modo del tutto personale, ricorrono al sacrificio di redenzione del Signore per redimere i loro peccati possono contare sulla grazia di Dio.

Ma ora si potrebbe dire che noi siamo salvati per grazia e la grazia non necessita di nessuna azione da parte nostra. Ciò potrebbe essere apparentemente corretto, anche se anche qui è necessario distinguere tra l’"azione" prima della grazia e il comportamento – che pure è un’azione – dopo la grazia, cioè dopo la conversione. Ciò che qui viene ignorato è il fatto che non dobbiamo compiere alcuna azione prima, proprio perché questa è stata già compiuta. Il nostro Signore e Salvatore è morto per noi e al posto nostro e ha così posto la ragione e la base di questa grazia di Dio. Tutti gli esseri umani che personalmente ricorrono a questo sacrificio possono partecipare alla grazia di Dio. Tutti gli altri devono essere giusti, vale a dire devono essere essi stessi senza peccato oppure saranno irrimediabilmente perduti.

E ora si potrebbe prendere anche il popolo di Israele come prova del fatto che Dio agisce in maniera arbitraria e senza farsi influenzare dal comportamento umano. Nonostante Israele sia il popolo eletto di Dio, chi ha familiarità con la Bibbia sa quanto poco gli Israeliti hanno saputo apprezzare questo privilegio in passato e fino a oggi! È incredibile quanto frequentemente e profondamente questo popolo sia sprofondato nel peccato. E, ciononostante, sappiamo che alla fine Israele sarà nuovamente il popolo eletto di Dio sulla terra, come era una volta. Non è questa la dimostrazione che per essere scelti non è necessaria alcuna azione?

Anche qui l’interpretazione è troppo concisa. Chiediamoci innanzitutto perché Israele è il popolo eletto. È solo un "capriccio" di Dio? Non c’è una spiegazione razionale? Come sopra con i cristiani, anche qui nel caso degli ebrei si ignora il fatto, che esiste una ragione anche per l’amore di Dio nei confronti di Israele. E tale ragione è il primo essere umano a cui si è manifestato Dio dopo il Diluvio Univerale Egli ha respinto tutti gli Dei dei suoi padri, affinché potesse servire fedelmente solamente questo unico Dio, che gli aveva rivolto la parola. Ciò ha indotto Dio a stringere un patto con lui e attraverso lui con suo figlio Isacco, il progenitore degli ebrei – ma anche con il suo primo figlio Ismaele, il progenitore degli arabi. Come possiamo vedere, neanche l’amore di Dio è incondizionato. Un amore incondizionato sarebbe in contraddizione con la giustizia di Dio, poiché la giustizia esclude l’assenza di condizioni.

In quel giorno il SIGNORE fece un patto con Abramo.

Gen 15,18 1In quel giorno il SIGNORE fece un patto con Abramo, dicendo: «Io do alla tua discendenza questo paese, dal fiume d’Egitto al gran fiume, il fiume Eufrate; Gen 15,18;


Torniamo ora nuovamente all‘esempio di Esaù e Giacobbe riferito da Paolo in Rom 9,13 e cerchiamo di risolvere questo apparente paradosso. A tal proposito indichiamo qui ancora una volta i passaggi biblici citati all’inizio di questo Discorso:

Pietro, agli forestieri eletti secondo la prescienza di Dio Padre.

1Piet 1,1 Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, 1,2 eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e a essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate. 1Piet 1,1-2;

Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo.

Rom 8,28 Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. 8,29 Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; Rom 8,28-29;


Attraverso la dichiarazione di Giovanni (Giov 6,64), di cui sopra -

"Gesù sapeva infatti fin dal principio chi erano quelli che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito." .


e la conferma del Signore, che è il Padre che gli ha dato tutto questo, comprendiamo che Dio, grazie alla Sua onniscienza, sapeva già dalla fondazione del mondo cosa avrebbe deciso ogni singolo essere umano, che avrebbe mai vissuto e che mai vivrà - se a favore o contro Dio. E così è stato nel caso del faraone, di Esaù e Giacobbe, di Giuda Iscariota e con ogni certezza anche nel caso di ognuno di noi.

Perciò, ripetiamo ancora una volta, che non esiste alcuna predestinazione (la predeterminazione divina alla beatitudine o alla dannazione dell’essere umano) Ciò sarebbe in stridente contraddizione con l’assoluta giustizia di Dio. E anche se nella Sua trascendenza l’Onnipotente è difficilmente intelligibile, nella Sua giustizia Dio ci lascia intravedere uno scorcio della Sua natura.


I credenti cristiani ("rinati") possono mai perdersi??

La nota conclusiva nel Suo summenzionato commento:

"I Suoi riferimenti alla possibilità di essere cancellati dal libro della vita sollevano dubbi in me sulla certezza della salvezza."

si riferisce a quel problema che ho indicato all’inizio di questo Discorso, quando ho detto che la dottrina della predestinazione pretende di offrire una "certezza", che non sembra esistere. Questa scuola di pensiero si basa sul presupposto che gli esseri umani siano stati predeterminati da Dio: gli eletti alla vita eterna, gli altri alla dannazione eterna. Partendo dalla premessa dell’infallibilità di Dio, la conseguenza di questa visione è che questa predeterminazione non può essere più modificata dagli esseri umani nel corso della loro vita. Coloro che sono predestinati alla vita eterna – gli eletti – saranno giusti, coloro che sono predestinati alla dannazione eterna saranno empi. E come ulteriore conseguenza si arriva alla logica conclusione che poi gli eletti seguiranno per così dire "automaticamente" la fede in Dio nella loro vita; per questo gruppo di persone l’eventualità di cadere dalla fede è impossibile, altrimenti si dovrebbe mettere in discussione l’infallibilità di Dio.

Di conseguenza, è assolutamente plausibile, che la certezza della salvezza - che si basa sul fatto, che siamo stati scelti da Dio senza alcuna azione da parte nostra, cioè senza la possibilità di decidere da parte del singolo individuo - suggerisca, sulla base di un certo pensiero elitario, che per queste persone non sia più possibile essere escluse dalla scelta di Dio o cadere dalla fede. E ora risulta ancora più comprensibile, che passaggi biblici come Es 32,33 e Sal 69,29 - dove Dio stesso parla di come l’atteggiamento personale del credente può portare alla cancellazione del suo nome dal libro della vita con conseguente perdita della sua elezione - possano instillare una certa insicurezza in questi fratelli e in queste sorelle perché ciò è effettivamente in netta contraddizione con l’idea della predestinazione, di una predeterminazione della vita umana da parte di Dio.

Tuttavia, questi passaggi biblici dell’Antico Testamento non valevano soltanto per gli Israeliti dell’epoca, ma sono una realtà anche per noi cristiani, ammonendoci che anche i cristiani "rinati" possono cadere dalla fede. Ciò è testimoniato anche da numerosi passaggi tratti dal Nuovo Testamento, come ad esempio Mat 10,22; 24,13; Ebr 2,1-4; 3,4-6; 4,2.11; Apoc 2,7.11.17.26. Nella prima lettera ai Corinzi possiamo leggere chiaramente quanto appena detto:

Il vangelo mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l’ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano.

1Cor 15,1 Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, 15,2 mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l’ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano. 1Cor 15,1-2;


Qui Paolo conferma il fatto, che saremo salvati mediante il Vangelo, purché lo riteniamo, altrimenti avremmo creduto invano. Dunque, qui Paolo esorta i fratelli e le sorelle, che si sono convertiti alla fede in Dio, vale a dire i "rinati", a ritenere il Vangelo, altrimenti cadranno dalla fede. E qui si chiarisce anche il terzo criterio contenuto nella dichiarazione in Apoc 17,14, di cui sopra:

quelli che sono con lui, i chiamati, gli eletti e i fedele.

Quindi non basta essere chiamati ed eletti, vale a dire "rinati". Dobbiamo anche essere fedeli e avere una fede salda, malgrado tutte le circostanze avverse. Se non lo facciamo, cadremo dalla fede.

l SIGNORE preserva i fedeli.

Salm 31,23 Amate il SIGNORE, voi tutti i suoi santi! Il SIGNORE preserva i fedeli, ma punisce con rigore chi agisce con orgoglio. 31,24 Siate saldi, e il vostro cuore si fortifichi, o voi tutti che sperate nel SIGNORE! Salm 31,23-24;

Non spegnete lo Spirito.

1Tess 5,18 in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. 5,19 Non spegnete lo Spirito. 5,20 Non disprezzate le profezie; 5,21 ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene; 1Tess 5,18-21;


Anche l’autore della lettera agli Ebrei ci esorta a ritenere ferma fino alla fine la fiducia nella fede che avevamo al principio, stando attenti all’inganno del peccato per continuare a essere partecipi di Cristo.

Noi infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma fino alla fine la fiducia che avevamo al principio.

Ebr 3,4 Ora ogni casa è costruita da qualcuno, ma colui che ha fatto tutte le cose è Dio. 3,5 E Mosè fu veramente fedele nella casa di Dio come servo, per testimoniare delle cose che dovevano essere dette, 3,6 ma Cristo, come Figlio, lo è sopra la propria casa e la sua casa siamo noi, se riteniamo ferma fino alla fine la franchezza e il vanto della speranza. 3,7 Perciò, come dice lo Spirito Santo: «Oggi, se udite la sua voce, 3,8 non indurite i vostri cuori come nella provocazione, nel giorno della tentazione nel deserto, 3,9 dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere. 3,10 Perciò mi sdegnai con quella generazione e dissi: Errano sempre col cuore e non hanno conosciuto le mie vie; 3,11 così giurai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo» (Sal 95:7-11).

3,12 State attenti, fratelli, che talora non vi sia in alcuno di voi un malvagio cuore incredulo, che si allontani dal Dio vivente, 3,13 ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si dice: "Oggi", perché nessuno di voi sia indurito per l’inganno del peccato. 3,14 Noi infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma fino alla fine la fiducia che avevamo al principio. Ebr 3,4-14;

Quelli infatti che sono da queste di nuovo avviluppati e vinti, la loro ultima condizione è peggiore della prima.

2Pt 2,20 Quelli infatti che sono fuggiti dalle contaminazioni del mondo per mezzo della conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, se sono da queste di nuovo avviluppati e vinti, la loro ultima condizione è peggiore della prima. 2,21 Poiché sarebbe stato meglio per loro non aver conosciuto la via della giustizia, anziché, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento che era stato loro dato. 2Pt 2,20-21;

Quelli infatti che sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo se cadono, è impossibile riportarli un’altra volta.

Ebr 6,4 Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, hanno gustato il dono celeste, sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo 6,5 e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, 6,6 se cadono, è impossibile riportarli un’altra volta al ravvedimento, poiché per conto loro crocifiggono nuovamente il Figlio di Dio e lo espongono a infamia. Ebr 6,4-6;


Infine, questa dichiarazione in Ebr 6,4, di cui sopra, "Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, hanno gustato il dono celeste, sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo" dimostra innanzitutto all’esegesi biblica seria che qui si tratta di credenti e precisamente e chiaramente di credenti "rinati". Qui non servono raffinati sofismi. Chi ha gustato il dono celeste e ha ricevuto lo Spirito Santo, non può essere un non credente, né un cristiano solo di nome, ma senza dubbio alcuno deve essere un cristiano "rinato".

Eppure in Ebr 6,6 di questo rinato si dice, che è caduto dalla fede e che si è perso per sempre. Quindi il suo nome era iscritto nel libro della vita e per colpa sua poi è stato nuovamente cancellato. Tutti questi summenzionati passaggi biblici ci mettono in guardia, in quanto credenti "rinati", da comportamenti sconsiderati e dall’inganno del peccato e ci esortano a ritenere ferma la fede e a non cadere. Ora da qui possiamo trarre tre conclusioni:

1. L’affermazione secondo la quale un credente "rinato" non possa più cadere dalla fede e perdersi non è conforme alla Scrittura e, di conseguenza, è errata.

2. I credenti "rinati", che sono caduti dalla fede una volta, non possono più essere riportati al ravvedimento e alla conversione: sono perduti per sempre.

3. Ma ciò dimostra anche che la ragione di questa caduta dalla fede non può essere un comune peccato, che può essere perdonato. Qui è stato commesso volontariamente il peccato contro lo Spirito Santo oppure questo individuo ha necessariamente rifiutato nuovamente ogni ravvedimento e pentimento.


La dottrina della predestinazione, che sostiene l‘"ineluttabilità della salvezza eterna dei "cristiani rinati", è quindi chiaramente confutata dalle summenzionate dichiarazioni e, di conseguenza, è da respingere dal punto di visto della Bibbia. Dio non ha pre-salvato o pre-dannato gli esseri umani secondo la Sua volontà, ma li ha preconosciuti e in base a questo li ha predestinati.

E questo è precisamente l’altro approccio alla soluzione di questo problema. L’idea, cioè, che nella Sua onniscienza Dio sapeva già dalla fondazione del mondo cosa avrebbe deciso ogni essere umano nella sua vita: se essere a favore o contro Dio. E in base a questa decisione che ogni singolo essere umano prenderà nel corso della sua vita, Dio ha "preconosciuto" (come scrive Paolo in Rom 8,29) quelle persone – gli eletti - che risponderanno alla Sua chiamata decidendo di seguire la fede in Lui, e li ha iscritti nel libro della vita. Si tratta quindi di un processo totalmente dipendente dalla decisione di ogni singolo essere umano nel corso della sua vita, che poi matura le sue conseguenze in occasione del Giudizio Universale.

(Vedi anche den Diskurs 83: "L’onniscienza di Dio è un controsenso alla libera volontà dell’uomo?" [non ancora disponibile in italiano. leggi in tedesco / leggi in inglese])


Tuttavia, non dobbiamo ignorare il fatto che anche noi abbiamo delle difficoltà nell’interpretazione di entrambi questi summenzionati passaggi biblici. Perché se questa iscrizione nel libro della vita origina dall’onniscienza di Dio e se poi i credenti possono essere cancellati dal libro della vita per colpa loro, allora si potrebbe mettere in dubbio anche l’onniscienza di Dio.

Di contro, tuttavia, occorre dire che, nel caso di queste persone, la condizione per l’iscrizione nel libro della vita era stata soddisfatta: in un determinato momento della loro vita – come gli Israeliti ai tempi di Mosè - hanno risposto alla chiamata di Dio e hanno deciso di seguire Dio. Dal punto di vista della giustizia di Dio, in questo modo avevano acquisito il diritto di essere iscritti nel libro della vita, così come nella parabola del pranzo di nozze l’invitato senza abito di nozze, accettando l’invito aveva acquisito il diritto di essere presente tra gli invitati alle nozze.

Ma il fatto poi di avere deliberatamente modificato questa decisione, peccando contro lo Spirito Santo o rifiutando il sacrificio di redenzione del Signore Gesù per l’espiazione dei loro peccati, dimostra che questi credenti erano sì chiamati, ma non erano eletti e, di conseguenza, è stato necessario cancellarli dal libro della vita. Così sono ricorsi a quella libertà e responsabilità, che l’Onnipotente ci ha riservato fin dai tempi di Adamo ed Eva, i quali pure ebbero la libertà di decidere, se credere in Dio o in Satana.

(Vedi anche Capitolo 12: "La Risurrezione – Cristo nel Regno dei Morti.")


Riassunto



A conferma dell’idea che Dio ha già suddiviso tutti gli esseri umani in "buoni" e "cattivi" e che, di conseguenza, l’individuo stesso non ha più alcuna possibilità di decidere autonomamente, i sostenitori della predestinazione (la predeterminazione divina dell’essere umano alla vita eterna o alla dannazione eterna) citano ripetutamente anche le dichiarazioni contenute nella lettera ai Romani di Paolo. A dimostrazione del fatto che proprio il libro in questione fa anche capire chiaramente ai credenti che nessuno può essere salvato, se non decide sotto la propria responsabilità e con la propria volontà, citiamo qui ancora qualche passaggio rilevante:

Se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato.

Rom 10,8 Ma che dice essa? «La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore». Questa è la parola della fede, che noi predichiamo; 10,9 poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. Rom 10,8-9;


EQui non si dice: "Se Dio ti ha predeterminato, sarai salvato"! Ma si dice: "Se confessi e credi, sarai salvato". uindi non è la "predeterminazione" da parte di Dio, in qualsiasi forma possa essere espressa, che porta gli esseri umani alla salvezza, ma è necessario che l’individuo stesso faccia qualcosa per essere salvato: cioè credere e confessare. Chi non crede e non confessa sarà perduto per l’eternità. Non perché Dio lo ha condannato alla dannazione, ma perché ha deciso volontariamente e autonomamente di non accettare questa grazia di Dio.

Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.

Rom 10,11 Difatti la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui, non sarà deluso». 10,12 Poiché non c’è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. 10,13 Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato. Rom 10,11-13;


Anche qui Paolo non dice: "Chiunque è predeterminato da Dio, sarà salvato", invece, dice: "Chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato". E con questo "chiunque" sono intese tutte le persone che hanno mai vissuto e che mai vivranno. Quindi potranno essere salvati solo se faranno qualcosa personalmente, se cioè invocano il nome del Signore.

Tuttavia, proprio a questo punto è necessario far notare ripetutamente anche che, nonostante noi esseri umani dobbiamo dare il nostro contributo alla nostra salvezza attraverso la nostra decisione, questo però non sarebbe stato affatto possibile, se Dio non avesse già fatto il primo passo. Egli ha mandato Suo Figlio, affinché morisse per i nostri peccati e attraverso questo sacrificio di redenzione liberasse la via per la nostra salvezza. A maggior ragione dipende solo da noi ora, se accettare questa offerta di Dio o meno. Ma è ciò che dobbiamo fare, altrimenti non possiamo essere salvati.

In questi capitoli 10 e 11 della lettera ai Romani Paolo reagisce a una notizia, che evidentemente gli era stata riportata. Si trattava del fatto, cioè, che nella comunità cristiana di Roma c’erano fratelli e sorelle, che erano dell’opinione, che gli Israeliti (i "rami naturali"), a causa del loro rifiuto e della crocefissione del Figlio di Dio, avevano perso il loro posto nel piano di salvezza di Dio e che ormai il "nuovo Israele" era la comunità cristiana. Tutte le promesse e le profezie, che si riferivano a Israele, ora valevano uindi esclusivamente per la comunità cristiana.

Qui nel caso dei cristiani romani dell’epoca si nota un atteggiamento elitario dello spirito, simile a quello che possiamo trovare ancora oggi nei sostenitori della predestinazione. Allora come oggi le persone hanno la presunzione di interpretare la grazia e la bontà di Dio, come se fossero state concesse esclusivamente a loro, mentre il resto dell’umanità – allora gli ebrei, oggi tutti i non "predeterminati" – sarà irrevocabilmente perso. Tuttavia, ciò che Paolo rispose ai Romani a tal proposito, dovrebbero prenderlo a cuore i sostenitori della predestinazione anche oggi:

Purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso.

Rom 11,19 Allora tu dirai: «Sono stati troncati i rami perché fossi innestato io». 11,20 Bene: essi sono stati troncati per la loro incredulità e tu rimani stabile per la fede; non insuperbirti, ma temi. 11,21 Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non isparmierà neppure te. 11,22 Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bontà di Dio, purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso. Rom 11,19-22;


Con l’ammonimento "altrimenti anche tu sarai reciso" rivolto ai credenti cristiani di Roma, Paolo ci conferma qui che non esiste né una predestinazione, cioè un’irrevocabile predeterminazione da parte di Dio, né un’"ineluttabilità della salvezza eterna degli eletti", ripetutamente sostenuta in questo contesto. Una fede cristiana conforme alla Scrittura non conosce simili garanzie.

E quando in Rom 8,35-39 Paolo scrive: "Niente potrà separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù", descrive esattamente la situazione: niente e nessuno potrà separaci da Cristo e dall’amore di Dio, solo noi stessi siamo nella posizione di lasciare la mano di Dio, di cedere all’inganno del peccato e di cadere dalla fede. E questo è ciò da cui ci mette in guardia Paolo nel summenzionato passaggio.

L’assoluta giustizia di Dio è la garanzia, affinché a ogni essere umano venga concessa la piena libertà di decidere, se accetterà o rifiuterà Dio, se dopo la sua conversione disprezzerà la bontà di Dio ritornando nuovamente all’incredulità o se malgrado un iniziale rifiuto, alla fine poi si convertirà alla fede in questo Dio. Con Dio non esiste né una pre-salvezza, né una pre-dannazione degli esseri umani. Senza eccezione alcuna, tutti saranno giudicati in base alle loro azioni e alle loro decisioni.

Perché davanti a Dio non c’è favoritismo..

Rom 2,9 Tribolazione e angoscia sopra ogni uomo che fa il male; sul Giudeo prima e poi sul Greco; 2,10 ma gloria, onore e pace a chiunque opera bene; al Giudeo prima e poi al Greco; 2,11 perché davanti a Dio non c’è favoritismo. Rom 2,9-11;





(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Dio ascolta le nostre preghiere per la conversione di altri? / Commento di Bruno Hackbauer 00, 09-02-2005)

Sono un visitatore assiduo del Suo sito web e Le faccio i complimenti per la razionalità e la vicinanza alla Scrittura delle Sue osservazioni. (…) Ora nel Discorso 69 ho trovato la seguente Sua dichiarazione:

"E così Dio non esercita alcuna influenza neanche sulla decisione di credere dell’essere umano. Questa deve essere presa volontariamente, poiché una confessione di fede forzata non durerebbe in eterno."

(…) Comprendo totalmente la Sua argomentazione, tuttavia, credo che ciò sollevi qualche problema nella realtà della vita cristiana. In altre occasioni Lei ha suggerito che dobbiamo pregare anche per la conversione dei nostri simili. Se ora da un lato preghiamo Dio, affinché conduca i nostri prossimi alla fede e dall’altro Lei però dice che Dio "non esercita alcuna influenza sulla decisione di credere dell’essere umano", come è possibile, che le nostre preghiere vengano ascoltate? (…)

Bruno Hackbauer b.hackbauer@bluewin.ch



Innanzitutto, La ringrazio per le cortesi parole. Mi fa piacere, se la razionalità e la vicinanza alla Scrittura dei miei scritti Le hanno permesso di capire meglio la Bibbia.

Per rispondere alla Sua domanda devo ancora una volta fare riferimento al nocciolo delle dichiarazioni espresse nel Discorso 69. Il fatto che la nostra decisione di credere debba essere presa in maniera del tutto personale, ci viene confermato dalle molte esortazioni a credere rivolteci dal Signore. Ecco qui soltanto un esempio tratto dal Vangelo di Giovanni, in cui il Signore esprime questa necessità per ben tre volte di fila:

Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

Giov 3,14 «E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, 3,15 affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna.

3,16 Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

3,17 Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 3,18 Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. Giov 3,14-18;


Ora, se Dio esorta ognuno di noi a convertirsi, è evidente che nessun altro può farlo melio al posto nostro. Allo stesso tempo ne consegue che, naturalmente, Dio non ci priva della nostra responsabilità in questa decisione. A noi è stato dato tutto il creato, dall’universo fino al più piccolo microorganismo, affinché in esso potessimo riconoscere l’operato di Dio e decidere di credere in Lui.

Ma in questo contesto dobbiamo considerare anche la giustizia di Dio. Le decisioni di Dio si basano sulla Sua assoluta giustizia. E, di conseguenza, qui non si possono compensare i "meriti" di qualche parente per aver "fatto convertire alla fede in Dio" il fratello, la sorella, il padre o la madre. Il giorno del giudizio ciascun essere umano starà completamente da solo davanti a Dio e dovrà rendere conto personalmente delle decisioni della sua vita.

La conclusione assolutamente giustificata del Suo commento, se " …Dio ‘non esercita alcuna influenza sulla decisione di credere dell’essere umano’, come è possibile, che le nostre preghiere vengano ascoltate?", tuttavia, non è così disperata come sembra. Se davvero siamo interessati alla conversione di determinate persone, non dovremmo cadere nell’errore di perseguire il "metodo della distribuzione a pioggia" delle chiese ufficiali, le quali pregando cinque minuti a messa per "il terzo mondo", per "i poveri", etc., pensano di aver assolto al loro compito e di poter dimenticare il problema, avendo passato la palla a Dio.

Dobbiamo organizzare delle attività per quelle persone che vogliamo avvicinare alla fede. Qui, a livello umano, abbiamo a disposizione tutte le possibilità offerte dall’evangelizzazione, dall’opera missionaria, per convertire i nostri prossimi e condurli alla fede nel Signore Gesù Cristo. Ma anche qui il presupposto indispensabile è che alla fine questa conversione avvenga volontariamente e in base a una decisione personale. E ciò ci suggerisce anche un punto di partenza per le nostre preghiere.

Sebbene non possiamo chiedere a Dio la conversione delle persone, possiamo però pregare il Signore di dare a noi e agli altri la forza e la perseveranza, e di aggiungere il Suo Spirito alle nostre parole e alle nostre azioni, affinché tutti quelli che vogliono credere possano anche arrivare a credere in Lui.


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(La sovranità di Dio è in pericolo? / Libro di James I. Packer 00, pag. 66 e ss.)

(…) effettivamente tutto succede sotto il controllo diretto di Dio, Dio ha fissato il futuro sulla base della Sua decisione, stabilendo chi salverà e chi no: che effetti ha questo sul nostro dovere di evangelizzare?

Molti credenti cristiani oggi si pongono questa domanda. Alcuni credono a una sovranità di Dio illimitata e senza compromessi, così come viene presentata – almeno secondo la nostra opinione - nella Bibbia. Ora si chiedono se c’è un modo in cui possono e devono testimoniare questa fede modificando i metodi di evangelizzazione, che hanno appreso da una generazione con altre convinzioni in fatto di fede. Dicono, che questi metodi sono stati pensati da persone, che, a differenza nostra, non credevano nell’assoluta sovranità di Dio nelle questioni relative alla salvezza; non dovremmo già solo per questo evitare di utilizzare questi metodi?

(Questo estratto è stato estrapolato dal libro di James I. Packer: "Evangelizzazione e sovranità di Dio" [Evangelism and the Sovereignty of God], pubblicato nel 1971 ed edito da Coram Deo, Mantova, 2015.)

James I. Packer / https://www.regent-college.edu/academics/anglicanstudies/professors.html



Il reverendo James I. Packer è stato professore di teologia (Professore di teologia del Senato Accademico) al Regent College di Vancouver, Canada, direttore del "Programma di studi anglicani del Regent College" e coeditore della rivista "Christianity Today" [Cristianità oggi].

Poiché qui abbiamo un autore che non solo è stato un chierico della Chiesa anglicana, ma anche professore di teologia e direttore del programma di studi anglicani al Regent College di Vancouver, per apprezzare meglio le sue dichiarazioni è utile analizzare brevemente quegli ambiti in cui ha occupato una posizione direttiva e che quindi gli hanno dato anche modo di influenzare e persino di dettare i principi dell’azione e del pensiero anglicani.

Proprio in questi giorni la Chiesa anglicana ha attirato l‘attenzione perché sia i vescovi anglicani americani, che quelli della diocesi del Canada occidentale di New Westminster hanno autorizzato la benedizione di coppie omosessuali. Subito dopo questa circostanza a Lagos si è tenuta una conferenza di 300 vescovi anglicani africani, che nella sua dichiarazione conclusiva ha criticato aspramente questa decisione dei colleghi vescovi americani e canadesi:

"(…) un piccolo gruppo di persone economicamente privilegiate ha tentato di delegittimare la fede cristiana. Inoltre, il gruppo cerca di imporre la sua nuova e falsa dottrina al resto della comunità di credenti."


E non c’è nemmeno da stupirsi ulteriormente, se proprio recentemente un omosessuale dichiarato è stato ordinato vescovo negli Stati Uniti. All’interno della Chiesa Anglicana il 56enne Gene Robinson è stato cresciuto dalla Chiesa episcopale dello stato federale del New Hampshire per ricoprire la carica di vescovo.

Per più di dieci anni quest’uomo è stato sposato con una donna, dalla quale si è separato qualche anno fa, e ora ha una figlia grande. Uomini simili, che hanno lasciato il rapporto naturale con la donna e si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri, commettendo uomini con uomini atti infami, ce li descrive anche Paolo nella lettera ai Romani:

Similmente anche gli uomini, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami.

Rom 1,22 Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, 1,23 e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. 1,24 Per questo Dio li ha abbandonati all’impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; 1,25 essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. 1,26 Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in quello che è contro natura; 1,27 similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento. Rom 1,22-27;


In maniera significativa, a proposito di queste persone Paolo sopra scrive anche

"Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, (…) essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna."

(Vedi anche Discorso 59: "Cosa dice veramente la Bibbia riferendosi alla posizione della donna nella comunità cristiana?" [non ancora disponibile in italiano. leggi in tedesco / leggi in inglese])


Ora sono questi i principi di fede, che James Parker ha impartito ai futuri teologi e sacerdoti anglicani al Regent College? In ogni caso, nel summenzionato estratto esprime la sua opinione, dicendo che non si dovrebbero più utilizzare le convinzioni relative alla fede, ereditate da un’altra generazione e che si dovrebbero modificare i metodi di evangelizzazione di questa.

Come coeditore della rivista "Christianity Today" [Cristianità oggi], ha avuto potere e influenza anche qui, poiché ha potuto modellare e stabilire la linea direttiva di questo mezzo di comunicazione a suo piacimento. Perciò è particolarmente illuminante se in un articolo di questa rivista si sostiene che la Bibbia è un racconto di favole e le rivelazioni in essa contenute sono letteratura per un "viaggio verso il cielo" (J. Nelson Kraybill, presidente del Seminario Biblico Mennonita Associato, Elkhart, Indiana, pubblicato in "Apocalypse Now" / Christianity Today [“Apocalisse ora” / Cristianità oggi]).

(Vedi anche Discorso 23: "Commentario sul Manuale di Ermeneutica." [non ancora disponibile in italiano. leggi in tedesco / leggiin inglese])


Fin qui abbiamo esaminato l’ambiente e quelle istituzioni in cui James Packer ha esercitato un ruolo direttivo. Ora però torniamo all’estratto del suo libro citato all’inizio. Anche se possiamo e dobbiamo criticare molte delle dichiarazioni in esso contenute, a una bisogna dargli credito nel complesso. Con la dichiarazione

"Dio ha fissato il futuro sulla base della Sua decisione, stabilendo chi salverà e chi no"


dimostra in maniera chiara e inequivocabile la visione di questa scuola anglicana e cioè, che non spetta all’essere umano nel corso della sua vita decidere, se essere a favore o contro Dio, ma, al contrario, qui Dio nella Sua sovranità ha già "sistemato" tutto e ha deciso quale individuo sarà salvato e quale sarà dannato.

Poiché in questo Discorso sono già state citate e spiegate tutte le dichiarazioni della Scrittura, che si oppongono proprio a tale visione dimostrando appunto il contrario, cercheremo qui brevemente di capire innanzitutto perché le persone possono arrivare a farsi quest’idea di un Dio, che agisce in una maniera simile.

Nel libro di James Packer si fa ripetutamente riferimento alla sovranità di Dio e si fa credere a tutti quelli che non sostengono il suo punto di vista, di negare la sovranità di Dio. Naturalmente ciò è falso quanto lo è la visione da lui sostenuta, relativa alla predeterminazione degli esseri umani alla vita eterna o alla dannazione eterna. Il motivo per cui si possa arrivare a una simile valutazione erronea è rintracciabile in un errore di ragionamento fondamentale relativo alla sovranità di Dio:

Nessuno può mettere in dubbio - in nessun modo - l’assoluto dominio di Dio in questo universo. Così come tutti i capelli in capo a ognuno di noi sono stati numerati da Dio, così anche tutte le nostre azioni e i nostri desideri sono sottoposti a questo unico e onnipotente Dio.

Così già ai tempi di Noè questo Dio avrebbe potuto sterminare l’intera umanità senza Dio con un colpo solo. L’ha fatto? No. Ha salvato otto persone – Noè con i suoi tre figli e le loro mogli – dal diluvio, e con la Sua grazia ha garantito un nuovo inizio all’umanità.

L’Onnipotente avrebbe potuto abbandonare il popolo di Israele dopo la sua apostasia e l’adorazione del vitello d’oro sul monte Sinai. L’ha fatto? No. Sebbene abbia lasciato morire nel deserto questa generazione peccaminosa, con la Sua grazia dopo 40 anni i suoi discendenti hanno potuto fare ingresso nella Terra Promessa.

E infine, Dio nella Sua sovranità e assoluta giustizia avrebbe potuto far perire l’umanità nei propri peccati. L’ha fatto? No. Nel Suo amore e nella Sua grazia ha mandato il Suo unico Figlio, il nostro Signore Gesù Cristo, affinché offrisse all’umanità un sacrificio di redenzione per coprire i nostri peccati e salvarci dall’ira di Dio.

Ora forse al reverendo Packer saranno sfuggiti questi punti, visto che nelle sue summenzionate dichiarazioni si riferisce a una "sovranità di Dio illimitata e senza compromessi, così come viene presentata… nella Bibbia". E qui si riconosce anche la vera base di una simile mentalità: la sovranità di Dio viene confrontata e confusa con la sovranità di quelli che esercitano il potere sulla terra.

Evidentemente non riesce a immaginare un sovrano che non eserciterebbe il suo potere in maniera illimitata e senza compromessi. Ora se ciò è assolutamente vero per la stragrande maggioranza dei governanti sulla terra, nel caso dell’onnipotente governante celeste, nostro Padre nei cieli, ciò è certamente falso, come dimostrano con evidenza le dichiarazioni della Scrittura.

Poiché il Padre non giudica nessuno, ma ha dato tutto il giudizio al Figlio.

Giov 5,21 Infatti come il Padre risuscita i morti e dà loro la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole. 5,22 Poiché il Padre non giudica nessuno, ma ha dato tutto il giudizio al Figlio, 5,23 affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre; chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. Giov 5,21-23;


Così come nella Sua sovranità Dio non giudica in persona, ma ha dato tutto il giudizio al Figlio, così Dio ha anche – e proprio per questo – lasciato libero ogni essere umano di decidere se accettare o se rifiutare Suo Figlio e il Suo sacrificio di redenzione. E precisamente questo è il messaggio fondamentale del Nuovo Testamento, come è stato già ampiamente spiegato e documentato sulla base della Scrittura in questo Discorso:

Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura.

Mar 16,15 E disse loro: «Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. 16,16 Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato. Mar 16,15-16;



Nella Sua sovranità, nel Suo amore e nella Sua grazia, Dio ha stabilito, che ogni essere umano che crede in Suo Figlio, sarà salvato.

Chi rifiuta questa offerta dell’amore e della grazia di Dio o pensa di non dover più prendere alcuna decisione in merito, dato che "Dio ha già stabilito e deciso, chi salverà e chi no", allora sarà effettivamente vittima della sovranità di Dio nella sua forma illimitata e senza compromessi e sarà dannato.


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati. / Commento di Christian Bollmeyer 00, 14-04-2005)

Ci sono molti tentativi che pongono l’accento sulla sovranità di Dio e, di conseguenza, si sono sviluppate diverse teorie in relazione alle differenti ‘chiamate’, chiamate ‘generali’ e chiamate ‘irresistibili’. A tal proposito non ho trovato nulla nella Bibbia, a parte l’esortazione di non indurire i nostri cuori, quando sentiamo la voce di Dio. Trovo alcuni passaggi, in cui Dio indurisce i cuori delle persone (Rom 9,18) o manda loro una potenza di errore (2Tess 2,11), affinché credano alla menzogna (ma in effetti che persone sono? "che non hanno aperto il cuore all’ amore della verità per essere salvati", 2Tess 2,11). Tuttavia, ho trovato molti più passaggi in cui si dice che gli (stessi) esseri umani hanno indurito il loro cuore o irrigidito il collo. Mi sembra piuttosto che ad un certo punto Dio lasci in pace coloro che persistono nel rifiutarlo (nel senso che come conseguenza del loro rifiuto li lascia al giudizio, che si sono scelti liberamente da soli) oppure ad un certo punto Dio fa rimbalzare la Sua chiamata sui loro cuori. Senza voler dubitare della sovranità di Dio, mi sembra in ogni caso del tutto infondato, che l’essere umano sia privo di qualsivoglia volontà e sia da considerare una marionetta, proprio come fa il calvinismo.

Su questo tema si è detto molto e quindi non voglio addentrarmi nei dettagli. Tuttavia, chi vede le cose in maniera diversa, dovrebbe saper spiegare definitivamente anche passaggi come i seguenti due:

"«Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!"
(Mat 23,37; Luca 13,34)

JCosì anche in Luca 19,41-42 Gesù piange su Gerusalemme, perché i suoi abitanti non hanno voluto obbedire a Dio. Forse qui Gesù versa lacrime di coccodrillo perché Egli e così anche il Padre avevano stabilito cose diverse fin dall’inizio? Io non credo.

"il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità." (1Tim 2,4)

Così c’è scritto. E allora? Vogliamo sostenere che nel caso di Dio volere e realizzare sono due cose distinte e separate? Ho l’impressione che quegli esegeti, che in questo passaggio cercano di distinguere faticosamente (come tra l’altro fanno gli studi biblici MacArthur) tra " la volontà desiderante " (relativa alla salvezza) e premeditazione (di Dio) nel senso di eterno decreto divino (che solo alcuni eletti saranno salvati), si stiano avventurando pericolosamente su un terreno minato. Da un punto di vista giuridico, almeno io sussumo ogni tipo di ‘volontà desiderante’ non come "accettazione del rischio" (dolus eventualis) o "conoscenza certa delle conseguenze", ma senz’altro e immediatamente come ‘dolus directus’ (intenzione), quindi come la più potente forma di premeditazione, che il diritto tedesco conosca. D’altra parte, ritengo che non si possa attribuire a Dio il fatto che le persone decidano a proprio rischio e pericolo di mettersi contro di Lui, eppure Egli ci ha anche dotati di questa capacità. La Bibbia fornisce eloquentemente testimonianza di simili esempi.

Christian Bollmeyer, Hamburg / bollmeyer@debitel.net



Ringrazio molto Christian Bollmeyer per questa osservazione perché cita anche due passaggi biblici che dimostrano altresì che la fede cristiana non è un programma per le minoranze, ma un’offerta di Dio indirizzata a tutte le persone, affinché vengano alla conoscenza della verità e arrivino alla vita eterna.

Dio, nostro Salvatore, quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità.

1Tim 2,3 Questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore, 2,4 il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità. 2,5 Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, 2,6 che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti; questa è la testimonianza resa a suo tempo, 1Tim 2,3-6;


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Prima decide Dio? / Predica di Wolfgang Nestvogel 00, CD: Prediche BEG Hannover, 22-05-2005

Questa è la prima benedizione che Paolo ci svela qui in Efes 1,4. Dice: Dio vi ha eletti. Dio vi ha predestinati prima della creazione del mondo. Così alle domande "Perché apparteniamo a Dio? (…) Com’è arrivata nelle nostre vite la benedizione di Dio? (…) Perché possiamo essere i Suoi figli? (…)’, Paolo risponde con la sovrana decisione di Dio dicendo: ‘Dio vi ha eletti e Dio vi predestinati’.

Se volesse dare un titolo ai Suoi appunti, potrebbe scrivere: Prima decide Dio. (…) Dio decide prima della mia decisione. (…) Nella Sua libertà sovrana Dio ha eletto singole persone, affinché appartenessero a Lui. (…) Dio ha eletto solo determinate persone come i Suoi figli e ciò vuol dire che le ha elette, affinché fossero salvate e arrivassero in cielo in eterno. (…) In Efes  1,4 Paolo dice: ‘Dio vi ha eletti’ e nel versetto 5 rafforza ancora una volta questo stesso fatto con un’altra espressione. Dice: Dio ci ha – così c’è scritto qui – predestinati. Così davvero si esclude ogni dubbio, ogni possibile incomprensione. Paolo non dice che Dio lo sapeva prima, ma dice che Dio lo ha predestinato.

E naturalmente subito ci passa per la testa la domanda sulla giustizia di Dio: Questo è effettivamente giusto? Ovviamente poi nel versetto 6 si dice anche: ‘Egli ci ha concesso la grazia in Cristo’ – cioè nell’Amato. Ma allora ci chiediamo, perché proprio noi? Perché non ha concesso la grazia a tutti? Come può Paolo arrivare ad affermare una cosa del genere? E cara comunità cristiana, Paolo non lo afferma solo qui, non è per così dire una gaffe, ma lo scrive in moltissimi passaggi. Ad esempio, nella lettera ai Romani, capitolo 8, Paolo dice: "Perché quelli che (Dio) ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo." E poi in Rom 8, versetto 30 continua dicendo: "E quelli che (Dio) ha predestinati li ha pure chiamati."


(Questo estratto è stato estrapolato da una predica su Efes 1,1-6 di Wolfgang Nestvogel del 22-5-2005, inclusa nel CD "Prediche BEG-Hannover".)



Ecco qui innanzitutto il testo tratto dalla lettera agli Efesini nella traduzione di Lutero, così come è stato utilizzato nella summenzionata predica:

In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo.

Efes 1,3 Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. 1,4 In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, 1,5 avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà, 1,6 a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio. Efes 1,3-6;


Non ci sarebbero così tante incomprensioni nell’interpretazione della Scrittura, se gli esegeti leggessero e considerassero il testo nella sua interezza e non estrapolassero singoli versetti o addirittura – come succede qui – singole parole per poi basarvi le loro prediche. Così qui Wolfgang Nestvogel riduce la dichiarazione di Paolo in Efes  1,4-5 alle parole "eletto" e "predestinato". Evidentemente non gli interessa affatto come e perché Dio ci ha eletti. Ma naturalmente questo è assolutamente comprensibile, visto che sostiene l’idea che Dio ha eletto le persone arbitrariamente e senza motivo, gli uni per la vita eterna, gli altri per la dannazione eterna. E lo stesso W. Nestvogel, così come i suoi eventuali ascoltatori, appartengono naturalmente ai primi.

Innanzitutto, osserviamo quindi il contesto di queste due parole. In Efes  1,4 si dice: "Egli (Dio) in Lui (Cristo) ci ha eletti prima della creazione del mondo" e in Efes  1,5 Paolo continua: "avendoci predestinati a essere adottati (come suoi figli) per mezzo di Gesù Cristo". E ora notiamo, che in entrambe le frasi spunta la condizione di questa elezione o predestinazione di Dio:

 - siamo eletti in Cristo e

 - siamo predestinati per mezzo di Cristo.

Ora, questa conditio sine qua non spesso e volentieri viene esclusa dai sostenitori della predestinazione, cioè della preselezione di Dio senza alcun’azione da parte degli esseri umani. Per essere eletti in Cristo e predestinati per mezzo di Cristo, dobbiamo credere in Cristo. Ma questo si può fare, solo se nella nostra vita decidiamo a favore di Cristo.

E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno.

Giov 11,23 Gesù le disse: »Tuo fratello risusciterà«. 11,24 Marta gli disse: »Lo so che risusciterà nella risurrezione all’ultimo Giorno«. 11,25 Gesù le disse: »Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. 11,26 E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?«. Giov 11,23-26;


A differenza di W. Nestvogel, che nella sua predica dice: "Dio ha eletto solo determinate persone (…), affinché fossero salvate e arrivassero in cielo in eterno", il Signore qui sopra in Giov 11,26 ci dice: "E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno". Ciò dunque vale per tutte le persone, che vivono e decidono di credere in Gesù Cristo, e non solo per determinati "eletti". Quindi noi non siamo arrivati alla fede perché Dio ci ha eletti, ma, al contrario, Dio ci ha eletti perché noi abbiamo deciso di credere in Suo Figlio. Questo per quanto riguarda Efes  1,3-6. Poi però W. Nestvogel si riferisce anche alla lettera ai Romani, capitolo 8 e dice:

"Qui Paolo dice: ‘Quelli che Dio ha preconosciuto – cioè che ha eletto – li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo.’ E poi in Rom 8, versetto 29 continua dicendo: ‘E quelli che (Dio) ha predestinati li ha pure chiamati.’"


Qui viene citata la traduzione della Bibbia di Lutero. Ecco il passaggio completo:

Denn die er ausersehen hat, die hat er auch vorherbestimmt.

Rom 8,28 Wir wissen aber, daß denen, die Gott lieben, alle Dinge zum Besten dienen, denen, die nach seinem Ratschluß berufen sind. 8,29 Denn die er ausersehen hat, die hat er auch vorherbestimmt, daß sie gleich sein sollten dem Bild seines Sohnes, damit dieser der Erstgeborene sei unter vielen Brüdern. Rom 8,28-29;


Passaggio della traduzione italiana della Bibbia di Lutero:

[Perché chi ha scelto, ha anche predestinato.

Rom 8,28 Ma noi sappiamo che tutte le cose concorrono al bene di coloro che amano Dio, di coloro che sono chiamati secondo il suo proposito. 8:29 Perché chi ha scelto, ha anche predestinato a essere conforme all’immagine del suo Figlio, perché sia il primogenito tra molti fratelli. Rom 8,28-29;]


Confrontando questo passaggio con il testo greco (vedi Nestle-Aland) e con tutte le altre traduzioni internazionali si nota facilmente che la traduzione di Romani, capitolo 8, versetto 29, presente nella Bibbia di Lutero è evidentemente errata. Qui il verbo greco "proegno" è stato tradotto con "ausersehen" (scegliere). Il prefisso "pro" significa "prima", mentre la sillaba "gno" si trova ad esempio nelle seguenti parole: gnomo=conoscitore (esperto), gnoriso=riconoscere, gnoripso=riconoscibile, gnosis=conoscenza. Di conseguenza, la traduzione corretta di questo passaggio deve essere "che ha preconosciuto (conosciuto prima)" e non "che ha scelto".

Questa traduzione corretta si trova anche in tutte le altre Bibbie tedesche (Herder, Elberfelder, rev. Elberfelder, Versione Concordante, Nuovo Testamento Ebraico), così come nelle versioni italiane e americane:

Elberfelder:

Rom 8,29 Denn die er vorher erkannt hat, die hat er auch vorherbestimmt, dem Bilde seines Sohnes gleichförmig zu sein, damit er der Erstgeborene sei unter vielen Brüdern.

Nuova Riveduta:

Rom 8,29 Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli;

Nuova Diodati:

Rom 8,29 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio, affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli.

DBY - 1889 Darby Translation:

Rom 8,29 Because whom he has foreknown, he has also predestinated to be conformed to the image of his Son, so that he should be the firstborn among many brethren.

KJ21 - 21st Century King James Version:

Rom 8,29 For whom He foreknew, He also predestined to be conformed to the image of His Son, that He might be the firstborn among many brethren.

NAS - 1977 New American Standard Version:

Rom 8,29 For whom He foreknew, He also predestined to become conformed to the image of His Son, that He might be the first-born among many brethren.

NAS95 - 1995 New American Standard Version:

Rom 8,29 For those whom He foreknew, He also predestined to become conformed to the image of His Son, so that He would be the firstborn among many brethren;

RSV - 1947 Revised Standard Version:

Rom 8,29 For those whom he foreknew he also predestined to be conformed to the image of his Son, in order that he might be the first-born among many brethren.


Una cosa simile succede con 1Piet 1,2, dove Lutero utilizza erroneamente di nuovo il verbo "ausersehen/prescelto", mentre la Elberfelder traduce correttamente il passaggio con "nach Vorkenntnis Gottes" (secondo la prescienza di Dio) e così anche la versione americana, dove si trova "according to the forehnowledge of God" (secondo la prescienza di Dio). Nelle versioni italiane la Nuova Riveduta, traducendo con "secondo la prescienza di Dio Padre", si trova sulla stessa linea, mentre la Nuova Diodati, tuttavia, si avvicina nuovamente più a Lutero, traducendo con "secondo la preordinazione di Dio Padre ".

E ora con questa rettifica la dichiarazione di Paolo acquista anche un significato completamente diverso: Dio non ha predestinato coloro che ha "scelto" (ausersehen/prescelto), ma nella Sua onniscienza ha preconosciuto (conosciuto prima) quelle persone, che nel corso della loro vita confesseranno la propria fede in Lui.

Perché se Dio nella Sua onniscienza ha conosciuto i credenti prima della creazione del mondo, allora questa "conoscenza" deve per forza essere stata preceduta da un processo di ricerca. E per un processo di ricerca occorre un criterio di ricerca. E questo criterio di ricerca di Dio era esattamente la decisione di credere di ciascun singolo essere umano nel corso della propria vita.

Nella Sua onniscienza e prima dell’inizio del mondo, Dio ha cercato, riconosciuto e scelto quelle persone, che nella loro vita decideranno di credere in Lui, e ha iscritto i loro nomi nel libro della vita. Queste persone appartengono a Dio e sono anche quelle, che il Padre ha dato al Figlio.

Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni carne, affinché egli dia vita eterna a tutti coloro che tu gli hai dato.

Giov 17,1 Queste cose disse Gesù, poi alzò gli occhi al cielo e disse: »Padre, l’ora è venuta; glorifica il Figlio tuo, affinché anche il Figlio glorifichi te, 17,2 poiché tu gli hai dato potere sopra ogni carne, affinché egli dia vita eterna a tutti coloro che tu gli hai dato. 17,3 Or questa è la vita eterna, che conoscano te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai mandato. Giov 17,1 -3;

Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati.

Giov 17,24 Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai data; poiché mi hai amato prima della fondazione del mondo. Giov 17,24;


Ora però il vero problema di questa dottrina della predestinazione è che questi sostenitori, nonostante riconoscano che Dio nella Sua onniscienza ha visto tutte le persone già prima della creazione del mondo e ha fatto una scelta, non capiscono o semplicemente non vogliono riconoscere la chiara conclusione che quindi Dio ha naturalmente anche riconosciuto quali individui avrebbero deciso di seguire la fede in Lui e quali no, e, di conseguenza, su questo ha basato la Sua scelta.

Tuttavia, già questa è una differenza fondamentale, passare da una scelta arbitraria e ingiusta (e di conseguenza anche inconcepibile) di Dio, senza alcuna azione da parte dell’individuo, a una decisione libera e responsabile dell’essere umano di schierarsi a favore o contro Cristo nel corso della sua vita.

Dunque, Dio non ha predestinato in un atto arbitrario e a Suo piacere una qualsiasi persona X alla vita eterna e il resto dell’umanità - e della cristianità (sic!) – alla dannazione eterna, ma in maniera mirata ha scelto quelle persone, che confesseranno la propria fede in Lui. Questa è la sequenza corretta, così come ce la insegna Paolo in Rom 8,29: Dio ci ha preconosciuto perché abbiamo deciso di credere in Lui e perché abbiamo accettato Suo Figlio Gesù Cristo, diventando così figli di Dio.

A tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio.

Giov 1,11 È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto; 1,12 ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome. Giov 1,11-12;


Ora però nella sua predica di cui sopra W. Nestvogel dice:

"Dio ha eletto solo determinate persone come i Suoi figli (…) Nella Sua libertà sovrana Dio ha eletto singole persone, affinché appartenessero a Lui. (…) Dio vi ha predestinati prima della creazione del mondo."


In tutta la sacra Scrittura abbiamo testimonianza della giustizia eterna di Dio, come ad esempio anche nei due passaggi biblici qui sotto::

La tua giustizia è una giustizia eterna.

Saln 119,142 La tua giustizia è una giustizia eterna e la tua legge è verità. 119,143 Affanno e tribolazione m’hanno còlto, ma i tuoi comandamenti sono la mia gioia. 144 Le tue testimonianze sono giuste in eterno; dammi intelligenza e io vivrò. Salm 119,142-144;

Per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità, per far venire una giustizia eterna.

Dan 9,24 Settanta settimane sono stabilite per il tuo popolo e per la tua santa città, per far cessare la trasgressione, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità, per far venire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo. Dan 9,24;


Questo Dio della predestinazione come potrà far venire una giustizia eterna alla fine dei tempi – come dice Daniele nel passaggio qui sopra – se ancor prima della creazione del mondo ha già "scelto" in maniera del tutto arbitraria e ingiusta "solo determinate persone", senza alcuna azione da parte loro, gli uni per la vita eterna e gli altri per la dannazione eterna? Anche se – e proprio perché - Nestvogel riconduce tutto questo all’Onnipotenza di Dio volendolo giustificare con la Sua libertà sovrana, si tratterebbe di un’Onnipotenza senza giustizia e un simile "Dio" potrebbe naturalmente solo venire dal basso.

Di conseguenza, la predestinazione è una falsa dottrina della salvezza, che conduce i fratelli e le sorelle delle comunità cristiane sulla falsa via. Poiché come dice Giovanni più sopra in Giov 1,12: "A tutti quelli che l’hanno accolto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio." Quindi non sono diventati figli di Dio perché Dio li ha scelti, ma, al contrario, Dio ha dato loro il diritto di diventare i Suoi figli perché hanno ricevuto Suo Figlio.

E qui abbiamo di nuovo un problema di traduzione. La parola greca che le Bibbie tedesche traducono in Giov 1,12 con "accolto" può naturalmente significare anche "ricevuto". E sia la Bibbia inglese che quella italiana traducono qui con "ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto ". E ora questo può essere compreso di nuovo con il significato "fu dato loro" (passivo).

Ma poi in Matteo 10,40 abbiamo la stessa parola radice, ma qui con un aspetto molto definito:

Mat 10,40 Chi riceve voi, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato.


E qui vediamo come questa parola deve essere interpretata correttamente: colui che riceve i discepoli per "accoglierli" lo fa di sua spontanea volontà e non è "scelto" per farlo.

Conseguentemente, il fondamento della vera scelta da parte di Dio è la decisione di seguire Suo Figlio Gesù Cristo. Questa è la dottrina della salvezza biblica. Chi prende questa decisione nel corso della propria vita e la mantiene salda fino alla fine, sarà salvato e avrà vita eterna. Su chi non lo fa, rimarrà l’ira di Dio. Ora se i sostenitori della dottrina della predestinazione pensano di non dover prendere questo tipo di decisione a favore di Cristo perché sono già stati prescelti da Dio senza alcuna azione da parte loro, allora si trovano proprio in quella situazione, in cui l’ira di Dio rimane su di loro.

Chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui».

Giov 3,36 Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui». Giov 3,36;

Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.

Mat 10,22 Sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato. Mat 10,22;


Tutte le ulteriori dichiarazioni della Scrittura relative alla scelta e agli eletti sono da inquadrare in base a questi criteri: nella Sua onniscienza Dio ha cercato, riconosciuto e scelto le persone prima della creazione del mondo. Poiché i sostenitori della predestinazione si concentrano solo sull‘ultimo punto, la scelta, si lasciano sfuggire la prima parte di questa dichiarazione di Paolo arrivando a sostenere una falsa dottrina. Di conseguenza, non sorprende neanche più che qui esistano teorie che a volte contraddicono completamente le promesse della Bibbia. Ecco cosa dice W. Nestvogel nella sua predica:

"Nella Sua libertà sovrana Dio ha eletto singole persone, affinché appartenessero a Lui. (…) Dio ha eletto solo determinate persone come i Suoi figli e ciò vuol dire che le ha elette, affinché fossero salvate e arrivassero in cielo in eterno."


Questa limitazione della possibilità della salvezza a singoli individui e solo a determinate persone è con ogni evidenza un insegnamento erroneo ed è ovviamente in contraddizione con le dichiarazioni della Scrittura, come ad esempio:

Dio, nostro Salvatore, quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità.

1Tim 2,3 Questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore, 2,4 il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità. 2,5 Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, 2,6 che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti; questa è la testimonianza resa a suo tempo, 1Tim 2,3-6;

Così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini.

Rom 5,18 Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini. Rom 5,18;


Secondo la Scrittura, dunque, non esiste alcuna limitazione della promessa della salvezza a "singoli individui" o "solo a determinate persone". Perciò anche la seguente dichiarazione del relatore:

"E lo stesso Dio che ha ordinato la salvezza dei Suoi eletti, allo stesso modo ha ordinato, che la predica della Parola di Dio fosse il mezzo, che li porterà alla salvezza."


è una predica che non può salvare nemmeno un singolo individuo. Con la predica si può indicare la via, ma il mezzo della salvezza è e rimane la fede dell’essere umano in Gesù Cristo. Di conseguenza, Dio non ha neanche ordinato la salvezza di singoli eletti, ma ha mandato Suo Figlio, affinché attraverso la Sua morte sulla croce per i peccati di tutto il mondo, Cristo permettesse la salvezza di tutti gli esseri umani. Credere in questo e accettare questo sacrificio di redenzione per i nostri stessi peccati è, in verità, l’unico mezzo della salvezza.

Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno».

Giov 7,37 Nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. 7,38 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno». 7,39 Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato. Giov 7,37-39;

 Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita.

Apoc 22,17 Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni». E chi ode, dica: «Vieni». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita. Apoc 22,17;


La seguente dichiarazione del relatore ora è molto vicina alla verità:

"Se una persona arriva a credere, allora saprà: Dio mi ha scelto. Ancor prima di sospettare o sapere minimamente qualcosa di Lui. Ancor prima che fosse creato il mondo, prima che Dio creasse il mondo, Egli mi ha visto."


Sì, certo. È esattamente così. Bisogna solo completare l’ultima frase: "...Egli mi ha visto e ha riconosciuto che nel corso della mia vita deciderò di credere in Suo Figlio e perciò mi ha scelto."

O un’altra dichiarazione:

"E tra miliardi e miliardi di persone Dio ha scelto quegli individui, che crederanno in Suo Figlio Gesù Cristo e saranno salvate."


Ora questa è esattamente la conferma della visione qui sostenuta ed è in contraddizione con le stesse dichiarazioni di W. Nestvogel, di cui sopra. Perché se Dio ha scelto le persone che crederanno in Suo Figlio Gesù Cristo e saranno salvate, allora significa che questa scelta non è affatto avvenuta in maniera arbitraria e senza alcuna azione da parte dell’individuo, ma che queste persone sono state scelte proprio perché hanno deciso a favore di Cristo e Dio nella Sua onniscienza ha preconosciuto la loro decisione e perciò li ha prescelti. E, di conseguenza, questa scelta non può riferirsi nemmeno a "singoli individui" o "solo a determinate persone", ma deve valere per tutte le persone che vogliono accettare la fede nel Figlio di Dio.

E ora i sostenitori della dottrina della predestinazione cercano di presentare questa decisione a favore di Cristo come un atto di giustizia in virtù di opere e di condannarla su questo terreno. Il passaggio biblico, che in questo contesto viene citato come prova è Efes  2,8-9:

Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede.

Efes 2,8 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio.2, 9 Non è invirtù di opere affinché nessuno se ne vanti; Efes 2,8-9;


Mi sforzo continuamente di suggerire, che il testo di un passaggio biblico deve essere letto e analizzato (ponderato) nella sua interezza. Con le parole "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede " Paolo mette in primo piano la grazia di Dio per noi esseri umani attraverso il sacrificio di Suo Figlio Gesù Cristo per il perdono dei nostri peccati.

Con "fede" poi Paolo intende la possibilità offerta da Dio al peccatore di ricevere questa grazia, proprio accettando personalmente questo atto di redenzione del Figlio di Dio, affinché così Dio lo giustifichi. Tuttavia, ciò implica molto chiaramente, che questa fede non è automaticamente insita nell’essere umano, ma che l’individuo deve prima accettare questa fede esplicitamente e personalmente, così come ad esempio il mendicante deve accettare l’offerta per entrarne in possesso.

Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, sul perdono dei peccati.

Rom 3,22 vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non c’è distinzione: 3,23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio 3,24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 3,25 Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, 3,26 al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù. Rom 3,22-26;


Tuttavia, così come il mendicante attraverso questa "accettazione" non può vantarsi di aver fatto una buona azione, ma che alla fine semmai ne ha approfittato, allo stesso modo il peccatore, che accetta la fede e decide di credere in Gesù Cristo non può attribuirsene il merito. È come quando in occasione delle nozze la sposa dice di sì allo sposo.

Questo "sì" della sposa non è un’azione, che le permette di comprare lo sposo o attraverso la quale la sposa si è guadagnata l’amore dello sposo la prima volta. Ma una cosa è certa: così come il mendicante non entra in possesso dell’offerta, se non l’accetta, allo stesso modo non si realizza alcun matrimonio, se la sposa non esprime il suo consenso.

Ora ci sono naturalmente anche culture in cui la sposa e lo sposo vengono "scelti" e fatti sposare già da bambini. In questi ambienti culturali sarebbe considerato inconcepibile, se qualcuno chiedesse se la sposa e lo sposo hanno personalmente preso la decisione di scegliersi a vicenda.

Qui una simile decisione verrebbe respinta categoricamente: tutto è deciso e predisposto dai genitori. E ora ciò assomiglia perfettamente alla visione dei sostenitori della predeterminazione, nel modo in cui arrivano a credere. Rifiutano completamente l’idea di una decisone da parte dell’essere umano di credere in Gesù Cristo e sostengono, che Dio abbia scelto solo determinate persone – cioè loro – per diventare credenti.

Così la conseguenza di questa visione è anche facilmente intuibile: così come il mendicante non viene in possesso dell’offerta, se non l’accetta, e la sposa non viene sposata allo sposo, se non dice di sì, allo stesso modo anche tutte le persone che pensano di essere già state scelte da Dio e perciò di non dover prendere alcuna decisione personale a favore di Cristo, hanno mancato di accettare questa offerta di Dio alla remissione dei peccati e alla salvezza. Sono paragonabili alla sposa che alle nozze si rifiuta di esprimere il suo sì, ma che, malgrado ciò, poi vive credendo di essere sposata con lo sposo. Una fede illusoria!

Infine, la seguente interpretazione di Rom 8,29 rivela con molta precisione la differenza tra la dottrina della predeterminazione e la dottrina della Bibbia. W. Nestvogel dice:

"E Paolo dice (…): Perciò appartieni a Gesù Cristo, perciò ti sei convertito, perciò hai abbandonato la tua vecchia vita, perché nella Sua sovrana libertà l’onnipotente Dio ti ha scelto e predestinato a questo."


Tuttavia, se analizziamo ciò che effettivamente dice Paolo, leggiamo qualcosa di completamente diverso:

Rom 8,29 Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli;


In verità qui Paolo dice: l‘onnipotente Dio ti ha preconosciuto ed eletto perché hai deciso di credere in Gesù Cristo e ti sei convertito e con il Suo aiuto hai abbandonato la tua vecchia vita.

(Vedi anche Discorso 100: "Giovanni Calvino: la vera e la falsa predestinazione.")


Come si può vedere la dottrina della predestinazione inverte causa ed effetto e con il pretesto della sovranità non teme di attribuire erroneamente arbitrarietà e ingiustizia all’assolutamente giusto Dio. Di conseguenza, non sorprende più di tanto che questa falsa dottrina in pratica fiorisca in maniera incredibile.

Così mi ha scritto un sostenitore di questa visione non molto tempo fa, dicendo che semplicemente ci sono persone che sono gli eletti, mentre gli altri sono le "erbacce". E né gli uni, né gli altri possono cambiare nulla del loro destino. "Il grano rimane grano e le erbacce rimangono erbacce", così ha scritto.

Una dottrina di questo tipo è pericolosamente fuorviante per la comunità cristiana perché convince i fratelli e le sorelle della certezza, nella fede, di avere un biglietto gratuito per l’eternità. La cosa peggiore è che vedono tutte le altre persone come "erbacce" e, di conseguenza, si dichiarano anche contro ogni forma di evangelizzazione.

Per di più, come mi ha scritto il fratello appena citato, lui e quelli che la pensano come lui sono convinti di non avere più bisogno di pregare il "Padre Nostro", la preghiera del Signore. Questo perché qui ovviamente si parla di perdono dei peccati e di protezione dal male, cose di cui - in quanto "eletti" - non hanno affatto più bisogno. Pensano di essere stati eletti da Dio e così di essere salvati una volta per tutte e di avere la vita eterna.

E allora come cristiani biblici ci si chiede a quale scopo allora il Figlio di Dio, il nostro Signore Gesù Cristo, sia dovuto andare sulla croce e abbia dovuto offrire un sacrificio di redenzione. Naturalmente l’ha dovuto fare per i nostri peccati, per ottenere per noi il perdono del Padre. Di conseguenza, nel corso della nostra vita dobbiamo anche decidere di accettare in maniera esplicita e del tutto personale questo sacrificio di redenzione per essere salvati e per avere la vita eterna.

Tutto il contrario dei fratelli e delle sorelle che credono nella predestinazione! Evidentemente questi hanno un accordo speciale con Dio. Credono di essere gli eletti e di non dover decidere, né accettare più nulla. Dio ha già sistemato tutto per loro.

Dio ha stabilito un Giorno nel quale giudicherà il mondo tramite suo Figlio.

Atti 17,30 Ma ora, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, Dio comanda a tutti gli uomini e dappertutto che si ravvedano. 17,31 Poiché egli ha stabilito un Giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo di quell’uomo che egli ha stabilito; e ne ha dato prova a tutti, risuscitandolo dai morti«. Atti 17,30-31;


Viviamo in un periodo in cui la dottrina fedele alla Bibbia è continuamente messa in discussione da altre dottrine moderne. Di conseguenza, nella valutazione delle diverse dottrine dovremmo prendere in considerazione le parole di Paolo nella sua seconda lettera a Timoteo:

Si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie.

2Tim 4, Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, 4,4 e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole. 2Tim 4,3-4;


Da un lato abbiamo una dottrina che ai fratelli e alle sorelle promette la vita eterna senza alcuna decisione da parte loro e senza alcun conflitto di coscienza, la redenzione immediata e continua e l’ineluttabilità della loro salvezza eterna e tutto ciò perché l’onnipotente Dio presumibilmente in una "sovrana decisione li ha scelti". Opposta a questa troviamo l’altra dottrina, che nella conversione impone all’essere umano di prendere personalmente una decisione libera e responsabile, che fa dipendere la vita eterna dall’accettazione dell’individuo del sacrificio di redenzione del Figlio di Dio e che è estranea all’ineluttabilità della salvezza eterna dell’essere umano, a meno che l’individuo non mantenga una fede salda fino alla sua morte.

Se ora, alla luce delle succitate dichiarazioni di Paolo, ci chiedessimo quale di quelle dottrine potrebbe verosimilmente essere la sana dottrina, quella che alcuni non vogliono sopportare, e d’altra parte ci interrogassimo su quali siano gli insegnamenti di quei falsi maestri, intorno ai quali si ammucchiano autonomamente le persone secondo le proprie voglie perché solleticano le loro orecchie, allora sapremmo immediatamente distinguere la falsa dottrina dalla corretta dottrina biblica.






Nota


1) L’ onniscienza di Dio.
Per noi esseri umani l’onniscienza di Dio può essere compresa solo con grande difficoltà. Tuttavia, è possibile avvicinarsi alla questione, se si pensa, che Dio vive nei "cieli", una dimensione senza spazio e senza tempo (eternità).

L’universo spazio-temporale da Lui creato è, per così dire, disteso nel tempo davanti a Lui, come quando noi umani guardiamo un film. E qui in riferimento al nostro universo anche l’onniscienza di Dio ora può essere compresa meglio: se Dio vuole verificare (conoscere) qualcosa, molto semplicemente osserva il tempo, in avanti o all’indietro. Allo stesso modo noi, se vogliamo esaminare nei dettagli qualcosa nel video, possiamo mandare indietro o avanti il film.

Naturalmente questa spiegazione non pretende affatto di essere corretta e completa, ma forse questa idea aiuta a comprendere