La distruzione di Gerusalemme da parte di Tito.
La conquista di Gerusalemme negli Ultimi Tempi.
Il realismo di questa interpretazione..
Il "raduno" di Israele nella nostra epoca.
La salvezza finale di Israele e l’annientamento dei suoi tormentatori.
La conquista e la dispersione di Gerusalemme sono eventi che si
verificano nel periodo della ‘Grande Tribolazione’.
Dopo che i due testimoni di Dio hanno profetizzato a Gerusalemme nella prima
parte della Settantesima Settimana, vengono uccisi dall’Anticristo quando questi
appare. In occasione del successivo grande terremoto a Gerusalemme, tutti i
sopravvissuti della città si convertono al loro Dio.
L’Anticristo ne approfitta per devastare la città con le sue truppe e per
deportarne gli abitanti. Dopo la conquista di Gerusalemme e l’espulsione dei
suoi cittadini, inizia il regno dell’Anticristo, della durata di tre anni e
mezzo.
(Vedi anche discorso 86: "Il primo e il secondo Anticristo.")
Abbiamo diversi riferimenti alla presa di Gerusalemme da parte
die pagani, sia nell’AT che nel NT. Infatti questa città è spesso conquistata
dai suoi vicini pagani e i suoi abitanti sono stati uccisi o dispersi.
Perfino Isaia e Geremia profetizzarono che il nemico avrebbe eretto dei bastioni
attorno a Gerusalemme.
Io porrò il mio accampamento attorno a te come un cerchio, io ti circonderò di fortilizi, eleverò contro di te opere d’assedio.
Isa 29,1 Guai ad Ariel, ad Ariel, città dove
accampò Davide! Aggiungete anno ad anno, compiano le feste il loro ciclo! 29,2
Poi stringerò Ariel da vicino; vi saranno lamenti e gemiti, e mi sarà come un
Ariel. 29,3 Io porrò il mio accampamento attorno a te come un cerchio,
io ti circonderò di fortilizi, eleverò contro di te opere d’assedio. Isa 29, 1- 3;
Figli di Beniamino, cercate un rifugio lontano da Gerusalemme, quella è la città che deve essere punita.
Ger 6,1 «Figli di Beniamino, cercate un rifugio
lontano da Gerusalemme; suonate la tromba in Tecoa; innalzate un segnale su
Bet‒Cherem, perché dal settentrione avanza una calamità, una grande rovina. 6,2
La bella, la voluttuosa figlia di Sion, io la distruggo! 6,3 Verso di lei
vengono dei pastori con le loro greggi; essi piantano le loro tende intorno a
lei; ognuno d’essi bruca dal suo lato. 6,4 Preparate l’attacco contro di lei;
alzatevi, saliamo in pieno mezzogiorno! Guai a noi, perché il giorno declina, e
le ombre della sera si allungano! 6,5 Alzatevi, saliamo di notte, e distruggiamo
i suoi palazzi!» 6,6 Infatti così parla il SIGNORE degli eserciti: «Abbattete i
suoi alberi, ed elevate un bastione contro Gerusalemme; quella è la città che
deve essere punita; dappertutto, in mezzo a lei, non c’è che oppressione.
Ger 6,1- 6;
Sebbene all’epoca l’altissima cinta muraria di Gerusalemme non
fosse occupata per mezzo di bastioni, quanto piuttosto presa d’assalto con
l’aiuto di un ariete che aprì una breccia nel muro, si può dire con certezza che
anche i Babilonesi costruirono baluardi e bastioni (Isaia 29: 3) (2Re 25,1).
Nel Nuovo Testamento, troviamo quindi un ulteriore riferimento a
un assedio di Gerusalemme in occasione del quale viene eretto un bastione.
Abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra.
Luc 19,41 Quando fu vicino, vedendo la città, pianse
su di essa, dicendo: 19,42 «Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per
la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi. 19,43 Poiché verranno su di te dei
giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti
accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte; 19,44
abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su
pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata
visitata». Luc 19,41-44;
E qui di nuovo appare ovvia l’ipotesi che si tratti di una
profezia del Signore sull’assedio, la conquista e la distruzione di Gerusalemme
nel 70 d.C. ad opera di Tito, ovvero dove la città è stata effettivamente
annientata, il tempio raso al suolo e quasi nessuna pietra è rimasta sull’altra.
Tito lasciò solo una parte del muro occidentale (chiamato anche "Muro del
pianto" dai pagani) e le tre maestose torri del palazzo di Erode come simbolo di
vittoria.
Anche se da allora sono trascorsi quasi duemila anni e
Gerusalemme oggi vive in relativa pace e tranquillità, le Scritture ci dicono
che negli Ultimi Tempi sulla città si abbatterà una terza catastrofe. La
dimostrazione di questa ipotesi può essere ritrovata in altre tre passi biblici:
Saranno condotti prigionieri fra tutti i popoli; e Gerusalemme sarà calpestata dai popoli.
Luc 21,20 «Quando vedrete Gerusalemme
circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina.
21,21 Allora quelli che sono in Giudea, fuggano sui monti; e quelli che sono in
città, se ne allontanino; e quelli che sono nella campagna non entrino nella
città. 21,22 Perché quelli sono giorni di vendetta, affinché si adempia tutto
quello che è stato scritto. 21,23 Guai alle donne che saranno incinte, e a
quelle che allatteranno in quei giorni! Perché vi sarà grande calamità
nel paese e ira su questo popolo. 21, 24 Cadranno sotto il
taglio della spada, e saranno condotti prigionieri fra tutti i popoli; e
Gerusalemme sarà calpestata dai popoli, finché i tempi delle nazioni siano
compiuti. Luc 21,20-24;
A parte la strana circostanza che tra i Sinottici solo in Luca,
come visto in precedenza, ci sono due profezie per la caduta di Gerusalemme, nel
Cap. 19 e 21, i due testi sono così diverso che inevitabilmente si deve ricondurre
a due diversi eventi. In Luc 19,43-44 (Tito, 70 d.C. – vedi sopra) si dice che
i nemici erigono un bastione e poi radono al suolo Gerusalemme insieme ai suoi
figli – quindi insieme a tutti gli abitanti. In Luc 21,22-24, d’altra parte, si
sottolinea che questi sono i giorni della punizione e grande angoscia
sulla terra e ira ricadranno su questo popolo.
Il tentativo di interpretare Luc 21,20-24 anche relativamente alla conquista di
Tito nell’anno 70 pone alcuni problemi. Se pure è ancora possibile spiegare in
una certa misura la "rabbia" all’epoca di Tito (ma solo per i romani, mentre qui
in Luc 21,22 è ovvia l’ipotesi che questa rabbia verso il popolo di Israele sia
da intendere a livello mondiale), un evento così globale come una "grande
calamità sulla terra" al tempo non è né storicamente documentato né
giustificabile in base alla situazione del momento.
Tuttavia, se riferiamo questo testo agli Ultimi Tempi, queste affermazioni diventano già molto più
comprensibili. La "grande calamità sulla terra" è coerente con le altre
affermazioni del Nuovo Testamento riguardo alla Cena del Signore, con le guerre,
carestie, pestilenze e terremoti in Mat 24,6-7; Mar 13,7-8, ma specialmente
Apoc 6,3-8. L’odio verso gli ebrei poteva essere spiegato con il fatto che in
principio ci sono due testimoni a Gerusalemme, che hanno causato questi disastri
esercitando il loro potere sulla natura hanno addensato l’ira del mondo su tutto
il popolo di Israele.
(Vedi anche capitolo 01: "La Settantesima Settimana.")
Il secondo testo rilevante per argomento si trova nell’ultimo
libro della Bibbia, l’Apocalisse.
Le nationi calpesteranno la città santa per quarantadue mesi.
Apoc 11,1 oi mi fu data una canna simile a una
verga; e mi fu detto: «Àlzati e misura il tempio di Dio e l’altare e conta
quelli che vi adorano; 11,2 ma il cortile esterno del tempio, lascialo da parte,
e non lo misurare, perché è stato dato alle nazioni, le quali
calpesteranno la città santa per quarantadue mesi. Apoc 11, 1- 2;
Sebbene qui il nome di Gerusalemme non sia esplicitamente
menzionato, questa profezia si riferisce certamente a Gerusalemme. Questo
significa la definizione di "città santa", il fatto che il tempio di Dio sia
all’interno, e che in Apoc 11, 8, dove tra l’altro entrambi i testimoni vengono
uccisi, questa città venga indicata come quella in cui il Signore fu crocifisso.
Si parla dei pagani che calpestano la città santa per quarantadue mesi. Questo
periodo può essere interpretato con una certa sicurezza come il tempo del regno
dell’Anticristo. E l’espressione "calpestata dai pagani" corrisponde esattamente
alla definizione che troviamo anche qui in Luca 21,24.
Oltre alla dichiarazione esplicita del testo in Apoc 11,2 "e calpesteranno la
città santa per quarantadue mesi", questo passo biblico contiene anche un
presupposto implicito. Se i pagani calpesteranno la città per 42 mesi, ciò
significa che non hanno "caplestato" la città prima e che quindi non erano lì.
Questo, e il fatto che questo "calpestio" appaia bruscamente, rafforza in modo
notevole l’ipotesi che qui is discuta della conquista e della presa della città
da parte delle truppe nemiche.
Ma possiamo anche stabilire alcune connessioni all’evento sulla base dell’AT.
Darò ordine alle nuvole che non vi lascino cadere pioggia.
Isa 5,5 Ebbene, ora vi farò conoscere ciò che sto
per fare alla mia vigna: le toglierò la siepe e vi pascoleranno le bestie;
abbatterò il suo muro di cinta e sarà calpestata. 5,6 Ne farò
un deserto; non sarà più né
potata né zappata, vi cresceranno i rovi e le spine; darò ordine alle nuvole che
non vi lascino cadere pioggia. 5,7 Infatti la vigna del SIGNORE degli
eserciti è la casa d’Israele, e gli uomini di Giuda sono la sua piantagione
prediletta; egli si aspettava rettitudine, ed ecco spargimento di sangue;
giustizia, ed ecco grida d’angoscia! Isa 5, 5- 7;
Perciò il mio popolo sarà deportato, a causa della sua ignoranz.
Isa 5,13 Perciò il mio popolo sarà
deportato, a causa della sua ignoranza; i suoi nobili moriranno
di fame, e le sue folle saranno inaridite dalla sete.
5,14 Perciò il soggiorno dei morti si è aperto bramoso, e ha
spalancato oltremisura la gola; laggiù scende lo splendore di Sion e la
sua folla chiassosa e festante.
5,15 L’uomo è umiliato, ognuno è abbassato, e abbassati sono gli sguardi
alteri; 5,16 ma il SIGNORE degli eserciti è esaltato mediante
il giudizio, e il Dio santo è santificato per la sua giustizia. 5,17
Gli agnelli pastureranno come nei loro pascoli e gli stranieri divoreranno
i campi deserti dei ricchi! Isa 5,13-17;
Sebbene i testi di Isa 5 siano rivolti alle due deportazioni del
popolo di Israele sotto Nabucodonosor, pure compaiono affermazioni fondamentali
che giustificano una considerazione anche nelle Ultime Tempi.
Quindi il riferimento in Isaia 5,6 "…e farò divieto alle nuvole di piovere
sopra di lei" non sembra essere rilevante per la prima e la seconda
deportazione, quanto piuttosto qui, agli Ultimi Tempi, dove proprio i due
testimoni per tre anni e mezzo chiudono il cielo affinché non piova.
Anche il testo di Isa 5,7 "Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di
sangue…" corrisponde alla dichiarazione in Apoc 11,8-9, dove la Gerusalemme
degli Ultimi Tempi è chiamata "Sodoma ed Egitto" e i cittadini di questa città
non seppelliranno i due profeti né concederanno loro il diritto a un funerale.
Quindi in Isa 5,13 abbiamo un riferimento a una deportazione improvvisa.
Questa è chiaramente una profezia del futuro, poiché gli eserciti di
Nabucodonosor avevano assediato la città per mesi ed era pertanto prevedibile
che conquistassero la città già molto tempo prima.
E anche il riferimento alla fame e alla sete dopo la deportazione, è qui, agli Ultimi Tempi
dopo una siccità mondiale durata tre anni e mezzo causata dai due testimoni,
assolutamente plausibile. Ben diverso è la deportazione a Babele, dove gli ebrei
ricevono finalmente qualcosa da mangiare dopo mesi di carenza di cibo a seguito
dell’assedio. Probabilmente non c’era abbondanza, ma non si pativa la fame.
Sebbene gli ebrei fossero tenuti prigionieri a Babele, non soffrivano la fame.
Il testo riportato qui di seguito, Isa 5,25-30, può applicarsi anche in parte
all’esercito babilonese, ma le qualità della gente di guerra qui descritte
sembrano in qualche modo "eccessive". Questi guerrieri, che non sono stanchi o
deboli, il cui arco è costantemente pronto allo scocco, le cui ruote del carro
sono come un vento di tempesta e i cui destrieri hanno zoccoli duri come
ciottoli, danno l’impressione di un gigantesco collettivo marziale. Quando
ruggiscono come i leoni e mugghiano come mugghia il mare, si ha l’impressione
che non si tratti di guerrieri con cavalli e carrozze.
Per questo è divampato lo sdegno del Signore contro il suo popolo e egli alzerà un segnale al distruttore di nationi.
Isa 5,25 Per questo è divampato lo
sdegno del Signore contro il suo popolo, su di esso ha steso la sua
mano per colpire; hanno tremato i monti, i loro cadaveri erano come lordura in
mezzo alle strade. Con tutto ciò non si calma la sua ira e la sua mano resta
ancora tesa.
5,26 Egli alzerà un segnale a un popolo lontano e gli farà un fischio
all’estremità della terra; ed ecco verrà veloce e leggero. 5,27 Nessuno fra essi
è stanco o inciampa, nessuno sonnecchia o dorme, non si scioglie la cintura dei
suoi fianchi e non si slaccia il legaccio dei suoi sandali. 5,28 Le sue frecce
sono acuminate, e ben tesi tutti i suoi archi; gli zoccoli dei suoi cavalli sono
come pietre e le ruote dei suoi carri come un turbine. 5,29 Il suo ruggito è
come quello di una leonessa, ruggisce come un leoncello; freme e afferra la preda,
la pone al sicuro, nessuno gliela strappa.
5,30 Fremerà su di lui in quel giorno come freme il mare; si guarderà la terra:
ecco, saranno tenebre, angoscia e la luce sarà oscurata dalla caligine.
Isa 5,25-30;
Il distruttore di nazioni si è mosso dalla sua dimora per ridurre la tua terra a una desolazione.
Ger 4,5 Annunziatelo in Giuda, fatelo udire a
Gerusalemme; suonate la tromba nel paese, gridate a piena voce e dite:
Radunatevi ed entriamo nelle città fortificate. 4,6 Alzate un segnale
verso Sion; fuggite, non indugiate, perché io mando da settentrione una sventura
e una grande rovina.
4,7 Il leone è balzato dalla boscaglia, il distruttore di nazioni
si è mosso dalla sua dimora per ridurre la tua terra a una desolazione:
le tue città saranno distrutte, non vi rimarranno abitanti. 4,8 Per
questo vestitevi di sacco, lamentatevi e alzate grida, perché non si è
allontanata l’ira ardente del Signore da noi.
4,9 E in quel giorno, dice il Signore, verrà meno il coraggio del re e
il coraggio dei capi; i sacerdoti saranno costernati e i profeti saranno
stupiti. 4,10 Essi diranno: Ah, Signore Dio hai dunque del tutto ingannato
questo popolo e Gerusalemme, quando dicevi: Voi avrete pace, mentre una spada
giunge fino alla gola». 4,11 In quel tempo si dirà a questo popolo e a
Gerusalemme: «Il vento ardente delle dune soffia dal deserto
verso la figlia del mio popolo, non per vagliare, né per mondare il grano.
44,12 Un vento minaccioso si alza per mio ordine. Ora, anch’io voglio
pronunziare contro di essi la condanna». 4,13 Ecco, egli sale come nubi
e come un turbine sono i suoi carri, i suoi cavalli sono più veloci delle aquile.
Guai a noi che siamo perduti! 4,14 Purifica il tuo cuore dalla malvagità,
Gerusalemme, perché possa uscirne salva. Fino a quando albergheranno in te
pensieri d’iniquità? 4,15 Ecco, una voce reca la notizia da Dan, si annunzia
la sventura dalle montagne di Efraim. 4,16Annunziatelo alle genti,
fatelo sapere a Gerusalemme. Gli assedianti vengono da una terra lontana,
mandano urla contro le città di Giuda, 4,17 Come custodi d’un
campo l’hanno circondata, perché si è ribellata contro di me. Oracolo del
Signore. 4,18 La tua condotta e le tue azioni ti hanno causato tutto ciò.
Questo il guadagno della tua malvagità; com’è amaro! Ora ti penetra fino al cuore.
4,19 Le mie viscere, le mie viscere! Sono straziato. Le pareti del mio cuore!
Il cuore mi batte forte; non riesco a tacere, perché ho udito uno squillo di
tromba, un fragore di guerra. 4,20 Si annunzia rovina sopra rovina:
tutto il paese è devastato. A un tratto sono distrutte le mie tende,
in un attimo i miei padiglioni. 4,21 Fino a quando dovrò vedere segnali e udire
squilli di tromba? 4,22 «Stolto è il mio popolo: non mi conoscono, sono figli
insipienti, senza intelligenza; sono esperti nel fare il male, ma non sanno
compiere il bene». Ger 4, 5-22;
Il Signore radunerà tutte le genti contro Gerusalemme per la battaglia.
Zac 14,1 Ecco, viene un giorno per il Signore;
allora le tue spoglie saranno spartite in mezzo a te. 14,2 Il Signore
radunerà tutte le genti contro Gerusalemme per la battaglia; la città sarà
presa, le case saccheggiate, le donne violate, una metà della cittadinanza
partirà per l’esilio, ma il resto del popolo non sarà strappato dalla città.
Zac 14, 1- 2;
Anche qui, nel Zac 14,1-2, si parla della conquista escatologica
di Gerusalemme. E anche qui abbiamo la profezia, come in Luc 21,24 (Isa 5,13),
che il popolo di Gerusalemme sarà deportato e preso prigioniero.
La parabola della vigna sterile.
(Isa 5:1-7)
Io voglio cantare per il mio amico il cantico del mio amico per la sua vigna.
Il mio amico aveva una vigna sopra una fertile collina.
La dissodò, ne tolse via le pietre, vi piantò delle viti scelte,
vi costruì in mezzo una torre, e vi scavò uno strettoio per pigiare l’uva.
Egli si aspettava che facesse uva,
invece fece uva selvatica.
~~~~~~~~~~~
Ora, abitanti di Gerusalemme e voi, uomini di Giuda,
giudicate fra me e la mia vigna!
Che cosa si sarebbe potuto fare alla mia vigna più di quanto ho fatto per
essa?
Perché, mentre mi aspettavo che facesse uva, ha fatto uva selvatica?
Ebbene, ora vi farò conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna:
~~~~~~~~~~~
le toglierò la siepe e vi pascoleranno le bestie;
abbatterò il suo muro di cinta e sarà calpestata.
Ne farò un deserto;
non sarà più né potata né zappata,;
vi cresceranno i rovi e le spine;
darò ordine alle nuvole che non vi lascino cadere pioggia.
~~~~~~~~~~~
Infatti la vigna del SIGNORE degli eserciti è la casa d’Israele,
e gli uomini di Giuda sono la sua piantagione prediletta,
egli si aspettava rettitudine,
ed ecco spargimento di sangue;
giustizia, ed ecco grida d’angoscia!,
(Vedi anche capitolo 13: "Compianto su
Sion")
Ora, il richiamo alla realtà, specialmente su questo
argomento, non può essere perso. Tali eventi, quali "la città è conquistata, le
case saccheggiate e le donne profanate", possono essere stati all’ordine del
giorno nei primi tempi della storia dell’uomo come effetti collaterali di guerre
e conquiste. Ma si può seriamente immaginare oggi, nel nostro mondo civilizzato,
che tali costumi brutali e barbari si possano ancora diffondere?
Mentre scriviamo queste righe, il conflitto in Kosovo è appena scoppiato. La
NATO attacca la Serbia, i serbi stanno allontanando centinaia di migliaia di
albanesi del Kosovo dalla loro patria. Le case abbandonate sono saccheggiate dai
serbi e poi date alle fiamme. I giovane donne albanesi del Kosovo vengono
fucilati e sepolti in fosse comuni. Giovane donne albanesi sono detenute in
edifici e stuprate sistematicamente dai soldati serbi. E tutto questo nel cuore
dell’Europa, una parte del mondo che fino ad ora è stata considerata civile,
democratica e pacifica.
Ed ecco ora la risposta alla domanda di cui sopra: se tutto questo è possibile
in Europa, quanto è più probabile che, in Medio Oriente, dove l’inimicizia tra
Israele e il mondo arabo è cresciuta per migliaia di anni, potessero verificarsi
simili brutalità simili. Basta immaginare che cosa sarebbe successo se gli arabi
(egiziani, giordani, siriani), e non gli israeliani, avessero vinto nella guerra
di giugno del 1967. O se nel nostro tempo Saddam Hussein riuscisse ad attaccare
e occupare Israele.
Pertanto non c’è ragione di classificare come non realistico il contenuto di
queste profezie che riguardano una rinnovata conquista e un’espulsione di
Gerusalemme negli Ultimi Tempi. Ed è proprio nella lettura del passaggio
summenzionato di Zaccaria che troviamo un’altra connessione. Nel seguente
versetto, Zac 14,3, abbiamo il primo indizio nell’Antico Testamento al "contracolpo"
di Dio, cioè alla battaglia di Harmagedon, che viene poi resa ancora più
concretamente nei versi 14.12-16.
(Vedi anche capitolo 07: "La Battaglia di Harmaghedon.")
Il Signore uscirà e combatterà contro quelle nazioni.
Zac 14,3 Il Signore uscirà e combatterà contro
quelle nazioni, come quando combattè nel giorno della battaglia. Zac 14, 3;
Nel libro di Gioele abbiamo una costellazione molto simile. Da
una parte il riferimento alla raccolta degli eserciti pagani e dall’altra la
profezia che il Signore con i suoi "forti" guiderà la guerra santa contro di
loro.
Il mio popolo Israele, mia eredità, che essi hanno disperso fra le genti dividendosi poi la mia terra.
Gioel 4,1 Poiché, ecco, in quei giorni e in quel
tempo, quando avrò fatto tornare i prigionieri di Giuda e Gerusalemme, 4,2
riunirò tutte le nazioni e le farò scendere nella valle di Giòsafat, e
là verrò a giudizio con loro per il mio popolo Israele, mia eredità, che essi
hanno disperso fra le genti dividendosi poi la mia terra. 4,3 Hanno
tirato a sorte il mio popolo e hanno dato un fanciullo in cambio di una
prostituta, han venduto una fanciulla in cambio di vino e hanno bevuto. Gioel 4, 1- 3;
E anche qui troviamo come motivazione per questa dichiarazione
di guerra divina, per l’occupazione del paese e la dispersione del popolo da
parte dei pagani. Ma riconosciamo anche qui un ulteriore dettaglio sul momento
in cui si verifica questo evento. "in quei giorni e in quel tempo, quando avrò
fatto tornare i prigionieri di Giuda e Gerusalemme." Cioè, al tempo della
Battaglia di Harmagedon, Israele è ancora disperso in tutto il mondo e dopo la
dispersione negli Ultimi Tempi mostrata sopra, e il raduno e il ritorno del
popolo non è ancora avvenuto.
Questo è confermato anche dai versetti seguenti.
Avete venduto ai Greci i figli di Giuda e i figli di Gerusalemme.
Gioel 4,4 Anche voi, Tiro e Sidòne, e voi tutte
contrade della Filistea, che siete per me? Vorreste prendervi la rivincita e
vendicarvi di me? Io ben presto farò ricadere sul vostro capo il male che avete
fatto.4, 5 Voi infatti avete rubato il mio oro e il mio argento, avete portato
nei vostri templi i miei tesori preziosi; 4,6 avete venduto ai Greci i
figli di Giuda e i figli di Gerusalemme per mandarli lontano dalla loro patria.
4,7 Ecco, io li richiamo dalle città, dal luogo dove voi li avete
venduti e farò ricadere sulle vostre teste il male che avete fatto. 4,8 Venderò
i vostri figli e le vostre figlie per mezzo dei figli di Giuda, i quali li
venderanno ai Sabei, un popolo lontano. Il Signore ha parlato. Gioel 4, 4- 8;
Nell’interpretare queste profezie sulla conquista e la
dispersione di Gerusalemme, la domanda se non esista una lettura diversa di
queste Scritture, sorge spontanea. L’argomento più ovvio è associare queste
affermazioni a una delle conquiste della città avvenute nel corso della storia.
Tuttavia, come affermato all’inizio, probabilmente ci sono profezie relative a
questi eventi le quali risultano attribuibili. Tuttavia, testi come Luc 21,20-24
e Apoc 11,1-2 rimangono, su considerazioni oggettive, come profezie per il
futuro.
Il tentativo di prevedere il futuro e di vedere la fondazione
dello stato di Israele nel 1948 come il "raduno" biblico del popolo di Israele e
la sua esistenza eterna si scontra con la realtà. Si dovrebbe quindi supporre
che il rimpatrio a partire dal 1948 sarebbe un compimento della profezia di
Ez 39,27-29 e di molti altri passi, in cui si dice:
Perché diffonderò il mio spirito sulla casa d’Israele». Parola del Signore Dio.
Ez 39,26 Quando essi abiteranno nella loro terra
tranquilli, senza che alcuno li spaventi, si vergogneranno di tutte le
ribellioni che hanno commesse contro di me. 39,27 Quando io li avrò ricondotti
dalle genti e li avrò radunati dalle terre dei loro nemici e avrò mostrato in
loro la mia santità, davanti a numerosi popoli,
39,28 allora sapranno che io, il Signore, sono il loro Dio, poiché dopo averli
condotti in schiavitù fra le genti, li ho radunati nel loro paese e non ne ho
lasciato fuori neppure uno. 39,29 Allora non nasconderò più loro il mio volto,
perché diffonderò il mio spirito sulla casa d’Israele». Parola del
Signore Dio. Ez 39,26-29;
Eppure nessuno, meno di tutti gli stessi israeliani, vorrebbe
dire che lo Spirito di Dio si stia già riversando sul popolo di Israele.
Politici corrotti, coloni fanatici e ampie fasce della popolazione che non
credono né nel Messia né nel Dio dei loro padri, contraddicono chiaramente
questa ipotesi.
Questo, tuttavia, implica inevitabilmente che la fondazione dello stato nel 1948
e il successivo e ritorno, tuttora in corso, di molti ebrei nel nuovo Stato di
Israele non sono affatto l’evento profetizzato dalla Scrittura come il ritorno e
il raduno del popolo di Israele. Non era la volontà di Dio, ma solo la volontà
degli israeliti, dei sionisti di Theodor Herzl, che ritenevano giunto il loro
tempo per realizzare il sogno ebraico di un proprio Stato.
Come spesso nella storia, queste persone non hanno ascoltato e aspettato la voce
del loro Dio, ma hanno cercato di realizzare subito ciò che Dio ha riservato per
un tempo successivo. E come spesso nella storia, hanno fallito, secondo le
profezie della Scrittura.
Questo processo è paragonabile all’attentato a Hitler nel luglio del 1944.
All’epoca l’occasione era più favorevole che mai, il progetto, ovvero la
liberazione da un tiranno, avrebbe trovato la sua giustificazione anche davanti
alla storia. Tutto era stato pianificato con la massima cura e, se fosse stato
portato a termine con successo, gli attentatori di fronte al mondo intero
sarebbero stati sicuramente celebrati come liberatori ed eroi. Ma non era il
momento di Hitler. E così milioni di persone hanno dovuto morire prima che
questa terribile azione fosse compiuta.
Tuttavia, per Israele, per quanto sia difficile da accettare, ciò significa che
potrebbero essere essi stessi responsabili della loro rinnovata dispersione con
la fondazione prematura dello Stato. La profezia del "raduno" non può essere
compiuta se, come è il caso al momento, il popolo si è già radunato in Israele.
Per poter effettivamente rispettare le Scritture dal "raduno" fino al tempo
determinato da Dio, questo popolo deve quindi essere disperso un’ultima volta
prima di essere riunito dal loro Dio da ogni parte del mondo e riportato nella
sua terra. Allora – e solo allora – si convertiranno al loro Dio che asciugherà
le lacrime dai loro occhi ed essi potranno dire "Dio mio" e Dio potrà dire "il
mio popolo".
Naturalmente, bisogna anche chiedersi perché questa gente si smarrisca
costantemente e prenda sempre decisioni sbagliate. Dopotutto, è il "popolo di
Dio", e se si confronta la sua storia con quella di altri popoli, ci si rende
conto che nel corso dei millenni, nessuno ha sopportato tanto dolore quanto
Israele.
Anche se ai nostri giorni non sembra essere molto opportuno cercare una risposta
alla domanda sul ruolo svolto dal popolo ebraico nel bel mezzo della sua storia
nella condanna a morte sulla croce il suo Messia, ecco tuttavia i relativi passi
biblici citati:
l suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli.
Mat 27,23 Ed egli aggiunse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: «Sia
crocifisso!». 27,24 Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto
cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non
sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!».
27,25 E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli».
27,26 Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo
consegnò ai soldati perché fosse crocifisso. Mat 27,23-26;
Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!».
Giov 19,12 Da quel momento Pilato cercava di
liberarlo; ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare!
Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare». 19,13 Udite queste parole,
Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato
Litòstroto, in ebraico Gabbatà. 19,14 Era la Preparazione della Pasqua, verso
mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!».
19,15 Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!».
Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi
sacerdoti: «Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare». 19,16 Allora
lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Giov 19,12-16;
(Ve4di anche discorso 87: "La Sidone di Torino.")
Una delle più crudeli umiliazioni di questo popolo fu, oltre
all’Olocausto, quella patita sotto l’occupazione del re seleucide Antioco
Epifane IV (175-164 aC). I tormenti degli ebrei sotto questo sovrano perverso
sono registrati nelle lettere dei Maccabei. E nel secondo Macc 6,12-16, c’è
anche un indizio che potrebbe agevolare la nostra comprensione delle sofferenze
del popolo ebraico.
Il significato delle sofferenze del popolo ebraico.
2Macc 6,12 Io prego coloro che avranno in mano
questo libro di non turbarsi per queste disgrazie e di considerare che i
castighi non vengono per la distruzione ma per la correzione del nostro popolo.
6,13 E veramente il fatto che agli empi è data libertà per poco tempo, e subito
incappano nei castighi, è segno di grande benevolenza.
6,14 Poiché il Signore non si propone di agire con noi come fa con gli
altri popoli, attendendo pazientemente il tempo di punirli, quando siano giunti
al colmo dei loro peccati; 6,15 e questo per non dovere alla
fine punirci quando fossimo giunti all’estremo delle nostre colpe.
6,16 Perciò egli non ci toglie mai la sua misericordia, ma, correggendoci con le
sventure, non abbandona il suo popolo. 6,17 Questo sia detto come verità da
ricordare. Dopo questa breve parentesi torniamo alla narrazione. 2Macc 6,12-17;
Secondo la testimonianza di un israelita credente, si dovrebbe
augurare al popolo di Israele che l’educazione grazie al proprio Dio li porti ad
ascoltare finalmente il loro Dio e a smettere di agire in modo dispotico.
Ma torniamo al nostro argomento attuale, il destino di Gerusalemme nella Cena
del Signore. Nell’AT abbiamo altri testi che narrano la caduta di Gerusalemme.
Tuttavia, dobbiamo distinguere tra le dichiarazioni in cui Gerusalemme o Sion
sono descritte "in rovina" e le altre. Che Gerusalemme sia in rovina all’inizio
del millennio, all’inizio del regno del Signore, non è da imputare alla
distruzione della città da parte dei pagani, ma è una conseguenza del terremoto
del giorno del Signore nella trasformazione del cielo e della terra.
Al contrario di quanto accadrà al resto della superficie del pianeta, il Monte Sion
"sarà posto in cima ai montie si eleverà al di sopra delle colline" (Mic 4.1), ma
gli edifici, le case e le mura di Gerusalemme non resisteranno a queste tremende
vibrazioni e collassi.
Davvero il Signore ha pietà di Sion, ha pietà di tutte le sue rovine.
Isa 51,3 Davvero il Signore ha pietà di
Sion, ha pietà di tutte le sue rovine, rende il suo deserto come
l’Eden, la sua steppa come il giardino del Signore. Giubilo e gioia saranno in
essa, ringraziamenti e inni di lode! 51,4 Ascoltatemi attenti, o popoli;
nazioni, porgetemi l’orecchio. Poiché da me uscirà la legge, il mio diritto sarà
luce dei popoli. Isa 51, 3- 4 ;
Prorompete irovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo.
Isa 52,7 Come sono belli sui monti i piedi del
messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia
la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio». 52,8 Senti?
Le tue sentinelle alzano la voce, insieme gridano di gioia, poiché vedono
con gli occhi il ritorno del Signore in Sion. 52,9 Prorompete insieme
in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato
il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Isa 52, 7- 9;
ZNel momento in cui il Signore ritornerà a Sion per confortare
il suo popolo e riscattare Gerusalemme, la città sarà in rovina. (Vedi anche Isa
61,4, Ez 36,9,33, Salmi 102,15)
(Veedi anche capitolo 10: "Il Millennio.")
Allo stesso tempo, le profezie della conquista e della
dispersione di Gerusalemme negli Ultimi Tempi contemplano la promessa di
salvezza.
Gerusalemme, che hai bevuto dalla mano del Signore il calice della sua ira; la coppa della vertigine hai bevuto, l’hai vuotata.
Isa 51,17 Svegliati, svegliati, alzati,
Gerusalemme, che hai bevuto dalla mano del Signore il calice della sua ira;
la coppa della vertigine hai bevuto, l’hai vuotata. 51,18 Nessuno la guida
tra tutti i figli che essa ha partorito; nessuno la prende per mano tra tutti
i figli che essa ha allevato.
51,19 Due mali ti hanno colpito, chi avrà pietà di te? Desolazione e
distruzione, fame e spada, chi ti consolerà? 51,20 I tuoi figli giacciono privi
di forze agli angoli di tutte le strade, come antilope in una rete, pieni
dell’ira del Signore, della minaccia del tuo Dio. 51,21 Perciò ascolta anche
questo, o misera, o ebbra, ma non di vino.
51,22 Così dice il tuo Signore Dio, il tuo Dio che difende la causa del
suo popolo: «Ecco io ti tolgo di mano il calice della vertigine, la coppa della
mia ira; tu non lo berrai più. 51,23 Lo metterò in mano ai tuoi
torturatori che ti dicevano: Cùrvati che noi ti passiamo sopra. Tu
facevi del tuo dorso un suolo e come una strada per i passanti». Isa 51,17-23;
DQuesta dispersione, questa "la coppa della vertigine" è l’ultima
prova per gli israeliti. Successivamente il calice dell’ira di Dio viene preso
dalla sua mano e consegnato ai suoi tormentatori.
Infine, con Geremia, abbiamo ancora un indizio di quest’ultima tribolazione di
Israele.
Esso sarà un tempo di angoscia per Giacobbe, tuttavia egli ne uscirà salvato.
Ger 30,4 Queste sono le
parole che il Signore pronunziò per Israele e per Giuda: 30,5 Così dice il
Signore: «Si ode un grido di spavento, terrore, non pace. 30,6 Informatevi e
osservate se un maschio può partorire. Perché mai vedo tutti gli uomini con le
mani sui fianchi come una partoriente? Perché ogni faccia è stravolta,
impallidita? Ohimé! 7 Perché grande è quel giorno, non ce n’è uno simile!
Esso sarà un tempo di angoscia per Giacobbe, tuttavia egli ne uscirà
salvato.
30,8 In quel giorno – parola del Signore degli eserciti – romperò il
giogo togliendolo dal suo collo, spezzerò le sue catene; non saranno
più schiavi di stranieri. 30,9 Essi serviranno il Signore loro Dio e Davide loro
re, che io susciterò loro. Ger 30, 4- 9;
I nostri avversari hanno profanato il tuo luogo santo.
Jsa 63,18 Perché gli empi hanno calpestato il
tuo santuario, i nostri avversari hanno profanato il tuo luogo santo? 63,19
Siamo diventati come coloro su cui tu non hai mai dominato, sui quali il tuo
nome non è stato mai invocato. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a
te sussulterebbero i monti. Isa 63,18-19;
Anche nell passo biblico precedente, Isa 63, 8-19, si dice che
il santuario sarà calpestato e "il tuo santo popolo espulso". Dichiara inoltre
che questa condizione durerà solo per un "breve tempo". Questa indicazione fa
agevolmente il paio con i quarantadue mesi delle Apoc 11,2. E la preghiera del
profeta "Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i
monti." sarà presto compiuta dal Signore. Tre anni e mezzo dopo, dopo la Grande
Tribolazione e la Battaglia di Harmagedon, il Signore nella settima coppa
dell’ira squarcia davvero i cieli, scende e le montagne si scioglieranno davanti
a lui come cera e le valli si ergeranno.
(Vedi anche capitolo 08: "La trasformazione del cielo e della terra.")
Abbiamo anche una sintesi per ‘i giorni della vendetta’:
– Gerusalemme è assediata e conquistata dai pagani a metà della settantesima settimana
– le persone sono in parte uccise, in parte portate via o disperse
– i pagani "calpesteranno" la città
– il tempio stesso è profanato
– questa condizione durerà solo un breve periodo, 3 anni e mezzo, fino a quando i tempi dei pagani saranno soddisfatti
– allora il Signore farà il giudizio su cielo e terra (il giorno del SIGNORE).