Discorso 93 – Il dominio dell’Anticristo e l’amore tra gli esseri umani.




I primi quattro regni mondiali in Daniele.

L’ultimo regno mondiale sulla terra.

Il sovrano dell’ultimo regno mondiale.

Satana, il dragone, il serpente antico.

Tabella – Gli Imperi mondiali nella Bibbia.

L’importante distinzione esegetica tra Satana e l’Anticristo demoniaco.

Lo schema dei tre tempi.

Il primo Anticristo, il Figlio della perdizione.

L’amore dei più si raffredderà.

La fonte dell’iniquità.

L’amore nelle comunità cristiane.

La Scrittura vieta la preghiera collettiva? / Replica di Ingmar Bauer 00, 25-02-2008

Gli insegnanti e i predicatori non vengono ricompensati per la loro opera di evangelizzazione? / Replica di Ingmar Bauer 01, 25-02-2008

Una "confessione" scioccante della Willow Creek Community Church. / Bob Burney, 2007-10-30

I primi quattro regni mondiali in Daniele.

Nabucodonosor, re di Babilonia, sognò una statua splendente e chiese ai suoi indovini, evocatori e stregoni di spiegargli il sogno. Quando arrivarono, vollero innanzitutto che il re raccontasse loro il sogno, affinché potessero interpretarlo. Ma il re, temendo che volessero imbrogliarlo, come prova delle loro capacità pretese che interpretassero il sogno senza prima averne udito il contenuto.

Quando questi spiegarono di non essere in grado di interpretare un sogno di cui non conoscevano il contenuto, il re s’infuriò e ordinò che fossero uccisi tutti i saggi di Babilonia.

Poiché anche Daniele contava tra i saggi di Babilonia, anche lui doveva essere ucciso. Tuttavia, Daniele chiese del tempo per poter interpretare personalmente il sogno al re. Nella notte seguente, insieme ai suoi compagni, pregò Dio affinché lo aiutasse a risolvere questa questione. Così in sogno gli fu rivelato il significato del mistero di questa statua, che il giorno seguente riferì al re.

Il sogno di Nabucodonosor di una statua.

Dan 2,31 Tu, o re, guardavi, ed ecco una grande statua; questa statua, immensa e d’uno splendore straordinario, si ergeva davanti a te, e il suo aspetto era terribile. 2,32 La testa di questa statua era d’oro puro; il suo petto e le sue braccia erano d’argento; il suo ventre e le sue cosce di bronzo; 2,33 le sue gambe, di ferro; i suoi piedi, in parte di ferro e in parte d’argilla. 2,34 Mentre guardavi, una pietra si staccò, ma non spinta da una mano, e colpì i piedi di ferro e d’argilla della statua e li frantumò. 2,35 Allora si frantumarono anche il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro e divennero come la pula sulle aie d’estate. Il vento li portò via e non se ne trovò più traccia; ma la pietra che aveva colpito la statua diventò un gran monte che riempì tutta la terra. Dan 2,31-35;

L’interpretazione del sogno.

Dan 2,36 Questo è il sogno; ora ne daremo l’interpretazione al re. 2,37 Tu, o re, sei il re dei re, a cui il Dio del cielo ha dato il regno, la potenza, la forza e la gloria; 2,38 e ha messo nelle tue mani tutti i luoghi in cui abitano gli uomini, le bestie della campagna e gli uccelli del cielo, e ti ha fatto dominare sopra tutti loro: la testa d’oro sei tu. 2,39 Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, di bronzo, che dominerà sulla terra; 2,40 poi vi sarà un quarto regno, forte come il ferro; poiché, come il ferro spezza e abbatte ogni cosa, così, pari al ferro che tutto frantuma, esso spezzerà ogni cosa. Dan 2,36-40;


Come si evince dall’interpretazione di questo sogno qui sopra, Nabucodonosor ottenne in sogno una profezia relativa ai regni mondiali che sarebbero sorti dopo di lui. Lo stesso Nabucodonosor – e quindi l’intero impero babilonese – è la testa d’oro. Dopo di lui sorgerà un altro regno, il quale sarà "inferiore" al suo. La storia ci dice che alla dominazione babilonese seguì l’impero medo-persiano e che le due braccia appartenenti a questo regno "d’argento" potrebbero rappresentare la coalizione militare tra medi e persiani.

Il terzo regno "di bronzo/rame" viene descritto espressamente come un regno mondiale, poiché "dominerà sulla terra". Fu l’impero greco di Alessandro Magno, che in pochissimo tempo conquistò quasi tutto il mondo allora abitato.

La caratteristica fondamentale del quarto e ultimo regno di "ferro" sarà la sua durezza: come il ferro spezzerà e frantumerà ogni cosa. Non di meno fu questa durezza "di ferro" dell’Impero Romano, che storicamente seguì all’impero di Alessandro Magno, espressa sia nella durezza e nella disciplina dei suoi eserciti nella conquista dei suoi nemici che nell’amministrazione delle sue province, che per la prima volta garantì alle persone dell’epoca una certa sicurezza contro ladri, banditi, assassini e truffatori. E ci furono persino re che per questi motivi fecero integrare volontariamente i loro territori nell’Impero Romano.

Se ora osserviamo più attentamente queste profezie, notiamo che qui si parla sempre di metalli. Prima i metalli preziosi, oro e argento, poi i metalli non ferrosi come il rame (in realtà bronzo) e infine i metalli ferrosi come appunto il ferro. Non è certamente un caso, eppure si tratta di un fatto che viene per lo più trascurato nell’esegesi.

Questi metalli si distinguono in base al loro valore da un lato, ma anche in base alla loro durezza dall’altro. L’oro è il metallo più prezioso, ma anche il meno duro di tutti. Per poterlo lavorare come un gioiello è necessario creare una lega con un altro metallo più duro. D’altro canto, il ferro è il metallo meno prezioso, ma è il più duro di questo gruppo.

Che ciò debba avere un significato nell’interpretazione di questa profezia ce lo conferma il versetto Dan 2,39. Qui si dice: "Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo". Qui si fa riferimento al valore dei regni, indicando espressamente che almeno il regno che seguirà a quello di Nabucodonosor, ma evidentemente anche tutti i regni seguenti (così come i metalli), saranno "inferiori" al precedente.

E qui ci si chiede a cosa si riferisce questo "inferiore". La supposizione più ovvia, ovvero che questi regni non saranno così grandi o così potenti come il regno di Nabucodonosor, è evidentemente errata. Successivamente ci sono stati imperi sia più grandi che più potenti dell’impero babilonese (romani, greci). Se ora osserviamo l’ultimo della serie, scopriamo che un’ulteriore caratteristica di questi regni è la loro durezza. In Dan 2,40, del quarto, l’Impero Romano, si dice: "Poi vi sarà un quarto regno, forte come il ferro; poiché, come il ferro spezza e abbatte ogni cosa, così, pari al ferro che tutto frantuma, esso spezzerà ogni cosa".

Ora possiamo tentare di trarre la seguente conclusione: i regni – così come i metalli che li rappresentano – acquistano un "valore" via via inferiore, ma diventano sempre più grandi in "durezza". Ma questo cosa significa? Forse qui non dobbiamo più pensare in termini di "regni", ma ci dobbiamo concentrare sulle singole persone che hanno guidato e abitato questi regni. Evidentemente ci si riferisce alla "mentalità" di questi popoli, quella che qui si vuole citare e comunicare.

Ciò ci viene confermato anche dalla dichiarazione di Daniele sul "regno dei piedi", citata successivamente in Dan 2,41-43. Quest'ultimo  regno viene descritto come "in parte d’argilla da vasaio e in parte di ferro", i cui abitanti "si mescoleranno mediante matrimonio, ma non si uniranno l’uno all’altro, così come il ferro non si amalgama con l’argilla". Anche se si riprodurranno tra di loro non contrarranno più alcun vincolo personale tra donne e uomini, vale dire che evidentemente non saranno più capaci di provare reciprocamente affetto e amore.

Dunque, anche qui Daniele riferisce la qualità dei materiali (argilla e ferro) alle condizioni psichiche di queste persone. Perciò sarebbe ovvio confrontare il "valore" e la "durezza" del metallo con la natura spirituale/psichica degli abitanti di questi regni. In questo modo la "qualità" del metallo corrisponderebbe alla bontà e alla moralità del cuore umano, mentre la sua durezza potrebbe rappresentare anche la durezza del cuore.

Ma ora possiamo anche notare un parallelismo tra questi quattro regni, rappresentati dalla statua nel sogno di Nabucodonosor, e le quattro bestie, che Daniele incontra nel suo sogno e che descrive nel settimo capitolo del Libro di Daniele.

Quattro grandi bestie salirono dal mare, una diversa dall’altra.

Dan 7,1 Nel primo anno di Baldassar, re di Babilonia, Daniele fece un sogno, mentre era a letto, ed ebbe delle visioni nella sua mente. Poi scrisse il sogno e ne fece il racconto. 7,2 Daniele disse: «Io guardavo, nella mia visione notturna, ed ecco scatenarsi sul mar Grande i quattro venti del cielo.

7,3 Quattro grandi bestie salirono dal mare, una diversa dall’altra. 7,4 La prima era simile a un leone e aveva ali d’aquila. Io guardai, finché non le furono strappate le ali; fu sollevata da terra, fu fatta stare in piedi come un uomo e le fu dato un cuore umano. 7,5 Poi vidi una seconda bestia, simile a un orso; essa stava eretta sopra un fianco, teneva tre costole in bocca fra i denti e le fu detto: "Àlzati, mangia molta carne!" 7,6 Dopo questo, io guardavo e vidi un’altra bestia simile a un leopardo con quattro ali d’uccello sul dorso; aveva quattro teste e le fu dato il dominio.

7,7 Io continuavo a guardare le visioni notturne, ed ecco una quarta bestia spaventosa, terribile, straordinariamente forte. Aveva grossi denti di ferro; divorava, sbranava e stritolava con le zampe ciò che restava; era diversa da tutte le bestie precedenti e aveva dieci corna. Dan 7,1-7;


Anche qui abbiamo la stessa successione degli imperi mondiali, così come raccontata da Daniele nel sogno di Nabucodonosor in Dan 2,36-40.

La prima bestia anche qui rappresenta Babilonia. Da un lato, qui il re di Babilonia viene descritto – così come in Ger 50,43-44 – come un leone, dall’altro lato, il fatto che alla bestia venissero strappate le ali testimonia il fatto che Nabucodonosor fu privato del senno per sette anni attraverso l’intervento di Dio come punizione per la sua megalomania. I suoi capelli divennero come piume d’aquila e le sue unghie come gli artigli di uccello, e dovette vivere con gli animali del campo (Dan 4,26-30). Quando poi dopo sette anni riacquistò il senno, fu costretto a riconoscere che era Dio ad avere il potere, non lui. Quindi fu di nuovo "messo su due piedi, come un essere umano".

La seconda bestia rappresenta i medo-persiani (Ger 51,11). L’orso, che stava eretto su un fianco, indica probabilmente il fatto che in questa coalizione i persiani erano i più forti.

La terza bestia è la Grecia e nella visione di Daniele dei quattro regni mondiali viene descritta come un leopardo con quattro teste e quattro ali. Il "leopardo" e le quattro ali indicano la velocità delle campagne di conquista di Alessandro Magno, mentre le quattro teste rappresentano la profezia della divisione dell’impero sotto i re diadochi, ovvero i generali macedoni, che succedettero alla morte di Alessandro Magno.

Ora la quarta bestia, anche in base alla storia, non può che essere l’Impero Romano.

La quarta bestia è un quarto regno sulla terra, diverso da tutti i regni, che divorerà tutta la terra, la calpesterà e la frantumerà.

Dan 7,19 Allora volli conoscere la verità intorno alla quarta bestia che era diversa da tutte le altre, straordinariamente terribile, che aveva denti di ferro e unghie di bronzo, che divorava, sbranava e calpestava il resto con le zampe. 7,20 Chiesi pure spiegazioni delle dieci corna che aveva sul capo, del corno che spuntava e davanti al quale ne erano caduti tre; quel corno aveva occhi e una bocca che proferiva parole arroganti, e appariva maggiore delle altre corna. 7,21 Io vidi quel corno fare guerra ai santi e avere il sopravvento, 7,22 finché non giunse il vegliardo. Allora il potere di giudicare fu dato ai santi dell’Altissimo, e venne il tempo che i santi ebbero il regno. 7,23 Ed egli mi disse: "La quarta bestia è un quarto regno sulla terra, diverso da tutti i regni, che divorerà tutta la terra, la calpesterà e la frantumerà. Dan 7,19-23;


Comunque, come è già stato citato più sopra, nel sogno di Nabucodonosor della statua in Dan 2,41-43 viene poi menzionato anche un quinto regno:


L’ultimo regno mondiale sulla terra.

Alcuni esegeti non accettano e non riconoscono affatto questo quinto regno come tale. Sono talmente affascinati dall’Impero Romano, il quarto regno, da non (voler) vedere i piedi come un regno a parte. Tuttavia, non c’è alcun dubbio: Daniele qui dice espressamente "come i piedi e le dita, in parte d’argilla da vasaio e in parte di ferro, che tu hai visto", intendendo che "così sarà diviso quel regno". Dunque, si tratta di un regno separato, e precisamente di un regno "diviso". E questa dichiarazione può soltanto riferirsi ai piedi, dato che le gambe sono totalmente di ferro e, di conseguenza, non possono essere "divise".

Come le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, così quel regno sarà in parte forte e in parte fragile.

Dan 2,41 Come i piedi e le dita, in parte d’argilla da vasaio e in parte di ferro, che tu hai visto, così sarà diviso quel regno; ma vi sarà in esso qualcosa della consistenza del ferro, poiché tu hai visto il ferro mescolato con la fragile argilla. 2,42 Come le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, così quel regno sarà in parte forte e in parte fragile. 2,43 Hai visto il ferro mescolato con la molle argilla, perché quelli si mescoleranno mediante matrimonio, ma non si uniranno l’uno all’altro, così come il ferro non si amalgama con l’argilla.

2,44 Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto e che non cadrà sotto il dominio d’un altro popolo. Spezzerà e annienterà tutti quei regni, ma esso durerà per sempre, 2,45 proprio come la pietra che hai visto staccarsi dal monte, senza intervento umano, e spezzare il ferro, il bronzo, l’argilla, l’argento e l’oro. Il gran Dio ha fatto conoscere al re quello che deve avvenire d’ora in poi. Il sogno è vero e sicura è la sua interpretazione».  Dan 2,41-45;


Parallelamente a queste dichiarazioni contenute in Dan 2,41-45 sul quinto regno nel sogno di Nabucodonosor e sulle dieci dita dei piedi, anche nel sogno di Daniele in Dan 7,7-8 troviamo il riferimento alle dieci corna/re della quarta bestia e al piccolo corno, che come un sovrano cresce e diventa sempre più grande rispetto alle altre corna, arrivando a umiliare tre dei dieci re: 

Quel corno aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che pronunciava parole arroganti.

Dan 7,8 Stavo osservando queste corna, quand’ecco spuntare in mezzo a quelle un altro piccolo corno davanti al quale tre delle prime corna furono divelte. Quel corno aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che pronunciava parole arroganti. Dan 7,8;


A differenza del sogno di Nabucodonosor in Dan 2,41-43, in cui viene caratterizzata la mentalità degli abitanti (argilla/ferro) di quest’ultimo regno mondiale, qui nel sogno di Daniele in Dan 7,8.20-21.24-25 si dice qualcosa sul sovrano di quest’ultimo regno sulla terra: ha occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che pronuncia parole arroganti.

La prova che sia Dan 2, che Dan 7 qui si riferiscono effettivamente allo stesso regno, la troviamo, da un lato, più sopra in Dan 2,44-45, dove al termine di questo regno dei piedi/delle Ger 50 dita dei piedi "il Dio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto", con cui si intende la fine dei regni sulla terra e l’inizio del Regno Millenario del Figlio di Dio.

Dall’altro lato, la troviamo anche in Dan 7,9-14 qui sotto, dove alla fine del dominio del piccolo corno e dopo la morte della quarta bestia, verrà sulle nuvole anche il Figlio dell’Uomo ad assumere insieme ai martiri risorti il suo trono nel Regno del Millennio, che non sarà distrutto e sarà un dominio eterno, il quale dopo la fine di questo mondo proseguirà in eterno sulla nuova terra, nella Gerusalemme celeste.

Ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d’uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui;

Dan 7,9 Io continuai a guardare e vidi collocare dei troni, e un vegliardo sedersi. La sua veste era bianca come la neve e i capelli del suo capo erano simili a lana pura; fiamme di fuoco erano il suo trono, che aveva ruote di fuoco ardente. 7,10 Un fiume di fuoco scaturiva e scendeva dalla sua presenza; mille migliaia lo servivano, diecimila miriadi gli stavano davanti. Si tenne il giudizio e i libri furono aperti. 7,11 Io guardavo ancora, a motivo delle parole arroganti che il corno pronunciava; guardai fino a quando la bestia fu uccisa e il suo corpo distrutto, gettato nel fuoco per essere arso. 7,12 Le altre bestie furono private del loro potere; ma fu loro concesso un prolungamento di vita per un tempo determinato. 7,13 Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d’uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; 7,14 gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto. Dan 7,9-14;


Insieme al Figlio dell’Uomo, cioè Gesù Cristo, anche al popolo dei santi dell’Altissimo sarà data la grandezza dei regni dopo  il Giudizio di Premio.

E la grandezza dei regni che sono sotto tutti i cieli saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo;

Dan 7,26 Poi si terrà il giudizio e gli sarà tolto il dominio; verrà distrutto e annientato per sempre. 7,27 Allora il regno, il potere e la grandezza dei regni che sono sotto tutti i cieli saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo; il suo regno è un regno eterno, e tutte le potenze lo serviranno e gli ubbidiranno". Dan 7,26-27;


E anche Giovanni nell’Apocalisse parla esattamente di questo Giudizio e del popolo dei santi dell’Altissimo che regneranno insieme al Figlio di Dio nel Suo regno millenario.

I martiri tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni.

Apoc 20,4 Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni. Apoc 20,4;


Con i santi dell’Altissimo si intendono, dunque, tutti quei martiri di tutti i tempi che hanno sacrificato la loro vita per la loro fede e il loro Dio. Tra questi si contano anche quei credenti che durante il dominio dell’Anticristo non hanno accettato il segno sulla fronte o sulla mano e che non hanno adorato l’immagine, poiché tutti quelli che non adoreranno l’immagine dell’Anticristo saranno uccisi (automaticamente! Apoc 13,15). E ora in Apoc 20,4, dopo la battaglia di Harmaghedon e immediatamente prima dell’inizio del Regno Millenario, questi decapitati, i martiri, torneranno in vita nella Prima Risurrezione per regnare con Cristo nel Millennio come sacerdoti e re.


Il sovrano dell’ultimo regno mondiale.

Nei precedenti passaggi tratti dal Libro di Daniele e dall’Apocalisse riconosciamo uno dei molti parallelismi tra questi due libri biblici. Ma in relazione a questo argomento entrambi questi libri della Scrittura hanno ancora molto in comune. Il "regno dei piedi" in Dan 2,41-43 ha dieci dita, le quali evidentemente rappresentano dieci re. A questi si riferisce poi Daniele in Dan 2,44 quando dice: "Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno". Anche le dieci corna della quarta bestia in Dan 7,7 indicano dieci re, che sorgeranno da questo regno, come viene spiegato in Dan 7,24 qui sotto.

Le dieci corna sono dieci re che sorgeranno da questo quarto regno.

Dan 7,24 Le dieci corna sono dieci re che sorgeranno da questo regno; e dopo quelli, sorgerà un altro re, che sarà diverso dai precedenti e abbatterà tre re. 7,25 Egli parlerà contro l’Altissimo, affliggerà i santi dell’Altissimo, e si proporrà di mutare i giorni festivi e la legge; i santi saranno dati nelle sue mani per un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo. Dan 7,24-25;


E di questo ultimo regno mondiale prima del Millennio e del suo re (Dan 7,8.24-25), parla anche Giovanni nell’Apocalisse indicandolo come "bestia dal mare".

La sua piaga mortale fu guarita; e tutta la terra, meravigliata, andò dietro alla bestia;

Apoc 13,1 Poi vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi blasfemi. 13,2 La bestia che io vidi era simile a un leopardo, i suoi piedi erano come quelli dell’orso e la bocca come quella del leone. Il dragone le diede la sua potenza, il suo trono e una grande autorità. 13,3 E vidi una delle sue teste come ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu guarita; e tutta la terra, meravigliata, andò dietro alla bestia; 13,4 e adorarono il dragone perché aveva dato il potere alla bestia; e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia? e chi può combattere contro di lei?» Apoc 13,1-4;


Qui riconosciamo che questa bestia che sale dal mare in Apoc 13 possiede alcune caratteristiche in comune con le quattro bestie in Dan 7. Innanzitutto, di tutte e cinque le bestie si dice che vengono dal mare. Ma poi si intravedono anche dei parallelismi tra la forma della bestia nell’Apocalisse e la caratterizzazione delle prime tre bestie in Daniele 7. Se Daniele presenta la prima bestia come un leone, Giovanni descrive la bestia che sale dal mare con la bocca come quella di un leone.

La seconda bestia in Daniele è simile a un orso, la bestia nell’Apocalisse ha i piedi di un orso. Daniele descrive la terza bestia come un leopardo e anche la bestia nell’Apocalisse era "simile a un leopardo". E sia la quarta bestia in Daniele che la bestia in Apoc 13 hanno dieci corna.

(Vedi anche Tabella 02: "Gli Imperi mondiali nella Bibbia.")


E infine troviamo tutte quelle caratteristiche che Daniele attribuisce al piccolo corno, che diventava più grande degli altri, ascritte anche alla bestia che sale dal mare nell’Apocalisse:

(Vedi anche die Tabella 06: "L’Anticristo, la ‘Regina’ nella scacchiera del diavolo.")


Ora per dimostrare che anche qui in Apoc 13 si tratta effettivamente dell’ultimo regno prima del Millennio come in Dan 2,42 e 7,24-25, seguiremo brevemente l’evoluzione di questo regno e del suo re fino alla fine. Questa bestia che sale dal mare (l’Anticristo demoniaco Apoc 13,7; 11,7) viene menzionata anche in Apoc 16,13-14. Qui dalla bocca della bestia, così come da quella del dragone (Satana) e da quella del falso profeta, escono tre spiriti immondi che vengono mandati dai re di tutta la terra. Per una successiva analisi possiamo constatare che qui è coinvolto anche Satana. Poi però segue l’importante indicazione che questi re e i loro eserciti saranno radunati ad Harmaghedon per la battaglia del Gran Giorno di Dio.

E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Harmaghedon.

Apoc 16,12 Poi il sesto angelo versò la sua coppa sul gran fiume Eufrate, e le sue acque si prosciugarono perché fosse preparata la via ai re che vengono dall’Oriente. 16,13 E vidi uscire dalla bocca del dragone, da quella della bestia e da quella del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane. 16,14 Essi sono spiriti di demòni capaci di compiere dei miracoli. Essi vanno dai re di tutta la terra per radunarli per la battaglia del gran giorno del Dio onnipotente. 16,15 (Ecco, io vengo come un ladro; beato chi veglia e custodisce le sue vesti perché non cammini nudo e non si veda la sua vergogna). 16,16 E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Harmaghedon. Apoc 16,12-16;


L’avversario contro il quale combatteranno questi eserciti della terra viene citato in Apoc 19,11-18. Il suo nome è "Fedele e Veritiero", la "Parola di Dio", vale a dire il nostro Signore Gesù Cristo, che con i Suoi eserciti celesti si schiera nella battaglia contro Satana, l’Anticristo, il falso profeta e gli eserciti dei loro re della terra.

Era vestito di una veste tinta di sangue e il suo nome è la Parola di Dio.

Apoc 19,11 Poi vidi il cielo aperto, ed ecco apparire un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava si chiama Fedele e Veritiero; perché giudica e combatte con giustizia. 19,12 I suoi occhi erano una fiamma di fuoco, sul suo capo vi erano molti diademi e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui. 19,13 Era vestito di una veste tinta di sangue e il suo nome è la Parola di Dio. 19,14 Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed erano vestiti di lino fino bianco e puro.
19,15 Dalla bocca gli usciva una spada affilata per colpire le nazioni; ed egli le governerà con una verga di ferro, e pigerà il tino del vino dell’ira ardente del Dio onnipotente. 19,16 E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: RE DEI RE E SIGNORE DEI SIGNORI. Apoc 19,11-16;


L’esito di questa battaglia viene poi raccontato in Apoc 19,19-21. I re della terra e i loro eserciti furono uccisi con la spada uscita dalla bocca del Figlio di Dio. La bestia – l’Anticristo demoniaco - e il falso profeta furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco – questa è la seconda morte.

E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti radunati per far guerra a colui che era sul cavallo.

Apoc 19,19 E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti radunati per far guerra a colui che era sul cavallo e al suo esercito. 19,20 Ma la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti a lei, con i quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Tutti e due furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. 19,21Il rimanente fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che era sul cavallo, e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni. Apoc 19,19-21;

(Vedi anche Excursus 08: "La prima e la seconda morte.")


Satana, il dragone, il serpente antico.

Tuttavia, in questa resa dei conti tra il Figlio di Dio e questa trinità demoniaca ne manca ancora uno: Satana, il capo, il dragone e il serpente antico. Scopriamo la sua dimora subito a conclusione del capitolo in Apoc 20,1-3:

Egli afferrò il dragone, il serpente antico, cioè il diavolo, Satana, lo legò per mille anni.

Apoc 20,1 Poi vidi scendere dal cielo un angelo con la chiave dell’abisso e una grande catena in mano. 20,2 Egli afferrò il dragone, il serpente antico, cioè il diavolo, Satana, lo legò per mille anni, 20,3 e lo gettò nell’abisso che chiuse e sigillò sopra di lui perché non seducesse più le nazioni finché fossero compiuti i mille anni; dopo i quali dovrà essere sciolto per un po’ di tempo. Apoc 20,1-3;


Come si vede, a differenza dell’Anticristo e del falso profeta, Satana non viene gettato subito nello stagno di fuoco, ma viene legato e fatto prigioniero nell’abisso per tutta la durata del Regno Millenario. Come scopriamo in Apoc 20,7-10, trascorsi questi mille anni Dio poi lo userà ancora per sedurre le persone dopo il Millennio e per verificare se adesso, dopo questo Regno Millenario di Pace del Figlio di Dio sulla terra, hanno deciso di seguire Dio o Satana.

Satana uscirà per sedurre le nazioni e per radunarle alla battaglia: il loro numero è come la sabbia del mare.

Apoc 20,7 Quando i mille anni saranno trascorsi, Satana sarà sciolto dalla sua prigione 20,8 e uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, per radunarle alla battaglia: il loro numero è come la sabbia del mare. 20,9 E salirono sulla superficie della terra e assediarono il campo dei santi e la città diletta; ma un fuoco dal cielo discese e le divorò. 20,10 E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli. Apoc 20,7-10;


Purtroppo, qui dobbiamo constatare che anche mille anni di pace e di regno assolutamente giusto sulla terra non sono bastati per convincere molte persone a seguire Dio. Anzi, piuttosto è vero il contrario: molte persone hanno un carattere talmente malvagio che per loro questi mille anni (le persone invecchiano molto in questo tempo) sono diventati di sicuro un tormento, visto che non potevano commettere più corruzioni, truffe, crimini, ecc. perché altrimenti venivano giustamente puniti. Ed è così che dopo il Millennio Satana troverà persone "come la sabbia del mare", che con lui assedieranno a Gerusalemme nell’ultima battaglia contro Dio.

Come c’era da aspettarsi, questa massa di persone sotto la guida di Satana fu distrutta durante il loro tentato attacco a Gerusalemme, e il diavolo che l’aveva sedotta fu poi gettato definitivamente nello stagno di fuoco e di zolfo, dove già si trovavano sia la bestia che il falso profeta.

(Vedi anche Capitolo 11: "La fine del mondo – L’Ultima Guerra.")


Gli Imperi mondiali nella Bibbia.


Il regno
d’Egitto



Il regno
d’Assiria



Il regno
di Babilonia



Il regno di
Medo-Persia



Il regno
di Grecia



Il regno
Romano



Il regno dell’Anticristo
(La Grande Tribolazione)


Il Millennio
(Il regno della pace)



L’Ultima
Guerra



Apoc 17:9-11
Thutmosis


Apoc 17:9-11
Assurnasirpal


Apoc 17:9-11
Nabucodonosor


Apoc 17:9-11
Cyrus


Apoc 17:9-11
Alessandro


Apoc 17:9-11
Augusto


Apoc 17:8-11
Bestia


Apoc 20:4-7
Gesù Cristo


Apoc 17:8-11
Satana/bestia

1a
testa / re
lui è caduto

2a
testa / re
lui è caduto

3a
testa / re
lui è caduto

4a
testa / re
lui è caduto

5a
testa / re
lui è caduto

6a
testa / re
lui è

7a
1° Anticristo mare            testa / re           2° Anticristo abisso 
   Apoc 13:1                 lui verrà             Apoc 13:7; 11:7 
Giudizi dei Sigilli                                   Giorno del SIGNORE

Prima Risurrezione:
i martiri tornarono in
vita e regnarono con
Cristo mille anni
8a
testa / re
lui era il 7°













Apoc 6:2

R
A




































2Tess 2:3-8
Mat 24:29
Apoc 7:14













Ez 31:2-11




















P
I
Ez 39:1-13
Har-Magedon
Apoc 16:16; 19:19

Ez 39:1-13


Ez 38:1-13




Isa 10:5-16











M

















Dan 2:32,37-38
testa
d’oro


Dan 2:32,39
petto, braccia
d’argento


Dan 2:32,39
ventre cosce
di bronzo


Dan 2:33,40
gambe
di ferro


Dan 2:33,41-43      
piedi
ferro, argilla


E
N
T
O

Dan 2:42,44
dita ferro argilla
dieci re


Dan 2:34-35,44-45
monte
non per mano pietra



















Dan 7:4
leone
con ali d’aquila
|
|

Dan 7:5
orso
si alzava su
di un lato
|

Dan 7:6
pardo
quattro teste
|
|

Dan 7:7
bestia terribile
denti di ferro
10 corna
|

Dan 7:8
piccolo corno
con una bocca
di blasfemia
|




Dan 7:11
gettato
nel fuoco
|

Dan 7:13-14
Figlio
dell’uomo





















V
Apoc 13:2
bocca di leone




V
Apoc 13:2
piedi d’orso




V
Apoc 13:2
simile a un
leopardo



V
Apoc 13:1
dieci corna




V
Apoc 13:3
ferita a morte
ma tornata
in vita





V
Apoc 13:4,14
falso profeta; viva
nello stagno
di fuoco
Apoc 19:20







Apoc 20:2-6






Apoc 20:7-10



L’importante distinzione esegetica tra Satana e l’Anticristo demoniaco.

Ritornando ancora una volta all’Anticristo demoniaco, il re dell’ultimo regno mondiale sulla terra, è necessario far notare che la sua presentazione come "bestia che sale dal mare" in Apoc 13 viene spesso e volentieri confusa con la "bestia nel deserto" in Apoc 17. Nonostante i versetti Apoc 17,10-14 parlino del regno dell’Anticristo, questi devono sempre essere considerati soltanto dal punto di vista di Satana; qui non viene mai fatto alcun riferimento diretto all’Anticristo.

Tuttavia, in Apoc 17,11 abbiamo solo l'accenno che Satana si manifesterà sia come settimo "re" nell'Anticristo demoniaco, sia come ottavo nella sua ribellione finale contro Dio alla fine del mondo. Ed è esattamente questa comune identità temporanea di Satana e dell’Anticristo demoniaco a rendere questi testi così difficili da comprendere. Eppure, è possibile distinguerli con chiarezza. Come accerteremo più avanti, questa bestia nel deserto, sulla quale siede la prostituta di Babilonia, in base alla Scrittura è chiaramente da identificare con lo stesso Satana. Per un’analisi concreta dobbiamo semplicemente riferirci all’indubbia caratterizzazione del dragone – vale a dire di Satana - in Apoc 12,3-4:

Un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi.

Apoc 12,3 Apparve ancora un altro segno sul cielo: ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi. 4 La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra. Il dragone si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorarne il figlio, non appena l’avesse partorito. Apoc 12,3-4;


Qui Satana viene presentato come un dragone rosso con sette teste e dieci corna e sette diademi sulle sue teste. Possiamo anche notare che qui in Apoc 12,3 vengono prima nominate le sette teste, cioè tutti e sette i regni mondiali – a differenza di Daniele, che menziona soltanto gli ultimi quattro. Solo dopo vengono nominate le dieci corna - la coalizione tra i re della terra e l’Anticristo demoniaco. A confronto, anche la bestia nel deserto è scarlatta e anche qui vengono nominate dapprima le sette teste e solo dopo le dieci corna.

Una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia, e che aveva sette teste e dieci corna

Apoc 17;1 Poi uno dei sette angeli che avevano le sette coppe venne a dirmi: «Vieni, ti farò vedere il giudizio che spetta alla grande prostituta che siede su molte acque. 17;2 I re della terra hanno fornicato con lei e gli abitanti della terra si sono ubriacati con il vino della sua prostituzione». 17;3 Egli mi trasportò in spirito nel deserto; e vidi una donna seduta sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia, e che aveva sette teste e dieci corna. Apoc 17,1-3;


Se poi osserviamo, a contrasto, la descrizione dell’Anticristo demoniaco, della bestia che sale dal mare in Apoc 13 (e Apoc 11,7), allora notiamo che qui in Apoc 13,1 si dice: "Poi vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi". Dunque, qui l’ordine delle caratteristiche è invertito: prima le corna, poi le teste. Inoltre, qui i diademi o corone (il potere) non sono più sulle teste, ma sulle corna.

Dunque, in Apoc 13 non si parla di Satana, che ha potere sui sette imperi mondiali (teste), ma della sua marionetta, l’Anticristo demoniaco, che negli Ultimi Tempi creerà una coalizione con i re della terra (corna). In effetti Satana si manifesta in questo Anticristo demoniaco, come ci dice Apoc 13,4: "E adorarono il dragone perché aveva dato il potere alla bestia" – vale a dire quel potere che aveva dato anche ai re dei precedenti sei regni mondiali, ma in una forma compressa, poiché in Apoc 13,2 si dice: "Il dragone le diede la sua potenza, il suo trono e una grande autorità."

E il fatto che Satana si manifesti nell’Anticristo demoniaco è anche la ragione per cui Apoc 17,11 parla del dragone come del settimo re. Ciononostante, le due figure hanno compiti completamente diversi e non paragonabili nel piano di Dio: Satana è il sovrano dei sette regni mondiali nei passati 2000 anni, l’Anticristo demoniaco  (Apoc 13,7; 11,7) è il sovrano dei capi di stato del mondo negli ultimi anni degli Ultimi Tempi. Non da ultimo, ciò è dimostrato anche dalle diverse fasi finali dei loro destini.

(Vedi anche Tabella 06: "L’Anticristo, la ‘Regina’ nella scacchiera del diavolo.")


Questa frequente confusione ha origine, in linea di massima, nel testo di Apoc 17,12-14, dove proprio dei dieci re si dice che non hanno ancora un regno, ma che negli Ultimi Tempi riceveranno potere regale insieme a Satana – la bestia nel deserto. In quel tempo daranno la loro potenza e la loro autorità a Satana e combatteranno contro l’Agnello, cioè contro il Figlio di Dio.

I dieci re e la bestia combatteranno contro l’Agnello e l’Agnello li vincerà, perché egli è il Signore dei signori e il Re dei re.

Apoc 17,12 Le dieci corna che hai viste sono dieci re, che non hanno ancora ricevuto regno; ma riceveranno potere regale, per un’ora, insieme alla bestia. 17,13 Essi hanno uno stesso pensiero e daranno la loro potenza e la loro autorità alla bestia. 17,14 Combatteranno contro l’Agnello e l’Agnello li vincerà, perché egli è il Signore dei signori e il Re dei re; e vinceranno anche quelli che sono con lui, i chiamati, gli eletti e i fedeli». Apoc 17,12-14;


Non c’è alcun dubbio che nel summenzionato passaggio si intenda la battaglia di Harmaghedon, in cui i re del mondo daranno la loro potenza e autorità a Satana, la "bestia nel deserto", per combattere contro il Figlio di Dio e i Suoi eserciti celesti. E troviamo esattamente questa dichiarazione anche in Apoc 19,19-21, ma questa volta con riferimento all’Anticristo demoniaco, la "bestia che sale dal mare":

E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti radunati per far guerra a colui che era sul cavallo.

Apoc 19,19 E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti radunati per far guerra a colui che era sul cavallo e al suo esercito. 19,20 Ma la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti a lei, con i quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Tutti e due furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. 19,21 Il rimanente fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che era sul cavallo, e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni. Apoc 19,19-21;


Qui si profetizza anche che l’Anticristo demoniaco farà guerra a "colui che era sul cavallo" – cioè al Figlio di Dio, l’"Agnello". E qui ora notiamo che sono effettivamente necessarie un’osservazione e un’analisi particolarmente precise per interpretare correttamente le dichiarazioni relative a queste due bestie – la bestia nel deserto (Satana/Apoc 17) e la bestia dal mare (Anticristo umano e demoniaco / Apoc 13). Per questo dobbiamo fare riferimento al testo di Apoc 16,13-14.

Dragone, bestia e falso profeta radunano i re per la battaglia.

Apoc 16,13 E vidi uscire dalla bocca del dragone, da quella della bestia e da quella del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane. 16,14 Essi sono spiriti di demòni capaci di compiere dei miracoli. Essi vanno dai re di tutta la terra per radunarli per la battaglia del gran giorno del Dio onnipotente. Apoc 16,13-14;


Qui abbiamo quell’evento, descritto anche in Apoc 17,13, in cui i re del mondo hanno uno stesso pensiero e danno "la loro potenza e la loro autorità" a Satana. Come si può vedere, questa unanimità dei re della terra non è dovuta a un improvviso ripensamento, ma è da ricondurre semplicemente a quegli spiriti che qui vengono inviati dalla trinità demoniaca. Questi spiriti s’impossessano di questi re e controllano la loro volontà e le loro azioni.

Così però abbiamo la conferma che qui Satana è coinvolto fin dall’inizio. È lui che nell’Anticristo demoniaco controlla e dirige tutti questi eventi negli Ultimi Tempi. Qui riecheggia la perversione della dichiarazione del Signore in Giov 14,11: "Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me", per cui anche Satana è nell’Anticristo e l’Anticristo è in Satana. E vista così, la dichiarazione è assolutamente corretta, quando da una parte in Apoc 17,14 si profetizza di Satana (la bestia nel deserto) e dei re:

Combatteranno contro l’Agnello e l’Agnello li vincerà.

Apoc 17,12 Le dieci corna che hai viste sono dieci re, che non hanno ancora ricevuto regno; ma riceveranno potere regale, per un’ora, insieme alla bestia (nel deserto/nota). 17,13 Essi hanno uno stesso pensiero e daranno la loro potenza e la loro autorità alla bestia. 17,14 Combatteranno contro l’Agnello e l’Agnello li vincerà, perché egli è il Signore dei signori e il Re dei re; e vinceranno anche quelli che sono con lui, i chiamati, gli eletti e i fedeli». Apoc 17,11-14;


però d’altra parte in Apoc 19,19 dell’Anticristo demoniaco si dice anche:

E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti radunati per far guerra a colui che era sul cavallo.

Apoc 19,19 E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti radunati per far guerra a colui che era sul cavallo e al suo esercito. 19,20 Ma la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti a lei, con i quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Tutti e due furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. 19,21 Il rimanente fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che era sul cavallo, e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni. Apoc 19,19-21;


Entrambi, sia l’Anticristo demoniaco che Satana, che si manifesta in lui, combattono in questa battaglia con i re della terra contro l’Agnello e i Suoi eserciti celesti. Alla fine della battaglia, dunque, il destino di questa trinità del male si divide: l’Anticristo demoniaco e il suo falso profeta vengono gettati nello stagno di fuoco, tuttavia, lo stesso Satana viene dapprima solo legato e fatto prigioniero nell’abisso fino a dopo il Regno Millenario di pace del Figlio di Dio.


Lo schema dei tre tempi.

Nell’esegesi di entrambi questi passaggi in Apoc 13 e Apoc 17 emerge un secondo problema, il cosiddetto "schema dei tre tempi" in Apoc 17,8-11:

La bestia che hai vista era, e non è; essa deve salire dall’abisso e andare in perdizione.

Apoc 17,8 La bestia (nel deserto/nota) che hai vista era, e non è; essa deve salire dall’abisso e andare in perdizione. Gli abitanti della terra, i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla creazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la bestia perché era, e non è, e verrà di nuovo. 17,9 Qui occorre una mente che abbia intelligenza. Le sette teste sono sette monti sui quali la donna siede. Sono anche sette re: 17,10 cinque sono caduti, uno è, l’altro non è ancora venuto; e quando sarà venuto, dovrà durare poco. 17,11 E la bestia che era, e non è, è anch’essa un ottavo re, viene dai sette, e se ne va in perdizione. Apoc 17,8-11;

(Vedi anche Excursus 03: "La bestia scarlatta.")


Anche qui è necessario fare una netta distinzione tra la profezia relativa alla bestia (Satana) in Apoc 17,3.8.11 e la profezia relativa agli imperi mondiali in Apoc 17,9-11. Osserviamo prima quest’ultima dichiarazione, dove si dice: "Qui occorre una mente che abbia intelligenza. Le sette teste sono sette monti sui quali la donna siede. Sono anche sette re: cinque sono caduti, uno è, l’altro non è ancora venuto; e quando sarà venuto, dovrà durare poco. E la bestia che era, e non è, è anch’essa un ottavo re, viene dai sette, e se ne va in perdizione".

Come si evince dalla tabella "Gli imperi mondiale nella Bibbia" qui sopra, le prime cinque teste/re (sono caduti) si riferiscono ai regni mondiali prima del tempo di questa profezia (attorno all’80-90 d. C.) e la sesta testa/re (uno è) rappresenta l’Impero Romano che era al potere a quell’epoca. "L’altro" – cioè il settimo re - "non è ancora venuto; e quando sarà venuto, dovrà durare poco". Questa è la profezia relativa all’ultimo regno mondiale sulla terra, il regno dell’Anticristo prima del Millennio.

Se poi osserviamo la summenzionata dichiarazione in Apoc 17,8: "La bestia era (passato), e non è (presente); essa deve salire dall’abisso (futuro) e andare in perdizione. Gli abitanti della terra, i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla creazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la bestia perché era, e non è, e verrà di nuovo", da un lato riconosciamo questo schema dei tre tempi e dall’altro il fatto che queste dichiarazioni si riferiscono esclusivamente alla bestia (Satana) e non hanno nulla a che fare con le teste/re (imperi mondiali).

Questo riferimento è particolarmente importante perché – specialmente la menzione degli "abitanti della terra", che "si meraviglieranno vedendo la bestia perché era, e non è, e verrà di nuovo" – ricorda molto le dichiarazioni relative al risveglio dell’Anticristo demoniaco in Apoc 13,3, dove similmente si dice: "E la sua piaga mortale fu guarita; e tutta la terra, meravigliata, andò dietro alla bestia". Se non si distingue tra la bestia che sale dal mare e la bestia nel deserto, questa somiglianza dei passaggi può condurre a ulteriori incomprensioni nell’interpretazione.

Se perciò partiamo dal presupposto che il passaggio in Apoc 17,8 si riferisce esclusivamente a Satana e non ha nulla a che fare con l’Anticristo, l’interpretazione risulta sostanzialmente più semplice. Analogamente all’interpretazione degli imperi mondiali in Apoc 17,9-11, dove la chiave della soluzione della profezia: "Cinque sono caduti, uno è, l’altro non è ancora venuto;" si trova nell’espressione "uno è" e nella sua identificazione con l’Impero Romano, anche qui dobbiamo cercare di ordinare i corrispondenti eventi che ci nomina la Scrittura e in cui è coinvolto Satana in base allo schema dei tre tempi: “La bestia era (passato), e non è (presente); essa deve salire dall’abisso (futuro) e andare in perdizione."

E naturalmente anche qui è necessario localizzare un orientamento temporale nel testo. È la dichiarazione: "La bestia… non è", che permette di concludere che attorno all’80-90 d.C., il periodo di tempo in cui questa profezia fu pronunciata, Satana "non è". Sarebbe troppo ovvio ora se questa dichiarazione si riferisse al periodo del Millennio, in cui Satana è prigioniero nell’abisso e, di conseguenza, "non è" sulla terra. Tuttavia, il riferimento all’epoca dell’Impero Romano sembra alquanto difficile.

Ma a tal proposito c’è un evento che, sebbene sia cifrato, è documentato tuttavia in maniera riconoscibile nella Scrittura. Chiunque abbia familiarità con la Bibbia, sa che all’inizio Satana era uno dei principali angeli di Dio in cielo. Ma poi alcuni passaggi biblici ci informano che Satana, insieme agli angeli che lo seguirono, si ribellò contro Dio, dichiarò guerra all’arcangelo Michele e ai suoi angeli in cielo e fu sconfitto.

La guerra in cielo.

Apoc 12,7 E vi fu guerra in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone; anche il dragone e i suoi angeli combatterono, 12,8 ma non vinsero e per loro non fu più trovato posto nel cielo. 12,9 Così il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, che seduce tutto il mondo, fu gettato sulla terra; con lui furono gettati anche i suoi angeli. Apoc 12,7-9;

È stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, colui che giorno e notte li accusava davanti al nostro Dio.

Apoc 12,10 Allora udii una gran voce nel cielo, che diceva: «Ora è venuta la salvezza e la potenza, il regno del nostro Dio, e il potere del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, colui che giorno e notte li accusava davanti al nostro Dio. Apoc 12,10;


Così Satana, insieme ai suoi angeli, fu sconfitto e gettato sulla terra. Quando un angelo viene cacciato dal cielo sulla terra, non è più un angelo, ma un demone. Satana, un tempo angelo, non è più. Ora è il capo dei demoni sulla terra, il principe della potenza dell’aria, come lo chiama Paolo in Efes 2,2. Ma ancora non abbiamo alcun indizio su quando si è svolta questa guerra in cielo, né quando è terminata l’influenza di Satana come angelo in cielo ed è iniziato il suo dominio come capo dei demoni sulla terra. È il Figlio di Dio che qui ci illumina fornendoci maggiori indizi. In Giov 12,31 il Signore ci dice:

Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo.

Giov 12,28 Padre, glorifica il tuo nome!» Allora venne una voce dal cielo: «L’ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo!» 12,29 Perciò la folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Gli ha parlato un angelo». 12,30 Gesù disse: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 12,31 Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo. Giov 12,28-31;


Qui il Signore si riferisce chiaramente a quell’avvenimento – la guerra in cielo – che è spiegato da Giovanni in Apoc 12,7-10, di cui sopra. Naturalmente anche qui questo "ora" deve essere riferito al tempo in cui è stato pronunciato. Quindi fu al termine dell’attività pubblica di Gesù che si svolse la guerra in cielo e Satana fu cacciato. Tuttavia, il Signore ci fornisce ulteriori indizi a proposito di quest’evento:

Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe di questo mondo.

Giov 14,28 Avete udito che vi ho detto: "Io me ne vado, e torno da voi"; se voi mi amaste, vi rallegrereste che io vada al Padre, perché il Padre è maggiore di me. 14,29 Ora ve l’ho detto prima che avvenga, affinché, quando sarà avvenuto, crediate. 14,30 Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe di questo mondo. Egli non può nulla contro di me; 14,31 ma così avviene affinché il mondo conosca che amo il Padre e opero come il Padre mi ha ordinato. Alzatevi, andiamo via di qui. Giov 14,28-31;

Ed egli disse loro: «Io vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.

Luca 10,17 Or i settanta tornarono con allegrezza, dicendo: «Signore, anche i demoni ci sono sottoposti nel nome tuo». 10,18 Ed egli disse loro: «Io vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Luca 10,17-18;


Così il Signore stesso ha visto Satana cadere dal cielo come una folgore quando era ancora in vita. Quindi non c’è alcun dubbio: Satana fu cacciato dal cielo insieme agli angeli che lo seguirono intorno al periodo 29-33 d.C. E così è finita la vita di Satana come angelo in cielo – egli non è (più). Ma poiché gli angeli hanno vita eterna, dopo la fine della loro esistenza in cielo (dopo la loro "morte" celeste) vengono gettati sulla terra; qui continueranno a esistere come spiriti incorporei (demoni), finché non vengono confinati nell’abisso da Dio o dal Figlio di Dio (2Piet 2,4; Apoc 20,4). Poi alla fine del mondo, in occasione del Giudizio Universale, saranno condannati e gettati nello stagno di fuoco per la loro dannazione eterna.

Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell’abisso.

Luca 8,30 Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Legione»; perché molti demòni erano entrati in lui. 31 Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell’abisso. 8,32 C’era là un branco numeroso di porci che pascolava sul monte; e i demòni lo pregarono di permetter loro di entrare in quelli. Ed egli lo permise. Luca 8,30-32;


Tra l’altro, qui abbiamo anche un parallelismo con l’evoluzione umana. Anche l’essere umano è stato creato da Dio per avere un’esistenza eterna. Alla morte dell’essere umano, che segna la fine della sua esistenza terrena e fisica – non è più, egli riceve uno spirito incorporeo con il quale attende nel regno dei morti il Risveglio o la Risurrezione. A differenza degli angeli però sembra che le persone non riescano a percepire consapevolmente questo stadio della loro esistenza. E anche gli esseri umani saranno giudicati – alcuni alla fine del mondo, alcuni prima – ognuno in base al comportamento nel corso della propria vita: o entreranno nella vita eterna o – come i demoni – saranno gettati nello stagno di fuoco per la dannazione eterna (seconda morte).

(Vedi anche Excursus 08: "La prima e la seconda morte")


Dopo che Satana è stato cacciato dal cielo, ha continuato a vivere la sua esistenza sulla terra come capo dei demoni nell’aria e - come è già stato spiegato più sopra - dopo la battaglia di Harmaghedon verrà legato e gettato nell’abisso, dove sarà costretto a trascorrere i mille anni del Millennio come prigioniero. Dopo i mille anni salirà di nuovo dall’abisso e sedurrà un’ultima volta le persone, radunando quelle che professeranno la loro fede in lui per la battaglia contro Dio. In questa ultima battaglia sulla terra saranno distrutti gli eserciti della terra e Satana sarà gettato nello stagno di fuoco, in cui si trovano già l’Anticristo e il falso profeta.

Abbiamo quindi analizzato qui il destino di Satana, e abbiamo scoperto un’importante corrispondenza con lo schema dei tre tempi: "La bestia (Satana) era" un angelo in cielo. Insieme ai suoi angeli si è ribellato contro Dio ed è stato cacciato fuori dal cielo e "non è" (in cielo), perché ora non è altro che un demone, uno spirito immondo senza corpo. Dopo la battaglia di Harmaghedon sarà legato nell’abisso per mille anni. Trascorsi questi mille anni "salirà dall’abisso", e tutti i nemici di Dio sulla terra si meraviglieranno e si rallegreranno vedendolo di nuovo qui. Nella sua ultima battaglia contro Dio sarà distrutto "e andrà in perdizione", cioè sarà gettato nello stagno di fuoco per la dannazione eterna.

La bestia che hai vista era, e non è; essa deve salire dall’abisso e andare in perdizione.

Apoc 17,8 La bestia (nel deserto/nota) che hai vista era, e non è; essa deve salire dall’abisso e andare in perdizione. Gli abitanti della terra, i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla creazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la bestia perché era, e non è, e verrà di nuovo. 17,9 Qui occorre una mente che abbia intelligenza. Le sette teste sono sette monti sui quali la donna siede. Sono anche sette re: 17,10 cinque sono caduti, uno è, l’altro non è ancora venuto; e quando sarà venuto, dovrà durare poco. 17,11 E la bestia che era, e non è, è anch’essa un ottavo re, viene dai sette, e se ne va in perdizione. Apoc 17,8-11;

(Vedi anche Excursus 06: "Dal volto di Dio nel lago di fuoco – le quattro stazioni di Satana.")


Qui si pone tuttavia nuovamente lo stesso problema riguardante il fatto che anche l’Anticristo demoniaco ha un’evoluzione simile, come ci documenta la Scrittura: "egli era" – come primo Anticristo ’ un uomo (l’uomo del peccato, 2Tess 2,3-8). Al Ritorno del Signore per il Rapimento sarà ucciso con la spada che uscirà dalla bocca del Figlio di Dio (Isa 11,4; Apoc 13,14; 19,21) – "non è". Poi sarà risvegliato da Satana come secondo Anticristo demoniaco (Apoc 13,1.4), e dotato di tutta la potenza e autorità sataniche (Apoc 13,2) - "salirà dall’abisso". Anche qui si dice che le persone si meraviglieranno della sua presenza - "e tutta la terra, meravigliata, andò dietro alla bestia" (Apoc 13,3). Infine, però, dopo la battaglia di Harmaghedon anche l’Anticristo demoniaco (Apoc 13,7; 11,7) sarà gettato vivo nello stagno di fuoco.

Per interpretare correttamente lo schema dei tre tempi, è quindi necessario innanzitutto analizzare queste due profezie e decidere ogni volta a quale delle due figure viene fatto riferimento, se a Satana o all’Anticristo demoniaco. A tal proposito ricordiamo ancora una volta il passaggio tratto da Apoc 17,8:

"La bestia era (passato) non è (presente) e salirà dall’abisso (futuro) e andare in perdizione"


Che gli abitanti della terra - secondo le affermazioni di entrambe le profezie - saranno stupiti non è sorprendente e quindi poco utile per decifrare il testo. Il fatto che la bestia vada in perdizione vale anche per entrambe le bestie: da un lato, l'Anticristo demoniaco, la bestia che per prima sale dal mare e (Apoc 13:1), viene ucciso dal Figlio di Dio alla sua seconda venuta (2Te 2,8), ma viene poi risvegliato da Satana.

Poi, sale dall'abisso (Apoc 13:7; 11:7), ma subito dopo la battaglia di Harmaghedon vada in perdizione (il lago di fuoco, Apoc 19:20). D'altra parte la bestia nel deserto, Satana, che dopo la sua battaglia finale, alla fine del mondo, andrà anch'essa in perdizione (Apoc 17:11).

Molto più promettente, di conseguenza, è la menzione dell’abisso e il fatto che la bestia salga da esso (sulla terra). Come è stato stabilito più sopra, l’abisso è la dimora dei demoni che sono stati banditi dalla terra (2Piet 2:4; Apoc 20:1-3). Ciò ci viene confermato anche dalle dichiarazioni della Scrittura relative alla cacciata dei demoni da parte del Signore quando era in vita. (Luca 8:30-32). Di conseguenza, questo schema dei tre tempi non può riferirsi né a un angelo celeste e nemmeno a un essere umano: deve trattarsi di un demone.

Già da qui si comprende infatti che il secondo Anticristo non è originariamente salito dall’abisso, ma dal mare. Inoltre, in questo momento evidentemente non era ancora un demone, ma un essere umano morto (il primo, l’Anticristo umano) e, di conseguenza, non poteva esser nell’abisso, ma era nel regno dei morti ("mare", Apoc 20:13; 21:1).

Partendo dal presupposto che le indicazioni temporali nello schema dei tre tempi si basino sulla realtà, che cioè futuro, presente e passato corrispondano alle reali rappresentazioni di tempo, la classificazione che la bestia "non è" potrebbe essere vera solo se questa bestia non fosse stata al tempo di questa profezia – cioè nel periodo attorno all’80-90 d.C. Tuttavia, proprio questo non è affatto il caso della bestia che sale dal mare, l’Anticristo demoniaco, dato che solo negli Ultimi Tempi vivrà sia come essere umano che come Anticristo risvegliato dai morti.

Di conseguenza, ogni riferimento all’Anticristo demoniaco, basato sull’interpretazione dello schema dei tre tempi – nonostante le sorprendenti analogie delle circostanze concomitanti – è senza dubbio da escludere. Questa profezia – anche grazie all’analisi basata sulla Scrittura presente in questo Discorso – non può che riferirsi quindi allo stesso Satana.


Il primo Anticristo, il Figlio della perdizione.

Finora abbiamo osservato l’Anticristo demoniaco, il sovrano dell’ultimo impero mondiale umano sulla terra, e il suo diabolico padre, il dragone e Satana. Tuttavia, come abbiamo già detto, questo essere evidentemente trae la sua origine in un essere umano, che ha dominato prima di lui: il primo Anticristo umano, "l’uomo del peccato", come lo chiama altresì Paolo in 2Tess 2,3. Qui Paolo parla della Venuta del Signore e del nostro incontro con lui, vale a dire del Rapimento. E assicura ai Tessalonicesi che quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato.

Poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione.

2Tess 2,1 Ora, fratelli, circa la venuta del Signore nostro Gesù Cristo e il nostro incontro con lui, vi preghiamo 2,2 di non lasciarvi così presto sconvolgere la mente, né turbare sia da pretese ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche lettera data come nostra, come se il giorno del Signore fosse già presente. 2,3 Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, 2,4 l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e proclamandosi Dio. 2,5 Non vi ricordate che quand’ero ancora con voi vi dicevo queste cose? 2,6 Ora voi sapete ciò che lo trattiene affinché sia manifestato a suo tempo. 2,7 Infatti il mistero dell’empietà è già in atto, soltanto c’è chi ora lo trattiene, finché sia tolto di mezzo. 2Tess 2,1-7;

L’empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con l’apparizione della sua venuta.

2Tess 2,8 E allora sarà manifestato l’empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con l’apparizione della sua venuta. 2,9 La venuta di quell’empio avrà luogo, per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, 2,10 con ogni tipo d’inganno e d’iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amore della verità per essere salvati. 2,11 Perciò Dio manda loro una potenza d’errore perché credano alla menzogna; 2,12 affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nell’iniquità, siano giudicati. 2Tess 2,8-12;


Qui Paolo parla dell’apostasia e dell’uomo del peccato, il Figlio della perdizione, che dovrà venire prima di poterci aspettare il Ritorno del Signore e il Rapimento. Questa dichiarazione smentisce innanzitutto tutte le bugie di quei predicatori che in maniera irresponsabile insegnano ai fratelli e alle sorelle delle comunità cristiane che il Rapimento avrà luogo prima della Grande Tribolazione e che non dovranno attendersi più alcun grande evento prima del Ritorno del Signore perché il Signore può "venire oggi, adesso, domani".

In base alla caratterizzazione del sovrano di questo ultimo impero mondiale umano prima del Millennio, dell’uomo del peccato e Figlio della perdizione, si tratta di un tiranno umano identificabile come il primo Anticristo. E questa "apostasia", della quale qui parla Paolo, è la Grande Tribolazione ed è identica alle catastrofi mondiali con i suoi due miliardi di morti durante i primi quattro sigilli dell’Apocalisse (Apoc 6,1-8).

(Vedi anche Discorso 71: "Il prossimo evento più grande della storia universale per i credenti è il Rapimento?")


Anche l’indicazione del fatto che il Signore Gesù "distruggerà (quest’empio) con il soffio della sua bocca e lo annienterà con l’apparizione della Sua venuta (per il nostro incontro con lui)", conferma per l’ennesima volta che il Rapimento avverrà dopo questa Grande Tribolazione. Poiché, se il Signore distruggerà l’empio Anticristo durante la Sua Venuta per il Rapimento, questo empio deve quindi aver regnato precedentemente sulla terra durante la Grande Tribolazione.

Anche la differenza rispetto al successivo secondo Anticristo demoniaco è del tutto ovvia. Mentre qui si dice che l’uomo del peccato sarà distrutto dal Signore Gesù con il soffio della sua bocca durante la Sua Venuta per il Rapimento, l’Anticristo demoniaco, insieme al suo falso profeta, sarà gettato vivo nello stagno di fuoco dopo la battaglia di Harmaghedon. Un’esposizione più dettagliata si trova nel Discorso 86.

(Vedi anche Discorso 86: "Il primo e il secondo Anticristo.")


Ma qui per la nostra analisi è importante essere riusciti così a localizzare quell’evento nella Scrittura che deve essere collocato all’inizio degli Ultimi Tempi, e che quindi rappresenta l’evento mondiale più importante per noi e che ci dobbiamo attendere prima del Ritorno del Signore - vale a dire la Grande Tribolazione. Come ci rivela Paolo in 2Tess 2,9, di cui sopra, il sovrano di questo penultimo regno mondiale sulla terra è anche la marionetta di Satana, proprio come Giovanni descrive il secondo Anticristo demoniaco in Apoc 13.

Anche la venuta di questo primo Anticristo ha luogo "per l’azione efficace di Satana" e "con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi". La differenza rispetto al successivo Anticristo demoniaco è da individuare nella qualità del potere. Mentre l’uomo del peccato può compiere soltanto segni e prodigi bugiardi, l’Anticristo demoniaco riceve da Satana la sua stessa potenza e una grande autorità e persino il suo trono (Apoc 13,2).


L’amore dei più si raffredderà.

Anche se ora non vogliamo addentrarci nei singoli eventi relativi al periodo del dominio di questo primo Anticristo, dell’uomo del peccato, poiché questi sono stati trattati dettagliatamente nel Discorso 05, qui vogliamo esaminare in base alla Scrittura differenti fenomeni del nostro presente e capire se questi possono essere confrontati con le relative profezie bibliche ed essere così un segno dell’inizio di questi Ultimi Tempi.

(Vedi anche Discorso 05: "Il parallelismo degli eventi in Matteo 24 e Apocalisse 6 e 7.")


Se ci atteniamo quindi in modo coerente alle dichiarazioni oggettive di Paolo in 2Tess 2, troviamo qui il riferimento a un avvenimento che ci dobbiamo aspettare prima della manifestazione di quest’uomo del peccato:

Infatti il mistero dell’empietà è già in atto.

2Tess 2,7 Infatti il mistero dell’empietà è già in atto, soltanto c’è chi ora lo trattiene, finché sia tolto di mezzo. 2,8 E allora sarà manifestato l’empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con l’apparizione della sua venuta. 2Tess 2,7-8;


Con questa empietà, che era già in atto ai tempi di Paolo, innanzitutto non s’intende soltanto l’empietà religiosa, cioè l’apostasia da Dio e l’abbandono di Dio. Se si esamina la Scrittura, si riconosce che oltre all’empietà qui si intende anche l’iniquità terrena, cioè l’ingiustizia consapevolmente praticata della giustizia terrena. Ecco cosa dice il Signore ai farisei a proposito della loro iniquità religiosa:

Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità.

Mat 23,27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia. 23,28 Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità. Mat 23,27-28;


Invece, nella sua seconda lettera ai Corinzi, Paolo parla dell’iniquità in opposizione alla giustizia, riferendosi chiaramente alla giustizia terrena.

Infatti che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità?

2Cor 6,14 Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? 2Cor 6,14;


Anche nel discorso degli Ultimi Tempi del Signore si trova un importante riferimento a questa iniquità:

Poiché l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà.

Mt 24,7 Perché insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi; 24,8 ma tutto questo non sarà che principio di dolori. 24,9 Allora vi abbandoneranno all’oppressione e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a motivo del mio nome. 24,10 Allora molti si svieranno, si tradiranno e si odieranno a vicenda. 24,11 Molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti. 24,12 Poiché l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà. 24,13 Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato. Mat 24,7-13;


Qui il Signore parla di "principio di dolori", cioè dell’inizio della Grande Tribolazione. E per questo periodo profetizza guerre civili, carestie e terremoti in tutto il mondo. In questo tempo anche i credenti dovranno affrontare grandi difficoltà e persino la morte. E poi Gesù indica che l’iniquità aumenterà. Anche qui non s’intende più solamente l’iniquità religiosa, l’empietà, ma il rapporto con la giustizia in questo mondo.

Prevarranno corruzione, inganno e oppressione e a causa della corruzione persino i tribunali e i giudici emetteranno sentenze palesemente false. E come dice il Signore, anche questo è il motivo per cui l’amore dei più si raffredderà. Sarà, dunque, una società senza giustizia, senza amore e senza onestà. E questo è uno dei primi segni dell’inizio degli Ultimi Tempi.

Ora nel nostro tempo presente, nei tribunali della maggior parte dei paesi vengono ancora emesse sentenze giuste, l’onestà è presente negli aspetti più importanti e fondamentalmente non possiamo neanche parlare di mancanza d’amore, a parte singoli casi. Eppure, si pone la domanda se nell’esprimere questo giudizio stiamo adottando il criterio giusto. I giudici possono emettere sentenze giuste solo se anche le leggi che devono osservare sono giuste.

Ma le leggi sono fatte dai politici. E i politici corrotti non sono una rarità, che si trovino in Europa, Asia, Africa o in America. Anche con l’onestà continuano a esserci problemi. E naturalmente anche dai noi in occidente. La maggior parte delle persone dice spesso e volentieri piccole bugie, che nella maggioranza dei casi dimostra soltanto che non hanno detto la verità a qualcuno per trarne un vantaggio personale.

E infine l’amore, che oggi è ampiamente interpretato come sesso. Un amore che si basa sull’affetto emotivo e sul calore umano presuppone che ci siano persone disponibili e degni d’essere amati a questo livello. E queste diventano sempre meno.

Un segno molto significativo di questa grande mancanza di vero amore nel nostro tempo si può notare, ad esempio, nelle percentuali dei divorzi da noi in Europa, dove quasi la metà dei matrimoni celebrati finisce in un divorzio:

Divorzi: in Europa (2005) c’è un divorzio ogni 30 secondi.

In 25 anni (1980-2005) nell’UE il numero delle separazioni ogni anno è cresciuto di 369.975 unità (da 672.917 nel 1980 a 1.042.892 nel 2005), pari a un incremento del 55%. Con una crescita del 183% la Spagna qui è il paese dell’Unione Europea dove il numero di divorzi è cresciuto di più negli ultimi 10 anni (1995-2005), seguita da Portogallo (89%) e Italia (62%). In soli 15 anni (1990-2005) in Europa (UE27) ci sono stati oltre 13,7 milioni di divorzi.

Nel 1980 la differenza tra matrimoni celebrati e divorzi ammontava a 2.421.716 (un divorzio ogni 4,6 matrimoni). Nel 2005 questa differenza scende a 1.359.000. Il rapporto di quasi 5:1 nel 1980 è sceso a un rapporto di 2:1 nel 2005 (un divorzio ogni 2,3 matrimoni). In Europa (UE27) quasi la metà di tutti i matrimoni celebrati finisce in un divorzio.



Percentuali dei divorzi nell’UE 2004

 
Stati Matrimoni Divorzi In Percentuale
Belgio 43.000 31.000 72%
Estonia 6.000 4.000 67%
Repubblica Ceca 51.000 33.000 65%
Lituania 19.000 11.000 58%
Ungheria 44.000 25.000 57%
Regno Unito 306.000 167.000 55%
Germania 396.000 214.000 54%
Lettonia 10,000 5.000 50%
Lussemburgo 2.000 1.000 50%
Austria 39.000 19.000 49%
Francia 259.000 125.000 48%
Portogallo 49.000 23.000 47%
Svezia 43.000 20.000 47%
Finlandia 29.000 13.000 45%
Paesi Bassi 76.000 32.000 42%
Danimarca 38.000 16.000 42%
Cipro 5.000 2.000 40%
Spagna 215.000 86.000 40%
Slovacchia 28.000 11.000 39%
Polonia 192.000 56.000 29%
Slovenia 7.000 2.000 29%
Grecia 47.000 13.000 28%
Italia 251.000 44.000 18%
Irlanda 20.000 3.000 15%
Malta 2.000 (*)
Totale 2.177.000 956.000 44%
(*) A Malta il divorzio è legale dal 2011

Fonte: Eurostat-Ufficio Stampa, Tim Allen L-2920 Lussemburgo



All’inizio di questo Discorso abbiamo analizzato il testo di Dan 2 (il sogno della statua di Nabucodonosor), arrivando alla conclusione che il "regno dei piedi" (Dan 2,41) è un regno separato, il quinto, e che in base a Dan 2,42 anche il regno delle dita dei piedi, nonostante sia accomunato al regno dei piedi, è considerato un regno a parte (dieci dita dei piedi – dieci re).

Ora poiché in Dan 2,44 si dice che al tempo di questi re sorgerà il Regno Millenario, il regno dei piedi - e con esso il regno delle dieci dita dei piedi – deve rappresentare l’ultimo regno mondiale osservato qui da noi sulla terra, e quindi il dominio dell’Anticristo.

E ora questo regno in Dan 2,41-43 viene descritto "in parte d’argilla da vasaio e in parte di ferro", i cui abitanti "si mescoleranno mediante matrimonio", ma – come l’argilla e il ferro – non si uniranno l’uno all’altro. Anche se continueranno a riprodursi tra di loro non creeranno più legami personali, vale a dire a loro mancherà evidentemente la capacità di provare reciprocamente affetto e amore.

Ciò però conferma esattamente quella caratterizzazione delle persone dei tempi nostri che affiora nelle statistiche sopra riportate: la sessualità ha preso il posto dell’amore. Le persone si sposano perché dormono insieme e non perché si amano. Di questo fatto ci si rende anche conto prima o poi dopo il matrimonio e quindi ci si separa, forse per contrarre un nuovo matrimonio subito dopo.

Perché quelli si mescoleranno mediante matrimonio, ma non si uniranno l’uno all’altro, così come il ferro non si amalgama con l’argilla.

Dan 2,41 Come i piedi e le dita, in parte d’argilla da vasaio e in parte di ferro, che tu hai visto, così sarà diviso quel regno; ma vi sarà in esso qualcosa della consistenza del ferro, poiché tu hai visto il ferro mescolato con la fragile argilla. 2,42 Come le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, così quel regno sarà in parte forte e in parte fragile. 2,43 Hai visto il ferro mescolato con la molle argilla, perché quelli si mescoleranno mediante matrimonio, ma non si uniranno l’uno all’altro, così come il ferro non si amalgama con l’argilla.

2,44 Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto e che non cadrà sotto il dominio d’un altro popolo. Spezzerà e annienterà tutti quei regni, ma esso durerà per sempre, 2,45 proprio come la pietra che hai visto staccarsi dal monte, senza intervento umano, e spezzare il ferro, il bronzo, l’argilla, l’argento e l’oro. Il gran Dio ha fatto conoscere al re quello che deve avvenire d’ora in poi. Il sogno è vero e sicura è la sua interpretazione». Dan 2,41-45;


Nonostante oggi non sia difficile sciogliere un matrimonio senza amore e così riconquistare la tanto desiderata libertà, non è altrettanto facile "liberarsi" dei "frutti", cioè dei figli non nati e nati da questo matrimonio - e naturalmente anche da relazioni extraconiugali.

A tal riguardo proprio oggi esistono sufficienti possibilità di prevenzione. Ma evidentemente la semplice opportunità di "rimuovere" successivamente la "cosa" in pochi minuti ambulatorialmente induce le persone a non usare precauzioni e a dare libero sfogo al loro egoismo.

Ma per i figli già nati questo continua ad essere molto difficile. Tuttavia, alcuni risolvano il problema soffocando i neonati o "smaltendoli definitivamente" nel freezer, interrandoli in un vaso per piante, stipandoli in una valigia in soffitta o cementandoli in un secchio da muratore.

Anche lo snervante bimbo di pochi mesi viene scosso fino all

scaraventato contro il muro o semplicemente gettato sulla strada dalla finestra del quarto piano. Chi segue le notizie sa che tutti questi casi sono stati purtroppo realmente raccontati dai notiziari tedeschi e austriaci nelle ultime settimane e negli scorsi mesi.

In molti casi quindi, si è perso evidentemente anche l’amore per i propri figli. In Europa si esegue un’interruzione di gravidanza ogni 25 secondi:

Interruzioni di gravidanza: in tutto il mondo, ogni secondo viene ucciso un bambino nel grembo materno.

In base ai dati analizzati dalla ricercatrice Gilda Sedgh del Guttmacher Institut, una fondazione privata che si batte per la "salute sessuale e riproduttiva nel mondo", in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2003 nel mondo sono state eseguite circa 42 milioni di interruzioni di gravidanza. Ciò significa che in tutto il mondo, ogni secondo viene ucciso un bambino nel grembo materno.

In Europa (UE27) si esegue un’interruzione di gravidanza ogni 25 secondi, vale a dire 144 bambini assassinati all’ora e ciò fa dell’aborto la causa di morte più frequente in Europa.


Il solito luogo comune per cui l’aborto c’è sempre stato e che è solo a causa della globalizzazione che queste informazioni vengono diffuse così rapidamente, in questo contesto è inappropriato. Cento anni fa ancora non esistevano queste procedure "attente alle esigenze dei consumatori", né per i divorzi, né per gli aborti.

Anche in base alle statistiche è possibile far risalire questa tendenza a massimo 50-60 anni fa, quando i numeri hanno iniziato a crescere ogni anno. Quest’atteggiamento delle persone è, dunque, un prodotto dei tempi nostri e una caratteristica tipica di molte persone nella popolazione. E qui viene anche in mente la profezia del Signore in Mat 24,12:

"l’amore dei più si raffredderà"


La fonte dell’iniquità.

Tuttavia, se leggiamo attentamente il passaggio di Mat 24,12, qui il Signore dice: "Poiché l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà". Oggi abbiamo già problemi di corruzione e di criminalità, ma forse non possiamo ancora dire che questi fenomeni sono aumentati a dismisura.

Piuttosto, è più probabile che il Signore qui intendesse l’altra iniquità, quella religiosa, cioè l’empietà delle persone. Ma anche qui bisogna contestualizzare: certamente nel mondo ci sono ancora numerosi cristiani biblici.

Inoltre, i più anziani tra noi ricorderanno ancora l’inizio degli anni ’40 del secolo scorso, quando i nazionalsocialisti erano all’apice del loro potere. Allora bastava che degli invidiosi denunciassero persone realmente innocenti perché queste venissero incarcerate e le loro proprietà espropriate da giudici e tribunali "fedeli al Reich" – leggasi corrotti. E se erano Ebrei, venivano uccisi a milioni nei campi di concentramento.

E allora era già stata decisa anche l’eliminazione delle chiese cristiane dopo la vittoria finale dei nazisti. Quindi in quel periodo prevaleva una situazione simile a quella che, in base alle dichiarazioni della Scrittura, ci aspettiamo negli Ultimi Tempi sotto il dominio dell’Anticristo e anche allora molti pensavano che gli Ultimi Tempi fossero già arrivati.

Sia ringraziato il Signore e gli Alleati che quest’incubo sia terminato dopo sette anni, che l’Europa sia tornata nuovamente a vivere periodi più pacifici e che la solidarietà e l’amore reciproco tra le persone abbia potuto attecchire di nuovo. E ciò ci dimostra che le nostre attuali relazioni, nonostante siano preoccupanti, non possono essere messe a confronto né con quelle del regime di Hitler, né tantomeno con quelle del dominio del prossimo Anticristo.

Di conseguenza, se non è l’iniquità – né l’iniquità religiosa nella forma dell’empietà, né l’iniquità terrena nella giustizia, con corruzioni e inganni - a provocare questa perdita d’amore tra le persone del nostro tempo, cosa potrebbe essere allora?

Ad un’analisi più attenta di entrambe le forme di iniquità citate in precedenza si può notare che tutte e due le posizioni si schierano contro l’ordine sociale, imposto al singolo dall’esterno. Nel caso dell’iniquità religiosa queste persone respingono in definitiva i comandamenti divini, mentre nel caso dell’iniquità terrena queste persone cercano di aggirare con l’inganno, la corruzione, ecc., proprio le leggi della giustizia secolare.

Ora esiste ancora una terza forma di principi sociali rilevanti che non sono fondati su comandamenti e su leggi esterne, ma che si basano sull’atteggiamento interiore dell’essere umano, sul suo carattere, sulla sua etica e sulla sua morale. E anche se oggi le dimensioni dell’iniquità, nella forma dell’empietà e del crimine, non sono ancora cresciute a dismisura, questo tipo di iniquità contro la propria coscienza era già in atto all’epoca di Paolo (2Tess 2,7), ha raggiunto il suo culmine durante l’"Illuminismo" e ha trovato la sua ultima diffusione nella generazione del ’68.

Infatti il mistero dell’empietà è già in atto.

2Tess 2,6 Ora voi sapete ciò che lo trattiene affinché sia manifestato a suo tempo. 2,7 Infatti il mistero dell’empietà è già in atto, soltanto c’è chi ora lo trattiene, finché sia tolto di mezzo. 2Tess 2,6- 7;


Mentre durante l’Illuminismo si lottava contro la religione della Chiesa cattolica come legittimazione di un ordine sociale oppressivo, nel ’68 si è andati ancora oltre, considerando come oppressivi tutti gli ordini sociali. Ma così in entrambi i casi si è buttato via il bambino con l’acqua sporca, condannando anche l’ordine sociale buono e assolutamente necessario; così da un lato nell’Illuminismo si sono condannati gli eccessi del clero (teoria dell’inganno sacerdotale) e il diritto all’assolutismo dell’aristocrazia (Rivoluzione francese) e dall’altro, nella generazione del ’68, si sono condannati la democrazia e la legge.

E a quanto pare, da allora viviamo in un’epoca di graduale declino caratteriale delle persone, di espansione dell’egoismo dell’individuo, di caduta di tutti i freni inibitori e di liberalizzazione a tutti i livelli. E con ciò ora si spiegano molto bene anche i relativi fenomeni del nostro tempo.

Ma visto più da vicino, in questo modo non abbiamo soltanto un’altra forma di iniquità, ma piuttosto abbiamo trovato la fonte di tutte le iniquità: la mortificazione della propria coscienza è il punto di partenza dello sviluppo di tutte queste caratteristiche negative come incredulità, egoismo, riduzione dei freni inibitori, liberalizzazione dei principi etici e morali, avidità, corruzione, inganno e crimine. Di conseguenza, è altamente probabile che tutti quei passaggi biblici che parlano di iniquità, direttamente o indirettamente, si riferiscano all’autolesionismo dell’essere umano attraverso la soppressione della propria voce interiore fino a ridurla completamente al silenzio.

Il risultato di questo declino caratteriale si trova già nelle nostre scuole: violenza contro i più deboli, estorsioni e furti – dalla merenda, passando per la paghetta fino al telefonino – e in casi estremi raptus omicidi da parte di giovani studenti contro insegnanti e compagni. Questa tendenza di attaccare sempre e soltanto i più deboli poi, continua anche dopo la scuola: gli anziani vengono aggrediti, picchiati a morte e derubati, le donne vengono violentate e i bambini abusati sessualmente.

Ma anche tra gli adulti si nota la mancanza di valori morali. Agli azionisti di molte società dell’economia mondiale non interessa se queste aziende fanno profitti attraverso il lavoro minorile o lo sfruttamento di ceti sociali svantaggiati. A loro non importa se i prodotti realizzati per il profitto, sono di scarsa qualità o sono addirittura dannosi per la salute del consumatore finale L’unica cosa che interessa a questa gente sono i dividendi che ottengono alla fine dell’anno commerciale in base alle azioni possedute.

E così anche quelle persone che occupano posizioni dirigenziali presso banche o società commerciali non disdegnano di accumulare enormi patrimoni attraverso stipendi esorbitanti o soprattutto attraverso l’inganno, dando così un cattivo esempio a quei dipendenti che accedono a posizioni chiave per fare soldi in maniera veloce e illegale.


L’amore nelle comunità cristiane.

E ora qui sarebbe molto bello per un credente cristiano se questo comportamento delle persone nel mondo si potesse attribuire alla progressiva empietà in ampie fette dell’umanità e se si potesse contrapporre a questo il comportamento dei figli di Dio nelle comunità cristiane. Ciò poi corrisponderebbe ai comandamenti del nostro Signore, che ci esorta ad amarci gli uni con gli altri.

Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri.

Giov 13,34 Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. 13,35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri». Giov 13,34-35;

Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore.

Giov 15,9 Come il Padre mi ha amato, così anch’io ho amato voi; dimorate nel mio amore. 15,10 Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. 15,11 Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa. Giov 15,9-11;


Tuttavia, a essere sinceri, nelle nostre comunità cristiane - a prescindere da quale denominazione - un simile amore tra i fratelli e le sorelle nel Signore è davvero una rarità. La devozione è spesso affettata e all’amore manca quella sincerità e onestà che dovrebbe avere in quanto amore cristiano tra fratelli e sorelle.

Le riunioni vengono sempre più organizzate da un punto di vista economico e manageriale, e sempre meno con amore e responsabilità nei confronti della vera fede dei fratelli e delle sorelle nel Signore. Si annuncia un vangelo della crescita quantitativa al posto di un vangelo della crescita nello Spirito. Se poi di questo ci si rende conto dopo anni – come nella confessione di Bill Hybels della Willow Creek – saranno ormai migliaia le persone in buona fede che avranno percorso questa cattiva strada.

(Vedi anche il rapporto qui sotto: "Una "confessione" scioccante della Willow Creek Community Church.")


E chi da noi in Europa si permette di parlare di questa mancanza di Spirito Santo nella propria comunità cristiana, viene spesso marchiato come tradizionalista e attaccabrighe ed emarginato. Ecco perché nel loro travaglio spirituale così tanti cristiani biblici si sono già ritirati alla chetichella da queste comunità cristiane.

(Vedi anche Discorso 42: "Il silenzioso ritirarsi dei cristiani dalla chiese e comunità." [non ancora disponibile in italiano. leggi in tedesco / leggi in inglese])


Nella maggior parte dei casi, le guide di queste comunità cristiane – negli Stati Uniti e anche in Europa – occupano questa posizione a tempo pieno e vengono pagati dai relativi membri. Ma oggi anche insegnanti della Bibbia e predicatori svolgono questa attività primariamente come occupazione principale e, a causa dell’onorario, basano spesso le loro esposizioni maggiormente su ciò che gli ascoltatori vogliono sentire che su ciò che dovrebbero sentire. Tuttavia, già Paolo metteva in guardia i Tessalonicesi da questo:

Ma noi vi esortiamo, fratelli, a cercare diligentemente di vivere in pace, di occuparvi delle vostre cose e di lavorare con le vostre mani.

1Tess 4,9 Ora, quanto all’amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva, perché voi stessi siete stati ammaestrati da Dio ad amarvi gli uni gli altri. 4,10 Voi infatti fate questo verso tutti i fratelli che sono in tutta la Macedonia; ma noi vi esortiamo, fratelli, a sovrabbondare in questo ancora di più, 4,11 e a cercare diligentemente di vivere in pace, di occuparvi delle vostre cose e di lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato, 4,12 affinché vi comportiate onestamente verso quelli di fuori e non abbiate bisogno di nulla. 1Tess 4,9-12;

Abbiamo lavorato con fatica e travaglio giorno e notte, per non essere di peso ad alcuno di voi.

2Tess 3,7 Voi stessi infatti sapete in qual modo dovete imitarci, perché non ci siamo comportati disordinatamente fra di voi, 3,8 e non abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e travaglio giorno e notte, per non essere di peso ad alcuno di voi. 2Tess 3,7-8;


Paolo, che di mestiere faceva il fabbricante di tende, insiste quindi sul fatto che queste persone seguano il suo esempio e pratichino la propria professione terrena per guadagnarsi da vivere, e non essere di peso ai fratelli e alle sorelle delle comunità cristiane. Se svolgono funzioni dirigenziali o insegnano o predicano nelle comunità cristiane, allora ciò dovrebbe essere fatto gratuitamente.

Il detto "Ciò che non costa nulla non vale nulla" è di pura provenienza terrena, e dimostra la stupidità e l’incapacità delle persone del mondo di giudicare le cose e di riconoscerne il vero valore. Tuttavia, tra i cristiani in riferimento a guide, insegnanti e predicatori vale il semplice detto: se la loro conoscenza viene dallo Spirito Santo, vuol dire che l’hanno ottenuta gratuitamente e allora altrettanto gratuitamente devono trasmetterla. Se, tuttavia, la loro conoscenza non viene dallo Spirito Santo, allora devono tenerla per sé, senza usarla per infastidire anche altri fratelli e altre sorelle.

In base all’analisi di cui sopra possiamo quindi concludere questo argomento affermando che questa iniquità - la cui crescita, in base alla dichiarazione del Signore in Mat 24,12, farà raffreddare l’amore dei più negli Ultimi Tempi – non è identificabile primariamente con l’empietà e il crimine. Questi ultimi due sono solo una conseguenza di quell’altra iniquità risultante dalla graduale mortificazione della coscienza umana. Le persone vogliono essere "libere" e vogliono "realizzarsi", e non si accorgono che senza questo ordine interiore sprofondano sempre di più nel pantano del desiderio, della perversione, dell’inganno e del crimine.

E purtroppo questo non è solo un problema delle persone del mondo, ma riguarda anche noi fratelli e sorelle nel Signore. Anche se possiamo presumere di poter escludere l’empietà e il crimine tra i cristiani, la fonte di tutte le iniquità, vale a dire la manipolazione della coscienza – della propria e di quella degli altri – rappresenta un grande pericolo anche per noi.

Attribuendo a Dio un amore "infinito" e quindi cieco, si minimizza il peccato e non si dà abbastanza importanza alla necessità del pentimento e della remissione dei peccati. Soprattutto tra i giovani si forma così l’immagine di un Dio che in ogni caso non rifiuta niente a nessuno, e al quale conseguentemente non si deve rendere conto. Si ha l’impressione che basti credere per avere perdonati sempre e automaticamente i propri peccati.

Ma la Bibbia non insegna questo! In base alla Scrittura, solo con la conversione l’essere umano riceve una sorta di remissione forfettaria dei propri peccati e precisamente di tutti i suoi peccati del passato. Ma poiché purtroppo continuiamo a peccare anche dopo, dobbiamo confessare regolarmente questi peccati e chiedere perdono a Dio, e precisamente per tutti i nostri peccati di pensiero, di parole e di azioni (consapevoli e inconsapevoli) e per i peccati di omissione. Qui non si tratta del fatto che Dio non conosce i nostri peccati. Dio li conosce tutti.

Qui si tratta di noi stessi, affinché durante la preghiera noi ci ricordiamo di tutte le volte in cui abbiamo violato i comandamenti di Dio, affinché diventiamo nuovamente consapevoli delle nostre debolezze e della necessità della nostra salvezza. Chi durante la propria preghiera quotidiana non si fa questo esame di coscienza, sviluppa un’immagine di sé completamente falsa e come guida, insegnante o predicatore condurrà sulla cattiva strada anche i fratelli e le sorelle nel Signore.

Anche la richiesta di perdono è come qualsiasi altra richiesta che rivolgiamo a Dio. Molti fratelli e molte sorelle si chiedono perché le loro richieste non vengono ascoltate. In realtà, nelle loro preghiere non hanno nemmeno espresso queste richieste. Pensano che Dio dovrebbe conoscerle. Ovviamente le conosce. Ma noi non sapremmo se Dio ha ascoltato la nostra richiesta se prima non glielo avessimo chiesto esplicitamente.

Non avete, perché non domandate; domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.

Gia 4,1 Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi? Non derivano forse dalle passioni che si agitano nelle vostre membra? 4,2 Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate; 4,3 domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri. 4,4 O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio. Gia 4,1-4;


Così nella Scrittura abbiamo tutte le promesse possibili e immaginabili, che Dio esaudirà le nostre richieste – se nella preghiera le esprimiamo con fede e non con cattiveria e per i nostri piaceri, ma se preghiamo secondo la volontà di Dio.

Quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano!

Mat 7,7 «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; 7,8 perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa. 7,9 Qual è l’uomo tra di voi, il quale, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? 7,10 Oppure se gli chiede un pesce, gli dia un serpente? 7,11 Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano! Mat 7,7-11;

Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete».

Mat 21,22 Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete». Mat 21,22;

Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Giov 14,13 e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14,14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò. Giov 14,13-14;

Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto.

Giov 15,6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. 15,7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. 15,8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli. Giov 15,6-8;

Tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute, e voi le otterrete.

Mar 11,24 Perciò vi dico: tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute, e voi le otterrete. 11,25 Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate; affinché il Padre vostro, che è nei cieli, vi perdoni le vostre colpe. Mar 11,24-25;

Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce.

1Gio 5,14 Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. 5,15 Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste. 11Gio 5,14-15;


Che il perdono dei peccati di cui siamo consapevoli – sia attraverso Dio che tra le persone - non possa avvenire né in maniera forfettaria, né automaticamente, ce lo dimostra qui sotto la dichiarazione del Signore in Luca 17,4:

Se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te e ti dice: "Mi pento", perdonalo.

Luca 17,3 State attenti a voi stessi! Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo. 17,4 Se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te e ti dice: "Mi pento", perdonalo». Luca 17,3-4;


In quanto cristiani siamo tenuti a perdonare tutti i fratelli e le sorelle nel Signore che hanno peccato nei nostri confronti, e precisamente tutte le volte che hanno peccato contro di noi – "sette volte" qui indica simbolicamente "tutte le volte, sempre" (Mat 18,21-22). Ma come dice qui il Signore, questi fratelli e queste sorelle, tutte le volte in cui hanno peccato contro di noi, devono anche venire da noi, pentirsi e chiederci di perdonarli. E così avviene anche con il perdono dei peccati attraverso Dio: se vuoi ottenere perdono, devi chiedere perdono. Senza pentimento e senza la richiesta di perdono non c’è perdono. Né presso Dio, né con le persone.

E poiché qui stiamo parlando di richieste, naturalmente non dobbiamo dimenticare neanche il ringraziamento. Nella parabola del buon Samaritano (Luca 10,25-37) a proposito dell’amore per il prossimo (Deut 6,5; Lev 19,18), il Signore ci dice che chiunque sia stato aiutato deve amare il suo benefattore come se stesso. Un messaggio, tra l’altro, che oggi viene interpretato al contrario in tutto il mondo, per cui quest’amore non viene richiesto da chi viene aiutato – come ordina il Signore nella parabola, ma viene imposto esclusivamente al benefattore.

Ecco perché quelle persone che oggi ricevono quest’aiuto in gran parte da organizzazioni umanitarie non sono neanche grate, né nei confronti dei donatori – non li conoscono nemmeno – e in realtà neanche nei confronti delle organizzazioni umanitarie, i cui rappresentanti girano il mondo – per lo più per mezzo del denaro donato – per poi distribuire generosamente sul posto ciò che resta di questi mezzi finanziari.

Nel rapporto tra Dio e i cristiani però non funziona così. Loro sanno a chi hanno chiesto aiuto e chi li ha aiutati. Come mai ciononostante anche qui si ringrazia concretamente così poco? È una questione psicologica, quando le cose nella vita vanno bene, si danno per scontate e si dimenticano molto velocemente; solo quando ci sono problemi su problemi le persone se li ricordano. Anche da questo punto di vista dobbiamo distinguerci dalle persone del mondo. Spesso non ringraziamo proprio perché non riconosciamo affatto che una delle nostre richieste è stata ascoltata, perché abbiamo pregato in maniera superficiale o perché abbiamo espresso le nostre richieste meccanicamente dicendo parole trite e ritrite, che poi abbiamo immediatamente dimenticato.

Di conseguenza, per seguire l’azione di Dio in conseguenza alle nostre richieste, dobbiamo tenere d’occhio l’evoluzione del loro reale obiettivo. Se abbiamo pregato per delle persone, dobbiamo contattarle regolarmente per sapere come stanno. Se le condizioni cambiano, dobbiamo eventualmente modificare e adattare anche le nostre preghiere. Ma tutto questo non è possibile se ad esempio vogliamo pregare per le persone nel terzo mondo, perché non le conosciamo personalmente e non siamo informati sulle loro condizioni.

Se abbiamo chiesto l’aiuto di Dio per delle circostanze specifiche, come una malattia, la mancanza di lavoro o difficoltà finanziarie, allora dobbiamo osservare in modo coerente gli eventi quotidiani e valutare se in un caso o nell’altro Dio ci sta offrendo una possibile soluzione. Chi si rilassa pensando che Dio lo tirerà fuori da tutte le difficoltà, si sbaglia di grosso. Non solo non sarà aiutato, ma sprofonderà sempre più nei suoi problemi.

E quando poi riconosciamo che l’aiuto è stato concesso - a noi stessi o agli altri per cui abbiamo pregato – allora non dobbiamo aspettare troppo per ringraziare. Questa è la migliore dimostrazione del nostro essere figli di Dio, quando ringraziamo nostro Padre in cielo per la Sua grazia e per glorificarlo. A ciò si riferisce anche un avvenimento in Luca 17,12-19 - tra l’altro anche qui si tratta di un Samaritano:

Uno di loro vedendo che era purificato, tornò indietro, glorificando Dio ad alta voce;

Luca 17,12 Come entrava in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, i quali si fermarono lontano da lui, 17,13 e alzarono la voce, dicendo: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!» 17,14 Vedutili, egli disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E, mentre andavano, furono purificati. 17,15 Uno di loro vedendo che era purificato, tornò indietro, glorificando Dio ad alta voce; 17,16 e si gettò ai piedi di Gesù con la faccia a terra, ringraziandolo. Or questo era un Samaritano. 17,17 Gesù, rispondendo, disse: «I dieci non sono stati tutti purificati? Dove sono gli altri nove? 17,18 Non si è trovato nessuno che sia tornato per dare gloria a Dio tranne questo straniero?» 17,19 E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato». Luca 17,12-19;


La circostanza per cui nella summenzionata parabola del buon Samaritano viene messo così in risalto proprio il comportamento del Samaritano, deriva dal fatto che dai tempi della guerra siro-efraimita (intorno al 733 d.C.) tra Ebrei e Samaritani imperava un’irriconciliabile ostilità secolare (Giov 4,9). Per gli Ebrei i Samaritani erano infatti eretici e pagani.

Eppure, in questa parabola del buon Samaritano la vittima non riceve aiuto da coloro che da un punto di vista religioso ed etico effettivamente sono i suoi "prossimi", cioè dagli Ebrei, ma sorprendentemente proprio da colui dal quale ci si aspettava piuttosto che passasse oltre con indifferenza. E anche qui sopra in Luca 17,16 è il Samaritano guarito dalla lebbra, l’unico dei dieci guariti, a tornare indietro per dare gloria a Dio.

A quanto pare, gli altri nove guariti non erano Samaritani ma Ebrei, i quali erano andati dai sacerdoti nel tempio a ringraziare Dio. Analogamente al Samaritano, anche noi non andiamo nel "tempio" per parlare con il nostro Dio, ma come ci ha insegnato il Signore andiamo nelle nostre camere, dove adoriamo Dio in spirito e verità.

Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto.

Mat 6,5 «Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze (o al "Muro del pianto"!/FH) per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. 6,6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. 6,7 Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. 6,8 Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. Mat 6, 5- 8;

Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità.

Giov 4,23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 4,24 Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità». Giov 4,23–24;


Di conseguenza, quando parliamo con Dio nella nostra camera, dobbiamo innanzitutto ripensare al passato della nostra vita e riflettere su quante situazioni problematiche della vita il Signore ci ha già aiutato a risolvere – in parte persino prima della nostra conversione e senza aver chiesto il Suo aiuto. E allora capiremo che in molti casi non ce ne siamo neanche accorti. Abbiamo pensato di aver avuto fortuna e di essere riusciti ancora una volta a cavarcela.

Ma anche dopo la nostra conversione ci saranno probabilmente eventi che solo considerati a posteriori riconosciamo come un grande pericolo da cui il Signore ci ha protetti. Abbiamo già ringraziato per tutto questo? In base alla mia esperienza, per un credente di circa 50 anni ci vogliono per lo meno 5 ore per mettersi alla pari con tutti i ringraziamenti dovuti per ogni aiuto ricevuto. E anche qui quando ringraziamo non dobbiamo "usare troppe parole come fanno i pagani", ma richiamare consapevolmente alla memoria ogni evento che ci viene in mente, affinché possiamo avere consapevolezza della grazia e della misericordia del nostro Dio nella loro pienezza.

Se facciamo così, sarà una vera rivelazione proprio per quei fratelli e quelle sorelle tra di noi che chiedono spesso perché Dio non li aiuta: comprenderanno che il loro Dio li aiuta quasi ininterrottamente, ma che finora non l’hanno capito. E così riacquisteranno anche più fiducia e fede, cosa che li aiuterà di nuovo a pregare e a ricevere.

Tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute, e voi le otterrete.

Mar 11,24 Perciò vi dico: tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute, e voi le otterrete. 11,25 Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate; affinché il Padre vostro, che è nei cieli, vi perdoni le vostre colpe. Mar 11,24-25;


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(La Scrittura vieta la preghiera collettiva? / Replica di Ingmar Bauer 00, 25-02-2008)

Qualche volta Lei sottolinea, in conformità alle dichiarazioni del Signore, che "dobbiamo andare nella nostra camera" per pregare, il che è indubbiamente giusto. Purtroppo, le Sue osservazioni mi trasmettono anche l’impressione – ma sono sicura che non sia intenzionale - che non si debba pregare insieme. Di sicuro Gesù Cristo non intende questo, ma mette in risalto – come del resto fa anche Lei - la differenza tra la preghiera ostentata per piacere alle persone e la preghiera umile e devota per piacere a Dio. Ma la Sua analisi suona un po’ come un divieto di andare a pregare in chiesa o anche solo di pregare insieme.

(Ingmar Bauer, ingmarbauer@yahoo.de)



La ringrazio molto per questa Sua indicazione assolutamente legittima. Questa è sicuramente una questione che riguarda anche molti altri lettori e quindi mi sembra opportuno discuterne subito pubblicamente. Innanzitutto, osserviamo accuratamente questo passaggio:

Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto.

Mat 6,5 «Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze (o al "Muro del pianto"!/FH) per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. 6,6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. 6,7 Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. 6,8 Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. Mat 6, 5- 8;


Come Lei cita molto correttamente nel Suo commento di cui sopra, il Signore qui mette in risalto

"la differenza tra la preghiera ostentata per piacere alle persone e la preghiera umile e devota per piacere a Dio".


E proprio questa Sua formulazione contiene già anche la risposta alla Sua domanda: questa preghiera umile e devota per piacere a Dio dovremmo dirla da soli e nella nostra camera. In questo modo dipende dalla volontà di ogni singolo individuo se rivolgere una preghiera umile e devota a Dio o se esprimere una preghiera diversa.

Ma naturalmente in questo caso ci si pone una domanda completamente diversa: come dovrebbe essere questa "preghiera diversa"? Le nostre preghiere rivolte a Dio non dovrebbero essere sempre umili e devote? Una preghiera non umile e non devota è una preghiera che poi piacerà a Dio? E avrà la forza in sé per essere ascoltata ed esaudita dal Padre?

Per quanto riguarda il fatto di dover dire questa preghiera da soli in camera, bisogna constatare che al giorno d’oggi soprattutto in ambienti mondani – ma non solo lì – si riscontra un certo disagio delle persone a rimanere soli con se stessi. Così qualche tempo fa una cara signora anziana mi disse che non sarebbe riuscita a vivere in un posto così isolato e tranquillo, dove non c’era assolutamente traffico e non c’era nessuno per strada, perché avrebbe sentito persino il sangue scorrerle nelle vene.

Ma anche tra i contemporanei più giovani si osserva continuamente che appena sono da soli in camera accendono immediatamente la radio, la TV o il lettore CD. Si tratta evidentemente dell’incapacità (o riluttanza) di rimanere da soli con i propri pensieri. E così non sorprende neanche che queste persone cerchino continuamente la compagnia di altri - più si è e meglio è. In realtà, qui è solo una questione di quantità, affinché si riesca a coprire la voce della propria coscienza. Sulla qualità, cioè ciò che le persone credono, pensano e dicono, qui non ci si interroga nemmeno.

Naturalmente nella Scrittura non esiste alcun divieto di andare a pregare in chiesa o di pregare insieme ad altri fratelli o sorelle. In alcune situazioni una preghiera collettiva può essere persino particolarmente utile. E nemmeno esiste nella Scrittura – a parte appunto questa dichiarazione del Signore in Mat 6,6, di cui sopra – alcun comandamento che ci imponga di andare a pregare in un determinato posto o di pregare esclusivamente con una determinata cerchia di persone.

Di conseguenza, dovremmo chiederci perché il Signore qui ci esorta a pregare da soli nella nostra camera. E come spesso accade nella Scrittura, qui ci può venire in aiuto il contesto. Nei versetti precedenti il Signore parla di fare l’elemosina e indica un contesto molto simile a quello della preghiera:

Chi fa l’elemosina davanti agli uomini, non ha alcuna ricompensa presso il Padre nei cieli.

Mat 6,1 «Guardatevi dal fare la vostra elemosina davanti agli uomini, per essere da loro ammirati; altrimenti voi non ne avrete ricompensa presso il Padre vostro, che è nei cieli. 6,2 Quando dunque fai l’elemosina, non far suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini; in verità vi dico, che essi hanno già ricevuto il loro premio. 6,3Anzi quando tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra quello che fa la destra, 6,4 affinché la tua elemosina si faccia in segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa palesemente. Mat 6,1-4;


Oltre alla dichiarazione di non fare le nostre donazioni in pubblico - così come le nostre preghiere (Mat 6,5) - anzi di farle in segreto, anche qui il Signore ci dice che il nostro Padre vede nel segreto. Quindi, fare l’elemosina, così come la preghiera, sono cose che devono essere espresse solo tra Dio e il credente. E questo il Signore non l’ha ordinato solo a noi, ma l’ha applicato anche a se stesso, come si può desumere dai seguenti passaggi biblici.

Dopo aver congedato la folla, si ritirò in disparte sul monte a pregare.

Mt 14,23 Dopo aver congedato la folla, si ritirò in disparte sul monte a pregare. E, venuta la sera, se ne stava lassù tutto solo. Mat 14,23;

UIn quei giorni egli andò sul monte a pregare, e passò la notte pregando Dio.

Luca 6,12 In quei giorni egli andò sul monte a pregare, e passò la notte pregando Dio. Luca 6,12;

Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo, e salì sul monte a pregare.

Luca 9,28 Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo, e salì sul monte a pregare. Luca 9,28;

Gesù era stato in disparte a pregare.

Luca 11,1 Gesù era stato in disparte a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Luca 11,1;


Ogni credente con anni di esperienza nella preghiera sa anche perché il Signore si è ritirato in disparte per pregare e perché ci ordina di fare altrettanto. Per un figlio di Dio la preghiera non è uno sciorinare ripetitivo di "Ave Maria", come ad esempio sono soliti fare i cattolici, ma è una conversazione con Dio. E precisamente una conversazione molto intima

 Riguarda cose molto personali, ma anche familiari, fratelli e sorelle nel Signore e spesso anche persone ancora lontane dalla fede. Questa conversazione quotidiana con Dio non ha limiti di tempo. Come ogni altra conversazione, al di là degli elementi fondamentali, è rivolta a eventuali richieste attraverso preghiere e ringraziamenti, ma di norma non dura meno di mezz’ora.

Ora chi pensa di poter condurre una simile conversazione in pubblico non è sincero né nei confronti di Dio né con sé stesso. Chi prende sul serio il comandamento del Signore di adorare il Padre in spirito e verità, sa che farlo in pubblico non è il luogo adatto..

Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità.

Giov 4,23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 4,24 Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità». Giov 4,23–24;


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Gli insegnanti e i predicatori non vengono ricompensati per la loro opera di evangelizzazione? / Replica di Ingmar Bauer 01, 25-02-2008)

Nel Discorso 93 Lei scrive: "Tuttavia, tra i cristiani in riferimento a guide, insegnanti e predicatori vale il semplice detto: se la loro conoscenza viene dallo Spirito Santo, vuol dire che l’hanno ottenuta gratuitamente e allora altrettanto gratuitamente devono trasmetterla;"

Qui sono d’accordo con Lei. Sarebbe sbagliato pretendere del denaro per questo, poiché si dice:

Mat 10,8: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Tuttavia, quando mandò i Suoi discepoli ad annunciare il Vangelo, Gesù disse anche:

Mat 10,10: Né di sacca da viaggio, né di due tuniche, né di calzari, né di bastone, perché l’operaio è degno del suo nutrimento.

Paolo lo conferma scrivendo:

1Cor 9,14: Similmente, il Signore ha ordinato che coloro che annunciano il vangelo vivano del vangelo.

E:

Gal 6,6: Chi viene istruito nella parola faccia parte di tutti i suoi beni a chi lo istruisce. E: 2 Tess 3,9: Non che non ne avessimo il diritto, ma abbiamo voluto darvi noi stessi come esempio, perché ci imitaste.

Quindi, per quanto ho capito, ciò significa che per il Vangelo in sé non spetta alcuna ricompensa a nessuno, dato che è un dono di Dio, ma per l’attività di evangelizzazione sì. Tuttavia, Paolo e altri hanno rinunciato alla loro ricompensa per determinati motivi. Chi può rinunciare alla propria ricompensa, penso che sia anche giusto che lo faccia: in ogni caso il Signore lo ricompenserà abbondantemente. Ma chi non vuole o non può rinunciare alla propria ricompensa, è altrettanto giusto accettare qualcosa per la propria attività. Tuttavia, anche per la ricompensa guadagnata si deve ringraziare Dio, dato che anche la forza per svolgere questa attività viene da Dio, così come prega Davide:

1 Cro 29,14: Poiché chi sono io, e chi è il mio popolo, che siamo in grado di offrirti volenterosamente così tanto? Poiché tutto viene da te; e noi ti abbiamo dato quello che dalla tua mano abbiamo ricevuto.

(Ingmar Bauer, ingmarbauer@yahoo.de)



Lei qui sopra ha citato Mat 10,8 e 10,10, ma purtroppo ha tralasciato il versetto 9, che in questo contesto è molto importante. Osserviamo, dunque, l’intero paragrafo:

Non provvedetevi d’oro, né d’argento, né di rame nelle vostre cinture.

Mat 10,8 Guarite gli ammalati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. 10,9 Non provvedetevi d’oro, né d’argento, né di rame nelle vostre cinture, 10,10 né di sacca da viaggio, né di due tuniche, né di calzari, né di bastone, perché l’operaio è degno del suo nutrimento. Mat 10,8-10;


Leggendo questi tre versetti ci imbattiamo in un’apparente contraddizione: il Signore manda questi discepoli a guarire gli ammalati, a risvegliare i morti, a purificare i lebbrosi e a scacciare i demoni, ma per le loro attività non devono chiedere nulla, anzi devono dare gratuitamente. Non devono neanche procurarsi né oro, né argento – cioè denaro. Inoltre, non devono neanche provvedere a se stessi, né portare con sé sacche da viaggio, né due tuniche, né calzari.

E poi il Signore dice: "Perché l’operaio è degno del suo nutrimento". Di conseguenza, poiché sembra impossibile che queste persone possano vivere senza alcun tipo di sostegno, si conclude in diverse parti che il Signore qui voglia dire che a provvedere a loro e a supportarle finanziariamente devono essere quelle persone che sono state guarite dalla malattia, a cui hanno scacciato i demoni e alle quali sicuramente è stato annunciato anche il Vangelo. Ma è davvero così?

Iniziamo innanzitutto dall’ultimo di questi tre versetti. Qui il Signore dice: "Perché l’operaio è degno del suo nutrimento". Ciò conferma l’idea che queste persone devono essere ricompensate per la loro attività. L’ovvia domanda naturalmente è chi dovrebbe dare questa ricompensa. La risposta convenzionale è: quelli che sono stati aiutati.

In questo modo quindi i discepoli diventano gli operai di questi ammalati, lebbrosi e posseduti, perché da questi ricevono la loro ricompensa. In ogni caso questa è la visione che considera questo paradosso come un problema terreno e che con mezzi terreni vuole risolverlo.

Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che è il Signore Gesù, il Figlio di Dio, che ha conferito questo compito ai discepoli mandandoli nel mondo. E così il quadro cambia completamente. Non sono più gli operai di chiunque, ma sono gli operai di Dio. Non devono procurarsi oro e argento perché lo fa Dio per loro. Non hanno neanche bisogno di due tuniche, né di calzari, poiché Dio sa ciò di cui hanno bisogno e provvederà a loro.

Non siate dunque in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo.

Mat 6,31 Non siate dunque in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" 6,32 Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. 6,33 Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. Mat 6,31-33;


E così abbiamo una comprensione completamente diversa del summenzionato testo in Mat 10,8-10. A queste persone non deve provvedere nessuno. Sono operai e servi di Dio e la Sua mano è su di loro; relativamente al sostentamento a loro non mancherà nulla. Ovunque si trovino, Dio provvederà a fornire loro ciò di cui hanno bisogno. Così era allora, e poiché Dio è lo stesso ieri, oggi e domani, così è ancora oggi.

Purtroppo, molti predicatori e insegnanti prestano troppa poca attenzione alla esortazione del Signore in Mat 10,8 "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date". Soffrono della "sindrome di Gheazi". In 2Re 5,1-27 Naaman, eroe di guerra e capo dell’esercito del re di Aram, si reca in Israele presso il profeta Eliseo, affinché questi possa guarirlo dalla lebbra. Alla fine, Naaman fu guarito, e perciò voleva ricompensare lautamente Eliseo. Tuttavia, questi rifiutò.

Ma appena Naaman partì, Gheazi, il servitore di Eliseo, corse dietro a Naaman e gli fece intendere che, poiché all’improvviso erano arrivati degli ospiti a casa di Eliseo, quest’ultimo aveva bisogno di quel regalo proprio in quel momento. Dopo che Gheazi aveva nascosto in casa sua questo immeritato regalo ottenuto con l’imbroglio, si accorse che la lebbra, dalla quale Eliseo aveva guarito il capo dell’esercito aramaico, si stava ora diffondendo sul suo corpo.

E qui si riconosce il parallelismo con la nostra attuale situazione relativa all’evangelizzazione: chi fa intendere di avere ricevuto gratuitamente la propria conoscenza dallo Spirito Santo, e ciononostante pretende di essere ricompensato, si comporta come Gheazi. Anche lui avrebbe potuto dire che questa era la "ricompensa per le sue fatiche" per essere corso dietro a Naaman e aver riportato il tesoro a casa.

E così come la lebbra si era diffusa sempre di più sulla pelle sana e pura di Gheazi fino a ricoprirne tutto il corpo, così anche questi proclamatori del Vangelo corrono il grande pericolo che la lebbra spirituale si diffonda nel loro spirito fino a coprire lo Spirito Santo che è in loro. Ne consegue che proclamano la Parola di Dio senza lo Spirito Santo. Possono anche chiedere denaro per la loro attività, ma non vale più la pena stare a sentire le loro idee.

Ora per evitare qui di fare un discorso puramente teorico, vorrei mostrare sulla base di tre esempi molto diffusi nella pratica dell’evangelizzazione quanto possono essere pericolose simili "escursioni in solitaria", e come in questo modo alcune dichiarazioni della Scrittura del tutto chiare vengono reinterpretate in maniera talmente diversa da far venire il dubbio che queste persone abbiano letto la stessa Bibbia.


Il Rapimento.

Tutte le tribù della terra vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo.

Mat 24,29 Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. 24,30 Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria 24,31 E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli. Mat 24,29-31;


Uno degli errori interpretativi più ricorrenti, che continua a ripresentarsi da oltre cento anni in tutto il mondo, è l’idea di un Rapimento pretribolazione, vale a dire di un Ritorno del Signore per il Rapimento della comunità cristiana degli Ultimi Tempi prima della Grande Tribolazione. E anche se il Signore stesso nel Suo discorso degli Ultimi Tempi in Mat 24,29 qui sopra dice:

"Subito dopo la tribolazione di quei giorni (…) e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo (…) E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti"


uindicando così molto chiaramente che questi credenti devono vivere la Grande Tribolazione prima che il Signore venga per la loro redenzione, evidentemente per molti esegeti è troppo grande la tentazione di "proteggere" già ora la comunità cristiana sulla carta, come ad esempio cercano di fare Heinz Weber e René Pache:



Il passaggio a cui qui si riferisce Pache in Luca 21,28 è il passaggio parallelo del nostro summenzionato testo in Mat 24,29-31. Ecco l’intero contesto:

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nuvola con potenza e grande gloria.

Luca 21,25 «E vi saranno dei segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli, nello smarrimento al fragore del mare e dei flutti; 21,26 gli uomini verranno meno dalla paura e dall’attesa delle cose che si abbatteranno sul mondo, perché le potenze dei cieli saranno scrollate. 21,27 Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nuvola con potenza e grande gloria. 21,28 Ora, quando queste cose cominceranno ad accadere, guardate in alto e alzate le vostre teste, perché la vostra redenzione è vicina». Luca 21,25-28;


Si tratta quindi esattamente della stessa situazione: dopo la Grande Tribolazione il Signore verrà su una nuvola per il Rapimento dei Suoi, che trepidanti Lo attendono in tribolazione. E questi cristiani della comunità degli Ultimi Tempi alzeranno le loro teste perché la loro redenzione è vicina.

A motivo degli eletti, la grande tribolazione sarà abbreviati.

Mat 24,21 perché allora vi sarà una grande tribolazione, quale non v’è stata dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. 24,22 Se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a motivo degli eletti, quei giorni saranno abbreviati. Mat 24,21-22;


Tuttavia, Pache non solo sradica il testo dal suo contesto, ma lo interpreta anche contro ogni ragionevolezza. Quando si dice che "guarderanno in alto e alzeranno le teste perché la loro redenzione è vicina", significa che prima erano abbattuti dalla paura e tenevano le teste basse implorando la fine della loro tribolazione.

Come si può pensare che queste incoraggianti parole del Signore qui non siano indirizzate alla comunità cristiana nella tribolazione, ma a una comunità cristiana che vive in sicurezza e nel benessere prima della tribolazione, che non è esposta ad alcun tormento e per di più ora attende gioiosamente di essere rapita prima della Grande Tribolazione?

A ciò si aggiunga che anche un gran numero di passaggi biblici conferma che anche il Rapimento avrà luogo dopo la Grande Tribolazione:

Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione.

Apoc 7,9 Dopo queste cose guardai e vidi una folla immensa che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano. 7,10 E gridavano a gran voce, dicendo: «La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono, e all’Agnello». 7,11 E tutti gli angeli erano in piedi intorno al trono, agli anziani e alle quattro creature viventi; essi si prostrarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio, dicendo: 7,12 «Amen! Al nostro Dio la lode, la gloria, la sapienza, il ringraziamento, l’onore, la potenza e la forza, nei secoli dei secoli! Amen».

7,13 Poi uno degli anziani mi rivolse la parola, dicendomi: «Chi sono queste persone vestite di bianco e da dove sono venute?» 7,14 Io gli risposi: «Signor mio, tu lo sai». Ed egli mi disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello. 7,15 Perciò sono davanti al trono di Dio e lo servono giorno e notte, nel suo tempio; e colui che siede sul trono stenderà la sua tenda su di loro. 7,16 Non avranno più fame e non avranno più sete, non li colpirà più il sole né alcuna arsura; 7,17 perché l’Agnello che è in mezzo al trono li pascerà e li guiderà alle sorgenti delle acque della vita; e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi». Apoc 7,9-17;


Questa folla immensa è senza dubbio la comunità di Cristo proveniente da tutte le nazioni. Se sta in piedi davanti al trono in bianche vesti, si trova in cielo. E di questi cristiani uno degli anziani dice: "Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione". Quindi devono essere stati nella Grande Tribolazione, lì devono essere morti o sopravvissuti durante la Grande Tribolazione e rapiti dal Signore dopo la Grande Tribolazione.

E poi anche Paolo ci dà l’inconfutabile prova che il giorno del Ritorno (Venuta) del Signore per il Rapimento (ricongiungimento) dei Suoi verrà solo dopo la Grande Tribolazione con l’Anticristo (apostasia, uomo del peccato).

Il rapimento non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione.

2Tess 2,1 Ora, fratelli, circa la venuta del Signore nostro Gesù Cristo e il nostro incontro con lui, vi preghiamo 2,2 di non lasciarvi così presto sconvolgere la mente, né turbare sia da pretese ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche lettera data come nostra, come se il giorno del Signore fosse già presente. 2,3 Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione. 2Tess 2,1-3;


Se però Heinz Weber a proposito del Rapimento predica ai suoi ascoltatori: "In base alla Bibbia non deve accadere alcun evento prima che abbia luogo il Rapimento", e René Pache riguardo alla Grande Tribolazione insegna ai fratelli e alle sorelle che "Proprio da questa dobbiamo essere protetti", ne consegue che i fratelli e le sorelle si aspettano che il Rapimento è praticamente dietro l'angolo e che prima non devono patire né sofferenze né tentazioni.

E analogamente alla situazione descritta sopra a proposito dei Tessalonicesi ai tempi di Paolo, anche qui si corre il pericolo che qualche fratello o sorella, in attesa del vicino Rapimento, si liberi di ogni legame terreno e non faccia nient’altro altro che attendere il Signore. Ma anche solo l’idea (sbagliata) di essere al sicuro da sofferenze e tentazioni, espone questi fratelli e queste sorelle all’immenso pericolo - quando farà la sua comparsa l’Anticristo presentandosi come il "vero" Cristo e facendo passare il nostro Signore Gesù Cristo come un imbroglione - di accogliere con giubilo appunto l’Anticristo come il Signore ritornato.

(Vedi anche Discorso 65: "Perché il Rapimento deve essere collocato nel Sesto Sigillo, prima del Giorno dell’ira di Dio.")




La Prima Risurrezione.

Le anime delle martiri tornarono in vita. Questa è la prima risurrezione.

Apoc 20,4 Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni. 20,5 Gli altri morti non tornarono in vita prima che i mille anni fossero trascorsi. Questa è la prima risurrezione. 20, 6 Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni. Apoc 20,4-6;


Nonostante negli ambienti dell’esegesi biblica si sia intanto sparsa la voce che questa "Prima Risurrezione" non ha nulla a che fare con il Risveglio dai Morti in Cristo e con il Rapimento (1Tess 4,13-18), ci sono ancora relatori e autori di libri che continuano a diffondere nelle comunità cristiane, purtroppo senza essere smentiti, questa vecchia ed errata visione di questo testo, tuttavia molto allettante per i fratelli e le sorelle, come si può notare qui sotto.



Bisogna dare ragione a David Pawson quando dice che "la Risurrezione (propriamente Risveglio dai Morti, N.d.A.) dei Giusti avrà luogo al Ritorno del Signore", e precisamente "mille anni prima della Risurrezione Universale e del Giudizio Universale". Tuttavia, se con la Prima Risurrezione in Apoc 20,4-6 intende questa Risurrezione dei Giusti (della comunità cristiana, N.d.A.), allora ignora – così come gli esegeti delle due citazioni successive – che in Apoc 20,4 si parla dei "decapitati", cioè di coloro che sono stati uccisi a motivo della loro fede, e quindi esclusivamente dei martiri.

Da ciò poi risulta anche il suo problema con la collocazione delle "pecore" e dei "capri" in Mat 25,32. Postulando la Risurrezione di tutti i giusti (pecore) già prima dei mille anni, non rimangono più giusti per il Giudizio Universale. Ma evidentemente non ha considerato che poi anche nel Millennio moriranno altri giusti ("pecore") che saranno appunto giudicati insieme ai "capri" durante il Giudizio Universale.

(Vedi anche Discorso 88: "David Pawson e l’interpretazione degli avvenimenti degli Ultimi Tempi.")


Inoltre, l’affermazione di René Pache per cui durante questo evento "saranno risvegliati solo i martiri che si sono rifiutati di adorare l’Anticristo" è chiaramente errata perché nel testo si parla espressamente anche "di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio".

Tuttavia, senza troppi indugi, René Pache sostituisce questa riduzione dell’immensa folla di martiri dell’Antico e del Nuovo Testamento con "i credenti di tutti tempi", comprendendo cioè anche tutti quelli che non erano stati decapitati. In effetti non sorprende più che neanche il riferimento in Giov 5,28-29 riguardi la Prima Risurrezione, ma la Risurrezione Universale alla fine del mondo, quando non i martiri, ma tutte le persone risorgeranno per essere giudicate.

(Vedi anche Discorso 862: "Diciotto argomentazioni per collocare il Rapimento prima della Grande Tribolazione – e la loro confutazione.")


E in questo René Pache qui è in buona compagnia con Heinz Weber nella terza citazione, il quale anche lui confonde la Prima Risurrezione con il Ritorno del Signore e con il Rapimento, e che promette allegramente agli ascoltatori della sua conferenza: "Poiché noi regneremo sulla terra come la Sua comunità cristiana – regneremo con Lui per mille anni." Il fatto che tutti noi – grazie a Dio – non siamo stati decapitati a motivo della nostra fede e che perciò non rispondiamo al criterio di questa Prima Risurrezione, evidentemente non è così importante in questo contesto.

(Vedi anche Discorso 71: "Il prossimo evento più grande della storia universale per i credenti è il Rapimento?"

(Vedi anche Discorso 07: "Rapimento e Prima Risurrezione: un unico avvenimento?")




I 144.000 Sigillati.

Centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d’Israele con il sigillo del Dio vivente.

Apoc 7,4 E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d’Israele:

7,5 della tribù di Giuda dodicimila segnati; della tribù di Ruben dodicimila; della tribù di Gad dodicimila; 7,6 della tribù di Aser dodicimila; della tribù di Neftali dodicimila; della tribù di Manasse dodicimila; 7,7 della tribù di Simeone dodicimila; della tribù di Levi dodicimila; della tribù di Issacar dodicimila; 7,8 della tribù di Zabulon dodicimila; della tribù di Giuseppe dodicimila; della tribù di Beniamino dodicimila segnati. Apoc 7,4-8;


Malgrado il fatto che Giovanni qui parli esplicitamente e dettagliatamente di Israele e delle sue 12 tribù (e solo di queste), alcuni esegeti non si lasciano sfuggire questa fruttuosa "chicca" per i loro ascoltatori e lettori e riferiscono queste dichiarazioni alla comunità cristiana. Il fatto che spesso a Israele si neghi ogni speranza di salvezza è solo un effetto collaterale, come si evince dalla seguente piccola selezione di interpretazioni di questo testo biblico da parte di noti esegeti:



Oltre a reinterpretare questi 144.000 come la comunità cristiana, questi esegeti sono accomunati dal fatto di tenere conferenze e di scrivere libri, i quali naturalmente devono anche essere venduti. E nelle loro discussioni si nota che si tratta assolutamente di un argomento diffuso con cui si continua a "solleticare l’udito" (2Tim 4,3) delle persone. Ecco cosa mi ha scritto recentemente un caro fratello nel Signore:

"Perché dovrebbe essere impossibile che i credenti (cristiani/N.d.A.), che in base a Efes 4,30 sono stati suggellati per il Giorno della Redenzione, abbiano questo sigillo sulla fronte per il mondo invisibile? È anche possibile che la fronte sia sinonimo della nostra mente, e qui - se apparteniamo al Signore Gesù - dovremmo lasciare che ci guidi lo Spirito Santo, visto che abbiamo ricevuto il Suo sigillo, in base a Efes 1,13."


La risposta è molto semplice: perché qui si parla espressamente di Israele e specificamente delle sue 12 tribù e non della comunità cristiana. Allora in base al metodo di questo fratello questo sigillo potrebbe anche essere il marchio della bestia, che in base ad Apoc 13,16 le persone portano sulla fronte, il numero 144.000 rappresenterebbe la totalità di tutti gli adoratori della bestia e in base a 2Tess 2,4 il loro Dio sarebbe Satana, che seduto nel tempio pretende di essere Dio. Come si nota, con queste errate simbolizzazioni Dio potrebbe essere presentato come il diavolo e il diavolo come Dio, e in ciò continuare a fare rifermento alla Bibbia.

(Vedi anche Discorso 06: "I 144.000 sigillati: Israeliti o la comunità cristiana degli Ultimi Tempi?")


Ecco questi tre esempi tratti dalla pratica.


Ora sono assolutamente d’accordo con le Sue seguenti citazioni bibliche:

1Cor 9,14: Similmente, il Signore ha ordinato che coloro che annunciano il vangelo vivano del vangelo. 1Cor 9,14;


Assolutamente giusto! Tuttavia, come dice sopra il Signore in Mat 10,9 e 6,32, non accumulando oro e argento (cioè denaro) nelle loro cinture, poiché a ciò mirano tutte le nazioni, ma fidandosi del loro Padre celeste, il quale sa tutto ciò di cui hanno bisogno.

Gal 6,6: Chi viene istruito nella parola faccia parte di tutti i suoi beni a chi lo istruisce. Gal 6,6;

Qui Paolo parla a chi riceve il Vangelo e non a chi lo annuncia! Chi ha davvero dei beni e si sente incoraggiato da Dio dovrebbero certamente farlo. Solo quando organizzano corsi e seminari i proclamatori del Vangelo non chiedono se qualcuno ha dei beni, ma vendono i loro biglietti d’ingresso, manoscritti e libri a caro prezzo.

E infine osserviamo la Sua ultima citazione su questo argomento, dove Paolo indica di aver voluto dare un esempio ai Tessalonicesi, affinché potessero imitarlo:

2Tess 3,9: Non che non ne avessimo il diritto, ma abbiamo voluto darvi noi stessi come esempio, perché ci imitaste. 2Tess 3,9;


Questo versetto risponde esattamente a questa domanda, come Paolo afferma inequivocabilmente nei due versetti precedenti:

2Tess 3,7 Infatti voi stessi sapete come ci dovete imitare: perché non ci siamo comportati disordinatamente tra di voi; 3,8 né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di nessuno, ma con fatica e con pena abbiamo lavorato notte e giorno per non essere di peso a nessuno di voi. 2Tess 3,7-8;


Proprio qui Paolo ci suggerisce di imitarlo e di non accettare denaro da nessuno per la nostra opera di evangelizzazione, ma - come lui (era fabbricante di tende, Atti 18,3) – a compierla nel nostro lavoro terreno con fatica e con pena notte e giorno per non essere di peso a nessuno.


Una "confessione" scioccante della Willow Creek Community Church.

(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Una "confessione" scioccante della Willow Creek Community Church. / Bob Burney, 2007-10-30)

COLUMBUS, Ohio (BP) – Se si hanno più di 40 anni, il nome di Benjamin Spock suonerà molto familiare. È stato Spock a dire a un’intera generazione di genitori di non arrabbiarsi e di non punire i loro figli e permettere loro di esprimersi liberamente. La disciplina, così ci diceva, avrebbe influenzato negativamente il fragile ego del bambino. Milioni di persone seguirono questo guru dello sviluppo infantile, che rimase incontestato tra i professionisti esperti di educazione dei bambini. Tuttavia, prima di morire il dott. Spock fece una scoperta sbalorditiva: aveva torto. Infatti disse:

"Abbiamo cresciuto una generazione di mocciosi. I genitori non sono abbastanza duri con i propri figli per paura di perdere il loro amore o di provocare il loro risentimento. Questa è una privazione crudele che noi professionisti abbiamo imposto a madri e padri. Naturalmente l’abbiamo fatto con le migliori intenzioni. Non abbiamo capito, finché non è stato troppo tardi, quanto il nostro atteggiamento da ‘saputelli’ abbia indebolito la sicurezza di sé dei genitori."


Ops.

Secondo me, qualcosa di altrettanto significativo è accaduto nella comunità evangelicale. Per la maggior parte di una generazione gli evangelicali sono stati affascinati dal movimento "a misura di cercatori", sfornato dalla Willow Creek Community Church di Chicago. Bill Hybris è il guru di questo movimento. Per decenni, lui e altri ci hanno consigliato di dimenticare ciò che fino ad allora avevamo pensato e ci era stato insegnato riguardo alla crescita della comunità, e di sostituirlo con un paradigma nuovo, un nuovo modo di svolgere il ministero sacerdotale.

Questa "nuova tendenza" per il ministero sacerdotale comportò, forse inavvertitamente, una minore enfasi sull’assunzione della propria responsabilità nei confronti degli studi biblici, legata a una maggiore enfasi su "programmi" e ingegnose azioni di marketing, che si basavano sui bisogni avvertiti.

Il successo era determinato dalle dimensioni della massa di persone piuttosto che dall’intensità del cuore. Se la quantità di persone era grande, allora si pensava che certamente Dio stava benedicendo il relativo ministero sacerdotale. Le comunità venivano create in base a studi demografici, a strateghi professionisti, a ricerche di mercato, alla soddisfazione dei "bisogni avvertiti" e a prediche in linea con queste tecniche. Ci veniva detto che predicare era ‘out’ e la rilevanza era ‘in’. La dottrina era di gran lunga meno importante dell’innovazione. Se non era ‘innovativa’ e attenta alle esigenze del consumatore veniva condannata. La menzione di peccato, salvezza e santificazione era tabù; questi termini vennero sostituiti da Starbucks (incontri per un caffè), strategia e sensibilità.

Migliaia di pastori pendevano dalle labbra degli esperti del movimento della crescita della chiesa. I seminari satellite erano stracolmi di guide della chiesa, assetati di conoscere l’ultimissimo modo di "fare comunità". La promessa era chiara: migliaia di persone e milioni di dollari non potevano avere torto. Dimentica ciò di cui hanno bisogno le persone, dà loro ciò che vogliono. Si possono discutere i numeri? Se si osava contraddire gli "esperti", si veniva immediatamente bollati come "tradizionalisti", retrogradi degli anni ’50, testardi dinosauri incapaci di adattarsi ai tempi.

Di recente tutto questo è cambiato.

Willow Creek ha pubblicato i risultati di uno studio pluriennale sull’efficacia dei suoi programmi e della filosofia del suo ministero sacerdotale. Le conclusioni dello studio sono state pubblicate in un nuovo libro intitolato "Reveal: Where Are You?", [Mostrati: dove sei?], scritto a quattro mani da Cally Parkinson e Greg Hawkins, pastori esecutivi della Willow Creek Community Church. Lo stesso Hybels ha descritto i risultati come "rivoluzionari", "sconvolgenti" e "allucinanti". Sembra che gli "esperti" si siano sbagliati: e questa non è una sorpresa.

Lo studio rivela che la gran parte di ciò che hanno fatto in tutti questi anni e che hanno insegnato ad altri milioni di persone non ha prodotto validi discepoli di Cristo. Grandi numeri, certo, ma non discepoli. E diventa sempre peggio. Hybels si lamenta:

"Quando effettivamente sono venuti fuori i risultati, si scoprì che alcune cose nelle quali avevamo investito milioni di dollari, pensando che avrebbero effettivamente aiutato la nostra gente a crescere e a svilupparsi spiritualmente, non sono state molto d’aiuto. Le persone chiedono invece a gran voce quelle cose nelle quali non abbiamo investito molto denaro e per le quali non abbiamo impiegato molto personale."


Se si vuole semplicemente una gran quantità di persone, allora il modello "a misura di cercatori" produce risultati. Se si vogliono seguaci di Cristo validi, veri e maturi, il modello è un fallimento! Durante una confessione scioccante Hybels ammette:

"Abbiamo fatto un errore. Quando le persone si sono avvicinate alla fede diventando cristiani, avremmo dovuto iniziare a dire e a insegnare loro ad assumersi la propria responsabilità, a ‘nutrirsi da soli’ responsabilmente. Avremmo dovuto conquistare le persone insegnando loro come leggere la loro Bibbia tra una messa e l’altra, come svolgere autonomamente le pratiche spirituali in maniera più aggressiva."


È incredibile che il guru della crescita della chiesa adesso ci dica che le persone devono leggere la loro Bibbia e assumersi la responsabilità della loro crescita spirituale.

Esattamente come l’"errore" di Spock non era un errore di poco conto, così l’errore del movimento "a misura di cercatori" ha una portata enorme. Ora si scopre che le fondamenta di migliaia di comunità cristiane in America sono di semplice sabbia. L’individuo che forse ha avuto la più grande influenza sulle comunità cristiane americane della nostra generazione ammette ora che la filosofia del suo ministero sacerdotale è stata in gran parte un "errore". L’entità di questo errore è incommensurabile.

Forse la cosa più scioccante di tutte queste rivelazioni provenienti da Willow Creek si trova in un riassunto di Greg Hawkins:

"Il nostro sogno è cambiare fondamentalmente il modo di fare comunità; di tirare fuori un foglio di carta bianco e riconsiderare tutte le nostre vecchie convinzioni. Sostituirle con nuove idee. Idee che derivano dalla ricerca e che sono radicate nella Scrittura. Il nostro sogno è scoprire davvero ciò che Dio crea e come ci chiede di cambiare questo pianeta."


Non è ciò che ci è stato detto quando è iniziata tutta questa storia "a misura di cercatori"? I guru della crescita della chiesa vogliono di nuovo buttare via le loro vecchie convinzioni e "tirare fuori un foglio di carta bianco", e probabilmente presentarsi ancora una volta con un nuovo paradigma per il ministero sacerdotale.

Questo dovrebbe essere incoraggiante?

Vi prego di notare che "radicate nella Scrittura" continua a seguire "riconsiderare", "nuove idee" e "ricerche". Pare che qualcuno continui a non capire. Fino a quando non si fa ritorno a principi biblici semplici (e rilevanti), un nuovo modello errato sostituirà quello esistente e un’altra generazione seguirà ciecamente ciò che dice l’ultimo guru di turno.

Ciò che almeno dovremmo trovare incoraggiante in questa "confessione" proveniente dai più alti ranghi dell’associazione Willow Creek, è che finalmente viene riconosciuto che il loro attuale "modello" non aiuta le persone a crescere e a diventare maturi discepoli di Gesù Cristo. Considerando l’enorme influenza che questa organizzazione ha sulla chiesa americana oggi, preghiamo, affinché Dio voglia instaurare strutture a Willow Creek che favoriscano non solo la crescita numerica, ma la crescita nella grazia.


Bob Burney, vincitore del premio alla comunicazione Salem, è il conduttore del programma radiofonico "Bob Burney Live", in onda tutti i pomeriggi dei giorni feriali su WRFD – AM 880 a Columbus, Ohio. In origine questa rubrica usciva su Townhall.com.

https://www.crosswalk.com/pastors/11558438/