La lotta contro i mondi invisibili
per un’Europa fondata sui valori cristiani? / Articolo di O.
Schweitzer 00, 01/09/2012
La Trinità biblica
e alcune altre specificità della fede biblico-cristiana.
UE: campi di rieducazione per
chi la pensa diversamente. / Articolo di Christine Rütlisberger 01, in esclusiva per KOPP
41/13
Peter Scholl-Latour: Viviamo nell’
era dell’imbecillimento di massa. / Esclusiva KOPP 11/14
Il paese della cuccagna
Stato sociale: ecco come funziona l’abuso del diritto d’asilo / Articolo di Christine
Rütlisberger 03, esclusiva KOPP 12/14
Bruxelles vede un pericolo di guerra
in Europa, corsi di formazione per sacerdoti. / Articolo di Christine Rütlisberger
e Marcello Faraggi 00 Esclusiva KOPP 11/13
Ecco come vengono
discriminati gli uomini. / Articolo di Christine Rütlisberger 02, esclusiva KOPP 42/13
I benpensanti: come l’UE
viene ricattata. / Articolo di Edgar Gärtner 00, esclusiva KOPP 23/14
Greenpeace
fa una mossa azzardata – Libera circolazione dei capitali./ Articolo taz.de
Riflettori puntati: Il mondo di Angela Merkel. / Articolo del Dr. Norbert Freiherr van Handel 00, 5 aprile 2016
Tutti noi vogliamo «un’Europa che poggi sulle fondamenta di Dio»
(Michael Herwig) – la domanda è solo: – Come si può arrivare a questo? -
Qual è il compito di coloro che hanno questo obiettivo: i cristiani?
Il razionalismo dell’Illuminismo, che ha permeato la nostra cultura fino al nostro modo di
credere, e la mancanza di unità in generale e in particolare su
questa questione della lotta nel mondo invisibile, hanno finora impedito un
rialzarsi comune dei cristiani come esercito di preghiera a livello europeo
. A ciò si è aggiunta, negli ultimi decenni, una
– una mancata percezione di questa crescente unione.
– Poi un crescente senso di disagio per le «sempre più numerose leggi
di Bruxelles»,
– e infine una rabbia tangibile per i crescenti interventi nel diritto nazionale.
La lotta di difesa è poi iniziata con la crisi finanziaria e le
operazioni di salvataggio:
– i cittadini si sono risvegliati e hanno organizzato la resistenza e
– la Corte costituzionale federale ha definito i limiti della
sovranità nazionale in Germania.
E i cristiani? Hanno seguito acriticamente lo stesso processo
. Purtroppo non hanno riconosciuto il loro compito, che sarebbe derivato dalla visione più ampia
dell’altro Regno. (…)
Lo stato della lotta per un’«Europa su fondamenta cristiane» nel
mondo invisibile si è manifestato nel mondo visibile
in modo fin troppo chiaro nel 2002-2004 nella questione del riferimento a Dio nel preambolo della
Costituzione europea allora in fase di elaborazione.(…)
Il popolo di Dio non era né è istruito, né organizzato per intraprendere e condurre la lotta nel
mondo invisibile a favore dell’Europa.
Chi, tra i figli di Dio, piange per l’Europa? Chi piange per la
storia della grazia di Dio verso il continente, che sta per andare
perduta?(…)
Abbiamo peccato davanti a Dio e agli uomini.
«Davanti a Dio», perché abbiamo reso così poco
trasparente l’operato di Dio nella politica. La generazione attuale e quella precedente hanno
ignorato l’appello di Dio a lottare per l’Europa e il suo cammino spirituale e
non hanno onorato Dio come Signore con gratitudine e penitenza.
«Davanti agli uomini», perché a causa della nostra cecità secolarizzata,
aggravata dalle nostre bestemmie contro l’Europa, non siamo riusciti ad aprire la porta a
quell’Europa che Dio aveva pensato per noi e che avrebbe voluto
donarci di buon grado. (…)
Sì, Dio è addolorato per l’Europa, per la Chiesa e i politici,
le banche e l’economia, l’istruzione ecc. Ma ha un piano buono per l’Europa,
perché EGLI è Dio ed è un Padre che ci ama e che vuole
benedire noi europei per il mondo intero, come già in passato. Dio attende
solo la preghiera della sua Chiesa per l’Europa!(…)
Intorno all’Europa è scoppiata una battaglia spirituale che non potrebbe essere
più radicale. Si tratta dello scontro tra il cristianesimo, nel senso dell’
eredità giudaico-cristiana che ha permeato tutta la nostra cultura,
e le potenze spirituali, sia antiche che nuove. (…)
Il chiaro mandato alla comunità è quello di pregare per i governi. Nell’
era dell’unificazione europea, ciò comprende anche la preghiera per le
istituzioni europee: il Consiglio europeo dei «capi di Stato e di governo» e
dei ministri, la Commissione e il Parlamento europeo.(…)
Se noi, come comunità, ci uniamo nei paesi d’Europa al di là di ogni
confine nazionale e confessionale per pregare in questo modo,
allora vedremo anche dei cambiamenti nella politica e nella società. E
presto. Dio aspetta solo la nostra preghiera. Per poter agire.

(Ortwin Schweitzer, Ortwin.Schweitzer@t-online.de / Wächterruf – Rete di preghiera per la Germania)
Ortwin Schweitzer è il fondatore della «Comunità Adoramus»
(1990) e dell’associazione «Kirche im Aufbruch» (1994). Da settembre
2000 è impegnato nell’iniziativa «Beter im Aufbruch Deutschland» ed è
un appassionato sostenitore dell’ecumenismo.
Recentemente una visitatrice di Immanuel.at mi ha inviato l’articolo di Ortwin Schweitzer,
di cui ho riportato sopra un estratto, nel
quale egli esorta i propri lettori, tra l’altro, a «pregare per l’Europa
in questi tempi critici». Egli auspica «un’azione congiunta dei
cristiani come esercito di preghiera a livello europeo», al fine di «fondare l’Europa
su basi cristiane».
Per quanto comprensibile possa essere questa richiesta da un punto di vista laico,
come cristiano ortodosso ci si deve comunque chiedere se qui si tenga conto
della realtà. È concepibile un «esercito di preghiera cristiano a livello europeo»
ai nostri giorni? (Vedi anche più in basso Peter
Scholl-Latur:
«L’Europa si trova oggi priva di qualsiasi coscienza religiosa,
in un mondo che sta diventando sempre più religioso ovunque, il che rappresenta una
debolezza di fronte a questa rinascita dei miti.»)
Si può davvero parlare di un’Europa cristiana?
Diamo un’occhiata a questa Europa «cristiana»:
abbiamo la Chiesa cattolica romana e quella ortodossa,
che il mondo in generale considera «il cristianesimo».
Secondo i principi biblici, tuttavia, già da tempo non possono più essere definite cristiane.
E non solo a causa delle guerre e delle incursioni che
i papi del passato – i «pastori supremi» – hanno condotto. Anche i loro
omicidi, le loro fornicazioni e le loro frodi, la falsificazione dei dieci comandamenti, in quanto
‒ fino ad oggi! – hanno nascosto il secondo comandamento ai fedeli e, al suo posto,
hanno suddiviso il decimo comandamento in due, non sono certo testimonianze di una
Chiesa cristiana. La glorificazione dell’idolo «Maria» e l’
adorazione dei «santi» defunti classificano questa Chiesa
definitivamente come un tempio idolatra e promotrice di un culto dei morti.
Ma anche oggi, nella Chiesa cattolica, oltre agli
abusi sui minori in tutto il mondo e ai sacerdoti omosessuali, abbiamo anche il riciclaggio di denaro nella
Banca Vaticana, il che rivela sia il clero che i fedeli – ovvero quelle persone
che, nonostante tutti questi fatti, vogliono ancora appartenere a questa Chiesa – come
cristiani solo di nome.
La Chiesa cattolica è una Chiesa cristiana?Quando il mondo non credente parla di cristianesimo,
in nove casi su dieci si riferisce alla Chiesa cattolica. La Chiesa cattolica
è diventata nel mondo quasi sinonimo di cristianesimo. –
Un grave errore!
Giuda 1:7 Papa Francesco sui gay: «Chi sono io per giudicarli?» La Bibbia sui gay: Romani 1,26 Per questo Dio li ha abbandonati a passioni vergognose; poiché le loro donne hanno sostituito il rapporto sessuale naturale con quello contro natura; 1,27 e allo stesso modo anche gli uomini, abbandonando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro sfrenata concupiscenza gli uni verso gli altri, commettendo atti di vergogna tra uomini, e subendo in se stessi (= sul proprio corpo) la giusta punizione per la loro perversione. |
Poi in Europa abbiamo le Chiese evangeliche/protestanti.
Hanno da tempo abbandonato i principi di fede dei loro padri fondatori e la distinzione
dalla Chiesa cattolica (Riforma). Anche il fatto
che la Chiesa cattolica, nella sua dichiarazione «Dominus Jesus»,
abbia postulato: «La Chiesa cattolica è l’unica Chiesa di Cristo che
media la salvezza» e che quindi tutte le altre Chiese «non possano essere
definite "Chiese” in senso stretto», non ha riportato i protestanti alla
ragione.
(Vedi anche Discorso 32: «Commento
alla dichiarazione "Dominus Jesus” della Congregazione per la Dottrina della Fede cattolica.»)
Oggi bramano di poter celebrare insieme alla Chiesa cattolica i
rituali occulti di una «trasformazione» (transustanziazione)
e si sentono offesi perché la Chiesa cattolica non lo
permette. Inoltre, ambiscono al potere e alla ricchezza di questo
tempio idolatra cattolico e vorrebbero averne una parte. Non sorprende affatto
che anche lì si «benedicano» coppie omosessuali, le si
«sposi» e che queste «coppie coniugali» contro natura vengano persino
nominate responsabili di comunità.
(Vedi anche Discorso 92: «La
Cena del Signore: commemorazione o consacrazione?»)
Per quanto riguarda le chiese evangeliche libere, non è tanto il
passato quanto il presente a gettare discredito su una comunità cristiana.
Nella sala della comunità si organizzano concerti pop, si mettono in scena spettacoli teatrali e
si propongono altri eventi di intrattenimento mondano, oltre a invitare atei (!) che non conoscono la Bibbia
a predicare. Si celebrano «lode e adorazione», si applaude
e si balla e, se poi si chiede ai giovani, è stato «divertente»,
«fun» e «fantastico». Ed è proprio questo che i
responsabili della comunità vogliono ottenere. Prendendo a modello una comunità come Willow Creek o
Saddleback, si vuole diventare famosi e attirare sempre più membri,
offrendo divertimento e intrattenimento invece dello studio della Bibbia e della preghiera.
Ma ogni proposta che prometta un percorso di fede divertente e alla moda, con tanto divertimento
e allegria, è in netto contrasto con i messaggi della Bibbia. L’
avvicinamento alla fede cristiana non è una passeggiata. È un lavoro duro.
Da un lato su se stessi: nuovi modi di vedere le cose, nuovi principi, una nuova
visione del mondo. Dall’altro, però, anche sul proprio ambiente: nuovi obiettivi, nuove
priorità, nuovi amici. Molti di coloro che non vogliono questo affermano allora: «Io
non riesco a credere».
Di queste persone il noto evangelista e predicatore Wilhelm Busch
ha fornito una descrizione azzeccata
nel suo libro «Gesù, il nostro destino»:
«(…) Il secondo gruppo è costituito da coloro che
pur dicendo: "Non riesco a credere!”, in realtà, se
fossero del tutto onesti, dovrebbero ammettere: "Non voglio affatto
credere!”. Perché se arrivassero alla fede, tutta la loro vita
dovrebbe cambiare. E questo non lo vogliono. Sanno che non tutto
va bene nella loro vita. Ma se diventassero figli di Dio, dovrebbero
venire alla luce. No, non lo vogliono. E poi forse verrebbero considerati stupidi dai loro
colleghi. E cosa direbbero i loro cari se
diventassero improvvisamente cristiani? No, allora meglio di no! E quando incontrate persone
che vi dicono: «Non riesco a credere», allora guardatele
bene, per vedere se non dovrebbero piuttosto dire: «Non voglio affatto
credere!».”
(Vedi anche il discorso 55:«Perché
Dio permette la sofferenza?»)
E chi ora pensa che certe persone possano essere attirate nella comunità e
trattenute lì solo attraverso eventi,
festival, concerti e spettacoli teatrali, deve anche essere consapevole che proprio queste
persone danneggiano la comunità invece di giovarle. Non sono orientate spiritualmente
e se ci adattiamo a loro, non aiutiamo né loro né noi stessi.
I fratelli e le sorelle di altre comunità, a loro volta, si caricano di una grave colpa finanziando il trasporto di ebrei atei dalla Russia a Israele, dove queste persone non sentiranno sicuramente più parlare di Gesù Cristo, poiché in Israele la predicazione del Figlio di Dio è vietata, pena l’espulsione dal paese. Pertanto, questi ebrei portati nel Paese nell’ambito dell’«Aliyah» (ritorno in patria) con l’aiuto finanziario dei cristiani moriranno nei loro peccati (Gv 8:24) e andranno in perdizione. – È quindi un miracolo che i veri cristiani che credono nella Bibbia si allontanino al più presto da questo tipo di «cristianesimo» e vivano la loro fede in piccoli gruppi domestici tra persone che la pensano allo stesso modo?
(Vedi anche il discorso 1013: «Rapporto dal campo del "movimento per Israele".)
E ora il fratello Schweitzer ritiene che si debba esortare il
cristianesimo europeo a pregare Dio per salvare l’Europa e
portare «stabilità nel sistema monetario». A parte il fatto
che il nostro Signore Gesù Cristo ci ha già fatto sapere, quando era in vita, cosa
pensasse del «sistema monetario», quando disse agli ebrei: «Date
all’imperatore ciò che è dell’imperatore e a Dio ciò che è di Dio» (Mt
22:21), qui si ignora palesemente la situazione attuale del cristianesimo
. Il fratello Schweitzer si comporta come chi vuole partire con un’auto
che non ha il motore. Il cristianesimo odierno consiste per la
maggior parte in una facciata, in un villaggio di Potemkin.
Molti dei cristiani di oggi cercano maestri che «solletichino» le loro orecchie (2 Tim 4:3-4) e si lasciano sedurre in ogni direzione dai «mondi invisibili» evocati da O. Schweitzer. Il fatto che egli voglia proprio con loro costituire un esercito di preghiera per la «lotta per un "Europa su fondamenti cristiani” nel mondo invisibile» non è
solo del tutto irrealistico, ma anche un’impresa molto pericolosa. Con ciò non si vuole affatto negare che egli sia serio e sincero nelle sue intenzioni. È solo che, apparentemente, ha perso di vista la realtà.
(Vedi anche Discorso 60;«Quando
un cristiano dovrebbe lasciare una comunità?»
In questi tempi difficili, noi cristiani non abbiamo bisogno di un
appello alla lotta contro il mondo invisibile, il quale – come conferma Satana in Lc 4,5-8
più avanti – domina già a livello globale la politica, la finanza e l’economia.
Ciò di cui abbiamo bisogno sono predicatori del vero e autentico Vangelo
della Bibbia, che si rivolgano al singolo individuo. È necessario mettere in luce tutte le mancanze sopra
citate e predicare l’unica via giusta, per
consentire ai fratelli e alle sorelle di convertirsi e di tornare alla verità del
Vangelo. Ciò non salverà certamente l’Europa,
ma consentirà sicuramente di strappare alcune persone dalle grinfie dell’
incredulità e della seduzione e di conquistare in loro dei fratelli e delle sorelle,
E ora scrive il fratello Schweitzer:
«L’Europa ha urgente bisogno di preghiera. Lo sanno tutti.
Ma la maggior parte dei cristiani nei paesi europei la pratica
a malapena.»
Sì, pregare. Per ogni cristiano ortodosso fa parte
della vita quotidiana, proprio come mangiare e bere. E anche il fratello Schweitzer ha
ragione quando sostiene che la maggior parte dei cristiani lo pratica a malapena. Ciò
porta però alla logica conclusione che «la maggior parte dei
cristiani» non sia affatto composta da veri cristiani. Sono, nella migliore delle ipotesi,
membri di un’associazione che si chiama «Chiesa» o
«comunità».
E questo sembra essere anche il motivo per cui molte comunità agiscono sempre più come
associazioni puramente laiche. Non insegnano più ai fratelli e alle sorelle il
dialogo personale con il proprio Dio, la preghiera nel silenzio. Si prega in
pubblico. Con la bocca e senza lo Spirito. Nelle chiese gli
occhi sono fissi sul vestito nuovo della vicina di banco e i
pensieri sono già al pranzo. E nelle comunità evangeliche la
preghiera viene usata come esercizio retorico e per suscitare l’ammirazione degli ascoltatori. E
non ci si rende nemmeno conto che tali preghiere sono un’offesa a Dio!
Dio è Spirito, e coloro che lo adorano devono adorarlo in Spirito e Verità.
Giov 4,23 Ma l’ora viene, ed è già qui,
in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità;
poiché anche il Padre cerca tali adoratori. 4,24 Dio è
Spirito, e chi lo adora deve adorarlo in spirito e verità. Giov 4,23-24;
Ma quando preghi, entra nella tua cameretta e prega il Padre tuo, che è nel segreto.
Mat 6,5 E quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6,6 Ma quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
6,7 Quando pregate, non chiacchierate come quelli delle nazioni; poiché essi pensano di essere esauditi per via delle loro molte parole. 6,8 Non siate quindi come loro! Poiché il Padre vostro sa di cosa avete bisogno prima ancora che glielo chiediate. Mat 6, 5-8;
Così la pensava anche Gottfried Daniel Pomacher, un
predicatore del Risveglio di Wuppertal, quando disse:
«Il cristianesimo non consiste nelle parole, ma
nella potenza dello Spirito Santo nei credenti. Non sono quelle le colonne
del tempio che, nelle preghiere pubbliche, con «Signore, Signore» si
guadagnano l’ammirazione dei loro ascoltatori, ma quelle che a casa, nella loro
stanzetta silenziosa e senza un solo ascoltatore, rivolgono le loro preghiere al Signore:
queste sono le vere colonne della comunità».
Ora, però, O. Schweitzer afferma:
«Ma come possiamo pregare per un’Europa che
noi rifiutiamo, sebbene Dio ami l’Europa e il suo popolo?»
E questa è ancora una di quelle generalizzazioni inammissibili,
come ad esempio l’affermazione ripetutamente predicata dell’
amore «infinito» e «incondizionato» di Dio. Se Dio
amasse gli uomini in modo infinito e incondizionato, ci avrebbe perdonato i nostri
peccati in questo amore infinito (senza fine) e incondizionato (senza condizioni)
e Gesù Cristo non avrebbe dovuto morire sulla croce. Allora
Dio avrebbe dovuto perdonare anche a Hitler, Stalin, Mao o a chiunque altro si chiamino i
massacratori di questo mondo, tutti i loro crimini (infinitamente) senza penitenza e
senza pentimento (incondizionatamente) e non ci sarebbe stato alcun bisogno dell’inferno
.
Ma le cose non stanno così. Dio ama gli uomini – anche quelli in Europa – ma
né in modo infinito né incondizionato. Il nostro Dio è un Dio di assoluta
giustizia e insiste sulla punizione per ogni violazione dei suoi comandamenti – per ogni peccato
. E poiché questa punizione sarebbe la morte dell’uomo e Dio
ama gli uomini, ha sacrificato suo Figlio sulla croce in vece nostra,
affinché chiunque accetti questo sacrificio espiatorio non debba morire. Dio
ama tutte quelle persone – anche in Europa – che si convertono a suo Figlio
e accettano il suo sacrificio espiatorio per i propri peccati. Anche loro possono
contare su questo amore del Padre. Tutti gli altri no.
Chiunque rinnega il Figlio, non ha nemmeno il Padre.
1Gio 2,23 Chiunque rinnega il Figlio, non ha
nemmeno il Padre; chi confessa il Figlio, ha anche il Padre. 1Gio 2,23;
Giov 15,23 Chi odia me, odia anche il Padre mio. Giov 15,23;
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Giov 14,6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». Giov 14,6;
La Trinità biblica e alcune altre specificità della fede biblico-cristiana.A differenza di tutte le altre religioni di questo mondo, il
cristianesimo biblico non è una religione. È una relazione. Una relazione
con – o un legame con – Dio, nostro Padre che è nei cieli. Per questo
anche il nostro Signore Gesù Cristo ci ha detto: Non chiamate nessuno «padre» sulla terra; perché uno solo è il vostro Padre: quello che è nei cieli. Mat 23,9 E non chiamate nessuno vostro Padre sulla terra; perché uno solo è il vostro Padre: quello che è nei cieli. Mat 23,9; Nel cristianesimo biblico, quindi, non chiamiamo nessuno sulla
terra nostro Padre, ma l’unico e solo Dio onnipotente nei
cieli è nostro Padre. In effetti, Dio non ha creato solo noi, ma con Adamo
ed Eva, i nostri progenitori, tutti gli esseri umani ed è quindi
il Padre di tutti noi. Ma pochissimi vogliono saperlo. Dio è Spirito, e chi lo adora deve adorarlo in Spirito e verità. Giov 4,23 Ma viene l’ora, ed è già qui, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché anche il Padre cerca tali adoratori. 4,24 Dio è Spirito, e chi lo adora deve adorarlo in spirito e verità.
Giov 4,23-24; E come ci conferma anche Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi,
lo Spirito di Dio dimora in noi, se siamo figli di Dio. Non sapete che voi il tempio di Dio e lo Spirito di Dio dimora in voi? 1Cor 3,16 Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 3,17 Se qualcuno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui, perché il tempio di Dio è santo – e voi siete quel tempio. 1Cor 3,16-17; Si tratta quindi di un legame molto simile a quello che anche il Figlio di Dio aveva con il Padre durante la sua missione sulla terra: Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Giov 14,10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che vi dico, non le dico di mio; ma il Padre, che rimane in me, è lui che compie le opere. 14,11 Credetemi che io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetemi per le opere stesse.
Giov 14,10-11; Infine, anche il Signore Gesù stesso ci spiega che chi lo ama si riconosce dal fatto che osserverà la parola del suo Signore. E per questo il Padre lo amerà ed entrambi, Padre e Figlio, verranno e dimoreranno in lui (nel suo spirito). Chi mi ama, osserverà la mia parola; e il mio Padre lo amerà, e noi verremo da lui e prenderemo dimora presso di lui . Giov 14,22 Gli disse Giuda, non quello di Iscariota: «Signore, che significa che vuoi rivelarti a noi e non al mondo?» 14,23 Gesù gli rispose: «Chi mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio lo amerà, e noi verremo da lui e prenderemo dimora presso di lui». 14,24 Ma chi non mi ama, non osserva le mie parole. E la parola che udite non è la mia, ma quella del Padre che mi ha mandato. 14,25 Questo vi ho detto finché sono stato con voi. 14,26 Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto. Giov 14,22-26; Riassumiamo quindi: Paolo ci dice sopra, in 1 Cor 3,16, che lo Spirito Santo dimora in noi se siamo figli di Dio. Il Signore Gesù ci dice qui sopra, in Gv 14,23, che il Padre e il Figlio verranno da noi e dimoreranno in noi, se amiamo il Figlio. Abbiamo così il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo uniti nel nostro spirito! È quindi evidente che è nella natura degli esseri spirituali integrarsi sia nello spirito di un uomo, sia in altri esseri spirituali. Nella loro forma spirituale essi sono immateriali e possono fondersi l’uno nell’altro, come quando, sul piano materiale, si versa un bicchiere d’acqua in un altro e le due acque diventano una sola (Trinità). Ma l’Altissimo non dimora in templi costruiti da mani d’uomo. Atti 7,48 Ma l’Altissimo non dimora in
templi costruiti da mani d’uomo, come dice il profeta (Isaia
66,1-2): 7,49«Il cielo è il mio trono e la terra lo sgabello dei miei
piedi; che casa vorreste dunque costruirmi?», dice il Signore,
«o qual è il luogo del mio riposo? 7,50 Non è forse la mia mano che ha fatto tutto
questo?». Atti 7,48-50; Nella fede biblico-cristiana non esistono quindi riti,
liturgie, «messe», né sacerdoti, vescovi, cardinali, papi ecc.
I credenti biblico-cristiani stessi sono il tempio di Dio e hanno, nel
loro spirito, un legame immediato e diretto con il loro Padre celeste. Poiché voi siete il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: «Io abiterò in mezzo a loro e camminerò con loro, e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo ». 2Cor 6,14 Non vi mettete sotto un giogo diseguale con i non credenti. Infatti, quale comunione c’è tra la giustizia e l’illegalità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? 6,15 E quale accordo c’è tra Cristo e Belial? O quale parte ha un credente con un non credente? 6,16 E quale
legame c’è tra il tempio di Dio e gli idoli? Ed è proprio questo Spirito dei figli di Dio che, dopo la
risurrezione, vivrà come essere spirituale nella dimensione eterna presso il nostro Padre
nei cieli, dopo aver percorso quella via che già il nostro
Signore Gesù Cristo, come primizia, ci ha indicato (1Cor 15:20-28). Ma quando preghi, entra nella tua camera e prega il Padre tuo, che è nel segreto. Mat 6,5 E quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare nelle assemblee e in piedi agli angoli delle strade
(o davanti agli altari idolatri cattolici [«Maria», «Santi»] e al «Muro del Pianto» ebraico! / FH), per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: essi hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6,6 Ma quando preghi, entra nella tua camera, e dopo aver chiuso la porta, prega il Padre tuo che è nel
segreto! E il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 6,7 Quando pregate, non chiacchierate come quelli delle nazioni; poiché essi pensano di essere esauditi per via delle loro molte parole. 6,8 Non siate dunque come loro! Il Padre vostro sa infatti di cosa avete bisogno prima ancora che glielo chiediate. Mat 6,5-8; |
(Vedi anche il discorso 99:«Il
Giudizio Universale: Chi sono "questi miei minimi fratelli" in Mat 25:40?
Mat 25,40?»)
E ora il fratello Schweitzer afferma:
«Il chiaro mandato alla comunità è quello di pregare per i governi. Nell’era dell’unificazione europea, ciò comprende anche la preghiera per le istituzioni europee: il Consiglio europeo dei "capi di Stato e di governo" e dei ministri, la Commissione e il Parlamento europeo.»
Ed è qui che si riconosce chiaramente la visione fuorviante e errata dell’autore. Secondo la Bibbia, il nostro mandato come comunità non è quello di «pregare per i governi», ma di obbedire all’esortazione del nostro Signore, che ci ha comandato:
Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura.
Mar 16,15 E disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura». 16,16 Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvato; chi invece non crederà, sarà condannato. Mar 16,15-16;
Come comunità di Cristo non abbiamo una missione laica-politica,
ma una missione cristiana-spirituale. Chi convince i fratelli e le sorelle che
devono pregare per i governi, li svia proprio come coloro che
diffondono la menzogna secondo cui Israele sarebbe stato radunato da Dio nel 1948. Entrambe le cose costituiscono
una distorsione dei messaggi biblici, sono peccato e sviano molti
fratelli e sorelle.
(Vedi anche il discorso 08: «Il raduno di
Israele: già dal 1948 o non prima degli Ultimi Tempi?»)
E anche nella sua affermazione successiva, il fratello Schweitzer
si carica di una grande colpa quando scrive:
«La preghiera politica è un avvicinarsi al trono della grazia pieno di fiducia, in modo sacerdotale per gli uomini, per
il Paese, per l’Europa, nell’invocazione della grazia di Dio, resa possibile dal sangue dell’Agnello di Dio, che porta via i peccati del mondo.»
«Reinterpretando» il sacrificio redentore di Nostro Signore Gesù Cristo per i peccati di tutti coloro che desiderano convertirsi, estendendolo anche a tutti i politici corrotti, ai banchieri empì e a tutta la marmaglia malvagia tra gli uomini in Europa, O. Schweitzer dimostra o la sua totale ignoranza dei reali retroscena del Vangelo oppure – cosa che sarebbe molto più grave – si tratta di una deliberata falsificazione.
E questo sospetto di falsificazioni intenzionali si rafforza quando si legge la seguente frase nell’articolo di O. Schweitzer:
«Intorno all’Europa è divampata una lotta spirituale che non potrebbe essere più radicale. Si tratta dello scontro tra il cristianesimo, nel senso dell’eredità giudaico-cristiana che ha permeato tutta la nostra cultura, e le forze, vecchie e nuove, di natura spirituale».
In realtà, in Europa – e anche in Nord Africa – infuria una lotta
dei popoli contro governi fraudolenti, politici irresponsabili,
funzionari corrotti e speculatori spudorati, che in passato si sono arricchiti a
spese dei cittadini di questi paesi. Questa è la realtà. E
non uno «scontro del cristianesimo nel senso del
patrimonio giudaico-cristiano» con chissà quali altre forze, visibili o
invisibili.
E proprio questo riferimento all’«eredità giudaico-cristiana» sarebbe
estremamente controproducente per la cristianità. Poiché gli ebrei, da quando il
Figlio di Dio è stato consegnato alla morte sulla croce, sono stati abbandonati dal loro Dio, essi
sono da duemila anni un popolo senza Dio. La distruzione di Gerusalemme, del Tempio e la
cacciata dell’intero popolo d’Israele nella diaspora, avvenuta
quaranta anni dopo, nell’anno 70, per volere di Dio attraverso le truppe romane di Tito,
fu la punizione divina per questo misfatto.
Se non crederete che sono io, morirete nei vostri peccati.
Giov 8,24 Per questo vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non crederete che sono io, morirete nei vostri peccati. Giov 8,24;
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due parti, dall’alto fino in basso.
Mat 27,50 Ma Gesù gridò di nuovo a gran voce e rese lo spirito. 27,51 Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto fino in basso; e la terra tremò, e le rocce si spaccarono, Mat 27,50-51;
Ecco, la vostra casa vi sarà lasciata deserta, finché non direte: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore!»
Mat 23,32 E voi, riempite pure la misura dei vostri padri! 23,33 Serpenti! Razza di vipere! Come potrete sfuggire al giudizio dell’ inferno? 23,34 Perciò, ecco, io vi mando profeti e saggi e scribi; alcuni di loro li ucciderete e li crocifiggerete, e alcuni di loro li flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città 23,35 affinché ricada su di voi tutto il sangue innocente che è stato versato sulla terra, dal sangue di Abele, il giusto, fino al sangue di Zaccaria, figlio di Berechia, che avete ucciso tra il tempio e l’altare.
23,36 In verità vi dico che tutto questo ricadrà su questa generazione. 23,37 Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono stati mandati! Quante volte ho voluto radunare i tuoi figli come una chioccia raduna i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! 23,38 Ecco, la vostra casa vi sarà lasciata deserta; 23,39 perché vi dico: d’ora in poi non mi vedrete più, finché non direte: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore!» Mat 23,32-39;
Anche un’ultima indicazione di O. Schweitzer sulla preghiera viene poi
confutata dalla Bibbia. Egli scrive:
«Per pregare non dobbiamo conoscere tutti i dettagli, ma proclamiamo il regno di Cristo su tutti i mercati, gli intrighi e i poteri di Mammona.»
Questa affermazione ricorda molto la tentazione di Gesù da parte di Satana:
«Ti darò ogni potere sui regni di questo mondo e la loro gloria, poiché mi è stata consegnata».
Luc 4,5 E il diavolo lo condusse in alto e gli mostrò in un istante tutti i regni del mondo 4,6 e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria; poiché mi è stato consegnato, e io lo do a chi voglio. 4,7 Se ora mi adorerai, tutto questo sarà tuo. 4,8 Gesù gli rispose: «Sta scritto (Deuteronomio 6,13): "Adorerai il Signore, tuo Dio,
e servirai lui solo”». Luc 4, 5-8;
Proprio come O. Schweitzer proclama il regno di Cristo,
così Satana lo ha offerto al Signore. A differenza di Schweitzer, però, egli ha potuto
offrirlo anche perché questo dominio sui poteri mondani
(i governi) gli è stato conferito da Dio. A Satana è concessa – proprio come nel
Giardino dell’Eden – piena libertà di mettere alla prova gli uomini per vedere se credono in Dio e
si affidano a Lui oppure no. Ma proprio come Adamo ed Eva all’epoca, anche l’
umanità da allora ha fallito miseramente. E questo vale anche e soprattutto per l’Europa.
L’ultima prova di ciò è stata il rifiuto dei politici europei di inserire un
riferimento a Dio nel preambolo della Costituzione europea. Questo per quanto riguarda
l’Europa «cristiana»!
(Vedi anche il Discorso 1042: «Tutti i governi del mondo sono ordinati da Dio?»)
Il nostro Signore all’epoca respinse l’offerta di Satana e
anche la «proclamazione» di O. Schweitzer non avrà successo. Perché
il nostro Signore Gesù Cristo assumerà il suo regno solo nel Millennio, nel suo
regno millenario di pace, e non quando O. Schweitzer lo
«proclamerà». L’Europa, appunto, non è Israele e il fratello Schweitzer non è
Mosè.
(Vedi anche il capitolo 10: «Il
Millennio.»)
La grande massa percorre la via larga attraverso la porta larga (Mat 7:13-14). Il nostro compito, in quanto cristiani ortodossi, è quello di rivolgerci a quelle persone che non sono giunte su questa via errata per propria volontà, ma per errore e inganno. Sono loro il nostro obiettivo, non la lotta contro qualunque «mondo invisibile» per un’Europa del tutto illusoria «fondata su principi cristiani».
L’UE: «regno di pace» di una religione sostitutiva.La fondazione dell’Unione Europea fu il tentativo di due
ideologie politiche – i socialisti (Francia, François Mitterrand) e i conservatori (Germania,
Helmut Kohl) – di instaurare in Europa un «regno di pace» sulla terra. ![]()
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UE: campi di rieducazione per dissidenti / Articolo
Christine Rütlisberger 01, esclusiva KOPP 41/13
L’UE sta attualmente annunciando, in modo che tutti possano vederlo,
di voler limitare le libertà fondamentali dei cittadini. La libertà
di espressione non esisterà più e non ci sarà
alcuna resistenza.
(…) In nome della tolleranza
Sul sito ufficiale del Parlamento europeo è presente da
alcuni giorni un documento che non promette nulla di
buono per il futuro degli europei. È stato redatto dal «Comitato UE per la tolleranza» (European Council on
Tolerance and Reconciliation). Dietro il titolo insignificante
del «documento sulla tolleranza» si nasconde la richiesta che il
Parlamento europeo adotti «misure concrete» per «eliminare» il razzismo, i pregiudizi
basati sul colore della pelle, la discriminazione etnica, l’intolleranza religiosa,
le ideologie totalitarie, la xenofobia, l’antisemitismo, l’omofobia e
l’«antifemminismo».
A tal fine, in paesi come la Germania, ad esempio, la libertà di espressione, la
libertà artistica, la libertà di ricerca scientifica e la libertà di stampa dovrebbero essere limitate
. Si prevede invece l’introduzione di un «obbligo di tolleranza» e di una
nuova super-autorità dell’UE incaricata di vigilare sull’attuazione delle misure
corrispondenti. In parole povere: ad esempio, qualsiasi critica al femminismo sarà
in futuro vietata all’interno dell’UE.
Anche la critica ai partiti politici e ai loro movimenti – come ad esempio
i socialdemocratici o il movimento ecologista – sarà quindi punibile. Da
democratico, non si può fare a meno di stropicciarsi gli occhi per lo stupore. Ma chi lo considera uno
scherzo dovrebbe leggere il documento (intitolato «A European Framework National
Statute for the Promotion of Tolerance») con molta attenzione. Secondo quanto riportato,
in futuro nell’UE ci sarà un «obbligo di tolleranza», la cui violazione sarà immediatamente
sanzionata con pene estremamente severe.
Nella parte 9 del documento di lavoro di 12 pagine, a tutti i media viene richiesta una
«quota minima di programmazione» in cui in futuro dovranno diffondere la «cultura della
tolleranza» (citazione: «Il Governo garantirà che
le emittenti pubbliche (televisive e radiofoniche) dedichino una percentuale prestabilita
dei propri programmi alla promozione di un clima di tolleranza»).
I bambini e gli adolescenti saranno costretti a seguire «programmi di rieducazione» alla «cultura della
tolleranza». Nelle scuole elementari la tolleranza diventerà parte integrante
dell’insegnamento quotidiano e avrà la precedenza su tutti gli altri contenuti didattici
.
Ancora più assurdo: in futuro i soldati non potranno più avere un’immagine del nemico. L’UE
vuole che i soldati vengano istruiti, nell’ambito di corsi specifici, sul fatto che i loro
avversari da combattere siano loro del tutto pari (citazione: «Corsi simili
saranno integrati nell’addestramento di coloro che prestano servizio nelle
forze armate.»). Il documento di lavoro dell’UE,
secondo cui dovrebbe essere punito come «diffamazione» già il semplice fatto di
fare una battuta su un altro gruppo, non è certamente compatibile con la Costituzione tedesca. È quindi
ancora più sorprendente che finora non si sia manifestata alcuna opposizione al riguardo. (…)

Esclusiva KOPP 41/13 / www.kopp-exklusiv.de
Peter Scholl-Latour: Viviamo nell’era dell’
imbecillimento di massa, / KOPP-exclusiv 11/14
Il 9 marzo 2014 il giornalista ed esperto di Islam
Peter Scholl-Latour ha compiuto 90 anni. Si è espresso chiaramente
su ciò che pensa dei nostri media. Ci trattano come se fossimo stupidi.
L’Europa sta perdendo sempre più importanza
Il giornalista Peter Scholl-Latour ha recentemente rilasciato un’intervista degna di nota
, nella quale ha sottolineato: «Viviamo in un’epoca di
imbecillimento di massa, in particolare di imbecillimento mediatico di massa». Se si
osserva «quanto siano parziali i media locali, dalla TAZ alla Welt,
nel riferire sugli eventi in Ucraina, allora si può davvero parlare di
disinformazione su larga scala». Qualcosa di simile si verifica anche
per quanto riguarda la Siria e altri focolai di crisi.
Alla domanda del giornalista Ramon Schack (Heise) se ritenesse
preoccupante tale sviluppo, Scholl-Latour ha risposto: «Sì, soprattutto
anche per l’UE. Mi chiedo cosa si aspetti l’UE da un avvicinamento dell’
Ucraina. A Bruxelles sarebbe meglio puntare su una concentrazione
e un consolidamento, invece di promuovere l’espansione verso est
. Già con l’adesione della Romania e della Bulgaria i
commissari di Bruxelles si sono assunti un carico eccessivo.»
Ha proseguito dicendo che, se ora si aggiungesse all’UE anche la Repubblica di Kiev, dove
i tartari posero le radici dell’odierna Russia e dove
avvenne la conversione al cristianesimo, «allora il territorio gonfiato
della fragile Unione Europea si avvicinerebbe di circa trecento chilometri
a quel campo di battaglia che divenne famoso con il nome di Stalingrado.
I tedeschi hanno perso ogni sensibilità per la tragicità della propria
storia?»
Scholl-Latour ha anche sottolineato nell’intervista quanto l’Europa
si stia allontanando sempre più dalla scena mondiale. Ha parlato del «ritiro
dell’influenza politica mondiale dell’Europa, che d’altronde continua ancora oggi» e
ha affermato: «Quando da giovane ho iniziato la mia attività di giornalista,
la bandiera francese o britannica sventolava ancora su gran parte del
globo. Ora non è più così, anche se il ritiro continua, in
contesti mutati.»
L’Europa sta diventando sempre più debole:«L’Europa si trova oggi priva di qualsiasi
coscienza religiosa, in un mondo che ovunque sta diventando sempre più religioso,
il che rappresenta una debolezza, di fronte a questa rinascita dei miti».
Scholl-Latour, nato il 9 marzo 1924 a Bochum, vive a Berlino
e Parigi. Attualmente il novantenne sta programmando un altro viaggio di lavoro in
Ciad, in Africa. Parallelamente sta scrivendo un nuovo libro.
Scholl-Latour è stato il fondatore dello studio ARD a Parigi.

Esclusiva KOPP 11/14 / www.kopp-exklusiv.de
Peter Scholl-Latour ha partecipato nel corso della sua vita a molti conflitti bellici nel mondo in qualità di giornalista e ne ha raccontato le vicende. Guarda le cose dal punto di vista realistico e ci si può fidare della sua parola. A maggior ragione, come cristiano ortodosso, ci si sente confermati dalla sua ultima affermazione citata sopra:
«L’Europa si trova oggi priva di qualsiasi
coscienza religiosa, in un mondo che sta diventando sempre più religioso ovunque, il che rappresenta una
debolezza di fronte a questa rinascita dei miti.»
Se d’altra parte consideriamo l’affermazione di Ortwin Schweitzer all’ inizio di questo documento, in cui egli sostiene:
«Intorno all’Europa è divampata una lotta spirituale
che non potrebbe essere più radicale. Si tratta dello scontro tra il
cristianesimo, nel senso dell’eredità giudaico-cristiana che ha permeato tutta la nostra cultura,
e potenze spirituali, sia antiche che nuove.»
non è difficile capire chi qui sia il realista e chi il
sognatore. Ma evidentemente O. Schweitzer non è solo in Europa.
L’Unione Europea è stata fin dall’inizio un «progetto da sogno» di cui
Helmut Kohl era ancora convinto che ci avrebbe preservati in futuro dalle guerre dei
popoli europei del passato. La guerra dei russi contro
la Georgia (Ossezia del Sud) di sei anni fa e l’attuale situazione in
Ucraina dicono ben altro.
E anche su questo punto Scholl-Latour offre una valutazione corretta quando afferma:
«Mi chiedo cosa speri di ottenere l’UE da un
avvicinamento all’Ucraina. A Bruxelles sarebbe meglio puntare su una
concentrazione e un consolidamento, invece di portare avanti l’espansione verso est.
Già con l’adesione della Romania e della Bulgaria i
commissari di Bruxelles si sono assunti un impegno eccessivo.»
Anche Hitler era stato avvertito dai suoi generali prima della campagna di Russia
. Ma la brama di più territorio, più persone e più potere era più forte.
E ora nell’UE sta accadendo qualcosa di molto simile.
L’affermazione di Scholl-Latour, infine: «Viviamo in un’epoca di
imbecillimento di massa, in particolare di imbecillimento di massa mediatico», trova ora un riscontro
concreto, per quanto riguarda i politici dell’UE – ma anche degli Stati Uniti – in
un evento attuale legato alla crisi ucraina.
Durante i negoziati tenutisi a Ginevra una settimana fa tra i ministri degli Esteri degli Stati Uniti, dell’UE e
della Russia, è stato concordato di comune accordo che i separatisti in
Ucraina dovessero abbandonare gli edifici governativi occupati e consegnare le armi
. Lo hanno poi annunciato il ministro degli Esteri statunitense John Kerry (con orgoglio e
in modo prolisso) e l’Alta rappresentante dell’UE per gli affari esteri Kathrin Ashton (in modo più conciso e oggettivo)
in una conferenza stampa.
Da parte del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov non si è sentito molto al riguardo. E,
come ora è emerso, a ragione. Ciò che i russi, pur non esprimendolo esplicitamente,
intendevano con il loro consenso erano innanzitutto i
«separatisti» di Kiev – ovvero il governo di transizione, salito al potere proprio grazie
agli eventi di Maidan. Questi dovrebbero prima
lasciare gli edifici governativi a Kiev – ovvero dimettersi in quanto governo di transizione
– dopodiché anche i separatisti filo-russi nell’
Ucraina orientale si arrenderebbero.
Lo stupore da parte occidentale fu grande, ma questa interpretazione dei
russi era del tutto plausibile. Ed è qui che si vede che il russo Lavrov ha
davvero «fregato» gli americani e gli europei,
senza che nemmeno uno di loro – né tantomeno i politici dietro le
quinte – se ne sia probabilmente accorto. Ma in questo
caso non si può certo dare la colpa ai media.
«Imparate la storia»(Bruno Kreisky, ex Cancelliere federale dell’Austria) La fondazione dell’Unione Europea è stata – analogamente alla campagna di Russia dei nazisti – la prova che i politici non hanno imparato nulla dalla storia. Mentre Hitler minimizzava le esperienze di Napoleone nell’inverno russo e pensava di poter fare di meglio, nell’UE si è completamente ignorato il crollo di grandi confederazioni di Stati, come l’Impero asburgico, l’Unione Sovietica o la Jugoslavia Luc 11:17.
In Austria, recentemente i due leader dei partiti di governo (socialisti e conservatori) della Stiria (uno stato federale austriaco) hanno deciso congiuntamente, nell’ambito del loro «partenariato di riforma», di accorpare alcuni comuni limitrofi in un unico comune, al fine di risparmiare sui costi amministrativi. |
Marine Le Pen (Front National, Francia) dopo le elezioni europee
del 25 maggio 2014:
«Il nostro popolo esige una sola politica: da
francesi, per i francesi, con i francesi.»
«Non vogliono essere governati dall’esterno, obbedire a leggi per le quali
non hanno votato, né obbedire a commissari che non sono legittimati da un’
elezione popolare.»
Il paese della cuccagna dello Stato sociale: ecco come funziona l’
abuso del sistema di asilo. / Christine Rütlisberger, KOPP-exclusiv 12/14
In Svizzera, una donna iraniana sta suscitando scalpore. Sta
spiegando ora a molti benpensanti svizzeri sbalorditi come sfruttare al meglio il nostro
Stato sociale in qualità di richiedente asilo. E nell’area di lingua tedesca
si viene a sapere che i turchi non devono pagare le tasse sulle loro pensioni.
Il tema dell’immigrazione divide l’opinione pubblica. Ma anche coloro che
auspicano una maggiore immigrazione rimangono sbalorditi quando si rendono conto di alcuni aspetti della
realtà. Tra gli austriaci, ad esempio, sta crescendo la rabbia
nei confronti dei tedeschi, perché le autorità fiscali tedesche trattano i turchi in modo nettamente migliore
rispetto agli austriaci.
Ecco come vengono favoriti i turchi
Il quotidiano viennese «Die Presse» ne ha parlato con il
titolo «Gli austriaci svantaggiati rispetto ai turchi in materia fiscale» e
ha scritto: «Berlino esenta da imposte le pensioni fino a 10.000 euro per i lavoratori stranieri provenienti dalla
Turchia. Ciò non vale per i 150.000 beneficiari in Austria».
Circa 150.000 austriaci che hanno lavorato in Germania e che da ciò
percepiscono una pensione devono pagare le imposte sulle loro pensioni tedesche con effetto retroattivo a partire
dal 2005, su direttiva di Berlino, agli uffici delle imposte tedeschi.
Ciò che fa infuriare gli austriaci è che per gli ex lavoratori stranieri turchi
in Germania vige una norma speciale, in base alla quale questi ultimi, fino a un
importo pensionistico di 10.000 euro all’anno, sono esenti dalla tassazione delle loro pensioni.
E anche per gli importi superiori a tale soglia, i
turchi devono pagare solo un’aliquota forfettaria del dieci per cento. Ai turchi è stata concessa, nel
contesto della correttezza politica, un’eccezione alla
tassazione delle pensioni, che in linea di principio si applica a tutti i
beneficiari di pensioni tedesche all’estero. Gli austriaci e gli altri
stranieri sono quindi sistematicamente svantaggiati rispetto ai turchi
nel diritto pensionistico.
Persino i sostenitori di una maggiore immigrazione non possono che rimanere sbalorditi.
Ma questo è solo l’inizio di una storia che, se fosse uno scherzo di aprile, verrebbe immediatamente
smascherata, ma che purtroppo corrisponde alla realtà. Da più di
dieci anni su Internet circolano, in molte lingue, guide su cosa
bisogna dire agli uffici europei per l’asilo per essere riconosciuti con certezza come richiedenti asilo
e beneficiare immediatamente di ampie
prestazioni sociali e assegni familiari. Tutto questo è noto,
ma deve essere ignorato dalle autorità per motivi di correttezza politica
.
Ora una donna iraniana spiega pubblicamente come sfruttare al meglio
lo Stato sociale. Già molti mesi fa aveva illustrato alle autorità come
bande di immigrati incassino indebitamente prestazioni finanziarie a spese dei
contribuenti e si godano una bella vita grazie a queste. A finire nei guai
non sono però i falsi richiedenti asilo, bensì la donna iraniana – perché non
è ammesso ciò che non rientra nello schema. La richiedente asilo iraniana Shekoofeh T.
ha gettato gran parte della Svizzera in uno stato di shock. Ha tenuto una conferenza nella
Bärensaal di Langenthal davanti a centinaia di ascoltatori,
in cui ha descritto per la prima volta, sulla base della propria esperienza diretta, quanto numerosi
ed efficaci siano i falsi richiedenti asilo nell’ingannare le autorità. In questo modo intendono
ottenere ingiustificatamente lo status di richiedente asilo – e quindi anche il sostegno finanziario
. Shekoofeh T. ha innanzitutto affermato che sua madre e suo fratello sarebbero stati
, secondo i documenti dell’Ufficio federale svizzero della migrazione, trasportati in un
camion container lungo percorsi pericolosi dall’Iran attraverso la Turchia fino
in Svizzera.
Viaggi di rifugiati inventati
La donna ha dichiarato davanti a un pubblico sbalordito: «È tutta una bugia.
Abbiamo preso l’aereo da Teheran a Ginevra passando per Roma. Con passaporto
e visto. Da lì in treno fino a Basilea e in taxi al
centro di accoglienza per rifugiati». Il viaggio da rifugiati, descritto negli atti come lungo e pericoloso,
in realtà non è durato a lungo: «Prima di salire sull’
aereo a Teheran, mi sono fatta una doccia. Quando siamo arrivati al
centro di accoglienza di Basilea, i miei capelli non erano ancora asciutti!» Poco tempo
dopo erano già rifugiati riconosciuti e da allora vivono di
sussidio sociale.
La «Neue Oberaargauer Zeitung» ha riportato nel marzo 2014 la notizia della
conferenza che ha suscitato grande scalpore con il titolo «Conferenza sull’
abuso del diritto d’asilo – Grande interesse». Secondo quanto riportato, si percepiva una tensione palpabile nella
sala quando Shekoofeh T. ha poi fornito anche dettagli sui ben funzionanti
traffico di denaro da parte dei truffatori dell’asilo: nel loro appartamento a Berna
si trovava, secondo quanto riferito, il deposito temporaneo del denaro. Ogni mese vi venivano depositati fino a 30'000 franchi (24'628 euro)
. Il denaro veniva portato da diverse persone
di origine afghana e iraniana provenienti dal Cantone di Berna.
Veniva prelevato ogni volta in auto dal capo della banda di riciclatori di denaro,
un richiedente asilo disoccupato proveniente dall’Iran e residente a San Gallo. Il quotidiano
«Neue Oberargauer Zeitung» scrive: «Un mormorio ha attraversato la
Bärensaal quando la diciottenne iraniana ha affermato che, a distanza di sette
mesi da quando aveva reso conto di tutto alla Kapo di Berna, non fosse
successo nulla. La banda iraniana sarebbe ancora attiva in Svizzera.
Secondo le immagini che aveva a disposizione su Facebook, sempre più
persone appartenenti alla cerchia familiare del clan arrivano in Svizzera, anch’esse come
rifugiati.
La Procura di Berna non intende avviare alcun procedimento, le era stato
comunicato già lo scorso dicembre.» E così Shekoofeh T. ha deciso di rivolgersi
all’opinione pubblica. «Un’ingiustizia del genere non deve esistere», ha affermato l’
ex musulmana, che nel frattempo si è convertita al cristianesimo
in Svizzera. Questo cambiamento di religione sarebbe uno dei motivi per cui ha
informato le autorità: «Non potevo e non volevo più vivere con questa
coscienza sporca.»

Esclusiva KOPP 12/14 / www.kopp-exklusiv.de
La formazione degli sciamiNel mondo animale del nostro pianeta esiste la
legge universalmente valida della formazione di sciami. Ovunque vi sia
un’abbondanza di cibo e pochi nemici naturali,
si formano automaticamente sciami (locuste, avvoltoi,
mandrie di bufali, ecc.) che invadono il territorio e lo spogliano
di ogni vegetazione. |
Bruxelles vede un pericolo di guerra in Europa, corsi di formazione
per sacerdoti. / Articolo di Christine Rütlisberger e Marcello Faraggi 00,
Esclusiva KOPP 11/13
Poiché, dopo le elezioni in Italia, i vertici dell’UE temono l’
ingestibilità degli Stati membri, il crescente nazionalismo e l’
ostilità nei confronti dell’UE, ci si sta preparando ad affrontare disordini. Alcuni sacerdoti
sono stati ora addestrati, su incarico dell’UE, in vista della prevedibile guerra civile.
Quando nel 2010 il professor Michael Hudson, consulente capo del governo lettone in
materia economica, fu il primo europeo a parlare ufficialmente di
una «guerra del debito in Europa» che si profilava all’orizzonte,
non fu solo a Bruxelles che lo derisero. Hudson aveva previsto
con estrema lucidità l’imminente crollo dell’Eurozona, l’
improvviso impoverimento delle popolazioni nazionali e il loro distrarsi
attraverso guerre provocate deliberatamente. Tutto questo nel cuore dell’Europa. E tutto questo
non in un futuro lontano, ma già molto presto.
Il sistema sta crollando.
Hudson, così sembrava nel 2010, era un pazzo sconsiderato. Perché non parlava affatto
dei problemi in Grecia o in Spagna – egli sottolineava il presunto
disastro totale che minacciava l’UE anche nei paesi dell’ex
Blocco dell’Est. Stati che erano stati appena ammessi nell’UE,
inondati di prestiti in euro – e che ora non sono più in grado di rimborsarli.
Molte centinaia di miliardi di euro che le banche tedesche, austriache e
svizzere hanno concesso agli ex paesi del blocco orientale all’interno dell’UE
non verranno mai rimborsati. E così le banche dei paesi occidentali, considerate di importanza sistemica,
devono essere sostenute – ancora una volta – dai contribuenti:
è una spirale senza fine. Il sistema sta crollando da ogni parte.
L’unica via d’uscita, secondo Hudson, è una guerra.
Nel maggio 2009 anche il Bundesnachrichtendienst (BND), il
servizio segreto tedesco per l’estero, aveva sottolineato in uno studio riservato che
la crisi economica mondiale racchiude anche il potenziale per una possibile guerra mondiale
. All’epoca, tuttavia, le conseguenze della crisi economica non erano ancora
così drammatiche come lo sono attualmente. Lo scenario era stato elencato come uno dei tanti
possibili. All’epoca non se ne parlava in nessun
quotidiano tedesco di qualità – la stampa mainstream taceva.
Ma ora, per la seconda volta nel giro di poche settimane, anche il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker,
dimessosi dalla carica alla fine di gennaio 2013, ha messo in guardia da
imminenti conflitti bellici in Europa. Juncker
ha affermato: «Chi crede che l’eterna questione della guerra e della pace in
Europa non si porrà mai più, potrebbe sbagliarsi di grosso. I demoni non sono
scomparsi, stanno solo dormendo». Egli vede evidenti parallelismi con l’anno 1913,
quando molti pensavano che in Europa non ci sarebbe mai più stata una guerra. «Mi
colpisce la consapevolezza di quanto la situazione europea nel
2013 assomigli a quella di 100 anni fa». Mentre i politici là fuori
affermano attualmente in tono rassicurante che la crisi dell’euro sia finita,
a quanto pare si sta preparando una catastrofe che potrebbe sfociare in guerre. E precisamente
nel cuore dell’Europa.
In gran segreto, Bruxelles ha fatto mettere a punto un programma segreto in cui
sacerdoti e dignitari religiosi di tutte le confessioni dovrebbero
sostenere le disposizioni dello Stato in situazioni di guerra. I «Clergy
Response Teams» (CRT) sono stati costituiti sul modello del programma americano
FEMA. In caso di disordini interni, del previsto scoppio di una guerra
in Europa a causa della crisi del debito dell’euro o di uno stato di emergenza, i sacerdoti
dovrebbero avvalorare le disposizioni statali con citazioni religiose e in tal modo spezzare la resistenza
della popolazione contro misure impopolari. In questo modo si dovrebbero
ad esempio, a seconda delle necessità, far rispettare anche il sequestro di generi alimentari o
gli sfollamenti forzati.

A quanto pare, i governi si stanno già preparando su vasta scala
a questa situazione. A seguito dei continui disordini in paesi come Grecia,
Spagna, Italia, Portogallo, Bulgaria, Romania e delle violente rivolte durate diversi giorni
nelle aree metropolitane britanniche, le
alleanze tra oppositori dell’euro e dell’UE sono ora considerate un potenziale pericolo per la
sicurezza interna dell’Unione Europea.
Mentre l’infiltrazione dei suddetti gruppi tramite il reclutamento di
informatori dovrebbe fornire informazioni sulle azioni pianificate nell’ambito del movimento di protesta,
ora vengono creati parallelamente anche dossier sui cittadini critici.
In questi, i critici dell’UE vengono classificati in base alla potenziale
"pericolosità" (rosso, giallo e verde) in base al loro potenziale "sovversivo". I
file "Conspiracy" sono a disposizione degli investigatori europei,
mentre le persone interessate ne sono all'oscuro.
Linee guida per le autorità di polizia
In base alle disposizioni transnazionali («potential indicators of
activities»), viene classificato come «giallo», ad esempio, chi
si schiera pubblicamente a favore della tutela dei dati o del rispetto della privacy
(«privacy»); si viene automaticamente classificati come «rossi» se
si leggono scritti politicamente scorretti («revolutionary literature»).
L’esercizio dei diritti di libertà civili trasforma ora il cittadino medio
in un sospetto terrorista.
Parallelamente, l’Unione Europea finanzia progetti per la gestione
di grandi proteste politiche. Ad esempio, il progetto «EU-SEC»
nell’ambito della ricerca sulla sicurezza dell’UE raccomanda, in una guida per
i vertici delle forze di polizia in caso di previsti disordini sociali, tra l’altro,
di scambiare tempestivamente dati sui partecipanti previsti e sui capi
della rivolta, di imporre divieti di viaggio e di instaurare fin da ora buoni rapporti
con i rappresentanti della stampa, al fine di «mantenere il controllo delle informazioni» in caso di prevedibili gravi
disordini interni nell’UE.
Le procure sono esortate a emettere un numero elevato di condanne
al fine di ottenere un effetto deterrente sui cittadini dell’UE. La
«Guida per le autorità di polizia e di sicurezza» è pubblicata dal
Consiglio europeo. In essa si richiede una «valutazione della situazione di minaccia» costantemente
aggiornata, verificando ad esempio
verificando «le informazioni relative a singoli individui o gruppi»
«che si prevede si recheranno sul luogo delle manifestazioni
e che sono considerati una potenziale minaccia all’ordine pubblico e/o alla sicurezza
».
Restrizioni di viaggio previste
Le «possibilità di viaggio di queste persone» devono essere, per quanto
possibile, «limitate». La Germania gestisce in questo
ambito la banca dati politica «International agierende Störer» (IagST),
situata presso l’Ufficio federale di polizia criminale (BKA), che si
alimenta dei dati forniti dai singoli Länder.
Ogni inserimento di dati in questa raccolta (arbitraria) di dati di polizia comporta, in
caso di crisi, non solo restrizioni di viaggio, ma anche il
divieto temporaneo di attività politica, a condizione che il contrassegno di cui sopra
sia giallo o rosso. Le operazioni attualmente pianificate in segreto ai sensi
del diritto dell’UE non servono affatto a proteggere i cittadini,
ma a proteggere politici e governi. In questo modo si intende proteggere in via prioritaria coloro
che sono responsabili della situazione attuale.
Non solo le crisi economiche e le conseguenti manifestazioni e
disordini sono ipotizzabili come fattori scatenanti di interventi militari
all’interno dell’UE. Se, ad esempio, in caso di crisi energetica
l’elettricità e il riscaldamento non fossero più accessibili per molti e si profilasse quindi una
rivolta, allora potrebbe essere applicata anche la prevista «clausola di solidarietà»
dell’UE. Se le proprie forze dell’ordine nazionali
non fossero sufficienti, allora poliziotti stranieri e
persino soldati provenienti dagli Stati confinanti accorrerebbero in aiuto dei governi.
Già oggi diversi governi dell’UE ricorrono all’uso dei soldati contro la propria popolazione.
In Grecia, ad esempio, sono state recentemente represse delle manifestazioni. In Grecia, ad esempio, sono state recentemente
represse delle manifestazioni. E in Francia la presenza militare domina molti
luoghi pubblici. Nell’atrio della stazione di Lione ci sono soldati con
mitragliatrici. Senza tante parole, fanno capire ai viaggiatori che
fanno sul serio quando intimano loro di abbandonare immediatamente una determinata
zona della stazione.
Non meno marziale è l’intervento dei soldati a Strasburgo. I
francesi sembrano essersi abituati a questa situazione. Soprattutto la Francia
sembra trovarsi in uno stato di emergenza permanente. La
professoressa di economia francese Brigitte Granvilleritiene
probabile che presto i francesi scenderanno in massa in piazza
, qualora l’UE e l’Eliseo imponessero ai cittadini ulteriori misure di austerità
per salvare l’euro. «Abbiamo già avuto una
rivoluzione», ha affermato la minuta donna senza un briciolo di ironia alla fine
del 2009 a Bruxelles.
Per ora l’alto tasso di disoccupazione, soprattutto tra i giovani,
viene ancora tollerato. Ma per quanto tempo ancora? L’esercito è già pronto a
soffocare sul nascere un’eventuale rivolta. Si dice che la Francia sia troppo orgogliosa per
richiedere, se necessario, aiuti dall’estero. Davvero? In occasione del
vertice NATO di Strasburgo del 2009, gli idranti tedeschi hanno attraversato la
città alsaziana. Dal 2005, diversi accordi nazionali regolano lo
scambio di forze di polizia e militari, come spiega laconicamente il governo federale nel documento
17/4013. La presenza di poliziotti tedeschi all’estero e di poliziotti stranieri
in Germania è ormai una pratica comune.
I soldati combattono contro i cittadini dell’UE
Quando nel 2006 più di 5.000 lavoratori portuali provenienti da tutta l’UE hanno protestato contro una
privatizzazione dei servizi portuali, i poliziotti francesi
si sono chiesti perché dovessero essere solo loro a esporsi e a rischiare la vita
. Lo stesso vale finora anche per le proteste annuali degli
agricoltori francesi. In futuro, le proteste a livello europeo potrebbero portare a un
intervento di polizia e militare su scala europea, indipendentemente dall’orgoglio nazionale.
Le condizioni per ciò sono state formulate dall’Alta Rappresentante dell’UE per la politica estera
e di sicurezza, Catherine Ashton, in un documento alla fine del 2012
. La Commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo ha sottolineato
che non solo gli attacchi terroristici, ma anche «pericoli significativi»
devono innescare la «solidarietà» degli Stati membri dell’UE.
E così i soldati finiscono per combattere contro i cittadini.

Esclusiva KOPP 11/13 / www.kopp-exklusiv.de
Ecco come vengono discriminati gli uomini / Articolo di Christine
Rütlisberger 02, Esclusiva KOPP 42/13
Tutti gli esseri umani sono uguali. Così recita la Costituzione
tedesca. Eppure oggi lo Stato favorisce le donne rispetto agli uomini
.
L’articolo 3 della Costituzione recita: «Uomini e donne sono
uguali nei diritti. Lo Stato promuove l’effettiva attuazione della
parità tra donne e uomini (…). Nessuno può essere svantaggiato o favorito a causa del proprio
sesso (…)». A prima
vista sembra chiaro. Eppure lo Stato calpesta la Costituzione.
La politica, in ogni caso, non si cura della Costituzione, ma trova
evidentemente «di moda» privilegiare le donne rispetto agli uomini.
Accettiamo come se fosse la cosa più naturale del mondo che le donne possano andare in pensione
prima degli uomini, nonostante statisticamente le donne vivano molto
più a lungo. Naturalmente, ogni anno viene pubblicato anche un
«Rapporto sulla salute delle donne» finanziato con fondi pubblici. Eppure, sebbene
gli uomini subiscano il 95 per cento di tutti gli infortuni sul lavoro e vivano circa sei anni
in meno rispetto alle donne, si cerca invano un
«rapporto sulla salute degli uomini» finanziato con il denaro dei contribuenti. Esistono molti
programmi e incentivi finanziari pensati appositamente per le donne che
ritornano alla vita lavorativa – per gli uomini, invece, non ce n’è nemmeno uno.
Ma la discriminazione è ancora più grave. Ormai spendiamo
miliardi di euro per garantire alle donne, tramite le quote, posti di vertice, a condizione che
assicurino preventivamente per iscritto di rimanere incinte
dopo aver ottenuto il lavoro. A tal fine sono ora disponibili circa 1,5 miliardi di euro. I
media gender tacciono su questo, perché porta all’assurdo tutta la follia dell’
ideologia di genere. Un esempio: conoscete la
Helmholtz-Gemeinschaft Deutscher Forschungszentren e. V.? Si tratta di un’
organizzazione tedesca per la promozione e il finanziamento della ricerca. È
finanziata al 90% dalla Federazione e al 10% dai Länder.
Questa Helmholtz-Gemeinschaft, che nel 2013 riceve ben 1,53 miliardi di euro
da noi contribuenti, è quindi un’istituzione pubblica come
la Società Max Planck o la Società Fraunhofer.
In essa si riscontrano criteri di finanziamento piuttosto singolari. Ad esempio, in
un programma post-dottorato si legge: «Al fine di promuovere le pari opportunità,
si mira ad assegnare almeno il 50 per cento dei posti per ogni bando a
ricercatrici». Il finanziamento non viene quindi concesso in base al
criterio di quanto sia promettente un progetto, ma al sesso
di chi lo presenta. E la parola «almeno» ci rivela
che, per ragioni legate a una quota irrazionale, si intende finanziare più donne che uomini.
La Helmholtz-Gemeinschaft lo definisce
«parità di opportunità».
Posizioni di vertice per le gravidanze
Senza dubbio in passato le donne erano svantaggiate. Ed è positivo che tale
discriminazione sia stata nel frattempo abolita. La Comunità Helmholtz,
che finanzia le ricercatrici con fino a un milione di euro
di denaro dei contribuenti a testa (programma W2/W3), privilegia però anche le donne che
si impegnano a rimanere incinte nel corso del loro progetto di ricerca.
Avete letto bene. Se una donna aspira a una posizione di vertice
nel settore scientifico, non solo viene favorita solo per il suo
sesso, ma riceve un sostegno ancora maggiore se si impegna per iscritto
a cercare di rimanere incinta. Il programma si chiama
«Offerte per conciliare famiglia e lavoro».
Difficilmente si potrebbe esprimere in modo più chiaro la discriminazione intenzionale nei confronti degli uomini.
Cosa ne pensa, a proposito, l’Associazione dei Contribuenti?
Dopotutto, la Comunità Helmholtz non è un’organizzazione qualsiasi, bensì un
consorzio composto da 18 centri di ricerca indipendenti con orientamento scientifico-tecnico e
biologico-medico, che contano complessivamente quasi 34
.000 dipendenti e dispongono di un bilancio miliardario.
Quanto abbiamo esposto in merito alla promozione delle donne vale per le seguenti
organizzazioni affiliate alla Comunità Helmholtz: Centro tedesco per
l’aeronautica e l’astronautica C. V. (DLR, Colonia), Centro tedesco per
le malattie neurodegenerative e. V. (DZNE, Bonn), Centro di ricerca di Jülich
GmbH (FZJ, Jülich), Centro Helmholtz per la ricerca oceanografica GEOMAR (GEOMAR,
Kiel), Centro Helmholtz per la ricerca sugli ioni pesanti GSI GmbH a Darmstadt,
Istituto di Tecnologia di Karlsruhe (KIT, Karlsruhe), Istituto Max Planck
per la fisica del plasma (IPP, Garching presso Monaco di Baviera), Fondazione
Istituto Alfred Wegener per la ricerca polare e marina (AWl, Bremerhaven),
Fondazione Centro tedesco di ricerca sul cancro (DKFZ, Heidelberg) e Fondazione
Centro Max Delbrück per la medicina molecolare (MDC, Berlino-Buch).
Gli uomini solo come «contorno di riempimento»
Questa discriminazione intenzionale nei confronti degli uomini non è limitata alla Germania
. Prendiamo ad esempio la città di Vienna: dal 2010 l’assegnazione degli appalti dipende dai
programmi di sostegno alle donne offerti dai candidati. Chi promuove le donne più
degli uomini ha lì maggiori possibilità di ottenere un appalto pubblico, indipendentemente dalle
qualifiche. In tutto l’
area di lingua tedesca, i cacciatori di teste riferiscono ora che da mesi devono
presentare candidate per le posizioni dirigenziali – e
assolutamente nessun uomo. «Gli uomini», ha ironizzato di recente il consulente di gestione
Reinhard Sprenger, «sono già oggi, in molti processi di selezione, solo un
"contorno”».
In parole povere: oggi una donna ottiene una posizione di vertice proprio perché è una
donna – viene quindi privilegiata in base al sesso. Le numerose quote rosa auspicate dalla
politica costituiscono in ogni caso una forma di
discriminazione inversa.

Esclusiva KOPP 42/13 / www.kopp-exklusiv.de
I benpensanti: come viene ricattata l’UE / Articolo
Edgar Gärtner 00, KOPP-exclusiv 25/14
L’UE finanzia sempre più quelle organizzazioni che
poi la ricattano. In parole povere: paga il pizzo
Le organizzazioni non governative (ONG) godono, agli occhi della maggior parte delle persone, di una
stima di gran lunga superiore rispetto alle autorità statali o addirittura ai politici di professione.
Ciò vale non solo per le ONG caritative come Medici Senza Frontiere o
Amnesty International, ma anche per le organizzazioni internazionali.
Tra queste, oltre a Greenpeace, spicca soprattutto il World Wide Fund for Nature
(WWF). Greenpeace raccoglie donazioni per centinaia di milioni grazie ad azioni spettacolari come la scalata di
ciminiere di centrali elettriche o torri di raffreddamento, oppure con blocchi navali. Il WWF, invece, sin dalla sua
fondazione strettamente legato all’establishment politico (Bilderberg) e ai
fondazione, è strettamente legato all’establishment politico (Bilderberg) e ai
vertici delle grandi multinazionali, non ha mai
disdegnato di attingere, oltre ai contributi dei suoi membri (senza diritto di voto) e amici,
anche ai bilanci regolari dell’UE e degli Stati membri dell’Unione.
Dal 2007 l’UE pubblica, nell’ambito dell’«Iniziativa per la trasparenza» lanciata in precedenza dal
commissario europeo Slim Kallas, i fondi UE destinati a diverse ONG. Sappiamo così
che tra il 2007 e il 2012 il WWF ha ricevuto quasi 54 milioni di euro per l’
«attuazione» di vari progetti di sostenibilità dell’UE e per il
mantenimento del proprio ufficio di Bruxelles. Solo nel 2010
il WWF ha incassato dai fondi pubblici versati dall’UE non meno
di 14.672.869 euro, inclusi 621.503 euro per la sua sede di Bruxelles.
Ma il WWF non è affatto l’unico in questa situazione. In un discorso tenuto a Nottingham
già nel 2005, il commissario Kallas lamentava il fatto che la
Commissione versasse complessivamente oltre due miliardi di euro alle ONG senza
avere una visione d’insieme dell’utilizzo di tali fondi. Egli ha
sottolineato che lo scopo dichiarato di molte di queste organizzazioni
è proprio l’attività di lobbying nei confronti della Commissione europea. La Commissione europea
paga quindi di tasca propria la pressione esercitata dalle ONG nei suoi confronti. Ciò
potrebbe portare a una simbiosi malsana tra le organizzazioni di lobbying e
la burocrazia dell’UE, temeva il commissario. In parole povere: i
burocrati di Bruxelles, di fronte a decisioni costose e impopolari,
possono mobilitare le ONG da loro stessi finanziate e poi far valere
di aver agito in risposta alle pressioni della «società civile». Questo
monito non ha avuto alcun seguito. Alla fine di luglio 2005, la FA ha quindi pubblicato l’elenco delle
ONG che ricevono fondi dall’UE. Da esso emerge che alcune ONG coprono
oltre il 50 per cento del proprio bilancio complessivo con fondi dell’UE

Esclusiva KOPP 25/14 / www.kopp-exklusiv.de
Greenpeace sbaglia i calcoli – Libera circolazione
dei capitali / Articolo taz.de
Greenpeace è indignata per la perdita di 3,8
milioni di euro in operazioni sui cambi. Il fatto che la speculazione sia stata possibile
suscita sgomento.
BERLINO taz | «Azioni concrete invece di attese» chiede l’organizzazione ambientalista
Greenpeace. Nell’attuale scandalo finanziario relativo alla perdita di 3,8 milioni di euro
a causa di operazioni sui cambi andate male, questo atteggiamento è stato evidentemente il
problema. Ci sarebbero state «difficoltà strutturali nel dipartimento finanziario»,
ha dichiarato il portavoce di Greenpeace Mike Townsley su richiesta della taz. Le
irregolarità sarebbero emerse «nei meccanismi e nell’esecuzione delle
transazioni e nella fatturazione», ma nel frattempo
sono state risolte. Denuncia.
Townsley ha così confermato un articolo del quotidiano britannico The
Guardian, che, sulla base di documenti interni di Greenpeace, aveva concluso che
la gestione patrimoniale dell’organizzazione ambientalista internazionale fosse da anni «disordinata»,
presentasse problemi di personale e dimostrasse la mancanza di processi chiari – il che avrebbe portato a «errori
e risultati negativi». Secondo il verbale della riunione del
Consiglio di sorveglianza di Greenpeace della primavera del 2014, i revisori
si sono detti sconvolti dalla perdita, ma erano «particolarmente preoccupati per come
ciò sia avvenuto, ovvero per la mancanza di processi e controlli solidi e coerenti
che impediscano la stipula di contratti senza autorizzazione
».
Budget annuale di 70,9 milioni di euro
Attraverso contratti sul cambio a scopo di copertura, che speculavano su un
indebolimento dell’euro, il responsabile del dipartimento finanziario aveva accumulato, a partire da
agosto 2013, una perdita complessiva di 3,8 milioni di euro. L’
uomo, che secondo Townsley non aveva l’autorizzazione per questi contratti, è stato
licenziato a marzo. Eppure i tentativi di copertura contro
fluttuazioni valutarie non sono una cosa da poco: nel 2012 l’organizzazione ha perso
0,6 milioni, dopo averne guadagnati 0,4 milioni nel 2011. Il
portavoce di Greenpeace ha sottolineato che i conti dell’organizzazione ambientalista globale
vengono esaminati ogni anno «da revisori esterni e
hanno sempre ottenuto un giudizio positivo». La perdita sarebbe stata
notata già all’inizio del 2014, ma l’analisi della situazione si è protratta a lungo «a causa dei
14 diversi tipi di contratti». La
pubblicazione della perdita milionaria era prevista per il nuovo rapporto annuale,
che sarà presentato il mese prossimo.
Il nuovo responsabile del dipartimento finanziario avrebbe già introdotto «cambiamenti significativi
nei processi e nuovi controlli». Complessivamente, secondo Townsley,
l’organizzazione registrerà un disavanzo di 6,8 milioni di euro per il 2013,
in cui sono inclusi i 3,8 milioni di perdite da speculazione. I restanti
3 milioni sarebbero un «disavanzo pianificato», poiché Greenpeace è nel pieno di una
riorganizzazione: competenze e posti di lavoro vengono trasferiti dalla sede centrale di Amsterdam
agli uffici regionali. Il bilancio annuale di Greenpeace
International ammonta complessivamente a 70,9 milioni di euro per il 2013. I
28 uffici regionali di Greenpeace in tutto il mondo hanno incassato complessivamente circa 270 milioni nel 2012,
di cui 90 milioni sono stati spesi per la raccolta fondi. Tra gli
uffici nazionali, la Germania è in testa alla classifica con un reddito di circa 53 milioni.
Di questi fondi, i tedeschi hanno versato 21 milioni a
Greenpeace International.

05/04/2016
Bisogna ammirare la cancelliera tedesca Angela Merkel
per la sua brillante prestazione retorica, che ha
recentemente offerto in un talk show tedesco:
dapprima ha insistito quasi con aria di sfida sulla
sua politica di accoglienza. Poi ha criticato
l’Austria e i paesi balcanici per aver
introdotto limiti massimi per i rifugiati e i relativi
controlli alle frontiere. Infine
ha rassicurato i tedeschi, perché ormai
arrivano comunque meno rifugiati e sicuramente l’Europa
sistemerebbe tutto.
Machiavelli ne avrebbe gioito: il fatto che
proprio ora arrivino meno richiedenti asilo in
Germania si deve proprio all’Austria,
che era stata criticata proprio per questo motivo.

Angela Merkel (Foto: Armin Linnartz/Wikimedia, CC 3.0)
La signora Merkel ha espresso rammarico per il caos greco, senza proporre una soluzione concreta al problema . Alla proposta, decisamente valida, del ministro della Difesa austriaco, secondo cui la Germania accogliesse direttamente i richiedenti asilo che vagano lungo il confine macedone, non vi è stata, per quanto ne sappiamo, alcuna reazione.
Ebbene, ha proseguito la Merkel, il presidente turco, il cui rispetto dei diritti umani è piuttosto discutibile, contribuirebbe ad alleggerire la situazione dei rifugiati. Lei, la signora Merkel, punterebbe decisamente su questa carta. Questopotrebbe anche essere vero – ma sicuramente solo se l’Europa accogliesse altre centinaia di migliaia di richiedenti asilo e, da un lato, versasse miliardi e, dall’altro, portasse avanti con determinazione i negoziati di adesione con la Turchia.
Anche in questo caso la Merkel potrebbe guadagnare consensi, poiché l’ adesione della Turchia andrebbe apparentemente più che a braccetto con la filosofia di Merkel di una Germania e di un’Europa multiculturali, multireligiose e in generale ormai difficilmente riconoscibili.
Il costante calo dei consensi nei sondaggi della CDU, ormai difficilmente distinguibile dall’SPD,
e l’altrettanto costante ascesa dell’AfD
sembrano infastidire la signora Merkel tanto quanto
i centri di accoglienza in fiamme, le migliaia di aggressioni sessuali e
contro la proprietà e la crescente paura dei
cittadini di un’islamizzazione ormai inarrestabile
della Germania e dell’Europa.
Naturalmente è dovere dei cristiani accogliere tutti i veri rifugiati. Ciò tuttavia in un rapporto equilibrato in tutti gli Stati dell’UE, cosa che, come è noto, non si è verificata e probabilmente non si verificherà.
Saranno necessari grandi centri di accoglienza in cui i rifugiati siano riforniti di cibo, vestiti, riscaldamento e assistenza medica.
Che ciò sia possibile in prossimità dei loro paesi d’origine o possa essere organizzato ai confini dello spazio Schengen è più che dubbio.
Inoltre, sarà urgente una riforma della legislazione in materia di asilo. Così come nel diritto penale esiste lo
«stato di necessità al di fuori della legge», anche il diritto d’asilo non può essere esteso in un modo tale da alterare drasticamente l’identità dei paesi che concedono l’asilo.
Oltre alla questione dei richiedenti asilo, l’UE ha ben altri problemi: se il Regno Unito dovesse uscire dall’UE, sarebbe indispensabile una completa riorganizzazione e riforma dell’Unione. Lo stesso avverrà però anche se il Regno Unito non dovesse lasciare l’UE. La gente non vuole un super-Stato, vuole una patria delle patrie.
Si prova fastidio quando l’UE si intromette in ogni minimo dettaglio, per quanto insignificante possa essere, e tali intromissioni sono costose. Non si vuole che uno Stato in bancarotta, come ad esempio la Grecia, venga sostenuto con miliardi,
sia attraverso la creazione inflazionistica di moneta sia con le entrate fiscali dei singoli paesi, soprattutto se i criteri di Maastricht non consentono comunque un trasferimento di fondi a paesi in difficoltà e l’UE viola le proprie leggi.
L’Europa, che è stata per eccellenza il progetto del futuro del XX secolo e lo è tuttora, dovrà
concentrarsi in futuro sulle proprie competenze fondamentali per non disgregarsi: la pace in Europa, la difesa dellÙEuropa, una politica estera costruttiva, in particolare nei confronti del grande vicino, la Russia, un distacco dal giogo degli Stati Uniti e l’attuazione delle quattro libertà: libera circolazione delle persone tra gli europei e libera circolazione di merci,
servizi e capitali: è su questo che dovrà concentrarsi l’UE del futuro.
Per gli Stati più piccoli, tuttavia, come l’Austria e i suoi vicini, è più che mai necessario unirsi in una Comunità mitteleuropea simile a quella dei paesi del Benelux (che da sempre godono all’interno
dell’Unione di un’influenza sproporzionata) per poter parlare con una sola voce in Europa sulle questioni più importanti e acquisire così un’influenza commisurata alla propria storia e alla propria cultura.
Se tutto ciò non dovesse riuscire e si agisse in modo irresponsabile e con miopia nei confronti dei desideri e agli interessi dei popoli d’Europa, l’importante idea europea di una comunità cristiano-occidentale di popoli liberi
venga distrutta, il nostro continente sarà alla fine nella sua stessa essenza.
__________
*) Il dott. in giurisprudenza Norbert Freiherr van Handel è imprenditore e procuratore dell’Ordine Europeo di San
Giorgio, un ordine della Casa degli Asburgo-Lorena. L’Ordine è cristiano e fedele ai valori tradizionali, si dichiara a favore di un’Europa unita e consapevole di sé e sostiene il concetto di Stato multinazionale dell’antica Austria nonché la crescente necessità di cooperazione con gli Stati dell’Europa centrale e sud-orientale.
Su Internet: europaeischer-sanct-georgs-orden.org
Fonte: UNSER MITTELEUTOPA - Con le forze unite per un’Europa delle patrie