Discussione 84 – Pro Christ: opportunità o rischio?




Pro Christ – verso dove? / Libro di Jens Grapow 00, 3 marzo 2006

Una «confessione» scioccante della Willow Creek Community Church. / Articolo di Bob Burney, 30/10/2007


Nella settimana dal 19 al 26 marzo 2006 si terrà a Monaco di Baviera l’ evento ProChrist con il relatore principale, il pastore Ulrich Parzany. Secondo quanto riferito dall’amministratore delegato di ProChrist , Frieder Trommer, finora si sono registrati 800 luoghi di trasmissione nell’area di lingua tedesca per ProChrist2006. Inoltre, si prevedono da 300 a 400 sedi in altri 17 paesi europei.

Il vescovo regionale della Chiesa evangelica luterana in Baviera, il vescovo Dr. Johannes Friedrich, auspica che un numero ancora maggiore di comunità della Chiesa regionale si unisca al movimento ProChrist. «La missione è oggi un compito di fondamentale importanza», afferma in una breve dichiarazione. Il presidente dell’Associazione delle Chiese evangeliche libere (VEF), Siegfried Grossmann, aggiunge l’ aspetto: «ProChrist deve essere ProMensch. Gli eventi devono essere accoglienti e aperti a tutti».

Nonostante queste voci positive, dall’ultimo grande evento ProChrist, tenutosi nel 2003 alla Gruga-Halle di Essen, si sono levate anche alcune voci di perplessità, soprattutto dal campo degli evangelici.

Jens Grapow, nel suo libro: «Pro Christ – wohin» (disponibile presso la casa editrice Betanien-Verlag) ha analizzato criticamente, ma senza polemiche, questo tipo di evangelizzazione di massa. A tal proposito, Wilfried Plock, presidente della Konferenz für Gemeindegründung e.V., scrive nella sua recensione:
«Questo libro vuole stimolare una riflessione critica su ProChrist. Vuole fornire argomenti a chi è indeciso. E vuole incoraggiare a una “evangelizzazione senza compromessi”».

Possiamo ora presentare questa esposizione di Jens Grapow, fondata sulla Bibbia, con la gentile autorizzazione dell’autore ai lettori interessati di Immanuel.at .

(Vedi anche Rudolf Eberthäuser: «ProChrist o evangelizzazione biblica», disponibile all’indirizzo www.das-wort-der-wahrheit.de)


Pro Christ – dove andare? / Libro di Jens Grapow 00, 03-03-2006


Indice

Prefazione dell’autore Jens Grapow

Introduzione


ProChrist – L’evento

La grande alleanza ecumenica
Un monito biblico
Riflessioni globali
Contenuti: evangelizzazione / Vangelo

Il sito biblico Il punto di vista di ProChrist (e di Ulrich Parzany)

Alcuni retroscena sugli organizzatori

Billy Graham L'Alleanza Evangelica come motore dell'ecumenismo Ulrich Parzany e il CVJM

Interconnessione o: quale ruota ne aziona un’altra? Conclusioni e considerazioni finali Infine: ancora un monito biblico Postfazione di W. Bühne:




  Prefazione dell’autore Jens Grapow

Le riflessioni qui presentate sono rivolte soprattutto ai responsabili delle comunità e a coloro che hanno a cuore il bene della comunità di Gesù. Se oggi mi venisse chiesto perché pubblico queste righe, potrei dare una sola risposta:

Vorrei esortare alla vigilanza e richiamare l’attenzione su un pericolo che, a quanto pare, non è stato ancora percepito da molti. Spetta ai responsabili delle comunità e ai pastori proteggere le loro comunità dai pericoli della fine dei tempi, in cui ci troviamo evidentemente.

Mi risparmio ogni replica agli attacchi contro le riflessioni che seguono (che, tra l’altro, sono già state espresse prima di me) e lascio che sia il lettore a formarsi la propria opinione. Questo scritto non è rivolto contro i fratelli e le sorelle o contro le correnti ecclesiali, ma contro l’accettazione acritica accettazione acritica di opinioni popolari sulla vita della comunità e sull’evangelizzazione. Essere in linea con le tendenze del tempo non è in ogni caso un buon criterio di qualità biblico. Nemmeno quando il rifiuto di opinioni populiste, basato su considerazioni bibliche, spinge una comunità o singoli cristiani nell’angolo delle sette.

Se la Parola di Dio non ci mette in guardia dai pericoli degli ultimi tempi, se non esorta al discernimento degli spiriti, se non esorta i pastori a proteggere il gregge, se non esorta a non fare causa comune con i miscredenti e qualcuno mi dimostra il contrario sulla base delle Scritture, tacerò e ritirerò questo libricino dalla circolazione. Chiederò allora perdono anche ai lettori di questo scritto per la mia presunzione. Ma finché non si riuscirà a confutarmi sulla base della Bibbia, non tacerò.

Sebbene il presente studio riguardi un evento, sono comunque le persone, in qualità di promotori e organizzatori, a pianificare e realizzare tali eventi. A tutti loro non nego né la loro fede né la loro dedizione personale al Signore. Se il loro lavoro nasce da una sana convinzione e da un cuore sincero, non considereranno questo scritto come un attacco alla loro persona. Verificheranno sulla Bibbia quale sia il contenuto di verità del testo e, se del caso, ne trarranno le conseguenze o mi correggeranno.

Questa è la mia richiesta e la mia preghiera.

E così affido queste righe alla benedizione di Dio, che tiene tutto nelle Sue mani e dalla cui misericordia dipende il fatto che non siamo ancora del tutto alla fine. Possa questo scritto suscitare un nuovo sgomento per la portata della seduzione che si sta diffondendo nella cristianità.

Ringrazio il mio caro amico Sven Siemering, che ha riletto e corretto il manoscritto più volte, e dedico questo piccolo scritto a tutti i fratelli e sorelle che sono consapevoli della loro responsabilità davanti al Dio vivente; ma in particolare alla mia piccola comunità locale di Worpswede, con l’augurio che rimanga fedele al Signore.


  Introduzione

Gesù Cristo, in quanto Signore della Sua Chiesa, ci ha esortato chiaramente, sia di persona che attraverso i Suoi apostoli, a predicare il Vangelo al mondo. Nel corso dei secoli dell’era della Chiesa, questo mandato è sempre stato preso sul serio, sebbene con intensità variabile, ma comunque in modo costante – per la diffusione del Vangelo, in ogni epoca le persone hanno accettato insulti, persecuzioni e persino la morte. Questo è ciò che il Signore Gesù Cristo ha predetto alla Chiesa («Il servo non è più grande del suo signore: se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi», Matteo 10,22-25). Fin dalla nascita della Chiesa cattolica, la vera Chiesa di Gesù si è sempre trovata ai margini delle grandi Chiese. Le persecuzioni più gravi sono state subite dal piccolo gregge, che è rimasto fedele alla Parola di Dio e si è rifiutato di scendere a compromessi, da parte delle grandi Chiese, e in particolare da parte della Chiesa cattolica romana (vedi «La Chiesa di Gesù nella forma del servo» di E. H. Broadbent).

Nonostante il fatto che anche oggi i cristiani siano perseguitati in molti paesi, nel mondo occidentale (Europa occidentale, Stati Uniti, Canada ecc.) si sta verificando sotto i nostri sotto i nostri occhi: la Chiesa un tempo perseguitata, e in particolare gli ambienti evangelici, sta vivendo un’enorme ascesa e riesce, in collaborazione con forze sociali, artistiche e politiche, a mobilitare ingenti somme di denaro e grandi folle per l’evangelizzazione dell’Europa e dell’America. Si tratta di un fenomeno talmente affascinante che dovremmo prenderci la briga di osservare con attenzione cosa sta realmente accadendo. C’è un risveglio spirituale nelle nostre terre? Potremo davvero presentare al nostro Signore Gesù Cristo un mondo evangelizzato e cristianizzato quando Egli tornerà? ProChrist è uno dei grandi eventi che sta entrando sempre più nel campo visivo delle riflessioni sull’evangelizzazione e che una comunità orientata all’evangelizzazione difficilmente può ignorare. Per questo motivo, questo breve opuscolo intende informare, prendendo spunto dall’evento ProChrist, sui nuovi sviluppi nel panorama ecclesiale in relazione all’evangelizzazione .


  1. ProChrist – L’ evento

Il grande evento ProChrist si terrà nel 2003 dal 16 al 23 marzo presso la Gruga-Halle di Essen e, come negli anni precedenti, sarà trasmesso in diretta via satellite in molte città tedesche ed europee. Dall’inizio del 2002 vengono offerti seminari per le comunità; principalmente in aprile e agosto/settembre 2002 si svolgono i corsi di formazione per l’evento, rivolti soprattutto a parroci, pastori, predicatori, responsabili di gruppi di preghiera, diaconi e ai cosiddetti “moltiplicatori”. Il 16 e 17 novembre 2002 il congresso “ProChrist-Impulse”, in funzione di preparazione, verrà trasmesso in molte comunità .

Quando sentiamo parlare di «ProChrist», di solito pensiamo a un evento di evangelizzazione colorato, ben organizzato e fondato sulla Bibbia, con un predicatore di talento alla guida e un gran numero di ascoltatori e spettatori. Le comunità di fede si riuniscono pacificamente per annunciare insieme il Vangelo alle persone lontane dalla Chiesa nel nostro Paese e in Europa.

Da quando nel 1993 il movimento ProChrist ha preso piede in Germania grazie a Billy Graham , è stato portato avanti principalmente dalla Alleanza Evangelica Tedesca (DEA), dalla sezione tedesca del Movimento di Losanna e dal relatore principale Ulrich Parzany, che in Germania presiede l’Associazione Cristiana dei Giovani (CVJM).

Alla preparazione e alla realizzazione di questo grande evento partecipano, oltre alle organizzazioni e alle persone appena menzionate, entrambe le Chiese nazionali presenti in Germania (evangelica e cattolica), l’Unione delle Chiese Pentecostali Libere, l’Unione delle Comunità Evangeliche Libere (BEFG), l’Unione delle Comunità Evangeliche Libere (FEG) nonché tutte le Chiese e le comunità affiliate a queste organizzazioni.

L’evento ProChrist non è un’iniziativa isolata, ma si inserisce in una serie di altri eventi:


Movimento di Losanna
Marcia di Gesù 2000
Ad 2000
Jesus House (per bambini e ragazzi)
Incontro di evangelizzazione nell’ambito dell’Expo 2000
Explo
Christival 2002
Giornata ecumenica delle Chiese 2003
Anno della Bibbia 2003
Il corso Alpha (programma di formazione utilizzato da quasi tutte le chiese e comunità)
Willow Creek


Altri incontri ed eventi a livello regionale e locale vengono espressamente descritti e considerati dai loro organizzatori come un movimento, non come un evento isolato (opuscolo programmatico di “ProChrist 2000”).

Con il termine «integrazione» non intendo in ogni caso un comitato comune o piani specificatamente coordinati tra loro (sebbene in molti eventi ciò sia effettivamente il caso), bensì, principalmente, una convergenza di diverse correnti (cfr. cap. 7, «Interconnessione»). Viene chiaramente sottolineato che il lavoro condotto congiuntamente deve proseguire anche dopo gli eventi propriamente detti. Sull’interconnessione delle singole azioni tra loro si tornerà più approfonditamente in seguito.

A prima vista colpisce il fatto che il programma e la sua realizzazione non siano quasi mai oggetto di critiche. Se lo sono, è al massimo in modo marginale e solo molto discreto – in contrasto con le lodi a gran voce. Le lodi per l’evento non mancano:

gruppi cristiani e politici di ogni orientamento non si stancano mai di lodare i vantaggi di ProChrist per la società e la Chiesa, promuovendo così l’ evento e una vivace partecipazione allo stesso. Per questo motivo mi limiterò a mettere in luce gli aspetti più oscuri del movimento e a tralasciare qui la descrizione degli aspetti positivi. I critici potrebbero forse accusarmi in questa sede di parzialità e disinteresse per la causa di Gesù; chi però leggerà questo scritto fino alla fine, si accorgerà che si tratterebbe di una conclusione affrettata.


  2. La grande alleanza ecumenica

ProChrist è promossa principalmente dall’Alleanza Evangelica Tedesca (DEA), dal Movimento di Losanna – Sezione Missione Mondiale, dall’Associazione Cristiana dei Giovani (CVJM) e, a livello superiore, dalla Comunità di Lavoro delle Chiese Cristiane (ACK). Il principale responsabile di questa impresa tecnica è l’Evangeliumsrundfunk Wetzlar (ERF), affiliato alla DEA. Tra le personalità di spicco figurano soprattutto l’evangelista americano Billy Graham, il segretario generale del CVJM, Ulrich Parzany, e il direttore della DEA, Hartmut Steeb. Mentre in occasione del primo evento ProChrist del 1993 a Essen le Chiese regionali si erano ancora espresse con evidente riservatezza, hanno progressivamente cambiato opinione e ora partecipano a numerosi livelli alla preparazione e alla realizzazione dell’ raduni e considerano anche gli eventi collaterali (Christival, Spring 2000, AD 2000, Explo – evento speciale all’Expo 2000, nonché i Kirchentage) come occasioni gradite per arginare il calo del numero di fedeli alle loro funzioni religiose e del numero dei membri e per ravvivare gli sforzi ecumenici in corso parallelamente.

In tutto ciò salta all’occhio che entrambe le grandi Chiese sembrano avere ben pochi problemi nel sostenere questi eventi e nell’identificarsi con i loro obiettivi e messaggi. Poiché sia la Chiesa evangelica, con la sua dottrina del battesimo e della rinascita, sia la Chiesa cattolica, con la sua dottrina dei due sacramenti e della necessità di appartenere alla propria Chiesa, dovrebbero differire dalla concezione della salvezza delle comunità evangeliche, un’alleanza di questo tipo non dovrebbe in realtà essere possibile – da entrambe le parti dovrebbe arrivare un veto. Ma non è così. Ed è proprio questo che dovrebbe farci insospettire. Le Chiese hanno cambiato la loro concezione del raggiungimento della salvezza o il Vangelo proclamato a ProChrist è talmente annacquato da poter essere accettato persino dalle Chiese? E se sì: dove e in che punto?

Non è certo un dettaglio irrilevante il fatto che Billy Graham, prima del primo evento ProChrist, si sia recato a Roma per ricevere la benedizione del Papa. Colpiscono anche gli sforzi estremamente intensi sia di Billy Graham che di Ulrich Parzany, del CVJM e della DEA, sotto il patrocinio dell’ACK, per l’ unione di «tutte le forze cristiane» (ecumenismo) allo scopo di evangelizzare l’Europa e il mondo. Ciò che a livello dottrinale non può essere conciliato, deve essere forzatamente unito mediante la predicazione comune del Vangelo.

I punti cardine essenziali a tal fine sono stati stabiliti da un accordo negli Stati Uniti (Evangelicals and Catholics together) e dalla sua controparte tedesca (Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione), in cui entrambe le «Chiese» si sono impegnate a non sottrarsi a vicenda i membri. Ciò significa che ci si riconosce reciprocamente come cristiani che perseguono lo stesso obiettivo, ovvero l’ evangelizzazione del mondo. A livello missionario, la Chiesa evangelica in Germania è riuscita, attraverso l’ACK e la DEA, a coinvolgere anche le comunità evangeliche e quelle un tempo fedeli alla Bibbia nel percorso verso Roma.

Come proseguirà il processo? Non è prevedibile che lo sviluppo, una volta avviato, sia reversibile. Ed è evidente che nessuno lo desideri. Il Kirchentag ecumenico del 2003, l’Anno della Bibbia 2003 e ProChrist 2003 sono già in programma. Esiste già un ampio materiale preparatorio, nonché corsi di formazione per i collaboratori. Dagli opuscoli e dai fascicoli programmatici relativi agli eventi emerge che quasi tutte le Chiese cattoliche e evangeliche, nonché i gruppi delle Chiese libere, vi prenderanno parte (si veda a tal proposito, ad esempio, il «fascicolo delle idee» del grande evento annuale «2003 – L’Anno della Bibbia»). Per coloro che non partecipano agli eventi o addirittura li criticano, sarà presto difficile giustificare tale posizione. La seguente citazione dell’ACK può darci un assaggio di come verranno trattati in futuro i “contestatori”:

«Tuttavia, spetta alle comunità libere e a quelle organizzazioni che non intendono aderire ad alcuna federazione compito di evitare false impressioni attraverso un’adeguata immagine pubblica e di respingere le ‘critiche alle sette’ infondate. Questo compito diventa sempre più urgente, poiché proprio tra le numerose opere e comunità libere si verificano ripetutamente anche sviluppi negativi che vengono giustamente criticati come settari .»


Cosa ciò significhi in parole povere, lo leggiamo, tra l’altro, qui:

«Per la società, quindi, l’ adesione ad associazioni ecumeniche, organizzazioni ombrello e altre unioni costituisce un importante indicatore pratico del fatto che si ha a che fare con una Chiesa o una comunità seria e orientata alla collaborazione»


Ciò significa, a contrario, che le comunità che non appartengono ad alcuna delle associazioni ecumeniche, secondo questa definizione, non sono «chiese o comunità serie e orientate alla collaborazione», ma quindi sette nel senso classico del termine . La comunità dell’autore ha ricevuto un questionario dall’EZW (Evangelische Zentralstelle für Weltanschauungsfragen, Berlino). Oltre a richiedere informazioni dettagliate sui singoli individui (dirigenza), il questionario indaga anche sulla collaborazione e sul legame con l’ACK, la DEA e con i gruppi e le chiese ecumeniche. Per ora non è obbligatorio rispondere a tali questionari. Ma cosa succederebbe se anche in Germania alcuni gruppi religiosi isolati «perdessero il controllo» e agissero in modo aggressivo contro i propri fedeli o l’ambiente circostante? In tal caso, la fornitura di informazioni sugli affari interni della comunità verrebbe imposta per legge?

La situazione potrebbe quindi diventare difficile per le comunità libere che si rifiutano di aderire a un’organizzazione ombrello o che addirittura sono contrarie ai grandi eventi ecumenici. Ho poche speranze che le comunità affiliate alla Federazione delle comunità evangeliche libere (FEG) o alla Federazione delle comunità evangeliche libere (BEFG, battisti e «fratelli aperti») si siano davvero lasciati mettere in guardia. Da troppo tempo ormai sono stati allineati alla linea ecumenica tramite la DEA e l’ACK. Ho l’impressione che, a causa dei pastori assegnati dalle federazioni di coordinamento, la responsabilità autonoma delle singole comunità sia comunque fortemente ridotta e che la guida biblica da parte degli anziani risulterà molto difficile. Con il cuore straziato osservo però l’evoluzione dei Fratelli un tempo «esclusivi», che ora, al termine del loro «sonno della Bella Addormentata», devono cercare nuove vie e nuove strutture comunitarie. Questa impresa non è certo facile. Rompere con le vecchie tradizioni e allo stesso tempo cercare di orientarsi verso un è sicuramente un’impresa complessa e rischiosa. Purtroppo, però, in parte è già ora prevedibile uno sviluppo errato: l’avvicinamento piuttosto acritico alle comunità che promuovono in modo determinante ProChrist. Proprio a questi fratelli e sorelle, che avevano anche un occhio di riguardo per l’evangelizzazione, raccomando quindi vivamente questo scritto! Esiste anche un’evangelizzazione senza ProChrist!

Il seguente elaborato offre alcune intuizioni su ciò che accade dietro le quinte. Gli argomenti qui esposti non dovrebbero essere ignorati senza un motivo valido .


  3. Un monito biblico

Per un'adeguata introduzione al tema ProChrist, cito dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 16, nella traduzione di Eugen Schlachter:

E i farisei e i sadducei si avvicinarono, lo misero alla prova e gli chiesero di mostrare loro un segno dal cielo. Ma egli rispose e disse loro: «La sera dite: “Ci sarà bel tempo”, perché il cielo è rosso; e al mattino: “Oggi ci sarà un temporale”, perché il cielo è rosso e cupo. «Ipocriti, sapete giudicare l’aspetto del cielo, ma non i segni dei tempi! Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; ma non le sarà dato altro segno se non quello del profeta Giona». E li lasciò e se ne andò (Mt. 16,1-4).


Nel valutare i segni dei tempi, i farisei e i sadducei non avevano un problema intellettuale, bensì un difetto del cuore: sapevano che il Messia sarebbe venuto ai loro tempi, ma, a causa della durezza del loro cuore, non vollero accogliere colui che poi venne. Così hanno perso l’occasione della loro vita di trovare pace per le loro anime e di incontrare il loro Salvatore e Dio nel modo giusto. Se trasferiamo il rimprovero di Gesù ai giorni nostri, anche noi dobbiamo chiederci se non ci siano anche nel nostro tempo segni che devono renderci molto attenti. Uno di questi segni è la crescente globalizzazione a tutti i livelli sociali e politici. Almeno questa circostanza dovrebbe condurci a Daniele e alla sua quarta bestia (Dan. 7,7). La maggior parte degli esegeti è d’accordo sul fatto che questa ultima bestia escatologica rappresenti un impero che abbraccia il mondo intero. E solo negli ultimi 50 anni è diventato realmente possibile, grazie alle conquiste tecnologiche, istituire un impero di questo tipo.


  4. Riflessioni globali

Il mondo si sta avvicinando – e non è una novità di ieri. Il telex, il telegrafo, le navi d’acciaio e gli aeromobili hanno reso possibile già all’inizio del secolo scorso di trasportare merci, conoscenze e forze militari in tempi relativamente brevi in qualsiasi luogo della Terra. In molti contesti sentiamo parlare del «villaggio globale». Per l’economia e la politica ciò significa che le decisioni strategiche devono sempre essere esaminate e valutate alla luce delle condizioni quadro almeno degli Stati confinanti, ma spesso anche dell’ intera situazione mondiale.

Qui però emerge – forse anche a causa delle dimensioni gigantesche e della grande complessità – l’incapacità della persona «normale» di riconoscere e collocare correttamente in questo contesto più globale gli eventi e le decisioni politiche nel proprio paese, nella propria città o nel proprio Stato – per non parlare poi di ciò che accade in altri continenti. Le decisioni politiche e gli eventi sociali vengono – soprattutto anche attraverso i media – valutati per lo più solo in base alle conseguenze immediate che ne derivano per noi come singoli individui. Posso ancora permettermi la mia seconda vacanza? Sono colpito da un caso di contaminazione alimentare? …

I nessi più ampi tra le cause e gli obiettivi perseguiti vengono ormai a malapena percepiti, figuriamoci approfonditi e discussi. Gli eventi locali, tuttavia, sono spesso comprensibili solo nel quadro di questo processo di globalizzazione e non devono essere strappati da tale contesto, se si vuole che abbiano ancora un senso. Sarebbe troppo lungo in questa sede approfondire le decisioni politiche e gli avvenimenti sociali, in parte tragici. A chi è politicamente attento, tuttavia, da decenni saltano all’occhio delle incongruenze che hanno senso solo in un contesto più ampio, di portata mondiale. Inoltre, c’è da temere che politici di tutti i partiti, dirigenti d’azienda, leader sindacali e capi religiosi nascondano, per buoni motivi, i veri obiettivi delle loro azioni.

In questo senso, anche un grande evento come ProChrist deve essere considerato nel suo contesto più globale. Come già descritto sopra, ProChrist, in quanto processo, è inserito in molte altre iniziative che, nel loro insieme, possono essere tranquillamente definite un movimento. Sembra che gli sforzi di unificazione laica procedano parallelamente a quelli di unificazione religiosa. Ma verso dove? Vogliamo quindi esaminare le radici dell’evento, l’origine e il coinvolgimento delle persone e delle organizzazioni responsabili, nonché l’integrazione dell’iniziativa in altri eventi, al fine di elaborare un quadro della situazione che ci aiuti a formulare una valutazione fondata su ProChrist e su altre iniziative di evangelizzazione.


  5. Contenuti: evangelizzazione / Vangelo

L’evangelizzazione è innanzitutto l’annuncio del Vangelo. Si intende la «Buona Novella della riconciliazione con Dio attraverso Gesù Cristo». Se vogliamo verificare la legittimità di un’iniziativa di evangelizzazione, dobbiamo innanzitutto definire il messaggio biblico sul Vangelo, elaborare i messaggi dell’ evangelizzazione e mettere a confronto entrambi. Questo incarico di verifica lo troviamo, tra l’altro, in 1 Tessalonicesi 5,21, dove si dice: «Esaminate ogni cosa; ritenete ciò che è buono». Se entrambe le affermazioni concordano, l’evangelizzazione ha, in linea di principio, la sua legittimità. Se non concordano, dobbiamo verificare nella Parola di Dio cosa essa abbia da dire al riguardo.

Cominciamo da quest’ultimo punto. È proprio qui, infatti, che si vedrà se una tale verifica abbia senso. Se non ha importanza quale sia la natura del Vangelo proclamato, non c’è bisogno di impegnarci in questo sforzo. Se invece non è irrilevante, dobbiamo trarne le conseguenze del caso.

Mi stupisce che vi allontaniate così rapidamente da colui che vi ha chiamati per grazia di Cristo, per passare a un altro Vangelo, quando invece non ce n’è un altro; ci sono solo alcuni che vi confondono e vogliono stravolgere il Vangelo di Cristo. Ma anche se fossimo noi o un angelo dal cielo a predicarvi un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia maledetto! Come abbiamo detto prima, così dico anche ora di nuovo:

Se qualcuno vi predica un Vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema! (Gal 1,6-9)


Queste parole sono piuttosto chiare e indicano innanzitutto che già ai tempi della Chiesa primitiva dovevano esserci persone interessate a modificare in qualche modo i messaggi fondamentali della Bibbia sulla salvezza, cioè il Vangelo. Paolo è chiaro nella sua valutazione: «Sia maledetto!». È del tutto evidente che Paolo abbia un serio problema con la falsificazione o la distorsione della dottrina biblica della salvezza operata da Dio. Ma che dire allora del «resto» della dottrina? Vediamo quindi un po’ più in dettaglio:

Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo , non ha Dio; chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene da voi e non porta questa dottrina, non lo accogliate in casa vostra e non salutatelo! (2 Giovanni 1,9-10)


Sembra del tutto evidente che sia altrettanto importante confrontarsi con la dottrina corretta. Giovanni prende la questione così sul serio da vietare addirittura ai cristiani di salutare persone che professano una dottrina diversa da quella biblica o di accoglierle nelle loro case. Chi si unisce ad altri per annunciare il Vangelo insieme a persone di altri gruppi cristiani deve quindi informarsi bene se ciò che stanno annunciando insieme corrisponda effettivamente al Vangelo biblico. Altrettanto importante, però, sembra essere che il partner insegni la dottrina biblica anche al di fuori dell’ evangelizzazione: «Se qualcuno viene da voi e non porta questa dottrina, non accoglietelo in casa vostra e non salutatelo!» È quindi importante confrontarsi con i contenuti dell’evento di evangelizzazione . Allo stesso modo, alla luce di quanto appena visto, bisogna riconoscere che i «restanti» contenuti dottrinali dei gruppi coinvolti non possono essere trascurati e devono essere anch’essi esaminati attentamente. Questa analisi riguarda l’evento di evangelizzazione «ProChrist». Iniziamo quindi a confrontare i contenuti di ProChrist con il Vangelo biblico.


  5.1 Il punto di vista biblico

Per rispetto verso Dio e la Sua Parola, vediamo innanzitutto cosa Dio ha da dirci attraverso gli apostoli in merito all’evangelizzazione.

La nostra situazione:
Esistono persone che non sono afflitte dal peccato e che possono affermare di non aver bisogno del perdono delle proprie colpe davanti a Dio?

E allora? Abbiamo forse [cioè noi ebrei rispetto ai greci o ai pagani] qualche vantaggio? Assolutamente no! Infatti abbiamo già accusato sia gli ebrei che i greci di essere tutti sotto il peccato . (Romani 3,9)

Questo è il nostro punto di partenza: tutti gli uomini sono sotto il peccato e privi della gloria di Dio. Infatti non c’è alcuna differenza: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Romani 3,23). Se tutti gli uomini hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, c’è allora qualcuno che non rientri in questa categoria? Ma che dire dell’ amore che Dio nutre per gli uomini? Dio non ama più gli uomini perché vivono nel peccato? L’uomo è pur sempre creato a immagine di Dio. E per questo Egli deve pur amarli – sono la Sua immagine e somiglianza!? Questa è comunque un’opinione molto diffusa tra molti cristiani.

Ma se guardiamo più da vicino, ci rendiamo conto che ciò valeva solo per i primi uomini, Adamo ed Eva. Infatti, dopo che i due, su consiglio del serpente, si ribellarono a Dio e al Suo comandamento, persero la loro immagine di Dio. Gli uomini nati in seguito divennero a immagine di Adamo (Genesi 5,1-3) – non a immagine di Dio! E Adamo non era più a immagine di Dio, perché era stato deturpato dal peccato! Certamente si possono ancora scorgere tracce della creazione originaria (come ad esempio la capacità di amare, di pensare, di progettare ecc.) – ma solo Adamo ed Eva, prima della caduta, potevano vantare di essere a immagine di Dio.

Pertanto, l’amore di Dio non va inteso nel senso che Dio ami gli uomini in modo indiscriminato semplicemente perché potrebbero essere amabili o a causa della loro presunta immagine di Dio, ma Egli li ama come esseri umani non amabili e perduti, caricando su di sé l’ira che spetta a loro . Questo amore, tuttavia, vale solo per coloro che accolgono questa grazia immeritata (vedi sotto). Altrimenti, come potrebbe Dio giudicare in seguito gli esseri umani presuntamente amati, le «immagini di Dio» (Romani 3,5-6)?

È importante per noi saperlo e rifletterci sopra, perché in questo passo viene espressa l’effettiva perdizione e corruzione di tutti gli uomini: dal momento della caduta nel peccato non c’è nulla di buono – ciò infatti non sarebbe conciliabile con l’immagine di Dio. Vale la pena, in relazione al concetto della nostra «immagine di Dio», leggere con cuore sincero Romani 3,9-3,20. Ci vorrà davvero molto «coraggio» per riuscire a mantenere ancora più a lungo l’idea della nostra immagine di Dio.

Continuiamo a leggere:

...Ma chi non crede nel Figlio, non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui (Gv 3,36b).


Sin dalla caduta nell’ peccato, l’ira di Dio grava su ogni uomo – non c’è nulla di buono; nulla che Dio possa trovare amabile. L’uomo è diventato nemico di Dio sin dalla caduta nel peccato (Romani 5,10). Il Vangelo contiene quindi, innanzitutto, e unicamente, questo messaggio: tu, uomo, sei irrimediabilmente perduto, se Dio non si impietosisce su di te in modo del tutto immeritato e inspiegabile. Il tuo peccato ti rende incurabilmente malato e tu sei separato da Dio per l’eternità. La Bibbia parla qui molto chiaramente di un inferno, un luogo pieno di tormenti (Matteo 5,29; Luca 12,5; Luca 16,28; Apocalisse 14,11) per coloro che rifiutano la mano tesa della grazia di Dio .

L’incapacità di soddisfare le esigenze di Dio, tra l’altro, fu il motivo che spinse Gesù a tenere il Discorso della Montagna. Vale la pena confrontare le giuste richieste e le esigenze di Dio espresse nel Discorso della Montagna con le affermazioni di Galati 3,10 («Maledetto chiunque non persevera in tutto ciò che la Legge prescrive») . In pratica ciò significa che siamo tutti sotto la maledizione. Se fossimo onesti con noi stessi, nessuno potrebbe affermare di osservare tutto ciò che la Legge prescrive. Probabilmente la maggior parte delle persone non sa nemmeno tutto ciò che la Legge prescrive.

È quindi azzardato anche presentare il Discorso della Montagna come qualcosa che possiamo adempiere o come un programma di riforma sociale. Proprio perché è così, e nessuno può soddisfare le giuste richieste, il Vangelo non riguarda una «vita appagata», la ricerca di un senso per una vita incasinata, né un miglior relazione con Dio né alla guarigione di eventuali danni fisici o psichici. Si tratta della nuda esistenza. Della vita eterna e della morte eterna dopo la morte fisica.

La fede fondata sulla Bibbia presuppone quindi la consapevolezza della mia assoluta perdizione a causa della mia colpa, che non posso ripagare.

Chi crede in lui non viene giudicato; chi invece non crede è già stato giudicato, perché non ha creduto nel nome del Figlio unigenito di Dio (Gv 3,18).


La risposta di Dio

Ma Dio stesso ha trovato una via per arrivare a noi: è venuto su questa terra in Gesù Cristo e ha pagato ciò che nessuno di noi può pagare – e precisamente con la Sua stessa vita; con il Suo sangue.

...e quasi tutto, secondo la Legge, viene purificato con il sangue, e senza spargimento di sangue non c’è perdono. È quindi necessario che le immagini delle cose celesti siano purificate con tali mezzi, mentre le cose celesti stesse lo sono con sacrifici migliori di questi. (Eb. 9,22-23)

...Ma questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, si è seduto per sempre alla destra di Dio e d’ora in poi attende che tutti i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi; poiché con un unico sacrificio ha reso perfetti per sempre coloro che vengono santificati. (Eb. 10,12-14)


Questo è ciò che ha fatto Gesù Cristo – e con ciò è stato chiarito una volta per tutte che non siamo noi ad andare a Dio, ma che è stato Lui, innanzitutto, a venire da noi. La Bibbia lo esprime in un versetto del Vangelo di Giovanni, spesso frainteso e per di più tradotto in modo errato, in questi termini:

«Poiché Dio ha tanto amato il mondo (in questo e in nessun altro modo) da dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna». (Gv 3,16) Purtroppo, in alcune Bibbie questo versetto è tradotto con: «Tanto Dio ha amato il mondo…». Ma , come possiamo ben leggere nella lettera scritta dallo stesso autore, non si tratta dell’intensità dell’amore di Dio, bensì del modo in cui Egli ha manifestato il Suo amore al mondo e continua a farlo ancora oggi:

In questo consiste l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che Egli ha amato noi e ha mandato il Suo Figlio come sacrificio espiatorio per i nostri peccati (1 Gv 4,10).


Il primo passo è quindi il seguente: non siamo noi ad andare a Dio, ma è Lui che è venuto a noi. Ora Egli è qui per far sapere agli uomini che sono perduti, che sono morti nei loro peccati, che devono riconoscere questo e, nella fede salvifica, devono accettare ciò che Dio offre loro: il perdono attraverso il sacrificio compiuto una volta per tutte da Gesù sulla croce del Golgota. Ogni predicazione che tace su questo o lo travisa, non è il Vangelo della Bibbia, ma un Vangelo ridotto o annacquato; proprio un altro Vangelo. E non siamo noi a poter fare qualcosa per incontrare Dio nel modo giusto, ma è Dio che ha agito: ha mandato il Suo Figlio. Perché lo ha mandato? Spesso pensiamo di avere in realtà diritto alla grazia di Dio e che Gesù Cristo sia venuto innanzitutto per noi. Ora, non voglio sminuire l’amore di Gesù per gli uomini, ma non dovremmo montarci troppo la testa. Infatti: quando Dio perdona, perdona innanzitutto per amore del Suo nome. Questo, infatti, rischia di essere infangato dal comportamento delle Sue creature. Lo sapevano già anche gli uomini dell’ Antico Patto, che scrissero:

Per amore del tuo nome, o Signore, perdona la mia colpa, poiché è grande! (Sal 25,11)

Aiutaci, o Dio della nostra salvezza, per l’onore del tuo nome, e salvaci e perdona i nostri peccati per amore del tuo nome! (Sal 79,9)

Ma tu, o Signore, mio Signore, agisci con me per amore del tuo nome; poiché la tua grazia è buona; perciò salvami! (Sal 109,21)

Per amore del tuo nome, Signore, conservami in vita; con la tua giustizia libera la mia anima dall’angoscia! (Sal 143,11)

Se le nostre colpe testimoniano contro di noi, agisci tu, o Signore, per amore del tuo nome; poiché le nostre trasgressioni sono molte, contro di te abbiamo peccato (Ger. 14,7).

Non respingerci per amore del tuo nome; non disonorare il trono della tua gloria; ricordati dell’alleanza che hai stretto con noi e non romperla ! (Geremia 14,21).


Gli israeliti erano ben consapevoli che, se Dio avesse spezzato la sua alleanza con Israele, sarebbe diventato oggetto di scherno tra i suoi nemici. Ma poiché gli israeliti sapevano di essere legati a Dio con la loro stessa vita, erano preoccupati innanzitutto per il Suo nome, poiché era proprio da Lui che dipendeva la loro vita. Siamo ancora consapevoli di questo nesso? Siamo così legati a Dio, dipendiamo da Lui al punto che, anche per il bene della nostra vita, tutto ciò che conta è la gloria di Dio?

Ma torniamo all’offerta di Dio riguardo alla nostra salvezza. Non è solo un’ offerta – è l’unica offerta. «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me», dice Gesù Cristo nel Vangelo di Giovanni (Gv 14,6) a Tommaso, che dubitava. E con ciò anche a noi. Anche questo fa parte dell’annuncio del Vangelo: che non c’è altra via e che quindi tutte le altre vie conducono fuori strada!

E in nessun altro c’è la salvezza; poiché non c’è alcun altro nome sotto il cielo dato agli uomini, nel quale possiamo essere salvati! (At 4,12).


Pertanto la via verso il cielo è aperta, perché Dio l’ha aperta . Dalla morte di Gesù sulla croce del Golgota, la richiesta di Dio di una giusta punizione è stata soddisfatta. Da allora, in teoria, ogni persona può ritornare in cielo – nella comunione perduta con Dio.

  La via verso la salvezza

Dopo aver esaminato, nei primi due passaggi, la nostra situazione e aver considerato la risposta di Dio al riguardo, giungiamo all’ultimo passaggio: cosa deve fare l’uomo per ottenere la grazia di Dio? Oppure, in altre parole: come si arriva in paradiso?

Gli approcci per rispondere a questa domanda possono essere diversi. Io propendo per la versione breve:

...in lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, in lui anche voi, quando avete creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa (Ef. 1,13).


Tre passi:

1. Ascoltare la Parola della verità, il Vangelo della nostra salvezza

2. Credere

3. Essere sigillati con lo Spirito Santo.
Abbiamo già approfondito la "Parola di verità" nei punti 1 e 2 e credo che a questo punto non ci saranno problemi di comprensione. Ma questa Parola di Verità deve anche poter essere ascoltata. Per questo bisogna esprimerla in modo chiaro e preciso! Tornerò più avanti sulla necessità della completezza del Vangelo. Ma cosa significa «credere» in senso biblico? Ricorriamo semplicemente alla spiegazione biblica:

La fede è la certezza di ciò che si spera, la convinzione di cose che non si vedono (Eb 11,1).


Colleghiamo questa affermazione a quanto detto sopra:

Se è vero che il mio peccato mi separa da Dio e che in realtà sono perduto senza speranza, allora ne sono convinto!

Se è vero che Gesù Cristo ha pagato completamente la mia colpa, allora sono convinto di questo fatto!

Se è vero che la mia salvezza dipende ora unicamente e esclusivamente dal fatto che io sia convinto di questo e la accetti come dono, allora lo ritengo vero. Mi pento (mi converto a Dio) e credo che Dio mi abbia perdonato in Cristo.

Questo è ciò che definirei la fede che costituisce il presupposto per il terzo passo, ovvero: il sigillo dello Spirito Santo. E con esso anche il conferimento della filiazione divina; e con questa la partecipazione al Regno dei Cieli, alla pienezza in Cristo, alla comunione con gli altri figli di Dio e a tutte le altre promesse per coloro che hanno comunione con Dio. Non c’è nient’altro: nessuna opera, nessuna buona azione, per quanto grande, nessuna appartenenza a un gruppo deve più aggiungersi. Ciò infatti intaccherebbe la gloria di Gesù, che ha detto: «È compiuto». Cosa è stato compiuto, dunque?

Gesù dice loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» (Gv 4,34).

Quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: «È compiuto!». E chinò il capo e rese lo Spirito (Gv 19,30).

«... il quale, essendo il riflesso della sua gloria e l’impronta della sua essenza, e sostenendo tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver compiuto la purificazione dei nostri peccati per mezzo di se stesso, si è seduto alla destra della Maestà nell’alto dei cieli (Eb 1,3).


Forse ancora una precisazione: una conversione avviene quando Dio ha pietà di una persona e le apre gli occhi sul Vangelo e la rende capace di credere! È opera di Dio – mai di un uomo!

Gesù rispose e disse loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato» (Gv 6,29).


Tuttavia, Dio ha affidato ai Suoi il compito di esortare gli uomini a convertirsi a Lui (a fare penitenza) e di invitarli ad accettare il dono del perdono dei loro peccati. Questo, quindi, per quanto riguarda le affermazioni bibliche sulla condizione dell’uomo davanti a Dio, l’offerta di Dio all’uomo e il Suo invito ad accettare tale offerta. Ciò, tuttavia, deve comprendere tutti e tre i fasi sopra menzionate.



5.2 Il sito ProChrist (e Ulrich Parzany)

Esaminiamo ora il contenuto dell’evangelizzazione di ProChrist e verifichiamo se esso coincida con il Vangelo biblico: al momento della stesura di questo articolo, ProChrist 2003 è ancora in fase di preparazione. Pertanto, finora sono disponibili solo poche informazioni sul contenuto. L’evento ProChrist del 2000 a Brema era all’insegna del motto «Dio è qui». Questo slogan era visibile su molti manifesti in città e, naturalmente, costituiva anche il messaggio principale dei volantini di invito e dei programmi.

Chi pensava che ci fosse un opuscolo con dichiarazioni sui contenuti della fede, sul cammino verso la fede o sul proseguimento nella fede attraverso comunità fedeli alla Bibbia, si è dovuto ricredere. Solo nei materiali formativi si trovano riferimenti al nucleo del messaggio evangelistico. Questo sembra essere anche l’approccio adottato per ProChrist 2003. Il nuovo motto «Ogni persona è importante per Dio» è sicuramente attraente quanto quello di ProChrist 2000, ma non può essere definito «Vangelo». Anche affermazioni come: «Far conoscere alle persone la fede in Dio / Gesù Cristo» ecc. non sono sufficienti in questo caso. È quindi necessario ordinare il materiale dei seminari, partecipare ai seminari o addirittura evento stesso per scoprire cosa raccomanda ProChrist per la salvezza delle persone. Ho partecipato a un seminario preparatorio e a due eventi ProChrist. Il seminario in sé era di natura puramente organizzativa. Gli aspetti di contenuto, come ad esempio l’orientamento biblico, la collaborazione con altre comunità ecc., non hanno avuto alcun ruolo in questo incontro.

Gli eventi sono stati estremamente suggestivi grazie alla loro atmosfera perfetta e alla realizzazione professionale. In apertura c’era un programma variegato, composto da interviste, canti, una testimonianza e uno spettacolo di pantomima. A seguire, Ulrich Parzany ha tenuto un sermone che è sfociato in un invito alla conversione.

Nei vari interventi precedenti alla predica non era ancora riconoscibile alcuna struttura. Ciò era probabilmente dovuto alla varietà dei punti in programma e al volume complessivo, nonché al fascino che emanavano la perfetta organizzazione e il coro dall’aspetto professionale. La predica è sfociata in un invito a pentirsi e a manifestarlo pubblicamente, presentandosi davanti al pódio. Nel frattempo, ai cristiani presenti è stato chiesto di pregare in piccoli gruppi per coloro che si trovavano di fronte a una «scelta per Gesù». Questo scenario, durato diversi minuti, era accompagnato da musica e da ripetuti, quasi incitanti, appelli di «venite avanti» da parte di Ulrich Parzany. Il tutto dava l’impressione di un deliberato surriscaldamento emotivo e di un incitamento di massa.

Questa impressione è stata ulteriormente rafforzata dal fatto che nei primi circa cinque minuti nessuno si è fatto avanti e anche per molto tempo dopo solo poche persone sono apparse davanti al palco. Alla fine, davanti al palco c’erano almeno altrettanti addetti alla sicurezza quanti i «desiderosi di conversione». Questa impressione di un tentativo di «coercizione spirituale», unita all’imbarazzo per il numero così esiguo di «conversioni», mi è stata successivamente confermata da diversi visitatori – soprattutto da non credenti – . La mia comprensione di ciò che lì è stato complessivamente esposto e di ciò a cui si esortava è in larga misura influenzata e dipendente dalle mie conoscenze bibliche pregresse e dal mio background cristiano.

Un «non iniziato» difficilmente avrebbe potuto capire cosa ci si aspettasse da lui o a cosa dovesse «professare la propria fede» andando «in avanti». Una donna, alla mia domanda, mi ha detto di aver interpretato l’invito come un invito a «integrarsi in questa comunità». Una conversione a Dio l’avrebbe comunque compiuta solo in silenzio. Già solo a causa della varietà confusa e variegata degli interventi e del sottofondo musicale costante, nonché dei continui inviti alla conversione da parte dell’oratore, era quasi impossibile riflettere con lucidità e valutare il messaggio. Oserei dubitare che il messaggio biblico – ammesso che sia balenato per un attimo – potesse essere colto dagli ascoltatori che non avevano familiarità con l’argomento, figuriamoci elaborato. Temo piuttosto che il messaggio sia andato perso nella mole di informazioni e impressioni.

Riguardo alle prediche di Ulrich Parzany tenute a ProChrist nel 2000, di cui dispongo in forma scritta, va osservato quanto segue:

Il punto di partenza centrale di queste prediche non è la corruzione e la perdizione degli uomini, né le giuste richieste di un Dio santo, ma i bisogni degli uomini:

bisogno di una vita riuscita (19/03/00)
Bisogno di aiuto nella sofferenza / miseria (ricerca di un senso) (20/03/00)
Bisogno di libertà / protezione (21/03/00)
Bisogno di una comunicazione appagante (22/03/00)
Bisogno di aiuto nella disperazione (23/03/00)
Bisogno di trascendenza / superamento dei limiti (24/03/00)
Bisogno di amore (25/03/00)



A mio avviso, qui il fulcro del messaggio di salvezza viene spostato dall’anima peccatrice e ribelle a Dio verso un’«anima tormentata e afflitta» (Sermone del 20/03, pag. 4). Un’anima ribelle si aspetta un giudizio equo e può, per questo motivo, essere graziata. Un’«anima tormentata e perseguitata», invece, non può essere giudicata. Ha bisogno di aiuto e di conforto. Non attende quindi la grazia, ma l’aiuto. La Bibbia, tuttavia, nella sua valutazione di ogni essere umano è in disaccordo con Parzany: l’uomo è un nemico di Dio (si vedano a questo proposito le mie considerazioni precedenti sulla situazione dell’ uomo). Il Vangelo di Parzany è orientato ai bisogni e si discosta quindi dal Vangelo biblico con il suo orientamento verso Dio.

Solo nella sua predica del 22/03/00 Parzany fa riferimento alla necessità del perdono in e attraverso Gesù Cristo. Tuttavia, questa è proprio la predica in cui Parzany, senza essere contraddetto, fa riferimento in modo molto chiaro al cattolicesimo in due punti:

«Nella Chiesa cattolica, comunicare significa andare a ricevere la Comunione, ovvero partecipare al banchetto del Signore durante la liturgia e avere così comunione con Dio. Gesù Cristo si dona a noi attraverso il pane e il vino.»


Non vi è qui alcun accenno al fatto che i cattolici, nel celebrare la Messa, non abbiano affatto comunione con Dio, ma pratichino invece un rito blasfemo e pagano. Essi sacrificano Gesù Cristo di nuovo ad ogni Messa, in chiara contraddizione con la Bibbia, che in Ebrei 7,27; Ebrei 9,28; Ebrei 10,12 e in molti altri passi fa esplicito riferimento al sacrificio di Gesù compiuto una volta per tutte .

«Dicono: “È chiedere troppo. Non sono Martin Luther King e non sono Madre Teresa”». Perché qui si cita Madre Teresa come «eroina della fede»? Da fedele cattolica, era convinta che ogni religione avrebbe salvato i propri fedeli. Perché non Gesù? Perché non Paolo? Perché non Pietro? Di certo sappiamo molto meno della vera fede di Madre Teresa sicuramente molto meno di quanto ne sappiamo sulla fede dell’apostolo Paolo. Non vorrei sopravvalutare questi due riferimenti di Parzany, ma mi chiedo a cosa servano. Vogliono forse sottolineare che la comunione va già bene ed è una questione biblica, e che la fede di Madre Teresa non solo era legittima, ma addirittura particolarmente esemplare?

Anche nell’omelia di Parzany appena citata non si afferma che l’ uomo si ribelli a Dio e che quindi, in realtà, non abbia alcun diritto alla comunione con Dio. Non viene spiegato come debbano presentarsi la penitenza e la conversione, nonché una conseguente vita biblica. Per essere il più possibile informato, nella mia valutazione della dottrina centrale sull’ottenimento della salvezza da parte dei organizzatori di ProChrist, ho effettuato ricerche nei documenti programmatici dell’Alleanza Evangelica Tedesca e del Movimento di Losanna, nonché in occasione del Christival 2002. Poiché questi gruppi sono principalmente responsabili dell’ organizzazione dell’evento o ad esso collegati, considererò vincolanti per ProChrist anche le affermazioni ivi contenute.

Le affermazioni contenute in tali documenti includono in parte ottime elaborazioni su Dio Padre, su Gesù Cristo e la Sua opera di redenzione e sulla necessità della Sua morte (ad es. «Confessione di fede della DEA del 6 aprile 1972», Berlino). Tuttavia, e questo è evidente, tutte queste valide riflessioni si interrompono proprio nel punto in cui si dovrebbe spiegare a chi è alla ricerca cosa debba fare concretamente da parte sua per essere salvato. Si parla molto di penitenza, nuovo inizio, conversione, incontro con il Risorto e altro ancora. Ma cosa tutto ciò significhi concretamente, viene lasciato in sospeso.

Cosa deve quindi fare l’uomo per poter essere sicuro di essere perdonato? Cosa significano «conversione», «consegna della vita», «nuovo inizio con Gesù» o concetti teorici simili? Consegno la mia vita a Gesù quando mi unisco alla Chiesa evangelica, mi faccio battezzare dai battisti, ricevo il «battesimo nello Spirito Santo» dai pentecostali, osservo i sacramenti o quando permetto che avvenga in me un vero e proprio miracolo di guarigione ? Questa domanda è rimasta notevolmente aperta e sembra che ciò avvenga intenzionalmente.

In questo modo, forse, la persona che a ProChrist «si è fatta avanti» può poi essere indirizzata senza rimorsi di coscienza verso una chiesa cattolica, una comunità pentecostale, il Circolo di Marburgo o qualsiasi altra chiesa o gruppo «cristiano». Lì, ogni corrente definisce autonomamente ciò che ritiene necessario per la salvezza. I relatori di ProChrist non devono passare notti insonni , dato che hanno chiaramente affermato che la salvezza si trova solo in Cristo . Tuttavia, hanno taciuto su cosa ciò significhi concretamente, mandando così forse chi è alla ricerca nel deserto.

Cito qui, a titolo illustrativo, dal testo «Gesù prima di tutto – Ascoltare e pregare – Il concerto di preghiera al Christival 2002», un evento strettamente legato a ProChrist:

«Dio viene a noi in Gesù.

Gesù è l’espressione perfetta di questo movimento di Dio. Egli è il Figlio di Dio, cioè è l’immagine perfetta del Padre. Gesù è il rappresentante di Dio. Egli rappresenta l’essenza di Dio senza alcuna limitazione. Quando guardiamo a Gesù, diamo uno sguardo al cuore del Padre.

Chi vede me, vede colui che mi ha mandato. (Giovanni 12,45)

La sua venuta è espressione del suo amore:

Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo figlio unigenito. (Giovanni 3,16)

Dio era in Cristo e ha riconciliato il mondo con sé stesso. (2 Corinzi 5,19)

Egli non considerò un tesoro geloso l’essere uguale a Dio, ma si spogliò di sé stesso, assunse la forma di un servo e divenne uguale agli uomini. (Filippesi 2,6 sgg.)

Il cammino di Gesù conduce fino alla morte sulla croce. È qui che il movimento di Dio trova il suo punto di arrivo. (Filippesi 2,8)

Fino a questo punto Dio è disposto a venirci incontro. Ora ci invita a metterci in cammino verso di Lui. Chi si lascia contagiare dall’amore di Dio si mette in movimento.

Egli venne tra i suoi, ma i suoi non lo accolsero; ma a quanti lo accolsero, diede il potere di diventare figli di Dio. Questi sono coloro che credono nel suo nome. (Giovanni 1,11-12)

In cammino con Gesù – come suoi discepoli.

Le persone che hanno risposto alla chiamata di Gesù sono diventate, di conseguenza, suoi discepoli. Il termine greco per «discepolo» è legato alla parola che significa «imparare» . È proprio questo che contraddistingue un discepolo: è colui che impara da Gesù, lo ascolta e mette in pratica ciò che ha ascoltato e imparato. Pertanto, «ascoltare» è parte indispensabile della sequela di Gesù.

Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me! (Matteo 11,29)

Se rimarrete fedeli alla mia parola, sarete veramente miei discepoli! (Giovanni 8,31)

Nel movimento di preghiera Christival vogliamo cogliere questo aspetto essenziale dell’essere discepoli. Per questo abbiamo ideato un «concerto di preghiera» all’insegna di questo motto: Ascoltare e pregare. Questo è il senso del concerto di preghiera: qui si vogliono creare spazi liberi in cui, sia individualmente che insieme, possiamo ascoltare Gesù."


C’è un salto sorprendentemente rapido da ciò che Dio ci offre al discepolato. Qui, evidentemente, una persona diventa “cristiana” quando “si lascia contagiare dall’amore di Dio”, “si lascia chiamare da Dio”. Sotto questo aspetto, una domanda interessante è come siano state le conversioni dopo ProChrist e cosa si intendesse esattamente con esse. Cosa significa «lasciarsi contagiare dall’amore di Dio» nella Chiesa cattolica? La stessa cosa che per i battisti o per i pentecostali?

Da quanto ho potuto constatare, sembra trattarsi di un Vangelo riduttivo che viene predicato a ProChrist (e in tutti gli altri eventi di queste associazioni e Chiese). Anche se qui si potrebbe sollevare l’obiezione che Parzany avrebbe esposto chiaramente il Vangelo e invitato alla conversione, va detto che ciò, durante gli eventi, è stato completamente oscurato dalle altre esibizioni e che i non credenti potrebbero averlo percepito solo in casi eccezionali, se non addirittura per nulla. Ciò non significa ancora nulla riguardo al fatto che, ammesso che lo avessero ascoltato, in quel contesto fossero anche in grado di accoglierlo e di reagire correttamente. Pertanto, il vero e proprio «lavoro di conversione» spettava agli addetti alla sicurezza e agli assistenti spirituali, che, come sappiamo, provenivano dai più svariati contesti cristiani.

Si apre così sia alla Chiesa cattolica che a quella evangelica la possibilità di partecipare a ProChrist. Soprattutto la Chiesa cattolica (forse non tanto a Brema, ma in molti altri luoghi) coglie questa opportunità per integrare nella propria Chiesa coloro che cercano orientamento e coloro che hanno avuto un risveglio spirituale. Infatti, per la Chiesa cattolica evangelizzazione significa sempre «evangelizzare all’interno della Chiesa». Per la Chiesa cattolica, chi non si converte alla Chiesa cattolica non è veramente convertito (Concilio di Firenze, D1351; Vaticano II, Rahner/Vorgrimmler p. 139). Ulrich Parzany e i suoi collaboratori dovrebbero saperlo bene. Non hanno forse letto le decisioni del Concilio Vaticano II e le encicliche «Ut unum sint» e «Dominus Iesus»? Sarebbe fatale. Non è affatto come sostiene l’opuscolo «Was ist dran – auf was kommt’s an?» della DEA in risposta alle critiche alla sua politica ecumenica :

«Ma a mio avviso non dobbiamo lasciarci ostacolare da retaggi del passato, basandoci sull’esperienza, nel scoprire nuovi punti in comune e nel percorrere tratti di strada insieme. Chi professa Gesù, appartiene a noi e noi a lui.»


Nel valutare se qualcuno sia cristiano, non si tratta di una «professione di fede in Gesù», bensì di un rapporto vivo con Gesù Cristo.

Allora non si tratta nemmeno di «fardelli del passato»! Le 135 maledizioni di Trento (articoli del Concilio di Trento in cui la Chiesa cattolica scomunica coloro che, ad esempio, sostengono che la fede in Gesù Cristo da sola giustifichi il peccatore davanti a Dio, Contenuto dei canoni: Evangelizzazione / Vangelo 11-20) non sono state revocate! E secondo le più recenti dichiarazioni della «Santa Sedie», non vi sono nemmeno «nuovi punti in comune» (cfr. «Dominus Iesus »). Tutto è – almeno per i cattolici – come prima: al di fuori della Chiesa cattolica non c’è salvezza!

Per concludere su questo argomento, ecco un estratto da un discorso di Tom Forrest rivolto a un pubblico cattolico in occasione di una conferenza sull’unità tra carismatici cattolici e protestanti (fonte: «L’invasione occulta» di Dave Hunt, pp. 549, 550):

«Il nostro ruolo nell’evangelizzazione non consiste solo nel fare cristiani… (ma) nel condurli nella Chiesa cattolica… Ora ascoltate ancora una volta le parole di [Papa] Paolo VI… “La professione di fede di un neofita… deve assumere una forma concreta attraverso l’ ingresso… nella Chiesa, nostro sacramento visibile della redenzione. Mi mi piace tanto ripetere queste parole, … ‘Il nostro sacramento visibile della redenzione!’ … e se la Chiesa è questo, dobbiamo evangelizzare all’interno della Chiesa ! … No, voi non invitate le persone solo a diventare cristiani, ma le invitate a diventare cattolici … Perché è così importante? In primo luogo, ci sono sette sacramenti, e la Chiesa cattolica li possiede tutti e sette …»


Tom Forrest non è una persona qualsiasi, ma il presidente della «Nuova Evangelizzazione» del Vaticano. L’orientamento del discorso (carismatici cattolici e protestanti) mette ancora una volta in evidenza la funzione di ponte del Movimento pentecostale e carismatico tra cattolici e protestanti . Non mi soffermerò in questa sede sulle dottrine della Chiesa cattolica e rimando ad autori come Dave Hunt, Wolfgang Bühne, Gregor Dalliard e altri, che hanno trattato in modo molto approfondito il tema del cattolicesimo . A questo proposito sono da leggere anche i testi originali della Chiesa cattolica.

Per concludere questa sezione, vorrei sottolineare quante Chiese siano già coinvolte nel processo ProChrist: oltre alla Chiesa cattolica romana, a quella vecchio-cattolica e a quella ortodossa, con la loro dottrina sui sacramenti e l’adorazione della presunta Regina del Cielo Maria, anche la Chiesa evangelica con la sua dottrina sul battesimo e sulla rinascita, nonché il Movimento pentecostale e carismatico con la loro dottrina del «secondo» battesimo nello Spirito. Anche i loro insegnamenti sollevano gravi interrogativi – e non si tratta di questioni marginali, ma della questione centrale del raggiungimento della salvezza. Ciò però non è conciliabile con l’esigenza di Dio di «non avere comunione con coloro che hanno una dottrina diversa».

Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo non ha Dio; chi rimane nella dottrina ha il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene da voi e non porta questa dottrina, non lo accogliate in casa vostra e non salutatelo! (2 Gv 1,9).


È necessario sottolineare ancora una volta con chiarezza che non si tratta solo della Chiesa cattolica, che va guardata con occhio critico. Anche la Chiesa evangelica è in gran parte una “Chiesa morta” e quindi in realtà non è un partner per l’evangelizzazione. Alcune rare eccezioni regionali non cambiano il quadro generale!

Abbiamo compiuto il primo passo e constatato che ProChrist si avvicina pericolosamente a un altro Vangelo. La mancanza di una parte importante del Vangelo biblico offre agli eretici la possibilità di colmare questa lacuna con il loro falso Vangelo.

In questo modo, però, attraverso delle «aggiunte», può trasformarsi in un «altro Vangelo»! Anche laddove viene predicato il Vangelo biblico, esso appare come secondario. Viene soffocato e sovrastato dal «programma principale», dagli intermezzi di spettacolo e simili, e quindi non arriva dove dovrebbe arrivare: nel cuore dei non credenti.

Inoltre, alcune importanti chiese partecipanti e associazioni di comunità coinvolte sostengono in parte una dottrina diversa da quella biblica. Solo per questi due motivi si deve sconsigliare vivamente la partecipazione a ProChrist. La Bibbia è chiara al riguardo: non con i non credenti, non con un vangelo falso o riduttivo e non con persone che propongono una dottrina diversa da quella biblica! È ipotizzabile – anche se non consigliabile – al massimo accompagnare una persona in cerca di fede in quell’evento e poi assicurarsi che in seguito le venga indicata la giusta via verso la salvezza. Ma questo va distinto da una partecipazione attiva a ProChrist e forse non è nemmeno necessario. Non riusciamo più a raggiungere le persone con il Vangelo in un contesto «normale»? Abbiamo bisogno di oratori famosi, politici, mimi e stelle del calcio?


  6. Alcuni aspetti relativi agli organizzatori

Passiamo ora a riflettere sul contesto di ProChrist. ProChrist non è un’iniziativa spontanea di cristiani devoti che vogliono adempiere in modo efficace alla loro missione evangelistica, ma si inserisce in un processo in atto già da decenni. Sono considerati i principali promotori del movimento il noto evangelista Billy Graham, l’ Alleanza Evangelica Tedesca (DEA), l’attuale relatore principale Ulrich Parzany e, con lui, il CVJM, di cui Parzany è presidente in Germania. Vorremmo ora esaminare più da vicino queste quattro persone o organizzazioni. Ritengo necessario, sulla base di considerazioni bibliche, prestare attenzione alle radici e al contesto delle forze motrici che stanno dietro a questi eventi. Sappiamo che un albero marcio non può portare buoni frutti:

Un albero buono non può produrre frutti cattivi, e un albero marcio non può produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Perciò li riconoscerete dai loro frutti (Mt 7,18-20).


    6.1 Una valutazione del primo oratore a ProChrist: Billy Graham

Billy Graham, con il suo amore per Gesù Cristo e il suo modo coinvolgente di annunciare il Vangelo, ha sicuramente raggiunto migliaia di persone. Molto è stato scritto su di lui. Eppure, proprio negli ultimi anni è stato spesso oggetto di critiche. Uno dei punti di critica riguarda il suo impegno per la riconciliazione con le altre religioni. Si tratta del fatto che Billy Graham abbia ricevuto un premio conferito per i meriti nella riconciliazione tra le religioni.

In qualità di vincitore del «Templeton Prize for the Progress in Religion», il premio del valore di 1,3 milioni di dollari USA dedicato al dialogo tra le religioni, Graham non si sarà certamente chiuso agli obiettivi di questa fondazione e probabilmente non lo farà nemmeno dopo aver ricevuto questo riconoscimento. Hunt scrive riguardo al fondatore del premio nel suo libro «L’invasione occulta» (p. 103): «Templeton [il fondatore di questo premio] è un evoluzionista, panteista, universalista e occultista che rifiuta il Dio della Bibbia e Cristo come unico Salvatore …». Quali motivazioni avranno mai spinto proprio Billy Graham, il cui Vangelo dovrebbe recitare: «Io (Gesù Cristo) sono la Via e la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non attraverso di me!» proprio a lui? Il Premio Templeton viene infatti assegnato proprio per i meriti nel campo della comprensione e della riconciliazione tra le religioni, che tutte rifiutano l’unica via che conduce al Padre attraverso il Figlio e che, pertanto, devono essere classificate come anticristiane.


    6.2 L’ Alleanza Evangelica come motore dell’ecumenismo

Una citazione tratta da un testo di Wolfgang Nestvogel, che vale la pena leggere, mette in luce il problema della collaborazione con la Chiesa cattolica. La DEA promuove questa collaborazione e la ritiene buona e giusta. Lo stesso vale anche per Parzany, il Movimento di Losanna e altri movimenti:

Il dott. Nestvogel afferma quanto segue:

Ma come possiamo, ad esempio, evangelizzare insieme a sacerdoti cattolici romani che, in virtù della loro ordinazione sacerdotale, sono vincolati ai documenti ufficiali della loro Chiesa, nei quali viene insegnato un «altro Vangelo»? Come possiamo, dopo l’evangelizzazione, inviare persone nelle parrocchie cattoliche romane, che sono vincolate a una dottrina della giustificazione non biblica?

Chi ritiene che ciò sia giustificabile per ragioni pragmatiche, fa causa comune con un’istituzione che nelle sue confessioni di fede sostiene gravi eresie. Accetta consapevolmente che i «cristiani rinati» siano esposti a un’ alimentazione spirituale errata. In un appello dell’Alleanza Evangelica Tedesca (DEA) a favore della «coalizione evangelistica» si afferma addirittura che anche «un gruppo di preghiera di cristiani cattolici possa essere uno spazio eccellente per la crescita spirituale» (Alleanza Evangelica, numero interno, 2/1999, pag. 10, citato da: «ProChrist 2000 – Il cammino continua», Wolfgang Nestvogel – pubblicazione online all’indirizzo https://www.bibelbund.christen.net/htm/ 2000-1-034.html).


L’Alleanza Evangelica Tedesca, con le quasi 120 organizzazioni, associazioni e istituzioni ad essa affiliate o che con essa collaborano (Alleanza Evangelica online – «Chi fa parte di noi/Organizzazioni a noi affiliate»), coinvolge quasi l’intero spettro protestante/evangelico in Germania nei propri obiettivi e nelle proprie attività. In questo modo, gli sforzi ecumenici dell’Alleanza sopra descritti acquisiscono un incredibile slancio. E da questo punto di vista ci si deve chiedere se ProChrist sia davvero un evento isolato, separabile da questo contesto, al quale si possa partecipare acriticamente.


  6.3 Ulrich Parzany e il CVJM

Ulrich Parzany ha espressamente sottolineato di essere «disponibile a collaborare solo se in linea di principio possano partecipare cristiani di tutte le confessioni » (idea 138/97, allegato A). Perché? In realtà è logico: se il Vangelo è stato talmente ridimensionato da permettere a tutti i cristiani solo di nome di accettarlo, è necessario anche riconoscersi reciprocamente come cristiani. Abbiamo già visto che il Vangelo proclamato da Parzany è un «Vangelo ridotto». E allora ha senso anche proclamare insieme ciò su cui ci si è accordati e ciò che si considera il Vangelo. In questo modo è possibile raggiungere un’unità che in un confronto dottrinale non sarebbe né concepibile né realizzabile.

Questa unità, tuttavia, è voluta per creare un’etica cristiana unitaria a livello europeo o addirittura mondiale. Ciò si inserisce perfettamente nell’immagine biblica di una religione unica a livello mondiale. In Apocalisse 17 e 18 questa entità viene chiamata la «prostituta di Babilonia». La prostituta religiosa di Babilonia siede sulla bestia politica e apparentemente la guida. La prostituta babilonese «Chiesa mondiale» e la Bestia «Stato mondiale» stanno prendendo forma, e alla loro creazione sembra contribuire – forse inconsapevolmente – Ulrich Parzany. Ciò si evince soprattutto dalla sua instancabile promozione di eventi ecumenici come «2003 – Anno della Bibbia», «Christival 2002» e altri ancora.

In questi grandi eventi, Ulrich Parzany siede accanto al segretario generale della DEA, Hartmut Steeb, il segretario generale dell’Unione per la Lettura della Bibbia, Reinhold Frey, il segretario generale dell’Associazione di Gnadau, Theo Schneider e altri responsabili di opere o comunità delle Chiese libere, seduto pacificamente accanto ai rappresentanti della Conferenza Episcopale Tedesca (cattolici) e ai membri dei Consigli Superiori della Chiesa evangelica. Ma non per una chiacchierata informale, bensì in qualità di membri dei vari comitati direttivi dei singoli eventi ecumenici. Conclusione:

Conclusione:

L’analisi delle persone e delle organizzazioni in questione ha dimostrato che queste non sono evidentemente in grado di distinguere la fede salvifica dalla pietà religiosa. Altrimenti non potrebbero venire in mente l’idea di definire i cattolici in modo generico come cristiani e di organizzare insieme a loro eventi di evangelizzazione.


  7. Interconnessione, ovvero: quale ingranaggio ne aziona un altro?

In diverse occasioni ho già sottolineato che ProChrist è inserita in un processo che, come osserva giustamente Thomas Jeising nel suo saggio «Perché la discussione su ProChrist finora si è limitata a sfiorare solo la superficie», non è stato avviato da ProChrist stessa. Ma chi lo ha avviato e chi partecipa, con quale influenza, a un movimento che senza dubbio esiste?

  L’orientamento del movimento

Nel punto seguente vorrei mettere in luce un problema la cui portata è di gran lunga più grave di un Vangelo annacquato o riduttivo, più grave anche delle radici dell’organizzazione o dell’origine degli organizzatori. Tutto ciò incide su questo punto, ma non sarebbe così problematico se si trattasse di fenomeni isolati. Si tratta qui di aspettative e realtà e della vera direzione d’assalto nascosta sotto il manto dell’«evangelizzazione»: vale a dire l’ecumenismo e la precedente interconnessione di vari eventi, congressi e movimenti.

Questo è così difficile da smascherare perché avviene in modo subdolo. Mentre ad esempio Ulrich Parzany a ProChrist propone ancora un vangelo in qualche modo biblico e in alcuni punti afferma addirittura che il solo battesimo o l’appartenenza alla Chiesa cattolica non portano in paradiso, in altri eventi definisce sia i cattolici che i protestanti in modo generico come cristiani con cui ci si deve alleare a fini di evangelizzazione . Non sa cosa sta facendo o lo fa di proposito? Può affermare entrambe le cose contemporaneamente? Una delle due deve pur essere sbagliata! Vuole evangelizzare con ProChrist o forse vuole qualcosa di completamente diverso? Un cristiano che ha collaborato con ProChrist difficilmente può ora sottrarsi alla partecipazione a «2003 – L’anno della Bibbia»!? È forse questo il motivo?

ProChrist è, secondo la sua stessa definizione, un evento di evangelizzazione. Tuttavia, solo il quattro per cento di coloro che «si sono fatti avanti» si è stabilito in una comunità. Quanti di loro sono stati indirizzati verso chiese e gruppi in cui probabilmente non verranno mai messi a conoscenza del Vangelo salvifico? Qui sorge spontanea la domanda se ProChrist sia davvero un evento di evangelizzazione. Se no, allora di cosa si tratta?

Chi è quindi il vero gruppo target e quale obiettivo si vuole raggiungere? Per rispondere a questa domanda dobbiamo considerare anche il contesto più ampio in cui ProChrist è inserito. Normalmente, un cristiano ha bisogno, per la propria crescita spirituale, di uno spazio in cui possa trovare pace e in cui, nel silenzio – insieme ai fratelli e alle sorelle – possa adorare il proprio Dio e incontrarLo nella Sua Parola. Finora le «funzioni religiose» hanno offerto questo «spazio» . Qui il credente trovava la quiete e veniva guidato interiormente all’adorazione e alla predicazione attraverso un programma di accompagnamento adeguato e sereno. Non dimentichiamo , per favore, che possiamo ascoltare Dio solo nel silenzio interiore. Lo stesso vale anche per l’insegnamento biblico attraverso la Parola di Dio – di solito nelle ore di studio della Bibbia e nei gruppi di casa – e per la preghiera comune nei gruppi di preghiera. Finora, la contemplazione della persona di Gesù e la trasformazione a Sua immagine, l’azione di grazie, la lode e l’intercessione erano le motivazioni di questi incontri.

Da quando però il corso Alpha, il modello Willow Creek e gli organizzatori delle grandi campagne evangelistiche hanno convinto i credenti che dovrebbero aprire le loro funzioni religiose ai non credenti e organizzarle in modo tale che questi ultimi si sentano eventi della comunità possano «sentirsi a proprio agio», nuovi modelli di culto e di gruppi di casa / incontri biblici stanno progressivamente soppiantando le concezioni tradizionali di uno «spazio per i credenti». Le funzioni religiose vengono trasformate in eventi di evangelizzazione, e ora tutto è subordinato a questo unico obiettivo: conquistare l’«Unchurched Harry», la «persona estranea alla chiesa ", si sta sottoponendo tutto a questo unico obiettivo. Vengono elaborati modelli su come sia o debba essere l’«uomo della strada» e su come il culto possa essere strutturato nel modo più adeguato possibile alle esigenze e alle aspettative del tipo di persona così individuato. Gli eventi della comunità, originariamente pensati per l’adorazione di Dio da parte dei fedeli e per l’istruzione dei fedeli da parte di Dio nel silenzio, vengono aboliti. Nascono «funzioni religiose-evento e happening». Ma ciò ha conseguenze di vasta portata!

Interconnessione, ovvero: quale ruota ne aziona un’altra? Una conseguenza essenziale è l’ atrofia della vita di fede autentica e profonda dei fedeli. Non ricevono più nutrimento sufficiente e vengono «liquidati» con «pappe di latte». D’altronde, non si può offrire altro ai non credenti, se non si vuole spaventarli. Un’altra conseguenza, non trascurabile, è la mancanza di vera adorazione. Mezz’ora di «canti di alleluia» difficilmente può essere definita vera adorazione e intercessione. Anche i cosiddetti gruppi di preghiera in mezzo a una grande folla di perfetti sconosciuti, accompagnati da musica soft, in molti casi generano non tanto preghiere sincere quanto piuttosto l’impulso di «dire la cosa giusta per non fare brutta figura».

Inoltre, in quasi tutte le comunità si osserva un declino nel mondo dei canti . Non solo la batteria e la chitarra elettrica sono ormai diventate indispensabili. anche i testi non testimoniano necessariamente profondità spirituale e sono in parte infiltrati in misura allarmante dal pensiero carismatico. A tutti i responsabili di comunità, agli anziani e agli altri incaricati si raccomanda vivamente una revisione critica del proprio repertorio di canti! Attraverso questi canti, il pensiero carismatico entra poi nelle comunità come una sorta di dottrina.

Non sono stati solo gli hippy degli anni Sessanta e Settanta a essere «corrotti» dai testi dei canti; le dottrine errate ripetute continuamente nei testi dei canti producono anche nelle comunità un effetto maggiore sul pensiero delle persone rispetto a qualsiasi predica.

E poi a tutti noi piace così tanto festeggiare. La «società del divertimento» ha raggiunto anche le comunità. La vita di fede ora deve essere felicità e battiti di mani, forse persino balli e canti in coro. Soprattutto i nostri giovani «ne vanno pazzi». Ma la vita di fede è qualcosa di completamente diverso! La vita di fede è morire! La morte del vecchio uomo con il suo bisogno di benessere, di fronzoli e di orpelli, proprio della cosiddetta «felicità di questo mondo»! Come si può ancora trasmettere tutto questo nelle funzioni religiose che si stanno sviluppando oggi? Un «cuore contrito, che Dio non disprezzerà», non nasce dall’eccitazione emotiva durante il canto ritmico dell’Alleluia! Nasce nel silenzio, quando Dio può parlarmi e io posso riconoscermi, allo specchio di Dio e della Sua Parola, come bisognoso di salvezza.

Tutto ciò – supponendo, per un momento, che ci sia buona volontà – non sarà l’obiettivo del movimento Willow Creek o di ProChrist ecc. Ma purtroppo ne è una conseguenza.

Un’altra conseguenza è la continua fusione tra credenti e non credenti. Come descritto sopra, però, questo è anche l’obiettivo dichiarato degli organizzatori. Non che lo esprimano in questi termini, ma il fatto che la stragrande maggioranza di entrambe le Chiese nazionali sia costituita da non credenti è semplicemente innegabile. E, cosa che pesa molto di più: la dottrina ufficiale di entrambe le grandi Chiese sulla questione della salvezza è adatta solo a far sì che le persone rimangano nella loro incredulità. Poiché i cristiani evangelici non riconosceranno mai un punto in comune tra le due concezioni di fede a livello dottrinale, bisogna trovare altre vie per raggiungere l’unità. Le vie sono:

l’interconnessione, ovvero: quale ruota ne aziona un’altra? La trasformazione dei servizi religiosi e degli incontri biblici. In questo modo si sottrae ai fedeli l’acqua della sana dottrina. Essi vengono notevolmente indeboliti nella loro vita di fede e nella loro resistenza alle eresie. Al posto del nutrimento biblico ci sono acqua zuccherata e panini di cartone, confezionati in eleganti con battiti di mani e oratori carismatici. In questo modo vengono sedotti dal comandamento, di per sé biblico, dell’evangelizzazione degli uomini e non si rendono conto che già da tempo «si sono uniti in un giogo con i non credenti» (2 Corinzi 6,14) e che, così facendo, non stanno realmente evangelizzando.

  La questione delle cinghie di trasmissione

Forse qualcuno di voi ricorda ancora il vecchio principio della trasmissione di energia tramite le cinghie di trasmissione. Il padre di un mio compagno di scuola aveva una falegnameria in cui c’era un solo motore, ma molte diverse macchine. Il motore azionava un albero. Su questo albero erano montate diverse larghe cinghie di cuoio, collegate alle macchine. Tendendo o allentando le cinghie, era possibile, a seconda delle necessità, far partecipare una macchina all’energia fornita dal motore. La macchina poteva così svolgere il proprio lavoro. A nessuno sarebbe però venuto in mente di pensare che la macchina potesse iniziare a funzionare di propria iniziativa.

In linea di principio, situazioni simili si riscontrano ovunque – ad esempio anche presso i servizi sociali: il denaro che l’impiegato spende lì per (si spera, nella maggior parte dei casi) buone cause viene «raccolto» dallo Stato in molti ambiti diversi tramite tasse e contributi. Le leggi che egli applica sono state decise ai massimi livello, da qualche parte a Bonn o a Berlino. Lì l’idea è stata forse proposta da qualcuno che, nella sua funzione di presidente di un’associazione umanitaria, si preoccupa delle persone in difficoltà. E che ha sviluppato lì, insieme ad altri, questa idea di assistenza sociale, presentandola poi in Parlamento come proposta di legge. Nessuno potrebbe ricostruire i percorsi effettivi che hanno portato ai progetti di legge. Le leggi sono state successivamente modificate dai parlamenti regionali e arricchite dai vertici amministrativi con regolamenti e direttive di servizio. Tuttavia, è alla fine della catena che il funzionario addetto al caso ricopre il nobile ruolo di «benefattore», di finanziatore per molte persone bisognose.

Questo principio vale in linea di massima anche per tutti i grandi eventi in ambito religioso. Il Papa annuncia incontri interreligiosi, forse dopo essersi consultato con i suoi collaboratori in Curia. Ma forse anche dopo essersi concertato con persone di altri ambienti. Infatti anche il Papa non è solo Papa, ma «di passaggio» è anche membro di ogni possibile associazione e quindi coinvolto nelle più disparate rappresentanze di interessi. È diverso nel caso di ProChrist? Ciò che oggi migliaia di cristiani mettono in pratica è il risultato di decisioni prese molto prima di ProChrist . Nessuna delle comunità coinvolte ha avuto di propria iniziativa l’idea di «creare dal nulla» un evento come ProChrist. La situazione è piuttosto questa: le singole comunità avvertono in sé una carenza quando si tratta di evangelizzazione. Se tale carenza esista effettivamente, lasciamo per ora da parte la questione. Tuttavia, poiché alle comunità mancano il coraggio, la forza e le possibilità per l’evangelizzazione, saltano su un treno già in corsa. Per dirla con l’immagine di cui sopra: tendono la cinghia di trasmissione.

Qui vorrei presentare una «cinghia di trasmissione» – cito dalla pubblicazione di Willow Creek: «Più di un semplice fuoco di paglia?». Willow Creek ha contribuito a creare una rete di evangelizzazione. Grazie alla collaborazione tra ProChrist e Willow Creek nella formazione e nell’attuazione, si stanno ponendo delle basi.

Willow Creek opera per la forma della «comunità evangelistica permanente», sulla quale fanno affidamento le grandi campagne di evangelizzazione efficaci in determinati momenti. Vediamo qui il collegamento tra due elementi essenziali: la grande evangelizzazione con la conseguente necessaria riorganizzazione delle strutture ecclesiali!? Ricordiamo: ProChrist è un evento di evangelizzazione! Willow Creek, invece, è un movimento di rinnovamento e crescita delle comunità. Esso riorienta le comunità, in modo tale da creare un rapporto indissolubile tra le comunità e le grandi campagne di evangelizzazione, nonché il lavoro di preparazione e di follow-up. Ciò dovrebbe avvenire in modo trasversale rispetto alle denominazioni e alle confessioni, come emerge da tutte le altre pubblicazioni di ProChrist e Willow Creek.

(Vedi anche "Una 'confessione' scioccante della Willow Creek Community Church.")


I «padri fondatori» di ProChrist (ne abbiamo già parlato in precedenza) sono principalmente il Movimento di Losanna e Billy Graham. Gli attuali gestori sono Parzany, la DEA e (a livello superiore) l’ACK. Alla loro «catena di trasmissione» non è collegato solo ProChrist, ma anche molti altri grandi eventi organizzati da parte cristiana . Si tratta di singoli eventi a sé stanti o di un’azione concertata? Il motore è davvero l’ACK, la DEA, Graham o Parzany, oppure questi, attraverso il loro coinvolgimento in interessi cattolici o addirittura di altro tipo, sono solo dei «trasmettitori»? Queste sono domande alle quali è estremamente importante dare una risposta, se vogliamo sapere dove sta andando il treno su cui sono salite così tante comunità.

Ho già detto che il vero obiettivo di ProChrist sono le comunità, anche se naturalmente non voglio negare che ci siano state anche vere conversioni. L’obiettivo, però, è l’ecumenismo e, più in generale, una religione mondiale unitaria. Lo possiamo tranquillamente dedurre dalla Bibbia, se la prendiamo sul serio. Le singole comunità e i singoli credenti, però, credono che si tratti di evangelizzazione, perché le «cinghie di trasmissione» sono nascoste e quindi non visibili. Ma ci sono e possono anche essere scoperte, se solo ci impegniamo sinceramente in tal senso. Questo impegno non è risparmiato a nessuna comunità, a nessun credente. Ma sono soprattutto i pastori delle comunità ad esserne obbligati, poiché proprio loro hanno una grande responsabilità davanti a Dio per la «loro» comunità. Possa Dio far sì che si assumano questo ministero.

Se ci prendiamo la briga di esaminare i movimenti e gli eventi avviati negli ultimi decenni per capire quale effetto abbiano effettivamente nelle comunità, possiamo individuare il seguente schema: ci sono grandi eventi che, come una scintilla iniziale, danno il via a movimenti, dichiarazioni, comunicati e azioni congiunte delle grandi Chiese e delle associazioni, che dovrebbero dimostrare: «Siamo (in Cristo) uno»; e infine corsi e congressi di vari movimenti che, a livello locale, preparano e guidano il grande movimento . Qui ci saranno delle sovrapposizioni – ma sembra che ciascuna delle azioni elencate di seguito abbia fondamentalmente il proprio ruolo specifico nel grande concerto dell’ecumenismo:

Innesco iniziale:

ProChrist
2003 – Anno della Bibbia
Altre grandi campagne di evangelizzazione

Manifestanti (siamo una cosa sola):

Dichiarazione congiunta della Chiesa cattolica e di quella evangelica sulla dottrina della giustificazione
Cattolici ed evangelici insieme
Giornata ecumenica delle Chiese

Eventi preparatori:

Corso Alpha
Willow Creek
Eventi di preparazione e follow-up e congressi
Funzioni ecumeniche, incontri e celebrazioni al piano inferiore



Grandi eventi come ProChrist sono ormai difficili da trascurare o addirittura da ignorare. Sembra quasi eretico rifiutare un’ opportunità come questa o addirittura esprimere perplessità. Grazie ai corsi di preparazione, che trovano poi il loro culmine nella realizzazione effettiva dell’evento, nelle singole comunità si innesca un processo che continua a produrre effetti anche molto tempo dopo l’evento vero e proprio. I corsi di follow-up e gli eventi successivi sono, per così dire, quasi un programma obbligatorio per tutti coloro che hanno collaborato attivamente a ProChrist. In questo senso, questi grandi eventi sono effettivamente una sorta di scintilla iniziale che «accende» sempre nuovi gradini sul cammino verso l’unificazione definitiva delle Chiese.

Tali azioni congiunte sarebbero però difficilmente possibili se non fosse per gli accordi stipulati ai massimi livelli ecclesiastici, che, per così dire, forniscono il quadro di riferimento per tali collaborazioni. Non molto tempo fa non sarebbe mai venuto in mente a nessuna comunità o organizzazione evangelica di considerare la Chiesa cattolica come partner nell’evangelizzazione – al contrario: essa era vista come terreno di evangelizzazione. Ora però – dopo la pianificazione del primo Kirchentag ecumenico – ciò è possibile ed è stato approvato ai massimi livelli. È ormai, per così dire, ufficiale che il fondamento di fede della Chiesa cattolica in materia di salvezza sia identico a quello della Chiesa evangelica. Mentre i vertici ecclesiastici si avvicinavano a un consenso attraverso un lungo processo, parallelamente, a livello di comunità, il «popolo della Chiesa» era già da tempo preparato a tale possibilità. Le «parole magiche» in questo contesto sono «Willow Creek e Corso Alpha». Riguardo alla funzione interconfessionale del Corso Alpha, Steffen Denker scrive nella sua pubblicazione online «Il Corso Alpha»:

Infine, Peter Aschoff, nella sua prefazione all’edizione tedesca del manuale, cita due «effetti collaterali». Da un lato, vengono formati i collaboratori della comunità. Dall’altro, «Alpha, nella sua ampiezza universale, contribuisce anche ad abbattere le barriere tra comunità e confessioni. Improvvisamente, cristiani di diverse confessioni tirano alla stessa corda. Alpha rimane Alpha, sia che venga offerto dai cattolici, dai battisti o dal CVJM. Si crea così una coalizione missionaria …» Abbiamo visto che il corso Alpha è concepito, per principio, in modo interconfessionale . Si evita qualsiasi confronto con dottrine errate.

Di conseguenza, Alpha è raccomandato da rappresentanti di molte confessioni. Nicky Gumbel aspira espressamente all’unità all’interno delle confessioni e «tra le confessioni». «Spesso molto più efficace» persino del dialogo tra i leader ecclesiastici è «quando i cristiani “normali” si riuniscono per adorare Dio e lavorare insieme» (Gumbel: «Domande sulla vita», p. 230). Nel contesto della teologia Alpha ciò significa chiaramente che Gumbel auspica che persone protestanti, evangeliche, pentecostali, carismatiche e cattoliche – delle Chiese ortodosse non sembra esserci finora traccia – si riuniscano nell’ambito di un’adorazione intesa in senso carismatico . L’Alleanza Evangelica Tedesca ha intrapreso da tempo questa strada. Proprio di recente il suo presidente e presidente della Federazione FEG, in un’intervista alla rivista pentecostale «Wort und Geist», ha sostenuto che in futuro le due correnti si completeranno maggiormente e che si potrà imparare l’una dall’altra (idea Spektrum del 19 maggio 2000, p. 15). La volontà di collaborazione è documentata già da tempo anche nella «Dichiarazione di Kassel» del 1996 .

Il teologo inglese David Pawson scrisse già nel 1988 della «quarta ondata» («Fourth Wave», Hodder & Stoughton 1988). In essa si espresse a favore di una piena integrazione tra carismatici ed evangelici. E l’allora segretario generale dell’Alleanza Evangelica della Gran Bretagna, Clive Calver, nella sua prefazione esprime la sua raccomandazione – così come oggi per il corso Alpha – come un’«opportunità» per le «chiese di tutte le denominazioni» (Gumbel: «Guida Alpha», pp. 204-205).

Facendo seguito alla denominazione di «terza ondata dello Spirito Santo» utilizzata dallo stesso Movimento dei Segni e dei Miracoli, Pawson esprime chiaramente l’intento della «quarta ondata». Non ne sentiamo parlare, ma la cosa sta già accadendo da tempo. I cristiani che non sono disposti a considerare gli insegnamenti carismatici particolari semplicemente come uno «stile di devozione diverso» e ad accettare l’adorazione comune, vengono sempre più emarginati. Essi ostacolano l’unità auspicata.

Il corso Alpha, dobbiamo constatare in sintesi, con le sue peculiarità si colloca esattamente nella linea di azione della quarta ondata (fonte: www.bibelbund.christen.net/htm/2000-3-185.html).


Per quanto riguarda le ulteriori difficoltà relative al corso Alpha, rimando all’articolo completo di Steffen Denker.

Il Centro di Ricerca Cristiana di Londra stima che circa 3,8 milioni di persone in tutto il mondo abbiano partecipato a un corso base di fede Alpha. In Germania, nel 2002 sarebbero state registrate circa 519 comunità come organizzatrici dei corsi . Poiché la tendenza è in crescita, è prevedibile che anche a livello delle comunità di base si affermi l’idea di un’ulteriore possibilità di espansione delle iniziative ecumeniche.

Di seguito cito ancora una volta l’ACK dal suo documento sugli eventi per l’anno prossimo, per chiarire meglio che il motore non aziona una sola macchina, ma diverse, che hanno espressamente come obiettivo un’opera complessiva, ovvero l’ecumenizzazione delle Chiese. Sulla base di questo documento si può illustrare molto bene l’approccio dell’ACK: il titolo parla di «missione ed evangelizzazione», ma nel testo si trova poi il vero scopo: l’ecumenismo! Vale la pena leggere l’intero testo. È disponibile nella sezione «Download» sul sito web ufficiale di ProChrist. Le sottolineature sono state apportate dall’autore:

«La nostra missione comune: missione ed evangelizzazione in Germania» – Un messaggio della Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Germania con spunti per l’ecumenismo a livello locale in vista dell’anno 2003.

L’anno 2003 – un anno all’insegna dell’ecumenismo L’anno 2003 è caratterizzato da progetti ed eventi ecumenici particolari. Dal 28 maggio al 1° giugno 2003 si terrà a Berlino il primo Kirchentag ecumenico. Il motto è «Siate una benedizione». Cristiane e cristiani di tutte le Chiese si riuniranno per celebrare una festa dell’incontro e riflettere insieme sulla testimonianza e sulle sfide della loro fede oggi .

Nel 2003 si svolgerà anche «L’Anno della Bibbia». Con il motto «Cercare e trovare», le Chiese in Germania intendono riportare la Bibbia, con la sua forza orientatrice per la vita, al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica . Inoltre, sono in programma altre iniziative regionali e nazionali per l’ anno 2003. Un’importanza particolare sarà attribuita alla prossima iniziativa di «ProChrist» dal 16 al 23 marzo 2003 a Essen. Con il documento qui presentato, intitolato «La nostra missione comune: missione ed evangelizzazione in Germania», in cui viene tracciato un bilancio provvisorio di un processo ecumenico di consultazione e dialogo ancora in corso, la Comunità di lavoro delle Chiese cristiane invita a considerare i vari eventi del 2003 come tappe importanti tappe di un percorso di apprendimento comune e di sfruttarli come «nuovo inizio verso un’ecumenismo missionario». A tal fine è importante preparare consapevolmente il percorso verso l’anno 2003 a livello delle comunità e, per quanto possibile, organizzarlo insieme come un’opportunità per l’ecumenismo sul territorio. Questo opuscolo contiene, a integrazione del documento comune dell’ACK, alcune proposte e spunti concreti al riguardo.

Francoforte sul Meno, marzo 2002

Centro ecumenico



  8. Conclusioni

A mio avviso, le questioni relative alla partecipazione a ProChrist devono concentrarsi sui seguenti quattro punti:

1. Siamo disposti a collaborare con persone in un’ opera di evangelizzazione che si discosta in modo molto evidente, su questioni centrali relative alla salvezza e alla dottrina della Chiesa, dall’insegnamento biblico?

2. Siamo disposti a collaborare con comunità o organizzazioni che si adoperano con grande impegno per l’unificazione di tutte le Chiese?

3. Attraverso la nostra collaborazione con persone che, secondo la nostra valutazione, non sono cristiani nel senso biblico del termine, rischiamo di dare l’impressione e di alimentare l’idea che le differenze siano solo marginali e quindi irrilevanti ?

4. Possiamo o vogliamo permettere che le persone si trovino di fronte a un Vangelo riduttivo, che potrebbe in seguito renderle immuni al vero Vangelo?


All’obiezione secondo cui Paolo avrebbe affermato che non è determinante da quali motivazioni sia predicato il Vangelo – l’importante è che venga predicato (Filippesi 1,15-18), devo rispondere quanto segue: in primo luogo, Paolo non dice che potremmo annunciare anche mezzo Vangelo o tre quarti di Vangelo e, in secondo luogo, Paolo non intendeva dire che tutti possano essere coinvolti nell’annuncio, ma che la motivazione da sola non è determinante! Nel Nuovo Testamento troviamo una storia interessante su una donna che voleva aiutare Paolo a proclamare il Vangelo. Diceva cose giuste – verità fondate sulla Bibbia:

Ma mentre ci recavamo al luogo di preghiera, ci venne incontro una serva che aveva uno spirito di divinazione e che, con le sue predizioni, procurava grandi guadagni ai suoi padroni. Questi seguiva Paolo e noi, gridando e dicendo: «Questi uomini sono servitori del Dio Altissimo, che vi annunciano la via della salvezza!»
E così fece per molti giorni. Ma Paolo, infastidito da ciò, si voltò e disse allo spirito: «Ti ordino, nel nome di Gesù Cristo, di uscire da lei !» E in quell’istante lo spirito uscì (Atti 16,16-18).


A questo punto possiamo e dobbiamo chiederci perché Paolo non abbia semplicemente inserito questa donna nella sua squadra missionaria! Non aveva forse alcuna consapevolezza della necessità dell’ecumenismo? Avrebbe potuto certo avere bisogno di sostegno, credo. Non poteva certo spaventare così tanto quella donna con lo spirito di divinazione. Cosa avrebbe fatto Paolo con gli odierni predicatori di indulgenze, guaritori miracolosi, adoratori di Maria, «parlanti in lingue», idolatri eucaristici e veneratori di un uomo che si fa chiamare «Sua Santità», «Santo Padre» ecc.? Se siamo certi che Paolo non avrebbe avuto nulla contro persone del genere e sarebbe partito con loro in missione, allora andiamo a ProChrist. Altrimenti, stiamo in guardia e seguiamo le nostre vie nell’evangelizzazione.

ProChrist non è un evento isolato. Fa parte di un movimento globale su larga scala. Le singole sfaccettature di questo movimento globale sono state documentate già da tempo in molti ottimi scritti e libri. Oltre all’ IABC (Comunità internazionale di lavoro dei cristiani confessanti, Wuppertal), che si occupa, per così dire, quotidianamente delle correnti che confluiscono nel movimento globale, in molti libri di qualità è stato segnalato il pericolo. Il fatto che i cristiani evangelici si lascino comunque «reclutare» così rapidamente e su vasta scala dai promotori dell’ecumenismo e si prestino ad essere strumentalizzati per i loro obiettivi, è sorprendente solo a prima vista. Un po’ come lo stupore di Giovanni quando, sull’isola di esilio di Patmos, vide per la prima volta come sarebbe stata la comunità di Gesù alla fine dei tempi:

E vidi la donna ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei testimoni di Gesù; e mi meravigliai grandemente quando la vidi (Ap. 17,6).


Non dobbiamo affatto stupirci; sappiamo che alla fine dei tempi la malvagità dovrà raggiungere il suo apice e che prima del ritorno di Gesù non ci sarà alcun risveglio spirituale, ma una grande, inquietante e globale apostasia:

Poiché il mistero dell’illegalità è già all’ opera; solo che colui che ora lo trattiene deve prima essere tolto di mezzo ; e allora sarà rivelato l’uomo dell’illegalità, che il Signore Gesù annienterà con il soffio della sua bocca e che distruggerà con l’apparizione del suo ritorno, colui la cui apparizione avviene secondo l’opera di Satana, con lo dispiegarsi di ogni potenza ingannevole, di segni e prodigi e di ogni seduzione dell’iniquità tra coloro che vanno perduti, perché non hanno accolto l’amore per la verità, mediante il quale avrebbero potuto essere salvati. Per questo Dio invia loro un potente errore, affinché credano alla menzogna, affinché siano giudicati tutti coloro che non hanno creduto alla verità, ma hanno trovato piacere nell’ingiustizia (2 Tessalonicesi 2,7-12).


Questa consapevolezza dovrebbe determinare e plasmare le nostre azioni future e la nostra preghiera . Non organizzeremo né ProChrist né alcuno di questi grandi eventi ecumenici. Il quadro delle nostre azioni si restringerà e non dobbiamo aspettarci di avere ancora una volta grandi opportunità di rinnovamento o risveglio.

Possiamo però fare qualcosa di completamente diverso:

dobbiamo essere chiari e inequivocabili nel nostro stile di vita e nella nostra vita spirituale e comunitaria. Ciò implica, tra l’altro, che noi:

- non possiamo rimanere, per il solo gusto di godere di qualche vantaggio, in una delle grandi Chiese o associazioni, che del resto sono tutte sulla via verso Roma («Uscite da essa…», Apocalisse 18,4)

- da un lato dobbiamo lottare per la chiarezza dottrinale ; dall’altro dobbiamo mettere in pratica ciò che abbiamo compreso dalla Bibbia. Qui è richiesta fedeltà a Dio e alla Sua Parola. Bach lo esprime così in una delle sue cantate: «Il cuore, la bocca, le azioni e la vita devono rendere testimonianza a Cristo!»


Dobbiamo chiarire e mettere in guardia laddove abbiamo davvero la possibilità di farlo. Ciò si limiterà forse sempre più a colloqui individuali e piccoli gruppi.
Dobbiamo pregare gli uni per gli altri. Da un lato per noi stessi, affinché non cadiamo anche noi nelle insidie del diavolo; dall’altro per coloro che vogliamo raggiungere con i nostri appelli. In definitiva è sempre Dio che può proteggerci e aprire gli occhi e i cuori sia a noi che agli altri fratelli e sorelle. Noi possiamo essere «solo» portatori del messaggio biblico.

Abbiamo anche – e questo vorrei sottolinearlo espressamente – il dovere di stimare gli altri più di noi stessi. Il giudizio definitivo sul nostro comportamento e su quello dei fratelli e delle sorelle non spetta a noi! Sarà Dio a emetterlo. Nel frattempo, pur rimanendo saldi nella nostra visione biblica, non dobbiamo disprezzare i fratelli e le sorelle che la pensano diversamente solo perché hanno un’opinione diversa.

Dobbiamo adempiere alla nostra missione evangelistica anche senza le influenze ecumeniche. Anche se il concetto generale di ProChrist non è per noi accettabile, le persone andranno perdute se non portiamo loro la Buona Novella del perdono attraverso Gesù Cristo.

Solo così potremo dire in tutta coscienza di aver fatto tutto ciò che era umanamente possibile. In definitiva, quindi, non siamo solo contro qualcosa, ma innanzitutto a favore di qualcosa: a favore di una vita vissuta nella grazia e nella responsabilità davanti a Dio e alle persone che ci sono state affidate. Anche il seguente appello di Steffen Denker, tratto dal testo citato in precedenza sul «Corso Alpha», dovrebbe far riflettere anche noi:

Da anni ormai gli «evangelici» (?) non carismatici, fedeli secondo la nostra concezione alla Bibbia e alla confessione di fede, sono impegnati in battaglie difensive e di ritirata. La «quarta ondata» viene tacitamente accettata in molte comunità. Non appena il vocabolario evangelico impreziosisce una pubblicazione o una predica, la maggior parte dei cristiani si accontenta e non mette ulteriormente in discussione la concezione teologica. Il Corso Alpha e i suoi equivalenti spirituali sono onnipresenti. Ma che dire delle produzioni della «nostra scuola»? Ricordo altri tempi. Oggi devo spesso «scusarmi» per la mia posizione critica nei confronti del movimento carismatico e di quello neoevangelico per l’unità. Che fine abbiamo fatto? Esorto tutti i cristiani che condividono la mia valutazione a tornare in sé. Abbiamo lasciato il campo di raccolta ad altri. Noi reagiamo più che agire. Dove sono gli uomini di Dio capaci che guidino in modo convincente la comunità di Gesù fuori dalla disorientazione, la rendano capace di discernimento e la conducano alla Bibbia, al vero Vangelo e alla vita comunitaria neotestamentaria? Prego affinché Dio sia misericordioso con la sua comunità, le doni un cambiamento in meglio e un nuovo inizio. Pregate con me (Fonte: Bibelbund)


A questo punto vorrei chiudere il cerchio e rivolgermi a coloro ai quali, in qualità di responsabili o anziani, è affidata una comunità. La guida di una comunità non è mai stata affidata alle «grandi pecore», cioè alle grandi chiese o alle associazioni, ma ai pastori e agli anziani all’interno di una comunità.

Da Mileto, però, egli (Paolo) mandò a chiamare a Efeso gli anziani della comunità (…) Badate dunque a voi stessi e a tutto il gregge, nel quale lo Spirito Santo vi ha costituiti custodi per pascere la comunità di Dio, che egli ha acquisito mediante il sangue del proprio Figlio! Perché so bene che, dopo la mia partenza, verranno tra voi lupi rapaci che non risparmieranno il gregge; e anche dal vostro stesso seno sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per attirare i discepoli dalla loro parte. Vegliate dunque e ricordate che per tre anni, giorno e notte, non ho mai smesso di esortare ciascuno di voi tra le lacrime (At 20,17.28-31).

È a costoro, dunque, che i fratelli e le sorelle devono prestare ascolto e seguire. Ma sono proprio loro che un giorno dovranno rendere conto davanti a Dio della sorte della loro comunità e di ciascuno dei fratelli e delle sorelle.

Obbedite ai vostri capi e seguiteli; poiché essi vegliano sulle vostre anime come coloro che devono rendere conto, affinché possano farlo con gioia e non con sospiri; poiché ciò sarebbe a vostro danno! (Eb 13,17).


È sorprendente in quante comunità si trovino uomini e donne esperti in ambito psicologico e tecnico, capaci di elaborare in modo davvero eccellente concetti su come rendere le comunità alla moda e attraenti. Tutto ciò, però, non ha nulla a che vedere con il ministero di un pastore e, in fondo, non è altro che ciò che troviamo anche nei moderni libri di management: leadership mirata e, in parte, seduzione. Nel migliore dei casi serve a coinvolgere e manipolare grandi folle – ma non a favorire un incontro con il Dio santo.

Per questo motivo, in questa sede invoco un ritorno al ministero biblico degli anziani. Solo così gli uomini dotati da Dio potranno pascere le loro comunità senza finire nella scia di qualsiasi corrente e senza essere assorbiti da idee che rientrano chiaramente nella seduzione escatologica . Per quanto riguarda l’evangelizzazione, possiamo tranquillamente concentrarci innanzitutto sulla nostra cerchia personale (parenti, vicini, colleghi, amici) e, per il resto, confrontare i nostri simili con la verità biblica secondo cui essi, in quanto peccatori, sono perduti, ma che esiste speranza anche per loro.

Per quanto riguarda la nostra vita comunitaria, dovremmo tenere presente che gli eventi della comunità come le funzioni religiose, gli incontri biblici e i gruppi di preghiera non sono un campo di evangelizzazione. Sono un luogo di preparazione e di edificazione per i credenti, un’ occasione di incontro con Dio e con i fratelli e le sorelle.


  9. Infine: un altro monito biblico

Non vi mettete con i non credenti sotto lo stesso giogo! Infatti, che cosa hanno in comune la giustizia e l’illegalità? Che cosa ha la luce in comune con le tenebre? Come si concilia Cristo con Belial ? O che cosa ha in comune il credente con il non credente? Come si concilia il tempio di Dio con le immagini idolatre? Ma voi siete il tempio del Dio vivente, come dice Dio: «Abiterò in loro e camminerò in mezzo a loro e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo». Perciò uscite da loro e separatevi, dice il Signore, e non toccate nulla di impuro, così io vi accoglierò, e sarò vostro Padre, e voi sarete i miei figli e figlie, dice il Signore onnipotente. Poiché ora abbiamo queste promesse, diletti, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, per giungere alla perfezione della santificazione nel timore di Dio (2 Cor. 6,14+7,1).

Alla luce di tutto ciò che abbiamo approfondito, come comunità non possiamo collaborare a eventi come ProChrist. Vediamo il bisogno che ci circonda e apprezziamo l’opera di evangelizzazione biblica – ma non a qualsiasi prezzo. Il punto di partenza dei nostri sforzi di evangelizzazione deve essere questo: «Salvatevi da questa generazione perversa!» (Atti degli Apostoli 2,40). Ciò significa che le persone a cui ci rivolgiamo fanno parte della «generazione perversa» e devono lasciarsi salvare da essa.

Al posto delle grandi campagne di evangelizzazione come ProChrist, io sostengo:

evangelizzazione personale

Per «evangelizzazione personale» intendo uno stile di vita evangelistico da parte di tutti i credenti nelle comunità. Il Nuovo Testamento parla di un «sacerdozio santo» di tutti i credenti, il cui compito è «proclamare le virtù di colui che ci ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce».

Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, un popolo santo, un popolo di proprietà, affinché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce (1 Pt 2,9).


Quale occasione migliore di quella offerta dalla cerchia di coloro che vediamo ogni giorno? Qui possiamo dimostrare che non apparteniamo più a noi stessi, ma che abbiamo un Signore che ci ha accolti e che trasforma la nostra vita. Questo ha un effetto invitante e crea una buona base per i colloqui evangelistici.

Evangelizzazione nella comunità

La comunità, oltre alla sua funzione di luogo di adorazione e di incontro con il Signore nella Sua Parola (tempio di Dio), è anche una sorta di «testa di ponte» verso il mondo perduto e, in quanto «Corpo di Cristo sul posto», ha il compito di essere luce in quel luogo. Ed è proprio ciò che dovrebbe fare.

Evangelizzazione insieme a più comunità

Se sul posto ci sono più comunità che sono d’accordo sia sulle questioni relative all’evangelizzazione che su altre questioni dottrinali, non c’è motivo per non collaborare anche a livello intercomunitario. In questo modo è possibile scambiarsi esperienze, pregare insieme per le persone e incoraggiarsi a vicenda, oltre a pianificare e realizzare iniziative comuni. Forse una chiesa dispone di maggiori «risorse» in termini di personale o anche di mezzi materiali e può così mettere a disposizione di una chiesa «più povera» ciò che è necessario. Non dobbiamo «reinventare la ruota» quando si tratta di evangelizzazione. È decisamente illuminante osservare come evangelizzavano le chiese bibliche, e questo dovrebbe essere il nostro modello.


  10. Postfazione di W. Bühne:

Come dovrebbero comportarsi i cristiani impegnati nella missione nei confronti di Pro-Christ?

Speriamo sia chiaro che la critica rivolta a ProChrist non riguarda accuse contro le persone. Apprezziamo i responsabili di ProChrist come fratelli devoti e dotati, animati dal desiderio di avvicinare al Vangelo persone finora non raggiunte. Speriamo e preghiamo anche che, attraverso questa grande evangelizzazione, le persone giungano a una fede viva nel nostro Signore Gesù e ci rallegriamo per chiunque trovi la strada verso una comunità viva e orientata alla Bibbia. La nostra preoccupazione riguarda i «rischi e gli effetti collaterali» legati, tra l’altro, al processo avviato da ProChrist come precursore di un’ecumenismo neo-evangelico o di un movimento di unificazione .

Questa preoccupazione è già stata espressa negli ultimi anni da diverse parti e nel frattempo si sono tenuti anche colloqui con rappresentanti dell’ Alleanza Evangelica Tedesca (DEA), durante i quali, in un’atmosfera fraterna, sono stati affrontati apertamente questi punti critici. Nel corso di questi colloqui è emerso chiaramente che, accanto a molti punti in comune, su alcune importanti questioni fondamentali sussistono convinzioni del tutto contrapposte. Ciò riguarda in particolare le questioni della «collaborazione» e dell’«unità», che in relazione a grandi eventi come ad esempio ProChrist, la Giornata di Gesù e progetti quali i corsi Alpha, la rete Willow Creek ecc. portano a posizioni del tutto diverse .

  «Chi non vuole l’unità è disobbediente…»

Da anni si parla di globalizzazione e interconnessione non solo in ambito politico ed economico, ma anche negli ambienti evangelici. Lo slogan del Movimento Carismatico: «I dogmi dividono – l’amore unisce!» sembra aver ormai convinto anche molti evangelici. Frasi come: «Ciò che ci unisce è più di ciò che ci divide!» e «Unità nella diversità» stanno facendo il giro. Si cerca di sottolineare i punti in comune e di stringere alleanze per unire il campo evangelico, purtroppo ancora ampiamente frammentato.

Significativa di questa tendenza è l’osservazione di un ispettore dell’ Associazione delle Comunità di Liebenzell, che in occasione del «Forum Aufatmen» a Bad Blankenburg nella primavera del 2002 ha affermato: «Abbiamo bisogno di più grigliate che di discussioni sui principi». A questo forum la rivista «Aufatmen» (Bundes-Verlag) aveva invitato circa 100 responsabili di opere pietiste, carismatiche-pentecostali e cattoliche, al fine di approfondire la collaborazione. In occasione di questo evento intervenne anche l’ex presidente della DEA, Jürgen Stabe, affermando: «Chi non vuole l’unità disobbedisce alla Parola di Dio» («idea» 11/2002).

Già tre anni prima Hartmut Steeb – segretario generale della DEA – aveva affermato su «idea»: «L’unità è … un obbligo nella Chiesa di Gesù Cristo, non solo un’opzione facoltativa. Secondo le parole di Gesù, il criterio decisivo per l’unità è che ciascuno faccia la volontà di Dio (Matteo 12,49-50) e professi Gesù Cristo come Signore (1 Cor. 12,3). Per il resto, Cristo e i suoi apostoli non hanno posto alcun limite. Con chi soddisfa queste condizioni, quindi, è possibile l’unità o la collaborazione». Conclude il suo articolo con queste parole degne di nota: «Chi semina divisione, alimenta l’ incredulità!» («idea» 9/99)

A prima vista, affermazioni del genere sembrano bibliche e convincenti. Tuttavia, si trascura il fatto che noi cristiani non possiamo e non dobbiamo creare l’unità, perché Dio stesso l’ha già creata da tempo e noi dobbiamo solo realizzarla. Un’unità operata dallo Spirito Santo non sarà mai in contraddizione con la verità rivelata nella Bibbia. Le condizioni per l’unità menzionate da H. Steeb lasciano naturalmente spazio a collaboratori provenienti dalle file della Chiesa cattolica, delle comunità pentecostali e carismatiche, delle Chiese ortodosse, degli avventisti ecc.

Su questa base è possibile collaborare con coloro che praticano la « guerra spirituale», predicano il «vangelo della prosperità», insegnano la « morte spirituale di Cristo nel regno dei morti», credono nella «riconciliazione universale» o nella «annichilazione dell’anima» , ritengono biblica la «dottrina della transustanziazione», dichiarano il Papa «Vicario di Cristo sulla terra», pregare Maria come «Madre di Dio» e rallegrarsi della «canonizzazione» del fondatore dell’«Opus Dei», Josemaría Escrivá – solo per citare alcuni dei numerosi errori che difficilmente si possono definire dottrine secondarie e marginali. I sostenitori di queste false dottrine, con ogni probabilità, professeranno tutti Cristo come Signore e avranno il desiderio di compiere la volontà di Dio. Una tale unità a scapito della verità non può essere opera dello Spirito Santo, poiché contraddice gli insegnamenti inequivocabili della Bibbia.

  «Tutte le strade portano a Roma…»

Siamo lieti che negli ultimi anni numerosi cattolici siano giunti a una fede viva in Gesù Cristo e che in alcuni ambienti cattolici si stia affermando un movimento biblico. Questo fatto incoraggiante, tuttavia, può solo significare che dobbiamo aiutare tali cristiani a raggiungere una sana crescita spirituale, il che li porterà a riconoscere gli errori fondamentali della dogmatica cattolica, ad abbandonare la Chiesa cattolica e ad unirsi a una comunità fedele alla Bibbia. E può solo significare che i cattolici non sono, in modo generalizzato, cristiani nel senso biblico del termine, ma devono convertirsi secondo il vero Vangelo. Pertanto, è irresponsabile da parte nostra che non solo i «laici» cattolici, ma anche il clero cattolico collaborino a ProChrist.

Quando il cardinale Karl Lehmann, in un messaggio di saluto a ProChrist 2000, scrive: «L’evento assume forme concrete nel senso dell’ecumenismo, in cui anche i cristiani cattolici si impegnano», non lo interpreto come un complimento a ProChrist, ma come un segnale di avvertimento del fatto che nell’ annuncio evangelico di ProChrist determinati contenuti vengono esclusi per renderli i cattolici. Quando – come è avvenuto nel 2000 – l’ arcivescovo Johannes Dyba, nel frattempo deceduto, in una serata di ProChrist racconta «della sua scelta personale per la fede e del suo percorso come ecclesiastico» («idea» 13/2000), ogni cattolico presente si sentirà confermato nell’appartenenza alla Chiesa cattolica, unica via di salvezza. Pur apprezzando la fermezza di Dyba nelle questioni etiche, ritengo che una simile collaborazione sia irresponsabile.

È inoltre sorprendente e incomprensibile che Christoph Morgner, presidente dell’Opera Comunitaria di Gnadau, nell’ottobre 2002, in qualità di membro del consiglio direttivo di ProChrist, abbia affermato in un articolo dal titolo «Dobbiamo collaborare di più?»:

«A coloro che si oppongono a ProChrist perché vi partecipano anche comunità cattoliche, dico in modo semplice e chiaro: è meglio credere nella fede cattolica e sentirsi a casa in questa Chiesa piuttosto che non avere alcun rapporto con Gesù Cristo» («idea» 40/2002).

Anche questa frase suona a prima vista molto convincente, ma mette in evidenza che il presidente Morgner equipara la fede cattolica alla fede biblica. I cristiani che negli ultimi anni, dopo gravi lotte interiori e ostilità esterne, si sono liberati dalle catene della Chiesa cattolica, provano solo grande incomprensione e profonda tristezza. Se presso ProChrist – come scrive Morgner poche righe prima – si potesse davvero ascoltare una «predica biblica e riformata autentica», ogni cattolico verrebbe messo in guardia dal proprio sacerdote, per il bene della sua salvezza dell’anima, dal frequentare ProChrist!

O forse noi evangelici siamo ormai così ingenui da credere che le prediche di Martin Lutero o il suo scritto, da lui stesso definito il più importante, «Sulla volontà asservita», sarebbero accettati nelle chiese cattoliche? Nemmeno nella maggior parte delle chiese evangeliche si sopporterebbe oggi una «predica biblico-riformatrice» ! Chi oggi afferma: «È meglio essere cattolici che non avere alcun rapporto con Cristo», domani potrebbe dire: «È meglio credere in Allah che non avere alcuna fede, perché, in fin dei conti, cristiani e musulmani credono nello stesso Dio!»

La critica a ProChrist non riguarda questioni di stile relative a una grande evangelizzazione, su cui si possono avere opinioni divergenti, ma riguarda una svolta da parte degli evangelici che avrà conseguenze di vasta portata. Il presente lavoro intende richiamare l’attenzione sul pericolo e lanciare un segnale chiaro, anche se c’è ben poca speranza di riuscire a fermare il treno.

Chiediamo con urgenza di prendere sul serio queste preoccupazioni, di verificare i fatti citati e di confrontarli con le indicazioni del Nuovo Testamento e con i resoconti relativi al contenuto e alla forma dell’evangelizzazione, all’unità e alla collaborazione, all’amore e alla verità.