Discorso 753 – I cristiani devono amare i loro nemici? – Parte 3: La missione cristiana all’estero.




I due tipi di nemici di ogni essere umano.

I nemici di Dio.

L’ostruzione alla predicazione in Turchia.

La situazione dei cristiani nei paesi islamici. / Libro di Udo Ulfkotte 00, 07/10/2008

La pretesa della rappresentanza esclusiva del cristianesimo biblico.

L’amore verso i nemici.

Il Signore ha perdonato i suoi assassini sulla croce? / Commento di Theo Markwitz 00, 07/11/2008

La parabola del buon Samaritano: la vittima non era ebrea? / Commento di Walter Melcher 00, 28/02/20168

I cristiani devono amare i loro nemici?         1ª parte, [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco, leggi in inglese.]

I cristiani devono amare i loro nemici?         2ª parte, La visione cattolica sul tema [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco, leggi in inglese.]



I due tipi di nemici di ogni essere umano.

Nel Discorso 752, nella seconda parte del presente argomento, il dott. John Waterfield dell’agenzia di traduzione svizzera "Royal Line" (dott.ssa Monika von Sury), traduttore delle mie opere da molti anni e per sua definizione "cattolico appassionato� (anche se proveniente dalla protestante Gran Bretagna), ha commentato la mia interpretazione della parabola del buon Samaritano con la seguente risposta:


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(La parabola del buon Samaritano. / Replica di John Waterfield 00, 28/01/2006)

John Waterfield: E poi nella Sua spiegazione della parabola del buon Samaritano, Lei scrive:

" E proprio in questo punto Nostro Signore si appresta a parlare, facendoci intendere attraverso questa parabola che non dobbiamo chiederci e cercare chi sia il nostro prossimo, colui che dovremmo amare come noi stessi, perché questi si fa riconoscere da noi attraverso la sua misericordia e disponibilità ad aiutare. In questo modo il Signore non solo ha risposto alla domanda degli scribi di Israele del tempo, ma fornisce una risposta valida anche per noi oggi. Se vogliamo riconoscere i nostri prossimi, dobbiamo cercare tra le persone che ci mostrano misericordia e amore. In cambio dovremmo amarle anche noi. Proprio come amiamo noi stessi. Così dice il Signore ed è anche la cosa più naturale del mondo e in questo modo è applicata da tutte le persone ragionevoli. Perché alcune persone pensano che ciò sia sbagliato?"

Posso citare Mat 5,43-48 qui:

Voi avete udito che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.

Penso che sia completamente in contraddizione con la Sua interpretazione della storia del buon Samaritano. Mi è stato detto che Margaret Thatcher condivide la Sua opinione, ma le piacerebbe essere in compagnia di una persona del genere?!



Prima di tutto, per quanto riguarda la Sua domanda se mi piacerebbe essere in compagnia di Margaret Thatcher: come può facilmente immaginare, non conosco personalmente questa ex politica inglese e quindi non posso giudicare che tipo di ambiente sociale frequenti. Ma se proprio vuol sapere che tipo di relazioni preferisco personalmente, posso dirLe che, per quanto possibile evito la compagnia di quelle persone che, sia in ambito religioso che mondano, basano i loro giudizi sul sentito dire, senza andare a fondo delle cose, mettendo così in circolazione chiacchiere qua e là.
 
I due altri testi succitati, vale a dire le dichiarazioni del Signore nel Discorso della Montagna e la mia interpretazione della parabola del buon Samaritano, non si contraddicono affatto. Il Signore qui non dice che dovremmo odiare il nostro prossimo, altrimenti ciò sarebbe in contraddizione con quanto da Lui affermato nella parabola sottostante, in Luc 10,27-28. Lì lo scriba cita la legge: "Ama il Signore Dio (…) e il prossimo tuo come te stesso" e il Signore gli dice: " Hai risposto esattamente; fa� questo e vivrai ".

Quindi, ciò significa che dovremmo amare entrambi, sia il nostro prossimo che il nostro nemico! Tuttavia, l�incomprensione della reale dichiarazione di questa parabola è dovuta apparentemente alla memoria corta di alcuni lettori. Questi 13 versi evidentemente superano la soglia limite della loro memoria e così alla fine hanno già dimenticato ciò da cui erano partiti all’inizio.

Ecco quindi per tutti i lettori, che non hanno ancora letto la prima parte di questo discorso, la parabola del buon Samaritano, per potere meglio comprendere lo sfondo delle dichiarazioni:

Il buon Samaritano.

Luca 10,25 Allora ecco, un certo dottore della legge si levò per metterlo alla prova e disse: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». 10,26 Ed egli disse: «Che cosa sta scritto nella legge? Come leggi?». 10,27 E quegli, rispondendo, disse: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso». 10,28 Ed egli gli disse: «Hai risposto esattamente; fa’ questo e vivrai». 10,29 Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». 10,30 Gesù allora rispose e disse: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei ladroni i quali, dopo averlo spogliato e coperto di ferite, se ne andarono lasciandolo mezzo morto. 10,31 Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada e, veduto quell’uomo, passò oltre, dall’altra parte. 10,32 Similmente anche un levita si trovò a passare da quel luogo, lo vide e passò oltre, dall’altra parte. 10,33 Ma un Samaritano, che era in viaggio, passò accanto a lui, lo vide e ne ebbe compassione. 10,34 E, accostatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra olio e vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. 10,35 E il giorno dopo, prima di partire, prese due denari e li diede al locandiere, dicendogli: "Prenditi cura di lui e tutto quello che spenderai in più, te lo renderò al mio ritorno". 10,36 Quale dunque di questi tre ti pare sia stato il prossimo di colui che cadde nelle mani dei ladroni?». 10,37 E quello disse: «Colui che usò misericordia verso di lui». Gesù allora gli disse: «Va’ e fa’ lo stesso anche tu». Luca 10,25-37;

Lo spunto per questa parabola del Signore era stato fornito dalla domanda di un certo dottore della legge che in Luc 10,29 aveva chiesto al Signore: "Chi è il mio prossimo?". Perciò il Signore raccontò la famosa parabola di un uomo aggredito, derubato e lasciato disteso per strada gravemente ferito. A differenza di un sacerdote e di un levita, che passarono accanto all’uomo con noncuranza, un uomo della Samaria si fermò a prestargli soccorso. E quando il Signore ebbe finito di raccontare la parabola, chiese allo scriba in Luc 10,36: " Quale dunque di questi tre ti pare sia stato il prossimo di colui che cadde nelle mani dei ladroni?" E di conseguenza lo scriba rispose: " Colui che usò misericordia verso di lui", confermando così che era stato il samaritano che aveva prestato il suo aiuto ad essere il prossimo della vittima.

Purtroppo questa circostanza inequivocabile è stata ribaltata continuamente in passato, affermando che non era il Samaritano, che aveva usato misericordia verso l�uomo aggredito, a essere il prossimo, ma che l�aggredito era il prossimo del Samaritano. Questa errata interpretazione diventa problematica, se si considerano le conseguenze. Le Scritture dice che dovremmo amare il nostro prossimo come noi stessi. E qui c�è un’enorme differenza tra l�essere obbligati ad amare in questo modo coloro che ci hanno mostrato misericordia, come dice la parabola, e dover amare tutte le persone bisognose, secondo la ribaltata opinione popolare. Secondo le Scritture, l�amore per il prossimo cristiano, di conseguenza, è il nostro amore verso coloro che si sono mostrati misericordiosi nei nostri confronti.



L’amore per il prossimo.

Similmente come la falsa interpretazione dei "minimi dei miei fratelli" tratta da Mat 25,40, la totale inversione di senso del concetto biblico dell’"amore per il prossimo" attraverso le chiese, i predicatori e le organizzazioni umanitarie, è una delle più grandi truffe, per suscitare la compassione nei contemporanei creduloni e senza molta spesa accumulare i ricavati dalle offerte.

Secondo le parole del Signore Gesù Cristo nella parabola del buon samaritano, il comandamento dell’amore per il prossimo non è l’amore e il sostegno dei bisognosi, come l’ipocrita chiesa cattolica vuole sempre darci ad intendere, ma è – al contrario – l’amore per quegli esseri umani che ci hanno aiutato.

In questo testo biblico un ascoltatore del Signore chiede chi sia allora questo "prossimo", che si dovrebbe amare. E il Signore gli racconta questa parabola, nella quale un uomo fu assalito e derubato e giace ferito sulla strada. Due ecclesiastici ebrei passarono accanto a lui noncuranti e solo un uomo dalla Samaria, che per terzo gli passò davanti, lo ha aiutato.   

E da questa parabola, ora, il Signore in Luca 10,36-37 trae la risposta alla domanda, chi sia, allora, il prossimo di un essere umano:

"Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s’imbatté nei ladroni? Quegli rispose: Colui che gli usò misericordia. Gesù gli disse: Va’, e fa’ anche tu la stessa cosa".

Il samaritano è dunque il "prossimo" di questo ferito. E perciò anche questo ferito deve amare il samaritano – il prossimo (Mat 22,39) –, perché egli lo ha aiutato e ha provveduto a lui. Perciò il comandamento dell’amore per il prossimo suona nel modo seguente: ama quegli esseri umani che ti hanno aiutato e mostra loro parimenti il tuo amore che essi ti hanno mostrato il loro amore, essendoti di aiuto.

L’amore per il prossimo non è quindi una categoria della compassione, ma una categoria della gratitudine.



Nel passaggio biblico citato in precedenza da J. Waterfield e tratto dal Discorso della Montagna, la questione principale, infatti, è se il "prossimo" che dovremmo amare sia una persona qualsiasi o a un fratello in Cristo. Questo aspetto è particolarmente evidente nell’ultima parte di questa citazione, in Mat 5,46-47:

"Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto?"


Viceversa, questa dichiarazione del Signore significa che:

o  Tra i fratelli nel Signore, dobbiamo amare anche quelli che non ci amano.

o Tra tutti gli uomini dobbiamo salutare anche coloro che non sono nostri fratelli nel Signore.

Di ciò di cui il popolo senza Dio e gli idolatri cattolici vogliono convincerci, cioè di amare tutti gli uomini, il Signore qui non dice nulla al riguardo.

Qui di seguito, in Mat 18,15-17, il Signore ci dice come dobbiamo comportarci con il fratello peccatore:

Se tuo fratello ha peccato contro di te, e se rifiuta d’ascoltare, sia per te come il pagano e il pubblicano.

Mat 18,15 «Se tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello; 18,16 ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. 18,17 Se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d’ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano. Mat 18,15-17;


In questo punto il Signore parla ripetutamente di un fratello. E se questo fratello non è pronto ad ascoltare i fratelli o la chiesa e a rinunciare al peccato, sia per noi "come il pagano e il pubblicano". Ma un pagano o un pubblicano è qualcuno che proviene dalle nazioni. 

E l’apostolo Giovanni, nella sua seconda lettera, spiega come devono essere intese queste dichiarazioni del Signore, quando scrive:

Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo.

2Gio 1,9 Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. 1,10 Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo. 1,11 Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie. 2Gio 1,9-11;


WQuindi se qualcuno non trasmette l’insegnamento di Cristo – fratello o pagano – non dovremmo riceverlo in casa e non dovremmo salutarlo, perché altrimenti parteciperemmo alle sue opere malvagie.

Qui vediamo come occorra sempre verificare molto attentamente se i comandamenti del Nuovo Testamento  – specialmente quelli del Discorso della Montagna – valgano effettivamente per tutte le persone in questo mondo – come sostengono la Chiesa cattolica e senza dubbio anche tutti i senza Dio e le organizzazioni umanitarie (problema dei rifugiati!) – o solo per i nostri fratelli di fede.

Anche qui una comparazione realistica ci aiuta a riconoscere la verità:


Il Discorso della Montagna.

Se il comandamento di Gesù "E se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due" (Mat 5,41) non valesse soltanto tra i cristiani biblici, ma per tutti gli uomini di tutto il mondo, allora ogni cristiano dovrebbe svaligiare due banche con ciascun essere umano che lo costringa a svaligiarne una.

Se qualcuno lo costringesse a violentare una donna, allora egli dovrebbe violentarne due insieme a lui, e se qualcuno lo costringesse a uccidere un cristiano, allora egli dovrebbe con lui ucciderne due.

Se un pastore cattolico ti costringe a lasciarlo violentare il tuo figlioletto, allora devi dargli la tua piccola figlia per violentarla.

Come si può vedere, siamo di fronte ad una diabolica interpretazione travisata delle dichiarazioni del Signore, che fa dei cristiani degli islamici nelle loro azioni e dei predicatori superficiali dei gregari di Satana.

Se questi comandamenti del Signore fossero validi non solo nella cerchia della comunità cristiana, ma per tutto il popolo di questo mondo, allora il Sermone sul Monte sarebbe un plagio del diavolo e non un comandamento del nostro Signore.

All’argomentazione secondo la quale nel Discorso della Montagna non vi è nulla per cui questi comandamenti debbano valere soltanto per i fratelli e le sorelle in Cristo, si deve obiettare che in quel testo non vi è nemmeno nulla per cui il cristiano biblico non sia autorizzato a rubare, violentare e uccidere e anche questo va da se.

Se dunque tutto ciò appena menzionato è senza dubbio implicitamente contenuto nel testo, non vi è ragione perché non sia lo stesso anche con ciò detto in precedenza. Inoltre, abbiamo un’eccellente prova di come il Signore stesso valuti questi non cristiani, con i quali noi cristiani dovremmo presumibilmente fare causa comune:

Giov 3,19 Ora il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie (Giov 8:43-44; Mat 3:7; Mat 12:34-35; Mat 23:32-33). 3,20 Infatti chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano riprovate; 3,21 ma chi pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio. Giov 3:19-21;


Andiamo dalla luce nell’oscurità? È il popolo senza Dio di questo mondo e gli idolatri della Chiesa cattolica che vogliono persuaderci. Vorrebbero che venissimo da loro nell’oscurità.

Dobbiamo quindi abbandonare la luce e andare nelle tenebre? Che scarsa conoscenza della Bibbia devono avere quei predicatori che vogliono imporre a noi di fare "due miglia" con tutte le persone senza distinzione – e dunque anche a coloro che stanno nelle tenebre?




La parabola del Samaritano non solo ci dice qualcosa sull�amore per il prossimo, ma anche e soprattutto qualcosa sui nostri nemici. Qui abbiamo due gruppi di nemici: da un lato, i ladri che hanno aggredito, derubato e lasciato l’uomo mezzo morto per strada. E d’altra parte, il sacerdote e il levita, entrambi uomini di Dio, il cui sacrosanto dovere sarebbe stato quello di aiutare questa persona. Sono passati uno dopo l’altro dal posto in cui giaceva l’uomo e appena lo hanno visto, tutti gli sono passat davanti, procedendo rapidamente dall�altra parte della strada.

Questi sono probabilmente i due tipi di nemici che ogni essere umano ha: quelli scoperti, per lo più spietati e brutali, e gli altri, occultati, perfidi e subdoli. Contro i primi si può opporre resistenza e se si ha abbastanza forza – che sia fisica, retorica o sociale (politica) – ci si può anche difendere. Contro il secondo tipo di nemici di solito si è impotenti, finché questi non sono stati smascherati, e allora spesso è troppo tardi. Oggi viviamo casi del genere quasi quotidianamente con gli attentati suicidi dei terroristi islamici, persuasi da falsi maestri di essere martiri e di andare in paradiso. In realtà, finiscono all’inferno.

E in questo, tra l’altro, si riconosce anche un parallelo con le crociate, che questi islamisti citano ripetutamente come causa della loro jihad (guerra santa) contro i non credenti nell�Islam. In occasione della prima crociata, nel 1095 Papa Urbano II convocò un Sinodo cattolico romano nella città francese di Clermont per la riconquista della Palestina dai musulmani. In un discorso fortemente drammatico, Urbano comunicò alla folla riunitasi la necessità di liberare i luoghi santi dai musulmani, cosa che venne accolta con entusiasmo. Concluse poi il suo sermone con le parole: Deus lo vult! ("Dio lo vuole!"). Questa frase divenne in seguito il motto delle Crociate.

Nelle complessive sette crociate in Palestina, susseguitesi tra il 1096 e il 1291 per iniziativa dei papi cattolici, furono uccise in totale più di 22 milioni di persone! Anche questi papi avevano promesso a tutti i crociati che sarebbero stati accolti nel regno dei cieli. In realtà, né i crociati né questi papi vedranno mai il regno dei cieli, ma – proprio come i kamikaze islamisti e i loro falsi maestri – finiranno all’inferno.

Lo schema amico‒nemico mostrato in precedenza nella parabola del buon Samaritano si riconosce ancora anche alla morte del nostro Signore Gesù Cristo. I nemici scoperti erano i romani. E la forza del Signore era di sicuro talmente grande che avrebbe potuto respingerli. Infatti, rimproverò Pietro che con la spada aveva tagliato un orecchio a un servo del sommo sacerdote durante l�arresto del Signore: " Credi forse che io non potrei pregare il Padre mio che mi manderebbe in questo istante più di dodici legioni d’angeli? " (Mat 26,53) E anche a Pilato il Signore disse che non erano loro, i romani, i veri colpevoli.

Tu non avresti alcun’autorità su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto; perciò chi mi ha dato nelle tue mani, ha maggior colpa.

Giov 19,10 Allora Pilato gli disse: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di liberarti e il potere di crocifiggerti?» 19,11 Gesù gli rispose: «Tu non avresti alcun’autorità su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto; perciò chi mi ha dato nelle tue mani, ha maggior colpa». Giov 19,10-11;


I veri colpevoli, dunque, erano coloro che lo avevano consegnato ai romani: il sommo sacerdote Caifa e i membri del Sinedrio, che ritennero colpevole di morte tale Gesù di Nazaret e lo consegnarono ai romani per la crocifissione. Questi erano gli altri, subdoli, nemici del Signore. Pagarono due testimoni per rendere false dichiarazioni, ma furono troppo codardi per eseguire loro stessi la condanna a morte e la fecero fare ai romani. Il Signore li definì razza di vipere e figli del diavolo che non sfuggiranno alla futura ira di Dio.

Voi siete dal diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro./p

Giov 8,43 Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete ascoltare la mia parola. 8,44 Voi siete dal diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro; egli fu omicida fin dal principio e non è rimasto fermo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, parla del suo perché è bugiardo e padre della menzogna. Giov 8,43-44;

Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l’ira futura?

Mat 3,7 Ma vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l’ira futura? Mat 3, 7;

Razza di vipere, come potete dir cose buone, essendo malvagi?

Mat 12,34 Razza di vipere, come potete dir cose buone, essendo malvagi? Poiché dall’abbondanza del cuore la bocca parla. 12,35 L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone; e l’uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvagie. Mat 12,34-35;

Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna?

Mat 23,32 E colmate pure la misura dei vostri padri! 23,33 Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna? Mat 23,32-33;


Anche la figura del prossimo nella parabola del buon Samaritano, cioè l’uomo di Samaria, la ritroviamo in occasione della morte del Signore nella persona di Giuseppe d’Arimatea. Proprio come il Samaritano si era occupato e si era preso cura dell’uomo aggredito, anche Giuseppe d�Arimatea fece prelevare Gesù dalla croce dopo la sua morte e lo seppellì nel sua sepolcro ancora non utilizzato.

(Vedi anche Discorso 87: "La Sindone di Torino.")


Oltre a questi due tipi di nemici di ogni essere umano, in quanto cristiani abbiamo anche a che fare con coloro che non sono i nostri nemici personali, ma i nemici di Dio.



I nemici di Dio.

Proprio le dichiarazioni bibliche tratte dal Discorso della Montagna, citate all’inizio da J. Waterfield, causano sempre discussioni e interpretazioni differenti. Poiché su Immanuel.at arrivano continuamente richieste d�informazione su come si devono interpretare le parole del Discorso della Montagna, si cercherà qui di chiarire la questione, analizzando questi passaggi difficili. Lo scopo di questa analisi dovrebbe essere quello di esaminare il contesto biblico di queste affermazioni del Signore al fine di trarne la corretta comprensione.

La cosa migliore è iniziare con l’ultima frase in Mat 5,48:

Mat 5,48 Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste. Mat 5,48;


Come già spiegato nel Discorso 752, qui l’uso ripetuto del termine �perfetto� (greco: teleios) non ha affatto lo stesso significato. L’uomo non può mai essere perfetto come Dio, altrimenti sarebbe egli stesso "Dio". Di conseguenza, è evidente che qui non si tratta di equiparare le qualità, ma di confrontare il modo di agire: proprio come Dio in cielo nella sua onnipotenza e onniscienza agisce perfettamente in modo divino, anche noi cristiani qui sulla terra, con le nostre limitate capacità, dovremmo essere "perfetti" in modo umano. Quindi, quando in Mat 5,45 si dice di Dio: "poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti", anche noi cristiani dovremmo amare i nostri amici e nemici allo stesso modo.

Tuttavia, il fatto che qui Dio evidentemente non faccia alcuna distinzione tra buono e cattivo, conduce molto spesso a concludere che Dio non distingua nemmeno tra bene e male. Ciò porta poi alle interpretazioni più ardite, fino al punto di asserire che Dio nel suo amore "infinito" possa perdonare tutte le persone allo stesso modo � indipendentemente dal fatto che abbiano abbracciato o meno la fede cristiana � e che i seguaci delle religioni basate su idoli e dei culti spirituali avrebbero una fede "implicita" in Gesù Cristo e sarebbero conseguentemente salvati come fossero cristiani biblici.


L’amore infinito e incondizionato di Dio.

Se l’amore di Dio fosse infinito e incondizionato, questo Dio dovrebbe rimettere a tutti gli esseri umani di tutti i tempi (all’infinito!!) tutti i loro peccati senza rimorso né conversione (incondizionatamente!!). Allora, non sarebbe più necessario alcun sacrificio espiatorio – e Gesù Cristo non avrebbe dovuto morire sulla croce.

Allora tutti i delinquenti, tutti i pluriomicidi, tutti gli atei, tutti i tiranni e tutto il resto della peggior feccia, dal principio del mondo fino alla sua fine (all’infinito!!), senza rimorso né conversione (incondizionatamente!!), entrerebbero nella vita eterna insieme a tutti i cristiani biblici.

Perciò, chi parla di un amore "infinito" e "incondizionato" di Dio, dimostra di non avere alcuna idea del perché Dio abbia lasciato morire suo Figlio sulla croce. Simili persone non hanno ancora assolutamente compreso il fondamento della fede cristiana e sono dunque totalmente inadatte ad esprimere dichiarazioni in merito ad una qualunque caratteristica di Dio.

(Vedi anche discorso 30: "Perché Gesù dovette morire sulla croce?")



Questo è ciò che J. Waterfield mi ha scritto nella discussione precedente:

�Che siano buddisti, animisti o indù; potrebbero essere persone che hanno semplicemente cercato di fare la volontà di Dio così come l’hanno intesa, o che semplicemente hanno cercato di vivere una buona vita secondo il loro modo di vedere. Potrebbero non aver mai conosciuto Dio e potrebbero non aver mai scelto Cristo consapevolmente, ma la loro bontà umana sarà riconosciuta come giustizia. In effetti, le loro vite mostreranno che hanno una fede implicita in Cristo; e per questo il Nostro Signore li riconoscerà e li ricompenserà� J. Waterfield

(Vedi anche Discorso 78: "Dottrina cattolica e Bibbia – una disputa.")


Ora ogni cristiano che crede nella Bibbia sa che questo pensiero è totalmente sbagliato, ma nell�argomentazione mancano spesso i riferimenti alle Scritture per affrontare tali affermazioni. Poiché, a causa di queste dichiarazioni del Signore sull’amore per il nemico, desideriamo ricercare e riconoscere la linea di condotta più giusta per noi umani, possiamo anche cogliere l’occasione per esaminare fino a che punto queste assurde affermazioni vengono supportate dalle Scritture. E per evitare di adottare una visione unilaterale onsultati i passaggi biblici sia dell’Antico che del Nuovo Testamento.

Iniziamo quindi con il libro dell�Esodo. Tra le altre cose, esso tratta della partenza degli israeliti dall’Egitto e dal verso Es 10:27 Mosè chiede per l’ultima volta al Faraone di lasciare andare via il popolo di Israele dall’Egitto. Al rifiuto del Faraone, Dio annuncia a Mosè la decima piaga, che voleva far venire sull�Egitto (Es 11:1-10). Ogni primogenito d�Egitto sarebbe stato ucciso, dal primogenito del Faraone al primogenito dell’ultima serva. E così avvenne proprio in quella notte. Solo le case degli israeliti furono risparmiate dall’angelo sterminatore, perché avevano tinto gli stipiti delle loro porte con il sangue dell’agnello sacrificale macellato la notte prima (una profezia sul sacrificio di riscatto del nostro Signore, dell’"Agnello di Dio", per i nostri peccati). – E la mattina seguente Dio fece sorgere di nuovo il suo sole sui malvagi e sui buoni. Ma nessuno dei primogeniti di tutto l’Egitto lo vide più, poiché erano tutti morti.

Prendiamo un altro passo dell’Antico Testamento. Nel primo libro dei Re, in 1Re 18:21-40, abbiamo il resoconto del profeta Elia e dei 450 profeti di Baal sul Monte Carmelo. Il popolo di Israele aveva nuovamente abbandonato il suo Dio ed era corso dietro all’idolo Baal (Gen 34,13-14) e ai suoi profeti (una profezia sulla Chiesa cattolica e sui suoi idoli "Maria" e i "santi", adorati e venerati). Per dimostrare che il SIGNORE è il vero Dio, Elia chiese al popolo di macellare due tori e sia lui che i 450 profeti di Baal avrebbero dovuto tagliare un toro a pezzi e metterlo sulla legna, ma senza appiccare il fuoco. Poi i profeti di Baal avrebbero dovuto invocare il loro Dio ed Elia il SIGNORE, affinché si accendesse il fuoco sul rispettivo animale sacrificale.

Allora i 450 profeti di Baal prima invocarono Baal dalla mattina a mezzogiorno, ma non accadde nulla. Elia si beffò di loro e disse al popolo di versare in aggiunta 12 brocche d’acqua sulle carni del suo toro macellato. Poi pregò il Dio d’Israele e "Allora cadde il fuoco del SIGNORE, e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la polvere, e prosciugò l’acqua che era nel fosso ". A tale vista, il popolo gridò: Il Signore è Dio. Quindi Elia ordinò loro di catturare i 450 profeti �ed Elia li fece scendere al torrente Chison, e laggiù li sgozzò". – E la mattina seguente Dio fece sorgere di nuovo il sole sui malvagi e sui buoni. Ma i 450 profeti di Baal non lo videro più, perché erano tutti morti.

Arriviamo quindi al Nuovo Testamento e ad un avvenimento accaduto quando il Signore Gesù era ancora in vita. Dopo aver scacciato il demone da un uomo muto posseduto, gli scribi di Gerusalemme dissero che era Belzebù, il principe dei demoni (Satana).

«Egli ha Belzebù, e scaccia i demòni con l’aiuto del principe dei demòni».

Mar 3,20 Poi entrò in una casa e la folla si radunò di nuovo, così che egli e i suoi non potevano neppure mangiare. 3,21 I suoi parenti, udito ciò, vennero per prenderlo, perché dicevano: «È fuori di sé». 3,22 Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Egli ha Belzebù, e scaccia i demòni con l’aiuto del principe dei demòni». Mar 3,20-22;


Ma il Signore profetizzò loro che a causa della loro incredulità, la loro città sarebbe stata lasciata deserta.

Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta.

Mat 23,37 «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! 23,38 Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. Mat 23,37-38;


Questa profezia si avverò circa 40 anni dopo, nell’anno 70, quando Tito e le sue truppe romane conquistarono Gerusalemme, distrussero completamente la città e il tempio e uccisero gran parte della popolazione. Il resto degli israeliti furono poi espulsi dal loro paese nella diaspora circa sessant’anni dopo, nella terza guerra giudaica (rivolta di Bar – Kochba / 132-135). – E la mattina dopo Dio fece sorgere di nuovo il sole sui malvagi e sui buoni. Ma gli israeliti uccisi non lo videro più, perché erano tutti morti.

Ora passiamo alla fine della Bibbia e all’Apocalisse di Giovanni. Qui nei giudizi delle trombe, alla sesta tromba in Apoc 9:13-21, " furono sciolti i quattro angeli che erano stati preparati per quell’ora, quel giorno, quel mese e quell’anno, per uccidere la terza parte degli uomini�. Sono duecento milioni soldati a cavallo che appaiono e i cavalli �dalle loro bocche usciva fuoco, fumo e zolfo. Un terzo degli uomini (secondo i numeri attuali, circa 2 miliardi di persone / Nota) fu ucciso da questi tre flagelli: dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo che usciva dalle bocche dei cavalli". – E la mattina seguente Dio fece sorgere di nuovo il sole sui malvagi e sui buoni. Ma circa 2 miliardi di persone non lo vedranno più, perché saranno tutti morti.

Infine, un altro evento dell’Apocalisse, altrettanto noto tra gli uomini di mondo – anche se con contenuti completamente sbagliati: La battaglia di Armageddon. Da Apoc 19,19 il secondo Anticristo, la bestia del mare di Apoc 13, si schiera insieme con il falso profeta e gli eserciti secolari alleati nella lotta contro il Figlio di Dio e l’intero esercito celeste. E poi si dice in Apoc 19,20-21:

Ma la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta e tutti e due furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo.

Apoc 19,20 Ma la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti a lei, con i quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Tutti e due furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. 19,21 Il rimanente fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che era sul cavallo, e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni. Apoc 19,20-21;

(Vedi anche discorso 86: "Il primo e il secondo Anticristo.")


DCosì i due capi degli eserciti secolari saranno gettati vivi nello stagno di fuoco e il loro esercito sarà completamente sterminato. A seconda di come vengano interpretati i 10 re che hanno alimentato questo esercito con tutti i loro soldati, si tratta dei soldati delle 10 nazioni o – se il numero 10 simboleggia il numero della totalità terrena � di tutti gli eserciti e soldati di questo mondo. – E il mattino seguente Dio farà sorgere di nuovo il sole sui malvagi e sui buoni. Ma nessuno dei soldati di questo mondo lo vedrà più, perché saranno tutti morti.

Come sicuramente sanno coloro che conoscono la Bibbia, questi sono solo alcuni esempi dell�agire di Dio nei confronti di coloro che si sono fatti suoi nemici. Quindi non è che Dio perdoni i suoi nemici o addirittura li ami. Tutti ricevono la giusta punizione. – Possiamo quindi affermare che Dio fa sorgere il sole ogni giorno sui malvagi e sui buoni, ma, del tutto indipendentemente da questo, esercita la sua giustizia assoluta nei confronti dei malvagi e dei buoni, naturalmente distinguendo anche tra il bene e il male. E quando il Signore ci esorta in Matteo 5,44 ad amare i nostri nemici, sicuramente non intende i nemici di Dio. Quando Dio nella sua giustizia punisce i suoi nemici mandandoli nel fuoco eterno, noi, come figli del nostro Padre, d�altro canto, non possiamo amarli.

Perché consulti me, mentre il SIGNORE si è ritirato da te e ti è diventato avversario?

1Sam 28,16 Samuele disse: «Perché consulti me, mentre il SIGNORE si è ritirato da te e ti è diventato avversario? 1Sam 28,16;


Ecco che sembra avere senso utilizzare gli eventi biblici sopra citati per concretizzare a grandi linee il modo in cui possiamo riconoscere i nemici di Dio che non dobbiamo amare:

o  Il faraone e gli egiziani volevano impedire a Israele di adempiere alla missione di Dio di lasciare l’Egitto. Di conseguenza, tutti coloro che impediscono ai cristiani di adempiere alla missione del loro Signore Gesù Cristo in Mar 16,15: "Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura!", sono nemici di Dio e non dobbiamo amarli (ad esempio israeliani e musulmani – di qualunque paese – che impediscono ai cristiani di predicare il vangelo).

o  I profeti di Baal hanno definito il Dio d’Israele un falso Dio ed Elia un falso profeta. Di conseguenza, tutti coloro che definiscono il SIGNORE un falso Dio e adorano altri dèi e idoli sono anche oggi nemici di Dio e non sono degni del nostro amore.

o  Gli scribi d’Israele hanno chiamato il nostro Signore Gesù Cristo Belzebù e principe dei demoni. Di conseguenza, tutti coloro che deridono il vero cristianesimo e offendono lo spirito di Dio sono nemici di Dio e non rientrano nel comandamento dell�amore del Signore.n.

o  Gli uomini della fine dei tempi che bestemmiano Dio e non si pentono delle loro opere malvagie. Di conseguenza, anche oggi, tutti i bestemmiatori e gli impenitenti sono nemici di Dio e non devono ricevere il nostro amore.

o  Nella battaglia di Harmagedon, i malvagi di tutto il mondo si sollevano e combattono contro Dio. Di conseguenza, anche oggi, tutti coloro che negano Dio e si sollevano contro Dio e suo Figlio Gesù Cristo sono nemici di Dio e amarli equivarrebbe a tradire il nostro Salvatore.


Questi sono tutti nemici di Dio e non nostri nemici personali, i quali, questi ultimi, rientrano benissimo nel comandamento dell�amore verso il nemico: di loro parleremo ancora alla fine di questo discorso. Affinché questo sfondo biblico acquisisca un po’ più di concretezza, vengono qui mostrati alcuni esempi tratti dagli avvenimenti del nostro tempo.


L’ostruzione alla predicazione in Turchia.

La pratica di ostacolare i cristiani nella predicazione del Vangelo è molto diffusa, tra gli altri, anche in Turchia. Infatti, il 19 aprile 2007, Tilman Geske, un cristiano protestante di 46 anni, trasferitosi come missionario nel 2003 a Malatya con la moglie Susanne e i tre figli, venne assassinato da cinque turchi con 160 coltellate. I vicini di casa turchi avevano già protestato più volte contro questa famiglia cristiana, che poco prima aveva ricevuto minacce dirette. Qui il Signore ci indica una chiara norma di comportamento:

Perfino la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi.

Luca 10,10 Ma in qualunque città entriate, se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite: 10,11 "Perfino la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scotiamo contro di voi; sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio si è avvicinato a voi". 10,12 Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città. Luca 10,10-12;


Questo missionario nello svolgere la sua attività avrebbe potuto chiaramente rendersi conto di non essere il benvenuto in questa città e che avrebbe dovuto lasciare quel luogo il più rapidamente possibile e "scrollarsi di dosso la polvere". Ma non l’ha fatto. Purtroppo, neanche sua moglie era consapevole della responsabilità nei confronti dei suoi tre figli e non ha seguito questo consiglio del Signore dopo l’omicidio di suo marito. Al contrario, ha perdonato pubblicamente l’assassino del marito alla televisione turca, con la motivazione che anche Gesù sulla croce aveva perdonato i suoi aguzzini dicendo: "Signore perdona loro, perché non sanno quello che fanno".

Come abbiamo visto all’inizio di questo discorso, con questo il Signore intendeva dire che i soldati romani – a differenza del sommo sacerdote Caifa e dell’intero Sinedrio – non sapevano che stavano crocifiggendo il Figlio di Dio. Dovevano solo eseguire la sentenza di morte del consiglio ebraico e di conseguenza non sapevano cosa stessero facendo. Ma Tilman Geske non era il figlio di Dio e le 160 coltellate sono una triste prova del fatto che questi musulmani sapevano esattamente cosa stessero facendo. Ciò emerge anche dalla loro confessione, in cui hanno ammesso che avevano "agito per la patria e la fede e che volevano dare una lezione ai nemici della fede".

Questi turchi, di conseguenza, non devono essere paragonati ai romani della crocifissione di Gesù, ma agli scribi ebrei, che condannarono a morte il Signore perché diceva di essere il Figlio di Dio. E il Signore non ha affatto perdonato questi ebrei. Al contrario, disse loro chiaro in faccia che erano figli del diavolo (Giov 8:44) e che non sarebbero sfuggiti all’ira futura (Matteo 3:7). Come possiamo vedere, è sempre un problema quando i cristiani, per qualsiasi motivo, citano senza riflettere i versetti della Bibbia che hanno semplicemente letto, senza conoscere il significato effettivo di tali affermazioni.

Se ora esaminiamo le Scritture per scoprire ciò che il Signore ha fatto, ad esempio, in una situazione effettivamente equivalente, ritroviamo un comportamento molto diverso. Quando il Signore insegnava nella sinagoga della sua nativa Nazaret, gli ebrei cominciarono a dubitare e dissero: " Non è questi il falegname, il figlio di Maria, e il fratello di Giacomo e di Iose, di Giuda e di Simone? Le sue sorelle non stanno qui da noi? E si scandalizzavano a causa di lui."

E si meravigliava della loro incredulità.

Mar 6,1 Poi partì di là e andò nel suo paese e i suoi discepoli lo seguirono. 6,2 Venuto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga; molti, udendolo, si stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? Che sapienza è questa che gli è data? E che cosa sono queste opere potenti fatte per mano sua? 6,3 Non è questi il falegname, il figlio di Maria, e il fratello di Giacomo e di Iose, di Giuda e di Simone? Le sue sorelle non stanno qui da noi?» E si scandalizzavano a causa di lui. 6,4 Ma Gesù diceva loro: «Nessun profeta è disprezzato se non nella sua patria, fra i suoi parenti e in casa sua». 5 E non vi poté fare alcuna opera potente, ad eccezione di pochi malati a cui impose le mani e li guarì. 6,6 E si meravigliava della loro incredulità. Mar 6,1-6;

Si alzarono per precipitarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

Luca 4,27 Al tempo del profeta Eliseo, c’erano molti lebbrosi in Israele; eppure nessuno di loro fu purificato; lo fu solo Naaman, il Siro». 4,28 Udendo queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni d’ira. 4,29 Si alzarono, lo cacciarono fuori dalla città, e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale era costruita la loro città, per precipitarlo giù. 4,30 Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò. Luca 4,27-30;


Qui vediamo che quando il Signore riscontrava incredulità tra i suoi ascoltatori o quando questi volevano attaccarlo, semplicemente si voltava allontanandosi e lasciandoli perdere. Anche Paolo ha agito allo stesso modo in situazioni simili. Quando dimostrò che Gesù è il Cristo agli ebrei di Damasco, questi volevano ucciderlo. Sorvegliarono persino le mura della città giorno e notte, affinché non potesse sfuggir loro. Ma i suoi discepoli di notte lo calarono dalle mura dentro una cesta e così poté fuggire. Anche in Grecia gli ebrei avevano ordito un complotto contro di lui e così decise di ritornare attraverso la Macedonia, anziché passando per la Siria.

Essi facevano persino la guardia alle porte, giorno e notte, per ucciderlo;

Atti 9,22 Ma Saulo si fortificava sempre di più e confondeva i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo. 9,23 Parecchi giorni dopo, i Giudei deliberarono di ucciderlo; 9,24 ma Saulo venne a conoscenza del loro complotto. Essi facevano persino la guardia alle porte, giorno e notte, per ucciderlo; 9,25 ma i discepoli lo presero di notte e lo calarono dalle mura dentro una cesta. Atti 9,22-25;

Poi, dato che i Giudei avevano ordito un complotto contro di lui, decise di ritornare attraverso la Macedonia.

Atti 20,1 Cessato il tumulto, Paolo fece chiamare i discepoli e, dopo averli esortati, li salutò e partì per la Macedonia. 20,2 Attraversate quelle regioni, rivolgendo molte esortazioni ai discepoli, giunse in Grecia. 20,3 Qui si trattenne tre mesi. Poi, dato che i Giudei avevano ordito un complotto contro di lui mentre stava per imbarcarsi per la Siria, decise di ritornare attraverso la Macedonia. Atti 20,1-3;


Quindi, se Paolo non avesse lasciato rapidamente queste città, i suoi avversari lo avrebbero sicuramente catturato e ucciso. Vi sono due spiegazioni al comportamento completamente diverso di alcuni missionari ai tempi nostri: o questi missionari non conoscono le Scritture (specialmente Luc 10, 10-12 di cui sopra). Allora non dovrebbero fare i missionari. Oppure conoscono le Scritture, ma la disprezzano a causa di una fuorviante ambizione personale. Allora sono un pericolo per la vita – di se stessi, delle loro famiglie e di altri missionari, e ancor meno adatti per fare i missionari. Si ha l’impressione che queste persone siano convinte di dover convertire tutti i miscredenti. Ma ciò è completamente errato. Il mandato missionario non dice "convertite i miscredenti", che sarebbe piuttosto il linguaggio dell�Islam e degli islamisti, ma il Signore ci dice "predicate il vangelo".

Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura.

Mar 16,15 E disse loro: «Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. 16,16 Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato. Mar 16,15-16;


Qui si tratta della predicazione del vangelo a ogni creatura non credente. In ciò possiamo riconoscere due cose importanti: in primo luogo, dobbiamo predicare il Vangelo. Qui non si parla di qualche componente, che si tratti di musica, danza, teatro o di altri "aiuti alla conversione". Dobbiamo predicare il Vangelo – nient’altro! E questo, tuttavia, nella sua dimensione completa: dalla perdizione degli esseri umani nella loro peccaminosità, alla salvezza per grazia attraverso il sacrificio redentore del nostro Signore sulla croce, fino alla gloria di Dio nella nostra vita eterna, se accettiamo questa offerta di Dio. Senza tralasciare neppure la dannazione eterna per coloro che rifiutano questa grazia.

E poi si dice sopra, in Mat 16,16: "Chi avrà creduto (…)". – Quindi chi è diventato credente attraverso la predicazione del Vangelo. Di conseguenza, non sono quindi alcune esternalità che portano le persone a credere, ma è il contenuto della predicazione, la parola di Dio insieme allo Spirito di Dio. Chi viene toccato dallo spirito durante la predicazione ha i requisiti per diventare un credente. Ma non tutti coloro che vengono toccati diventano credenti. È come con l’amore: anche se una donna e un uomo provano vero amore l’uno per l’altro nei loro cuori, è sempre una loro personalissima scelta, se presentarsi o meno davanti all’altare nuziale. E una cosa simile succede con la conversione: quando una persona è toccata dallo Spirito Santo e prova amore per il suo Dio, è sempre una sua personale scelta, se seguire o meno questa chiamata.

Ma non tutti hanno ubbidito alla buona notizia; Isaia infatti dice: «Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione?»

Rom 10,14 Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi lo annunci? 10,15 E come annunceranno se non sono mandati? Com’è scritto: 10,16 Ma non tutti hanno ubbidito alla buona notizia; Isaia infatti dice: «Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione?» Rom 10,14-16;

Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo.ti. 

Rom 10,17 Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo. Rom 10,16-17;


E solo quando queste persone saranno diventate credenti per loro libera scelta, dovremmo battezzarle e farne dei discepoli e saranno salvate (Mar 16,16; Mat 28,19). Una conversione che non avviene interamente per libera scelta non è una conversione. Al tempo della conquista del Sud America da parte dei conquistatori spagnoli, i monaci cattolici imposero la religione cattolica agli indiani minacciandoli di morte. Di conseguenza, questa popolazione per secoli – e fino ad oggi – dopo la messa domenicale ha continuato ad adorare sul proprio altare di casa i suoi falsi dei e i suoi vecchi spiriti � i quali oramai sono diventati i "santi" del cattolicesimo.

Risalente a questo periodo, è anche il seguente resoconto del cacicco Hatuey, un capo indiano, famoso a Cuba ancora oggi, nonché una figura di spicco della resistenza, che prima di essere bruciato sul rogo, fu esortato alla conversione dal frate francescano dei conquistadores, per poter entrare nel Regno dei Cieli.

"Il cacicco rifletté un po� a tale proposito e chiese poi al religioso se allora anche i cristiani spagnoli giungessero in cielo. Ma certo, disse il religioso, tutti i buoni cristiani giungono in cielo, anche gli spagnoli! Subito e senza ulteriore esitazione, il cacicco rispose che là non ci voleva andare, ma che preferiva andare all�inferno, poiché solo così egli non avrebbe più visto esseri umani crudeli".


È quindi un errore fatale quando alcuni predicatori o missionari pensano di dover assolutamente e a tutti i costi far credere i propri ascoltatori. Colui che non è illuminato dallo Spirito Santo, non può essere convertito neanche dal miglior predicatore. E nemmeno tutti coloro su cui insiste lo Spirito Santo si convertiranno effettivamente. Ma purtroppo, a volte, è proprio questo tipo di predicatore che cerca di fare pressione sulla gente, al fine di "convertire" così alcuni soggetti labili contro la loro volontà. E spesso sono simili missionari, che ciononostante, restano nello stesso luogo, malgrado lì nessuno più li ascolti. Si immischiano nelle questioni di Dio e danno sui nervi alla gente. In tal modo danneggiano il cristianesimo, degradano il Vangelo come fosse un’offerta economica e mettono se stessi e le loro famiglie in pericolo.

Anche questa settimana, il 20 ottobre 2008, a Kabul, la capitale dell’Afghanistan, purtroppo, una donna di un’organizzazione umanitaria del Sudafrica è stata uccisa per strada a colpi di arma da fuoco dai talebani, perché lì stava svolgendo una missione cristiana. E questo a Kabul, come se non ci fossero negli slum sudafricani abbastanza persone povere e non convertite da aiutare ea cui si dovrebbe predicare il Vangelo! – Secondo i talebani, la donna è stata "perseguitata a lungo e oggi è stata finalmente punita". Il fatto che fosse in Afghanistan, un paese che, nonostante otto anni di occupazione internazionale, è già per metà controllato dai talebani, che, in quanto islamisti fanatici, come è noto, vogliano uccidere tutti i missionari cristiani presenti nel paese, insieme al fatto che questa donna fosse perseguitata da molto tempo, sarebbero dovuti bastarle per lasciare questo paese il prima possibile.

E uccideteli ovunque li incontriate – poiché tale è la ricompensa per i miscredenti.

Corano – Sura 2:191-192 "E uccideteli1), ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli, perché tale è la ricompensa per i miscredenti."

1)I "possessori delle Scritture" = ebrei e cristiani.


Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro. Afferrateli e uccideteli ovunque li troviate.

Corano - Sura 4:89 "Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro, e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate."

Uccidete questi idolatri ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. 

Corano - Sura 9:5 ""Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi idolatri2) ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati."

2) I cristiani. Come conseguenza del culto cattolico di Maria, Maometto credeva che i cristiani adorassero 3 dei: Dio Padre, "Dio Madre" e Dio Figlio.


Quando, quindi, in tali situazioni i missionari ignorano gli avvertimenti precauzionali di nostro Signore, sottovalutano il suo ordine di lasciare questa città e – addirittura con moglie e figli – restano in case e città dove non solo non sono graditi ma sono anche minacciati, questi non sono martiri, bensì suicidi! E chiunque sostiene queste persone senza metterle in guardia con insistenza dalla loro permanenza, è responsabile delle conseguenze. La missione cristiana all’estero non deve trasformarsi in uno squadrone della morte!

Anche le due evangeliste tedesche studentesse della bibbia, assassinate nello Yemen a giugno di quest’anno, sono considerate martiri da ostentare, i cui amici scrivono "invidiamo queste due morti perché hanno dato la loro vita per il regno di Dio e sono cadute con onore e ora possono trattenersi presso Gesù". A parte il fatto che non c�è ancora una sola persona che si trovi presso Gesù, poiché tutti i morti dormono ancora nel regno dei morti (1Tess 4:16), proprio queste persone non sono martiri, bensì suicide. E non importa se uno uccide un�altra persona o uccide se stesso, davanti a Dio è un assassino.

(Vedi anche Discorso 56: I cristiani morti sono già in cielo?" [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco, leggi in inglese.])


Eppure, ultimamente si legge sempre più, anche in ambienti cattolici, di missionari e missionarie cattolici rapiti e uccisi mentre svolgevano la loro missione all’estero. Il capo delle Pontificie Opere Missionarie (Missio) in Austria, monsignor Leo Maasburg, conferma tra l�altro: "Alcune suore pregano per il martirio. Per loro si tratta della più alta testimonianza". Secondo lui il martirio è: "dare la propria vita per le persone. In maniera non violenta e senza far saltare in aria se stessi e gli altri". Tuttavia, in seguito sottolinea: "Non posso obbligare nessuno all’eroismo o al martirio" distinguendosi così dopo tutto dagli insegnanti del Corano islamisti che inviano i loro studenti in tutto il mondo come attentatori suicidi.

E qui occorre chiedersi fondamentalmente perché vogliamo convertire i musulmani nei loro paesi d’origine, quando ne abbiamo già milioni qui da noi, nei nostri paesi!? L’islamizzazione della popolazione mitteleuropea ha già raggiunto una dimensione spaventosa (si veda il libro "SOS Abendland" [SOS Occidente] di Udo Ulfkotte appena pubblicato). Qui costruiscono le loro moschee e le case di preghiera e convincono alcuni dei nostri giovani a unirsi alla loro fede. Qui è giunto il momento di condurre le "missioni estere" a casa propria!

Ma perché questo non succede? Si teme, forse, di entrare in conflitto con le leggi europee contro la discriminazione, se si affermasse, ad esempio, che i musulmani hanno una concezione tanto sbagliata di Dio, quanto gli omosessuali ce l�hanno del matrimonio? In entrambi i casi si tratta di una causa persa. I musulmani si considerano discendenti di Ismaele, il primo figlio di Abramo. Ma il Dio di Abramo e Ismaele, il loro antenato, non era l’Allah del Corano, copiato dalla Bibbia e adattato alle proprie esigenze da Maometto, il fondatore dell’Islam nel 632 d.C. – cioè circa 600 anni dopo la canonizzazione dell’AT e circa 400 anni dopo la canonizzazione del NT.

Così, Maometto ha capovolto l’affermazione biblica secondo cui Dio non ha benedetto Ismaele, il primo figlio di Abramo nato da Agar, la serva, ma Isacco, il secondo figlio nato dalla sua vera moglie Sara – quella libera – (Gen 21,12), designando Ismaele come figlio eletto e benedetto di Dio nel Corano (Sura 2: 141). Qui la madre di Ismaele, Agar, è anche menzionata come prima moglie di Abramo e non come la serva di Sara, come riporta la Bibbia (Gen 16,1). In contrasto con la Bibbia, anche la circoncisione di ragazze e donne(!!) è obbligatoria per le musulmane nella Sunna del Profeta. Il Dio di Abramo e di Ismaele, di conseguenza, non è Allah, inventato da Maometto, ma Yahweh, il Dio della Bibbia. Questo sarebbe uno dei punti di partenza per mostrare ai musulmani le loro radici bibliche e quel Dio a cui devono effettivamente sottomettersi (arabo: musulmano = colui che si sottomette).

Ma qui purtroppo si sente parlare solo dell�"ecumenismo interreligioso" della Chiesa cattolica, che – invece di portare l’unico vero messaggio del cristianesimo alle false religioni – considera, al contrario, tutte queste religioni, come l’islam, il buddismo, l’induismo, l’animismo, il woodoo, lo sciamanesimo ecc. ecc., come percorsi equivalenti e corretti. Contrariamente a quanto affermato chiaramente dal Signore in Giov 14,6, che EGLI è l’unica via e la verità, nel cattolicesimo si afferma "che la nostra religione, come ogni altra, è una porta attraverso la quale ci dirigiamo verso la fine" (Padre David Steindl‒Rast, Benedettino Austria / USA, in occasione del Dialogo interreligioso a Waldzell, 2007). Forse ciò potrebbe valere per la religione cattolica, ma certamente non per la fede biblico‒cristiana. Sfortunatamente, il mondo senza Dio, oggi mette automaticamente il cristianesimo e il cattolicesimo sullo stesso piano.

(Vedi anche Discorso 91: "L’ecumene interreligiosa: le religioni sono solo vie diverse per la salvezza?" )


Quindi sembra che preferiamo di gran lunga fare i missionari all’estero, nonostante ci sarebbe un sacco di lavoro da fare a casa nostra. È molto più allettante per gli attivisti cristiani andare a fare i missionari all’estero? Il desiderio di convertire i non credenti qui è davvero messo in primo piano? – È semplicemente inaccettabile il fatto che probabilmente mandiamo le nostre persone migliori a svolgere missioni cristiane in paesi con un ordinamento giuridico filo‒islamico, mentre a casa nostra l’Islam è alle porte e ed è in continua crescita a causa dell�alta percentuale di giovani nella popolazione musulmana.


MISSIONARI CRISTIANI SU UN TERRENO PERICOLOSO

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Numero di missionari per paese
o Oltre 50% della popolazione è musulmana 



Nel suo libro citato in precedenza, Udo Ulfkotte scrive:

"I cristiani in Turchia non possono formare preti, né costruire chiese – e nemmeno mangiare quello che vogliono. Mentre noi in Germania, come in tutta Europa, etichettiamo sempre più prodotti con certificazioni Halal islamiche – che attestano ai musulmani che gli animali, prima di essere lavorati, sono stati sgozzati pienamente coscienti, in conformità alle regole dell�Islam, – a Istanbul l’ultimo macellaio cristiano piange�.


Quindi, mentre i cristiani in Turchia non sono autorizzati a formare preti o a costruire chiese, qui da noi la formazione di religiosi islamici non è messa in discussione e la costruzione di moschee è persino raccomandata e dichiarata un diritto. In una dichiarazione pubblicata al termine della riunione plenaria autunnale della Conferenza episcopale della Chiesa cattolica in Germania, si afferma tra l’altro: "Non c’è dubbio che la libertà religiosa includa anche il diritto dei musulmani di costruire moschee dignitose". Purtroppo, questi signori appartenenti al clero cattolico non fanno nulla – a parte qualche untuoso invito – per ottenere il riconoscimento dei cristiani nei paesi islamici.

Ciò che questi vescovi cattolici - e probabilmente anche U. Ulfkotte - non sanno, è il fatto che il cristianesimo non ha bisogno di sacerdoti speciali, né di edifici ecclesiastici. Il cristianesimo fedele alla Bibbia non ha sacerdoti "consacrati" e, di conseguenza, non devono neanche essere formati. A differenza della religione cattolica, la religione cristiana conosce solo il sacerdozio generale di tutti i credenti (1Ptr 2,9). Quindi non c’è il clero. Né preti, né vescovi, cardinali e nemmeno un papa. Attraverso tali gerarchie la Chiesa cattolica ha imitato le strutture di potere degli imperi secolari di imperatori e re, ha interferito nella politica mondiale e ha oppresso e assoggettato il suo popolo della chiesa. Questi "dignitari" (portatori di dignità) cattolici (cattolici romani e ortodossi), che, secondo le Scritture, dovrebbero piuttosto essere i portatori dei fardelli dei loro fratelli di fede (vescovo = custode, 1Tim 3,1-7), si presentano ancora oggi come imperatori e re e gettano discredito sul vero cristianesimo.



Yassir Arafat



L’immagine qui sopra mostra l�ormai defunto ex presidente palestinese Yasser Arafat durante la messa di Natale nella Chiesa greco-ortodossa a Betlemme. Supponiamo di aver la possibilità di mostrare questa immagine all’apostolo Paolo nel I secolo e di informarlo che una delle due persone raffigurate tra 2000 anni si definirà un seguace di Gesù Cristo, mentre l’altro sarà il leader di un popolo la cui religione perseguiterà i cristiani in molti paesi.

Guardando la foto, a Paolo forse verrà in mente la parabola del Signore dell�uomo ricco, vestito di porpora e di bisso e del povero Lazzaro, così come altre parole del Signore sui farisei e gli scribi ed con ogni probabilità dirà che l�uomo vestito in maniera semplice, gentilmente sorridente è il cristiano, mentre la persona avvolta in oro e porpora, con la doppia corona tempestata di pietre preziose, è l�avversario del cristianesimo. E questo dovrebbe davvero far arrossire noi cristiani per la vergogna - o forse piuttosto per la rabbia!

Ma neanche gli edifici ecclesiastici sono necessari secondo la fede cristiana biblica e perciò non devono essere costruiti. Il SIGNORE dice già al profeta Isaia in Isa 66,1:

Il cielo è il mio trono, e la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa mi costruirete?

Atti 7,48 L’Altissimo però non abita in edifici fatti da mano d’uomo, come dice il profeta (Isaia 66,1-2): 7,49 "Il cielo è il mio trono, e la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa mi costruirete, dice il Signore, o quale sarà il luogo del mio riposo? 7,50 Non ha la mia mano creato tutte queste cose? Atti 7,48-50;


La domanda ripetutamente sollevata in questo contesto, sul luogo in cui si dovrebbe pregare, prova solo che gli interlocutori non conoscono le Scritture. Ci sono quelle persone che pensano di poter attirare Dio in una chiesa, e che più è bella e grande la chiesa - vedi la Basilica di San Pietro della Chiesa Cattolica a Roma - più è probabile che vi si trovi Dio. In realtà, non è Dio ciò che cercano in questo modo, ma la soddisfazione derivante dal loro potere personale e dalla loro mania di grandezza. Il Signore ci mette in guardia proprio da loro:

Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare per essere visti dagli uomini.

Mat 6,5 «Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze (o al "Muro del Pianto"! FH) per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. Mat 6, 5;


Come il Signore ci dice qui, non dovremmo pregare in pubblico o nelle sinagoghe (chiese) dove le persone possono vederci. Da un lato, perché nella maggior parte dei casi verrà soddisfatta solo la vanità e la preghiera degenera in un esercizio di arte retorica. Tali esercizi di retorica vengono ricompensati dagli esseri umani e non da Dio.

Molto più importante qui, tuttavia, è la dichiarazione del Signore che con simili preghiere pubbliche non si conclude assolutamente nulla. Anche se continuassimo a pregare per ore e per tutta la notte, come accade in alcuni luoghi. Di conseguenza, non avrebbero effetto perché lì Dio non ci ascolterebbe. Dio non si trova negli edifici ecclesiastici o nei luoghi pubblici! Né bisogna cercare Dio nei salotti delle comunità cristiane. Dio non deve essere cercato, è già lì. È in noi, nel nostro spirito, e abbiamo sempre l’opportunità di parlargli quando ci rivolgiamo a lui nella preghiera nel nostro spirito. E questo è maggiormente possibile nella solitudine della nostra cameretta, piuttosto che nel contesto di qualsiasi riunione, ovunque essa sia.

Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità.

Giov 4,24 Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità. Giov 4,24,

Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segre.

Mat 6,6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. 6,7 Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. 6,8 Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. Mat 6, 6- 8;


Così, la vedeva anche Gottfried Daniel Pomacher, un predicatore revivalista dal Wuppertal quando disse:

"Il cristianesimo non sussiste in parole ma nella potenza dello Spirito Santo nei credenti. Non questi sono i pilastri del tempio, che in pubbliche preghiere con "Signore, Signore" si attirano l�ammirazione, ma quelli che a casa, nella loro cameretta a porte chiuse e senza un singolo uditore inviano le loro preghiere al Signore, sono le vere colonne della Chiesa".


Perciò, il cristianesimo biblico non solo non ha bisogno di edifici ecclesiastici, ma questi possono addirittura essere un ostacolo alla vera fede. Lo riconosciamo nella Chiesa cattolica con il suo culto idolatrico della Maria cattolica e dei "santi" cattolici, la cui adorazione equivale al culto dei morti, cosa che per Dio è un abominio (Isa 8:19). Ma anche nelle ufficiali chiese evangeliche/protestanti, dove, contrariamente ai comandamenti delle Scritture, si benedicono coppie omosessuali e in alcuni luoghi addirittura si sposano, riconosciamo l’apostasia dalla fede cristiana biblica.

E quindi si potrebbe pensare che i fratelli e le sorelle delle congregazioni evangelicali siano grati ai loro antenati per non aver costruito chiese e, di conseguenza, abbiano evitato tutti questi pericoli. Ma come si può ben constatare, anche l�edilizia delle comunità sta rialzando la testa. Con la scusa della necessità di più spazio per le numerose nuove conversioni, si acquistano o costruiscono case sempre più grandi, creando sempre più spazi. Anche se a volte si va ben oltre il budget della comunità. A dover pagare non sono i responsabili della comunità, che di solito gestiscono tali progetti per pura ambizione, bensì i fratelli e le sorelle che si lasciano persuadere a farlo. E quando poi si dà un’occhiata più da vicino ad alcune "nuove conversioni", si nota che spesso non valevano un centesimo.

Se, ora, torniamo ai cristiani in Turchia, summenzionati da U. Ulfkotte, che sono vittime di persecuzioni, perché vogliono formare preti e costruire chiese, bisogna ricordare anche a loro che qui stanno mettendo a repentaglio le loro vite in maniera del tutto inutile e con negligenza. Secondo le Scritture, non hanno bisogno di sacerdoti speciali, perché, in quanto veri cristiani, nel sacerdozio generale sono essi stessi tutti un popolo di sacerdoti (1Ptr 2,9). Né hanno bisogno di chiese, basta che hanno anche solo una stanza dove poter pregare indisturbati (Mat 6,6). E se vogliono riunirsi, possono farlo nelle loro case o nei loro appartamenti, come faceva anche Paolo. O anche all’aperto nelle zone temperate, come ai tempi del Signore.

Ora questo non vale solo per la Turchia! Nell’era degli altoparlanti e dei video wall è possibile organizzare una predicazione o un�opera di evangelizzazione all’aperto praticamente in qualsiasi territorio e di qualsiasi grandezza, dal cortile parrocchiale al campo di calcio, fino allo stadio olimpico, quasi senza perdita di qualità per i partecipanti. Nel cristianesimo biblico non abbiamo bisogno di edifici ecclesiastici con immagini, candele e campane, né di sacerdoti, consacrati da una gerarchia umana, anziché dallo Spirito Santo, che nelle loro tonache compiono il loro "abracadabra" (in tedesco "Hokuspokus", storpiatura del latino hoc est corpus meum - questo è il mio corpo - che il sacerdote pronuncia nella chiesa cattolica al momento della finta transustanziazione dell’ostia nel corpo di Cristo).

Non la forma, ma il contenuto è ciò che conta! A che serve la chiesa più bella, se in essa non si trovano né Dio né lo Spirito Santo? Questi li troveremo nella nostra preghiera quotidiana, nel silenzio della nostra cameretta, mentre una volta alla settimana celebriamo la cena del Signore con i fratelli cristiani, all�interno o al di fuori della famiglia.

(Vedi anche Discorso 92: "La Cena del Signore: un pasto commemorativo o una transustanziazione?")



(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(La situazione dei cristiani nei paesi islamici / Libro di Udo Ulfkotte 00, 07/10/2008)

Le fiabe raccontate dai media cercano continuamente di convincerci che i cristiani sono cittadini benvenuti nei paesi islamici. Dalla pubblicazione del saggio Der Niedergang des orientalischen Christentums unter dem Islam [La caduta del cristianesimo orientale sotto l’Islam] di Bat Yeor nel 2002, questa dichiarazione è stata smascherata come un�affermazione della propaganda islamista. E in tutta Europa assistiamo ogni mese a manifestazioni, per esempio, da parte dei cristiani copti, che implorano ardentemente il sostegno mediatico dei giornalisti occidentali, perché le loro famiglie cristiane sono soggette a regolari attacchi da parte dei musulmani. L’emittente austriaca ORF, ad esempio, ha riferito il 17 luglio 2008: " Venerdì circa 200 copti austriaci hanno richiamato l’attenzione sui cristiani copti in Egitto con una marcia silenziosa per il centro di Vienna. Sempre più spesso lì i copti vengono attaccati e assassinati". I copti avevano scritto sui loro manifesti: "Fermate l’assassinio dei cristiani in Egitto" - ma a parte l’ORF, evidentemente tutti gli altri giornalisti europei hanno trovato questo un tema poco interessante. Islam, dopo tutto, si presume significhi "pace".


Estratto dal libro "SOS Abendland" - Die schleichende Islamisierung Europas [�SOS Occidente� - La strisciante islamizzazione dell’Europa] (pag.18), di Udo Ulfkotte.



Qui non si tratta più soltanto di missionari, che sono venuti da paesi cristiani e che quindi possono anche ritornarci, ma di cristiani, che sono cittadini di un paese a maggioranza islamica. Ma anche per loro vale - se sono cristiani biblici � l�invito del Signore citato in precedenza (Luc 10,11): "Perfino la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scotiamo contro di voi". E anche Paolo ci esorta in 2Cor 6,17: " Perciò, uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore�.

Il destino dei cristiani in Egitto è un esempio di ciò che dovremmo attenderci in Europa, se attraverso le ondate di rifugiati con l’immigrazione di massa di musulmani e la loro naturalizzazione negli stati europei, la popolazione musulmana raggiungesse una maggioranza politica nei vari governi. Una possibilità, che vista l�abbondanza di figli di queste persone, dovremmo di sicuro aspettarci tra 20 o 30 anni.

Scharia



Inoltre, è assolutamente incomprensibile come sia possibile che milioni di musulmani da tanti paesi islamici di tutto il mondo si affollino in Europa per trovare qui una vita migliore, nonostante in molti luoghi siano visti male e persino respinti, mentre i cristiani in questi paesi di origine, che qui evidentemente sono in pericolo di vita e che l�Europa dovrebbe accogliere a braccia aperte, preferiscano farsi ammazzare piuttosto che seguire questo invito del Signore. E ciò non vale solo per l’Egitto, ma anche per tutti gli altri stati islamici.

Di conseguenza, sarebbe molto più utile, invece di inviare missionari in questi paesi per convertire musulmani non intenzionati a convertirsi alla fede cristiana, imboccare la strada opposta - portare in Europa i cristiani che lì sono perseguitati - come le 2500 famiglie cristiane che, secondo i rapporti dell’UNHCR, nelle ultime due settimane (ottobre 2008) dalla città di Mossul sono dovute fuggire nell�Iraq del nord, perché le loro case erano state fatte saltare in aria e già 13 di loro erano state uccisi - e dare loro qui una nuova patria cristiana.


Gli adoratori di idoli

Anche il secondo esempio riportato in precedenza nell’elenco dei nemici di Dio, i profeti di Baal, che definiscono il SIGNORE un falso Dio e che adorano altri dei e idoli, vale per l’Islam, ma ovviamente anche per tutte le altre religioni che rifiutano il Dio della Bibbia. Ma come testimonia John Waterfield, citato in precedenza, anche i cattolici "entusiasti" come lui - che tra l�altro con la loro cattolica "Maria" adorano essi stessi un idolo e con i loro "santi" morti praticano il culto dei morti - contano tra quelle persone che trovano il culto di dei stranieri di "grande valore", come scrive lui stesso:

�Qui sto parlando da un punto di vista personale, poiché ho anche amici che seguono altre vie - conosco moltissimi buddisti - e trovo le loro pratiche spirituali di grande valore. Sono sicuro che Gesù nella vita futura accetterà tutto ciò come se fosse stato fatto in suo nome, anche se loro non sapevano che lo stessero facendo in suo nome". J. Waterfield


Questa affermazione è sorprendente in due sensi. Da un lato si suppone che questi non credenti non sappiano cosa stiano facendo. E d’altra parte, a questo si sarebbe potuto certamente trovare un rimedio, se questo cattolico avesse annunciato il Vangelo a queste persone e le avesse rasserenate. Ma sembra che questo non l’abbia fatto. Invece, trova queste �altre vie� di �grande valore�, nonostante il Signore ci dica che c’è solo una via.

«Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.»

Giov 14,6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.» Giov 14,6;


Ora, se John Waterfield nel suo commento citato all�inizio affronta l’amore per il nemico, è molto sorprendente che neanche lui sia evidentemente preparato a mostrare questo tipo di amore ai propri amici. Invece di annunciare la verità del nostro Signore Gesù Cristo a questi buddisti, che nella loro falsa religione sono perduti per sempre, e di offrire loro la salvezza nel sacrificio redentore del Signore, li lascia andare alla perdizione e lui stesso descrive le loro false vie persino di "grande valore". Eppure, un simile atteggiamento non è affatto raro. E non solo tra i cattolici. L’amore del nemico è richiesto agli altri, ma noi stessi difficilmente siamo pronti a mostrare al nostro prossimo - cioè a quelle persone che ci hanno mostrato misericordia - l’amore che la Scrittura richiede.

E anche Paolo ci mette in guardia da simili amici, che camminano lungo falsi sentieri e non adorano il Dio della Bibbia:

Perciò uscite di mezzo a loro e riparatevi, dice il Signore.

2Cor 6,14 Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l�iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? 6,15 Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele? 6,16 Quale accordo tra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. 6,17 Perciò uscite di mezzo a loro e riparatevi, dice il Signore, non toccate nulla d�impuro. E io vi accoglierò, 6,18 e sarò per voi come un padre, e voi mi sarete come figli e figlie, dice il Signore onnipotente. 2Cor 6,14-18;


Il rifiuto del Figlio di Dio.

Un terzo esempio dei nemici di Dio sono gli scribi di Israele che denominarono il Signore Belzebù, lo condannarono a morte e lo consegnarono ai romani per la crocifissione. La ragione di ciò era la conferma da parte del Signore di essere il Figlio di Dio.

Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti, dicendo: «Egli ha bestemmiato; È reo di morte.

Mat 26,63 Ma Gesù taceva. E il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se tu sei il Cristo Messia), il Figlio di Dio». 26,64 Gesù gli rispose: «Tu l’hai detto; anzi vi dico che da ora in poi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo». 26,65 Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti, dicendo: «Egli ha bestemmiato; che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la sua bestemmia; 26,66 che ve ne pare?» Ed essi risposero: «È reo di morte». Mat 26,63-66;


Così lo insultarono come bestemmiatore e impostore. Ed è proprio quello che fanno gli israeliti ancora oggi. Avendo gli ebrei rifiutato Gesù Cristo come Figlio di Dio, ancora oggi lo considerano un bestemmiatore e un impostore, perché fece intendere di essere il Figlio di Dio.

Se non credete che io sono (il Messia), voi morirete nei vostri peccati.

Giov 8,22 Dicevano perciò i Giudei: «Vuole forse uccidersi, perché dice: "Dove vado io, voi non potete venire"?». 8,23 Ed egli disse loro: «Voi siete di quaggiù, mentre io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. 8,24 Perciò vi ho detto che voi morirete nei vostri peccati, perché se non credete che io sono(il Messia), voi morirete nei vostri peccati». Giov 8,22-24;

Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato.

Giov 5,22 Inoltre, il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio, 23 affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato. Giov 5,22�23;

Chiunque nega il Figlio, non ha neppure il Padre; chi riconosce pubblicamente il Figlio, ha anche il Padre.

1Gio 2,22 Chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? Egli è l�anticristo, che nega il Padre e il Figlio. 2,23 Chiunque nega il Figlio, non ha neppure il Padre; chi riconosce pubblicamente il Figlio, ha anche il Padre.  1Gio 2,22�23;

Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita.

1Gio 5,10 Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in sé; chi non crede a Dio, lo fa bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha resa al proprio Figlio. 5,11 E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel Figlio suo. 5,12 Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. 1Gio 5,10-12;


Insieme a molte altre indicazioni delle Scritture, anche le profezie di cui sopra sono una dimostrazione che l’Israele odierno, che ancora oggi non crede nel suo Messia, il Figlio di Dio, non ha alcun collegamento con il suo Dio e pertanto è – nel doppio senso del termine � �senza Dio�. A meno che non si convertano a Gesù Cristo, da duemila anni muoiono tutti senza perdono e nei loro peccati – e quindi senza salvezza. La fondazione dello stato d’Israele nell’anno 1948, che i sionisti continuano a proclamare erroneamente come il "Raduno di Israele" profetizzato nelle Scritture, è stata una campagna dei sionisti e del loro fondatore Theodor Herzl. Furono loro, e non Dio, a portare gli ebrei a Israele.

(Vedi anche Discorso 08: "Il raduno di Israele: già dal 1948 o non prima degli Ultimi Tempi?")

Io li riconduco dal paese del settentrione, e li raccolgo dalle estremità della terra.

Ger 31,6 Infatti verrà il giorno in cui le guardie grideranno sul monte di Efraim: "Alzatevi, saliamo a Sion, al SIGNORE, nostro Dio"». 31,7 Infatti così parla il SIGNORE: «Innalzate canti di gioia per Giacobbe, prorompete in grida, per il capo delle nazioni; fate udire le vostre lodi, e dite: "SIGNORE, salva il tuo popolo, il residuo d�Israele!" 31,8 Ecco, io li riconduco dal paese del settentrione, e li raccolgo dalle estremità della terra; tra di loro sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e quella in doglie di parto: una gran moltitudine, che ritorna qua. Ger 31, 6- 8;


Come al tempo di Mosè, quando gli israeliti non vollero aspettare il suo ritorno dal monte di Dio e si fecero un vitello d’oro, così anche gli israeliti dei nostri giorni non hanno aspettato l’ora del loro Dio e sono tornati alla loro terra prima del tempo e senza la guida di Dio. Ma dato che tutte queste profezie sul raduno di Israele dovranno realizzarsi attraverso il loro Dio, dovranno essere disperdersi ancora una volta, affinché Dio, a suo tempo, possa riunirli di nuovo dalle estremità della terra, e affinché possano finalmente vivere in pace e tranquillità nella loro terra nel Regno Millenario della Pace del loro Messia.

(Vedi anche Capitolo 09: "Il ritorno del residuo d’Israele e il resto delle nazioni.")



Israele alla luce della Bibbia.


Secondo l’Antico Testamento

Dio non ha più alcuna compassione per la casa d’Israele (Os 1:6). Loro non sono più il suo popolo (Os 1:9). Il Signore salverà solo la casa di Giuda. Non con la guerra, però, ma con il suo Spirito (Os 1:7). Soltanto nel Millennio, quando il Figlio di Dio avrà assunto il suo dominio millenario sulla terra  (Os 1:10; 2:18; Ez 34:25; Isa 2:4), il Signore li riconoscerà di nuovo come il suo popolo (Os 2:23; Ger 31:27-28).


Secondo il Nuovo Testamento

È la volontà di Dio che noi prestiamo ascolto a suo Figlio (Mat 17:5). Questo Figlio di Dio ci ha detto che ogni essere umano che lo rifiuta, rifiuta anche Dio (1Gio 2:23;  Luca 10:16; Giov 5:22-23, 15:23). Il popolo d’Israele di oggi nega il Figlio di Dio e lo offende come truffatore e bestemmiatore. Attraverso questa negazione del Figlio, Israele ha rifiutato anche il Padre ed è dunque un popolo senza-Dio (Giov 8:24).


Gli "amici di Israele" nelle comunità cristiane vendono dunque il loro diritto di primogenitura come discepoli di Cristo contro il piatto di lenticchie di un complice di atei truffatori. – Per Israele non vi è alcuna conversione spirituale al loro Dio, né alcun ritorno nel loro paese voluto da Dio, a meno che essi non si convertano a Gesù Cristo!! (Mat 23:38-39; Gal 5:4).



A differenza degli ebrei di oggi, che naturalmente negano la loro assenza di Dio, la suora cattolica Agnes Gonxha Bojaxhiu, meglio conosciuta come �Madre Teresa�, ha riconosciuto questa condizione con grande precisione negli ultimi trent’anni della sua vita, e l�ha persino descritta molto accuratamente nelle sue annotazioni segrete. Lei scrive:

"Sin dal 1949 o dal 1950 avverto questo terribile senso di perdita, questa indicibile oscurità (…) Il posto di Dio nella mia anima è vuoto: non c�è Dio in me. (…) Il silenzio e il vuoto è così grande che io lo cerco e non lo trovo, provo ad ascoltarlo e non lo sento (…) Soltanto anelo e anelo a Dio� ma Lui non è qui (…) A volte sento proprio il mio cuore gridare «Mio Dio» e nient�altro."

(Dal libro: Sii la mia luce. Gli scritti più intimi della �santa di Calcutta� - Rizzoli)


La ragione dell�assenza di Dio della "Santa di Calcutta" - come nel caso degli ebrei - è l�assenza di fede in Gesù Cristo. Sebbene la chiesa cattolica affermi sempre di considerare come suo compito quello di "preservare in maniera autentica la dottrina di Cristo", è proprio nella chiesa cattolica che questa dottrina di Cristo viene falsificata nel modo più imperdonabile e dove la maggioranza dei cattolici viene letteralmente fuorviata. Così le Scritture ci dice precisamente che Gesù Cristo è l’unico mediatore tra Dio e gli esseri umani:

Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo.

1Tim 2,5 Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, 2,6 che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti; questa è la testimonianza resa a suo tempo. 1Tim 2, 5- 6;


Tuttavia, nella chiesa cattolica Gesù Cristo, come unico mediatore tra Dio e gli esseri umani, è stato sostituito dall’idolo cattolico �Maria�. Le apparizioni mariane della chiesa cattolica (ad esempio nel 1977 a Roma) invitano i cattolici:

"Dovete usarmi come santo e unico strumento per venire a Dio e per portare le anime a me."[1]


Dove finiranno queste anime è ovvio.

Anche le apparizioni di Maria a Medjugorje in una serie di comunicazioni pubbliche dal 1981 agli anni ’90 annunciano il celebre messaggio:

"Io sono la mediatrice tra voi e Dio" [2]

Ma il Signore profetizza la conseguenza di tale falsa dottrina in Giov 14,6:

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Giov 14,6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.» Giov 14,6;

(Vedi anche Discorso 52: "Può l’operato di Maria evitare le profezie della Bibbia sugli Ultimi Tempi?"[non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco, leggi in inglese.])


E di conseguenza, tutti gli esseri umani che non hanno Gesù Cristo come mediatore tra loro e Dio - siano essi autentici negatori di Dio, ebrei che negano che Gesù Cristo sia figlio di Dio o cattolici che affermano di "preservare l’autentica dottrina di Cristo�, senza seguirne le conseguenze � non hanno alcun accesso a Dio e sono, perciò, letteralmente senza Dio.


La pretesa della rappresentanza esclusiva del cristianesimo biblico.

La pretesa della rappresentanza esclusiva del cristianesimo biblico.


Dio è raggiungibile da ogni singola persona che lo desidera.
Tuttavia, non attraverso diverse religioni, bensì tramite suo Figlio Gesù Cristo.

Ogni religione che al centro della sua fede non abbia Gesù Cristo come Figlio di Dio, "porta stretta" e unico mediatore tra Dio e l’uomo è una falsa religione.
(Giov 3:35-36; Giov 5:22-23; Giov 14:6; Mat 11:27; Mat 28:18; 1Tim 2:5).

-- o --

Ogni preghiera che non sia diretta esclusivamente a Gesù Cristo o al Dio della Bibbia, è diretta agli idoli ed è un abominio per Dio.
(Ger 10:2-5).

-- o --

La fede cristiana, con la Bibbia come unica base della fede e senza nessuna aggiunta inventata dagli esseri umani (Talmud, Catechismo, Corano, ecc.), è, di conseguenza, l’unica possibilità in questo mondo che porta le persone a credere nel sacrificio espiatorio sulla croce del Figlio di Dio, permettendo così, attraverso il perdono dei peccati, l’accesso all’unico e solo Dio della Bibbia
(1Gio 2:23).

-- o --

Poiché esiste soltanto questo unico e solo Dio e suo Figlio Gesù Cristo, ogni atteggiamento di tolleranza nei confronti di altri dei inventati è un tradimento per le creature che sono sinceramente alla ricerca del loro creatore e, di conseguenza, è da condannare con forza.

Perciò, non credete a nessuno di questi falsi predicatori. Sono frutti cattivi di alberi cattivi che non possono fare frutti buoni (Mat 7:17-18). I loro dei sono idoli, le loro preghiere vanno a vuoto e la loro benedizione diventa una maledizione.
(Mat 7:16-18)



I bestemmiatori e i negatori di Dio.

In questo modo arriviamo agli eventi della fine dei tempi. In tale circostanza i veri bestemmiatori periranno miseramente a miliardi nella loro impenitenza, a causa delle piaghe della fine dei tempi. Ma ovviamente non occorre aspettare così a lungo, quando di bestemmiatori e negatori di Dio ne abbiamo già a sufficienza ai nostri giorni. Ad esempio, il libro pubblicato di recente, "The God Illusion" [L�illusione di Dio] di Richard Dawkins, è uno dei tanti tentativi di presentare la fede in Dio come un errore. Quando l’autore scrive:

"L’umanità crede in un essere superiore da secoli. Commettendo così un grave errore"


ha certamente ragione in relazione a tutte le altre religioni e gli altri dei. Ma il Dio della Bibbia ha dato prova che lui - e lui solo - è davvero l’unico e solo Dio. Se guardiamo, ad esempio, alle profezie nel Libro di Daniele (il Libro della verità, Dan 11:1-45; 12:1-13), possiamo riconoscere una presentazione dettagliata della storia del mondo di allora, valida per i 600 anni successivi - e oltre.

(Vedi anche Tabella 04: "La Rivelazione dal Libro della Verità")


Nessun altro dio - né quello dei Greci, né quello dei Romani, né alcun dio di altre religioni – ha mai annunciato profezie con un simile grado di accuratezza. – Un ulteriore esempio, che mostra quanto il Dio della Bibbia sia confermato anche ai nostri tempi, è la decisione di Dio dopo il diluvio di sottoporre l’umanità a un limite di età. Se prima del diluvio gli uomini vivevano fino a quasi 1000 anni (Metusela 962), dopo il diluvio Dio fissa la durata della vita umana a 120 anni.

«Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l’uomo. i suoi giorni saranno quindi centovent’anni»

Gen 6,3 E l’Eterno disse: «Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l’uomo, perché nel suo traviamento egli non è che carne; i suoi giorni saranno quindi centovent’anni». Gen 6, 3;

(Vedi anche Tabella 01: "Cronologia da Adamo a Giacobbe.")


Le ricerche sulla possibile età massima degli esseri umani circa 40 anni fa stabiliscono che i cromosomi e la loro riproduzione svolgono un ruolo cruciale. I cromosomi sono strutture lunghe e fusiformi costituite da DNA. Il loro meccanismo di riproduzione comporta la perdita, a ogni divisione, di un pezzo delle loro estremità, note come �telomeri�. La lunghezza totale disponibile dei telomeri determina quindi l’età massima possibile di ogni essere umano. E questo limite biologico è stato dimostrato scientificamente da Leonard Hayflick, gerontologo e professore di anatomia all’Università della California a San Francisco. Il limite arriva fino a 120 anni! Da allora questo limite è noto alla scienza come "limite di Hayflick".

Quando si è cercato di screditare come falsità le profezie di Daniele nel libro della verità definendole �vaticinia ex eventu� - cioè come una �profezia� scritta e inserita solo dopo il verificarsi degli eventi a cui si riferisce, di sicuro nessuno avrebbe potuto asserire che il suddetto testo biblico (Gen 6,3) sarebbe stato "integrato" negli anni �60 del secolo precedente, sulla base delle scoperte della moderna gerontologia. E quindi si può affermare senza possibilità di errore che Hayflick nell’anno 1965 ha scoperto e confermato ciò che Dio Onnipotente 4000 anni fa aveva stabilito dopo il diluvio in Gen 6,3.

E ora per rispondere finalmente anche alla domanda concreta sull’amore per il nemico, consentitemi – a beneficio di quei lettori che si sono uniti alla discussione solo a questo punto e non hanno ancora letto la prima parte dell’argomento – di inserire qui le dichiarazioni pertinenti dalla prima parte di questo Discorso.



L’amore verso i nemici.

C�è un parallelismo interessante tra le dichiarazioni del Signore a proposito del "prossimo" nella parabola del buon Samaritano in Luc 10,25-37 e in Mat 5,43 e il suo comandamento immediatamente successivo in Mat 5,44: "amate i vostri nemici". Così come i commentatori per secoli, in completo contrasto con l’affermazione del Signore, hanno inteso il "prossimo" non come il Samaritano – cioè il soccorritore – ma erroneamente come la vittima dell’aggressione, così �attribuendo falsamente� e perfidamente questo comandamento ai poveri e ai bisognosi di tutto il mondo, allo stesso modo si è rinunciato, per semplicità, a un�analisi anche in riferimento all�amore per il nemico, estendendo questo comandamento cristiano dell�amore per il nemico a tutti i delinquenti, truffatori, assassini e ladri di tutto il mondo, così che alla fine questa richiesta è stata considerata un�utopia � perché irrealizzabile.

Se ora cerchiamo di osservare il giusto contesto di questa dichiarazione del Signore, troviamo un ulteriore parallelismo con l’amore per il prossimo: proprio come questo non si riferisce ai poveri di tutto il mondo, ma solo a quelle persone che sono state personalmente misericordiose con noi e che ci hanno aiutato nella vita, così l’amore per il nemico non si riferisce ai criminali di tutto il mondo ma solo a quelle persone che sono maldisposte nei nostri confronti nel nostro ambiente personale. E proprio come avviene con l’amore per il prossimo, così anche per quanto riguarda l’amore per il nemico, dobbiamo necessariamente conoscere anche personalmente le persone in questione. Solo così possiamo adempiere anche al nostro impegno di amarli. E questo ci offre anche il punto di partenza per comprendere il significato della dichiarazione del Signore in Mat 5,44:

"Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano."

A tal proposito, proprio come succede con gli altri comandamenti del Signore, anche l�invito ad amare i nostri nemici viene sempre letto solo in modo superficiale e quasi mai approfondito. Sembra che a pochissime persone interessi sapere il significato effettivo di questo passaggio e si lanciano subito in simbolismi come "finalità spirituale", "manifesto del governo del Regno di Dio" e simili. Di conseguenza, prenderemo in considerazione questi comandamenti uno alla volta per analizzarli in dettaglio.


Mat 5,39 Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra; Mat 5,39;

Colui che mi dà uno schiaffo sulla guancia destra, chiaramente non può essere uno che si trova in un luogo qualsiasi nel vasto mondo, ma, per esperienza, deve stare proprio accanto a me, al mio fianco, altrimenti non potrebbe schiaffeggiarmi.


Mat 5,40 e a chi vuol litigare con te e prenderti la tunica, lasciagli anche il mantello. Mat 5,40;

Anche se qualcuno mi vuole portare in tribunale o vuole davvero togliermi la tunica, deve avere un contatto personale con me e conoscermi - e viceversa.


Mat 5,41 Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. Mat 5,41;

Ancora di più se qualcuno volesse costringermi a fare un miglio con lui, difficilmente sarebbe possibile, se si trovasse dall’altra parte della terra.


Mat 5,42 Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltar le spalle. Mat 5,42;

Anche chi mi chiede qualcosa o vuole un prestito, secondo lo spirito di queste dichiarazioni, deve conoscermi personalmente. Riguardo alle lettere di richiesta di beneficenza, che oggi riceviamo numerose, la maggior parte delle donazioni non va ai bisognosi, ma va a finire all�organizzazione, alla logistica e agli stipendi dei dipendenti. Ciò che resta per i poveri è così poco che è necessario donare continuamente e sempre di più.

Un cristiano biblico, che conosce personalmente e sostiene un predicatore cristiano, evangelista o missionario, di cui ha esaminato la fede insieme ai relativi "frutti", e di cui è convinto che lavori in nome di Dio annunciando la verità della Bibbia, sta eseguendo egli stesso il comandamento di Dio quando sostiene le attività di questo predicatore. Ma molti cristiani non agiscono affatto in questo modo. Affidano la responsabilità e i soldi a miscredenti e ipocriti imbroglioni, che si arricchiscono con le donazioni, vivono in ville sontuose e guidando auto lussuose (come molti predicatori negli Stati Uniti).


Mat 5,44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano. Mat 5,44;

Per poter amare il mio nemico � cioè una persona che non mi ama � devo di conseguenza conoscerlo e lui deve conoscere me. Come potrei sapere chi non mi ama in Africa, in India, in Asia o in qualsiasi altra parte del mondo? E devo conoscere anche quelli che mi perseguitano, altrimenti non potrei pregare per loro.

WCome è facile comprendere, tutti questi comandamenti si basano sulla chiara premessa, che le persone coinvolte si conoscano personalmente e siano possibilmente vicine localmente. L’argomento secondo cui oggi viviamo nell’era della globalizzazione e le distanze geografiche perdono il loro significato, senza dubbio è corretto quando si tratta di commercio, movimenti di denaro e di comunicazione in generale. Tuttavia, possiamo meglio valutare e affrontare la povertà e il bisogno spirituale e materiale delle persone, sia prima che dopo la globalizzazione, se le conosciamo personalmente e siamo in grado di giudicare i loro problemi e le loro carenze. Ma naturalmente questo è molto più faticoso e fa molto meno impressione, rispetto a una preghiera di 5 minuti fatta in pubblico in favore del "mondo".

Alla domanda espressa nel titolo di questo discorso: "I cristiani devono amare i loro nemici?", si deve, di conseguenza, rispondere chiaramente di �Sì�. Tuttavia, con l�accento espressamente posto sui "loro" nemici. Da nessuna parte nella Bibbia c�è scritto che dovremmo amare i nemici degli altri, figuriamoci se dovremmo amare le persone di tutto il mondo. E anche con alcuni dei nostri nemici, le Scritture ci dice di mantenerci lontani da loro e di distanziarci dalle loro attività.

Non vi mettete con gli infedeli.

2Cor 6,14 Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? 6,15 E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c’è tra il fedele e l’infedele? 2Cor 6,14-15;

Se il tuo fratello ha peccato contro di te e se rifiuta anche di ascoltare l�assemblea, sia per te come il pagano e il pubblicano.

Mat 18,15 «Ora, se il tuo fratello ha peccato contro di te, va� e riprendilo fra te e lui solo; se ti ascolta, tu hai guadagnato il tuo fratello; 18,16 ma se non ti ascolta, prendi con te ancora uno o due persone, affinché ogni parola sia confermata per la bocca di due o tre testimoni. 18,17 Se poi rifiuta di ascoltarli, dillo all�assemblea; e se rifiuta anche di ascoltare l�assemblea, sia per te come il pagano e il pubblicano. Mat 18,15-17;

Non sapete voi che idolatri, effeminati, omosessuali non erediteranno il Regno di Dio.

1Cor 6,9 Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v�ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, 6,10 né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio. 1Cor 6,9-10;

Non siate dunque loro compagni;

Efes 5,5 Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. 5,6 Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli. 5,7 Non siate dunque loro compagni; Efes 5, 5- 7;

Non ricevetelo in casa e non salutatelo. Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie.

2Gio 1,8 Badate a voi stessi affinché non perdiate il frutto delle opere compiute, ma riceviate piena ricompensa. 1,9 Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. 1,10 Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo. 1,11 Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie. 2Gio 1,8-11;

«Ma per gl’increduli e gli omicidi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo.»

Apoc 21,8 «Ma per i codardi, gl’increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda». Apoc 21, 8;


In conclusione, consideriamo ancora un�altra conseguenza del Discorso della montagna che non si considera mai abbastanza. Quando ci viene chiesto di fare del bene al nostro nemico, ad esempio, porgendo anche la guancia sinistra dopo la destra o percorrendo insieme a lui due miglia anziché uno o di pregare per coloro che ci perseguitano e così via, si tratta di un comandamento del nostro Dio. Ma se queste persone ci impediscono di adempiere a questo comandamento di Dio cercando di ucciderci, non sono più solo i nostri nemici, ma così diventano essi stessi nemici di Dio. E amare questi nemici di Dio, farebbe anche di noi nemici di Dio. Di conseguenza, gli assassini di cristiani di per sé non possono rientrare tra i nostri nemici che dovremmo amare per volontà del Signore.

Di conseguenza, quando la summenzionata moglie del missionario tedesco Tilman Geske assassinato in Turchia, ha perdonato l’assassino di suo marito, si sarebbe trattata di un�azione senza dubbio corretta e conforme alle Scritture, se questo musulmano fosse tornato indietro dalle sue vie malvagie, si fosse pentito della sua azione e avesse chiesto perdono prima a Dio e poi questa donna. Ma se nulla di tutto ciò accade – com�è stato il caso qui – pensare di poter perdonare degli assassini impenitenti e dei negatori di Dio, che solo Dio nella sua assoluta giustizia può giudicare, denota un�incredibile arroganza e una conoscenza delle Scritture completamente sbagliata. Chi perdona i peccati di un peccatore impenitente dichiarato, si rende complice e corresponsabile dei suoi peccati.

Tocca forse a me giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? Ora è Dio che giudica quelli di fuori.

1Cor 5,11 Ma ora vi ho scritto di non mescolarvi con chi, facendosi chiamare fratello, sia un fornicatore, o un avaro o un idolatra, o un oltraggiatore, o un ubriacone, o un ladro; con un tale non dovete neppure mangiare. 5,12 Tocca forse a me giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? 5,13 Ora è Dio che giudica quelli di fuori. Perciò togliete il malvagio di mezzo a voi. 1Cor 5:11-13;



QUINDI GIUDICIHAMO QUELLI DI DENTRO. – DIO GIUDICHERÀ QUELLI CHE SONO DI FUORI.


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Il Signore ha perdonato i suoi assassini sulla croce? / Commento di Theo Markwitz 00, 07/11/2008)

Definire Tilman Geske un suicida non è solo una mancanza di rispetto, ma indica anche una completa ignoranza della dedizione e del lavoro di questo missionario tedesco impegnato. (…) A proposito, c’è un detto laico: Non devi parlare male dei morti. Probabilmente non l’hai ancora sentito. (…)

Il fatto che la signora Susanne Geske ha perdonato gli assassini di suo marito, seguendo così l’esempio dato da nostro Signore Gesù Cristo sulla croce, trova la sua conferma anche nella lapidazione di Stefano, dove anche questo martire ha perdonato i suoi assassini.


Theodor Markwitz theo.markwitz@t-online.de


Se in guerra due soldati nemici si incontrano e uno estrae la pistola e spara un proiettile nel cuore dell’altro, senza dubbio lo uccide. Anche se l’altro non cade morto a terra, perché indossa un giubbotto antiproiettile e il proiettile gli rimbalza sul petto, il soldato che ha sparato ha indubbiamente agito con l’intento di uccidere, e quindi è un assassino. Di conseguenza, anche qualsiasi essere umano che consapevolmente e intenzionalmente e anche ripetutamente si mette in una situazione pericolosa per la vita � che si tratti di una corsa di Formula 1, di acrobazie aeree o appunto di una missione cristiana aggressiva nei paesi islamici - è prima di tutto un potenziale suicida, e se poi perde davvero la vita, è un vero suicida.

E come mostrano i resoconti, proprio questa era purtroppo la situazione del missionario tedesco in Turchia – e del resto anche della sorella missionaria sudafricana in Afghanistan. Ciò non deve e non può in ogni caso screditare il lavoro e i risultati di questi missionari nell’opera di evangelizzazione e di conversione. Evidenziare questi contesti dovrebbe solamente aiutare a prevenire ulteriori sacrifici del genere; e soprattutto scuotere i fratelli a capo delle organizzazioni missionarie, affinché prendano coscienza delle proprie responsabilità e delle conseguenze delle loro azioni. In un momento in cui servirebbe moltissima opera di conversione per i musulmani nei nostri paesi, verosimilmente ogni missionario inviato in paesi controllati dall’Islam fallisce, nel momento in cui con ogni probabilità potrebbe essere ucciso.

Per quanto riguarda il detto che Lei cita, ha ragione, è un detto laico. E proprio in tal senso dovrebbe essere inteso. Questo detto deriva dal latino e recita: de mortuis nil nisi bonum (�dei morti [parla] solo bene�). Proviene originariamente dalla Grecia, da Chilone di Sparta, che secondo Platone era uno dei Sette Saggi. Nel mondo degli dei greci, gli esseri umani non avevano né la resurrezione né la vita eterna. Secondo la fede cristiana biblica, invece, l�essere umano – buono o cattivo che sia – ha entrambi. Alla morte corporale, infatti, egli perde il corpo materiale e sostanziale, ma il suo spirito continua a esistere nel regno dei morti (Mat 22:32) e dallo spirito rinascerà con la sua resurrezione (1Cor 15:44). Anche tutte le azioni di ogni essere umano, secondo la Bibbia, non cadono nell�oblio, ma sono annotate nei libri delle opere (Apoc 20:12) e saranno valutate nel giudizio di Dio.

(Vedi anche Discorso 22: "Esiste l�immortalità dell�anima?")


Da un punto di vista cristiano, di conseguenza, non è come nell�antica mitologia greca, dove l�uomo con la morte pagava per tutte le sue azioni malvagie e, di conseguenza, si sarebbero potute dire solo cose buone su di lui. Al contrario, le sue azioni vengono annotate e ogni essere umano tornerà in vita con la resurrezione e dovrà rispondere delle sue azioni davanti al tribunale di Dio. Quindi il Dio della Bibbia non è un Dio dei morti, ma dei vivi; perché per lui tutti vivono (Luc 20,38). Di conseguenza, non c’è alcuna indicazione in tutta le Scritture, che dei morti si debba parlare in modo diverso che dei vivi – vale a dire, la verità e nient’altro che la verità. E quando dopo la nostra morte si parla delle nostre azioni – sia come esempio da imitare, sia come avvertimento per proteggere – forse anche i nostri errori possono contribuire a migliorare la conoscenza degli altri fratelli in Cristo.

Infine, la Sua annotazione, che anche Stefano come il Signore Gesù perdonò ai suoi assassini i loro peccati, è altrettanto poco corretta quanto l’affermazione della moglie di Tilman Geske, secondo la quale nostro Signore Gesù Cristo avrebbe perdonato i suoi assassini sulla croce. Se osserviamo attentamente queste affermazioni, riconosciamo che nessuno dei due - né il Signore, né Stefano - ha perdonato il peccato a questi criminali, ma che entrambi hanno pregato Dio di perdonare i loro assassini.

«Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno».

Luca 23,34 Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Poi divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Luca 23,34;

«Signore, non imputare loro questo peccato».

Atti 7,59 E lapidarono Stefano che invocava Gesù e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». 7,60 Poi, messosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». E detto questo si addormentò. Atti 7,59-60;


Ed è esattamente ciò a cui mira il riferimento nel mio commento sopra. Solo Dio nella sua onniscienza e giustizia assoluta può perdonare simili assassini impenitenti. Come possiamo vedere, sulla base di questo esempio, nemmeno lo stesso Tilman Geske avrebbe potuto perdonare il suo assassino, ma avrebbe potuto solo chiedere al Padre di farlo. Figuriamoci sua moglie.

Se ladri, truffatori o rapinatori abusano del nostro denaro o dei nostri beni, dipende da noi perdonarli. Tuttavia, se lo fanno al nostro vicino, sarebbe strano pensare di poterli perdonare per questo. Qui non siamo noi ad avere l’autorità di perdonare � ma il vicino che ha subito il danno. E poiché la nostra vita ci è stata donata da Dio, e, di conseguenza, non è nelle nostre mani ma in quella di Dio - chi di noi può aggiungere una sola ora alla durata della sua vita? (Mat 6,27) - un assassino può essere perdonato solo da Dio e non da noi. Ora non importa se perdiamo la nostra vita perché l’abbiamo messa a repentaglio con negligenza o se è un altro a togliercela: è a Dio che viene rubata questa vita. E come credenti cristiani davanti al nostro Dio abbiamo la responsabilità di proteggere la vita. Sia la vita delle altre persone, sia la nostra.

Ecco, tutte le vite sono mie; è mia tanto la vita del padre quanto quella del figlio.

Ez 18,2 «Perché dite nel paese d’Israele questo proverbio: "I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati"? 18,3 Com’è vero che io vivo», dice il Signore, DIO, «non avrete più occasione di dire questo proverbio in Israele. 18,4 Ecco, tutte le vite sono mie; è mia tanto la vita del padre quanto quella del figlio; chi pecca morirà. Ez 18,2-4;


Nostro Signore Gesù Cristo nella preghiera del Signore ci esorta a chiedere al Padre: "... rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori" (Mat 6,12). Questo ci insegna, in primo luogo, che dobbiamo chiedere a Dio il perdono dei nostri peccati e che questi non sono perdonati in modo "automatico" da Lui. E poi il Padre Nostro prosegue: �... come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori�. Quindi anche noi dobbiamo perdonare quelle persone che si sono rese colpevoli nei nostri confronti e hanno peccato contro di noi. Ma anche questo non avviene in modo automatico, né dipende solo da noi, ma � come succede anche con noi attraverso Dio - quando ce lo chiedono, in base al principio: "Se vuoi ottenere perdono, devi chiedere perdono�.

(Vedi anche Discorso 18: "Il perdono: compito di Dio e dei cristiani?")


Perdonare una colpa, il cui perdono non è mai stato chiesto dal colpevole - come ha fatto alla televisione turca la moglie del missionario assassinato in Turchia con 160 coltellate - equivale a rispondere a una domanda che non è mai stata posta: non colpisce il bersaglio e rimane inefficace. Il Signore ci ha esortato in Mar 16,15: " Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura". Non ha detto: "Andate per tutto il mondo e fatevi massacrare dai senza Dio"!


Il perdono.

Così come l’amore verso il prossimo, anche il perdono è uno di quei comandamenti del Signore, che la Chiesa cattolica per secoli ha insegnato agli esseri umani in modo totalmente falso. Il Signore, in Mat 18:21-22, ci ordina di perdonare il nostro fratello 490 volte al giorno. E ciò è stato ed è fino ad oggi interpretato così che un cristiano dovrebbe perdonare sempre tutto e in ogni occasione a tutti gli uomini.

Se però leggiamo più attentamente questa dichiarazione del Signore, riconosciamo un doppio errore in quella dottrina cattolica: in primo luogo, il Signore qui non parla di "tutti gli uomini", ma di nostro fratello   (Mat 12:50), e dunque di un cristiano biblico come noi, che noi dobbiamo perdonare. E quindi tutti gli atei e gli idolatri di questo mondo sono esclusi da questo comandamento!

La seconda diversa interpretazione, notevolmente più insidiosa, è il rovesciamento del significato di un perdono. Un perdono è come una preghiera: esso deve essere pronunciato perché possa essere esaudito. Tuttavia, nella Chiesa cattolica viene insegnato a perdonare tutto e tutti senza essere interpellati.

Inoltre, in Luca 17:4, nostro Signore Gesù Cristo spiega proprio questo, quando egli dice: se "torna da te e ti dice: "Mi pento", perdonalo". E questo fatto difficilmente lo vivremo nel mondo ateo di oggi, ma anche tra i Cristiani è più probabilmente un’eccezione che un fratello si converta, si penta e chieda perdono.




(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(La parabola del buon Samaritano: la vittima non era ebrea? / Commento di Walter Melcher 00, 28/02/2016)

(…) Nel Suo articolo sull’amore per il nemico (Discorso 753 / FH) con riferimento al senso del Discorso della Montagna afferma che i cristiani dovrebbero solo aiutare i cristiani ("Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due!"). Ma poi, d’altra parte, con riferimento alla parabola del buon Samaritano, condanna il sacerdote e il levita per essere passati accanto all�aggredito e non averlo aiutato.

Ma questi due hanno fatto esattamente questo: non hanno aiutato un bisognoso di aiuto, che non apparteneva alla loro religione.
(…)

Walter Melcher


Grazie per aver visitato Immanuel.at e per il Suo commento.

Prima di tutto veniamo alla Sua affermazione, secondo cui l�aggredito non era un ebreo seguace di Mosè. Per capire questo contesto occorre sapere che i samaritani allora credevano nello stesso unico Dio degli ebrei. Ciò che li distingueva era, tra le altre cose, il rifiuto dell’autorità della Mishnah ebraica e del Talmud. Per questo motivo gli ebrei rifiutavano i samaritani e non coltivavano rapporti con loro.

«Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?»

Giov 4,6 e là c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso il pozzo. Era circa l’ora sesta. 4,7 Una Samaritana venne ad attingere l’acqua. Gesù le disse: «Dammi da bere». 4,8 (Infatti i suoi discepoli erano andati in città a comprare da mangiare.) 4,9 La Samaritana allora gli disse: «Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?» Infatti i Giudei non hanno relazioni con i Samaritani. Giov 4, 6- 9;


Ma questo ora è il contesto della parabola del buon Samaritano, che vede un ebreo seguace di Mosè aggredito giacere impotente per strada e lo aiuta, sebbene sappia che l’ebreo lo eviterebbe, se non fosse ferito. Come si può vedere è proprio questo il punto cruciale di questa parabola, che gli uomini di Dio, seguaci di Mosè, il levita e il sacerdote, passano accanto al loro compagno di fede e proprio quello evitato dagli ebrei, il Samaritano, lo aiuta.

Se questo aggredito nella parabola del Signore non fosse stato concepito come un ebreo seguace di Mosè, i farisei avrebbero potuto rispondere che l’uomo poteva essere un assassino senza Dio che gli amici dell’uomo assassinato avevano attaccato per vendetta e picchiato a morte. E questo sarebbe stato un motivo indiscutibile per il sacerdote e il levita per non aiutare quest’uomo, anzi per non toccarlo, essendo un assassino senza Dio. E sarebbe stata anche la prova che i samaritani professavano una fede sbagliata e non solo toccavano assassini senza Dio, ma li aiutavano pure.

Come mostra questo esempio, uno dei maggiori problemi nell’interpretazione del Nuovo Testamento è il fatto che allora - come in ogni altro tempo - i fatti scontati non erano nemmeno menzionati, perché rappresentavano una conoscenza condivisa che tutti comprendevano immediatamente. È come dire oggi: "abbiamo molti utenti in rete". Duemila anni fa ci si sarebbe chiesti se questi �utenti� potessero appartenere ad una nuova specie di pesce che i pescatori si sono ritrovati so numerosa nelle loro �reti�.

E lo stesso dicasi per noi oggi con alcune delle affermazioni di quel periodo. Allora i contesti spesso non erano menzionate esplicitamente perché erano scontati e tutti sapevano cosa si intendesse. E questo è esattamente il modo in cui deve essere considerato il Discorso della montagna del Signore. Quando lì si dice: " Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due!", allora oggi ci chiediamo naturalmente come sarebbe, se un pericoloso criminale evaso di prigione ci costringesse a fare un miglio con lui usandoci come scudo umano contro la polizia che lo insegue. Anche qui dovremmo dire: " Ci piacerebbe fare due miglia con te"?

Quando ci si rende conto che allora era ovvio per gli ascoltatori, che il Signore con la sua dichiarazione "Se qualcuno ti costringe", parlasse di persone credenti - sia da una parte che dall’altra � e che, inoltre, si presupponeva che un cristiano biblico non commettesse alcun crimine, allora questo comandamento diventa comprensibile e non ci sono più dubbi: qui stiamo parlando di un cristiano che costringe un cristiano a camminare un miglio con lui.




I cristiani devono amare i propri nemici?         1� parte, Discorso 75 [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco, leggi in inglese.

I cristiani devono amare i propri nemici? - La visione cattolica del tema.         2� parte, Discorso 752 [non ancora disponibile in italiano, leggi in tedesco, leggi in inglese.



[1] "Erscheinungen und Botschaften der Gottesmutter Maria � Vollständige Dokumentation durch zwei Jahrtausende" [Apparizioni e messaggi della Madre di Dio Maria - Documentazione completa attraverso due millenni"] di G. Hierzenberger e O. Nedomansky. Aschaffenburg: Pattloch/1993, pagina 469

[2] ebd Seite 484